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Un blog creato da cornell2 il 24/05/2009

0744 Il Velino

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"Strategia dell'Invenzione": scoppiato "il Bomba", salvata la Costituzione. E adesso parliamo di Riforme.

Foto di cornell2

"Agire come Bartebly lo scrivano. Avere sempre una preferenza per il NO. Non rispondere a inchieste, rifiutare interviste, non firmare manifesti perché tutto viene usato contro di te in una società la quale è chiaramente contro la libertà dell’individuo e favorevole al malgoverno, la malavita, la mafia, la camorra, la partitocrazia. Che ostacola la ricerca, la cultura, una sana vita universitaria. Dominata dalla Burocrazia, la polizia, la ricerca della menzogna, la tribù, gli stregoni della tribù, gli arruffoni, i meridionali scalatori, i settentrionali discesisti, i centrali centripeti, la Chiesa, i servi, i miserabili, gli avidi di potere a ogni livello, i convertiti, gli invertiti, i reduci, i mutilati, gli elettrici, i gasisti, gli studenti bocciati, i pornografi, i poligrafi, truffatori, mistificatori, autori ed editori. Avere come preferenza assoluta il rifiuto, ma senza specificare la ragione del rifiuto, perché anche questa verrebbe distorta, annessa, utilizzata. Rispondere: 'Preferirei di NO.' Non cedere alle lusinghe della televisione. Non farsi crescere i capelli, perché questo segno esterno classifica e l'azione può essere neutralizzata in base a questo segno. Non cantare, perché le canzoni piacciono e vengono annesse. Non preferire l’amore alla guerra, perché anche l’amore è un invito alla lotta. Avere preferenza per il NO. Non adunarsi con quelli che la pensano allo stesso modo, migliaia di preferenze negative isolate sono più efficaci di milioni di preferenze negative in gruppo. Ogni gruppo può essere colpito, annesso, utilizzato, strumentalizzato. Alle urne mettere la scheda bianca sulla quale si sarà scritto: Preferisco di NO. Sarà il modo segreto di sentirti definitivamente sereno; e forse quelli del “sì” cominceranno a chiedersi che cosa non viene apprezzato nel loro ottimismo". (Ennio Flaiano)

 
Un incontro con D.V. - Del Comitato di Redazione
 
Or dunque, eccoci qua ad analizzare l'Italia del post-Referendum sulle Riforme, dopo la schiacciante vittoria del NO in difesa della Costituzione Repubblicana. Indiscutibilmente, il tuo impegno è stato premiato. Indubbiamente, hai trionfato. Non trovi? 
 
Beh, in effetti non posso negare di far parte della folta schiera dei cosiddetti "vincitori", soprattutto perché sono consapevole che la mia opera di divulgazione e d'invito alla riflessione, unitamente alla volontà di fare opinione contro decisioni già prese e impacchettate, spacciate con la panacea contro ogni male, alla lunga abbia dato i frutti sperati. Credo di aver onorato l'opera e la memoria di un giurista illuminato come Piero Calamandrei. Tuttavia, preferisco pensare che la vera vincitrice sia stata solo e soltanto la Sacra Carta. Detto ciò, per contrappasso è bello pensare che ad aver perso siano state la supponenza, la saccenteria, la presunzione e l'arroganza proprie degli avversari. Già perché, nonostante le avessero provate tutte, hanno raccolto il nulla. E ancora stentano a crederlo! In un certo qual modo, hanno la faccia tosta di ritenere di non aver perso, come se la "legge dei numeri" non avesse emesso la propria sentenza. Eh, no. La matematica non è un'opinione. Neppure in Politica.
 
C'è stato qualcosa che ti ha infastidito nell'interminabile campagna elettorale che ha preceduto il voto?
 
In tutta onestà, ve ne sono state ben più di una. La prima cosa ad avermi infastidito è stata la faccia di Matteo Renzi servita a colazione, a pranzo e a cena da tutti i media, con la RAI, che ancora porta l'etichetta di televisione pubblica, schierata in prima fila al suo fianco. Un'esagerata sovraesposizione che sebbene non gli abbia giovato, è stata davvero insopportabile. Assurdità del tipo" Matteo che fa cose, vede gente... E mette mano alla Costituzione per il nostro bene". In secondo luogo non ho tollerato l'intromissione di politici d'oltre-confine come Barack Obama e Angela Merkel, unitamente alle calcolate prese di posizione di Banchieri, Finanzieri, Managers e faccendieri.. Inoltre, ho provato una certa rabbia, più che sorpresa, per il voltafaccia di Roberto Benigni sulla "Costituzione più bella del mondo". Una scelta, la sua, su cui potrei scrivere un commento enciclopedico, ma sulla quale preferisco tacere per decenza e per rispetto verso il geniale comico "che fu". Non mi è piaciuto neppure che dalle schiere degli arruffapopoli per cui "bastava un sì", si sia inteso descrivere chi volesse votare NO come dei difensori della Casta, come dei privilegiati impegnati in difesa della propria poltrona, o come degli sprovveduti. In base alla loro logica, evidentemente "liberal" a fasi alterne, è un po' come dire che a ritenere inumano e degradante il 41-Bis, si sia giocoforza mafiosi. Un'idiozia pura e semplice. Cittadini "contro" esistono ed esisteranno sempre e non sono affatto rari quelli che dicono e che diranno NO per ragionata convinzione e per illuminata consapevolezza.
 
Incredibile ma vero, dopo anni di calo senza freni, la percentuale di Partecipazione al voto ha fatto segnare una sorta di "record". Un flusso di ritorno verso l'alto. Come te lo spieghi?
 
Non vorrei ripetere cose già dette, ma è evidente che al di là dell'importanza del quesito, l'elettorato abbia colto l'occasione per inviare un messaggio al Governo di Matteo Renzi: dalla politica economica a quella del Lavoro passando per la fallimentare gestione dell'Immigrazione, è giunta una bocciatura senza "esame di riparazione a Settembre". E in tutto ciò, il principale colpevole della débâcle è stato proprio il "Presidente del Consiglio nostro malgrado", il quale, colto da delirio di onnipotenza, nelle sue quotidiane lezioni di "Marketing di se stesso", aveva scelto di "personalizzare" il Referendum come giudizio sul suo operato, ordinario e costituente, salvo poi rimangiarsi le sue affermazioni al riguardo, in uno scialbo tentativo di salvare capra e cavoli. Ha scelto egli stesso di immolarsi in una lotta "tutti contro uno" ed era ovvio che rimanesse "asfaltato".
 
L'Italia è ancora una Democrazia dunque. I principii ispiratori e i suoi valori sono ancora di casa, nonostante tutto. Cosa ne pensi?
 
Fondamentalmente, la Democrazia alberga ancora nel nostro Paese e il merito è tutto dei cittadini che non si sono piegati agli eventi. Pare incredibile, ma è così. E' straordinario come milioni di Italiani si siano stretti e abbiano assestato un gancio in faccia a un "contro-Potere costituito", prono al volere della Finanza. Una cosa che strugge davvero il cuore. Anni fa, a fronte di un bivio politico e generazionale come quello rappresentato dal Referendum, probabilmente avremmo assistito a qualche "scoppietto", qua e là... Insomma, un attentato riuscito, qualche artificioso ordigno inesploso, tanto per dare forza agli "uomini delle Istituzioni" e al loro tornaconto, nella più classica strategia della tensione. Oggigiorno, tuttalpiù, abbiamo toccato mano la "strategia dell'invenzione" in cui tutto era verità assodata soltanto perché taluni pretendevano che così dovesse essere. Se certe "marchette"  economiche a mo' di Achille Lauro e se certe operazioni di propaganda attraverso la televisione pubblica le avesse proposte, che so, Silvio Berlusconi, avremmo visto le ergersi le barricate su una certa parte dell'emiciclo Parlamentare. Invece... Invece, con Matteo Renzi tutti calmi e sereni a Sinistra. Ma tant'è. Quel  che mi conforta è che anziché le bombe, stavolta a saltare in aria sia stato soltanto "il bomba". Con tante grasse risate di giubilo.
 
Con la "Democrazia del Populismo" sempre più in voga nel mondo, il "rischio Tirannide" è sempre attuale? 
 
Le Tirannidi di Governo hanno fatto la Storia dell'umanità. Da Alessandro Magno a Napoleone, da Giulio Cesare al nugolo di dittatori del XX secolo. Per questo, nonostante si tenti d'imbellettare le società moderne come realtà pregne di libertà, è bene non dare tutto per scontato. Restando al nostro Paese, sono convinto che se il rischio di "un uomo solo al comando" sia stato temporaneamente scampato, il merito sia da attribuirsi in buona parte al web. Come dire: Internet ha avuto un ruolo fondamentale. A dispetto di quanto abbia affermato di recente Giorgio Napolitano, i "clic" contano e la Democrazia liquida è una realtà con cui la "vecchia Politica" o meglio, con cui il vecchio modo di far Politica non è riuscito a fare per tempo i conti. Non è bastato il Renzi "twittatore" spregiudicato, né sono stati sufficienti i siparietti (le e-news, ndr) settimanali dello stesso. E' per questo che ritengo opportuno non abbassare la guardia, impedendo che in un futuro più o meno prossimo, qualche "novello censore" travestito da inflessibile giudice della pubblica decenza, perori la causa della limitazione della libertà comunicativa della Rete. Sarebbe la fine di tutto. Sarebbe l'alba dell'illiberalità fatta Ordinamento. Non dimenichiamo che la cosiddetta "anarchia" del web, ivi compresa quella informativa, sia la sua forza e che su tale forza sbocci e maturi l'istinto dei popoli.
 

Tornando al responso dell'urna e alle conseguenze sul Governo, hai apprezzato il "passo indietro" di Matteo Renzi?

 
Beh, lasciami dire che più che un passo indietro il suo sia stato un "passo di lato"... Si è soltanto eclissato dopo la sua personalissima "Waterloo" in attesa di più fausti eventi. Con le sue dimissioni, attese dai più, ha voluto inviare un messaggio ai suoi detrattori e al suoi sostenitori, per dimostrare di essere differente da certi suoi predecessori a Palazzo Chigi. Differenza tutt'altro che realistica, come dimostrato sia dal previsto tentativo di reincarico di Governo, inscenato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sia dalla continuità data al suo Esecutivo dal successore, Paolo Gentiloni. Per quanto mi riguardi, il suo formale atto di auto-dimissionamento "per ripicca" non è grave quanto il fatto di essere entrato a Palazzo Chigi a spese di Enrico Letta ("Enrico stai sereno", ndr) e senza essere stato eletto in Parlamento. A dispetto di quanto credano tanti "giuristi della Domenica" so benissimo come funzioni la designazione della Quarta Carica dello Stato, pur tuttavia, anche a voler dare un'impronta "tecnica" alla sua designazione, è complicato, se non impossibile, determinare quali siano queste famigerate "capacità tecniche" riconosciutegli a suo tempo da Giorgio Napolitano...
 
Colgo dalle tue parole una netta convinzione che non sia calato il sipario sul suo futuro politico. A tuo modo di vedere, come si "riposizionerà"? 
 
Indubbiamente, Matteo Renzi è vivo e lotta contro di noi. Mai ho ipotizzato che egli avesse seriamente intenzione di dire addio alla politica. Era ed è destinato a restare, perché il Potere dà alla testa; il Potere ubriaca... "Il Potere logora chi non ce l'ha", era solito affermare un tale che di Potere pluriennale, multiforme e "tentacolare" se ne intendeva assai. La cosa che non riesco tuttora a comprendere è che ci faccia nel PD, ovvero in quell'accozzaglia (questa sì, davvero tale, ndr) originata da un partito comunque glorioso, quale il PCI di Enrico Berlinguer seppe essere ben oltre ogni ideologia. Lo vedrei meglio in Forza Italia, assieme ai boriosi esponenti del suo "Giglio Magico", come successore dell'ex-Cavaliere. Ai miei occhi, Renzi è infatti un piccolo Berlusconi riveduto e corretto. Anzi, "scorretto"... Dopo tutto, di David Cameron - causa ed effetto della Brexit, caduto in disgrazia per sua stessa mano - ne esiste soltanto uno e vive nel Regno Unito. Sarà comunque interessante vederlo ancora in campo, nel tentativo di frenare l'incontrastabile ascesa del Movimento Cinque Stelle. Movimento tremendamente bisognoso di un avversario "esterno" con cui incrociare la spada, per evitare lotte fratricide al suo interno, proprio mentre si accinge a diventare una potenziale forza di Governo. 
 
Riguardo al Movimento Cinque Stelle, sei d'accordo con Beppe Grillo che chiede Elezioni Politiche subito? 
 
Vorrei ma non posso. Infatti, nonostante consideri un non-sense qualunque "Governo di scopo" - poiché un Governo è tale finché goda della Maggioranza in Parlamento, senza limiti e senza preordinate date di scadenza - l'eventualità d'indire nuove elezioni con due diverse leggi elettorali, una per la Camera dei Deputati (l'Italicum, ndr) e una per il Senato (il Consultellum, ndr), proporrebbe un rischio altissimo di ingovernabilità. Evento infausto che comunque l'Italia non può permettersi. Anche perché se fino ad ora i Mercati non si sono scatenati non è detto che non possano farlo. Dopo tutto l'incertezza è la chiave della Speculazione. Nel Regime di Democrazia sospesa vigente ormai da oltre un lustro, consapevoli di aver salvato la Prima delle Leggi dallo scempio e preso atto della sceneggiata Renziana, tanto vale tenere duro fino alla scadenza della Legislatura, con gli occhi ben aperti che ogni velleità di modificare la Legge Elettorale non vada a scapito del M5S. Renzi si è scottato, ma non si è bruciato. Spetta proprio ai "Grillini" il compito di tenerlo sulla graticola in attesa del 2018.
 
Hai qualche idea circa la "migliore legge elettorale" da dare all'Italia?
 
Allorché la Consulta cancellò le storture del vil "Porcellum", dichiarando in via mediata l'illegittimaità del Parlamento in carica, vidi con favore il temporaneo ritorno al "Mattarellum", o, in alternativa, l'adozione del "Consultellum" scaturito dalla sentenza della Corte stessa. Ora come ora, mentre si ripensa il mai applicato Italicum, per paura che il M5S possa "prendersi l'Italia", sono dell'idea che si debba riabbracciare il Sistema Proporzionale e di riporre nel cassetto il Sistema Maggioritario, che in passato ebbe pur modo di entusiasmarmi. Dopo tutto, è dimostrato dagli eventi, che la presunta Governabilità assicurata da quest'ultimo sia quantomai discutibile. A parte il caso eccezionale rappresentato dal Referendum del 4 Dicembre scorso, il Partito dell'astensione è il primo del Paese. Ciò, in quanto l'elettore medio è stanco di sentirsi parte di schieramenti "minestrone" che, nel nome di un bipartitismo mai nato, l'hanno accomunato a persone ed idee troppo diversi. L'Italia è un Paese in cui è fortemente radicato il Parlamentarismo, ergo, credo che l'adozione di una legge elettorale Proporzionale che preveda uno sbarramento del 5%, il voto di preferenza, la determinazione della Coalizione d'appartenenza prima del voto, il "Vincolo Di Mandato" in capo agli eletti e una "Norma Anti-Ribaltone", con decadimento automatico per chi decidesse di tradire il voto elettorale, possa essere la soluzione più giusta e democratica. E ovviamente, a contorno, nessuna pendenza con la Giustizia e limite di eleggibilità per due Legislature consecutive. 
 
Usi spesso l'aggettivo "Sacra" nel parlare della Costituzione. E' forse un "totem" inviolabile?
 
A mio giudizio, vorrei fosse ben chiaro, la Costituzione dovrebbe essere prima di tutto applicata e realizzata nei suoi dettami. La sua chiarezza è la sua forza e non occorre certo perdersi nei meandri delle interpretazioni. Ogni Governo e ogni Parlamento che fino ad oggi abbiano lasciato "mute" certe sue prescrizioni si sono di fatto posti al di fuori della Costituzione stessa. E ovviamente, continuare cercare una "modifica di parte" non condivisa e affatto ponderata, non è la soluzione. E' la via verso la contrapposizione; verso la spaccatura; verso il disastro. Non è con lo stravolgimento di 47 articoli su 139 che sorgerà l'Italia di domani. Ciò premesso, rispondendo alla tua domanda, non ritengo che essa sia un totem inviolabile. Sebbene dopo settant'anni la trovi ancora potente e affascinante sono dell'idea che qualche ritocco possa "ringiovanirla" e mantenerla al passo coi tempi.
 
Se dovessi essere tu a proporre delle Riforme della Costituzione, da che parte cominceresti? 
 
Per prima cosa, renderei il voto obbligatorio per responsabilizzare l'elettore. E' fin troppo facile infatti, cedere al disimpegno e alla polemica sterile, quando si rinunci alla partecipazione attiva al funzionamento delle Istituzioni e dunque della Comunità d'appartenenza. In secondo luogo vedrei con favore l'abbassamento a sedici anni del limite normativo sulla maggiore età, cosicché la conseguente "estensione" dell'art.48 possa consentire il voto a cittadini più giovani. Ciò, al fine di soppesare lo sbilanciamento generazionale causato dall'invecchiamento della popolazione. Inoltre, se non fosse che l'Italia sia notoriamente la "Patria del voto di scambio", nel rispetto del principio della segretezza sarei favorevole al voto on-line, con pensionamento di carta e matite copiative. E proprio in forza della Responsabilizzazione dell'elettore (nonché di un pragmatismo economico che eviti di buttare il denaro alle ortiche, ndr), cancellerei il quorum nei Referendum abrogativi.
 
E riguardo agli Organi Costituzionali, come riterresti opportuno intervenire? 
 
Credo che per realizzare davvero una "Seconda Repubblica" pienamente qualificabile come tale, ogni intervento debba essere mirato e minimale. Ad esempio, pur senza modificarne poteri e prerogative, vedrei con favore l'elezione diretta del Capo dello Stato. Come dire: chiamerei ad esprimersi il "popolo sovrano" in luogo del Parlamento. Sarebbe un modo virtuoso per interrompere lo scollamento tra le Base e il Vertice. Riguardo alla Consulta, ridurrei a 9 il numero dei suoi componenti. In Parlamento, sarei favorevole alla riduzione di 2/3 del numero deputati e senatori e gradirei la contestuale riduzione delle loro diarie a 1/3  di quelle correnti. Si potrebbe optare per il Monocameralismo puro o si potrebbe lavorare, seriamente, in favore del Bicameralismo differenziato, trasformando il Senato sul modello del Bundestrat Tedesco (quello vero, non quello spacciato come tale dalla Riforma Boschi, ndr). D'altro canto, ridurrei ulteriormente, magari cancellandolo del tutto, il privilegio chiamato "immunità parlamentare". In quanto al Governo, partirei col fissare un limite alle richieste di Fiducia possibili nell'arco di una Legislatura: non più di cinque, per ridare alla discussione Parlamentare il valore che merita e per evitare tutti gli abusi che conosciamo. Inoltre, per porre fine ad un'assurda de-responsabilizzazione dell'Esecutivo nel suo insieme, cancellerei lo pseudo-istituto della "Sfiducia Individuale", inventato di sana pianta dalla Corte Costituzionale ai tempi del Governo Dini, per destituire il Ministro di Grazia e Giustizia di allora, Filippo Mancuso. Perché a mio parere, nel rispetto degli intendimenti dei Padri Costituenti, per i Ministri dovrebbe valere il motto dei moschettieri: "tutti per uno, uno per tutti". Lasciami dire, infine, che io non veda affatto con favore il mantenimento del pareggio di bilancio introdotto in fretta e in furia dal Governo Monti. Ciò, non perché faccia parte del "Partito della Spesa Pubblica", ma perché tale vincolo impedisca a qualunque Governo di applicare "ricette Keynesiane" di sostegno della domanda, in periodi di Recessione Economica. Tale scelleratezza dovrebbe essere spazzata via.
 
Si è parlato tanto, sovente a sproposito di abolizione delle Province, di riduzione del numero di Regioni, di conflitto di attribuzione e di "interesse nazionale". Come ridisegneresti la geografia dello Stato?

Mi rallegro che con la tua domanda tu mi abbia posto innanzi all'infinita discussione sul Titolo V. Partendo da lontano, tornando per un attimo al Risorgimento, credo che nonostante ci si affanni a sperare altrimenti, il nostro Paese resti profondamente diviso, quasi a ricalcare lo status quo antecedente al 1861. E probabilmente, a ben guardare, l'idea di Carlo Cattaneo di fare dell'Italia uno Stato federale sul modello Svizzero si sarebbe rivelata migliore di quella, poi adottata, di Stato centralista di stampo Francese.

Per prima cosa vedrei dunque con favore l'aggiunta dell'aggettivo "federale" all'art.1 ("L'Italia è una Repubblica Democratica e Federale fondata sul Lavoro...", ndr). Non certo perché abbia o abbia mai avuto simpatie per chi faccia della Secessione il punto focale del proprio Statuto, ma per la volontà di restituire valore alle autonomie locali, in un contesto di unitarietà indissolubile. Riterrei poi opportuna una nuova suddivisione amministrativa dello Stato, agendo sul Titolo V, mediante una riduzione del numero delle Regioni a non più di sette (Regioni che, prendendo spunto dal nostro passato, potrebbero assumere denominazioni di carattere storico. Ad esempio: "Repubblica" Sabauda; R. Cisalpina; R. Serenissima; R. Medìcea; R. Borbonica; R. di Sardegna e R. di Sicilia, ndr), magari assegnando a Roma  uno status simile a quello di Washington D.C. Ragioni di bilancio e di buona amministrazione impongono di dire addio alle venti Regioni che conosciamo e alle assurde disparità esistenti tra Regioni ordinarie e Regioni a Statuto Speciale. E ovviamente, senza ritornare al principio dell'interesse nazionale (come invece avrebbe preteso di fare, attraverso la famigerata "Clausola di Supremazia", il progetto di riforma respinto dall'elettorato, ndr) sarebbe utile smussare le storture sulle competenze Stato-Regioni, create dalla pasticciata riforma voluta dal Centro-Sinistra nel 2001. Ciò è indubbio e indiscutibile.

Fatte le dovute considerazioni, il tuo potrebbe apparire come un vero e proprio Manifesto Politico; un punto di partenza per il programma di qualche partito desideroso di un cambiamento condiviso, che non rinunci alla Costituzione lasciataci in dote e che non punti a ridurre la Democrazia in Italia. Sbaglio?

Ho sempre nutrito il massimo rispetto nei confronti dell'Assemblea Costituente e guardo sempre con favore al risultato normativo del suo lavoro. Per questo ritengo che qualsiasi scelta che ne intacchi la forma e la sostanza non possa e non debba essere accettata, se non partendo dal principio della condivisione. Ovviamente, i miei sono soltanto spunti e suggerimenti. Qualora fossero ritenuti utili ne sarei certamente lieto. 

Leggendo i tuoi articoli credo di poter affermare, senza rischio di smentita, che il Movimento Cinque Stelle goda della tua preferenza politica. Non è così?

In tutta onestà, non posso negarlo: nel buio della "notte della Repubblica", guardo sempre con fiducia e con rinnovata speranza verso le stelle... 

Hai mai pensato di darti alla "carriera politica"? Tra tanti pseudo-riformatori e auto-celebrati statisti, potresti fare la differenza.

Beh, che dire? Citando Max Weber: "Ci sono due modi di fare il politico: si può vivere per la politica oppure si può vivere della politica"...  A dispetto delle folte schiere di azzeccagarbugli alberganti in Parlamento, io preferisco vivere "per" la politica, limitandomi al ruolo di suggeritore dietro le quinte, per quanto nelle mie possibilità di cittadino qualunque. Se poi un giorno dovessi sentirmi più utile sul campo, non esiterei a passare dalla parola ai fatti... Dopo tutto, mai e poi mai potrei tirarmi indietro al cospetto di un comune causa di vita chiamata "Italia".

Del Comitato di Redazione. 

P.S. Grazie a D.V. 

 
 
 

"Gli Asfaltati"! Il NO ha vinto; un sì non li ha salvati...

Foto di cornell2

"Il solo aspetto della propria condotta di cui ciascuno deve rendere conto alla società è quello riguardante gli altri: per l'aspetto che riguarda soltanto lui, la sua indipendenza è, di diritto, assoluta. Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l'individuo è sovrano (...) L'inclinazione degli uomini, siano essi governanti o semplici cittadini, a imporre agli altri, come norme di condotta, le proprie opinioni e tendenze è così energicamente appoggiata da alcuni dei migliori e dei peggiori sentimenti inerenti all'umana natura, che quasi sempre è frenata soltanto dalla mancanza di potere; e poiché quest'ultimo non è in diminuzione ma in aumento, dobbiamo attenderci che, se non si riesce a erigere una solida barriera di convinzioni morali contro di esso, nella situazione attuale del mondo il male si estenda (...) Mentre ciascuno sa benissimo di essere fallibile, pochi ritengono necessario cautelarsi dalla propria fallibilità, o ammettere la supposizione che una qualsiasi opinione di cui si sentano del tutto certi possa essere un esempio di quell'errore di cui si riconoscono soggetti (...) Il reale vantaggio della verità è che quando un'opinione è vera la si può soffocare una, due, molte volte, ma nel corso del tempo vi saranno in generale persone che la riscopriranno, finché non riapparirà in circostanze che le permetteranno di sfuggire alla persecuzione fino a quando si sarà sufficientemente consolidata da resistere a tutti i successivi sforzi di sopprimerla (...) Tra gli uomini l'unilateralità è sempre stata la norma, la multilateralità, l'eccezione; quindi anche nelle rivoluzioni dell'opinione una parte della verità generalmente tramonta al sorgere di un'altra. Persino il progresso, che dovrebbe assommarle, nella maggior parte dei casi si limita a sostituire una verità parziale e incompleta a un'altra; e il miglioramento consiste soprattutto nel fatto che il nuovo frammento di verità è piú richiesto, piú adatto alle necessità dell'epoca di quello che sostituisce (...) Lo spirito di progresso non è sempre spirito di libertà, perché può cercare di imporre a un popolo dei mutamenti indesiderati; e, nella misura in cui oppone resistenza a questi tentativi, lo spirito della libertà può allearsi localmente e temporaneamente con chi si oppone al progresso; ma la libertà è l'unico fattore infallibile e permanente di progresso, poiché fa sí che i potenziali centri indipendenti di irradiamento del progresso siano tanti quanti gli individui (...) I mali cominciano quando il governo, invece di far appello ai poteri dei singoli e delle associazioni, si sostituisce ad essi; quando invece di informare, consigliare, e talvolta denunciare, impone dei vincoli, ordina loro di tenersi in disparte e agisce in loro vece (...) La tendenza generale del mondo è quella di fare della mediocrità la potenza dominante (...) Il valore di uno Stato, a lungo andare, è il valore dei singoli che lo compongono". (John Stuart Mill)

Incipit. L'impegno a non piegarsi, col rischio di spezzarsi, fatto proprio da pochi temerari Don Chisciotte - dati troppo presto per sconfitti - alla lunga ha dato i suoi frutti. Dopo sette mesi di sciagurata Campagna Elettorale governativa, la "Politica del popolo" ha nuovamente prevalso contro le velleità reazionarie di un Vertice insolente e non rappresentativo. Dalla virtù di un nugolo di eroi indefessi è montata la reazione della maggioranza. Una maggioranza che ha espresso, forte e chiaro, il proprio "NO". Grazie a tutti i cittadini che fin dal principio abbiano creduto nelle proprie idee. Grazie a tutti gli elettori che con il loro "NO" abbiano dato prova che "Partecipazione" non sia affatto una parola vuota, ma che essa rappresenti ancora la chiave della Democrazia. 

Cominciamo dalla fine. E' stata un'impresa ardua, al limite dell'impossibile. Da una parte il "plotone di esecuzione": il Governo; la Maggioranza Parlamentare; il Potere Industriale; le Cancellerie e le Ambascerie Estere; le Banche e l'Alta Finanza; le Agenzie di Rating; i maggiori quotidiani nazionali e esteri; "VIPs" o pseudo-tali arruolati ad arte (o auto-arruolatosi per proprio tornaconto, nel tentativo di risalire la china di un "anonimato in divenire", ndr). In aggiunta, qualche milione di elettori caduti nella "trappola" di un progetto di Riforma della Costituzione talmente raccapezzato da sfiorare il ridicolo, architettato per puro calcolo di convenienza dei "gerenti il Potere", comunque transitori per definizione... Dall'altra, i "predestinati alla fucilazione": i cittadini non piegatisi ad accettare l'inaccettabile; l'ultimo argine democratico; l'ultima barricata a difesa della "Legge delle Leggi". 

Risultato del Referendum del 4 Dicembre 2016: il No trionfa col 59,1%; il Sì cede il passo col 40,9%. Agli sconfitti, nessun "onore delle armi".

Giorgio Napolitano. Ha fatto di tutto affinché lo scempio si compisse, sia in veste di Presidente della Repubblica, sia in quella di Senatore a vita, eppure, alla fine, per la somma gioia del popolo, il "Re senza Regno" è stato spodestato da un trono sul quale aveva avuto l'ardore di sedersi senza diritto. Indubbiamente, l'ex-Capo dello Stato rappresenta il primo della schiera degli sconfitti, in quanto "deus ex machina" del tentativo andato a vuoto di disfare la Costituzione. Egli, che aveva accettato un inusuale, secondo mandato Presidenziale, per di più a termine, per poter "gestire" il progetto di revisione dal Vertice dell'Ordinamento. Un atto che, in un Paese "normale", avrebbe dovuto comportare la sua messa in stato d'accusa per aver Attentato a quella stessa Costituzione sulla quale aveva giurato. Con questa "fine dei giochi", per lui malauguratamente inaspettata, certi che la Storia non lo ricorderà come il miglior Presidente, né come un saggio riformatore o un fine statista, la cosa più entusiasmante è che finalmente si vada a concludere la sua ultra-decennale carriera politica. E' bastata una bella croce, piazzata al posto giusto e il futuro si è magicamente compiuto.

Matteo Renzi. Probabilmente, il suo rimpianto più grande resterà per sempre la scelta di aver voluto "personalizzare" l'appuntamento referendario, legando il proprio destino politico al responso dell'urna. "Mr. 40%", che tanto di era beato del risultato raccolto dal PD alle ultime elezioni europee, ha ricevuto indietro, con tanto di interessi, l'eccesso di presunzione distribuito a piene mani da allora in avanti, con o senza slides... Nonostante sia giunto a Palazzo Chigi per una "manovra di Palazzo", avrebbe potuto condividere le scelte con le Forze di Opposizione, invece si è arroccato sul suo piedistallo, assieme agli intendimenti di vestire in solitudine i panni di novello Padre della Patria; "uomo solo al comando", salvatore della Repubblica... Ora non importa cosa deciderà di fare, da qui a dieci anni. Che mantenga la parola o meno, sarà lui a doversi guardare allo specchio ogni mattina, fino alla fine dei giorni. Matteo stai sereno... "Ciaone!

Maria Elena Boschi. Nota alle cronache per aver dato il nome al progetto di legge di stravolgimento di 47 articoli della Costituzione Repubblicana, la Signora Ministro delle Riforme potrà finalmente mettere un freno alla sua nota superbia mediatica... Partita in quarta in difesa della "sua" riforma, è stata infine messa in disparte dal "principale" perché ritenuta più dannosa che utile alla "causa". Qualunque sia il destino della sua fulminea ed inspiegabile carriera politica poco importa: meteora o meno dell'emiciclo Parlamentare, la speranza è che trovi finalmente l'anima gemella, metta su famiglia e si trovi un impiego in banca. Magari in quella del babbo, che certamente l'accoglierà a braccia aperte, senza oneri ma con tutti gli onori (tanto paga Pantalone, ndr). Begli occhi e sfrontatezza da vendere, ma la Politica è una cosa seria. 

Denis Verdini. Tra i vantaggi della vittoria del NO ve n'è uno che vale una vita: aver impedito che un politicante con diverse grane con la Giustizia potesse essere ricordato, in futuro, come un riformatore lungimirante ed illuminato... E ovviamente, che il suo nome fosse impresso nei libri di Storia assieme a quelli di Piero Calamandrei e Benedetto Croce. Sconfitto sul filo di lana, a un passo dal traguardo, non si può fare altro che auspicare che, prima o poi, la sua carriera politica volga al termine, se non per ragioni anagrafiche, magari per "ragioni processuali" passate in giudicato... Quando non si vedrà più spuntare la sua faccia tra gli scranni, si potrà tranquillamente affermare senza ombra di dubbio che in Parlamento si respiri aria nuova. Dopodiché, impedito da ogni tentativo di far macello della Prima delle Leggi, potrà tranquillamente riprendere il giovanile lavoro di "macellaio". Anche i vegani di sicuro apprezzerebbero...

Romano Prodi. Il "professore" per gli amici; il "mortadella" per i nemici; il politico Democristiano demolitore dell'IRI; il Presidente del Consiglio "causa dell'Euro-tribolazione" messa in conto agli Italiani; il Capo dell'Opposizione che si schierò apertamente per il NO contro la "Devolution" Berlusconiana del 2006, scrivendo ai propri elettori: «Ogni futura modifica dovrà essere coerente con i principi e valori della Costituzione e dovrà essere sostenuta e approvata dal Parlamento a larghissima maggioranza». Che dire? Probabilmente ciò sarebbe stato sufficiente per affermare, pacatamente e serenamente, di aver applaudito al suo "siluramento" e al conseguente "affondamento", ad opera dei fantomatici 120 franchi tiratori, allorché un paio d'anni or sono il suo nome spuntò tra quello dei papabili per il Quirinale. Eppure, è impossibile negare che la sua prona accettazione del "meglio poco che niente", abbia avuto un qualcosa di disgustoso. 

Barack Obama. Aveva fatto sperare il mondo, al grido di "Hope" e "Change"... Probabilmente, avvantaggiandosi del fatto che proprio il mondo fosse stanco delle giochi di guerra di George W. Bush e Donald Rumsfeld. Eppure, alla fine, di Barack Obama resterà un ricordo fatto di tante ombre, sia sul piano interno (ombre da cui è scaturito il "Trumpismo", ndr), sia sul piano internazionale. Tra queste ultime, l'insolita e "antisportiva" scelta di schierarsi apertamente in favore di una parte, su una questione di politica interna propria di un Alleato, estranea, almeno formalmente, all'interesse a stelle e strisce... "Formalmente", in quanto nella sostanza, che l'Italia potesse far conto su un Governo Italiano decisionista e un po' meno democratico, sarebbe stato assai utile a Washington, in special modo sul piano commerciale, energetico e militare. Anche ad aver voluto avere per forza dei dubbi in positivo, sulla sua Amministrazione, l'endorsement verso Matteo Renzi non ha lasciato speranze di riabilitazione a fine mandato. Si è impegnato (poco e male) e non ha raggiunto il proprio scopo... Bocciato!

Angela Merkel e Wolfgang Schäuble. Che dire? Attenti a quei due. Perché la loro impertinenza, talvolta, raggiunge dei livelli da primato assoluto. Guardi alla Germania e ben oltre il rigore dei conti e al di là delle "bacchettate" riservate ai Paesi poco parsimoniosi come il Nostro, pensi all'interesse nazionale tutelato e protetto a spese di quello altrui. Un'Europa "Germanocentrica" piace a pochi, quasi a nessuno. Grecia o Italia poco cambia nelle teste della Cancelliera e del suo Ministro delle Finanze: meno Democrazia, più Plutocrazia. Meno Potere al popolo "plebeo", più Potere al Ras di turno. Ecco spiegata, semplicemente, la ragione per la quale entrambi abbiano preso posizione in favore di Matteo Renzi. Perché da una riforma della Costituzione di stampo reazionario, avrebbero dovuto discenderne delle altre, messe in conto, come al solito, a cittadini inermi. Dalla Grande Germania all'Europa di stampo Teutonico, l'idea di un "uomo solo al comando" va ancora di moda a Berlino. Ma stavolta hanno fatto male i conti. E tra i prossimi a saliere sulla graticola dell'urna, ci saranno proprio loro...

Jean-Claude Junker. C'è poco da dire: un Presidente della Commissione Europea messo lì non per caso, come un passacarte ad uso e consumo delle banche e dei Potentati Finanziari. Persone come lui, auto-refenziali, vanesie e distanti anni luce dai cittadini, hanno affossato il sogno di un'Europa unita. Insomma, un burocrate tra i tanti di stanza a Bruxelles, che, come il peggior "democristiano" del tempo che fu, senza voler dichiarare il suo appoggio a Matteo Renzi, con cui tanti battibecchi senza contraddittorio ha avuto davanti alle telecamere, ha pensato bene di dichiarare che non avrebbe votato NO. Un'implicita preferenza per il Sì, che ha certamente giovato alla causa dei difensori della Costituzione Italiana così com'è. Bisognerebbe omaggiarlo con una cassa di vino. Se soltanto gli fosse sufficiente...

Sergio Marchionne. "Italo-Svizzero-Canadese" trapiantato in America. A leggere il suo passaporto, considerando la sua residenza un po' qua e un po' là (ma non in Italia, ndr), qualcuno avrebbe detto: "che c'azzecca"? Perché mai un industriale che abbia ottenuto dal Governo una legge sul Mercato del Lavoro assai "utile" e che abbia raccolto armi e bagagli trasferendo la sede legale della "fu" FIAT Auto lontano dall'esoso fisco Italico, non avrebbe "dovuto" ricordarsi di essere Italiano giusto per appoggiare quello stesso Governo, impegnato nel tentativo di disfare la Prima Legge dello Stato, in modo da auto-assegnarsi, di fatto e di diritto, un Potere esagerato? Misteri del Marketing e della Gestione d'Azienda applicati in maniera assurda e indiscriminata all'amministrazione di una Nazione... Per certa gente, né compartecipazione, né partecipazione. Per certa gente vince soltanto l'arroganza pubblica e l'interesse privato.

Flavio Briatore. Ma davvero avremmo dovuto ricevere un insegnamento di Diritto Costituzionale, da un connazionale di stanza a Monte Carlo, da un passato manageriale che soltanto "passato" ormai rimane, noto al più, nel presente, per pettegolezzi e grane con la Guardia di Finanza? Davvero avremmo dovuto berci le arzigogolate spiegazioni sulle ragioni in base alle quali Matteo Renzi sarebbe un Salvatore e il suo progetto di riforma rappresenterebbe la panacea per ogni male d'Italia? Davvero avremmo dovuto dar un peso al "ripensamento" di chi, nutrendo notoriamente odio verso i Comunisti, abbia preso per buono il "piano di rinascita" messo nel piatto dal partito di maggioranza relativa, lontano discendente della partito di Gramsci e Togliatti? Davvero avremmo dovuto prendere esempio e applaudire alla sua scelta di fotografare la propria scheda elettorale per mostrarla "world wide" - infrangendo la prescrizione sulla segretezza del voto - come impegno politico di un "Italiano all'estero"? Assolutamente "NO", per l'appunto...

Roberto Benigni. Bisogna ammettere che con la sua scelta di abbracciare la causa Renziana, l'attore Toscano abbia rappresentato, come meglio non avrebbe potuto, la peggior qualità dell'Italiano medio: il salto sul carro del vincitore (seppur ipotetico, ndr)... La cosa è apparsa ancor più assurda perché, la Storia racconta, che fin dai tempi di Berlusconi, egli si fosse dedicato anima e corpo alla teatralizzazione della Sacra Carta, non a caso descritta come "la Costituzione più bella del mondo". E' passato del tempo da quando riempiva le piazze; è passato del tempo da quando veniva acclamato dall'Academy come nuovo campione della Cinematografia Italica. E' passato del tempo da quando cantava le lodi del Comunismo, abbracciando il compianto Enrico Berlinguer. Ormai appare come un Democristiano tra i tanti che gravitano attorno al "Giglio magico". Vuoi che poi non ci scappi un salto a Washington con volo di Stato e che dalla "concordata" comparsata Americana non sbuchi qualche nuovo contatto con Hollywood? Cosa non si farebbe per un piatto di ribollita...

I maggiori quotidiani italiani ed esteri (encomiabili eccezioni: "Il Fatto Quotidiano" ed "Economist", ndr). Diversamente non poteva essere: cassa di risonanza del potentato economico sovra-nazionale che del decisionismo fa un totem, i media hanno scelto di imbarcarsi anima e corpo nel Renzismo e hanno perso. Nuovamente e stupidamente. Come accadde con la Brexit prima e con l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, non hanno voluto comprendere la realtà dei fatti, arroccandosi su posizioni di interessata sudditanza. Ormai da tempo il loro compito non è più informare ma prendere le parti di questi o di quegli, sempre e comunque in favore del Sistema. La vera causa del Populismo di cui ci si lamenta, è proprio questo tipo Stampa affatto libera e ormai "liberal" soltanto a chiacchiere. Dal Financial Times al Wall Street Journal, dal New York Times al Guardian, il fuoco di fila dedicato a chi non vedesse con favore la nuova "Costituzione ad personam" di Matteo Renzi si è rivelato fallace con buona pace dei difensori dei principii democratici. "Vinci omnia veritas"...

Lapo Elkann? (Fotogramma di una vita parallela). Cosa c'entra lo scapestrato rampollo della Famiglia Agnelli con l'esito del Referendum? Tutto, quasi tutto, nulla... Magari non lo sa neppure lui. Per quanto sia improbabile che cotanto "VIP" abbia partecipato al voto come un "plebeo qualsiasi", è bello pensare che la "figura di fango" rimediata a livello planetario a causa di certi suoi biasimevoli vizietti, unitamente a una denuncia per simulazione di reato da parte della Procura di New York, dia lustro a quella, altrettanto planetaria, rimediata dal Governo guidato dal "Presidente del Consiglio nostro malgrado", già "Campione del Marketing di se stesso", noto alle cronache come Matteo Renzi. Perché gli scialbi personalismi e l'esagerata "personalizzazione" portano dritti verso il burrone...

Ci si potrebbe dilungare oltremodo a godere della sconfitta altrui, siano essi lacchè e portaborse del PD; porporati dediti ai "peccati" del Potere Temporale, anziché alla cura delle anime peccatrici; giornalisti e giornalai; cuochi e "camerieri da parata"; mezzecalzette e trolls "infangatori" delle Rete; ecc. ecc. 

...Ma alle risate di giubilo sulle disgrazie altrui, preferiamo alzare i calici per gioire della nostra comune vittoria. In alto i cuori! 

D.V.

P.S. Quest'anno, in Italia, Babbo Natale è giunto con tre settimane di anticipo. Non ha portato doni scontati e men che meno inutili... Dal sacco dei regali ha estratto un libro pieno di condivisibili speranze e di lungimiranti intendimenti tutti da (ri) scoprire. Un libro che è una legge, la Prima delle leggi; la base del Diritto; un coacervo di diritti... Una Costituzione, magari un po' datata, ma sempre pronta all'occorrenza. Soffiata via la polvere e ripiegate le pagine sgualcite, l'ha riconsegnata in mano ai cittadini... Orsù gioite, il pericolo è scampato! (*) Il biglietto d'auguri così recita: "La Costituzione... Che ne facciano buon uso e che la Politica ne realizzi le consegne, rifuggendo fin dal nascere ogni abuso, delegando all'uopo galantuomini e persone degne. Che ne facciano buon uso, perché si eviti che un giorno, qualche anima rapace con l'occhio languido e col ghigno impenitente stampato sulla faccia, giunga nuovamente altezzoso e irriverente, con la volontà di farne carta straccia"...

 
 
 

Matteo Renzi's Constitutional Reform for Dummies.

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"...Our form of Government does not enter into rivalry with the institutions of others. Our Constitution does not copy the laws of neighbouring states; we are rather a pattern to others than imitators ourselves. Its administration favours the many instead of the few; this is why it is called a Democracy. If we look to the laws, they afford equal justice to all in their private differences; if no social standing, advancement in public life falls to reputation for capacity, class considerations not being allowed to interfere with merit; nor again does poverty bar the way, if a man is able to serve the state, he is not hindered by the obscurity of his condition. The freedom which we enjoy in our government extends also to our ordinary life. There, far from exercising a jealous surveillance over each other, we do not feel called upon to be angry with our neighbour for doing what he likes, or even to indulge in those injurious looks which cannot fail to be offensive, although they inflict no positive penalty. But all this ease in our private relations does not make us lawless as citizens. Against this fear is our chief safeguard, teaching us to obey the magistrates and the laws, particularly such as regard the protection of the injured, whether they are actually on the statute book, or belong to that code which, although unwritten, yet cannot be broken without the reprobation of the general sentiment...". (Thucydides, Pericles' Funeral Oration)

If I were an Italian citizen living abroad... I'd not underestimate the fact that nothing is what it seems. 

A bit of History. Once upon a time, there was a Communist Party, in Italy. The most important one in the Western Countries. After the fall of the Berlin wall, this unhistorical party tried to change its name, more and more, by mixing up itself with smaller Centre parties... Anyway, it did not change its tyrannical nature. Today we know that party as Democratic Party (where Democratic is just an euphemism...). It is managed by a man called Matteo Renzi - the former mayor of Florence - who's also the Italian Prime Minister, even if he will be remembered as a "Marketing champion" (of himself) and as the "clean face" of the Italian populism as well as Banks' savior and careless raider of the labour market. A sort of "Silvio Berlusconi 2.0", reviewed and corrected...

Once upon a time there was a politician among a thousand others, elected for the first time in 1953. He is also known as the one who endorsed the Soviet Authorities during the 1956 Hungarian Revolution and he became President of the Italian Republic in 2006, accepting - for the first time in history - to be re-elected in 2013 for less than two years, in order to supervise a Constitutional Reform. He broke the unwritten law which imposed the President to not accept a second term, but, above all, he infringed the same Constitution on he previously sworn, by his unusual political action (in Italy the President cannot directly interfere in government policies, nor in Parliament's activities regarding the Constitution). That man was Giorgio Napolitano. 

When such people join themselves, the problem is around the corner...

Dear Folks, a letter from your homeland... Probably the world is informed that Italy is going to vote for a Referendum, on December 4th. Probably the world doesn't know that it represents what Brexit meant for the U.K. or what the election of an outsider like Donald Trump means for the US. In any case, "we, the people" are called to decide against what the Power has already decided for us, after having set aside Democracy and its principles. 

Recently I tried to get the state of mind of my compatriots, in regard to the Constitutional Reform by Matteo Renzi. I've participated in several online forums and after I read an interesting article published on "The Wall Street Journal", I had a discussion with some readers, on its Official Facebook page. That discussion was an inspiration, but honestly, in the end, my idea that lots of them did not understand anything about it, was confirmed. Even if there are lots of articles on this topic, in English, the problem is that too many newspapers endorsed Mr. Renzi, as they are a part of the same "system". Nevertheless, in my opinion, after Brexit and Donald Trump, they will get a wrong result again. 

Moreover, Social Media, entrepreneurs, rating agencies and banks declared their favor for Renzi's reforms... In Italy, a scandal erupted some months ago, due to a report by J.P. Morgan, where it was clear that the Investment bank was pushing on the European Governments to change their Constitutions, because they offer too many rights to the people and they are an obstacle to the decision makers. 

Looking deep into such a "grey area of Power", the smart elector can easily understand that something doesn't work properly for the common good.

The root of the mess. I have to admit that I don't like the Italian Prime Minister because he got the Power without being elected. He became Prime Minister due to a "Political false flag operation", by which he betrayed the former Prime Minister, Enrico Letta. As a modern Brutus he stabbed Caesar. Now, he wanna dominate everything. The first problem is the election act by which the current Parliament was elected. Due to an absurd majority bonus system declared illegal by the Supreme Court. In its sentence the Court did not declare the end of the current legislature basing its decision on the principle of State Continuity. This means, as a consequence, that the Parliament was able to organize new general elections and to approve urgent laws decided by the Government. Obviously, no Constitutional Reform was allowed. 

Light VS Darkness. Regarding the reform itself, first of all, it's important to remind that the Italian Constitution is a rigid one. This means that it stands above the other laws of the country, while flexible constitutions do not. It is not easy to amend, because any amendment needs large majorities within the Parliament which ensure the respect of common values and rules. This doesn't mean that rigid constitutions are better than flexible ones, at all. This means just that while anglo-saxons countries have been built on their traditional flexible constitutions, Italy has been built on its own: it was written by all Parties, after Fascism. Its clarity represents its own power. It's easy to read and it's easy to understand. The current project by Matteo Renzi, has been issued as a wide and confusing amendment of 47 articles on 139. A smart reader could check the difference between the current Constitution and the revised one: a few simple words for encyclopedic nonsense words. It's a real foolishness! 

Participation VS Privilege. Based on the current Constitution, the Italian Parliament is a bicameral Parliament. It is made up of the Chamber of Deputies, with 630 members (deputati), and the Senate of the Republic, with 315 members (senatori). It is responsible for making laws (legislative power). Both houses have the same duties and powers and there are no differences between them. This means that a new law can be approved only if its legal text has been previously voted by the Chamber of Deputies and by the Senate, with no amendments. 

Matteo Renzi and his Cabinet believe that the current bicameral system represents a brake to Government policies, so they are used to defending their reform project, which defines different powers, by stating that it'd ensure a better governability of the Nation. It's too bad that in Renzi's reform, Senate will no longer be elected by citizens, but they will be appointed by Parties, through the regional parliaments... At the same time, talking of "slowness of the legislative process" is just misinformation. In fact, when the Government majority had to decide the banks bail-in/bail-out, to demolish the workers rights (by a reactionary and repressive law called "Jobs Act"), or to reform the public pension system, "quickness" was the answer... As is the case throughout the world, the real problems are backroom deals outside Parliamentary scrutiny and judicial review and lobbying.

Furthermore, the Prime Minister is used to describing the new Senate as the German Bundesrat, but he forgets to tell that while German senators are constrained to vote following their lander's policy, their Italian colleagues would be free to decide without any risk for their career. 

Then, the question is: "can governability be the reason why to sacrifice the right to elect Senators"? Well, I don't think so. Due to the poor ethical standards of the Italian politicians, especially at local levels, the Government will get everything from such crawlers. Moreover, Senators will obtain parliamentary immunity! When everybody knows that regional politicians are often on trial for bribery and corruption...

A guarantor VS a "Puppet". The President of the Italian Republic has been thought as guarantor of the Constitution. He is a representative figure even if he can exercise moral suasion both on Government and on Parliament. Due to his role, the current constitution requires special majorities for his election. Majorities that cannot be reached without a deal among the Parties. Mr. Renzi's reform would reduce the President to a puppet of the government, by reforming the special majorities for his election but also managing the majority required to impeach him. The guardian of the Constitution might loose his independence and he would not assure the impartial implementation of the constitutional rules. 

Supreme Court VS Kangaroo Court. Every democracy is based on a "checks and balances system". The Supreme Court is usually the most important institution, as it is called to clarify political issues, to solve potential conflicts and obviously to define the right interpretation of the law. Based on the current Constitution, the 15 judges are appointed as follows: 1/3 by the Parliament; 1/3 by the Judiciary; 1/3 by the President of the Republic. Mr. Renzi's reform could allow the Government, by its Parliamentary Majority and by the "puppet-President" of the Republic, to appoint 2/3 of the judges and then to manage the decisions of the Court! 

Shared sovereignty VS Decisiveness. It's important to consider that the current Constitution allows a shared sovereignty between the Government and local authorities (Regions and municipalities) on lots of matters (environment, energy, infrastructures, etc. etc.). This allows to avoid contrasts between general and local interests. Mr. Renzi's reform would re-introduce an ancient clause called "Supremacy Clause" which allows the Government to go ahead with its policy, that may impact territories, without asking the local communities before. Power plants; landfills; incinerators; drillings and so on. Everything might be possible, even by sacrificing the public health. 

Cost-effectiveness VS (ridiculous) Cost-savings. Last but not least, it must be clear that based on the General Accounting Office, the estimated cost saving does not reach 50 million Euros a year. Mr. Renzi's is used to talking about 500 million Euros... But he never explains the reason why of such a big and incredible difference. Anyway, I'm not willing to accept an attack to Democracy for a small fortune. 

I say "NO" to Matteo Renzi and to his fake Constitutional Reform. It's not a question of who will come after him; I say "NO" to defend the common sense of Democracy and Freedom, in Italy, as defined by our Constitution which is still "crying" the blood of our fathers. I hope that all the Italian citizens living abroad will do the same, by participating in the Referendum scheduled for December 4th. Vote "NO" to avoid Italy falling into a new Tyranny. 

D.V.

P.S.: "I think Democracy is the most revolutionary thing in the world, because if you have Power you use it to meet the needs of you and your community". (Tony Benn) 

 
 
 

Nel merito delle (loro) Riforme: nessun metodo. Votare NO come "dovere civico".

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“Nella preparazione della Costituzione il Governo non ha alcuna ingerenza: può esercitare per delega il potere legislativo ordinario, ma nel campo del potere costituente non può avere alcuna iniziativa. Neanche preparatoria (...) Quando l’assemblea discuterà pubblicamente la nuova Costituzione, i banchi del Governo dovranno essere vuoti. Estraneo del pari deve rimanere il Governo alla formazione del progetto, se si vuole che questo scaturisca interamente dalla libera determinazione dell’assemblea sovrana (...) Se si affida al Governo o ad una commissione di tecnici non facenti parte dell’assemblea la preparazione del piano, la sovranità popolare viene menomata (...) Trovare il punto d’incontro e di equilibrio tra le varie tendenze politiche (...) Bisogna non dimenticare mai, per intendere esattamente come nasce la Costituzione italiana, questa preoccupazione del futuro che ha inspirato più o meno consapevolmente, è spesso in sensi diametralmente opposti, i suoi compilatori. In molti articoli, invece che la registrazione di una realtà giuridica già compiuta, si troveranno consacrati timori o speranze di ciò che potrà compiersi in un futuro prossimo o remoto; molte disposizioni, per essere intese esattamente, dovranno essere lette controluce, per scoprire i propositi che vi son sottintesi: il timore che il partito avversario riesca a prevalere e il rimedio predisposto per impedirgli di abusare di questa prevalenza; l’espediente di nascondere in una formula apparentemente innocua l’arma che domani potrà dar vittoria decisiva in una lotta elettorale o addirittura in una guerra civile". (Piero Calamandrei)

Incipit. La virtù sta anche nel non dare per scontata la sconfitta, anche quando le forze schierate siano soverchianti, a favore dell'avversario. Dopo mesi di riflessioni, ragionamenti e discussioni sul Referendum, ecco dunque approssimarsi il 4 Dicembre. Una data che mai pareva arrivare, a causa dei calcolati rinvii del Governo, impegnato nell'opera propagandistica in favore del suo dannoso, o meglio devastante, progetto di riforma della Costituzione Repubblicana. 

Articolo dopo articolo, sono pronto a lasciare la penna per la matita copiativa. Pronto per dire finalmente "NO" perché questo è quanto impone la mia Dignità di cittadino-elettore, prima ancora che la Ragione. In bilico tra quel che nonostante tutto è e quello che, Dio non voglia, potrebbe essere, agli stravolgimenti pretesi da Matteo Renzi e Giorgio Napolitano rispondo con la saggezza di Nilde Iotti: "Questa Repubblica si può salvare. Ma, per questo, deve diventare la Repubblica della Costituzione". 

In principio fu il Porcellum. Se non fosse che in Italia la memoria storica sia cosa per pochi eroi indefessi e che le verità si riscrivano nel tempo, a favore e di questi o a vantaggio di quegli, comunque assurti al Potere, parrebbe una cautela eccessiva, financo esagerata, invece... Invece è bene rammentare, ancora una volta, il "principio del male": la legge elettorale incostituzionale da cui ha avuto origine l'attuale Parlamento.

A dispetto di quanto vadano ripetendo i "negazionisti interessati", tutti schierati, chissà perché, nelle forze di Governo, il fatto che il 4 Dicembre 2013 la Consulta abbia dichiarato incostituzionale la legge n. 270/2005, nota come "Porcellum", riguardo all'assegnazione dei premi di maggioranza e all'impossibilità per l'elettore di fornire una preferenza (violati in un solo colpo, il principio della Sovranità Popolare sancito dall'articolo 1 e quello di Eguaglianza del Voto, sancito dall'articolo 48, c. 2, ndr) ha reso illegittimo l'attuale Parlamento, di fatto e di Diritto. Come ho già avuto modo di affermare, in considerazione del concetto di nullità di un atto giuridico, la decisione della Corte Costituzionale avrebbe dovuto portare alla "dissolvenza" di Camere e la "restaurazione" del precedente status quo, in attesa di una nuova tornata elettorale. 

Ovviamente, la necessità di garantire la "Continuità dello Stato" e di evitare un'impensabile implosione dell'Ordinamento, ha comportato, proprio in base alla decisione della Consulta, la temporanea legittimazione del Parlamento. Una legittimazione valida giusto il tempo necessario per indire nuove Elezioni e per convertire eventuali Decreti Legge in scadenza. Fatti due conti, circa 3 mesi di vita. Purtroppo, sappiamo com'è andata...

Per l'esagerata intromissione dell'ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, quello stesso Parlamento ha originato due Esecutivi a guida PD, ha architettato un folle "attentato" alla Prima Fonte del Diritto e ha partorito una nuova legge elettorale, l'Italicum, che, riproponendo i capi-lista bloccati a candidatura multipla e un premio di maggioranza truffaldino, dovrà essere dichiarata incostituzionale al pari della precedente! Sempre che, naturalmente, la Consulta non si prenda qualche altro anno di tempo per compiere il proprio dovere...

L'oscurantismo in luogo della chiarezza. 47 articoli. Tornando al famigerato progetto di riforma che porta il nome di Maria Elena Boschi, la ragione per la quale dico NO è tanto semplice quanto evidente. La Costituzione, essendo la Prima legge dello Stato, da cui discende il "tutto" del nostro Ordinamento, che si tratti della definizione delle garanzie poste a tutela dei cittadini contro i sempre possibili "abusi" del Potere; della determinazione degli Organi e delle Funzioni; del componimento istituzionale e via dicendo, deve giocoforza essere mantenuta entro il sentiero della chiarezza e della facile comprensione. 

Non bisogna essere giuristi per cogliere la potenza dell'attuale Carta. Bisognerà avere una laurea in giurisprudenza o una profonda passione per il Diritto Costituzionale, qualora dovesse essere adottata la versione "peggiorata e scorretta" raccapezzata da Renzi e Verdini, col beneplacito di Napolitano, in cui 47 articoli sono praticamente trasformati in poemi, quando va bene, o in veri e propri geroglifici nel peggiore dei casi.

La Chimera della Governabilità. Si sproloquia fin troppo sul fatto che il Bicameralismo Perfetto rappresenterebbe "il" problema alla base delle lungaggini legislative. Eppure... Eppure, allorché si trattò d'introdurre il pareggio di bilancio nella Costituzione (Art.81) - modifica perorata dal Governo Monti sotto la spinta dell'Europa e mantenuta nel testo Verdini-Boschi-Renzi-Napolitano - stabilendo che le politiche di sostegno della domanda attraverso l’aumento della spesa pubblica, anche in Recessione, di lì a poco sarebbero diventate "illecite", non vi furono problemi, né in fase di discussione, né in quella di approvazione in doppia lettura.

E non vi furono problemi di "lentezza legislativa" nemmeno quando si trattò di "aggredire" il Mercato del Lavoro, con una normativa reazionaria racchiusa nella puerile esoticità del nome che porta: "Jobs Act"... O di legiferare in materia di salvataggio di questa o quella Banca "di famiglia", parenti ed affini... Insomma, è evidente che quando vi sia in gioco l'interesse di qualche potentato economico, o quando ci si debba approfittare delle persone "normali", non esista alcun freno alla produzione normativa. Soltanto quando ci si trovi a ragionare su una Legge che possa minimamente favorire le Comunità, le "concessioni" al dibattito assicurate dai Regolamenti Parlamentari si perdono nella giungla degli interessi che legano politicanti, lobbysti e portaborse. 

Sarà forse un caso, ma la Governabilità tanto sbandierata non è quella che fa il bene del popolo, ma quella che consente di fare e di disfare; quella dell'uomo solo al comando. Quella, per intenderci, che sul piano interno renderebbe ancor più facili le scelte assolutiste in tema di Scuola, Lavoro e Pensioni e che, sul piano internazionale, consentirebbe la realizzazione di un Governo decisionista e garzone, ancor più prostrato ai dettami del potere extra-territoriale. 

Non sarà sfuggito, alle persone più attente, l'entusiasmo di Barack Obama verso Matteo Renzi e il "suo" Referendum e ancor prima, quello dell'Ambasciatore Americano a Roma, John Phillips... Quando si tratterà di schierare le truppe, in difesa dell'interesse geopolitico a stelle e strisce, sarà un gioco da ragazzi passar sopra a un Parlamento "zerbino". Né saranno sfuggite le dichiarazioni a favore di banche d'affari e agenzie di rating, ovvero del sistema canceroso alla base della Crisi Finanziaria del 2008, da cui derivò la Crisi Economica che tuttora ci attanaglia... Né, da ultimo, sarà sfuggita il gaudente endorsement di Confindustria, ovvero di quel conglomerato di contro-potere imprenditoriale che tanto male, negli anni, ha saputo e voluto fare ai lavoratori. 

Il ridicolo Risparmio di Spesa. Il buon padre di famiglia deve saper far quadrare i conti. E ovviamente, chi sieda a Capo del Governo deve saper fare altrettanto, ma all'ennesima potenza... Per un Paese in Default "de facto" come il nostro, è doveroso tenere in ordine il Bilancio e ridurre il Debito. Pertanto, ridurre i costi della Politica è un mezzo utile e necessario, sebbene non risolutivo. A giustificazione del suo piano di affossamento della Costituzione Repubblicana, Matteo Renzi favoleggia da tempo sui circa 500 milioni di risparmio annuo, eppure, il documento redatto dalla Ragioneria dello Stato certifica che l'antidemocratico "scippo" del Senato a spese dei cittadini, il risparmio sarebbe di circa 49 milioni all’anno. Al riguardo, non si capisce perché mai risuoni un assordante silenzio del Governo, in merito all'immane differenza delle cifre in questione. 

Il ridimensionamento della Democrazia e della Sovranità popolare e l'oltraggiosa estensione dell'immunità parlamentare, in conseguenza di un "Senato di portaborse". Posto che trovi assurda e vergognosa la proposta di triplicare il numero di firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare (art.71) e la facoltà concessa all'Esecutivo di chiedere al Parlamento una corsia preferenziale per l'approvazione di un disegno di legge essenziale per l'attuazione del proprio programma di Governo (art. 72), il problema è davvero il Senato? Il Bicameralismo perfetto è un'aberrazione, lasciata in dote da un passato troppo lontano? Bene. Tanto varrebbe allora, eliminare la "Camera Alta" e impigliarsi nella rete, altrettanto pericolosa, del Monocameralismo puro. 

Al di là delle provocazioni, è indubbio che la scelta di quest'Esecutivo di privare i cittadini del diritto di voto dei Senatori, rappresenti un danno irrimediabile per chi, come me, ponga i principii democratici innanzi ad ogni altro. Se la Partecipazione è l'Alfa della Politica, la Responsabilizzazione dell'individuo ne è l'Omega. Pertanto, nell'attuale forma di Stato e di Governo, la volontà di cancellare l'elettività del seggio senatoriale è di per sé un indifendibile intendimento, da contrastare in difesa dell'essenza stessa del cittadino. 

Vogliono farci credere che sia stata creata una Camera delle Regioni, sul modello del Bundesrat Germanico, ma ciò, a ben guardare, rappresenta la cosa più lontana dalla verità. E' noto infatti che nel Bundesrat i governi dei Lander partecipino in modo diretto ai processi decisionali grazie a propri rappresentanti sottoposti ad una "spada di Damocle" chiamata vincolo di mandato. Come dire: ad essi non è concesso di schierarsi su posizioni diverse da quelle espresse dal governo del Lander di provenienza, pena la loro ovvia rimozione dall'incarico (eventualità che nell'inquadrata logica Tedesca è tutt'altro che probabile, ndr). 

Nel "Senato 2.0" di stampo Renziano, ogni Regione invierebbe dei consiglieri regionali e un sindaco, non tanto e non soltanto legati agli interessi del proprio territorio, quanto e soprattutto, prostrati al volere del partito di provenienza, con la totale libertà di voto. Sotterfugi e inciuci non solo non verrebbero meno, ma diverrebbero ancor più la regola. Senza contare che l'estensione dell'Immunità Parlamentare ad amministratori locali che la cronaca giudiziaria riconosce essere sovente corrotti e corruttori, fautori di malversazione e "pubblici inganni" renderebbe ancor più facile coprire gli abusi con un salvacondotto istituzionale che già oggi si fa fatica a condividere. E' sufficiente ipotizzare un caso tanto semplice, quanto possibile: due Sindaci dediti al ladrocinio, di cui uno Senatore della Repubblica. In un'ipotetica indagine della Magistratura, quello più "sfortunato" potrebbe finire agli arresti domiciliari, mentre quello "privilegiato" da uno scranno a Palazzo Madama potrebbe tranquillamente opporre l'immunità ai giudici...

L'eliminazione del CNEL e la formale cancellazione delle Province. Partiamo dal principio che il CNEL fu ideato come fondamentale organo consultivo per le attività di programmazione economica nazionale. Il fatto che nel tempo sia diventato un costoso carrozzone, più facile da cancellare che da riformare, è dovuto al sempiterno stampo pre-elettorale delle politiche governative. Come dire: la scelta di "nessuna programmazione pluriennale", sostituita da un vivacchiare annuale fatto di leggi di bilanci e "leggi-macia" ha svuotato il CNEL di ogni significato che non fosse quello di "poltronificio" tra tanti. Ciò non toglie che sia errato ritenere che lo Stato debba rinunciare a programmare l’attività economica, astenendosi dall'intervenire nella "gestione" e nell'indirizzo delle dinamiche legate all'economia di mercato. Detto ciò, per abolirlo non occorre altro che una legge costituzionale ad hoc e non serve certo sbandierarlo come motivo valido per accettare un'inaccettabile devastazione della Costituzione Repubblicana vigente.

Discorso analogo vale per quel che resta delle Province. La loro formale cancellazione dalla Sacra Carta, atto che darebbe legale valore alla loro eliminazione, allo stato neanche troppo sostanziale, può avvenire con legge costituzionale specifica, senza dare il via libera allo stravolgimento dell'intera intelaiatura dell'attuale Ordinamento. 

Se la "sentenza di morte" del CNEL sembrerebbe garantire meno di nove milioni all’anno, quella delle Province, unitamente alla limitazione degli emolumenti per i consiglieri regionali, non dà cifre quantificabili. Anche qui, a fronte delle cifre della Ragioneria dello Stato, si attende che Matteo Renzi & Co. "battano un colpo"...

Il Referendum Propositivo e d'indirizzo. Neanche la tanto osannata introduzione del Referendum propositivo e di quello d'indirizzo, è, ai miei occhi, una ragione valida per accettare il progetto governativo di riforma. Specie quando si consideri che la loro realizzazione sia concretamente rinviata a norme future. La solita nuvola di chiacchiere. Aria fritta, anzichenò! Anche in questo caso, è inutile dirlo, per ridisegnare l'istituto referendario, una legge costituzionale di due righe sarebbe sufficiente. Evitando con ciò, lo scempio di tutto il resto.  

La revisione del Titolo V. Forse non tutti lo ricordano, ma se oggi ci troviamo a parlare nuovamente del Titolo V, è perché nel 2001 un Centro-Sinistra improvvisatosi federalista - spaventato com'era dall'impetuoso spirare del "vento del Nord" che gonfiava le vele dell'Auto-derminazione dei popoli e della Secessione - decise di fare a modo suo, incurante delle proteste e delle proposte dell'Opposizione. Dimostrazione che le cose fatte di fretta e senza cognizione causino disastri. E ovviamente, con l'improvvisazione Renziana rischiamo di cadere dalla padella alla brace. 

Pur essendo necessario rivedere la ripartizione del Potere tra Amministrazioni Statali, non è affatto saggio riformulare la potestà legislativa tirando righe qua e là, ritornando, ad esempio, al principio dell'interesse nazionale,  mascherato da "Clausola di Supremazia" (art.117), in base al quale, su proposta del governo, la legge dello Stato potrebbe intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva (su quella Regionale, ndr) quando lo richiedesse la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica. 

Insomma, con la scusa dell'interesse nazionale sarebbe possibile imporre senza rischio di conflitto davanti alla Consulta, politiche, opere e progetti gravosi per gli enti locali e le comunità, su cui ricadrebbero le conseguenze economiche, ambientali e sanitarie. Niente più tavoli di discussione, tanto per richiamare degli esempi eclatanti, su TAV, TAP e MUOS, né su esplorazioni minerarie, trivellazioni petrolifere, inceneritori, discariche, depositi nucleari...

La ricattabilità del Capo dello Stato, "arbitro non più arbitro" dell'Ordinamento Statuale. Nonostante l'era Napolitano mi induca a ritenere il contrario (e sebbene io abbia già avuto dei seri dubbi sia ai tempi di Cossiga sia ai tempi di Scalfaro poi, ndr), continuo a vedere nell'Inquilino del Quirinale, un baluardo posto a difesa della Repubblica. Proprio per questo, la consapevolezza che una combinazione tra Italicum (che, causa abnorme premio, garantisce 340 seggi al partito di maggioranza relativa) e sistema Bicamerale differenziato (con un Senato "ammaestrato", ndr) possa intaccare tale figura di garanzia, rafforza la mia decisione di dire NO.

E' cosa nota, che nel caso in cui passasse la pseudo-riforma Renziana, per eleggere il successore di Sergio Mattarella, a fronte 732 grandi elettori (numero comprendenti i 630 deputati, i 100 senatori e i due ex-Capi dello Stato, ndr), occorrerebbero i due terzi dei voti nei primi tre scrutini (come capita oggi, ndr). Dal quarto al sesto scrutinio il quorum scenderebbe ai tre quinti dei componenti dell'Assemblea in seduta comune. Lo scandalo giuridico, tuttavia, si paleserebbe col settimo scrutinio, quando sarebbero sufficienti i tre quinti dei votanti

L'unico limite a tale "discesa verso gli Inferi" è dato dall'art. 64 della Costituzione, che impone il numero legale affinché le deliberazioni delle Camere siano valide. Pertanto, il quorum necessario all'elezione del Presidente richiederebbe la presenza di 367 elettori e soltanto 221 voti per essere nominato. Numeri alla mano, potrebbe capitare che la sola Camera dei Deputati (il cui Regolamento si applica in Seduta Comune, ndr), composta dai soli parlamentari del Partito di Maggioranza relativa, cui una legge incostituzionale abbia assegnato i famigerati 340 seggi, elegga da sola il Capo dello Stato. 

Per comprendere a fondo la figura di "burattino" cui sarebbe ridotto il Presidente, è necessario prendere in esame anche i dettami dell'art. 90 in materia di messa in stato d'accusa (cosiddetto "Impeachment", ndr). 

In base alla legge, il Capo dello Stato può essere accusato di Altro Tradimento o di Attentato alla Costituzione, dalla maggioranza dei parlamentari riuniti in seduta comune. Se la Riforma Boschi non dovesse essere respinta da un corpo elettorale che si spera quantomai illuminato, la Prima Carica dello Stato; il Presidente del CSM e del Consiglio Supremo di Difesa; il Comandate in capo delle Forze Armate cui è delegato il  compito di dichiarare Guerra; l'unico soggetto istituzionale dotato del potere di sciogliere le Camere; oltre ad essere potenzialmente eletto dai parlamentari di un solo partito, col numero più esiguo immaginabile di voti, potrebbe essere "dismesso" da  quello stesso partito. Partito da cui proverrebbe il Presidente del Consiglio da lui incaricato di "gestire" il Paese. Una follia!

Il cerchio si chiude... E cala il sipario sul "circo" politico-mediatico. La Costituzione dei Padri, nata sulle macerie di una guerra e sul sangue della dittatura, non può essere scambiata con quella del "Marketing e della Ruota della Fortuna"... Se è vero che sia pur necessario aggiornare le prescrizioni costituzionali ai vizi e alle virtù dei nostri giorni, è parimenti vero che la "base del Diritto e dei Diritti" non sia uno Statuto di parte e di Partito e che pertanto non possa essere sacrificata sull'altare del "meglio poco che niente, perché ci sarà modo e tempo per degli aggiustamenti"... Perché se al meglio si deve tendere sempre, al peggio non v'è mai fine. 

In nessun caso si può e si deve cedere all'accettazione dell'inaccettabile. Prima ancora che un atto di fede e di dignità, votare NO è un dovere civico. Prima ancora che una dimostrazione di saggezza, votare NO è un segno di lungimiranza. Citando Cesare Cantù: "La miglior Costituzione è quella meglio atta a mettere in luce la Verità sopra ciascun oggetto, e far giungere l'autorità nelle mani di quelli che la sapranno meglio esercitare; non Tirannia, non Anarchia"...

Votare NO, per salvare la Democrazia, noi stessi e il futuro dell'Italia, preservando la Sacra Carta e respingendo il tentativo di farne carta straccia. Votare NO, per impedire che Denis Verdini sia ricordato come un riformatore. Votare NO, per impedire che Boschi faccia rima con Costituzione, anziché con Banche... Votare NO, per mettere una pietra tombale sopra all'era delle imposizioni, dei richiami e degli strali di Giorgio Napolitano. Votare NO, per ridare senso alla Politica come atto di condivisione e compromesso in difesa della comunanza dei valori.  

Votare NO, infine, anche per vedere se colui che è solito affermare "manteniamo le promesse", sarà davvero in grado, in tutta onestà, di fare armi e bagagli e di traslocare da Palazzo Chigi. Perché se un Referendum può e deve avere anche un valore politico, questo, allora, è il padre di tutti i Referendum. Il vero terremoto è alle porte... Viva l'Italia!

D.V.

 
 
 

"Resilienza Democratica". IO VOTO NO!

Foto di cornell2

"Questa è, secondo me, la grande eredità ideale che la Resistenza, anche quando i suoi eroismi saranno trasfigurati dalla leggenda, avrà lasciato al popolo italiano come viva forza politica del tempo di pace: il senso della Democrazia; il senso del Governo di popolo: del popolo che vuol governarsi da sé, che vuole assumere su di sé la Responsabilità di governarsi, che vuol cacciare via tutti i tiranni, tutti i padroni, tutti i privilegiati, tutti i profittatori, e identificare finalmente, in una Repubblica fondata sul lavoro, popolo e Stato. Se nel campo morale la Resistenza significò rivendicazione della ugual dignità umana di tutti gli uomini e rifiuto di tutte le tirannie che tendono a trasformare l'uomo in cosa, nel campo politico la Resistenza significò volontà di creare una società retta sulla volontaria collaborazione degli uomini liberi ed uguali, sul senso di autoresponsabilità e di autodisciplina che necessariamente si stabilisce quando tutti gli uomini si sentono ugualmente artefici e partecipi del destino comune, e non divisi tra padroni e servi (...) Quando per diventare direttore di una banca, o preside di una scuola, o socio di un'accademia scientifica, o componente di una commissione di concorso universitario è necessario aver la tessera del partito che è al governo, allora quel partito sta diventando Regime: allora la Politica, che è necessaria e benefica finché scorre fisiologicamente negli uffici fatti per essa diventa, fuori di li, un pretesto per infeudare la Società a una classe di politicanti parassiti; diventa una specie di malattia paragonabile all'arteriosclerosi perché impedisce quella circolazione e quel continuo ringiovanimento della classe dirigente, che è la prima condizione di vitalità d'ogni sana Democrazia (...) Se noi siamo qui a parlare liberamente in quest'aula, in cui una "sciagurata voce" irrise e vilipese venticinque anni fa le istituzioni parlamentari, è perché per venti anni qualcuno ha continuato a credere nella Democrazia, e questa sua religione ha testimoniato con la prigionia, l'esilio e la morte. Io mi domando, onorevoli colleghi, come i nostri posteri tra cento anni giudicheranno questa nostra Assemblea Costituente: se la sentiranno alta e solenne come noi sentiamo oggi alta e solenne la Costituente Romana, dove un secolo fa sedeva e parlava Giuseppe Mazzini. Io credo di sì: credo che i nostri posteri sentiranno più di noi, tra un secolo, che da questa nostra Costituente è nata veramente una nuova storia: e si immagineranno, come sempre avviene che con l'andar dei secoli la storia si trasfiguri nella leggenda, che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva della nuova Costituzione Repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato tutto un popolo di morti, di quei morti, che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovinetti partigiani, fino al sacrificio di Anna-Maria Enriquez e di Tina Lorenzoni, nelle quali l'eroismo è giunto alla soglia della santità. Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all'Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile; quella di morire, di testimoniare con la resistenza e la morte, la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole; quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste il loro sogno: di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini, alleati a debellare il dolore. Assai poco, in verità, chiedono a noi i nostri morti. Non dobbiamo tradirli". (Piero Calamandrei)

Incipit. Il dado è tratto. Com'è noto, il 26 Settembre u.s., il Consiglio dei Ministri ha deciso la data del Referendum "oppositivo", fissando l'appuntamento con l'urna per il 4 Dicembre p.v. E sebbene la data fatidica non cada nel mese di Ottobre, come inizialmente ipotizzato, ma assai più in là - nella "Stagione Autunno/Inverno 2016" tanto desiderata dall'Esecutivo, impegnato follemente nella propria campagna promozionale - il mio obiettivo resta il medesimo. Inaggirabile, ineludibile, indifferibile... 

Che sia il 4 Dicembre, o che fosse stato il 24, la risposta al quesito referendario sarà soltanto una: "NO"! Perché la Costituzione non si baratta con le smanie di Potere del "Presidente del Consiglio nostro malgrado", già "Campione del Marketing di se stesso", noto alle cronache, oltreché all'anagrafe, come Matteo Renzi, né può piegarsi alle pretese di un "Re senza Regno", Giorgio Napolitano, di cucirsi addosso l'etichetta di novello "padre della Patria". 

Il "Riformismo pane e salame" e l'oltraggio della Ragione. Dopo oltre vent'anni di "Berlusconismo" credevo d'aver visto e sentito tutto. Come dire: figuracce internazionali; piagnistei diplomatici; farlocchi proclami rivoluzionari declamati a braccio, a mo' di "ras" Sudamericano; lenzuolate di farò; farseschi contratti con gli Italiani; promesse, auspici e speranze, tutti inesorabilmente infranti contro il muro della realtà dei fatti. Eppure mi sbagliavo: non avevo fatto i conti col Renzismo... 

Già! Perché sebbene l'ex-Cavaliere abbia rappresentato un'incongruenza morale e politica assurta inopinatamente al Vertice dello Stato, in un momento in cui proprio lo Stato, tra "mani (poco) pulite" e bombe mafiose, pareva essere svanito nel nulla; nonostante la chiave di volta del suo impegno parlamentare e governativo fosse l'esclusiva salvaguardia dei propri interessi e per quanto le sue pecche diplomatiche e le sue innumerevoli grane giudiziarie ne avessero fatto "la persona sbagliata seduta al posto sbagliato"... Devo ammettere, in tutta onestà e soprattutto in libertà di coscienza, che l'ex-Sindaco di Firenze ne abbia superato le gesta. 

Per quanto mi riguardi, la flebile speranza che egli potesse rappresentare "il nuovo che avanza", morì in culla, assieme a tutte le sue "sparate" sulla rottamazione, il giorno stesso in cui fu smascherato dai giornalisti, dopo il famigerato e tutt'altro che segreto "Pranzo di Arcore". Non ho mai sopportato i furbastri, le persone poco "chiare" e men che meno chi si arrabatti a fare le cose di nascosto.

L'indiscutibile certezza che in realtà egli fosse "il nuovo che disavanza" mi pervase il giorno stesso in cui, tradendo la parola data, prima ancora che un compagno di partito, fece le scarpe a Enrico Letta, per poi accordarsi con Berlusconi sul principio delle pseudo-Riforme. Anche in questo caso, accordo valido giusto il tempo per defenestrarlo. Ciò, non perché avessi visto nella strana coppia Renzi-Berlusconi qualcosa di buono, né, certamente, perché io apprezzassi l'attendismo al limite dell'incapacità del "nipote di cotanto zio", bensì perché trovo immondo venir meno alla parola data ("Enrico stai sereno", ndr). Per inciso, l'impegno preso, per me, fa sempre il paio con la parola data.

L'impagabile conferma che egli fosse uno tra i tanti decisionisti di passaggio sulle "rovine d'Italia", la ebbi a più riprese, a partire dalla formalizzazione del Mercato del Lavoro precario attraverso una normativa reazionaria chiamata Jobs Act, passando per i "magheggi" sul Sistema Bancario, per arrivare alle pretese di metter mano alla Legge delle Leggi... Ma soltanto per rispondere ad un preciso impegno preso con l'ex Capo dello Stato! 

Certe "esperienze" politiche si commentano da sole. Citando Cicerone: "Farsi ingannare una volta è spiacevole, due volte stupido, tre volte vergognoso"...

Perché NO. "Italia, Patria mia. Che orgoglio e che fatica esser figlio tuo"... Indubbiamente, qualora dovessi decidere di vestire i panni di novello Ugo Foscolo, dedicando un'ode al mio Paese, credo che non potrei cominciare diversamente. Amo l'Italia, rispetto la sua Legge, ammiro la sua Storia, godo della vista della sua pur curiosa forma geografica che, si racconta, fosse tanto derisa da Napoleone Bonaparte, secondo il quale l'Italia non avrebbe mai potuto aspirare a diventare un'unica, grande Nazione ("è troppo lunga e stretta", ndr). Un discorso a parte, invece, vale per gli Italiani... Perché con buona pace degli intendimenti e delle speranze di Massimo D'Azeglio, ad oggi va ancora plasmata una Comunità Nazionale che possa dirsi tale, senza rischiare di sbattere contro qualche campanile.

Ciononostante, negli ultimi settant'anni, la sola forza rigeneratrice ed unificante, ben oltre l'abusato e vilipeso Tricolore, è stata proprio la Costituzione Repubblicana. E' questa la ragione principale per cui non accetto che, con le scuse più varie e banali, questo o quel Governo decidano di farne carta straccia per saziare le proprie utilità. Ed è questa la ragione per la quale, come ebbi modo di fare nel 2001, ai tempi dell'intervento sul Titolo V voluto da parte del Centro-Sinistra (con Giuliano Amato a Palazzo Chigi, ndr) e nel 2006, con la Devolution patrocinata da Silvio Berlusconi, ho alzato delle ideali barricate contro Matteo Renzi. Contro Renzi, voglioso di stravolgere la Sacra Carta, sbandierando gli "sbiaditi vessilli" della Governabilità, della Salvaguardia del Bilancio Pubblico e della modifica del Bicameralismo... Attraverso la realizzazione di un Senato ancor più "ammaestrato" dalla volontà dei Partiti.

Insomma, ogni Riforma decisa a tavolino da Maggioranze "minute", raccapezzate e chiuse al dibattito, che punti a intaccare i principii democratici e la Libertà, mi vedrà sempre in prima fila a fare fronte in senso inverso. 

Il "peccato originale" della "Riforma Boschi", ovvero l'esser stata partorita "a colpi di maggioranza", è insanabile. Ciò, proprio perché la Maggioranza che l'ha votata ha fatto orecchie da mercante alle proposte e alle richieste di modifica dell'Opposizione. Un'Opposizione, ben inteso, che a differenza dei fasulli "pesi parlamentari" attuali, rappresenta la reale Maggioranza del Paese. 

E' troppo facile, illogico e ingiusto che quando si parli della Legge Fondamentale della Repubblica, pochi personaggi di dubbia capacità, si chiudano nelle segrete stanze per decidere del futuro di tutti gli altri. Io non accetto che Denis Verdini "sieda" al fianco di Benedetto Croce e Piero Calamandrei!

Allorché si decida di mettervi mano, è doveroso che le proposte di ciascuno siano accuratamente esaminate, riviste, razionalizzate e ovviamente, accorpate. La base su cui poggia il "comune interesse nazionale" va sempre considerata nel presente, come dote del passato da lasciare in eredità al futuro. 

Resistenza, "Rinascita Democratica" e... Non è un mistero che la Costituzione, base dell'Ordinamento Statuale impregnata sui valori della Resistenza, fu messa assieme dai nostri padri, pezzo dopo pezzo, affinché noi potessimo continuare l'opera di "ricostruzione". Ironia della sorte, capita sempre più spesso che qualche "buontempone di Governo" tenti di strapparne via qualche "pagina", richiamandosi a certe oscure velleità di Rinascita Democratica, frutto della fervida immaginazione di un fu "materassaio", relegato alle pagine dei libri di Storia... Fortunatamente, fino ad oggi, quando sia stato necessario salvaguardare tale grandioso coacervo di diritti e doveri, il popolo non ha rinunciato facilmente alla propria Sovranità. Ma per quanto ancora ciò potrà accadere? Le generazioni cambiano e l'incultura cresce.

...Resilienza! Mentre nel persistere della Crisi dell'Economia reale e del Mercato del Lavoro, con i Ministri Pier Carlo PadoanGraziano Delrio e Giuliano Poletti che disegnano cerchi nell'aria, piovono "mance e marchette" in materia d'imposizione fiscale, opere pubbliche, occupazione e pensioni, la cui copertura finanziaria, messa ulteriormente in conto ai contribuenti, è rinviata a "quando i fiori fioriranno", lo prometto: "Io Voto No"!

Mentre per conto del "Governo delle idi di Marzo", col suo faccino etero ed infingardo, che fa il verso alla Venere di Botticelli, Maria Elena Boschi fa la réclame alla devastazione della Costituzione che porta il suo nome, in giro per l'Italia e per il mondo, a spese dei contribuenti (come nel suo viaggio in quel Sud America che la Storia ricorda esser stato la culla delle peggiori dittature, oltraggiose dei Diritti, della Democrazia e della Vita, col patrocinio delle nostre Ambasciate, ndr), raccontando storie sulle dieci piaghe d'Egitto che toccherebbero all'Italia, in caso di sconfitta del Governo al Referendum, lo ribadisco: "Io Voto No"! 

Mentre, perdente nei Sondaggi, Matteo Renzi persevera nella propria prevedibilissima inversione a U, nel tentativo di rimangiarsi in un sol boccone tutte le dichiarazioni sulle proprie, sicure dimissioni, in caso di batosta referendaria; mentre delega la propria immagine pubblica al guru della comunicazione, Jim Messina; mentre nella sua campagna elettorale sempiterna biasima l'altrui rinuncia alle Olimpiadi e rilancia nel mucchio la follia del Ponte Sullo Stretto; mentre offre in sacrificio l'Italicum (a suo dire la migliore Legge Elettorale possibile, ndr); mentre si dichiara disposto, per la somma "gioia" dei suo seguaci in seno al PD, a fare patti diabolici con gli elettori di Destra, giusto per vincere il Referendum, lo sottoscrivo: "Io Voto No"! 

Mentre Giorgio Napolitano, Capo di Stato che ha voluto interpretare in modo tutt'altro che saggio le facoltà lui concesse dalle prescrizioni costituzionali, continua a lanciare minacciosi strali all'indirizzo di un elettorato ritenuto evidentemente sciocco e sprovveduto, "ordinandogli" di accettare l'inaccettabile, lo giuro, leale, sul mio onore: "Io Voto No"! 

Se non ora, quando? Detto ciò, vedo forse nel responso del Referendum la via per dare una spallata all'Esecutivo in carica? Sì, assolutamente. Perché so per certo che fintantoché a Palazzo Chigi albergherà un "peronista dall'accento Fiorentino", il doloroso strappo consumatosi tra la gente, tra pro e contro (o tra illusi e illuminati, se volete, ndr) resterà tale e quale. Assorbito l'urto e cancellato il trauma, si potrà ripartire con maggior carica. Perché la Politica è pur sempre compromesso, nell'accezione migliore del termine.

Ergo, non è più tempo di esitare ma di farsi avanti e di serrare le file! E' imperativo difendere la Sacra Carta, prima fonte del DirittoLegge delle leggi e baluardo dei nostri Diritti; è doveroso salvaguardare la Democrazia; è d'obbligo tener fede alla nostra comune Dignità... Ecco perché il mio "NO", insieme a quello di tanti altri cittadini "illuminati", renderà Giustizia risuonerando potente nel segreto dell'urna. Ne va del Futuro dell'Italia, con rispetto e reverenza verso il suo Passato.

Che l'inquilino prepari dunque le valigie, perché, "personalizzazione" o meno, al di là di un pur sempre possibile "salvacondotto" Presidenziale chiamato "reincarico", ne avrà certamente bisogno. Quantomeno a livello morale... 

Viva l'Italia!

D.V. 

P.S. "I pertinaci sono i sublimi. Chi è soltanto audace non ha che un impulso; chi è soltanto valoroso non ha che un temperamento; chi è soltanto coraggioso non ha che una virtù; l'ostinato nel vero ha la grandezza". (Victor Hugo)

 
 
 
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