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Un blog creato da cornell2 il 24/05/2009

0744 Il Velino

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"Campioni del mondo".

Foto di cornell2

"Il calcio è stupendamente rappresentato dalla nostra nazionale: si vedono undici ragionieri in mutande allo sbaraglio, senza nessuna remora, senza nessun decoro. È il nostro governo e il nostro sottogoverno in mutande". (Carmelo Bene)

Or dunque, anche per l'Italia è tempo di Mondiali di Calcio, che dire? 

Beh, se non altro che siano passati parecchi anni dai tempi in cui noi altri, ci fissavamo davanti al teleschermo, a tifare la Nazionale per antonomasia. Anni ruggenti e spensierati, in cui perlomeno avevamo la speranza che il nostro futuro, in quanto Paese, potesse risultare meno gramo di quanto ahinoi sarebbe stato e continui ad essere; nei quali parlare di "Azzurri" non faceva rima con una schiera di "Berlusconiani doc" e in cui non era proibito dal pudore, prima ancora che dalla Par Condicio, urlare a squarciagola "Forza Italia".

Dal gol di Tardelli del 1982, che ancora oggi, assieme alle "rapine in area" di Paolo Rossi e all'esultanza di Sandro Pertini (ultimo Presidente della Repubblica degno di nota, ndr) ci graffia l'anima e ci emoziona, in quel "replay infinito" che è la Storia, al rigore "alto" di Roberto Baggio, che, dal lontano 1994, continua invece ad addolorarci... Dalle decisioni "maledette e imboccate" dell'arbitro Moreno, che, in quell'infausto 2002, ci fece ripetere, volenti o nolenti, la grama figura con la "seconda" Corea, al trionfo in pompa magna contro i presuntuosi cugini d'Oltralpe, guidati dal "testardo" Zidane, nel 2006.

Insomma, da Bearzot al "Trap", passando per Sacchi e per finire con Lippi, è innegabile che questi cuori non si siano risparmiati, in quanto a "tachicardie", eppure...

A pesare come un macigno sul nostro lento, inesorabile e oramai pressoché totale distacco dal "mondo pallonaro", c'è un po' di tutto: prima le vicende di doping messe a tacere in maniera subdola e facendole apparire ben poca cosa rispetto a quanto continui ad accadere, per esempio, nel ciclismo; poi quelle di "Calciopoli", per cui, ciclicamente, si viene a sapere che giocatori, dirigenti e arbitri si organizzino in Associazioni per delinquere, un po' come capiti con la Mafia, giusto per vendersi al miglior offerente in denaro...

In mezzo, com'è logico che sia, la persistente ed indubbia considerazione che i miliardi di Euro che girino in quel mondo siano esageratemente troppi, visti i meriti, o meglio, i demeriti di troppi presunti "campioni". Per noi, che ci saremmo accontentati di goderci una partita di Coppa in santa pace, al Mercoledì, che avremmo preferito perseverare nel "riempire" una schedina del Totocalcio e magari di fare un salto allo stadio evitando tornelli, identificazioni e perquisizioni (perché certi di non aver nulla da nascondere, ndr), il fatto di esser costretti a veder girare, impotenti, una "lavatrice di denaro" di dubbia provenienza, per di più in "pay per view" era ed è davvero troppo. Meglio dunque "guadagnare tempo" per questioni più virtuose, interessanti e benemerite.

Ciò premesso, alla domanda se ci sentiamo o meno rappresentati da undici ragazzini viziati, con "improbabili" tagli di capelli, tatuaggi sconsiderati e saccenteria propria di una capra, la risposta non può non essere che "No".

Dichiariamo dunque, fieramente, che non faremo parte di quella parte di connazionali che (ignorando in gran parte, i luoghi, i personaggi e le gesta dell'Italico Risorgimento, ndr) si accingano a riscoprire il solito, scialbo e sciagurato amor patrio "quadriennale", sventolando un Tricolore "Bianco, Rosso e Verde" (il che la dice tutta, sulla media culturale di un popolo, ndr) e canticchiando con la mano sul cuore, magari con parole improvvisate, un Inno Nazionale d'altri tempi, che richiama alla memoria ben altri "incontri", combattuti da veri eroi.

Né prenderemo parte a quella farsa teatrale, in base alla quale ci si stringa in un tutt'uno, si acclami e si festeggi quando di vinca (come dire: "abbiamo vinto", ndr), citando a memoria i nomi dei "sette re di Roma", fianco degli Imperatori, mentre ci si rinfacci il "campanile", rinverdendo minacciose e vivaci rivalità, proprie dell'Italia dei Guelfi e Ghibellini o delle Repubbliche Marinare, quando invece si perda (come dire: "hanno perso", con aggiunta di epiteti e sproloqui vari, ndr).

In effetti, per quel che ci riguardi, se dobbiamo scegliere la squadra che c'infiamma l'animo e che confidiamo riesca nei propri intendimenti vittoriosi; che veste di nero e che non scende sui campi erbosi ma si batte tra quattro mura e che più che "giocare" fa da arbitro delle "partite" a cui prende parte, secondo una legge che non è certo quella del gol, ci schieriamo con un team che si chiama Magistratura. Una Nazionale "doc" che meglio rappresenta l'Italia che abbiamo nel cuore, a dispetto di qualsivoglia squadra di calcio! 

Un Organo e un Potere previsti dalla Costituzione, a salvaguardia di tutto noi e che, nonostante i vergognosi tentativi di metterle i bastoni tra le ruote, propri di certa Politica ladra, arraffona ed interessata (non ultimo il voto sulla Responsabilità Civile dei Magistrati, avvenuto in Parlamento) cerca sempre e comunque, anche all'ultimo minuto, di "estrarre il cartellino rosso" che dia l'attesa svolta ad un match "combinato" da altri, non ascoltando i fischi di un pubblico insolente e distratto, ma godendo degli applausi di un popolo desideroso di Giustizia.

Già! Non c'è proprio partita. I nostri ideali "Campioni del Mondo" sono coloro che nel silenzio del proprio lavoro, con dignità e dedizione, si facciano in quattro ogni giorno, allenandosi a tirar calci alla Corruzione, alla Concussione, al Falso, al Peculato e a qualunque altra denominazione penale data alla Malversazione pubblica e privata, ovvero agli effetti collaterali del Potere di Casta.

Basti pensare  alla rediviva aria di "Tangentopoli" che ha preso a spirare (in Italia in generale e a Milano e Venezia in particolare, ndr) e alle reminiscenze dell'inchiesta Mani Pulite che ciò comporti in noi. Cose che capitano, non ogni quattro anni come la Coppa del Mondo del pallone, ma a scadenze variabili, specie quando si scelga d'impelagarsi in eventi sciagurati, insensati, sproporzionati, ed esageratamente costosi come l'EXPO2015, o in opere mastodontiche, inutili e "sanguisuga" del Bilancio Pubblico come il MOSE.

Guarda caso, sarebbe stato sufficiente citare l'esempio di Italia '90 (ma anche quello dei Mondiali di nuoto del 2009, o, perché no, quello del G8 della Maddalena, mai tenutosi da quelle parti e spostato a L'Aquila a suon di miliardi di Euro, ndr) per capire che il nostro Paese non sia in grado di aspirare a null'altro che uno sperpero di denaro dei contribuenti; ad un fiume di mazzette utile ad "abbeverare" i soliti noti, a scapito dei cittadini onesti e ad un'ovvia lamentela, allorché non vi sia più trippa per gatti (leggi: fondi pubblici, ndr), per completare lavori ed opere, la cui consegna avvenga comunque sempre in ritardo, rispetto alle date previste.

E pensare che ci saremmo accontentati di relegare certe notizie all'epoca di Bettino Craxi, in quella che tanti si affannano a chiamare "Prima Repubblica"...

Insomma, perché negarlo? Grandi Opere vogliono dire "Grandi mazzette". E per fortuna che ci sia stata risparmiata l'assegnazione e l'organizzazione delle Olimpiadi del 2020 e che sia messo da parte il folle progetto del Ponte sullo Stretto di Messina...

Ora, ben oltre le idee e gli intendimenti propri del Governo di Matteo Renzi, riteniamo che se lo Sviluppo e l'Economia dell'Italia non possano prescindere dallo spartir Tangenti, all'arresto dei ladri, dei riciclatori e di tutti i furfanti in doppiopetto e colletto inamidato, debba far da doveroso contraltare lo Stop a progetti faraonici, spesso inutili alla gente comune (ovvero a chi dell'Onestà e della Legalità faccia un vanto, prima ancora che un'imposizione) e che tuttavia, si trovi a dover finanziare un gigantesco "furto" orchestrato alle sue spalle e nelle sue tasche, che nelle Istituzioni nasce, cresce e finisce per ingrassare i soliti noti e amici al seguito.

Per concludere, tornando all'inizio di questa sentita riflessione, piuttosto che perdere tempo e sonno, passando notti in bianco a vedere correre sgrammaticati e presuntuosi, Patrioti "pane e salame", preferiamo continuare ad aprire i giornali, al mattino, tifando per ben altri rappresentanti dell'Italia impegnata, per davvero, per il bene di tutti: i Magistrati della Repubblica, per l'appunto.

D.V.

P.S.: ringraziando la Magistratura per l'impegno profuso, affinché la Legge, la Legalità, la Giustizia e l'Onestà non passino di moda, confidiamo nel fatto che qualche solerte Procuratore della Repubblica, apra quanto prima (sempre che non l'abbia già fatto, ndr), un fascicolo d'inchiesta anche sulle vere "ragioni" che spingano a desiderare tanto ardentemente sia la TAV, sia gli F35. Il cittadino ligio e probo sentitamente ringrazia

 
 
 

Un "Obiettivo Comune" chiamato cambiamento.

Foto di cornell2

"La migliore politica è far Politica". (D.V.)

Incipit. Come tanti cittadini dei nostri tempi, quando penso alla Politica sono sempre combattuto: da un lato l'importanza della Partecipazione e dell'impegno in favore del proprio Paese; dall'altro, un innegabile senso di vero e proprio schifo.

Tutto è cominciato laddove l'acqua nasce, scorre e (nonostante la Crisi) arricchisce la comunità...

Era l'inizio di Aprile, quando quasi per caso, mi fu messo fra le mani un volantino come tanti... Di quelli, per intenderci, che finiscono per intasare la cassetta delle lettere e che io, usualmente, accartoccio distrattamente senza leggere. In effetti, odio la pubblicità!

Stranamente però, in quest'occasione feci un'eccezione - magari per volere del fato, o magari, per il suo insolito colore Verde "speranza" - e lessi da cima a fondo le parole, le riflessioni, le proposte che ivi erano elencate e soprattutto, accettai l'invito che riportava.More...

L'idea di fondo era semplice: partecipare ad un'assemblea pubblica, per decidere se e come costituire una lista civica, da opporre all'Amministrazione uscente (emanazione del PD, ndr), alle successive elezioni del 25 Maggio 2014.

Messo da parte il mio consueto scetticismo e la polemica sterile, limitata alle mura domestiche e ai "dibattiti da bar" con gli amici, con "armi, bagagli e buone intenzioni" inviai un'e-mail all'indirizzo segnalato e dopo qualche ora ricevetti una risposta.

Il mittente era G.M., noto imprenditore del mio Comune, di cui avevo sentito parlare ma che non conoscevo, se non per l'esser stato a capo della Minoranza, in seno al Consiglio Comunale dell'ultima Legislatura. Egli mi disse subito, che avrebbe avuto piacere d'incontrarmi per discutere del progetto.

Un po' titubante, mi presentai alla prima riunione, il giorno stabilito, all'orario prefissato. I punti fermi su cui avrei appoggiato la mia disponibilità? Né Matteo Renzi, né Silvio Berlusconi sono mie fonti d'ispirazione. Ergo: se costoro fossero stati i "fari" dell'iniziativa, per quanto in ambito locale, mi sarei tirato indietro. Nessuna remora invece, ad accettare un impegno col M5S.

Varcata la soglia della sala conferenze, uno sparuto gruppo di persone era in attesa che altri "coraggiosi" si facessero avanti. Feci pochi passi e mi presentai. Subito si alzò in piedi il fautore della riunione che mi venne incontro e mi porse la mano con un sorriso sulle labbra. In poche parole, spiegai le ragioni della mia adesione. Poi mi sedetti ad ascoltare. Dopo tutto sono uno scrittore, buon uditore e non proprio un grande oratore (idea che, con sommo piacere, di lì a qualche giorno avrei visto ribaltare).

Quando fu chiaro che non si potesse andare oltre le due dozzine di presenti, fatte le opportune premesse, fu avviato un civile dibattito. Ciascuno espose la propria idea, sul perché fosse giusto mettere assieme una formazione davvero trasversale, che evitasse sul nascere l'ipotesi che gli elettori si presentassero innanzi all'urna, con un unica scelta.

Alla fine, microfono alla mano e voce tremante, espressi il mio pensiero: "abbattere il muro che separa la gente dall'Istituzione Comunale; dire basta al nulla fattuale e al clientelismo; dare un futuro alla cittadina e speranza ai giovani"... E citando prima il "fu" Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e poi (senza dire il suo nome, ndr) un Gianfranco Fini d'annata, aggiunsi: "Ad altri cinque anni di questa Amministrazione incapace, io non ci sto (...) Facciamo in modo che ognuno dei nostri voti, rappresenti una picconata al Sistema". Applausi... Addirittura!

Quella sera, furono piantati i primi paletti: Si, ad un'alternativa da presentare all'elettorato e si all'indicazione del candidato Sindaco (individuato come logica voleva, in G.M., con l'appoggio di tutti i presenti).

Dopo qualche giorno, visti i tempi strettissimi, ci ritrovammo nello stesso luogo (una bellissima chiesa sconsacrata, trasformata in sala multimediale, in pieno centro storico, ndr), per definire sia il nome da dare al gruppo, sia i dodici cittadini da "mettere" in lista, chiarendo immediatamente che non ci sarebbe stato spazio per posizioni estremiste, tanto di Destra, quanto di Sinistra, né per individui aventi carichi pendenti con la Giustizia.

Con metodo degno della più "vera" Democrazia, non ci fu designazione diretta da parte del candidato Sindaco, bensì un voto incrociato tra i potenziali eleggibili. Alla fine, anch'io fui della partita, combattuto tra un sentimento di orgoglio e il timore di non essere all'altezza.

Con l'occasione, fu approvata la proposta di realizzare un Simbolo recante l'effige stilizzata dell'Arcobaleno, in ragione dei suoi molteplici e variegati significati: speranza, rinascita e trasformazione su tutti.

Mentre i giorni passavano e la piazza (quella principale, ndr) si riempiva, la competizione cresceva. E poiché il Paese è piccolo e come è ovvio (seppure illogico) che sia, la gente mormora, dall'opposto schieramento non tardarono ad arrivare "note di biasimo", a me indirizzate, del tipo: "ma come? Non eri di Sinistra"? La mia risposta, ribadita a più riprese, molto semplicemente fu: "Perché, secondo te il PD è un Partito di Sinistra? Se ne sei convinto davvero, credo che Antonio Gramsci ed il compianto compagno Enrico Berlinguer, si stiano rivoltando (per l'ennesima volta, ndr) nella tomba (...) E comunque sia, sì, sono di Sinistra come può esserlo soltanto il secondogenito di una coppia in cui il marito era operaio e la moglie casalinga. E certamente, lo sono più di te". Insomma, fu un po' come dire: sciacquati la bocca...

Dopo altri due incontri, fu aperta anche la sede del nostro Comitato, il quale avrebbe avuto il compito di promuovere tra la gente, il Programma della nuova formazione politica. Insomma, le cose ingranavano e le cose parimenti giravano nel verso giusto, nella migliore tradizione della (rara) Partecipazione dal basso, priva d'ingombranti sovrastrutture di Partito.

Il Programma. Strano ma vero, l'intero testo fu messo nero su bianco dagli esponenti di lista, oltreché da qualche volenteroso, capace ed impagabile "simpatizzante", via internet. Ciascuno era libero di dire la sua, integrando, correggendo il testo e perché no, contestando civilmente l'altrui aggiunta, ora per ora, sfruttando il proprio tempo libero e una semplice connessione web.

Una volta che fu stesa la versione definitiva, venne il tempo di presentarlo agli elettori, assieme a noi candidati. Di lì a poco, avrei dovuto mettere da parte la paura che stringe lo stomaco e vestire i panni di un "Cicerone" fra tanti, con l'obbligo di non sbagliare, di dire il vero e di convincere i potenziali elettori. La parola d'ordine con cui mi davo coraggio era: "spirerà aria nuova, in questo Paese deserto e senza vento"...

In vista del mio primo "comizio", definii pian piano i punti su cui avrei fatto leva. Ciò mi aiutò non poco e l'impatto con la platea fu migliore di quanto avessi potuto immaginare, specie perché, avendo dovuto parlare per ultimo, la tensione aveva finto per raggiungere dei picchi assai elevati; "stellari" anzichenò!

Alla seconda occasione, d'altro canto, non avendo avuto sentore di dovermi nuovamente appellare alla "bontà del pubblico", improvvisai con successo un discorso degno del miglior "politicante" della prima ora (con la "piccola differenza" di essere veramente onesto, ndr) e con il peso, non secondario, di doverlo esporre davanti alla telecamera.

I giorni seguenti furono frementi. Prima giunsero i "santini", poi i pieghevoli da consegnare alle persone. Senza contare la necessità di mettere da parte un po' della propria dignità, andando a chiedere il voto casa per casa, sulla falsariga dei troppi, insopportabili, professionisti della Politica.

E proprio mentre la "carriera di potenziale Amministratore" cresceva, bisognava fare i conti con la carriera professionale, mettendo in fila impegni ed orari... Uno stress non da poco.

E che dire, poi, dell'incontro con gli abitanti del mio quartiere, nel centro sociale di zona? A parte qualche voce dissonante (che edotta della mia iniziativa, aveva bollato il tutto come una velleitaria impresa legata a chissà quale interesse e proclamato il proprio appoggio ai "professionisti" della Politica, ndr), sulla carta sarebbe stata un'occasione unica per riallacciare legami e per rivedere facce di un tempo lontano, più vecchie e raggrinzite, ma di certo sempre battagliere.

Peccato che, nella migliore tradizione Italica, tra il dire (leggi "partecipazione prevista all'evento") e il fare (leggi "partecipazione effettiva"), ci sia di mezzo il mare... Del tipo: io ci metterò la faccia (pronto nel caso, a saltare sul tuo carro), prima però, mettici la tua e vedi se riesci a vincere.

Comunque sia, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, venuto meno il tempo utile, trascorse le infinite ventiquattro ore di silenzio elettorale, si era giunti finalmente al dunque. Dopo aver riempito le altrui cassette della posta, come mai avrei pensato di fare; dopo aver stretto mani; ricevuto appoggio e attestati di stima; ecc. ecc. era tempo di raccogliere i frutti. L'emozione era palpabile, così come era viva e sincera la consapevolezza di poter vincere, in virtù dell'aria nuova che si respirava.

Proprio per questo, la Domenica delle elezioni evitai di recarmi al seggio al mattino presto (come sono fare da sempre, ndr), deciso a presenziarlo nelle ore serali di massimo afflusso, assieme agli altri amici della lista. Rividi facce di un passato più o meno lontano, con la speranza che un cenno con la mano, una strizzata d'occhio e una pacca sulla spalla avrebbero avuto, di lì a poco, un conseguente risvolto sulla scheda. Invece...

Invece, il giorno successivo, finito lo spoglio delle schede, la "sentenza" fu disarmante: la "vecchia Politica", seppure con uno scarto bassissimo, aveva nuovamente prevalso. La nostra lista era giunta seconda e il mio risultato non fu affatto soddisfacente. Due colpi al cuore, nel giro di qualche secondo, amplificati dal modo scomposto con cui gli avversari avevano avuto l'ardore e la faccia tosta di festeggiare...

Or dunque, laddove l'acque nasce, scorre e (nonostante la Crisi) arricchisce la comunità, tutto era finito, inesorabilmente, così come era cominciato. Ancora una volta, un nuovo progetto, un obiettivo comune, era stato scansato...

La doppiezza delle persone, il clientelismo incancrenito, la diffidenza per la novità e la propositività, avevano nuovamente raggiunto l'apice, garantendo altri cinque anni di discussioni futili e inutili, ravvivate dalla promessa che: "però, la prossima volta"...

Cose che succedono, in parecchi "dove", in Italia.

D.V.

P.S. Passati i giorni, sbollite a fatica la rabbia e la delusione, la promessa che mi sento di fare è questa: "qualcosa di mio lo lascerò, in questo mio tempo" (cit. Timoria, ndr). Perché la sconfitta è formativa; è un insegnamento... E di certo non non è un punto d'arrivo, bensì un trampolino verso il cambiamento!

 
 
 

"Abbiate Fiducia: più Lampredotto per tutti"!

Foto di cornell2

 

"L'Ambizione è lo sterco della gloria". (Pietro Aretino)

"Confermo che in questa vicenda, per come sono andate le cose, molti di noi si giocano qualcosa di più importante della carriera: si giocano la faccia. Io parto dal presupposto che la faccia sia più importante della carriera. Rischiamo tutto, ma lo facciamo con determinazione, amore per l'Italia e convinzione che questo Paese ha un tempo davanti a sé, che è un tempo di bellezza e di entusiasmo". (Matteo Renzi, 21 Febbraio 2014)

Incipit. Or dunque, dopo tanto ciarlare, terminate le Consultazioni più "sbrigative" della nostra Storia recente e venuta meno l'attesa per conoscere la fantomatica lista dei "papabili", i nuovi Ministri della Repubblica hanno giurato al Quirinale, che dire? Beh, se non altro, è necessario prendere atto che, dopo aver messo l'impronta sul Governo di Mario Monti e su quello "pensionato" anzitempo, presieduto da Enrico Letta, anche nella forsennata corsa volta a costruire la "squadra" di Matteo Renzi, Giorgio Napolitano abbia pensato bene di dar prova di cosa "non voglia dire" essere un Presidente della Repubblica ligio e rispettoso della Costituzione...

Ma veniamo a noi.

Buttando un occhio agli ultimi eventi che hanno scosso o meglio scombussolato, le vicende politiche nazionali, Ambrose Bierce avrebbe esordito dicendo: "Tradire: ripagare per la fiducia accordata"... E in effetti, è quantomai arduo, se non impossibile, dargli torto.

Ieri

Qualche tempo fa, quando tra Enrico Letta Matteo Renzi cominciarono a palesarsi le crepe prima e i profondi attriti poi (scontri al vetriolo tanto deleteri quanto ridicoli, messi in piazza a giorni alterni e sempre seguiti da improvvisi ravvedimenti, proprio in virtù della declamata "reciproca Fiducia", ndr) avemmo modo di paragonarli ai "giochetti" della vil Politica, tanto in voga nella fu "Balena Bianca" (la DC, ndr) di Giulio Andreotti e Amintore Fanfani (auto-citaz.: «mentre i "piccoli Democristiani crescono", l'Italia affonda», ndr).

E in effetti, a ben guardare, fummo buoni profeti, visto e considerato che proprio quelle "sceneggiate di Palazzo", scontate e stantie, messe in piazza a favore di telecamera, hanno finito per condurre alla formazione del "Governo delle idi di Marzo". Da un lato, sta ora il "Giuda Iscariota", nonché, per l'appunto, novello "Cesaricida double face"; il "Bruto e Cassio" della situazione, che di nome fa Matteo Renzi. Dall'altro resta, rammaricato e "sanguinante", Enrico Letta: l'incerto, volenteroso ma incapace "Giulio Cesare", tradito nella Roma moderna. Su tutti, ovviamente, vigila imperante, il volere pretenzioso e impenitente di "Giove" fatto persona: Giorgio Napolitano. 

E proprio mentre studiava a tavolino il come e il quando fare le scarpe al suo compagno di Partito (pardon: "compagnuccio della parrocchietta" in salsa PD, nonché "nipote di cotanto Zio", ndr), è assai probabile che gli unici ad essere lieti, innanzi all'eventualità di un nuovo Esecutivo, guidato dal proprio ex "Podestà", fossero in larga parte, soltanto i cittadini di Firenze... Per poterselo togliere di torno! 

Oggi

In attesa che le promesse "cadano" una dopo l'altra, nel limbo degli eventi, agli Italiani non resta che pazientare, poiché presto o tardi impareranno, nuovamente, quanto sia sciocco affidarsi al primo venuto (l'ultimo di una lunga serie, ndr) presentatosi come "salvatore della Patria"... 

Certi del suo "auto-annichilimento", mentre ci sediamo sul greto del fiume in attesa di vederne passare la "carcassa", ci rivolgiamo proprio al nuovo Presidente del Consiglio.

«Caro Matteo (ragioni anagrafiche ci spingono a parlarti da pari a pari, dandoti del tu, ndr), dopo che il "formalismo Parlamentare" ti ha dichiarato pienamente in carica, in tutta Onestà, non siamo affatto disposti a concederti la nostra ideale Fiducia, né confidiamo nel fatto che tu riesca nel velleitario intento di compiere un "Ottimo Lavoro"...

In primis ti neghiamo la Fiducia in quanto Elettori. Non bastassero le idee che hai in mente riguardo al "Sistema Paese", oltreché le tue intenzioni in tema di Riforme Istituzionali, di forma di Stato e di Governo da dare alla "Terza Repubblica" e di Legge Elettorale (che in tutta Onestà, sono assai diverse dalle nostre, ndr), non ci piace il fatto che anche tu, a dispetto di quanto avesti modi di affermare pochi mesi or sono, sia "entrato" a Palazzo Chigi senza aver ricevuto alcuna "investitura" elettorale da parte del Popolo Sovrano. 

In secondo luogo, te la neghiamo in veste di Cittadini, per diverse ragioni. Perché in Politica Estera, siamo certi che nei tuoi intendimenti, da un lato il nostro Paese continuerà ad essere una "pedina" della Germania di "Frau Merkel", della BCE, dell'OCSE e del Fondo Monetario Internazionale (come dimostrato dalla nomina di Pier Carlo Padoan al Dicastero dell'Economia). Dall'altro, non abbiamo dubbi che deciderai di agire in continuità con i tuoi predecessori, perseverando, ad esempio, nello sciagurato aggiramento dell'art.11 della nostra sacra Costituzione (in materia di "guerre d'oltre-confine" mascherate da missioni di Peace Keeping, ndr) giusto per non alterare gli "Alleati" della NATO, o chi per loro (evenienza ribadita a più riprese da un pretenzioso e fin troppo incontestabile Capo dello Stato, cui anche tu, in fin dei conti, hai "giurato" ubbidienza).

In Politica Interna, invece, ad impedirci di stare dalla tua parte, sono innanzitutto le proposte che covi in cuor tuo per tentare di "rilanciare" l'Economia e l'Occupazione. Se da un lato, l'incarico affidato a Giuliano Poletti al Ministero del Lavoro, sembra tanto una sorta di parafulmine, utile per farti agire indisturbatamente su un fronte fin troppo caldo - deturpato negli anni dal "Pacchetto Treu", dalla "legge Biagi" e dalla "Riforma Fornero" -  magari partendo dalla cancellazione dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, dall'altro, è evidente la tua volontà di confermare Opere Pubbliche mastodontiche e di dubbia utilità come la TAV - alle quali siamo fermamente contrari - dimostrata dalla conferma di Maurizio Lupi alle Infrastrutture e ai Trasporti. E come "ciliegina sulla torta", ti neghiamo l'appoggio per la tua scontata scelta di aprire ancor più il portafogli, per finanziare spese folli come quella prevista per l'acquisto degli F-35, meglio noti come "caccia bidone di V generazione", evidenziata dalla nomina di Roberta Pinotti alla Difesa.

Per finire, a conferma dei nostri intendimenti, stanno la decisione di mantenere Angelino Alfano al Viminale (perché in questo Sistema, il mantenimento dello Status Quo fa comodo a troppi "Qualcuno", ndr) e di fare a meno di un pezzo da novanta della Magistratura come Nicola Gratteri in veste di Guardasigilli. Scelte che parlano da sole e che ci dicono, ad esempio, che non imporrai l'apertura degli "Archivi" per saziare finalmente la "fame di Verità" degli Italiani sulle "Stragi di Stato" e che il pieno riavvio della lotta alla Mafia non sia una tua priorità.

Da ultimo, anche se volessimo, non potremmo concederti alcuna Fiducia, per principio. Con la tua presunta "ventata" di novità, iniziata con l'impegno sul fronte della Legge Elettorale - che con mal celata presunzione hai battezzato "Italicum", privando i giornalisti del piacere di provvedere in tal senso - hai di nuovo offerto le luci della ribalta al "Caimano", noto ai più come il "Pregiudicato di Arcore", nonché come il "Cavaliere pieno di macchie", oltreché come l'ex Senatore della Repubblica decaduto per ragioni giudiziarie, Silvio Berlusconi.

Costui, allo stato, è il vero "vincitore" del tuo Governo e se egli continuerà a farsi i "fatti propri" e a fare il male dell'Italia, grazie al suo impegno (si fa per dire, ndr) in Politica, l'unico responsabile sarai sempre e soltanto tu. "Pranzi di Arcore", o meno...

A proposito: non possiamo negare che il Piano Programmatico del tuo Esecutivo ci ricordi il famigerato "Contratto con gli Italiani" che qualche anno or sono, proprio il tuo "padre putativo" volle "vomitare" nelle case degli Italiani, direttamente dallo studio televisivo di Porta a Porta... E che dire poi della tua promessa di ottenere risultati concreti entro i primi sessanta giorni dall'insediamento? Permettici di dire che essa ci ricordi parecchio quella fatta dal suddetto, riguardo ai suoi "primi cento giorni" a Palazzo Chigi...

Insomma, se il "nuovo che avanza" è così simile ad un periodo malandato e stantio, che puzza di marcio e che non può dirsi del tutto concluso, stiamo freschi»!

Domani

«Matteo, credici, potremmo continuare, ma tanto ci basta. Nello scegliere di non farci abbindolare dalla tua riconosciuta capacità di fare Marketing, con cui sei in grado di venderti alle folle e di regalare sogni, saremo davvero lieti di essere smentiti, qualora dal tuo Governo venisse qualcosa di buono per l'Italia e per gli Italiani. Qui non siamo alla "Ruota della Fortuna". Ergo, spetta a te, sempre che tu ne sia davvero all'altezza, adoperarti concretamente per farci ricredere, compiendo (cosa ardua se non impossibile, ndr) atti davvero "illuminati". 

In caso contrario (eventualità che a nostro modo di vedere ha maggiore probabilità di realizzarsi, ndr) ti aspettiamo al varco della nostra critica, puntigliosa e severa, che per quanto conti, non fa sconti ad alcuno». 

D.V.

Addendum. Tornando al principio della riflessione, è evidente anche ai più ciechi delle "cose della Politica", che anziché trovarci a veder scorrere i primi fotogrammi di un film intitolato "Renzi I", ci troviamo a leggere i "titoli di coda" di una pellicola di serie B, chiamata "Napolitano III"... 

Insomma, è inutile: più il tempo passa, più ci convinciamo dell'idea che "Colui che sul Colle alberga" sia stato e continui ad essere un pessimo Capo dello Stato. Il peggiore della Storia Patria, anzichenò! E dicendo ciò, chiniamo doverosamente il capo innanzi alla somma Figura Istituzionale da lui rappresentata.

In effetti, non bastassero i suoi continui interventi sui temi nell'agenda dei vari Esecutivi fin qui succedutisi; le perduranti pressioni quotidiane esercitate sul Parlamento e ogni altra velleità a lui cara, di "dirigismo" della "vil Politica" fuori dalle prescrizioni della Sacra Carta, ci è assai difficile dimenticare le "firme facili" apposte sul Lodo Alfano, sullo Scudo Fiscale e sulla Legge salva-ILVA, oltreché sull'incomprensibile e in un certo qual modo illegale, "Grazia Diplomatica" concessa a Joseph L. Romano, Colonnello dell'USAF, coinvolto nel "Caso Abu Omar" e condannato in contumacia dalla Giustizia Italiana...

E ovviamente, resta sempre vivo in noi, il rammarico e l'indignazione per la vicenda delle Intercettazioni (distrutte per decisione di una Consulta alquanto "imboccata", ndr) che lo vide duellare a distanza con la Procura di Palermo (e di cui si spera che qualche solerte Cancelliere, spinto da senso di Verità, abbia fatto una copia da svelare al mondo, prima o poi…).

Tali e tanti casi che, rammentati uno ad uno, assieme ad innumerevoli altre "varie ed eventuali" che la concitazione del momento relega lontano dai nostri ricordi, ci portano tranquillamente ad affermare: "ecco una ragione in più appoggiare idealmente, la richiesta d'Impeachment dell'immortale Inquilino del Quirinale, presentata (e frettolosamente rigettata, ndr) dall'unico Partito "illuminato", di nome e di fatto (il M5S) seduto sugli scranni.

Frattanto, nell'attesa che il procedimento di Messa in Stato d'Accusa prima o poi e in qualunque modo, si compia (sebbene, ahinoi, il suo esito negativo appaia quantomai scontato per mancanza degli adeguati "numeri Parlamentari", ndr) non resta che confidare che il futuro regali all'Italia qualcuno di meglio, ovvero che abbia realmente a cuore i valori del Diritto e della Democrazia.

 

 
 
 

Lettera Aperta a Matteo Renzi.

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"E 'l primaio vizîo è Vanagrolia: questo muove l'animo e fallo vizîoso e mal disposto d'una volontà disordinata a volere quello onore che non si conviene. E comettesi questo peccato per [otto] vie, e catuna ha il suo nome per meglio averle a memoria. E quelle sono i vizî che nascono di lei, e sono cosí appellati: Grandigia, Aroganza, [N]on usanza, Ipocresia, Contumacia, Contenzione, Presunzione, Inobbedienzia". (Bono Giamboni)

Caro Matteo Renzi,

dopo aver letto la sua lettera indirizzata ai Partiti, abbiamo ritenuto opportuno, financo doveroso, portarla a conoscenza della nostra opinione, in risposta alle sue idee. Ciò, non tanto in virtù del nostro "non-essere" Forza Politica, quanto in veste di semplici cittadini della Repubblica Italiana.

Perché se è vero che la Partecipazione popolare, in quanto principio cardine della Democrazia, sia un obbligo morale, ancorché legale (perlomeno a nostro modo di vedere, ndr), è parimenti vero che la Propositività del singolo, come un'insperata, ultima freccia nella faretra, sia una facoltà da impiegare al meglio, attraverso il personale impegno in Politica, mediato o immediato che sia, oltreché con un dialogo diretto con quanti siedano al vertice delle Istituzioni, sfruttando in maniera proficua e costruttiva, le possibilità offerte dai nuovi mezzi di comunicazione.

Ma bando alla ciance e veniamo a noi.

Legge Elettorale

"Il Porcellum è morto, viva il Porcellum". La recente decisione della Corte Costituzionale ha portato nuovamente alla ribalta la Riforma Elettorale, che dire? Beh, se non altro che in tema di Elezioni Politiche, l'Italia sia l'unico Paese Occidentale in grado di mettersi in discussione sia ex ante, sia ex post, tanto sulle regole del Voto, quanto innanzi al responso dell'Urna (i consueti "teatrini da Pinocchio" a corollario degli "Exit Polls", sono indicativi di tale assunto: "siamo primi ma non abbiamo vinto"; "ce l'aspettavamo"; "abbiamo confermato i seggi"; "non abbiamo vinto, ma neanche loro"; ecc. ecc.).

Ciò premesso, al di là delle prese di posizione, note o "segrete", proprie della Casta bipartisan al Potere nostro malgrado, sebbene avessimo visto con favore il temporaneo ritorno al "Mattarellum", attraverso il libero ricorso ad un Referendum dall'esito scontato - Diritto che la Storia ricorderà sempre esserci stato negato proprio dalla Consulta, all'ultimo momento, a causa delle illegittime "pressioni" del Quirinale - è ormai da tempo che sosteniamo la necessità di abbandonare il Sistema Maggioritario, in favore di un più democratico Sistema Proporzionale. Dopo tutto, è dimostrato dagli eventi, che la (presunta) Governabilità assicurata dal primo sia quantomai ondivaga e opinabile.

Essendo l'Italia un Paese in cui è fortemente radicato il Parlamentarismo, crediamo che la soluzione stia tutta nell'adozione di un metodo Proporzionale con sbarramento del 5%, voto di preferenza, determinazione della Coalizione d'appartenenza prima del voto e ovviamente, "vincolo di mandato" in capo agli eletti, con decadimento automatico per chi optasse per un ribaltone, più o meno "lucroso", a cose fatte...

A dispetto delle recenti dichiarazioni di alcuni Politici (lei tra loro, ndr) non crediamo che la soluzione a tutti i problemi passi per quel "Sindaco d'Italia" ipotizzato vent'anni or sono da Mariotto Segni. Siamo infatti dell'opinione che - avendo il nostro Paese, pagato amaramente lo scotto di un "uomo forte" che volle far da sé - sia di certo più auspicabile la realizzazione di una "Italia di 60 milioni di Sindaci", nella quale, in nome della Partecipazione, il Potere torni finalmente nelle mani dei cittadini. Alla faccia delle futili ed interessate "discussioni di Palazzo", che, a forza di nuove "Maialate", puntino ad imporre nuovamente al popolo, l'onta morale, lo scempio ideale e l'inezia fattuale, causati dall'esser rappresentati da un Parlamento di "Nominati"!

E visto che siamo in ballo, rimanendo in tema di legge elettorale, ci permetta di sfruttare la sua vena iper-produttiva, rammentandole semplicemente, che il mancato riconoscimento del Diritto di Voto agli studenti Erasmus (evento occorso in occasione delle ultime Elezioni Politiche), attenda tuttora un risolutivo atto normativo ad hoc. A fronte del confermato impedimento a parteciparvi, tutti i "gozzoviglianti incapaci" della vil Politica Italiana, si persero in mari (e Monti) di promesse, affinché fosse impedita un'analoga, infausta (ed infame) sorte, ai giovani che avessero avuto la sfortuna di trovarsi temporaneamente all'Estero, per motivi di studio, durante il successivo appuntamento con le Urne. E' passato del tempo e come sovente capita nella nostra "Terra Sciagurata", nessuno si è preso la briga di legiferare in favore di tale "porzione" di cittadini.

Non sappiamo e non c'interessa più, cosa ne pensino il Ministro degli Interni, Angelino Alfano, il Presidente del Consiglio, Enrico Letta e soprattutto il "custode" della  Costituzione - sempre troppo prodigo di richiami - nonché Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Certo è che se ne avessero avuto il men che minimo interesse, la questione sarebbe stata risolta da un pezzo.

Ergo, pendiamo dalle sue labbra, di "giovane" della Politica Nazionale... Perché se è sicuro che prima o poi si torni a votare, a causa del perdurante "rischio scollamento" dell'attuale Maggioranza Parlamentare, lo è altrettanto che ci ritroveremo a parlare di "problema Erasmus" il giorno prima dell'apertura dei seggi, rinviando alla "prossima occasione" ogni valutazione di riforma al riguardo.

Ciò, mentre si tornerà a biasimare, ad urne chiuse e al cospetto dell'ulteriore crollo dell'Affluenza degli Aventi Diritto, la "disaffezione" degli Italiani e in particolare delle nuove generazioni (che, a nostro avviso, già a sedici anni dovrebbero essere autorizzate a dire la loro, ndr) verso il sacro Diritto di Partecipazione, notoriamente riconosciuto come il "sale" della Democrazia... 

Riforma del Bicameralismo e modifica del Titolo V della Sacra Carta

Ci consenta un paio di premesse. Quando sentiamo parlare di Riforme, un brivido ci corre lungo la schiena, non foss'altro che per il fatto d'aver sentito proferire tale parola così tante volte e per così tanto tempo, perlomeno negli ultimi vent'anni, da farci venire la nausea ad ogni sua nuova riproposizione... Come dire che se fosse per noi, la voce "Riforma" sarebbe già sparita dai dizionari della Lingua Italiana, in quanto soffocata da un più significativo "sinonimo": Raggiro (del cittadino, ndr)...

In aggiunta, il timore che si adoperino in maniera sconclusionata, interessata, o reazionaria, gli strumenti riformatori offerti di una Costituzione sempre più interpretata ad uso e consumo di questo o di quel qualcuno, resta lì immobile, come un paletto sprofondato nel terreno. Dopo tutto, anche il Piano di Rinascita Democratica della P2, tirava in ballo un bel po' di Riforme...

Detto ciò, riguardo alla revisione del Sistema Bicamerale, così come architettato dai "Padri Costituenti", non siamo d'accordo con la proposta di rendere il Senato una Camera delle Autonomie o, Dio non voglia, una rediviva Camera delle Corporazioni. Per noi, l'unica modifica da attuare per svecchiare rapidamente e per davvero il nostro Ordinamento, passa infatti per la consacrazione del Monocameralismo puro, in cui, nel rispetto della tradizione dell'Antica Roma, resti un solo Ramo del Parlamento: il Senato della Repubblica, per l'appunto. E che si metta una bella croce, finalmente, sulla più numerosa e costosa Camera dei Deputati!

D'altro canto, in merito alla modifica del Titolo V della Legge delle Leggi, riteniamo non soltanto che le Province debbano essere cancellate in quanto entità amministrative autonome (rendendole delle mere realtà geografiche, ndr), ma che anche il complesso delle venti Regioni sia da cambiare radicalmente, riducendone il numero ad una decina.

Con ciò, si darebbe più visibilità al concetto di Federalismo e nel contempo, si realizzerebbe un invidiabile risparmio di Spesa Pubblica, la quale, trattandosi si burocrazia, il più delle volte si rivela improduttiva e clientelare. Il "verbo" dev'essere insomma: meno centri di Potere e più possibilità di controllo sulla corretta gestione della Cosa Pubblica. O vogliamo ancora continuare a sperare nell'azione disincrostante della Magistratura, da molti riassunta a sproposito, nel termine "Magistratocrazia"?

In sostanza, l'ossatura dello Stato dovrebbe ridursi, comprendendo l'Autorità Centrale (magari rivedendo anche l'operatività dei Prefetti), le nuove 10 Regioni e i Comuni. Proprio questi ultimi, assumerebbero il ruolo di "collante" del territorio, tra Autorità e Cittadini, ma anche tra singole Autorità Locali, assumendo i compiti delle Province "dismesse", grazie alla realizzazione di Consorzi, liberamente costituibili e altrettanto liberamente risolvibili.

In conclusione delle nostre riflessioni, ci complimentiamo per la sua scelta di tenersi alla larga dai "salotti" della Politica Romana, (che in un certo qual modo ridà lustro alla sua Firenze, già Capitale d'Italia) e le auguriamo un anno di successi, perché non dubitiamo che quando dalle parole dovrà passare ai fatti, avrà bisogno dei migliori auspici, anche dai suoi avversari... Per inciso: i migliori auspici non tanto per lei, quanto per l'Italia, ovviamente!

E in attesa di un suo riscontro che mai arriverà, non ci resta che continuare a confidare nella determinazione e nella lungimiranza dell'unica forza politica "illuminata" seduta sugli scranni... Dalla quale anch'Ella, negli ultimi tempi, pare esser tentata dal prendere ispirazione.

Cordialmente,

D.V.

P.S.: Ah! Quasi dimenticavamo... Vorrà perdonarci l'impudenza, ma non possiamo esimerci dal seguente promemoria: "#Renziecaccialagrana"! Il contribuente ringrazia...

 

 
 
 

"GIUSTIZIAteli"!

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"La Legge è uguale per tutti" è una bella frase che rincuora il povero, quando la vede scritta sopra le teste dei giudici, sulla parete di fondo delle aule giudiziarie; ma quando si accorge che, per invocar la uguaglianza della legge a sua difesa, è indispensabile l'aiuto di quella ricchezza che egli non ha, allora quella frase gli sembra una beffa alla sua miseria. (Piero Calamandrei)

Incipit. La Giustizia? E' come la Legge: non è questione per gente onesta. Cose che succedono. In Italia. 

Or dunque diteci: "che razza di Paese è l'Italia"?

Già! Che Paese è quello un ladrone in doppiopetto blu - magari seduto comodamente a Palazzo, assieme ai suoi compari - possa tranquillamente continuare nelle propria opera di oltraggio della Legge senza pagar pegno (qualunque Legge, ndr), grazie alla cavillosità del Sistema Giudiziario che abbia contribuito a peggiorare, unicamente a ristoro del proprio personale tornaconto?

Che Paese è quello in cui il contrappeso del censo, del nome e del portafogli (l'appartenenza alla "Casta", ndr), consenta ancora di dividere la Società tra cittadini facoltosi e fortunati e cittadini (sempre più) derelitti e bistrattati? E soprattutto, che Paese è quello che sia in grado di far pendere la bilancia della "Somma Dea Giustizia", da un lato piuttosto che dall'altro, nonostante i tentativi di taluni integerrimi Magistrati, che non si "pieghino" passivamente ad accettare una sciagurata e precostituita "diseguaglianza" formale e sostanziale degli individui innanzi alla Legge e che per questo, siano additati come sediziosi rivoluzionari da tacitare con ogni mezzo?

Che Paese è quello in cui la Politica si attardi a parlare di "Riforma della Giustizia", solamente per riempire le ingorde pagine dei quotidiani, con l'intima consapevolezza che ogni frase, ogni intento o proponimento, siano destinate a restare soltanto "chiacchiere buttate al vento"?

E che Paese è quello in cui troppe Verità silenti ed invereconde, assurgano agli onori della cronaca, in via diretta o  in via mediata (per errore, o presunto tale, ndr), soltanto allorché siano "intercettate", dando così nuova ispirazione censoria e linfa vitale, al trasversale "Partito del Bavaglio", deciso a nascondere i propri sporchi affari ad un'Opinione Pubblica distratta da futilità ed inezie varie?

Beh, unite i punti e troverete le risposte...

Un terra sciagurata.

E' un fatto che a far scorrere l'inchiostro, da almeno un ventennio, siano a giorni alterni le beghe giudiziarie del "Pregiudicato di Arcore", meglio noto come Silvio Berlusconi. Insomma: i processi, le prescrizioni, i "Lodi" e buon ultima la condanna sul caso Mediaset con al seguito le giravolte giuridiche attorno alla pena inflittagli, ecc. ecc. Senza contare che l'ennesimo "giorno del giudizio" ruotante attorno alla sua Decadenza dal Seggio Senatoriale, la retroattività della Legge Severino, il pantano e lo scontro sempiterno che affliggono le Aule, le diatribe sul voto segreto e sul voto palese e via discorrendo, continuino a rammentarci quanto a fondo siano penetrate nel nostro Ordinamento, le sue malefatte Politiche e ad illustrarci i tanti perché sia riuscito negli anni, a rendere il nostro Paese un posto peggiore dove vivere.

Così com'è un fatto, quello che racconti che in Italia sia sufficiente avere per amico un Ministro del Governo della Repubblica, affinché si possa "aggirare" in maniera squallidamente normale, le norme inerenti alla Custodia Cautelare - infangando un intero Sistema Carcerario, già di per sé da Terzo Mondo - per aver "salva la vita" e godere del privilegio degli arresti domiciliari...

Oppure, quello che racconti che un fermo di Polizia, o l'Arresto, rischino di essere la causa del passaggio a miglior vita, di chi abbia la sfortuna di passare per oscure camere di sicurezza, magari dopo aver ricevuto il "benvenuto" da parte di smaniosi "controllori" decisi a sfogare le proprie personali frustrazioni e a proferir menzogne allorché chiamati in causa (perché dopo tutto è cosa nota, ahinoi, che le Forze dell'Ordine, anziché a "proteggere e servire", siano ormai ridotte al rango d'incontrollato "braccio armato" del Potere...).

E tanto che ci siamo, è un fatto quello che racconti di un Capo dello Stato, dedito a parlar troppo anche quando proprio non serva, si faccia desiderare assai, nel momento in cui sia chiamato a collaborare da una Procura, poiché "informato sui fatti" riguardanti presunti accordi con Cosa Nostra... La stessa Procura con cui aveva pensato bene di intavolare, attraverso l'Avvocatura dello Stato, un conflitto di attribuzione tra Poteri, innanzi alla Corte Costituzionale (in relazione all’attività di intercettazione telefonica da questo effettuata su utenza di altra persona, nell’ambito della quale sono state captate conversazioni del Presidente della Repubblica).

I disonori del Cavaliere pieno di macchie e il Riformismo ad Personam.

Forse sarà un caso, ma tra le proposte che sovente saltano fuori dal cilindro della "vil Politica" in materia di Giustizia, non manca mai il Decreto svuota-carceri, con scioperi della fame e della sete al seguito, presunte minacce da parte dell'Europa, ed inviti a fare presto rivolti al Parlamento da ogni dove, perché si trovi una soluzione al "sovraffollamento" dei Penitenziari.

Ciò, come per dare una parvenza, o meglio, un "contorno di generalità" a quella che ogni volta sa di "mossa politica" dedicata ad uno o più casi particolari. Come dire: una tana libera tutti, a tutela del singolo. Il rispetto formale della Legge e del Diritto cui fa da contraltare il loro dileggio sostanziale.

Essendo stati educati a "Pane e Rispetto della Legalità", non possiamo negare che allorché si ragioni attorno a tali fantomatici espedienti, non ci sentiamo rappresentati, né tutelati, bensì oltraggiati e vilipesi da scriteriati Esponenti di quelle stesse Istituzioni che avrebbero l'onore di fare e decidere per noi altri, cittadini della Repubblica Italiana.

Per tale ragione, la domanda che ci scuote e ci tormenta è sempre la medesima: "L'Onestà paga ancora in questo sciagurato Paese"? Già, perché come se non fossero bastati i troppi anni in cui la parola d'ordine era "Legge ad Personam", non passa giorno in cui al cospetto delle fin troppo numerose ipotesi di "Riforma" a base di provvedimenti di Amnistia e di Indulto e nulla più, non si finisca per chiedersi se valga ancora la pena, per sé e per la propria morale, continuare a tenere un comportamento ligio alle regole, all'educazione e al vivere civile e rispettoso della Legge... E nonostante i tentennamenti, la risposta è sempre ed immancabilmente la stessa: "Si"!

Sono almeno vent'anni che ad ogni dì che Dio, o chi per lui, ci doni da vivere, giunga immancabile la proposta di "metter mano ai Codici" da parte di un Ministro o di chi sieda in Parlamento. Un fatto che, al di là delle apparenze, non ha alcunché di benemerito e che esce "amplificato", in tempi di Governo dell'inciucio, dai continui rimbrotti e dagli scontati richiami che eccedenti ed eccessivi, anzichenò, giungono nervosi (e snervanti, ndr) dal Colle, per tenere alta l'attenzione sui problemi del "Sistema Carcerario al collasso"…

Frattanto, mentre troppi novelli "Cesare Beccaria" si fanno largo (nostro malgrado, ndr) nessun concetto degno di nota, arriva a rincuorare i "liberi" e i "coscienziosi" da parte di chi sieda al Vertice dell'Ordinamento. Dicevamo: si fa tutto nel tentativo di nascondere un "insano intento" (ad esempio, il salvacondotto giudiziario di Silvio Berlusconi, ndr) dietro al nobile proposito di salvaguardare la salute dei detenuti e l'etica dello Stato... E si fa il contrario di tutto, per quanti rimangano (la meritoria maggioranza degli Italiani, ndr).

Consci di parlare per molte anime inquiete, parafrasando un tale che se ne intendeva, affermiamo con forza: "a questo gioco al massacro, noi non ci stiamo"! Qualsivoglia provvedimento di Grazia sia allo studio - generale o "ad personam" che sia - la foga messa dalla Politica in materia, appare più che mai come un ulteriore, sfacciato insulto, inferto alla gente onesta e all'Italia tutta.

Non ci piegheremo, mai, a dover rinunciare alla nostra riverente, doverosa e bene accetta prostrazione al Diritto Normativo, per il solo fatto di non essere tenuti in considerazione da una Classe Dirigente incompetente, connivente e fin troppo "interessata".

Non ci piegheremo, mai, alla passiva accettazione dell'assunto in divenire che in Patria nostra, la Giustizia non sia cosa per gente onesta... Proprio perché essere ligi ed onesti deve continuare ad essere un comportamento "premiante", né Amnistia, né Indulto, né Grazia ad personam, possono o debbono essere concessi. Né ora, né mai più"!

E ovviamente, quando il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio, Enrico Letta e il Guardasigilli (ormai noto alle cronache come il "Ministro telefonista", ndr) Anna Maria Cancellieri, si prodighino in pomposi e dissennati discorsi al riguardo, non parlano in nostro nome e non ci rappresentano.

Le pretese dell'insolente pulzella e la "grazia" dello Sceriffo di Nottingham... 

Ora, prendete il cosiddetto "Rubygate", ovvero la vicenda dalla quale è scaturita la potenziale, definitiva "defenestrazione" Politica di Silvio Berlusconi.

Se quella esercitata dall'allora Presidente del Consiglio nei confronti dei funzionari della Questura di Milano, in base alla sentenza di condanna (in Primo Grado) rivelò il reato di Concussione per Costrizione (fattispecie regolata dall'art. 317 C.P.), l'analoga intromissione (oh, pardon! Volevamo dire "sensibilizzazione", ndr) attuata nei confronti dei due vice capi del dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria attuata dal Ministro del Governo dell'inciucio, Anna Maria Cancellieri, affinché si giungesse rapidamente alla scarcerazione di Giulia Ligresti, cosa sarebbe? A nostro parere, siamo quantomeno di fronte ad un caso di Concussione per Induzione (fattispecie introdotta dal Legislatore nel 2012 e regolata dall'art. 319 quater, C.P.).

E detto ciò non ci passa per la testa, neppure lontanamente, di prendere le parti del primo. In effetti, al di là delle rinvigorite e pretestuose proteste degli esponenti del PDL (i quali, reputando "normale" l'interessamento del Ministro Cancellieri e la conseguente "telefonata" sul "caso Ligresti", hanno ripreso a sbandierare la non perseguibilità del loro "Signore", reo di aver compiuto la ben più famigerata "chiamata" sul caso "Ruby"), a far pensare dev'essere invece, il mancato invio di un avviso di garanzia ad Anna Maria Cancellieri, proprio in ragione della stessa logica che condusse ad accusare (e a giudicare colpevole in Primo grado, ndr), Silvio Berlusconi!

Forse, a mancare, è la consapevolezza dell'importanza del Dicastero interessato dalla vicenda (ribadita dal fatto che il suo Titolare sia l'unico indirettamente citato dalla Costituzione, all'art.110) e dell'impudicizia di cui sia stato fatto oggetto, dall'attuale Ministro. Non è possibile prendere le difese di un Esponente del Governo, quando sia indifendibile, di fatto e di diritto. Dovrebbe essere lo stesso Presidente del Consiglio, Enrico Letta, a ritirare le deleghe e a nominare un soggetto meno attaccabile e magari, chissà, più capace. 

Invece, a prevalere è il solito attaccamento alla poltrona all'Italiana da un lato e un fiducioso silenzio giustificatorio e connivente, dall'altro.

Davvero altri tempi quelli in cui si forzarono a tal punto le regole, da giungere ad interpretare in maniera abnorme e fuori da ogni logica, il secondo comma dell'art.95 della Sacra Carta, soltanto per ammettere la liceità della "Sfiducia Individuale". Sfiducia destinata a "dimissionare" l'allora Ministro Filippo Mancuso (reo di aver "remato contro" la propria Maggioranza) e ad evitare - come sarebbe dovuto essere, in ossequio al rigore delle prescrizioni normative - la fine dell'intero Governo Dini.

...E il sacrificio dello scudiero qualunque.

Ora prendete un ragazzo come tanti, messo all'angolo dai problemi della vita che affliggono tutti noi. Certo, questo non ne fa un martire, direte Voi; eppure il suo nome basta di colpo a far cambiare idea: Stefano Cucchi...

Stefano Cucchi ha avuto ben tre sfortune.

La prima: esser stato trattato come un cittadino di serie inferiore, umiliato e malmenato, da chi avendolo arrestato ne avrebbe dovuto comunque garantire la sicurezza e la salute, secondo Giustizia, oltreché, ovviamente, in base ai precetti della Legge e ai più comuni canoni del Diritto.

La seconda: non avere avuto un "Santo in Paradiso" che ne abbia sollecitato la scarcerazione, richiedendone gli arresti domiciliari per ragioni umanitarie, come accaduto alla più "fortunata" Giulia Ligresti (per la quale, per l'appunto, si è scomodato addirittura l'attuale Ministro di Grazia e Giustizia).

La terza: aver perso la vita, per "coincidenza", in ragione delle due precedenti...

Siamo tutti figli di uno stesso Stato, le cui Istituzioni, qualunque "faccia" le rappresentino, dovrebbero assicurare "pari dignità, trattamento e considerazione" a tutti i cittadini e invece, a prevalere è il "Sistema dei due pesi e delle due misure". Ciò capita, addirittura, quando vi sia in gioco la Libertà delle persone. Decisamente, qui qualcosa non gira proprio come dovrebbe...

E' per questo che, come allora chiedemmo le dimissioni del Cavaliere per aver interferito nelle legittime determinazioni di un altro Rappresentante dello Stato, ora pretendiamo le dimissioni di Anna Maria Cancellieri, Responsabile del Ministero di Grazia e Giustizia, nel nome di Stefano Cucchi e di tanti altri come lui. Perché con la vicenda di Giulia Ligresti, anziché dare prova di totale "imparzialità ed abnegazione" in virtù del ruolo rivestito, si è resa protagonista di una bieca vicenda mascherata da "premuroso atto di civiltà".

I cittadini onesti, dei suoi distinguo, dei suoi chiarimenti e del suo rinnovato, presuntuoso intendimento a restare in sella, non sanno proprio cosa farsene. Ergo, caro Ministro, già Prefetto della Repubblica, compia l'unico, irrinunciabile atto che le resta, firmando le proprie dimissioni irrevocabili e poi: "a casa"! (E visto che c'è, si porti dietro anche il Capo dell'Esecutivo, Enrico Letta (che da "Primus Inter Pares" è con lei parimenti e pienamente responsabile).

Chi di "Giustizia" ferisce, di "Giustizia" deve giocoforza perire...

D.V.

P.S.: Il Silenzio dell'Anziano Regnante.

Che ne è stato dell'anziano Regnante? Beh, avremmo voluto dire, da cotanta figura, giunge soltanto l'esempio... Invece, ascoltando il suo "fragoroso silenzio", come capita ogniqualvolta sarebbe utile, financo necessaria, una sua presa di posizione minimanete illuminata, ci limitiamo a rammentare che, come lasciato filtrare confidenzialmente da fonti vicine a WikiLeaks, sia pendente un "cablo" che confermerebbe l'esistenza di almeno un file audio, inerente a talune non meglio precisate "intercettazioni della discordia, provenienti dall'Alto Colle di Roma", in grado di acuire in maniera sconvolgente, lo scontro tra Politica e Giustizia che continua ad avvelenare l'Italia. E che il documento (da diverso tempo in possesso dell'Organizzazione guidata da Julian Assange), sarebbe in procinto di essere pubblicato. Come dire: Edward Snowden insegna... Siamo tutt'orecchi!

Meglio di così?

 

 
 
 
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