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Un blog creato da cornell2 il 24/05/2009

0744 Il Velino

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"L'Italia s'è Destra"...

Foto di cornell2

"Delle cause e degli aspetti del Fascismo, storici di diverse tendenze hanno già dato svariate interpretazioni: e hanno messo in evidenza, secondo le premesse politiche o filosofiche da cui partivano, i fattori psicologici e morali, o quelli sociali ed economici di questa crisi: la esasperazione contingente del primo dopoguerra, o le lontane tare tradizionali di servaggio e di conformismo, o l'ultimo tentativo reazionario di una classe conservatrice, che tenta di sbarrare il cammino alle nuove forze progressive che avanzano. Forse in ognuna di queste concezioni c'è una parte di vero. Ma ciò che soprattutto va messo in evidenza del Fascismo è, secondo me, il significato morale: l'insulto sistematico, adoprato come metodo di governo, alla dignità morale dell'uomo: l'umiliazione brutale ostentata come una gesta da tramandare ai posteri, dell'uomo degradato a cosa. [...] Nel macabro cerimoniale in cui gli incamiciati di nero, preceduti dai loro osceni gagliardetti, andavano solennemente a spezzare i denti di un sovversivo o a verniciargli la barba o a somministrargli, tra sconce risa, la purga ammonitrice, c'era già, ostentata come un programma di dominio, la negazione della persona umana. Il primo passo, la rottura di una conquista millenaria, fu quello: il resto doveva fatalmente venire (...) Il ventennio fascista non fu, come oggi qualche sciagurato immemore figura di credere, un ventennio di ordine e di grandezza nazionale: fu un ventennio di sconcio illegalismo, di umiliazione, di corrosione morale, di soffocazione quotidiana, di sorda e sotterranea disgregazione morale. Non si combatteva più sulle piazze, dove gli squadristi avevano ormai bruciato ogni simbolo di libertà, ma si resisteva in segreto, nelle tipografie clandestine dalle quali fino dal 1925 cominciarono a uscire i primi foglietti alla macchia, nelle guardine della polizia, nell'aula del Tribunale speciale, nelle prigioni, tra i confinati, tra i reclusi, tra i fuorusciti. E ogni tanto in quella lotta sorda c'era un caduto, il cui nome risuonava in quella silenziosa oppressione come una voce fraterna, che nel dire addio rincuorava i superstiti a continuare: Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gobetti, Roselli, Gramsci, Trentin. Venti anni di resistenza sorda: ma era resistenza anche quella: e forse la più difficile, la più dura e la più sconsolata". (Piero Calamandrei)

Intervista a D.V. - Del Comitato di Redazione.  

Incipit. Nonostante l'inesorabile scorrere del tempo, è indubbio che il Fascismo, con tutte le sue oscure sfaccettature pro e contro, perorate a giorni alterni da una parte o dall'altra, affligga ancora il nostro Paese. La scelta di non fare i conti col passato, nell'ottica di una "rappacificazione nazionale" e con l'intento di non rinfocolare una guerra civile che covava ancora sotto alla cenere; la volontà di abortire sul nascere ogni ipotesi di una "Norimberga Italiana" e di portare alla sbarra centinaia di gerarchi di primo piano, di interessati portaborse e sciagurate mezzecalzette, poi sapientemente riciclati nel burocratico groviglio del Potere Istituzionale, ha lasciato una ferita mai rimarginata nel nostro tessuto sociale, politico e culturale. Basta guardarsi attorno e prestare orecchio. In una terra dove si dibatta ancora sui presunti "meriti" di "eroi" del calibro di Rodolfo Graziani; dove si celebrino ricorrenze in "onore" dei caduti della marcia su Roma; dove si guardi al regime dittatoriale di ieri come una panacea contro i "giri a vuoto" della Democrazia di oggi e dove, soprattutto, si continui ad acclamare il "fu" Benito Mussolini come "Duce" e salvatore della Nazione, fuorviando la sola Verità che non può non ricordarlo come mortale pena della propria Patria, massacratore del proprio popolo (e dal popolo, prima ancora che dalla Storia, condannato, ndr) e folle esaltato in grado di rinnegare le proprie radici politiche; è evidente che qualcosa non proceda proprio come dovrebbe...

Cominciamo con una domanda a brucia pelo, tanto per riscaldare gli animi... Sebbene tu non abbia mai fatto mistero della tua simpatia per il Movimento Cinque Stelle, se ti volgi al passato senti prevalere in te degli ideali di Destra o di Sinistra?

Beh, che dire? Non c'è male come inizio. Partiamo dal principio della tua domanda. Da simpatizzante del M5S non posso non riaffermarne la cultura di base, ovvero, che io mi senta distaccato da tutte le "cause ideali" che nel corso dei decenni abbiano devastato il nostro Paese. Cause che devono essere ascritte tanto all'una quanto all'altra parte dell'emiciclo Parlamentare, ossia al Centro-Sinistra del Pentapartito e alla Sinistra Comunista prima (fino allo scandalo Tangentopoli, ndr) e al Centro-Destra di Forza Italia & Co. e alla "Cosa" PDS-DS-PD poi (dal tramonto di quella rivoluzione mancata che fu l'inchiesta "Mani Pulite", fino ad oggi, ndr).

Mi permetto di osservare: una risposta un po' qualunquista. Non trovi?

Qualunquista? Realista direi! I responsabili della rovina del nostro Paese hanno "nomi e cognomi" precisi e provenienza politica certa e risaputa. La possibilità di impegnarsi direttamente e senza l'obbligo di far leva su "insegnamenti" preordinati e prestabiliti... Qui, a mio giudizio, sta ancora la forza del partito-non-partito creato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Ci sono argomenti, idee, proposte e soluzioni, utili al tanto declamato "Bene Comune"? Chi se ne frega se abbiano radici di Destra o foglie di Sinistra! Il compito di una forza politica moderna, che voglia ristabilire regole certe, legalità, giustizia, giusta pena, opportunità per i cittadini e via dicendo, è quello di prendere il buono ovunque esso alberghi.

Ho notato che nel tuo raffronto la parola Destra sia stata evitata nel primo caso, e sapientemente "edulcorata" dalla parola Centro nel secondo. Come mai? Eppure, la Repubblica Italiana ha avuto a che fare con una forza di Destra, il MSI di Giorgio Almirante, che è un pezzo di Storia di questo Paese.

Ottima osservazione, se non fosse che citando il MSI si tiri in ballo un partito d'ispirazione Fascista che in base ai dettami della Costituzione non avrebbe potuto né dovuto essere... Ma da qualcuno assolutamente voluto, all'interno delle Istituzioni cui sarebbe spettato il compito di vigilare sulla rinascita della Democrazia in Italia, dopo  il "nero ventennio". Per me, a norma di Legge, il Movimento Sociale non sarebbe esistito e oggi non ne parleremmo affatto. 

Dalle tue parole colgo un sentimento anti-fascista e da ciò deduco che tu non sia un "Conservatore". Rispolverando un termine di uso comune fino a qualche tempo fa, sei dunque un "Progressista"?

"Progressista" non lo direi nemmeno alla sorella del mio peggior nemico. Se soltanto sapessi di avere dei nemici... Lasciamo cotanto appellativo ai Prodi, ai Veltroni, ai Rutelli, alle Meandri e a tutti gli arrampicatori del "fu" Ulivo e agli aderenti della "fu" Unione... D'altro canto, nonostante a sentir dire "anti-qualunque-cosa" mi si accappona la pelle, sull'aggettivo antifascista devo darti ragione. Credo nella Resistenza, nei valori Repubblicani, nella Costituzione della Repubblica e condanno un passato di vergogna fatto di manganello e olio di ricino; della guerra del "Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo delle trattative" e ovviamente, delle leggi razziali. E non mi basta affatto cercare quel poco di buono che un Regime sanguinario avrebbe fatto, stando ai ragionamenti squilibrati di tanti connazionali. Non metto le mani in una cloaca con l'intento di raccattare qualche pagliuzza d'Oro... Sempre che ve ne siano davvero!

Che rapporto hai con la Sinistra?

Mi sento oltraggiato dalla Sinistra. Spinto da una tradizione familiare, ammetto di aver tentato più volte di comprenderne i valori, cercando di combinarli con i miei princìpi, ma sempre in vano. Al di là delle posizioni ideali e identitarie di quella parte dell'emiciclo Parlamentare, il punto comune avrebbe dovuto essere l'opposizione al Regime che fu: un fronte comune, nel ricordo di quel che fu e che mai più avrebbe dovuto essere. Tuttavia, non ho mai digerito il suo atavico odio per il Tricolore, sostituito da una bandiera Rossa transnazionale, né la sua velleità di cucirsi addosso la toppa di difensore della Democrazia. Nonostante abbia un buon ricordo, seppur un po' sbiadito, di Enrico Berlinguer e sebbene la Storia m'induca ad avere una pessima opinione di Palmiro Togliatti, quando penso a coloro che oggi ne dovrebbero rappresentare i diretti discendenti, mi vien da ridere... Ho in mente la Sinistra mondialista e "banchiera" e allo stesso tempo no-global, in grado di tirar fuori l'Antifascismo come fosse un bicchiere di benzina da buttare sul fuoco, tanto per vedere l'effetto che fa, nel tentativo di sviare altrove il dito puntato contro le sue eterne incapacità.

Non potrei mai riconoscermi nella Sinistra-non-Sinistra del decisionista, ineguagliabile "campione del Marketing di se stesso", noto all'anagrafe come Matteo Renzi. Non potrei mai condividere un'opinione con la Sinistra ultra-buonista e anti-nazionale di Laura Boldrini, né con quella di partitucoli che, apparendo e scomparendo nell'arco di una Legislatura, si permettano il "lusso" di disfare quel poco di buono che rimane in Italia, ad esempio minando le basi della famiglia, lavorando in favore della Legalizzazione, o facendo guerre di minoranza per allargare a dismisura e follemente i Diritti Civili, per concedere lo Ius Soli o per fare dell'Italia un pezzo d'Africa...

E quali rapporti con la Destra? Se non erro, un tempo apprezzavi Gianfranco Fini.

La Destra è uno strumento di demotivazione dell'elettore. Il fatto di aver messo una pietra sul ventennio, senza fare piazza pulita delle sconcezze e dei misfatti e senza condannare vertici del Potere dittatoriale, ha privato il cittadino-elettore, del diritto di dirsi di Destra se non a rischio di essere tacciato per "nostalgico". O peggio, di essere idealmente accomunato ai fautori dello "Stragismo di Stato", nel nome dell'anticomunismo. Di conseguenza, parlare di Patria, salutare la bandiera, difendere il concetto di Nazione, pretendere Ordine, Legalità e Sicurezza, oltreché il semplice rispetto della Legge, sono inscindibilmente legati all'idea di dover giocoforza indossare un'ideale camicia nera. Eppure, non dev'essere così. Per cinquant'anni, l'Italia di Destra moderata non è andata più in là della Democrazia Cristiana, proprio perché non esisteva una Destra Repubblicana che tenesse a freno i figli di Salò, raccolti nel Movimento Sociale Italiano. Per altri quattro lustri ed oltre, la Destra moderata è stata rappresentata dal "Berlusconismo" e non occorre aggiungere altro... Fini rappresentava una speranza, perché avendo compiuto dei passi storici, come il riavvicinamento allo Stato di Israele, avrebbe "liberato" l'elettore di Destra da ogni etichetta. Purtroppo, si è rivelato l'uomo sbagliato. Ad oggi, lo ammetto, egli rappresenta la mia più grossa delusione politica. E' "trapassato" senza possibilità di tornare in sella. E se meriti anche un colpo di grazia giudiziario, sarà la Magistratura a deciderlo. Come dire: ai giudici "l'ardua sentenza"... 

Per "Par Condicio" emotiva, se a Destra guardavi a Fini, puoi fare un nome per l'opposto schieramento?

In tutta onestà, non ce n'è uno... Tuttavia, facendo uno sforzo, aprendo un quotidiano di questi tempi potrei citare il Ministro degli Interni, Marco Minniti. Pur non gradendo il suo storico legame con Massimo D'Alema, apprezzo molto la sua volontà di mettere fine allo scandalo ONG e di dare una stretta alla di fatto assente Politica in tema di migrazione, in seno al Governo di Paolo Gentiloni. Dopo tutto, ho una posizione alquanto netta riguardo alla cosiddetta "invasione delle nostre coste". Per di più, mi piace che con le sue scelte risulti antipatico ai suoi stessi compagni di partito, come nel caso del suo collega, Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio. Nel vedere come su muove, sono dell'idea che anche in veste di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega ai Servizi, abbia ben lavorato, nel buio delle segrete stanze... E' un vero peccato che nel suo ruolo non si attivi, anima e corpo, anche per rivelare le scomodo Verità su Ustica, sulla Strage di Bologna e su ogni altro oscuro attentato che abbia sconvolto la nostra vita negli ultimi cinquant'anni almeno.

Andando per deduzione, senza pretendere una risposta alla mia ipotesi, potrei definirti a buon diritto un elettore di Destra, antifascista e "grillino".   

Rispondo semplicemente dicendo: "Libertà di pensiero propria di menti libere". Detto ciò, sono dell'idea che i Partiti e i movimenti che si richiamino al Fascismo, o che si definiscano come una sorta di sua discendenza naturale, debbano essere messe fuori legge come fatto in talune occasioni, negli anni '70 del Novecento. Troppe volte, oggigiorno, con la scusa della Libertà di opinione si passa sopra ad un reato, l'Apologia del Fascismo, grave non soltanto perché nato e cresciuto sul sangue di milioni di Italiani, ma anche perché destinato ad impedire che il futuro possa prima o poi macchiarsi del passato... E troppe volte, oggigiorno, capita che chi inneggi all'onore e alla lealtà, rendendo omaggio ai "repubblichini" e definendosi patriota, non sappia neppure cosa voglia dire giurare la propria vita in difesa dei quella stessa Patria, non avendole neanche "regalato" un anno di leva, perché troppo giovane o perché immancabilmente imboscato.

Da qualche tempo, la vuota quotidianità del Parlamento è stata alterata dalla proposta di Emanuele Fiano, di rivedere proprio la normativa sull'Apologia di Fascismo. Che ne pensi?

Punto primo: Emanuele Fiano non mi è simpatico. O meglio, non lo è dai tempi in cui per difendere le Riforme della Costituzione si mostrava con altezzosità davanti ai microfoni dei TG, come fosse l'unico portatore di Verità. Prima di allora, quasi non sapevo chi fosse. Punto secondo: la Propaganda elettorale sempiterna del PD mi dà la nausea. Ciò premesso, sono dell'avviso che l'Apologia del Fascismo, fattispecie richiamata dalla cosiddetta Legge Scelba n. 645/1952, sia un reato gravissimo che vada contro i princìpi fondanti della nostra Democrazia, così come definita dalla Costituzione vigente. Coloro che ciarlino sul fatto che "le opinioni non si processino", come ad esempio Matteo Salvini e Maurizio Gasparri (ma anche oltre a qualche noto esponente del M5S, ndr) sono caldamente invitati a studiare un po' di Storia, andando a pregare sulla tomba di Giacomo Matteotti per esempio. Ciò, per avere ben chiare le maniere spicce del Regime di Benito Mussolini, sul come imporre il "pensiero unico", al costo della Vita... Altrui!

Rimanendo sullo stesso tema, qual è la tua opinione sull'idea di taluni che, come nel caso della Signora Presidente della Camera dei Deputati, vorrebbero cancellare i simboli, i monumenti e gli edifici Littori, che sovente ancora oggi decorano le nostre città?

Trovo che certe idee siano quantomeno strampalate. La recente presa di posizione di Laura Boldrini sul fatto che i monumenti fascisti offenderebbero chi contro il Fascismo abbia combattuto è un affronto alla Storia e un'offesa, in questo caso reale, verso chi veda in essi un richiamo e un ammonimento per gli errori del passato. Senza contare che per dare credito alle parole della Terza Carica dello Stato, si dovrebbe avere un grosso lanternino, utile ad individuare queste schiere di tristi alfieri della Resistenza, visto l'inclemente passare degli anni, a favore della "Nera Mietitrice". Non vorrei che la Signora Presidente della Camera si sia lasciata incantare dall'eccessi di zelo a stelle e strisce che, negli Stati ex Confederati, vede una campagna di rimozione delle statue degli eroi sudisti. La Storia, per quanto triste e dolorosa, è la base su cui si erge ogni Nazione. E il caso del Fascismo (e della successiva lotta di Liberazione, ndr) non può essere da meno. I Monumenti di quella famigerata "Era", fanno comunque parte, a pieno titolo, di quel che siamo, nel bene e nel male. Non è il marmo, né il travertino, a dover incutere terrore, bensì le idee, gli intendimenti, gli atti, i fatti, le azioni e le parole. Quando sento certe uscite mediatiche di Laura Boldrini; quando guardo alla sua figura di maestrina intransigente e bacchettona e ovviamente, quando prendo atto della sua assurda dualità, femminista e "anti-maschio" per eccellenza da un lato e "Madonna velata" al cospetto dei Governanti di fede Musulmana dall'altro, mi chiedo come sarebbe uscita la sua figura, dalla penna tagliente di una grandissima giornalista chiamata Oriana Fallaci...

E così come non discuto la "pietra", non discuto nemmeno il valore del 25 come Festa di Liberazione dal Nazi-Fascismo, da cui è scaturita la Repubblica che nonostante tutto mi ha dato i Natali e da cui è poi nata la Costituzione a cui quotidianamente certo di rifarmi e che ostinatamente difendo.

A quali valori di ispiri?

Se non avessi la sicurezza di apparire bigotto, risponderei: "a Dio, padre e Famiglia". Mi limito pertanto a quei Valori Cristiani "normali" con cui sono cresciuto e che mi ricordano che in Italia si festeggino la Pasqua e il Natale e non il Ramadan; che la donna sia libera ed emancipata e non reclusa e velata; che vigano la giustizia e la carità Cristiana e non la legge del Taglione... E ovviamente, sul versante "laico", aggiungo le parole di un giuramento che ebbi modo di prestare qualche anno or sono, che racchiude tutto il resto: "Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina e onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni". Tanto mi basta per definirmi una persona onesta, titolata a pretendere onestà da chiunque altro, sia esso un cittadino sia esso un esponente del Vertice dello Stato. 

Cosa ti aspetti per futuro?

Sono del parere che fintantoché non si consenta al corpo elettorale di esprimersi con un voto libero, sia azzardato fare supposizioni. Quel che è certo è che qualunque risultato si otterrà alle Elezioni Politiche del 2018, sulla base di questa o di quella legge elettorale, esso rappresenterà la "conseguenza negativa" delle velleità, delle presunzioni e delle prevaricazioni perpetrate dall'Ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Sulla falsariga della domanda di apertura: oggigiorno, in Italia, senti prevalere degli ideali di Destra o di Sinistra? 

Indubbiamente, in questo mondo sempre più "incattivito", dove Politica e Diplomazia hanno le sembianze di Donald Trump, di Vladimir Putin, di Recep Tayyip Erdoğan, di Bashar al-Assad, di Kim Jong Un, di Boris Johnson, ecc. ecc. In cui l'Europa va in frantumi sull'onda lunga della Brexit e nel quale il Sud-America pare ripiombato negli anni '70 del Novecento... In Italia ha indubbiamente ripreso a spirare il vento: un vento di Destra, di una destra oltranzista ed estremista, che non sa fare altro che ispirarsi dal Passato da un lato e darsi in pasto a un Padano, Matteo Salvini, che con calcolo maniacale, parlando alla "pancia della gente", abiurando la Secessione e svestendo la propria "camicia Verde", punta dritto ad arrivare nella "stanza dei bottoni". E non è detto che il colpo della vita non gli riesca. Anzi!

E' dunque lecito aspettarsi una "Alba Dorata" in salsa Italica? Ovvero, più che "l'Italia s'è desta" potremmo affermare che "l'Italia s'è Destra"?

Tastando l'umore della gente, è evidente che il baricentro politico si stia spostando su valori tradizionali e conservatori. E non avrebbe potuto essere altrimenti dopo anni in cui la Sinistra asservita alle Finanza non ha saputo fare altro che scimmiottare le peggiori ricette liberiste in tema di Lavoro e Previdenza, né è stata in grado di farsi rispettare in Europa o di mettere un paletto in difesa dei propri confini. Ciononostante, non credo che in Patria nostra sia all'orizzonte un'Alba Dorata. Tuttalpiù un'ennesima Resurrezione di Silvio Berlusconi, "condita" dall'escalation della Lega Nord. Dopo tutto, è cosa nota, l'Italiano medio "guarda le figure", s'informa poco e male e ha la memoria corta... O meglio, ne è totalmente privo, essendo sovente privo di cervello. Ecco perché certi personaggi decotti siano destinati ad avere sempre un passato, un presente e un futuro. A tal proposito, Indro Montanelli ebbe modo di affermare: "In Italia a fare la dittatura non è tanto il dittatore quanto la paura degli italiani e una certa smania di avere, perché è più comodo, un padrone da servire. Lo diceva Mussolini: «Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori»?"

La Storia è una ruota che gira e che troppo spesso, purtroppo, si muove nel verso sbagliato. Per quanto mi riguardi, comunque, voglio ancora aver fiducia nel nostro "comune domani" di Nazione. E nel farlo, ovviamente, confido nella luce buona delle Stelle...

Del Comitato di Redazione.

P.S. Grazie a D.V.

Addendum. "Questa è l’epoca degli ismi: comunismo, capitalismo, marxismo, storicismo, progressismo, socialismo, deviazionismo, corporativismo, sindacalismo, fascismo: e nessuno s’accorge che ogni ismo fa rima con fanatismo. Questa è l’epoca degli anti: anticomunista, anticapitalista, antimarxista, antistoricista, antiprogressista, antisocialista, antideviazionista, anticorporativista, antisindacalista, antifascista: e nessuno s’accorge che ogni ista fa rima con fascista. Nessuno dice che il vero fascismo consiste nell’essere anti per principio, per bizza, cioè nel negare a priori che in ogni corrente di pensiero vi sia qualcosa di giusto o qualcosa da usare per cercare il giusto. È ad incasellarsi nel dogma, nella cieca certezza d’aver conquistato la verità in assoluto, sia essa il dogma della verginità di Maria o il dogma della dittatura del proletariato o il dogma dell’Ordine e Legge, che si perde il senso anzi il significato della libertà: unico concetto inappellabile e indiscutibile. Tant‘è vero che la parola libertà non ha sinonimi, ha solo estensioni o aggettivi: libertà individuale, collettiva, personale, morale, fisica, naturale, religiosa, politica, civile, commerciale, giuridica, sociale, artistica, di espressione, di opinione, di culto, di stampa, di sciopero, di parola, di fede, di coscienza. Al limite essa è l’unico ismo cioè l’unico fanatismo ammissibile: perché senza di essa un uomo non è un uomo e il pensiero non è pensiero”. (Oriana Fallaci)

 
 
 

L'Italia: una Nazione Clandestina.

Foto di cornell2

"Oh, miei fratelli! amate la Patria. La Patria è la nostra casa: la casa che Dio ci ha data, ponendovi dentro una numerosa famiglia che ci ama e che noi amiamo, con la quale possiamo intenderci meglio e più rapidamente che con altri, e che per la concentrazione sopra un dato terreno e per la natura omogenea degli elementi ch’essa possiede, è chiamata a un genere speciale d’azione. La Patria è la nostra lavoreria: i prodotti della nostra attività devono stendersi da quella a beneficio di tutta la terra; ma gli strumenti del lavoro che noi possiamo meglio e più efficacemente trattare, stanno in quella, e noi non possiamo rinunziarvi senza tradire l’intenzione di Dio e senza diminuire le nostre forze. Lavorando, secondo i veri principi, per la Patria, noi lavoriamo per l’Umanità: la Patria è il punto d’appoggio della leva che noi dobbiamo dirigere a vantaggio comune". (Giuseppe Mazzini)

Incipit. La Costituzione che lo scorso anno ho difeso dal tentativo di stupro perorato da Matteo Renzi & Co. dovrebbe essere interpretata per quel che è: un coacervo di diritti, doveri e prescrizioni destinate a uno Stato libero e indipendente e ai suoi cittadini. Già, i cittadini; gli Italiani prima di tutto e con essi, tuttalpiù, gli stranieri legalmente autorizzati a risiedere o a soggiornare sul territorio della Repubblica. Estendere il valore della Sacra Carta a soggetti indesiderati o indesiderabili, clandestinamente ed illecitamente giunti all'arrembaggio delle Italiche sponde non può e non deve essere. Per loro, soltanto il diritto di essere nutriti e curati il tempo necessario per poi essere aviotrasportati, in tutta sicurezza, a casa loro.

In principio fu la (scusa della) Democrazia. Guardiamoci attorno. Non v'è giorno in cui, girando per le nostre città, non ci si trovi a riflettere e ad imprecare circa le ragioni che abbiano portato l'Italia a diventare un grande campo di raccolta di masse difficilmente e, a ragione, etichettabili come "profughi", migranti o richiedenti asilo. E non v'è giorno che non si finisca per prendere atto che il nostro Paese non sia più il confine meridionale dell'Europa, bensì quello nord dell'Africa...

La responsabilità di ciò è ascrivibile a due fattori preponderanti: l'impreparazione, o meglio, la stupidità della Politica di Governo che dal 1991 in poi ha retto le sorti di Roma e soprattutto, l'improvvida decisione di agevolare il tracollo della Libia, bombardandola qua e là, presa da David Cameron, Nicolas Sarkozy e dal "Premio Nobel per la Pace" Barack Obama. Certo, non che vedessi con favore il perdurante ricatto del dittatore Muammar Gheddafi (cui un certo Silvio Berlusconi pareva invece essere ben disposto, ndr). E' indubbia, tuttavia, l'efficacia del suo Regime come "freno" alle partenze verso i porti Italiani (fatto comprovato dai dati dallo UNHCR, Alto Commissariato per i rifugiati, delle Nazioni Unite).  La Storia racconterà sempre le responsabilità di quei tre politicanti, "portatori di Democrazia a comando", accecati dalle proprie brame di gloria e potere, nate e cresciute sull'onda lunga delle cosiddette "Primavere Arabe". Parimenti, la Storia racconterà il loro mancato giudizio al cospetto del TPI, come Criminali di Guerra, non tanto e non solo per aver attaccato uno Stato Sovrano con la scusa di rendere libero il popolo, mascherando, in realtà, interessi legati ai Petrodollari (come già avvenne l'Iraq di Saddam Hussein, con Bush Jr. e Blair, ndr), quanto e soprattutto per non aver considerato le conseguenze di una "Guerra-Non-Guerra" e il "cosa fare dopo" di breve e medio periodo. Da che mondo è mondo le cose fatte in fretta riescono sempre male e ovviamente, le opzioni politico-diplomatiche, teoriche o pratiche che siano, non sono immuni da tale assunto. 

Cronaca "Nera". Non starò qui a rammentare le ragioni storiche delle sperequazione sociali ed economiche, né ogni altro malessere che affligga il Continente Nero. Lascio a sociologi, antropologi, politologi, storici ed economisti l'ingrato compito di tirare in ballo il colonialismo, l'imperialismo Franco-Britannico, quello "a stelle e strisce" e quello Sovietico di ieri, o lo sfruttamento Franco-Britannico, quello a "stelle e strisce" e quello Cinese di oggi...

Mi limito a valutare un rimedio che possa frenare prima e fermare poi, il lucroso traffico di essere umani verso l'Italia, punto d'approdo di centinaia di migliaia di persone da troppi anni. I dati più recenti e comunemente accettati, rivelano che l'80% di chi metta piede sulle nostre coste sia un "migrante/clandestino economico". Il restante 20% parrebbe essere invece un "rifugiato/richiedente asilo" (comunque clandestino, fino a prova contraria, ndr). Il condizionale è d'obbligo in quanto a fronte di certe situazioni, la difficoltà sta proprio nella chiara definizione pratica di "chi sia cosa", anche per la connivente complicità di certe Istituzioni ideologizzate e dalla "manica larga". Bisogna prendere coscienza e diffidare di chi affermi il contrario per interesse o per cieco ed insensato buonismo, che non ci sia posto per tutti e che non ci siano Risorse a sufficienza.  È una "legge" dell'Economia: quando le Risorse siano scarse, è compito della Politica di Governo quello di determinare la loro migliore allocazione, possibilmente e virtuosamente, in un'ottica di equa redistribuzione, a partire dai cittadini, ovvero di chi, in veste di contribuente, sia chiamato a sostenere la "causa" del Bilancio Statale. E ovviamente, bisogna anche tirare una riga sulla "presuntuosa speranza" di milioni di persone che in questa parte del mondo li aspetti "la bella vita" a costo zero.

"Vogliono soltanto andare in Nord-Europa". Quante volte ho sentito proferire tale corbelleria da quelli che oramai sono descritti dall'epiteto "radical chic", siano essi giornalisti, politici, teorici dell'Accoglienze sempre e comunque, folli sognatori, no-global economici "globalizzatori" delle masse e chi più ne ha più ne metta. Tali e tante le occasioni, che il conto alla rovescia è scaduto: i confini si sono chiusi, serrati, con tanti saluti. Sì, perché sulla "questione Migranti / Clandestini" è naufragata l'Europa ed è affondata l'Italia, già ai ferri corti in materia di "conti pubblici". Un colpo durissimo alle sciagurate pretese dei "buonisti a prescindere" e al Governo, sempre e comunque piegato alle "imposizioni" del Vaticano del più buonista di tutti: Papa Francesco. Non è un mistero: la Francia alza le barricate a Ventimiglia; l'Austria minaccia di schierare i blindati al Brennero; le Nazioni dell'Est e i "furono" social-democratici Paesi Scandinavi costruiscono muri, reali o diplomatici; Germania e Olanda fanno spallucce; il Regno Unito è scappato...

Frontiera colabrodo. Anche a voler essere massimamente comprensivi, è difficile capire la ragione in base alla quale sia consentito a migliaia di persone di varcare i nostri confini. In Europa, laddove sia riconosciuto lo status di rifugiato politico o di profugo - sebbene le maglie siano sempre più stringenti - non si fanno problemi ad accettare lo straniero. D'altro canto, chi non abbia diritto, di fatto non può neanche metterci piede.

Se si guarda alla Spagna, si pensa in primo luogo alle "barriere di separazione" di Ceuta e Melilla, enclave in terra Marocchina dove, attingendo a fondi comunitari, il respingimento degli irregolari è stato istituzionalizzato. Allo stesso modo, l'Ungheria ha costruito palizzate di filo spinato, ha aumentato le forze di polizia sui confini più a rischio e non si è fatta problemi a sospendere il famigerato Trattato di Dublino e a mettere in discussione il principio del primo approdo, che obbliga il Paese d'ingresso a gestire gli accessi ad accogliere chi arrivi e a valutarne la richiesta di asilo. Guardando un po' più in là, ci si ricorda dell'accordo miliardario con la Turchia del "Sultano Erdogan I, il ricattatore"... E si coglie la sperequazione dei finanziamenti accordati dalla'Unione Europea all'Italia (qualche decina di milioni di Euro, ndr) per gestire lo tsunami umano da cui è quotidianamente investita.

Nel nostro Paese, a fare la differenza in negativo è l'ignoranza dei politici e le superficialità di Esecutivi sempre in cerca di facile consenso ma del tutto incapaci di arginare gli sbarchi. Ciò ha fatto sì che il Governo Letta prima e quello Renzi poi, attraverso "Mare Nostrum" e "Triton" autorizzassero lo sbarco dei "migranti" raccolti in mare dalle navi di qualunque Paese. Migranti che, è bene sottolinearlo, per le Leggi internazionali assumono la qualità di "naufraghi" allorché siano soccorsi. Differenza non da poco.

Caos normativo, reale e presunto. Perché non c'è peggior cieco... Il Diritto Internazionale del mare fa perno sulla Convenzione delle Nazioni Unite di Montego Bay del 10 Dicembre 1982. In essa si afferma che la Sovranità di uno Stato si estenda sino alle dodici miglia nautiche dalle sue coste. Al di là di tale area, tra le 12 e le 24 miglia dalla costa, si trova la cosiddetta "fascia (o zona, ndr) contigua", dove lo Stato costiero può esercitare poteri di vigilanza doganale e sanitaria (l'Italia, mi sarei stupito del contrario, stando alla normativa vigente non ha ancora legiferato per definirne formalmente una). Oltre le 24 miglia nautiche le imbarcazioni sono legate ad una nazionalità determinata dalla propria bandiera. Ciò vuol dire che i natanti provenienti da Stati esteri siano di fatto e di diritto una sua "estensione" con annessi diritti e doveri.

La stessa Convenzione, all'art.98, obbliga gli Stati ad imporre ai comandanti delle navi che battano la propria bandiera a prestare assistenza a chiunque si trovi in pericolo in mare. Allo stesso tempo, esige che gli Stati costieri creino e curino il funzionamento di un servizio permanente di ricerca e di salvataggio adeguato ed efficace per garantire la sicurezza marittima e aerea e, se del caso, collaborino a questo fine con gli Stati vicini nel quadro di accordi regionali.

I trattati internazionali sono chiari nel determinare l’obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare senza distinguere a seconda della nazionalità o dello stato giuridico e l’obbligo della prima assistenza, ma anche il dovere di sbarcare i naufraghi in un “luogo sicuro”. Se si eccettuano gli obblighi assunti con la partecipazione alla missione Triton (che il Ministro degli Interni. Marco Minniti, ha recentemente dichiarato di essere disposto ad abbandonare, ndr), non si comprende proprio la ragione giuridico-normativa in base alla quale l'Italia debba continuare ad accollarsi l'onere di fare attraccare natanti provenienti da acque territoriali altrui (cariche di poveri Cristi certo, ma pur sempre clandestini, ndr). Specie quando si consideri che l'esistenza di un "luogo/porto sicuro", proprio in Italia, paia essere ormai d'incerta esistenza. Eppure, sia le navi militari, sia quelle delle ONG continuano a scaricare migliaia di persone alla settimana sulle nostre spiagge più meridionali. Per la cronaca, nel 2017, Malta non ha accolto alcun profugo e se la ride, impiegando un pattugliatore donatogli dal nostro Governo, per portarceli gentilmente in casa...

In tutto ciò non sono d'aiuto l'inesistenza, l'inapplicabilità o il mancato rispetto di accordi bilaterali con Egitto, Marocco, Tunisia, Algeria e Libia. Fatto che rendono ardua ogni ipotesi di "marcia indietro", unitamente al continuo ricorso all’art.33 della Convenzione di Ginevra, effettuato dalle ONG... Ovviamente, nessun clandestino sano di mente è disposto a comunicare la propria Nazionalità, confidando in tal modo per tenere in piedi la domanda per l'ottenimento dello status di profugo/rifugiato, per tanto, facendo leva sull'art.33 in base al quale “nessuno può essere espulso o respinto verso le frontiere dei luoghi ove la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a causa della sua razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o delle sue opinioni politiche”, si comprende la difficoltà a svuotare i centri di accoglienza da un lato e a frenare i "flussi" dall'altro.

Poiché per un Paese l'esercizio della propria giurisdizione nei confronti di navi straniere sospettate di trasportare immigrati clandestini in alto mare è alquanto complicato, anche in virtù delle difficoltà create dalla dualità "immigrato clandestino / naufrago", l'unica soluzione attuabile sarebbe quella di contestare il reato-non-reato di "immigrazione clandestina" al momento dello sbarco nei porti Italiani. 

Se soltanto l'Italia avesse ancora un peso nell'Unione Europea (sempre che l'abbia mai realmente avuto, ndr), la richiesta di deviare le navi su altri porti presentata da Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, avrebbe avuto esito positivo. Chiaramente, l'egoismo nazionale, che ha soppiantato la tanto sbandierata solidarietà, ha imposto il contrario anche nell'ottica di rendere il Mar Mediterraneo, una delle più congestionate rotte migratorie e di traffico di esseri umani al mondo, meno appetibile per i trafficanti.

Azione e reazione. Poiché il problema più grande per l'Europa, ma soprattutto per l'Italia, è l'oltraggiosa e confusionaria speculazione propria di diverse realtà nascoste dalla parola "ONG", la reazione non può che essere multipla: la chiusura dei porti Italiani (perché il Diritto Internazionale non può valere soltanto per noi, ndr) e l'abbandono della Missione Triton; il sequestro dei vascelli - e potenzialmente la loro confisca - con il contestuale arresto degli equipaggi e la loro denuncia, unitamente a quella degli armatori, per il reato di "associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina"; l'adeguamento del Codice Penale attraverso l'introduzione della fattispecie di reato di Vagabondaggio ed Accattonaggio che, per i clandestini presenti sul territorio, oltre ad una pena pecuniaria (difficilmente applicabile, ndr) preveda la pena accessoria dell'espulsione; l'annullamento di tutti i finanziamenti statali accordati a cooperative e associazioni di volontariato, attive nella gestione del lucroso "mercato dell'accoglienza"; la richiesta formale alla NATO di impiegare la Forza di Reazione Rapida in Libia (Paese per il quale il traffico umano vale attualmente il 30% del Prodotto Interno Lordo, ndr) preferibilmente, ma non obbligatoriamente, con l'approvazione delle due entità governative che reggono le sorti del Paese Nord-Africano (se l'Italia deve incrementare la % del PIL stanziata per l'Alleanza Atlantica, come preteso da Donald Trump, che almeno vi sia un giustificato motivo). 

Cervelli in fuga e inutili ingressi. Quando sento il Presidente dell'INPS, Tito Boeri, "spaventare" i lavoratori riguardo alla tenuta dei conti previdenziali, penso ai cosiddetti cervelli in fuga, sovente altamente istruiti e specializzati, che, abbandonato il borgo di provincia o la metropoli, abbiano deciso di crearsi un futuro altrove, sostituiti pian piano da gente a "basso costo" e non scolarizzata. Anziché prospettare l'apocalisse, taluni dovrebbero fare due conti sul Denaro dei contribuenti che si risparmierebbe, ponendo fine al flusso ininterrotto di clandestini non qualificati verso le nostre coste. Soggetti che, proprio in virtù di tale condizione, non potrebbero godere in alcun caso di un Lavoro stabile e "produttivo" di contributi pensionistici. Il problema dei costi legati all'Accoglienza "scellerata" di centinaia di migliaia di "migranti" è, allo stato, questione ben più importante delle "proiezioni probabilistiche" sulle future Pensioni.

Senza contare che in base ai dati OCSE - ad eccezione della Svizzera e del Lussemburgo, dove il valore si attesta sul 2% - negli ultimi 50 anni le ondate migratorie hanno avuto impatti sul PIL dei Paesi di destinazione prossimi allo 0%!

Il personale cambio di rotta. Un tempo ero una persona straordinariamente solidale, poi, a causa del proliferare delle assordanti teorie di una minoranza, per la quale parole come "aiuto" e "solidarietà" e verbi come "donare" ed "accogliere" valgono soltanto  al di fuori dei confini nazionali, ho deciso di passare dalla parte della Maggioranza silenziosa, per quanto ferocemente incazzata. Non possiamo stravolgere il nostro stile di vita, i nostri usi e costumi, le nostre tradizioni, i nostri valori cristiani. Né possiamo mettere a rischio la nostra sicurezza, personale, sociale o sanitaria che sia. Non abbiamo bisogno dell'arrivo di potenziali terroristi sull'onda lunga del crollo ell'ISIS. Né abbiamo bisogno di "altre Mafie". E in ultimo, ma di fondamentale importanza, dev'essere azzerata ogni discussione riguardante una follia chiamata "Ius Soli", golosa "esca" gettata in mare, come fosse un invito destinato a chi sia ancora poco convinto di dover salpare...

Al di là del vuoto dibattito politico che infiamma un Parlamento agli sgoccioli della Legislatura, ben oltre le battaglie di bandiera fatte proprie dalla Signora Presidente della Camera dei Deputati, Laura Bordini e a dispetto dei ripensamenti elettorali del "campione del Marketing di se stesso", noto alle cronache come Matteo Renzi (il quale, ultimamente, non sa fare altro che negare lo scambio imposto a Bruxelles quando sedeva a Palazzo Chigi, per cui a una maggiore Flessibilità nei conti sarebbe corrisposta la massima disponibilità all'accoglienza e che, nell'affermare: "aiutiamoli a casa loro", indossando i panni di un "Matteo Salvini 2.0", dimostra che il suo PD sia un soltanto un partitucolo in grado di scimmiottare, male, le politiche di Destra, ndr), sono dell'idea che se la pretesa di fare valere la Legge e la Legalità; se le volontà di dare voce a milioni di connazionali che non riescono ad esprimere civilmente il proprio dissenso ad Istituzioni troppo distratte ed interessate; se pretendere che il proprio Paese faccia di più e bene per i propri cittadini gridando "prima gli Italiani", vuol dire correre il rischio di vedersi affibbiare a sproposito, dai benpensanti, l'etichetta di "Fascista", beh, allora, sono disposto a correre il rischio...

Quando vi sia in gioco il futuro del mio Paese, io non mi piego e non mi spezzo.

D.V. 
 
Addendum. "C'è chi dice non è un problema, stiano pure qui, poi li sfrutta come cani... C'è chi dice non è un problema, li blocchiamo lì, non facciamo entrare più nessuno qui (...) Speriamo che sì, a noi ci lascino restare qui". (citaz. "Mi si Escludeva", Vasco Rossi)

 
 
 

"Strategia dell'Invenzione": scoppiato "il Bomba", salvata la Costituzione. E adesso parliamo di Riforme.

Foto di cornell2

"Agire come Bartebly lo scrivano. Avere sempre una preferenza per il NO. Non rispondere a inchieste, rifiutare interviste, non firmare manifesti perché tutto viene usato contro di te in una società la quale è chiaramente contro la libertà dell’individuo e favorevole al malgoverno, la malavita, la mafia, la camorra, la partitocrazia. Che ostacola la ricerca, la cultura, una sana vita universitaria. Dominata dalla Burocrazia, la polizia, la ricerca della menzogna, la tribù, gli stregoni della tribù, gli arruffoni, i meridionali scalatori, i settentrionali discesisti, i centrali centripeti, la Chiesa, i servi, i miserabili, gli avidi di potere a ogni livello, i convertiti, gli invertiti, i reduci, i mutilati, gli elettrici, i gasisti, gli studenti bocciati, i pornografi, i poligrafi, truffatori, mistificatori, autori ed editori. Avere come preferenza assoluta il rifiuto, ma senza specificare la ragione del rifiuto, perché anche questa verrebbe distorta, annessa, utilizzata. Rispondere: 'Preferirei di NO.' Non cedere alle lusinghe della televisione. Non farsi crescere i capelli, perché questo segno esterno classifica e l'azione può essere neutralizzata in base a questo segno. Non cantare, perché le canzoni piacciono e vengono annesse. Non preferire l’amore alla guerra, perché anche l’amore è un invito alla lotta. Avere preferenza per il NO. Non adunarsi con quelli che la pensano allo stesso modo, migliaia di preferenze negative isolate sono più efficaci di milioni di preferenze negative in gruppo. Ogni gruppo può essere colpito, annesso, utilizzato, strumentalizzato. Alle urne mettere la scheda bianca sulla quale si sarà scritto: Preferisco di NO. Sarà il modo segreto di sentirti definitivamente sereno; e forse quelli del “sì” cominceranno a chiedersi che cosa non viene apprezzato nel loro ottimismo". (Ennio Flaiano)

 
Un incontro con D.V. - Del Comitato di Redazione
 
Or dunque, eccoci qua ad analizzare l'Italia del post-Referendum sulle Riforme, dopo la schiacciante vittoria del NO in difesa della Costituzione Repubblicana. Indiscutibilmente, il tuo impegno è stato premiato. Indubbiamente, hai trionfato. Non trovi? 
 
Beh, in effetti non posso negare di far parte della folta schiera dei cosiddetti "vincitori", soprattutto perché sono consapevole che la mia opera di divulgazione e d'invito alla riflessione, unitamente alla volontà di fare opinione contro decisioni già prese e impacchettate, spacciate con la panacea contro ogni male, alla lunga abbia dato i frutti sperati. Credo di aver onorato l'opera e la memoria di un giurista illuminato come Piero Calamandrei. Tuttavia, preferisco pensare che la vera vincitrice sia stata solo e soltanto la Sacra Carta. Detto ciò, per contrappasso è bello pensare che ad aver perso siano state la supponenza, la saccenteria, la presunzione e l'arroganza proprie degli avversari. Già perché, nonostante le avessero provate tutte, hanno raccolto il nulla. E ancora stentano a crederlo! In un certo qual modo, hanno la faccia tosta di ritenere di non aver perso, come se la "legge dei numeri" non avesse emesso la propria sentenza. Eh, no. La matematica non è un'opinione. Neppure in Politica.
 
C'è stato qualcosa che ti ha infastidito nell'interminabile campagna elettorale che ha preceduto il voto?
 
In tutta onestà, ve ne sono state ben più di una. La prima cosa ad avermi infastidito è stata la faccia di Matteo Renzi servita a colazione, a pranzo e a cena da tutti i media, con la RAI, che ancora porta l'etichetta di televisione pubblica, schierata in prima fila al suo fianco. Un'esagerata sovraesposizione che sebbene non gli abbia giovato, è stata davvero insopportabile. Assurdità del tipo" Matteo che fa cose, vede gente... E mette mano alla Costituzione per il nostro bene". In secondo luogo non ho tollerato l'intromissione di politici d'oltre-confine come Barack Obama e Angela Merkel, unitamente alle calcolate prese di posizione di Banchieri, Finanzieri, Managers e faccendieri.. Inoltre, ho provato una certa rabbia, più che sorpresa, per il voltafaccia di Roberto Benigni sulla "Costituzione più bella del mondo". Una scelta, la sua, su cui potrei scrivere un commento enciclopedico, ma sulla quale preferisco tacere per decenza e per rispetto verso il geniale comico "che fu". Non mi è piaciuto neppure che dalle schiere degli arruffapopoli per cui "bastava un sì", si sia inteso descrivere chi volesse votare NO come dei difensori della Casta, come dei privilegiati impegnati in difesa della propria poltrona, o come degli sprovveduti. In base alla loro logica, evidentemente "liberal" a fasi alterne, è un po' come dire che a ritenere inumano e degradante il 41-Bis, si sia giocoforza mafiosi. Un'idiozia pura e semplice. Cittadini "contro" esistono ed esisteranno sempre e non sono affatto rari quelli che dicono e che diranno NO per ragionata convinzione e per illuminata consapevolezza.
 
Incredibile ma vero, dopo anni di calo senza freni, la percentuale di Partecipazione al voto ha fatto segnare una sorta di "record". Un flusso di ritorno verso l'alto. Come te lo spieghi?
 
Non vorrei ripetere cose già dette, ma è evidente che al di là dell'importanza del quesito, l'elettorato abbia colto l'occasione per inviare un messaggio al Governo di Matteo Renzi: dalla politica economica a quella del Lavoro passando per la fallimentare gestione dell'Immigrazione, è giunta una bocciatura senza "esame di riparazione a Settembre". E in tutto ciò, il principale colpevole della débâcle è stato proprio il "Presidente del Consiglio nostro malgrado", il quale, colto da delirio di onnipotenza, nelle sue quotidiane lezioni di "Marketing di se stesso", aveva scelto di "personalizzare" il Referendum come giudizio sul suo operato, ordinario e costituente, salvo poi rimangiarsi le sue affermazioni al riguardo, in uno scialbo tentativo di salvare capra e cavoli. Ha scelto egli stesso di immolarsi in una lotta "tutti contro uno" ed era ovvio che rimanesse "asfaltato".
 
L'Italia è ancora una Democrazia dunque. I principii ispiratori e i suoi valori sono ancora di casa, nonostante tutto. Cosa ne pensi?
 
Fondamentalmente, la Democrazia alberga ancora nel nostro Paese e il merito è tutto dei cittadini che non si sono piegati agli eventi. Pare incredibile, ma è così. E' straordinario come milioni di Italiani si siano stretti e abbiano assestato un gancio in faccia a un "contro-Potere costituito", prono al volere della Finanza. Una cosa che strugge davvero il cuore. Anni fa, a fronte di un bivio politico e generazionale come quello rappresentato dal Referendum, probabilmente avremmo assistito a qualche "scoppietto", qua e là... Insomma, un attentato riuscito, qualche artificioso ordigno inesploso, tanto per dare forza agli "uomini delle Istituzioni" e al loro tornaconto, nella più classica strategia della tensione. Oggigiorno, tuttalpiù, abbiamo toccato mano la "strategia dell'invenzione" in cui tutto era verità assodata soltanto perché taluni pretendevano che così dovesse essere. Se certe "marchette"  economiche a mo' di Achille Lauro e se certe operazioni di propaganda attraverso la televisione pubblica le avesse proposte, che so, Silvio Berlusconi, avremmo visto le ergersi le barricate su una certa parte dell'emiciclo Parlamentare. Invece... Invece, con Matteo Renzi tutti calmi e sereni a Sinistra. Ma tant'è. Quel  che mi conforta è che anziché le bombe, stavolta a saltare in aria sia stato soltanto "il bomba". Con tante grasse risate di giubilo.
 
Con la "Democrazia del Populismo" sempre più in voga nel mondo, il "rischio Tirannide" è sempre attuale? 
 
Le Tirannidi di Governo hanno fatto la Storia dell'umanità. Da Alessandro Magno a Napoleone, da Giulio Cesare al nugolo di dittatori del XX secolo. Per questo, nonostante si tenti d'imbellettare le società moderne come realtà pregne di libertà, è bene non dare tutto per scontato. Restando al nostro Paese, sono convinto che se il rischio di "un uomo solo al comando" sia stato temporaneamente scampato, il merito sia da attribuirsi in buona parte al web. Come dire: Internet ha avuto un ruolo fondamentale. A dispetto di quanto abbia affermato di recente Giorgio Napolitano, i "clic" contano e la Democrazia liquida è una realtà con cui la "vecchia Politica" o meglio, con cui il vecchio modo di far Politica non è riuscito a fare per tempo i conti. Non è bastato il Renzi "twittatore" spregiudicato, né sono stati sufficienti i siparietti (le e-news, ndr) settimanali dello stesso. E' per questo che ritengo opportuno non abbassare la guardia, impedendo che in un futuro più o meno prossimo, qualche "novello censore" travestito da inflessibile giudice della pubblica decenza, perori la causa della limitazione della libertà comunicativa della Rete. Sarebbe la fine di tutto. Sarebbe l'alba dell'illiberalità fatta Ordinamento. Non dimenichiamo che la cosiddetta "anarchia" del web, ivi compresa quella informativa, sia la sua forza e che su tale forza sbocci e maturi l'istinto dei popoli.
 

Tornando al responso dell'urna e alle conseguenze sul Governo, hai apprezzato il "passo indietro" di Matteo Renzi?

 
Beh, lasciami dire che più che un passo indietro il suo sia stato un "passo di lato"... Si è soltanto eclissato dopo la sua personalissima "Waterloo" in attesa di più fausti eventi. Con le sue dimissioni, attese dai più, ha voluto inviare un messaggio ai suoi detrattori e al suoi sostenitori, per dimostrare di essere differente da certi suoi predecessori a Palazzo Chigi. Differenza tutt'altro che realistica, come dimostrato sia dal previsto tentativo di reincarico di Governo, inscenato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sia dalla continuità data al suo Esecutivo dal successore, Paolo Gentiloni. Per quanto mi riguardi, il suo formale atto di auto-dimissionamento "per ripicca" non è grave quanto il fatto di essere entrato a Palazzo Chigi a spese di Enrico Letta ("Enrico stai sereno", ndr) e senza essere stato eletto in Parlamento. A dispetto di quanto credano tanti "giuristi della Domenica" so benissimo come funzioni la designazione della Quarta Carica dello Stato, pur tuttavia, anche a voler dare un'impronta "tecnica" alla sua designazione, è complicato, se non impossibile, determinare quali siano queste famigerate "capacità tecniche" riconosciutegli a suo tempo da Giorgio Napolitano...
 
Colgo dalle tue parole una netta convinzione che non sia calato il sipario sul suo futuro politico. A tuo modo di vedere, come si "riposizionerà"? 
 
Indubbiamente, Matteo Renzi è vivo e lotta contro di noi. Mai ho ipotizzato che egli avesse seriamente intenzione di dire addio alla politica. Era ed è destinato a restare, perché il Potere dà alla testa; il Potere ubriaca... "Il Potere logora chi non ce l'ha", era solito affermare un tale che di Potere pluriennale, multiforme e "tentacolare" se ne intendeva assai. La cosa che non riesco tuttora a comprendere è che ci faccia nel PD, ovvero in quell'accozzaglia (questa sì, davvero tale, ndr) originata da un partito comunque glorioso, quale il PCI di Enrico Berlinguer seppe essere ben oltre ogni ideologia. Lo vedrei meglio in Forza Italia, assieme ai boriosi esponenti del suo "Giglio Magico", come successore dell'ex-Cavaliere. Ai miei occhi, Renzi è infatti un piccolo Berlusconi riveduto e corretto. Anzi, "scorretto"... Dopo tutto, di David Cameron - causa ed effetto della Brexit, caduto in disgrazia per sua stessa mano - ne esiste soltanto uno e vive nel Regno Unito. Sarà comunque interessante vederlo ancora in campo, nel tentativo di frenare l'incontrastabile ascesa del Movimento Cinque Stelle. Movimento tremendamente bisognoso di un avversario "esterno" con cui incrociare la spada, per evitare lotte fratricide al suo interno, proprio mentre si accinge a diventare una potenziale forza di Governo. 
 
Riguardo al Movimento Cinque Stelle, sei d'accordo con Beppe Grillo che chiede Elezioni Politiche subito? 
 
Vorrei ma non posso. Infatti, nonostante consideri un non-sense qualunque "Governo di scopo" - poiché un Governo è tale finché goda della Maggioranza in Parlamento, senza limiti e senza preordinate date di scadenza - l'eventualità d'indire nuove elezioni con due diverse leggi elettorali, una per la Camera dei Deputati (l'Italicum, ndr) e una per il Senato (il Consultellum, ndr), proporrebbe un rischio altissimo di ingovernabilità. Evento infausto che comunque l'Italia non può permettersi. Anche perché se fino ad ora i Mercati non si sono scatenati non è detto che non possano farlo. Dopo tutto l'incertezza è la chiave della Speculazione. Nel Regime di Democrazia sospesa vigente ormai da oltre un lustro, consapevoli di aver salvato la Prima delle Leggi dallo scempio e preso atto della sceneggiata Renziana, tanto vale tenere duro fino alla scadenza della Legislatura, con gli occhi ben aperti che ogni velleità di modificare la Legge Elettorale non vada a scapito del M5S. Renzi si è scottato, ma non si è bruciato. Spetta proprio ai "Grillini" il compito di tenerlo sulla graticola in attesa del 2018.
 
Hai qualche idea circa la "migliore legge elettorale" da dare all'Italia?
 
Allorché la Consulta cancellò le storture del vil "Porcellum", dichiarando in via mediata l'illegittimaità del Parlamento in carica, vidi con favore il temporaneo ritorno al "Mattarellum", o, in alternativa, l'adozione del "Consultellum" scaturito dalla sentenza della Corte stessa. Ora come ora, mentre si ripensa il mai applicato Italicum, per paura che il M5S possa "prendersi l'Italia", sono dell'idea che si debba riabbracciare il Sistema Proporzionale e di riporre nel cassetto il Sistema Maggioritario, che in passato ebbe pur modo di entusiasmarmi. Dopo tutto, è dimostrato dagli eventi, che la presunta Governabilità assicurata da quest'ultimo sia quantomai discutibile. A parte il caso eccezionale rappresentato dal Referendum del 4 Dicembre scorso, il Partito dell'astensione è il primo del Paese. Ciò, in quanto l'elettore medio è stanco di sentirsi parte di schieramenti "minestrone" che, nel nome di un bipartitismo mai nato, l'hanno accomunato a persone ed idee troppo diversi. L'Italia è un Paese in cui è fortemente radicato il Parlamentarismo, ergo, credo che l'adozione di una legge elettorale Proporzionale che preveda uno sbarramento del 5%, il voto di preferenza, la determinazione della Coalizione d'appartenenza prima del voto, il "Vincolo Di Mandato" in capo agli eletti e una "Norma Anti-Ribaltone", con decadimento automatico per chi decidesse di tradire il voto elettorale, possa essere la soluzione più giusta e democratica. E ovviamente, a contorno, nessuna pendenza con la Giustizia e limite di eleggibilità per due Legislature consecutive. 
 
Usi spesso l'aggettivo "Sacra" nel parlare della Costituzione. E' forse un "totem" inviolabile?
 
A mio giudizio, vorrei fosse ben chiaro, la Costituzione dovrebbe essere prima di tutto applicata e realizzata nei suoi dettami. La sua chiarezza è la sua forza e non occorre certo perdersi nei meandri delle interpretazioni. Ogni Governo e ogni Parlamento che fino ad oggi abbiano lasciato "mute" certe sue prescrizioni si sono di fatto posti al di fuori della Costituzione stessa. E ovviamente, continuare cercare una "modifica di parte" non condivisa e affatto ponderata, non è la soluzione. E' la via verso la contrapposizione; verso la spaccatura; verso il disastro. Non è con lo stravolgimento di 47 articoli su 139 che sorgerà l'Italia di domani. Ciò premesso, rispondendo alla tua domanda, non ritengo che essa sia un totem inviolabile. Sebbene dopo settant'anni la trovi ancora potente e affascinante sono dell'idea che qualche ritocco possa "ringiovanirla" e mantenerla al passo coi tempi.
 
Se dovessi essere tu a proporre delle Riforme della Costituzione, da che parte cominceresti? 
 
Per prima cosa, renderei il voto obbligatorio per responsabilizzare l'elettore. E' fin troppo facile infatti, cedere al disimpegno e alla polemica sterile, quando si rinunci alla partecipazione attiva al funzionamento delle Istituzioni e dunque della Comunità d'appartenenza. In secondo luogo vedrei con favore l'abbassamento a sedici anni del limite normativo sulla maggiore età, cosicché la conseguente "estensione" dell'art.48 possa consentire il voto a cittadini più giovani. Ciò, al fine di soppesare lo sbilanciamento generazionale causato dall'invecchiamento della popolazione. Inoltre, se non fosse che l'Italia sia notoriamente la "Patria del voto di scambio", nel rispetto del principio della segretezza sarei favorevole al voto on-line, con pensionamento di carta e matite copiative. E proprio in forza della Responsabilizzazione dell'elettore (nonché di un pragmatismo economico che eviti di buttare il denaro alle ortiche, ndr), cancellerei il quorum nei Referendum abrogativi.
 
E riguardo agli Organi Costituzionali, come riterresti opportuno intervenire? 
 
Credo che per realizzare davvero una "Seconda Repubblica" pienamente qualificabile come tale, ogni intervento debba essere mirato e minimale. Ad esempio, pur senza modificarne poteri e prerogative, vedrei con favore l'elezione diretta del Capo dello Stato. Come dire: chiamerei ad esprimersi il "popolo sovrano" in luogo del Parlamento. Sarebbe un modo virtuoso per interrompere lo scollamento tra le Base e il Vertice. Riguardo alla Consulta, ridurrei a 9 il numero dei suoi componenti. In Parlamento, sarei favorevole alla riduzione di 2/3 del numero deputati e senatori e gradirei la contestuale riduzione delle loro diarie a 1/3  di quelle correnti. Si potrebbe optare per il Monocameralismo puro o si potrebbe lavorare, seriamente, in favore del Bicameralismo differenziato, trasformando il Senato sul modello del Bundestrat Tedesco (quello vero, non quello spacciato come tale dalla Riforma Boschi, ndr). D'altro canto, ridurrei ulteriormente, magari cancellandolo del tutto, il privilegio chiamato "immunità parlamentare". In quanto al Governo, partirei col fissare un limite alle richieste di Fiducia possibili nell'arco di una Legislatura: non più di cinque, per ridare alla discussione Parlamentare il valore che merita e per evitare tutti gli abusi che conosciamo. Inoltre, per porre fine ad un'assurda de-responsabilizzazione dell'Esecutivo nel suo insieme, cancellerei lo pseudo-istituto della "Sfiducia Individuale", inventato di sana pianta dalla Corte Costituzionale ai tempi del Governo Dini, per destituire il Ministro di Grazia e Giustizia di allora, Filippo Mancuso. Perché a mio parere, nel rispetto degli intendimenti dei Padri Costituenti, per i Ministri dovrebbe valere il motto dei moschettieri: "tutti per uno, uno per tutti". Lasciami dire, infine, che io non veda affatto con favore il mantenimento del pareggio di bilancio introdotto in fretta e in furia dal Governo Monti. Ciò, non perché faccia parte del "Partito della Spesa Pubblica", ma perché tale vincolo impedisca a qualunque Governo di applicare "ricette Keynesiane" di sostegno della domanda, in periodi di Recessione Economica. Tale scelleratezza dovrebbe essere spazzata via.
 
Si è parlato tanto, sovente a sproposito di abolizione delle Province, di riduzione del numero di Regioni, di conflitto di attribuzione e di "interesse nazionale". Come ridisegneresti la geografia dello Stato?

Mi rallegro che con la tua domanda tu mi abbia posto innanzi all'infinita discussione sul Titolo V. Partendo da lontano, tornando per un attimo al Risorgimento, credo che nonostante ci si affanni a sperare altrimenti, il nostro Paese resti profondamente diviso, quasi a ricalcare lo status quo antecedente al 1861. E probabilmente, a ben guardare, l'idea di Carlo Cattaneo di fare dell'Italia uno Stato federale sul modello Svizzero si sarebbe rivelata migliore di quella, poi adottata, di Stato centralista di stampo Francese.

Per prima cosa vedrei dunque con favore l'aggiunta dell'aggettivo "federale" all'art.1 ("L'Italia è una Repubblica Democratica e Federale fondata sul Lavoro...", ndr). Non certo perché abbia o abbia mai avuto simpatie per chi faccia della Secessione il punto focale del proprio Statuto, ma per la volontà di restituire valore alle autonomie locali, in un contesto di unitarietà indissolubile. Riterrei poi opportuna una nuova suddivisione amministrativa dello Stato, agendo sul Titolo V, mediante una riduzione del numero delle Regioni a non più di sette (Regioni che, prendendo spunto dal nostro passato, potrebbero assumere denominazioni di carattere storico. Ad esempio: "Repubblica" Sabauda; R. Cisalpina; R. Serenissima; R. Medìcea; R. Borbonica; R. di Sardegna e R. di Sicilia, ndr), magari assegnando a Roma  uno status simile a quello di Washington D.C. Ragioni di bilancio e di buona amministrazione impongono di dire addio alle venti Regioni che conosciamo e alle assurde disparità esistenti tra Regioni ordinarie e Regioni a Statuto Speciale. E ovviamente, senza ritornare al principio dell'interesse nazionale (come invece avrebbe preteso di fare, attraverso la famigerata "Clausola di Supremazia", il progetto di riforma respinto dall'elettorato, ndr) sarebbe utile smussare le storture sulle competenze Stato-Regioni, create dalla pasticciata riforma voluta dal Centro-Sinistra nel 2001. Ciò è indubbio e indiscutibile.

Fatte le dovute considerazioni, il tuo potrebbe apparire come un vero e proprio Manifesto Politico; un punto di partenza per il programma di qualche partito desideroso di un cambiamento condiviso, che non rinunci alla Costituzione lasciataci in dote e che non punti a ridurre la Democrazia in Italia. Sbaglio?

Ho sempre nutrito il massimo rispetto nei confronti dell'Assemblea Costituente e guardo sempre con favore al risultato normativo del suo lavoro. Per questo ritengo che qualsiasi scelta che ne intacchi la forma e la sostanza non possa e non debba essere accettata, se non partendo dal principio della condivisione. Ovviamente, i miei sono soltanto spunti e suggerimenti. Qualora fossero ritenuti utili ne sarei certamente lieto. 

Leggendo i tuoi articoli credo di poter affermare, senza rischio di smentita, che il Movimento Cinque Stelle goda della tua preferenza politica. Non è così?

In tutta onestà, non posso negarlo: nel buio della "notte della Repubblica", guardo sempre con fiducia e con rinnovata speranza verso le stelle... 

Hai mai pensato di darti alla "carriera politica"? Tra tanti pseudo-riformatori e auto-celebrati statisti, potresti fare la differenza.

Beh, che dire? Citando Max Weber: "Ci sono due modi di fare il politico: si può vivere per la politica oppure si può vivere della politica"...  A dispetto delle folte schiere di azzeccagarbugli alberganti in Parlamento, io preferisco vivere "per" la politica, limitandomi al ruolo di suggeritore dietro le quinte, per quanto nelle mie possibilità di cittadino qualunque. Se poi un giorno dovessi sentirmi più utile sul campo, non esiterei a passare dalla parola ai fatti... Dopo tutto, mai e poi mai potrei tirarmi indietro al cospetto di un comune causa di vita chiamata "Italia".

Del Comitato di Redazione. 

P.S. Grazie a D.V. 

 
 
 

"Gli Asfaltati"! Il NO ha vinto; un sì non li ha salvati...

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"Il solo aspetto della propria condotta di cui ciascuno deve rendere conto alla società è quello riguardante gli altri: per l'aspetto che riguarda soltanto lui, la sua indipendenza è, di diritto, assoluta. Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l'individuo è sovrano (...) L'inclinazione degli uomini, siano essi governanti o semplici cittadini, a imporre agli altri, come norme di condotta, le proprie opinioni e tendenze è così energicamente appoggiata da alcuni dei migliori e dei peggiori sentimenti inerenti all'umana natura, che quasi sempre è frenata soltanto dalla mancanza di potere; e poiché quest'ultimo non è in diminuzione ma in aumento, dobbiamo attenderci che, se non si riesce a erigere una solida barriera di convinzioni morali contro di esso, nella situazione attuale del mondo il male si estenda (...) Mentre ciascuno sa benissimo di essere fallibile, pochi ritengono necessario cautelarsi dalla propria fallibilità, o ammettere la supposizione che una qualsiasi opinione di cui si sentano del tutto certi possa essere un esempio di quell'errore di cui si riconoscono soggetti (...) Il reale vantaggio della verità è che quando un'opinione è vera la si può soffocare una, due, molte volte, ma nel corso del tempo vi saranno in generale persone che la riscopriranno, finché non riapparirà in circostanze che le permetteranno di sfuggire alla persecuzione fino a quando si sarà sufficientemente consolidata da resistere a tutti i successivi sforzi di sopprimerla (...) Tra gli uomini l'unilateralità è sempre stata la norma, la multilateralità, l'eccezione; quindi anche nelle rivoluzioni dell'opinione una parte della verità generalmente tramonta al sorgere di un'altra. Persino il progresso, che dovrebbe assommarle, nella maggior parte dei casi si limita a sostituire una verità parziale e incompleta a un'altra; e il miglioramento consiste soprattutto nel fatto che il nuovo frammento di verità è piú richiesto, piú adatto alle necessità dell'epoca di quello che sostituisce (...) Lo spirito di progresso non è sempre spirito di libertà, perché può cercare di imporre a un popolo dei mutamenti indesiderati; e, nella misura in cui oppone resistenza a questi tentativi, lo spirito della libertà può allearsi localmente e temporaneamente con chi si oppone al progresso; ma la libertà è l'unico fattore infallibile e permanente di progresso, poiché fa sí che i potenziali centri indipendenti di irradiamento del progresso siano tanti quanti gli individui (...) I mali cominciano quando il governo, invece di far appello ai poteri dei singoli e delle associazioni, si sostituisce ad essi; quando invece di informare, consigliare, e talvolta denunciare, impone dei vincoli, ordina loro di tenersi in disparte e agisce in loro vece (...) La tendenza generale del mondo è quella di fare della mediocrità la potenza dominante (...) Il valore di uno Stato, a lungo andare, è il valore dei singoli che lo compongono". (John Stuart Mill)

Incipit. L'impegno a non piegarsi, col rischio di spezzarsi, fatto proprio da pochi temerari Don Chisciotte - dati troppo presto per sconfitti - alla lunga ha dato i suoi frutti. Dopo sette mesi di sciagurata Campagna Elettorale governativa, la "Politica del popolo" ha nuovamente prevalso contro le velleità reazionarie di un Vertice insolente e non rappresentativo. Dalla virtù di un nugolo di eroi indefessi è montata la reazione della maggioranza. Una maggioranza che ha espresso, forte e chiaro, il proprio "NO". Grazie a tutti i cittadini che fin dal principio abbiano creduto nelle proprie idee. Grazie a tutti gli elettori che con il loro "NO" abbiano dato prova che "Partecipazione" non sia affatto una parola vuota, ma che essa rappresenti ancora la chiave della Democrazia. 

Cominciamo dalla fine. E' stata un'impresa ardua, al limite dell'impossibile. Da una parte il "plotone di esecuzione": il Governo; la Maggioranza Parlamentare; il Potere Industriale; le Cancellerie e le Ambascerie Estere; le Banche e l'Alta Finanza; le Agenzie di Rating; i maggiori quotidiani nazionali e esteri; "VIPs" o pseudo-tali arruolati ad arte (o auto-arruolatosi per proprio tornaconto, nel tentativo di risalire la china di un "anonimato in divenire", ndr). In aggiunta, qualche milione di elettori caduti nella "trappola" di un progetto di Riforma della Costituzione talmente raccapezzato da sfiorare il ridicolo, architettato per puro calcolo di convenienza dei "gerenti il Potere", comunque transitori per definizione... Dall'altra, i "predestinati alla fucilazione": i cittadini non piegatisi ad accettare l'inaccettabile; l'ultimo argine democratico; l'ultima barricata a difesa della "Legge delle Leggi". 

Risultato del Referendum del 4 Dicembre 2016: il No trionfa col 59,1%; il Sì cede il passo col 40,9%. Agli sconfitti, nessun "onore delle armi".

Giorgio Napolitano. Ha fatto di tutto affinché lo scempio si compisse, sia in veste di Presidente della Repubblica, sia in quella di Senatore a vita, eppure, alla fine, per la somma gioia del popolo, il "Re senza Regno" è stato spodestato da un trono sul quale aveva avuto l'ardore di sedersi senza diritto. Indubbiamente, l'ex-Capo dello Stato rappresenta il primo della schiera degli sconfitti, in quanto "deus ex machina" del tentativo andato a vuoto di disfare la Costituzione. Egli, che aveva accettato un inusuale, secondo mandato Presidenziale, per di più a termine, per poter "gestire" il progetto di revisione dal Vertice dell'Ordinamento. Un atto che, in un Paese "normale", avrebbe dovuto comportare la sua messa in stato d'accusa per aver Attentato a quella stessa Costituzione sulla quale aveva giurato. Con questa "fine dei giochi", per lui malauguratamente inaspettata, certi che la Storia non lo ricorderà come il miglior Presidente, né come un saggio riformatore o un fine statista, la cosa più entusiasmante è che finalmente si vada a concludere la sua ultra-decennale carriera politica. E' bastata una bella croce, piazzata al posto giusto e il futuro si è magicamente compiuto.

Matteo Renzi. Probabilmente, il suo rimpianto più grande resterà per sempre la scelta di aver voluto "personalizzare" l'appuntamento referendario, legando il proprio destino politico al responso dell'urna. "Mr. 40%", che tanto di era beato del risultato raccolto dal PD alle ultime elezioni europee, ha ricevuto indietro, con tanto di interessi, l'eccesso di presunzione distribuito a piene mani da allora in avanti, con o senza slides... Nonostante sia giunto a Palazzo Chigi per una "manovra di Palazzo", avrebbe potuto condividere le scelte con le Forze di Opposizione, invece si è arroccato sul suo piedistallo, assieme agli intendimenti di vestire in solitudine i panni di novello Padre della Patria; "uomo solo al comando", salvatore della Repubblica... Ora non importa cosa deciderà di fare, da qui a dieci anni. Che mantenga la parola o meno, sarà lui a doversi guardare allo specchio ogni mattina, fino alla fine dei giorni. Matteo stai sereno... "Ciaone!

Maria Elena Boschi. Nota alle cronache per aver dato il nome al progetto di legge di stravolgimento di 47 articoli della Costituzione Repubblicana, la Signora Ministro delle Riforme potrà finalmente mettere un freno alla sua nota superbia mediatica... Partita in quarta in difesa della "sua" riforma, è stata infine messa in disparte dal "principale" perché ritenuta più dannosa che utile alla "causa". Qualunque sia il destino della sua fulminea ed inspiegabile carriera politica poco importa: meteora o meno dell'emiciclo Parlamentare, la speranza è che trovi finalmente l'anima gemella, metta su famiglia e si trovi un impiego in banca. Magari in quella del babbo, che certamente l'accoglierà a braccia aperte, senza oneri ma con tutti gli onori (tanto paga Pantalone, ndr). Begli occhi e sfrontatezza da vendere, ma la Politica è una cosa seria. 

Denis Verdini. Tra i vantaggi della vittoria del NO ve n'è uno che vale una vita: aver impedito che un politicante con diverse grane con la Giustizia potesse essere ricordato, in futuro, come un riformatore lungimirante ed illuminato... E ovviamente, che il suo nome fosse impresso nei libri di Storia assieme a quelli di Piero Calamandrei e Benedetto Croce. Sconfitto sul filo di lana, a un passo dal traguardo, non si può fare altro che auspicare che, prima o poi, la sua carriera politica volga al termine, se non per ragioni anagrafiche, magari per "ragioni processuali" passate in giudicato... Quando non si vedrà più spuntare la sua faccia tra gli scranni, si potrà tranquillamente affermare senza ombra di dubbio che in Parlamento si respiri aria nuova. Dopodiché, impedito da ogni tentativo di far macello della Prima delle Leggi, potrà tranquillamente riprendere il giovanile lavoro di "macellaio". Anche i vegani di sicuro apprezzerebbero...

Romano Prodi. Il "professore" per gli amici; il "mortadella" per i nemici; il politico Democristiano demolitore dell'IRI; il Presidente del Consiglio "causa dell'Euro-tribolazione" messa in conto agli Italiani; il Capo dell'Opposizione che si schierò apertamente per il NO contro la "Devolution" Berlusconiana del 2006, scrivendo ai propri elettori: «Ogni futura modifica dovrà essere coerente con i principi e valori della Costituzione e dovrà essere sostenuta e approvata dal Parlamento a larghissima maggioranza». Che dire? Probabilmente ciò sarebbe stato sufficiente per affermare, pacatamente e serenamente, di aver applaudito al suo "siluramento" e al conseguente "affondamento", ad opera dei fantomatici 120 franchi tiratori, allorché un paio d'anni or sono il suo nome spuntò tra quello dei papabili per il Quirinale. Eppure, è impossibile negare che la sua prona accettazione del "meglio poco che niente", abbia avuto un qualcosa di disgustoso. 

Barack Obama. Aveva fatto sperare il mondo, al grido di "Hope" e "Change"... Probabilmente, avvantaggiandosi del fatto che proprio il mondo fosse stanco delle giochi di guerra di George W. Bush e Donald Rumsfeld. Eppure, alla fine, di Barack Obama resterà un ricordo fatto di tante ombre, sia sul piano interno (ombre da cui è scaturito il "Trumpismo", ndr), sia sul piano internazionale. Tra queste ultime, l'insolita e "antisportiva" scelta di schierarsi apertamente in favore di una parte, su una questione di politica interna propria di un Alleato, estranea, almeno formalmente, all'interesse a stelle e strisce... "Formalmente", in quanto nella sostanza, che l'Italia potesse far conto su un Governo Italiano decisionista e un po' meno democratico, sarebbe stato assai utile a Washington, in special modo sul piano commerciale, energetico e militare. Anche ad aver voluto avere per forza dei dubbi in positivo, sulla sua Amministrazione, l'endorsement verso Matteo Renzi non ha lasciato speranze di riabilitazione a fine mandato. Si è impegnato (poco e male) e non ha raggiunto il proprio scopo... Bocciato!

Angela Merkel e Wolfgang Schäuble. Che dire? Attenti a quei due. Perché la loro impertinenza, talvolta, raggiunge dei livelli da primato assoluto. Guardi alla Germania e ben oltre il rigore dei conti e al di là delle "bacchettate" riservate ai Paesi poco parsimoniosi come il Nostro, pensi all'interesse nazionale tutelato e protetto a spese di quello altrui. Un'Europa "Germanocentrica" piace a pochi, quasi a nessuno. Grecia o Italia poco cambia nelle teste della Cancelliera e del suo Ministro delle Finanze: meno Democrazia, più Plutocrazia. Meno Potere al popolo "plebeo", più Potere al Ras di turno. Ecco spiegata, semplicemente, la ragione per la quale entrambi abbiano preso posizione in favore di Matteo Renzi. Perché da una riforma della Costituzione di stampo reazionario, avrebbero dovuto discenderne delle altre, messe in conto, come al solito, a cittadini inermi. Dalla Grande Germania all'Europa di stampo Teutonico, l'idea di un "uomo solo al comando" va ancora di moda a Berlino. Ma stavolta hanno fatto male i conti. E tra i prossimi a saliere sulla graticola dell'urna, ci saranno proprio loro...

Jean-Claude Junker. C'è poco da dire: un Presidente della Commissione Europea messo lì non per caso, come un passacarte ad uso e consumo delle banche e dei Potentati Finanziari. Persone come lui, auto-refenziali, vanesie e distanti anni luce dai cittadini, hanno affossato il sogno di un'Europa unita. Insomma, un burocrate tra i tanti di stanza a Bruxelles, che, come il peggior "democristiano" del tempo che fu, senza voler dichiarare il suo appoggio a Matteo Renzi, con cui tanti battibecchi senza contraddittorio ha avuto davanti alle telecamere, ha pensato bene di dichiarare che non avrebbe votato NO. Un'implicita preferenza per il Sì, che ha certamente giovato alla causa dei difensori della Costituzione Italiana così com'è. Bisognerebbe omaggiarlo con una cassa di vino. Se soltanto gli fosse sufficiente...

Sergio Marchionne. "Italo-Svizzero-Canadese" trapiantato in America. A leggere il suo passaporto, considerando la sua residenza un po' qua e un po' là (ma non in Italia, ndr), qualcuno avrebbe detto: "che c'azzecca"? Perché mai un industriale che abbia ottenuto dal Governo una legge sul Mercato del Lavoro assai "utile" e che abbia raccolto armi e bagagli trasferendo la sede legale della "fu" FIAT Auto lontano dall'esoso fisco Italico, non avrebbe "dovuto" ricordarsi di essere Italiano giusto per appoggiare quello stesso Governo, impegnato nel tentativo di disfare la Prima Legge dello Stato, in modo da auto-assegnarsi, di fatto e di diritto, un Potere esagerato? Misteri del Marketing e della Gestione d'Azienda applicati in maniera assurda e indiscriminata all'amministrazione di una Nazione... Per certa gente, né compartecipazione, né partecipazione. Per certa gente vince soltanto l'arroganza pubblica e l'interesse privato.

Flavio Briatore. Ma davvero avremmo dovuto ricevere un insegnamento di Diritto Costituzionale, da un connazionale di stanza a Monte Carlo, da un passato manageriale che soltanto "passato" ormai rimane, noto al più, nel presente, per pettegolezzi e grane con la Guardia di Finanza? Davvero avremmo dovuto berci le arzigogolate spiegazioni sulle ragioni in base alle quali Matteo Renzi sarebbe un Salvatore e il suo progetto di riforma rappresenterebbe la panacea per ogni male d'Italia? Davvero avremmo dovuto dar un peso al "ripensamento" di chi, nutrendo notoriamente odio verso i Comunisti, abbia preso per buono il "piano di rinascita" messo nel piatto dal partito di maggioranza relativa, lontano discendente della partito di Gramsci e Togliatti? Davvero avremmo dovuto prendere esempio e applaudire alla sua scelta di fotografare la propria scheda elettorale per mostrarla "world wide" - infrangendo la prescrizione sulla segretezza del voto - come impegno politico di un "Italiano all'estero"? Assolutamente "NO", per l'appunto...

Roberto Benigni. Bisogna ammettere che con la sua scelta di abbracciare la causa Renziana, l'attore Toscano abbia rappresentato, come meglio non avrebbe potuto, la peggior qualità dell'Italiano medio: il salto sul carro del vincitore (seppur ipotetico, ndr)... La cosa è apparsa ancor più assurda perché, la Storia racconta, che fin dai tempi di Berlusconi, egli si fosse dedicato anima e corpo alla teatralizzazione della Sacra Carta, non a caso descritta come "la Costituzione più bella del mondo". E' passato del tempo da quando riempiva le piazze; è passato del tempo da quando veniva acclamato dall'Academy come nuovo campione della Cinematografia Italica. E' passato del tempo da quando cantava le lodi del Comunismo, abbracciando il compianto Enrico Berlinguer. Ormai appare come un Democristiano tra i tanti che gravitano attorno al "Giglio magico". Vuoi che poi non ci scappi un salto a Washington con volo di Stato e che dalla "concordata" comparsata Americana non sbuchi qualche nuovo contatto con Hollywood? Cosa non si farebbe per un piatto di ribollita...

I maggiori quotidiani italiani ed esteri (encomiabili eccezioni: "Il Fatto Quotidiano" ed "Economist", ndr). Diversamente non poteva essere: cassa di risonanza del potentato economico sovra-nazionale che del decisionismo fa un totem, i media hanno scelto di imbarcarsi anima e corpo nel Renzismo e hanno perso. Nuovamente e stupidamente. Come accadde con la Brexit prima e con l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, non hanno voluto comprendere la realtà dei fatti, arroccandosi su posizioni di interessata sudditanza. Ormai da tempo il loro compito non è più informare ma prendere le parti di questi o di quegli, sempre e comunque in favore del Sistema. La vera causa del Populismo di cui ci si lamenta, è proprio questo tipo Stampa affatto libera e ormai "liberal" soltanto a chiacchiere. Dal Financial Times al Wall Street Journal, dal New York Times al Guardian, il fuoco di fila dedicato a chi non vedesse con favore la nuova "Costituzione ad personam" di Matteo Renzi si è rivelato fallace con buona pace dei difensori dei principii democratici. "Vinci omnia veritas"...

Lapo Elkann? (Fotogramma di una vita parallela). Cosa c'entra lo scapestrato rampollo della Famiglia Agnelli con l'esito del Referendum? Tutto, quasi tutto, nulla... Magari non lo sa neppure lui. Per quanto sia improbabile che cotanto "VIP" abbia partecipato al voto come un "plebeo qualsiasi", è bello pensare che la "figura di fango" rimediata a livello planetario a causa di certi suoi biasimevoli vizietti, unitamente a una denuncia per simulazione di reato da parte della Procura di New York, dia lustro a quella, altrettanto planetaria, rimediata dal Governo guidato dal "Presidente del Consiglio nostro malgrado", già "Campione del Marketing di se stesso", noto alle cronache come Matteo Renzi. Perché gli scialbi personalismi e l'esagerata "personalizzazione" portano dritti verso il burrone...

Ci si potrebbe dilungare oltremodo a godere della sconfitta altrui, siano essi lacchè e portaborse del PD; porporati dediti ai "peccati" del Potere Temporale, anziché alla cura delle anime peccatrici; giornalisti e giornalai; cuochi e "camerieri da parata"; mezzecalzette e trolls "infangatori" delle Rete; ecc. ecc. 

...Ma alle risate di giubilo sulle disgrazie altrui, preferiamo alzare i calici per gioire della nostra comune vittoria. In alto i cuori! 

D.V.

P.S. Quest'anno, in Italia, Babbo Natale è giunto con tre settimane di anticipo. Non ha portato doni scontati e men che meno inutili... Dal sacco dei regali ha estratto un libro pieno di condivisibili speranze e di lungimiranti intendimenti tutti da (ri) scoprire. Un libro che è una legge, la Prima delle leggi; la base del Diritto; un coacervo di diritti... Una Costituzione, magari un po' datata, ma sempre pronta all'occorrenza. Soffiata via la polvere e ripiegate le pagine sgualcite, l'ha riconsegnata in mano ai cittadini... Orsù gioite, il pericolo è scampato! (*) Il biglietto d'auguri così recita: "La Costituzione... Che ne facciano buon uso e che la Politica ne realizzi le consegne, rifuggendo fin dal nascere ogni abuso, delegando all'uopo galantuomini e persone degne. Che ne facciano buon uso, perché si eviti che un giorno, qualche anima rapace con l'occhio languido e col ghigno impenitente stampato sulla faccia, giunga nuovamente altezzoso e irriverente, con la volontà di farne carta straccia"...

 
 
 

Matteo Renzi's Constitutional Reform for Dummies.

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"...Our form of Government does not enter into rivalry with the institutions of others. Our Constitution does not copy the laws of neighbouring states; we are rather a pattern to others than imitators ourselves. Its administration favours the many instead of the few; this is why it is called a Democracy. If we look to the laws, they afford equal justice to all in their private differences; if no social standing, advancement in public life falls to reputation for capacity, class considerations not being allowed to interfere with merit; nor again does poverty bar the way, if a man is able to serve the state, he is not hindered by the obscurity of his condition. The freedom which we enjoy in our government extends also to our ordinary life. There, far from exercising a jealous surveillance over each other, we do not feel called upon to be angry with our neighbour for doing what he likes, or even to indulge in those injurious looks which cannot fail to be offensive, although they inflict no positive penalty. But all this ease in our private relations does not make us lawless as citizens. Against this fear is our chief safeguard, teaching us to obey the magistrates and the laws, particularly such as regard the protection of the injured, whether they are actually on the statute book, or belong to that code which, although unwritten, yet cannot be broken without the reprobation of the general sentiment...". (Thucydides, Pericles' Funeral Oration)

If I were an Italian citizen living abroad... I'd not underestimate the fact that nothing is what it seems. 

A bit of History. Once upon a time, there was a Communist Party, in Italy. The most important one in the Western Countries. After the fall of the Berlin wall, this unhistorical party tried to change its name, more and more, by mixing up itself with smaller Centre parties... Anyway, it did not change its tyrannical nature. Today we know that party as Democratic Party (where Democratic is just an euphemism...). It is managed by a man called Matteo Renzi - the former mayor of Florence - who's also the Italian Prime Minister, even if he will be remembered as a "Marketing champion" (of himself) and as the "clean face" of the Italian populism as well as Banks' savior and careless raider of the labour market. A sort of "Silvio Berlusconi 2.0", reviewed and corrected...

Once upon a time there was a politician among a thousand others, elected for the first time in 1953. He is also known as the one who endorsed the Soviet Authorities during the 1956 Hungarian Revolution and he became President of the Italian Republic in 2006, accepting - for the first time in history - to be re-elected in 2013 for less than two years, in order to supervise a Constitutional Reform. He broke the unwritten law which imposed the President to not accept a second term, but, above all, he infringed the same Constitution on he previously sworn, by his unusual political action (in Italy the President cannot directly interfere in government policies, nor in Parliament's activities regarding the Constitution). That man was Giorgio Napolitano. 

When such people join themselves, the problem is around the corner...

Dear Folks, a letter from your homeland... Probably the world is informed that Italy is going to vote for a Referendum, on December 4th. Probably the world doesn't know that it represents what Brexit meant for the U.K. or what the election of an outsider like Donald Trump means for the US. In any case, "we, the people" are called to decide against what the Power has already decided for us, after having set aside Democracy and its principles. 

Recently I tried to get the state of mind of my compatriots, in regard to the Constitutional Reform by Matteo Renzi. I've participated in several online forums and after I read an interesting article published on "The Wall Street Journal", I had a discussion with some readers, on its Official Facebook page. That discussion was an inspiration, but honestly, in the end, my idea that lots of them did not understand anything about it, was confirmed. Even if there are lots of articles on this topic, in English, the problem is that too many newspapers endorsed Mr. Renzi, as they are a part of the same "system". Nevertheless, in my opinion, after Brexit and Donald Trump, they will get a wrong result again. 

Moreover, Social Media, entrepreneurs, rating agencies and banks declared their favor for Renzi's reforms... In Italy, a scandal erupted some months ago, due to a report by J.P. Morgan, where it was clear that the Investment bank was pushing on the European Governments to change their Constitutions, because they offer too many rights to the people and they are an obstacle to the decision makers. 

Looking deep into such a "grey area of Power", the smart elector can easily understand that something doesn't work properly for the common good.

The root of the mess. I have to admit that I don't like the Italian Prime Minister because he got the Power without being elected. He became Prime Minister due to a "Political false flag operation", by which he betrayed the former Prime Minister, Enrico Letta. As a modern Brutus he stabbed Caesar. Now, he wanna dominate everything. The first problem is the election act by which the current Parliament was elected. Due to an absurd majority bonus system declared illegal by the Supreme Court. In its sentence the Court did not declare the end of the current legislature basing its decision on the principle of State Continuity. This means, as a consequence, that the Parliament was able to organize new general elections and to approve urgent laws decided by the Government. Obviously, no Constitutional Reform was allowed. 

Light VS Darkness. Regarding the reform itself, first of all, it's important to remind that the Italian Constitution is a rigid one. This means that it stands above the other laws of the country, while flexible constitutions do not. It is not easy to amend, because any amendment needs large majorities within the Parliament which ensure the respect of common values and rules. This doesn't mean that rigid constitutions are better than flexible ones, at all. This means just that while anglo-saxons countries have been built on their traditional flexible constitutions, Italy has been built on its own: it was written by all Parties, after Fascism. Its clarity represents its own power. It's easy to read and it's easy to understand. The current project by Matteo Renzi, has been issued as a wide and confusing amendment of 47 articles on 139. A smart reader could check the difference between the current Constitution and the revised one: a few simple words for encyclopedic nonsense words. It's a real foolishness! 

Participation VS Privilege. Based on the current Constitution, the Italian Parliament is a bicameral Parliament. It is made up of the Chamber of Deputies, with 630 members (deputati), and the Senate of the Republic, with 315 members (senatori). It is responsible for making laws (legislative power). Both houses have the same duties and powers and there are no differences between them. This means that a new law can be approved only if its legal text has been previously voted by the Chamber of Deputies and by the Senate, with no amendments. 

Matteo Renzi and his Cabinet believe that the current bicameral system represents a brake to Government policies, so they are used to defending their reform project, which defines different powers, by stating that it'd ensure a better governability of the Nation. It's too bad that in Renzi's reform, Senate will no longer be elected by citizens, but they will be appointed by Parties, through the regional parliaments... At the same time, talking of "slowness of the legislative process" is just misinformation. In fact, when the Government majority had to decide the banks bail-in/bail-out, to demolish the workers rights (by a reactionary and repressive law called "Jobs Act"), or to reform the public pension system, "quickness" was the answer... As is the case throughout the world, the real problems are backroom deals outside Parliamentary scrutiny and judicial review and lobbying.

Furthermore, the Prime Minister is used to describing the new Senate as the German Bundesrat, but he forgets to tell that while German senators are constrained to vote following their lander's policy, their Italian colleagues would be free to decide without any risk for their career. 

Then, the question is: "can governability be the reason why to sacrifice the right to elect Senators"? Well, I don't think so. Due to the poor ethical standards of the Italian politicians, especially at local levels, the Government will get everything from such crawlers. Moreover, Senators will obtain parliamentary immunity! When everybody knows that regional politicians are often on trial for bribery and corruption...

A guarantor VS a "Puppet". The President of the Italian Republic has been thought as guarantor of the Constitution. He is a representative figure even if he can exercise moral suasion both on Government and on Parliament. Due to his role, the current constitution requires special majorities for his election. Majorities that cannot be reached without a deal among the Parties. Mr. Renzi's reform would reduce the President to a puppet of the government, by reforming the special majorities for his election but also managing the majority required to impeach him. The guardian of the Constitution might loose his independence and he would not assure the impartial implementation of the constitutional rules. 

Supreme Court VS Kangaroo Court. Every democracy is based on a "checks and balances system". The Supreme Court is usually the most important institution, as it is called to clarify political issues, to solve potential conflicts and obviously to define the right interpretation of the law. Based on the current Constitution, the 15 judges are appointed as follows: 1/3 by the Parliament; 1/3 by the Judiciary; 1/3 by the President of the Republic. Mr. Renzi's reform could allow the Government, by its Parliamentary Majority and by the "puppet-President" of the Republic, to appoint 2/3 of the judges and then to manage the decisions of the Court! 

Shared sovereignty VS Decisiveness. It's important to consider that the current Constitution allows a shared sovereignty between the Government and local authorities (Regions and municipalities) on lots of matters (environment, energy, infrastructures, etc. etc.). This allows to avoid contrasts between general and local interests. Mr. Renzi's reform would re-introduce an ancient clause called "Supremacy Clause" which allows the Government to go ahead with its policy, that may impact territories, without asking the local communities before. Power plants; landfills; incinerators; drillings and so on. Everything might be possible, even by sacrificing the public health. 

Cost-effectiveness VS (ridiculous) Cost-savings. Last but not least, it must be clear that based on the General Accounting Office, the estimated cost saving does not reach 50 million Euros a year. Mr. Renzi's is used to talking about 500 million Euros... But he never explains the reason why of such a big and incredible difference. Anyway, I'm not willing to accept an attack to Democracy for a small fortune. 

I say "NO" to Matteo Renzi and to his fake Constitutional Reform. It's not a question of who will come after him; I say "NO" to defend the common sense of Democracy and Freedom, in Italy, as defined by our Constitution which is still "crying" the blood of our fathers. I hope that all the Italian citizens living abroad will do the same, by participating in the Referendum scheduled for December 4th. Vote "NO" to avoid Italy falling into a new Tyranny. 

D.V.

P.S.: "I think Democracy is the most revolutionary thing in the world, because if you have Power you use it to meet the needs of you and your community". (Tony Benn) 

 
 
 
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