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Un blog creato da cornell2 il 24/05/2009

0744 Il Velino

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Piazza Duomo, 19

Foto di cornell2

"...C'è un problema di moralizzazione nella vita pubblica che deve essere affrontato con serietà e con rigore, senza infingimenti, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida spagnolesche. E' tornato alla ribalta, in modo devastante, il problema del finanziamento dei partiti, meglio del finanziamento del sistema politico nel suo complesso, delle sue degenerazioni, degli abusi che si compiono in suo nome, delle illegalità che si verificano da tempo, forse da tempo immemorabile. In quest'Aula e di fronte alla Nazione, io penso che si debba usare un linguaggio improntato alla massima franchezza. Bisogna innanzitutto dire la verità delle cose e non nascondersi dietro nobili e altisonanti parole di circostanza che molto spesso, e in certi casi, hanno tutto il sapore della menzogna. Si è diffusa nel Paese, nella vita delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni, una rete di corruttele grandi e piccole che segnalano uno stato di crescente degrado della vita pubblica. Uno stato di cose che suscita la più viva indignazione, legittimando un vero e proprio allarme sociale e ponendo l'urgenza di una rete di contrasto che riesca ad operare con rapidità e con efficacia. I casi sono della più diversa natura, spesso confinano con il racket malavitoso, e talvolta si presentano con caratteri particolarmente odiosi di immoralità e di asocialità. Purtroppo, anche nella vita dei partiti molto spesso è difficile individuare, prevenire, tagliare aree infette, sia per la impossibilità oggettiva di un controllo adeguato, sia, talvolta, per l'esistenza ed il prevalere di logiche perverse. E così, all'ombra di un finanziamento irregolare ai partiti, e ripeto, al sistema politico, fioriscono e si intrecciano casi di corruzione e di concussione, che come tali vanno definiti, trattati, provati e giudicati. E tuttavia, d'altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. I partiti, specie quelli che contano su appartati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all'uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest'Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro. E del resto, andando alla ricerca dei fatti, si è dimostrato e si dimostrerà che tante sorprese non sono in realtà mai state tali. Per esempio, nella materia tanto scottante dei finanziamenti dall'estero, sarebbe solo il caso di ripetere l'arcinoto "tutti sapevano e nessuno parlava". Un finanziamento irregolare ed illegale al sistema politico, per quanto reazioni e giudizi negativi possa comportare e per quante degenerazioni possa aver generato, non è e non può essere considerato ed utilizzato da nessuno come un esplosivo per far saltare un sistema, per delegittimare una classe politica, per creare un clima nel quale di certo non possono nascere né le correzioni che si impongono né un'opera di risanamento efficace, ma solo la disgregazione e l'avventura. Del resto, nel campo delle illegalità, non ci sono solo quelle che possono riguardare i finanziamenti politici. Il campo è vasto, e vi si sono avventurati in molti, come i fatti spero si incaricheranno di dimostrare aiutando tanto la verità che la giustizia. A questa situazione va ora posto un rimedio, anzi più di un rimedio. E' innanzitutto necessaria una nuova legge che regoli il finanziamento dei partiti e che faccia tesoro dell'esperienza estremamente negativa di quella che l'ha preceduta...". Bettino Craxi, Discorso alla Camera Dei Deputati, 3 Luglio 1992

Chi l'avrebbe mai detto? Già, chi avrebbe mai pensato che un giorno, mi sarebbe toccato lo smacco di dover citare le parole del più noto dei condannati, rei confessi, dell'era di "Tangentopoli"? Eppure, al cospetto del ripetersi degli eventi della Storia, non ho potuto esimermi dal rendergli una sorta di "onore delle armi" postumo... E a ciò mi limito, per sommo pudore di fiero cittadino e d'impavido elettore.

Ma facciamo un passo indietro.

Com'è ampiamente noto e documentato, le vicende dell'inchiesta "Mani Pulite" esplosero con tutta la loro dirompenza, in un giorno qualunque del Febbraio 1992, spiazzando di colpo, tanto la Politica pretenziosa e a buon mercato che allora "sedeva a Palazzo", quanto l'Imprenditoria "rampante e catecumena" al suo servizio. L'intervento della Magistratura Milanese, volto a stroncare un fastidioso giro di "mazzette" ruotante attorno ad un noto Istituto per anziani, svelò, di lì a poco, il prevalente "modello del malaffare" o meglio - per dirla alla Di Pietro - il "Sistemone" che mandava avanti l'Economia locale e Nazionale.

L'intera Classe Dirigente Italiana, per un attimo, fu messa in ginocchio e noi tutti corremmo il rischio di ritrovarci a vivere in un Paese "normale".

Attutito il colpo, mentre la Politica serrava i ranghi e i suoi Finanziatori si facevano più scaltri, nel giro di un triennio (tra il 1992 ed il 1994), il clamore pubblico dell'inchiesta e dei suoi arresti eccellenti, scemò pian piano (anche a causa dei mezzi d'informazione che, in preda ad uno pseudo "ravvedimento mediatico", prima cominciarono a prendere le difese degli imputati e poi a guardare altrove).

Nonostante tutto, al cittadino rimase per gli anni a venire, la sensazione che qualcosa di buono fosse stato fatto e che l'Italia fosse cambiata in meglio, dopo aver "scoperchiato" buona parte del marcio che l'aveva soffocata nei decenni precedenti.

Maggiore Onestà negli affari pubblici e nelle vicende private; più Etica e Morale nei "coinvolgimenti" della Politica; accresciuta fiducia nella Giustizia; rinnovato valore della Verità (e soprattutto del dire la Verità). Questi erano i sentimenti diffusi tra quanti, all'epoca, venivano dipinti come "forcaioli" in cerca di facili vendette verso il Potere.

Anni in cui "avviso di garanzia" era la parola magica per "svuotare" i fetidi immondezzai che nascondevano gli intrighi di Palazzo - oltreché i legami incestuosi tra Politica ed Economia - e nei quali si assisteva gaudenti, in diretta televisiva dal Palazzo di Giustizia, alle "adunate sediziose" di giornalisti affamati dello "scoop" della vita. Tempi in cui i Tesorieri dei Partiti erano una sorta di Alibabà che alla parola magica aprivano i forzieri, per incamerare bustarelle e per prelevare, a discrezione del Vertice, somme illecite che in Lire contavano anche nove zeri...

Ed è proprio da qui che ripartiamo.

Potrei cominciare dicendo: "Lusi e la Margherita, Belsito e la Lega Nord... Ed è solo l'inizio. Signore e Signori, ecco a Voi: Mani Pulite - Atto II. Quando il leader (di partito), non poteva non sapere". Eppure, se così facessi sarei immancabilmente scavalcato dall'attualità in divenire, che racconta di "pulizie" in atto, di espulsioni eccellenti e salvacondotti sospetti, ecc. ecc.

Oggigiorno, mentre il malessere sociale cresce e si amplifica, sull'onda della Crisi Economica Recessiva, la sensazione è assai diversa. Quel che appare una certezza, in sé triste e contraddittoria, è che in realtà non si sia scalfito alcunché e che in fondo, quanto fosse sia rimasto tale e quale. Un'idea che getta nello sconforto quanti avessero riposto nuove speranze nel proprio futuro e in quello dell'intera Nazione. Beh, ciò non è, non può essere, né sarà e il dolore del momento non deve indurre al pessimismo, o peggio alla rassegnazione. La rinnovata unità di un popolo, nel nome dell'odio verso chi si sia preso gioco di esso, è la chiave di volta per fare in modo che l'impunità veda finalmente concludere il proprio "regno".

"Avvinghiato" alla riconoscenza verso quel "Pool di Milano", che nonostante tutto tentò di far pulizia, io non ho dubbi che l'Italia stia vivendo suo malgrado, la fine del "ciclo ventennale" iniziato con l'arresto del "mariuolo" Mario Chiesa e rimasto sospeso, quasi congelato, con l'avvento di Silvio Berlusconi sulla scena della Politica Italica. Dopo vent'anni insomma, per causa altrui o per demeriti propri, il nostro Paese non è "schiantato" definitivamente, ma si ritrova alle prese con problemi e questioni già affrontate e lasciate irrisolte, per le pure ragioni di comodo di tanti, troppi qualcuno... Quelli che, solo recentemente, abbiamo imparato a chiamare "casta".

Comunque la si veda, la cronaca quotidiana lo dimostra: messo da parte, per forza o per scelta, l'anomalia berlusconiana, ecco, "lampante come un flesh fotografico, che il legame tra gli eventi del 1992 e gli accadimenti contemporanei dell'A.D. 2012, si palesa in modo sbalorditivo.  

Che si creda o meno alle coincidenze, incredibile ma vero, oggi come ieri, mentre le tempeste finanziarie scuotono i Mercati, assistiamo allo "sbando" economico e sociale dello Stato, aggravato dal "recinto normativo-finanziario" eretto dall'Europa delle Banche. La Costituzione e la Democrazia sono state sospese "de facto" da un "Golpe Bianco", al di là delle facili retoriche interpretative, mentre un Governo Tecnico privo di qualunque legame con l'elettorato, a dispetto del Principio della Partecipazione, impera ed imperversa nell'intento di evitare il "Tracollo Nazionale", sporcandosi le mani in talune riforme opinabili (quella del Lavoro e dell'Art.18, su tutte) e sulla cui priorità rispetto ad altre, si potrebbe discutere una vita.

E mentre la gente stringe la cinghia, lascia l'auto "a secco" parcheggiata in garage, vede svanire uno dopo l'altro il Lavoro, la Pensione e l'Italico sogno di una casa di proprietà, un immondo contorno fatto di storie oscure e "multicolore" di rimborsi elettorali abusati, abusivi e finanche "eversivi", di finanziamento illecito dei partiti e di altri reati, vari ed eventuali, s'intrecciano e si assommano, giorno dopo giorno, innanzi ai suoi occhi spaesati, ma sempre meno disposto a fare spallucce di fronte alle ruberie dei propri Rappresentanti Istituzionali.

Ora come allora, tutti i Partiti, legati agli scandali o meno, nuovi o riformati che siano, non hanno ancora compreso d'esser già "morti", nell'impatto con l'ondata di sdegno popolare che li ha travolti. Dopo gli anni del famigerato "CAF", sepolti gli ideali d'un tempo che fu, va di moda parlare di un ben più imbarazzante "ABC", anche se ciò che resta, in fin dei conti, è sempre la stessa cosa: una vile spartizione di Potere, orchestrata alle spalle di un'impotente moltitudine di cittadini.

E ora come allora, mentre uno schieramento Parlamentare trasversale tenta di correre ai ripari, mettendo "toppe normative" di comodo, volte a limitare sia i "danni elettorali", sia e soprattutto, le mosse degli Organi Giudiziari impegnati nella loro meritoria opera di demolizione del mai defunto "Sistema della Dazione Ambientale", a far parlare, a smuovere le coscienze e ad infiammare gli animi, sono le sventure di "Margherite" secche, dai petali milionari, da un lato e l'approssimarsi della fine ingloriosa della Lega Nord (ovvero di chi era avvezzo a "sventolar cappi in Parlamento", al grido di Roma Ladrona) dall'altro. 

Già, la Lega Nord. Cresciuta sulle ceneri del "Garofano" e dei suoi Alleati, pare averne voluto emulare le gesta. E così come fu per il Partito Socialista "Craxiano", una forza politica fortemente radicata nelle Regioni Italiane più ricche e imprenditrici, trema e barcolla mentre il Codice Penale si apre e il suo padre carismatico si eclissa. E pensare che un datato slogan del "Senatur", noto allevatore di "Trote Padane", in tempi non sospetti così recitava: "‎Una forza politica che sia anche una grande forza morale"...

Riflessioni, ricordi e similitudini si rincorrono. Frattanto, prosegue "a perdifiato" anche la corsa contro il tempo e mai interrotta, verso una Riforma della Giustizia di stampo "piduista". Che importa del ripristino del reato di falso in bilancio, dell'interruzione dei termini di prescrizione dei reati al momento del rinvio a giudizio, dell'ipotesi dell'esecutività delle sentenze dopo il primo grado di giudizio, della rivisitazione del Sistema Carcerario, o dell'inasprimento delle sanzioni in capo agli Amministratori Pubblici infedeli, che approfittino del proprio ruolo e del proprio Potere, a scapito della comunità. Laddove gli onesti siano dileggiati e bastonati; laddove i ladri siano tutelati, o ancor peggio, osannati; l'unica, inappellabile riforma, appare quella che fa un tutt'uno della Separazione delle Carriere e della Responsabilità Civile dei Magistrati.

Serve aggiungere altro? Dio non voglia, ma alla dimostrazione del teorema, o meglio, per completare il quadro, manca solo una pennellata intinta nel sangue di qualche nuova, vile e invereconda "strage di Stato"...

D.V.

Post Scriptum: Quando un ciclo si chiude, nel contempo, un altro se ne apre. E' allora che s'impone il momento delle scelte: restare legati al palo delle false certezze, destinati a colare a picco assieme alla nave lasciata in balìa delle onde dalla codardia del proprio comandante, o buttarsi in acqua, per raggiungere una zattera alla deriva e remare poi, verso un approdo chiamato "rinascita". Io ho cominciato a nuotare... Tu, invece, cos'hai deciso?

 
 
 

"La Casta delle Caste".

Foto di cornell2

"Ferme restando l'esperibilità delle procedure previste dall'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo , ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di 15 prestatori di lavoro o più di 5 se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresí ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell'ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro. Ai fini del computo del numero dei prestatori di lavoro di cui primo comma si tiene conto anche dei lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro, dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato parziale, per la quota di orario effettivamente svolto, tenendo conto, a tale proposito, che il computo delle unità lavorative fa riferimento all'orario previsto dalla contrattazione collettiva del settore. Non si computano il coniuge ed i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado in linea diretta e in linea collaterale. Il computo dei limiti occupazionali di cui al secondo comma non incide su norme o istituti che prevedono agevolazioni finanziarie o creditizie. Il giudice con la sentenza di cui al primo comma condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno subìto dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata l'inefficacia o l'invalidità stabilendo un'indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali dal momento del licenziamento al momento dell'effettiva reintegrazione; in ogni caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione globale di fatto. Fermo restando il diritto al risarcimento del danno cosí come previsto al quarto comma, al prestatore di lavoro è data la facoltà di chiedere al datore di lavoro in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un'indennità pari a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto. Qualora il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso il servizio, né abbia richiesto entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza il pagamento dell'indennità di cui al presente comma, il rapporto di lavoro si intende risolto allo spirare dei termini predetti. La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoriamente esecutiva. Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'articolo 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro. L'ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice medesimo che l'ha pronunciata. Si applicano le disposizioni dell'articolo 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile. L'ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa. Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'articolo 22, il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al primo comma ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l'ha pronunciata, è tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all'importo della retribuzione dovuta al lavoratore. Reintegrazione nel posto di lavoro. "Statuto dei lavoratori". Art. 18, Legge 20 maggio 1970, n. 300.

Incipit. Nella notte tra il 12 e il 13 Febbraio 2012 è morta per sempre la Democrazia, laddove la Democrazia è nata: in Grecia. Frattanto, l'Italia è stata più fortunata, o forse solo più furba, a causa e nell'interesse di pochi "qualcuno", preferendo la via della sua "Sospensione Tecnica".

Già, l'Italia: Patria da amare e biasimare nel contempo? O semplice "Italietta" da denigrare e lasciare al suo ineffabile destino di Paese di "serie B", incorreggibile e truce nei suoi infiniti difetti e nelle sue incontenibili manchevolezze? Consci che la risposta sia nel cuore e sempre più spesso nel portafogli di ciascuno; consapevoli che la "Ragion di Stato" sia sempre dietro l'angolo, pronta a schiacciare ogni velleitaria ricerca del "bene comune", solidale ed equo, nella propria utopica speranza, non ci resta che affogare nella spasmodica attesa che, prima o poi, qualcosa cambi e che alla fine tutto migliori, rifuggendo l'indiscutibile saggezza del proverbio che ci mette sull'avviso: "chi visse sperando...".

Comunque la si veda, qualunque sia la Verità più vera, è un fatto che al solito, in "terra nostra" ci si trovi a fare i conti col passato, ad ogni ora, di ogni giorno che il Tempo ci regali.

Un esempio su tutti: il fresco anniversario di quella "tempesta riformatrice" nata e defunta con l'inchiesta "Mani Pulite", che in un mattino di Febbraio del 1992 svelò ai benpensanti e ai sognatori, come venisse gestita la "Cosa Pubblica", tanto agli alti, quanto ai livelli più infimi e meschini. Ebbene si, giusto in tempo  per festeggiare il ventennale dell'arresto del primo "Mariuolo" di una lista infinita, rendendo omaggio all'instancabile "Pool" di Milano - che allora tentò di far cambiare finalmente le cose - che si è tornati a fare i conti con storie e situazioni che poco o nulla hanno di diverso da quanto fosse d'uso allora...

In alternativa, basti il fatto che, volente o nolente, un'intera Nazione continui a trascinarsi nell'eterna attesa di conoscere l'esito delle beghe giudiziarie del suo "Faro pieno di ombre", che per quasi due decenni ne ha condotto le sorti, di male in peggio... Ogni riferimento alla prescrizione di "Mr. B" nel "Processo Mills" è puramente casuale...

Il Tempo passa e il mondo cambia, eppure niente di nuovo accade sotto al Sole di Roma, in Italia, nell'A.D. 2012. Terminata la carriera di "Prima Donna" dell'avversario per eccellenza, Sua Maestà Silvio Berlusconi, la Politica di professione si è fatta temporaneamente da parte, Opposizione in testa (a parte un'eccezione piena di Valori). Al grido "cambiar tutto, per cambiare nulla", rinunciando a tante e troppe frivolezze, agli sgarbi mediatici seguiti da smancerie alla "volemose bene" immortalate appena dietro alle telecamere, la "nomenklatura" ha scelto l'"Aventino". Una finta "rigenerazione" pre-elettorale, che le consenta di perpetuarsi, alla faccia dei "poveri Cristi".

Prossimi al baratro, a ben guardare, spiazzati dal divenire degli eventi - a causa dell'inerzia del Governo del fare (nulla) - le alternative all'orizzonte erano varie, tutte possibili e più o meno auspicabili: una bancarotta in salsa Argentina con conseguenze imprevedibili in Europa e nel mondo "globalizzato" ed economicamente interconnesso; un colpo di Stato, che impedisse l'ulteriore dileggio del Paese, guidato da chi nei "Secoli è fedele"; un Governo Tecnico "a scadenza", sorretto da una solida Maggioranza multi-colore sul modello della "Grosse Koalition" Germanica (ma senza il "bollino blu", giusto per non dare adito a fraintendimenti, ai cittadini sempre più disorientati, a causa d'imbarazzanti prove dell'inciucio tra forze contrapposte e comunque in guerra fino al giorno prima, tra infamie e vilipendi vari).

Anche stavolta, la fortuna o chi per lei, ha voluto evitarci la bancarotta ed anche stavolta, chissà perché, ci  è stato risparmiato un novello "Piano Solo", in favore di un'opzione più "soft" chiamata "Governo Monti".

Sebbene le capacità e la laboriosità del "Professore" siano indubbie, specie dopo gli "anni allegri" legati al suo predecessore, continua ad essere è difficile il fatto di dover digerire che un manipolo di Tecnocrati sia stato imposto d'Autorità, nel "pieno rispetto della Costituzione" è vero, ma solo dopo aver preso atto che la gente sia totalmente stupida e che il ricorso ad una consultazione elettorale avrebbe creato un ulteriore "democraticissimo caos istituzionale"...

Accade già nel 1993, con Carlo Azeglio Ciampi a Palazzo Chigi, che si decidesse di risolvere una volta per sempre i mali del nostro Paese, chiedendo aiuto al di fuori del Parlamento. Il risultato, ben oltre i più rosei, iniziali auspici, alla lunga non ha garantito i successi sperati. Anche perché, alla fine, i Partiti tornano sempre a galla... Oggigiorno, alla prese con gli stessi mali, si è scelto di riproporre la stessa cura e probabilmente andremo incontro alle stesse ricadute. Pare insomma, che a Casa Nostra tutto funzioni a cicli ventennali, in cui accada tutto ed il contrario di tutto e che alla fine sia più facile demandare la ricerca delle soluzioni all'Eletto di turno (nel senso di "individuo dotato di doti messianiche", piuttosto che di formale investitura elettorale).

Fondamentalmente dunque, la questione da risolvere è una sola: azzerare una classe dirigente che ha costruito la propria "fortuna" sulla stoltezza di un popolo, convinto, spinto, ed istigato a farsi la guerra per un tozzo di pane, dividendosi tra Orazi e Curiazi, tra Guelfi e Ghibellini, tra Coppi e Bartali, solo e soltanto per garantirsi un seggio Parlamentare eterno...

Nella situazione inverosimile, in cui le massime Autorità dello Stato hanno accettato di delegare le faccende sporche a soggetti privi di qualunque collegamento col "Corpo Elettorale", cedendo alle pressioni di "Mercati e Mercanti", l'uscita di scena di Silvio Berlusconi, avvenuta qualche mese or sono, dovrebbe essere intesa come il primo passo di un'epurazione, sull'onda lunga di Tangentopoli, necessaria al ripristino dei Valori Democratici, soggiogati da sessant'anni di Partitismo insulso. Invece, com'è tristemente ovvio che sia, si cova nell'ombra per evitare che un risveglio di massa mandi tutti a casa, in favore di movimenti nati sulle ceneri dei Partiti (come il Movimento Cinque Stelle di Grillo) e comunque distanti anni luce da essi. Le ipotesi circa una nuova Legge Elettorale "porcata", aggiustata quel tanto che basti per non scontentare i più forti, sono indicative di ciò.

Sul fronte dell'Economia, piegati al volere di un Governo extra-elettorale, tra Decreti "Salva Italia" e "Cresci Italia", si parla di tutto fuorché della necessità di un intervento Statale in Economia. Una nuova stagione di nazionalizzazioni in cui magari si tenga a "battesimo" una nuova IRI, destinata a salvare tante importanti realtà produttive dallo sfascio, a massimizzare la crescita, ad impedire la delocalizzazione selvaggia delle Aziende che abbiano goduto di finanziamenti pubblici, oltreché, come giusto che sia, a salvaguardare l'occupazione e la pace sociale. In effetti, non ho mai creduto e mai crederò che l'oculata gestione dei conti sia solo appannaggio dei privati.

D'altro canto, non si discute d'inasprire la normativa anti-infortunistica (sulla scia delle sentenze Thyssen, ed Eternit, per citare le più recenti) per paura di "spaventare" le Multinazionali, né di stabilire legami più stretti, seri e profondi tra istruzione e professioni.

Si parla solo e soltanto di Liberalizzazioni e Privatizzazioni, ancora una volta, impudicamente, scioccamente e vigliaccamente,

Vi risulta forse che l'aver privatizzato le Banche Pubbliche d'un tempo che fu, le Assicurazioni, la Compagnia Aerea Nazionale, l'Azienda Telefonica di Stato, il Settore Energetico e i Servizi Pubblici Locali abbia avuto davvero i risvolti positivi per la Comunità Italica, che erano stati preannunciati in pompa magna?

Corporazioni o sotto-caste che dir si voglia, a mio avviso, non è certo attraverso la liberalizzazione di Taxi, Farmacie e Notai, che si risolveranno i problemi che ci affliggono.

Da dove nasce la mia contrarietà verso la Liberalizzazione dei Taxi? Beh, dal fatto che nel mio Paese un Trasporto Pubblico funzionale dovrebbe rendere poco appetibili le relative Licenze. Invece di scatenare guerre tra poveri - mettendo "l'un contro l'altro armati" - Bus, Tram, Metropolitane e Ferrovie, sarebbero già da tempo il fulcro della circolazione delle persone, tanto da rendere i Taxi quasi superflui.

Se davvero dovessimo liberalizzare qualcosa, comincerei dalle Autostrade. In tempi in cui si lavora sottobanco per incrementare i tratti stradali soggetti a pedaggio, la soluzione sarebbe quella di eliminare prima i caselli e subito dopo "Concessioni e Concessionarie", rendendo le Autostrade delle "Libere Vie di passaggio". Credete forse che questo non porterebbe nuovo sviluppo e nuovo lavoro alle imprese?

E che dire delle Farmacie? In un Paese guidato da persone serie, la ricetta non sarebbe certo quella di accrescerne il numero, bensì quella di educare i pazienti ad un uso responsabile dei farmaci. Ops! Ho detto pazienti... Volevo dire Consumatori. Dopo tutto, oramai, le medicine sono come caramelle e le Farmacie sono diventate degli Empori disposte a vendere di tutto. Davvero altri tempi quelli in cui sul bancone, accanto alla Cassa, trovavi al massimo un pacchetto di "Zigulì" (gioia di bambino). Pare passato un secolo...

Riguardo ai Notai, più che liberalizzare la professione, predisporrei un calendario per la sua soppressione, magari nell'arco di un paio di lustri. Perché mai non demandare ai Comuni, i servizi prestati da questa privilegiata "casta" medioevale? Dopo tutto, i Comuni sono gli Enti Locali più vicini ai cittadini e coi tempi che corrono, dirottare su di loro le tasse e i balzelli notarili, sarebbe manna dal cielo per evitarne il sempre più prossimo "default" finanziario.

E se proprio dobbiamo parlare del Settore Energetico - come indicatoci da quell'oscuro organismo chiamato OCSE - comincerei liberalizzando il Sole e la "Rete". In effetti, non è possibile continuare a frodare la gente, imponendo di "pagare" l'energia solare. Così come l'acqua (a proposito, che ne è del responso referendario?), essa è un Bene Comune e come tale dev'essere di assoluta, libera e gratuita disponibilità. E così come l'Ambiente non può più essere affidato alle visioni deturpatrici di architetti, magnati e "magnoni" dell'Edilizia, l'energia solare non può più essere lasciata in mano a chi ne faccia un "innaturale commercio".

In merito alle Comunicazioni - è sempre l'OCSE che "ordina" - anziché di privatizzazione della RAI, sarebbe il caso di per rendere liberi, gratuiti ed accessibili a chiunque, i servizi WEB, l'ultima frontiera della Conoscenza e della Libertà (che sia questo a terrorizzare, Politici e Tecnocrati d'ogni schieramento?).

Per quanto concerne la riforma dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori - di cui tanto si vocifera, in una provocatoria ed artificiosa diatriba tra fazioni - credo si tratti di pura e semplice "demagogia padronale". Già, perché se "riforma" suona tanto come "cancellazione", la sua messa in discussione è un atto simbolico che punta a rivedere lo Stato Sociale e tutti i diritti conquistati in anni di lotte sociali e sindacali. Non è certo attraverso l'ulteriore precarizzazione che si rivitalizza il mondo del Lavoro. Quel che occorre è una Redistribuzione dei Redditi che parta da un generale aumento dei salari (i dati Eurostat, sul livello miserrimo raggiunto dai compensi dei lavoratori Italiani, si commentano da soli e non servono certo delle tardive "precisazioni governative" a far credere il contrario) e che prosegua con l'aumento degli investimenti dell'Imprenditoria privata (che fino ad oggi ha preferito invece, cedere agli ammalianti richiami della Finanza).

E in una realtà in cui la "mobilità sociale" è un lusso, di fatto inesistente, non si dovrebbe escludere neppure la "resurrezione" di una Scala, quella Mobile, in grado di limitare l'impatto negativo dell'inflazione (che, per chi ci creda, è descritta a livelli accettabili, dalla fredda "ufficialità" dei dati statistici) e di ridurre le preoccupazioni di singoli individui ed intere famiglie - sempre più a rischio povertà - al momento di "fare la spesa".

L'art.18 contro il licenziamento arbitrario e senza giusta causa è una conquista di civiltà, che frena le "azioni" - o, come nel caso dello stabilimento Fiat di Melfi, le "reazioni" - intraprese da talune Aziende, a fronte delle richieste e delle rivendicazioni dei propri dipendenti. Qualora vi facciano notare che l'art. 18 esista solo in Italia, potreste ribattere che la Cogestione sia "di casa", nella "produttiva" Germania, dal 1976... Come dire: chi deve imparare cosa? Siamo sicuri che debba essere sempre l'Italia a dover imparare dagli altri? Siamo sicuri che al cospetto del Lavoro non possa opportunamente condividere le idee, da qualunque parte provengano e senza pregiudizi?

La Politica, viva o temporaneamente sopita che sia, non è una semplice Casta, ma un Potere senza alcun legame con la Base da cui prende vita, limitato a fare il bene del Vertice.

Un Potere Corruttibile, perché disposto a vendersi per un tozzo di pane, piuttosto che per una tangente nascosta da contributo elettorale, da comodati d'uso di comodo, o perché no, dalle solite, care, vecchie valigette piene del "vile contante". Un Potere Autoreferenziale, che nasce, cresce e si auto-alimenta in maniera scellerata, sul vuoto nulla delle parole e delle promesse. Un Potere Servile alla causa della propria ristretta cerchia di "gaudenti partecipanti", sempre attenti a non calpestarsi i piedi, al di là delle fasulle interpretazioni teatrali che sapientemente e biecamente si sforzano di servire in pasto ad un pubblico distratto, ma sempre meno rassegnato a "far spallucce". Un Potere Trasformista che approfitta "senza vincolo di mandato" della buona fede di molti e della stupidità di tanti altri. Un Potere Abusivo, deciso a riformarsi quel tanto che basti a fare in modo che nessun altro abbia la capacità e le opportunità regalate dall'urna, di rivoluzionare le cose, arrivando a sedere laddove vengono prese le decisioni nel nome del Popolo Sovrano.

Insomma, la Politica è un intreccio d'interessi che la rende "La Casta delle Caste". Un sordo interlocutore per la gente comune e nel contempo, una "disponibile mano tesa" a garanzia di lobbisti e "sovrastrutture senza nome", di cui non si può che auspicare il totale declino, la capitolazione, l'annientamento...

Soltanto nel momento in cui le persone che ci hanno privato del futuro si troveranno "senza un domani", potremo dire, senza ombra di smentite, liberamente e democraticamente: "Giustizia è stata fatta, finalmente"!

D.V.

 
 
 

Operation "Overnight".

Foto di cornell2

"...Since most Government officials felt ignorant of finance, they sought advice from bankers whom they considered to be experts in the field. The history of the last century shows, as we shall see later, that the advice given to governments by bankers, like the advice they gave to industrialists, was consistently good for bankers, but was often disastrous for governments, businessmen, and the people generally. Such advice could be enforced if necessary by manipulation of exchanges, gold flows, discount rates, and even levels of business activity...". Tragedy & Hope: A History of the World in Our Time by Carroll Quigley

Did you recently take a look into the global impact of debt crisis? Well, I am pretty sure you did. After all, every day you live is just a representation of our common problems...

The "Dream" is over, but if you believe in the Power of the 99% and you fight against the real "anti-power" of the 1%, it's time to make your contribution to rebuild our future, without illusions.

Every day we talk about Financial Crisis, unemployment and no prospectives. Everywhere we see just "new slaves". They are (we are) exactly the 99%...

Capitalism accepts to govern people by Money and Power, with no connections to Democracy. Unfortunately, this means: classism, lie, war, alienation and exploitation. It's just a different idea of feudalism.

Maybe I'm wrong, but they taught me that Freedom and Opportunities are essential rights of people everywhere, at every time. Nevertheless, the effects of the Global Financial Crisis caused by the greed of Bankers and Businessmen (the rise of the unemployment rate and also of National Debts; the eviction of families from their homes in consequence of the "subprime issue"; the collapse of the Markets and Currencies; etc. etc.) pushed us into the "sewer" we are living in. No honesty means no more freedom and no more opportunities.

Governments don't work for people and for the common weal, while Politicians don't respect citizen's will, because they "sell themselves" to the Corporations. They have no interest in solving our problems, in the name of Equality and Social Justice... They prefer to sustain the Banking System.

Today, if you are a Businessman, you know that you will receive more "money and fortune" if you have some friends among Politicians. This means that you will operate in according to the philosophy: "the more I pay (by Campaign Funds or Bribes) the more I gain"...

If money is a resource itself, it has to be "shared" to save people, not banks and bankers. It's not just a matter of National Economy; I think it's a matter of Democracy.

We have equal rights and we have equal duties in this "global community".

We have also different backgrounds and experiences and we grew up in different Countries. Anyway, this doesn't mean we cannot look together to the future, working like ants or like bees, not like hyenas...

We need to evolve ourselves, we must send a "signal" to Wall Street and to the World's Authorities, or we'll back to talk about Thomas Malthus and his politics of population control.

Operation "Overnight". This is the reason why I'm very pleased to invite you, to participate in this event: on January 31, 2012, take your money back from the big banks - as they are just following a "hoarding money policy" to recapitalize themselves, instead of sustaining enterprises and families - and give it to the ones will operate to assure the common weal, in addition to yours.

Join, Share and don't forget the "butterfly effect"... We are anonymous protesters but we are still citizens. We are the 99% and together, we'll change the world!

D.V.

"...Da quando la maggior parte dei funzionari di Governo ha ammesso la propria ignoranza riguardo alla Finanza, è diventato normale che essi chiedano consiglio ai Banchieri, considerati i veri esperti del settore. La Storia dell'ultimo Secolo dimostra, come vedremo, che il parere dato dai Banchieri ai Governi, così come quello dato agli Industriali, sia stato eccezionalmente remunerativo per i Banchieri, ma che, allo stesso tempo, sia stato spesso disastroso per i Governi e per gli Industriali, oltreché, più in generale, per la gente. Il peso di tale contributo potrebbe essere accresciuto, se necessario, manipolando gli scambi, i flussi auriferi, i tassi di sconto e perfino i livelli dell'attività imprenditoriale...". La Tragedia e la Speranza di Carroll Quigley

Vi è capitato, di recente, di prendere in esame gli effetti della Crisi Economica Internazionale? Beh, sono sicuro che lo abbiate fatto. Dopo tutto, la Vostra quotidianità sarà senz'altro sufficiente a rendere l'idea di quali siano i nostri problemi comuni...

Il "Sogno" è finito, ma se credete ancora nel Potere del 99% e lottate contro il vero "anti-Potere" del restante, facoltosissimo 1% della popolazione del Pianeta, è tempo che diate il Vostro contributo, affinché sia possibile cominciare a ricostruire il nostro futuro, senza illusioni.

Ad ogni nuovo sorgere del Sole, gli argomenti di discussione sono sempre gli stessi, tristi e malinconici: Crisi, Disoccupazione e mancanza di prospettive. E all'orizzonte non si vedono che "nuovi schiavi". Essi sono (noi siamo) proprio quel 99%...

Il Capitalismo non si fa scrupoli a governare la gente attraverso denaro e potere, senza alcuna connessione con la Democrazia. Sfortunatamente, ciò vuol dire: Classismo, Menzogna, Guerra, Alienazione e Sfruttamento. Insomma, nient'altro che una diversa visione del Feudalesimo.

Forse mi sbaglio, ma mi è stato insegnato che la Libertà e le Opportunità siano diritti essenziali ovunque e comunque. Ciò nonostante, gli effetti della Crisi Globale causata dall'avidità dei Banchieri ed Affaristi (la crescita del tasso di disoccupazione e dei Debiti Statali; lo sfratto delle famiglie dalle proprie case, in conseguenza della questione dei Mutui subprime; il collasso dei Mercati e delle Valute, ecc. ecc.) ci ha ficcato nella fogna in cui viviamo oggi. Niente Onestà significa niente più Libertà e niente più Opportunità.

I Governi non lavorano per la gente e per il bene comune, mentre i Politici non rispettano la volontà dei cittadini, poiché preferiscono votarsi alla causa delle Multinazionali. Essi non hanno alcun interesse a risolvere i nostri problemi nel nome dell'Eguaglianza e della Giustizia Sociale... Sono assai più propensi a sostenere il Sistema Bancario. 

Oggigiorno, se sei un uomo d'affari, sai bene che otterrai più denaro e maggior fortuna, coltivando le tue amicizie tra i Politici. Il che vuol dire che sarai ben lieto di agire in base alla filosofia: "più pago (mediante finanziamenti elettorali o tangenti) più guadagno"...

Se il denaro è davvero una risorsa in quanto tale, è d'obbligo che sia condiviso per salvare la gente, non le banche e i banchieri. Non è soltanto una questione inerente all'Economia Nazionale; credo invece, che sia una questione di Democrazia.

Abbiamo gli stessi diritti e gli stessi doveri nella Comunità Globale di cui siamo parte.

Abbiamo anche diverse esperienze alle nostre spalle, che traggono origine dall'esser cresciuti in Paesi diversi. Ad ogni modo, questo non può e non deve significare che non si possa guardare insieme al futuro, lavorando come formiche o come api, non come iene...

Dobbiamo evolvere noi stessi, dobbiamo mandare un "segnale" a Wall Street e alle Autorità Mondiali, o ci ritroveremo ben presto a parlare di Thomas Maltus e della sua politica del Controllo della Popolazione.

Operazione "Overnight". Questa è la ragione per la quale ho il piacere d'invitarti a prender parte all'evento: il prossimo 31 Gennaio ritira il tuo denaro dalle Grandi Banche - che fanno null'altro che perseverare in una politica di "tesaurizzazione" volta alla propria ricapitalizzazione, invece di prestare denaro alle imprese e alle famiglie - e concedilo solo a chi s'impegni ad investirlo per fare il bene della Comunità, oltreché il tuo.

Aderisci all'iniziativa, condividila e non dimenticare l'Effetto Farfalla... Siamo degli anonimi contestatori, ma siamo ancora cittadini. Noi siamo il 99% e insieme, cambieremo il mondo!

D.V.

 
 
 

"Anti-Sistema di Mercato".

Foto di cornell2

"...In addition to these pragmatic goals, the powers of financial capitalism had another far-reaching aim, nothing less than to create a world system of financial control in private hands able to dominate the political system of each country and the economy of the world as a whole. This system was to be controlled in a feudalist fashion by the central banks of the world acting in concert, by secret agreements arrived at in frequent meetings and conferences. The apex of the systems was to be the Bank for International Settlements in Basel, Switzerland, a private bank owned and controlled by the world's central banks which were themselves private corporations. Each central bank sought to dominate its government by its ability to control Treasury loans, to manipulate foreign exchanges, to influence the level of economic activity in the country, and to influence cooperative politicians by subsequent economic rewards in the business world". Tragedy & Hope: A History of the World in Our Time by Carroll Quigley

“...Oltre a questi obiettivi pragmatici, i poteri del capitalismo finanziario avevano un altro scopo più ampio, nientemeno che di creare un sistema mondiale di controllo finanziario, in mani private, capace di dominare il sistema politico di ciascun paese e l’economia del mondo nel suo insieme. Questo sistema doveva essere controllato in un modo feudalista da parte delle banche centrali del mondo che agiscono di concerto, attraverso accordi segreti cui si arrivava durante frequenti incontri e conferenze private. L’apice del sistema sarebbe stata la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, in Svizzera, una banca privata di proprietà e sotto il controllo delle banche centrali mondiali, esse stesse corporazioni private. Ogni banca centrale cercava di dominare il proprio governo tramite la sua capacità di controllare i prestiti al Tesoro, di manipolare i tassi di cambio della valuta estera, di influire sul livello delle attività economiche nazionali e di fare pressioni sui politici compiacenti tramite successive ricompense economiche nel mondo degli affari”. La Tragedia e la Speranza di Carroll Quigley

Un resoconto sbalorditivo degli avvenimenti correnti, non c'è che dire. Già, sbalorditivo, se non fosse incredibile, visto e considerato che il suo autore sia venuto a mancare trentacinque anni or sono e che il libro da cui sono state estratte tali riflessioni, illuminate e lungimiranti, sia stato dato alle stampe nel 1965...

Leggendo e rileggendo ogni frase e ogni parola e confrontandole con quanto raccontato dalla cronaca, c'è da restare interdetti per quanto sia difficile distinguere le notizie di oggi dalle previsioni di ieri. Il mondo è caduto così in basso, non per caso, ma seguendo per filo e per segno una "sceneggiatura" già scritta, riveduta e corretta, chissà da quanto e chissà da chi, nell'interesse di quell'1% della popolazione, che oramai, conosciamo essere detentrice di più dell'80% della ricchezza mondiale.

Dopo tutto, senza tirare in ballo le innumerevoli "Teorie sul Complotto", che si creda o meno al "Novus Ordo Mundi" e ben oltre le discussioni attorno ai "grumi di Potere" Politico, Economico e Finanziario - che sicuramente esistono, ma che qui poco interessano - la nostra quotidianità è sufficiente ad allontanare i dubbi residui su come "giri il mondo". Tutto quanto accada è solo e semplicemente, il risultato delle calcolate scelte "sovra-politiche" teorizzate dal Prof. Quigley.

Tutto è Mercato... Il Mercato è tutto. Il perverso meccanismo che per oltre due secoli ha mandato avanti l'Economia Occidentale e che ha finito per fare presa anche altrove, com'è noto, si basa sulla Sovrapproduzione e sul Consumo di massa sfrenato e insensato, indotto dal "martellamento pubblicitario", oltreché sulla necessità di un'eterna e assai improbabile crescita del PIL. Partendo dall'assunto che non esista alcun "punto di Equilibrio" nei multiformi aspetti della Domanda e dell'Offerta, stiamo assistendo al fallimento del modello economico dominante: il Capitalismo. 

Si, il Capitalismo. L'unico "Regime" rimasto che ha continuato ad imperversare, non perché il migliore dei possibili, ma per "ritiro" dello "Storico Avversario", è sempre più schiacciato dal suo stesso "peso ingordo" alimentato a dismisura da una delle sue variabili, raramente considerata dalla fredda matematica dei grafici, eppure fondamentale: l'egoismo umano.

Ma partiamo dal principio.

E' passato qualche anno, ma non posso certo dimenticare che in origine, il mio sogno di studente di materie economiche, fosse quello di arrivare a lavorare in Borsa (e non "con la Borsa" da muratore, come le burle paterne, scherzosamente, m'inducevano a credere). Già, avrei voluto intraprendere la professione di broker - o per meglio dire agente di cambio, come si diceva prima che l'evoluzione della normativa sull'Intermediazione Finanziaria, "estinguesse" quella figura professionale - entrando a Piazza Affari per partecipare "alle grida" e per emulare, possibilmente, la carriera di qualche facoltoso "mago" di Wall Street.

Se mi guardo indietro, mi viene ancora da sorridere, quando ripenso alle notizie finanziarie offerte in pasto all'Italica "BOT People", da simpatici giornalisti come Everardo Dalla Noce, che in diretta da Milano snocciolavano dati finanziari e valutari con lavagnetta e gessetto... Tutt'altra cosa, rispetto ad oggi, quando dalla mattina alla sera è un rincorrersi d'informazioni di Alta Finanza, che vanno di pari passo con le notizie sui crolli delle Borse, da Tokyo a Milano, da Madrid, a New York. Effetti della Globalizzazione, se volete...

Pare trascorso un secolo da allora, quando, sebbene si usassero termini come "Puntare" o "Giocare" su questo o su quel titolo, si aveva ancora la certezza del rischio dell'investimento, un rispetto ancora "vergine" verso l'attività gli Operatori e soprattutto nessun dubbio circa la loro onestà. Cosa ben diversa da oggi, in cui, visto come vanno le cose dal crack della Lehman Brothers in avanti, avrei senz'altro indirizzato la mia ipotetica scelta, verso impieghi meno "colpevoli"...

Adesso che quell'ingenuità giovanile è venuta meno e che le disillusioni hanno sepolto le speranze, sono consapevole che il perverso "meccanismo" di cui tanto avrei voluto esser parte, sia la causa della Crisi Economica mondiale che da oltre un triennio sta sconvolgendo l'esistenza del 99% dell'umanità. Una crisi nata dall'altra parte dell'Oceano, negli Stati Uniti - sulla scia degli artifici illeciti ideati e compiuti dalla Finanza Creativa e Speculativa che anima Wall Street - e giunta neanche troppo di riflesso, da questa parte dell'Atlantico. Conseguenza del fatto d'aver creato, più che un Sistema, un "Anti-Sistema" globalizzato (in cui anche l'Europa recita da protagonista in negativo) per il quale l'avidità è un'arte e la rapina un obbligo morale e che adesso, proprio a causa di quei balordi princìpi fondativi, si sta "annichilendo"...

Chiunque ritenga che la Grecia sia solo un caso limite - legato a questioni politiche interne - che si risolverà grazie alle ricette imposte dall'Europa Franco-Tedesca e dal Fondo Monetario Internazionale, è davvero fuori strada. Irlanda, Islanda, Portogallo, Spagna, sono solo la punta di una "pandemia" sociale ed economica non trattabile con le normali cure suggerite da qualche saggista teorico della Macroeconomia.

L'Italia? No, non l'ho dimenticata. E' ovvio che il mio Paese sia quello che più mi stia a cuore. Purtroppo però, le mie perplessità circa la possibilità di una sua "guarigione" si fanno via via crescenti. Gli anni dell'interessata incapacità dei Politici di professione hanno lasciato degli strascichi spaventosamente pesanti e non credo che un Tecnocrate dell'ultim'ora come Mario Monti, possa impedire un tracollo, o per meglio dire una "morte" annunciata. Insomma, finiti gli applausi per la "sostituzione" di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, non ho alcuna fiducia nel "Decreto Salva-Italia" e nelle terapie decise per ravvivare il moribondo. D'altro canto, sono assolutamente contrario a quelle proposte e da realizzare nella "Fase Due" del suo Esecutivo, che sebbene siano state solamente accennate, appare chiaro dove vogliano andare a parare. Com'è che si dice? Ah, si: "la cura è peggiore del male".

Prima eravamo ciechi. Adesso siamo tutti in grado di vedere, presi dai turbamenti e dalla rabbia dovuti ai prezzi che crescono, alla messa in discussione di Diritti acquisiti, alla disoccupazione che stravolge i destini e all'ingiustizia economica che avanza. La questione, adesso, è una sola: l'Economia che conosciamo dev'essere rifondata, completamente e rapidamente.

Personalmente non sono contrario al Mercato. Credo infatti, che lo scambio sia insito nella natura umana e che non si possa rinunciare ad esso, al contrario di quel che taluni retaggi ideologici del Passato vorrebbero ancora indurci a credere. Non accetto invece, la cosiddetta "Legge del Mercato" che si antepone ad ogni Valore Umano e sul cui altare si sacrificano quei princìpi etici e morali che l'uomo si è dato nel corso della propria Storia.

Per questo, sono convinto che il primo passo da compiere sia proprio il ridimensionamento del Mercato - e dunque del Capitalismo degenerato che ne è conseguito in un inestricabile intreccio di causa ed effetto - scegliendo finalmente quella "Terza Via" che un tempo veniva appellata "Social-Democrazia", ponendo al centro l'uomo in quanto lavoratore, prima ancora che come semplice consumatore "di tutto e di nulla".

Abbiamo assistito per troppo tempo all'acclamazione di uno stile sempre più predatorio, dove l'interesse di pochi ha prevaricato e soffocato quello di molti, che ha finito per basarsi su cinque pilastri, tutt'altro che positivi.

Il Classismo. Valutando gli eventi sulla propria pelle, è facile accorgersi di come il Feudalesimo non sia poi così lontano nel tempo: pochi Signori e una crescente massa di disperati. Indiscutibilmente ingiusto. Eppure, siamo tutti colpevoli. Già, siamo colpevoli di aver tollerato, o peggio accettato impunemente, le disparità sociali ed economiche imperanti un po' ovunque nel mondo, finché esse, sospinte dall'onda della Crisi, non hanno finito per raggiunere anche noi "eletti" dell'Occidente. Parlavamo di Paesi in via di sviluppo, nascondendo in tal modo, null'altro che l'altrui "sottosviluppo di comodo", necessario a garantire solo e soltanto il nostro ingordo benessere, salvo risvegliarci, all'improvviso, in un mondo in cui, che sia l'1% o che sia invece il 10% della popolazione, pochi individui prevalgono ancora e ancor più, sulla moltitudine.

La Menzogna. L'illusione del poter aspirare a diventare tutti ricchi, seguendo le indicazioni "calcolate" e le bassezze proferite a braccio dai "guru" di Wall Street e della City, ha finito per scontrarsi con un'amara realtà fatta di sogni infranti. Senza considerare, nel contempo, l'affarismo esasperato e contro-nautura, che ha infettato anche le Istituzioni Religiose, con in testa le loro Alte Gerarchie, che anziché portare conforto all'Anima, agendo in base al verbo dell'Equità, della Solidarietà e della Giustizia Sociale, hanno scelto di professare Verità di Mercato, assai terrene...

La Guerra. La Pace è un costo, si sa. Già, un costo che, ahinoi, pare che non ci possiamo permettere. L'attuale Sistema non si fa scrupoli ad accettare delle nefandezze come i conflitti armati, per "dare impulso" al "nuovo" Sviluppo. Insomma, la Guerra finisce per esser accettata, unanimemente come sinonimo di crescita (il Mercato delle Armi, in effetti, è sempre florido) mentre la Pace è ridotta ad una sorta di "volo pindarico" per sognatori arcobaleno. Come dire: una bestialità! E che dire dell'importanza del mantenimento di un elevato livello di conflittualità sociale, affinché l'élite possa continuare ad operare a tutela dei propri affari e a difesa dei propri privilegi, trincerandosi dietro a "cordoni di sicurezza" e facendosi un baffo delle "questioni di popolo"? La risposta è libera...

L'Alienazione. E mentre tutto si disfa, alle masse degli individui soli, non rimane che vivere esistenze infelici, in cui la ribellione appare solo virtuale, finendo per rivelarsi una "lancia spuntata" da appuntire a giorni alterni, ma solo "on-line". Incapaci di reagire, soggiogati da coloro che si presentino come "democratici fautori del volere del popolo", alle persone oneste non resta che un'indignazione patologica, da affogare nell'alcool, nella droga, negli Anti-depressivi e chi più me ha più ne metta. Insomma, avete presente il detto "bere per dimenticare"? Ecco, è li che voglio arrivare...

Lo Sfruttamento. Umano e Ambientale. Nel primo caso, decennio dopo decennio, piuttosto che realizzare un livellamento verso l'alto dei Diritti e delle Opportunità, continua a realizzarsi un livellamento verso il basso delle privazioni e dell sofferenze, con la messa in discussione del "Welfare State" e la riduzione dei "salari reali". In secondo luogo, basti tenere a mente che ci troviamo ancora a parlare di Petrolio e Petrolchimica, mentre la cementificazione è un "lusso" di cui si potrebbe fare volentieri a meno, a fronte di una deforestazione che appare sempre più inarrestabile. Il tutto mentre si procrastina all'infinito l'avvio di una vera "Economia Verde", facendo carta straccia di Accordi e Protocolli (vedi quello di Kyoto) e perseverando nel percorrere una strada che ci ha condotto alla rovina.

Comunque la si veda, una cosa ha un sapore "freddamente analitico", avulso da qualunque partigianeria: siamo alle prese con una Recessione senza precedenti e senza sbocchi, in cui la disoccupazione è la scintilla sempre in grado di avviare un risveglio di popoli. Proprio in ciò, io scorgo un lato positivo: si è tornati a parlare di comunanza di scopi, di Bene Comune, di Equità, di Solidarietà e Giustizia Sociale.

Le cose da fare per sistemare le cose restano troppe e innumerevoli. Peccato che si sia scelto di cominciare dalla parte sbagliata, salvando le Banche. In Economia s'insegna l'imporanza della "corretta allocazione delle risorse": ecco allora che tutti i "modelli di scuola" siano andati a farsi benedire, assieme a tutte le centinaia di miliardi di Dollari buttati al vento, nel tentativo di evitare un collasso delle "realtà corporative" colpevoli del caos che ci attanaglia. O almeno, ciò è quanto si ostinano a farci credere Politici e Politicanti, tanto della prima quanto dell'ultim'ora, disposti ad ignorare le necessità delle "persone normali", ossia un Lavoro, una Casa, una Famiglia, un Futuro "Reale"...

Dopo gli anni della Deregolamentazione selvaggia in cui, a parole, siamo diventati tutti esperti Analisti, capaci di discutere per ore di "Spread", di Rapporto d'Indebitamento, di Derivati e Cartolarizzazione e di predire un futuro di Stabilità o di Volatilità dell'Economia - non restano che le Fortune "truffaldine" di alcune decine di migliaia di persone, raccimolate alle spalle di qualche miliardo di altre. Si sono distribuiti i rischi sulle spalle dei risparmiatori e dei contribuenti, invece di ridistribuire la ricchezza sulle fasce più basse di Reddito. 

Per questo, sono convinto che l'avvio di una "nuova fase", debba accompagnarsi ad una normativa restrittiva, generale ma per nulla generica.

Questo vuol dire:

Razionalizzare il Sistema Bancario. Per impedire forme di "usura legalizzata", per evitare nuovi casi "Bernard Madoff" e sgonfiare sul nascere ogni nuova "bolla speculativa", simili a quella recente legata ai mutui sub-prime, ai CDO e ai Credit Default Swap, a mio avviso è d'obbligo il ritorno alla separazione tra Banche Commerciali, Istituti di Credito e Banche d'Investimento, varando una riforma delle Leggi Bancarie Nazionali e degli Accordi Internazionali, cancellando di fatto e di diritto la Banca Universale e impedendo nel contempo, che si possano riformare i Gruppi Polifunzionali delle origini, sciolgiendo il legame creatosi tra Servizi Bancari, Finanziari ed Assicurativi. Il Sistema Bancario deve cessare di essere "attore", tornando ad essere un "fattore esterno" alla ciclicità economica. E' necessario inoltre, che gli Stati acquisiscano le Banche Centrali, o che comunque, le rendano soggette al controllo del Parlamento, in nome del prioritario interesse del popolo.

Riformulare la normativa penale in tema di reati finanziari. Dare preponderanza alla loro pericolosità sociale e il giusto peso alle loro conseguenze, impattanti sulla Comunità. Inasprire massimamente le sanzioni verso chi sia giudicato colpevole di negligenza, connivenza o responsabilità diretta nelle azioni di "Insider Trading", di Aggiotaggio, o di truffa verso i Risparmiatori. Allo stesso tempo, è necessario che sia abolita la Personalità Giuridica, in modo che diritti, doveri, obblighi e soprattutto responsabilità, tornino in capo agli individui, presi singolarmente o in associazione, anziché essere addossate ad artificiose ed impersonali "creazioni di comodo".

Rivedere le Leggi Fallimentari, quelle Societarie e quelle sulla Concorrenza. Non è da oggi, è da sempre. Non è oltremodo accettabile che il dissesto d'interi Gruppi Aziendali causato da Manager avidamente incapaci e calcolatori, causi tentennamenti quando ci si trovi a dover decidere il "come" e il "quanto" sia necessario, per assicurare la massima copertura ai Dipendenti ed ai Creditori delle aziende interessate. E' d'obbligo che si torni a "responsabilizzare" coloro che siano investiti del compito di Amministrare una Società, impededendo loro di pretendere di fare e disfare senza che alcuna conseguenza tangibile li colga, qualora si dimostrino "interessatemante poco produttivi" specie per i piccoli finanziatori (utili solo quando ci sia da "spremere" nuovi capitali). L'era delle "Stock Option" deve finire e i guadagni dei Dirigenti, in un periodo in cui la Maggiore Produttività serve solo ad "affossare" le pretese salariali, deve seguire le performance reali d'impresa. Il passo successivo dovrà essere, invece, quello di "reintegrare" il potere decisionale in capo alla Proprietà (oggi, di fatto, più o meno coscientemente esautorata da esso e lasciata "vivacchiare" come una massa di "Redditieri da Capitale"). Da ultimo, occorrerà rafforzare le capacità di manovra delle Autorità poste a tutela della concorrenza, affinché siano davvero in grado d'impedire la nascita ed il consolidamento di posizioni dominanti e di pericolose concentrazioni di Potere. Se così fosse stato; se il beneplacito non fosse arrivato con tanta facilità, sia dalle Istituzioni Politiche, sia dalle agenzie indipendenti, non ci troveremmo a disquisire del concetto "too big to fail", perché non si sarebbe mai presentato. Al contrario, l'annacquamento delle regole e la supina accettazione da parte degli Organismi preposti, ha spesso contribuito a creare dei giganti dai piedi d'argilla, in primis, nel settore Creditizio ed Assicurativo.

Ridurre drasticamente l'operatività delle Borse Valori. Posto che sarebbe più opportuno far chiudere loro i battenti, ridotte come sono, a Casinò per "colletti bianchi", dove la giocata vincente si chiama "Speculazione", si dovrebbe limitare la loro attività, impedendo la raccolta di capitali azionari e limitandola esclusivamente ai titoli obbligazionari semplici (senza possibilità di cartolarizzarli) e alle materie prime.

Ridimensionare l'importanza delle Agenzie di Rating. E' doveroso, che queste moderne "Sibille" dalle capacità obnubilate dai propri "interessi sonanti" siano costrette ad indicare i dati di fondo delle loro Valutazioni, che con la scusa di essere soltanto delle "opinioni", continuano ad affossare intere Nazioni attraverso il declassamento dei relativi Titoli di Debito Pubblico. Niente più "AAA" o "Junk Bond" insomma, ma solo fredda e razionale contabilità analitica...

Rilanciare il ruolo dello Stato. Non mi nascondo ed anzi affermo con forza di credere nell'importanza dell'azione di Governo, come motore dell'Economia. Lasciate pure che parlino di Liberalizzazioni e di Privatizzazioni, la verità non può prescindere invece, dal considerare le Aziende di Stato o le società da esso partecipate, come "valvola di regolazione" della congiuntura, che sappia dare un impulso e che impedisca l'aumento della disoccupazione e i costi sociali diretti conseguenti. 

C'è una frase di Charles Bukowski che così recita: "Il capitalismo è sopravvissuto al comunismo. Bene, ora si divora da solo". Un'illuminante rappresentazione degli eventi contemporanei, eppure, personalmente non ho voluto fare della questione uno scontro ideale. Mi è bastato infatti considerare l'evidenza empirica per dimostrare che il Capitalismo non sia affatto il migliore dei Sistemi Economici, come hanno tentato di farci credere per decenni.

Un amico, un giorno mi disse: "esistono al mondo, due tipi di problemi, quelli non risolvibili e quelli risolvibili. Per i primi è inutile crucciarsi poiché al di fuori dalla capacità di azione e reazione del singolo. Per i secondi, invece, è inutile crucciarsi, proprio perché risolvibili"... Ecco, è proprio questo il punto, io credo che ci si debba impegnare, nel tentativo di risolvere davvero e non a chiacchiere, i problemi del primo tipo.

Dopo tutto, il tempo passa e accarezzando un portafogli sempre più leggero, non ci vuole molto a prevedere le difficoltà cui andrà incontro il proprio domani di lavoratore, di contribuente, di consumatore e più in generale, di cittadino. Venuto il tempo di cambiare le cose, non interessa più il perché e il "per chi". Quel che interessa, oramai, è il come...

Non sarà facile, ma per certe cose, vale la pena combattere... Cominciare a ricostruirsi un Futuro, è proprio una di quelle.

D.V.

 

 
 
 

"Gli Ex-Presidenti".

Foto di cornell2

"Il metodo della formazione della volontà attraverso la semplice fissazione della maggioranza è sensato ed accettabile se viene presupposta una sostanziale omogeneità di tutto il popolo. In tal caso non si verifica una sopraffazione della minoranza ma il voto serve solo a far risaltare un accordo ed un'unanimità già esistente e presupposta, seppur in forma latente. Infatti poiché ogni democrazia riposa sul presupposto del popolo nella sua interezza, unitarietà ed omogeneità, così non può esistere di fatto nessuna minoranza e tanto meno una pluralità di minoranze stabili e costanti". Carl Schmitt

E bene si, lo devo ammettere! "Point Break" è tuttora uno dei miei film preferiti, eppure, in questo caso, tirando in ballo gli "Ex-Presidenti" non vestirò i panni di "Johnny Utah", né mi metterò all'inseguimento di qualche scaltro rapinatore di banche, celato dietro ad una "gommosa" maschera carnevalesca...

Anche perché, visto il comportamento truffaldino dell'intero Sistema Creditizio (causa principale del crollo dei Mercati e del "sotto-sviluppo" di ritorno) e considerato l'atteggiamento sfacciato, ingordo e pretenzioso di Banchieri e Finanzieri (causa ed effetto della Speculazione) li lascerei entrare tranquillamente nel "caveau"...

In questo caso, comincerò ponendo una domanda, ovvero: "che ne sarà di noi"? E non mi riferisco solo alle crescenti schiere di precari, di cassaintegrati e di disoccupati, ma anche a quanti giunti ad un passo dalla fine della propria "carriera" si trovino di punto in bianco "inoccupati" - magari per le bizze di questa o di quella Multinazionale -  e a tutti quelli che pur avendo un lavoro, non riescano a creare la base del proprio futuro, costretti a vivacchiare grazie a redditi sempre più miserrimi ed inadeguati.

Si, "che ne sarà di noi"? Perché ben oltre le "divagazioni mediatiche" che nulla dicono, ma che tutto lasciano intendere, è facile accorgersi che tutti i Paesi stiano vivendo un cambiamento politico-economico epocale, o meglio "biblico". Un immane "disastro innaturale" trasmesso in diretta televisiva, a "basso volume", del quale si è visto appena qualche sbiadito fotogramma. E non avrebbe pouto essere altrimenti, perché o si fa in fretta e in silenzio, o, anziché di Economia Globale, si finirà per parlare di Rivoluzione Globale...

Per rendersene conto, è sufficiente pensare alle amare conseguenze della Crisi dei Mercati, la cui onda lunga sta portando alla riproposizione di "ricette Classiche" e a "basso costo" chiamate Privatizzazioni, Liberalizzazioni, e soprattutto "fine del Welfare State". La cronaca quotidiana racconta il susseguirsi di amare ipotesi normative volte a mettere in discussione i diritti acquisiti in decenni di lotte sociali e sindacali. Diritti "doverosi", che invece sono rappresentati come troppo "costosi" per il "mantenimento" dei modelli e dei postulati economici che "nutrono" il Capitalismo e la sua voglia di Profitto a tutti i costi.

E' indubbio, al riguardo, che anche al più distratto dei lettori, l'espressione "Meno Stato e più Mercato" appaia familiare (e ciò non è affatto un buon segno), entrata com'è nel gergo popolare e nei discorsi di coloro che dell'Economia conoscano solo la sua versione "Domestica", in qualità di contribuenti, di consumatori e soprattutto di "privilegiati" portatori di "tuta blu" o "colletto bianco"...

Se mi guardo indietro, pare davvero lontano il tempo in cui dalla "bagarre politica", non solo Italiana, ma addirittura Europea (e in particolare Francese) saltò fuori l'idea delle 35 ore, al grido "lavorare meno, per lavorare tutti"... Oggigiorno, di tale logica non v'è più traccia in nessuna Cancelleria Europea. Tutti sono impegnati ad inventare nuove strategie di "crescita da consumo" a spese di quella "massa incolore" rappresentata dalla "classe sociale di mezzo", che nella società post-idustriale ha finito per prendere il posto di quel che fu il "Proletariato"...

E in tutto ciò, pare scontato che non vi sia più spazio per uno Statuto a difesa dei lavoratori e delle loro libertà. Tanto per cominciare: contratti collettivi "capestro", riduzione delle tutele contro il licenziamento arbitrario, limitazione del diritto di sciopero e riforma delle pensioni. Già, la pensione: il coronamento di una vita di fatica e sacrificio, il fondamento del moderno Stato Sociale, un "diritto comune" sempre più discreditato, infamato e additato come privilegio, al di là di ogni "confine nazionale". A ben guardare, presto o tardi, ci troveremo a parlare di "Schiavi del Terzo Millennio" non solo pensando alla Cina, all'India, o al Bangladesh... Ma a noi stessi.

Piuttosto che generalizzare le conquiste, si sta generalizzando la loro soppressione. Una vergogna senza fine!

E' evidente che lo "stato dei conti" che non tornano, i sacrifici che non bastano mai, le promesse dei Politici che (ma guarda un po') non si realizzano, il lavoro che manca o che delocalizza per ridurre i costi, ci stiano riconducendo verso le sperequazioni economico-sociali proprie del "Medio Evo Proto-Industriale"...

Insomma, l'economista-filosofo Karl Marx aveva visto giusto. E dicendo ciò, non è mia intenzione aprire un'infinita ed inconcludente dissertazione attorno all'ideale comunista, del quale, con le sue teorie, egli fu precursore. La mia, è solo una semplice considerazione legata alla realtà che mi circonda.

Tanto nel Vecchio, quanto nel Nuovo Continente, stiamo andando incontro alla ghettizzazione delle masse ed alla riproposizione di élite dominanti, di spiccata matrice oligarchica. In tutto ciò, i Politici non sono più in grado di dare il proprio "imprinting" a qualsivoglia decisione, avendo di fatto, delegato tale compito ad altri, al di fuori delle Sedi del Potere Istituzionale. Chiamatelo se volete, "interesse prioritario" del (proprio) portafoglio.

A reggere le sorti delle Nazioni è insomma una Plutocrazia o, se preferite, per essere al passo coi tempi, una "Corporatocrazia" che parte da Wall Street, passa per Londra, Francoforte e Davos, prima di arrivare a Roma...

Un insieme di "menti perverse" tornato a predicare la "forza auto-regolatrice del Mercato", con il solo scopo di preservare l'interesse particolare, alle spalle di quello generale. Non si può, anzi non si deve scordare che il Mercato sia una creazione umana e che l'uomo, salvo rari casi, sia per sua natura un essere meschino ed egoista. Pertanto, Mercati equi e solidali non possono esistere per principio. Le Comunità potranno tornare a prosperare solo limitandoli e regolamentandoli al massimo, assieme alle loro (sicure) deviazioni.

Dopo tutto, Vi pare forse solidale che in soli trent'anni, dal 1980 al 2010, un qualunque Manager dei tanti che abbiano portato il mondo al dissesto, guadagni mediamente centotrenta volte più di un proprio dipendente? E spesso, solo per portare alla bancarotta un'azienda? Vi pare equo che nello stesso arco di tempo un Manager abbia visto crescere le proprie spettanze del 4.000%?

Beh, a me non pare equo, né solidale, anzi mi fa imbestialire!

Sono consapevole che continuare a parlare dei "problemi sistemici" che pervadono l'Economia, e che annichiliscono le speranze di una vita migliore, possa, alla lunga, far saltare i nervi e spingere ad esclamare: "Basta! Non se ne può più"! Tuttavia, confido nel fatto che non scansando i problemi in un angolo, né nascondendoli sotto al tappeto facendo finta di nulla, si possa giungere ad una loro auspicabile soluzione. Solo continuando a tenere alta l'attenzione, senza cedere alla sterile rassegnazione, si potranno mantenere le speranze per un domani "non misero e desolante".

Personalmente, vorrei non essermi auto-inflitto il compito d'indurre a pensare, le tante "anime distratte" che mi circondano. Dopo tutto, non ho alcuna "missione" da compiere, non mi ritengo un "Unto del Signore" e non devo certo "premiare" il mio ego, anzi... "Perderei tempo" volentieri e con spensieratezza, se avessi la certezza che coloro a cui delego il mio futuro, agissero con rettitudine e probità per fare il mio bene e quello altrui. Purtroppo, ahimé, così non è e dunque ho scelto a mio modo, di "scendere in campo"...

Come dire: al cospetto di quanto accada nel mondo e degli eventi che, nel bene e nel male, accomunino la vita ed i destini di miliardi d'individui, la scelta di esprimere un'opinione è quantomeno un dovere morale.

Ma torniamo a noi.

Mentre in Italia si fatica ancora a "comprendere la direzione della bussola", in attesa che il "Tecnocratico" Presidente del Consiglio Mario Monti, decida la rotta da dare al Paese, dopo la "deriva" e il naufragio del quarto (e ci si augura ultimo) Governo presieduto da Silvio Berlusconi, il Sistema Politico-Economico che conosciamo, si accinge a subire dei cambiamenti radicali.

Uno stravolgimento che nascerà da uno dei pilastri della Democrazia, la Partecipazione, nella sua forma più concreta e diretta: il voto elettorale.

Non è certo un mistero, infatti, che tre delle prime cinque Economie del Pianeta (o di quelle che riteniamo essere ancora tali) si accingano a fare i conti con l'urna, in un lasso di tempo lungo abbastanza, ma solo in apparenza: la Francia (Aprile 2012), gli U.S.A. (Novembre 2012), e la Germania (Settembre 2013).

In effetti, nell'attesa che il nostro Paese "lasci la panchina" dov'è stato fatto accomodare e torni finalmente "in campo", è evidente che le conseguenze di tali appuntamenti non si limitino ai rispettivi confini, essendo destinati ad avere, più che in ogni altra passata occasione, una risonanza internazionale. Specie, quando si consideri che con una probabilità quasi assoluta, nessuno degli attuali leaders sarà riconfermato nel proprio ruolo e potrà fregiarsi dunque, dell'appellativo di "Ex-Presidente"...

Nicolas Sarkozy. D'accordo, per quanto debba ammettere che nei panni di Ministro degli Interni della Presidenza Chirac mi avesse dato l'impressione di essere un "uomo di polso" (che avrei "importato" volentieri anche al di qua delle Alpi), questo piccoletto egocentrico e vanitoso non ha mai rappresentato il mio "uomo politico ideale", specie da quando risieda all'Eliseo e soprattutto da quando abbia ritirato fuori dal cassetto il solito odioso sciovinismo proprio dei nostri "cugini"... Nel 2007, il suo motto fu: "Travailler plus, pour gagner plus". A quanto pare, dovrà ricredersi in fretta, dandosi parecchio da fare, perché innanzi ai problemi di bilancio e alla "frenata" dell'Economia, i Francesi non hanno visto gonfiare il proprio portafogli e men che meno ridursi le tasse, come profetizzato dal "galletto" dopo la "presa di Parigi". Senza considerare che i tagli alle spese sociali indotte dalle esigenze di far cassa, il calo del suo gradimento popolare causato dalle "voci" del presunto finanziamento illecito al suo partito (con fondi della miliardaria della cosmetica Liliane Bettencourt), la scelta di attaccare la Libia per ragioni tutt'altro che umanitarie (e in totale autonomia dall'ONU, dalla NATO e dai partner Europei, eccetto la Gran Bretagna) e l'ipotesi - dietrologica ma non troppo - del suo presunto coinvolgimento nello scandalo sessuale di DSK, saranno di sicuro una manna per il suo avversario, il Socialista François Hollande, che, allo stato, vincerà a mani basse.

Barack Obama. Tempo fa ebbi modo di dire: "l'uomo giusto, al posto giusto, al momento sbagliato". Man mano che passano i giorni, cresce la consapevolezza che in realtà non sia lui l'uomo nuovo che un'America frastornata da otto anni di Amministrazione Bush, si aspettava in veste di "Comandante in Capo". E pensare che avesse esordito in maniera per così dire "entusiasmante", sia innanzi alla Diplomazia Internazionale, vedendosi assegnare (forse un po' troppo frettolosamente) il Premio Nobel per la Pace, sia sul piano interno, riuscendo a far approvare  la storica riforma del "Medicare". Man mano che il tempo passa, è sempre più difficile per lui "andare a canestro". Ha perso punti, non c'è che dire... Senza tirare in ballo il perdurante impegno della sua Amministrazione sul fronte di guerra Afghano, i tentennamenti diplomatici con l'Iran e la Siria e le enormi difficoltà a raffreddare il Medio Oriente, mitigando tanto le pretese Israeliane, quanto quelle Palestinesi, il suo più grande fallimento, quello che in definitiva gli costerà la rielezione alla Casa Bianca, è il fatto di aver "deluso gli Americani", destinando cifre colossali al salvataggio di Banche ed Istituzioni Finanziarie e mettendo in secondo piano l'occupazione ed ogni altra necessità del 99% dei suoi concittadini, alle prese con il crollo del "sogno a stelle e strisce".

Angela Merkel. Se fossimo in un film, avrei già pronta la sceneggiatura, la spia "cresciuta" nell'ex-Germania Est, "istruita" dalla STASI, restituita all'Ovest e "aiutata" a raggiungere il vertice dello Stato Teutonico riunificato, giusto in tempo per dare il colpo di grazia alla traballante ed incompiuta Unione Europea. Comunque la si veda e qualunque sia la verità nascosta nei "Palazzi", una cosa è certa: l'immarcescibile volontà del Cancelliere, di "salvaguardare il proprio orticello", ha riportato in auge il populismo demagogico di sapore nazional-socialista sempre di casa a Berlino. La scelta di far prevalere l'egoismo nazionale, a dispetto della comunanza d'intenti e di obiettivi, la dice lunga sulla "considerazione zero" che ella abbia verso l'Istituzione Europea, al contrario dei suoi più illustri predecessori. Che sia incapace per scelta, o semplicemente incapace, lo giudicherà la Storia. Quel che è certo, è che con i suoi tentennamenti di fronte al "contagio" della Crisi Greca - che ha scatenato l'attuale "Effetto Domino" - e col suo continuo prestare orecchio ai sondaggi elettorali, stia portando allo sbandamento sia l'Europa, sia il popolo Germanico. Che il suo operato sia riprovevole lo dimostrano sia il calo costante dei Cristiano Democratici, il suo Partito, sia l'aumento di quanti si dichiarino pronti a ritornare al Marco. Senza contare che al di là del rinvigorito favore degli avversari tradizionali (Socialdemocratici e Verdi), cresca quello verso l'estrema Sinistra (Linke) e i Partiti anti-Sistema (come i Piraten).

Insomma, prepariamoci, perché passata la festa, spenta l'euforia rivoluzionaria della designazione, di quelle che oggi appaiono come moderne "guide dei popoli", non resteranno che le promesse mancate, i sogni infranti e speranze perdute... Un club di "prime donne" capaci solo di alimentare i rimpianti di quanto avrebbe potuto essere e non è stato.

L'era degli Statisti veri o presunti, riconosciuti o auto-designatisi come tali, è finita. Questa è una delle poche certezze della Politica di oggi. E mentre i problemi restano, tra manchevolezze e responsabilità, a noi disillusi "cittadini del mondo" non resta che ripartire dai sommi Valori della Democrazia, "ripulendoli" dall'infimo significato cui sono stati costretti.

...E tutto, allora, apparirà una volta in più, come una pura e semplice Storia di Potere... Potere della Storia!

D.V.

 
 
 
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