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Un blog creato da cornell2 il 24/05/2009

0744 Il Velino

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"Versus"

Foto di cornell2

"Nessuno parla del suo diritto più appassionatamente di colui che in fondo alla sua anima nutre un dubbio sul suo diritto. Tirando la passione dalla sua parte, egli vuole stordire l'intelletto che dubita: così acquista la buona coscienza e con essa il successo presso il prossimo". (Friedrich Nietzsche)

Incipit. Allorché mi si domandi: "chi è il tuo cantante preferito"? La risposta è sempre la stessa: "Freddie Mercury". Analogamente, nel caso in cui mi si chieda: "chi è il tuo stilista preferito"? Non ho tentennamenti nel rispondere: "il Re della Moda! Chi altro se no"? La consapevolezza che la parola Amore abbia avuto (nel primo caso, ndr) e continui ad avere (nel secondo, ndr) un senso "diverso", mai ha scalfito le mie certezze, né ha influenzato sulle mie scelte con giudizi lesivi o preconcetti. Ciò, partendo dal sicuro presupposto che la mia lancetta punti dritta sul "regular".

Mi capita spesso di essere inviato a sfoderare la penna, prendendo posizione nelle moderne battaglie per i Diritti Civili, forse dando per scontato che io sia o debba essere ad esse favorevole, sempre e comunque. E' per questo che talvolta finisca mio malgrado, ad osservare le facce di quanti restino di sasso, esterrefatti e increduli, quando, in tutta onestà, mi trovi a rispondere: "spiacente, non sono le mie battaglie". 

Ovviamente, ciò non toglie che io abbia una personale opinione sui temi etici, sociali e familiari che interessino la Comunità contemporanea. Rendendo omaggio a Cartesio, posso dire fieramente: "Cogito ergo sum"... Tuttavia, il mio pensiero si trova spesso ad essere "contro" il sentire comune. Un sentire comune a volte "forzato", che non può essere da me condiviso e accettato come un indiscutibile dogma. E se mi astengo dal condividere le mie idee è soltanto perché "vivi e lascia vivere" è un motto utile al mantenimento della "Pace cosmica"...

Nella nostra "Società dell'inflazione dei diritti", pretesi e sottintesi, che non vuole obblighi e che rifugge i doveri, nella quale si finisce allineati o peggio, appiattiti, più o meno consapevolmente, sul "mainstream" imposto dai mass media, dagli intellettuali o pseudo-tali e dalla Politica subdola al seguito, è sempre difficile trovare qualcuno in grado di dire "no" e di esprimere il proprio disaccordo, reggendo il conseguente urto proveniente dai "benpensanti" schierati compatti dall'altra parte.

Parimenti, nella nostra Società post-borghese, post-rivoluzionaria e post-proletaria, che fatica a riposizionarsi "ante" qualsiasi cosa, è difficile esporre qualunque punto di vista che risuoni dissimile da quello professato da una massa incapace di cambiare opinione, di accettarne di diverse e in grado soltanto di radicalizzare le proprie, se non a rischio di essere etichettati come blasfemi figli del pregiudizio.

Dopo una lunga e combattuta riflessione, ho deciso che sarebbe stato da codardi continuare a tenersi in disparte, non rispondendo al questionare altrui. Ergo, senza nulla togliere a chi rispettosamente la pensi in maniera contrapposta, conscio che non basterebbero tutte le pagine di una vita per terminare un'infinita discussione e desideroso di non perdermi in arzigogolati e vuoti ragionamenti, voglio esprimermi brevemente su taluni argomenti di sicuro impatto emotivo.

Partiamo da principio.

La famiglia. Prescindendo dalle disposizioni dell'art.29 della Costituzione Italiana (che essendo una legge degli uomini, per gli uomini, può sempre essere modificata, ndr), per quanto mi riguardi, la famiglia è un nucleo sociale composto da un uomo e da una donna, possibilmente sposati e con figli. "Tradizionale", per dirla alla maniera di oggi. Chiaramente, conscio di non vivere l'oscurantismo medioevale, comprendo l'idea di quanti estendano il concetto di famiglia alle coppie conviventi "more uxorio", anche dello stesso sesso, chiedendo un conseguente adeguamento del Diritto

Quel che non sopporto invece, a cui cioè sono "contro", è il fatto che la Politica ciarlatana si mostri aperta, per mero calcolo elettorale, alle richieste di coloro che si battano nel nome della famiglia "Alternativa" e si mostri sorda, cieca e muta, al cospetto di chi pretenda il rispetto delle altre. 

Mi pare incredibile che le nostre Istituzioni si trovino ad appoggiare, concedendo magari il proprio patrocinio, eventi discutibili in cui si mostrino le "terga al vento" per le strade delle città, mentre si scaglino contro le manifestazioni in cui a regnare siano i passeggini, definendole "retrogradi esempi di discriminazione e di omofobia". Nonostante tutto, credo ancora nel comune senso del pudore, nell'etica e nella morale (no, "moralista" non è affatto una brutta parola, ndr). 

Il matrimonio. Sono del parere che l'istituto matrimoniale sia e debba rimanere nella natura delle cose, ovvero: un contratto tra un uomo e una donna. Un rapporto giuridico che veda protagoniste persone dello stesso sesso, non può e non deve essere identificato come tale. Insistere in direzione opposta vuol dire dar sfogo alla peggiore Demagogia ideale e fattuale. Il Sole non è la Luna e non si può affermare il contrario, pretendendo di avere ragione. Che lo si chiami "Pacs", "Dico" o in altri modi pittoreschi, ma non matrimonio. L'importante (al di là della recente condanna inflitta al nostro Paese dalla Corte di Giustizia Europea, ndr) è definire una volta per tutte i diritti e i doveri delle coppie di ogni estrazione, ma con dei distinguo (ad esempio, mi parrebbe eccessivo consentire la reversibilità della pensione, ndr). 

L'adozione. Molto semplicemente, sono dell'idea che un bambino debba contare su due genitori: il padre e la madre. L'Ordinamento non può arrogarsi la facoltà di decidere differentemente da quanto biologicamente determinato, inventando di sana pianta il principio di "parentalità". A dispetto dell'arcobaleno, il Bene Comune va oltre la pretesa del caso singolo. Non è in ballo soltanto l'educazione dei figli, ma il loro "posto nel mondo". E se la preoccupazione (addotta in modo fazioso, ndr) è quella di "svuotare" gli orfanotrofi, che si renda più rapido la procedura di affidamento. 

Inoltre, riguardo all'educazione dei bambini, rifiuto in assoluto qualunque richiamo a una fantomatica "teoria del gender", che mette a rischio il nostro fin troppo destabilizzato Sistema Scolastico e soprattutto, il futuro delle nuove generazioni, in un momento delle vita in cui sono i dubbi, le incertezze e le perplessità a farla da padrone.

La fecondazione assistita e l'aborto. La Paternità e la Maternità non sono un diritto naturale, ma un dono della Natura. Per quanto mi riguardi, al pari della clonazione umana (follia che prima o poi, c'è da giurarci, si ridesterà dall'oblio, ndr), i lucrosi ed estremi procedimenti di "fertilizzazione femminile" messi sul Mercato dalla Scienza Medica, andrebbero banditi. Soprattutto quando si parli di procedimento eterologo. Da avventate mostruosità di laboratorio non possono che discendere delle tardive amenità legislative o peggio, delle pericolose "sentenze tappa-buchi" emesse dalla Magistratura (con la Consulta e la Corte di Cassazione in prima fila, ndr). 

D'altro canto, potrei cominciare citando Pier Paolo Pasolini, che ebbe a dire: "Sono traumatizzato dalla legalizzazione dell'aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell'omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano - cosa comune a tutti gli uomini - io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente". Tuttavia, mi limiterò ad esprimere un augurio, ovvero che non si cerchi di "allargare le maglie" della legge attualmente in vigore. Per inciso, così come non posso giudicare una donna che liberamente scelga di compiere tale passo, non mi sento di criticare i "camici bianchi" che dichiarandosi obiettori di coscienza si rifiutino di metterlo in pratica.

Il Divorzio breve. Indubbiamente, tutti vorremmo che una volta deciso il "grande passo", una coppia fosse destinata a una vita serena e felice, ma chiaramente, a leggere le statistiche, ciò non è. Se la riforma del Diritto di Famiglia avvenuta negli anni '70 (in conseguenza del Referendum sul divorzio, ndr) consentì alla famiglia il "lusso" di sentirsi meno unita e stabile, è indubbio che l'accorciamento dei tempi che dalla separazione portano al divorzio, siano figli della modernità. 

Insomma, è evidenza quotidiana che nessuna fanciulla si neghi il diritto di sentirsi principessa per un giorno e che nessun principe azzurro si neghi l'opportunità di montare il bianco destriero per correre al galoppo dall'amata. Peccato che al di là della "favola per un giorno", la realtà dimostri che troppo spesso si giunga all'altare senza aver fatto i conti con la ragione. Anziché legiferare in favore del Divorzio breve, sarebbe stato bene farlo per l'Intelligenza lunga...

Eutanasia. Suicidio Assistito, dolce morte... Certamente le radici Cristiane del nostro Paese (un insopportabile peso per molti, una benedizione per altri, ndr) hanno profondamente influenzato il Parlamento sul tema, causandone il persistente immobilismo. Quel che posso dire, è che il documento di fine vita che stilai all'indomani del trapasso di Eluana Englaro, recita ancora: "....Nel pieno possesso delle mie capacità fisiche e mentali e libero da qualsivoglia pressione di terzi, dichiaro che: 1) qualora si riscontri nella mia persona, l'incapacità sopravvenuta ed improvvisa, di condurre una vita autonoma (vale a dire priva di supporti medici, assistenza continua, duratura e compassionevole), imputabile ad incidenti o malattie (ad es.: omissis), tali comunque da indurre, anche in maniera indefinita, lo stato di Coma (non indotto) o Vegetativo Permanente, autorizzo il distacco di ogni meccanismo elettrico e/o meccanico, che sia destinato al mio mantenimento in vita (ad es.: per consentire la circolazione sanguigna o la respirazione, oppure per operare interventi di nutrizione ed idratazione), nonché l'interruzione di terapie farmacologiche, ad eccezione di quelle palliative ed antidolorifiche. 2) Testamento ed ultime volontà: omissis". Senza cadere nel baratro dell'estremismo, perdendosi nel solco pericolosamente tracciato da Nazioni quali il Belgio e i Paesi Bassi, sono convinto che l'Italia debba comprendere il peso della sofferenza, adeguandosi di conseguenza...

In conclusione di questa mia riflessione, che non pretende approvazione, né acclamazione e che nel contempo si augura di non aver provocato eccessivo biasimo o risentimento, mi si conceda comunque il potere di ristoro, tanto per metterci "una pezza": ho espresso la mia opinione in Libertà fin dove princìpi la Vostra... Questa sì che è un'ineffabile certezza!

D.V.

 
 
 

Tradimento democratico e Democrazia tradita.

Foto di cornell2

"Tutto è cominciato con la Democrazia. Prima che avessimo il voto, tutto il Potere era nelle mani dei ricchi. Avendo i soldi potevi avere assistenza, istruzione e previdenza, ecc... La Democrazia, dando il voto ai poveri, ha spostato il Potere dai Mercati ai seggi elettorali, dal potere economico alle votazioni (...) Credo che la Democrazia sia l'idea più rivoluzionaria del mondo, molto più del Socialismo o di qualunque altra, perché quando hai il Potere, lo usi per soddisfare le esigenze tue e della Comunità. Le scelte da compiere, dipendono dalla Libertà di scegliere, ma se sei sommerso dai debiti non hai questa libertà (...) Per il Sistema è vantaggioso che il lavoratore medio sia sommerso dai debiti, poiché le persone indebitate si demoralizzano e le persone demoralizzate non votano. Se i poveri si unissero e votassero per persone che rappresentassero davvero i loro interessi, assisteremmo ad una reale Rivoluzione Democratica. Il Sistema non vuole questa Rivoluzione, pertanto fa si che le persone siano depresse e pessimiste (...) Esistono due modi per controllare la gente: terrorizzarla e demoralizzarla. Una Nazione istruita, sana e fiduciosa è più difficile da governare (...) Credo che alcuni individui seguano una propria teoria e non vogliano che il popolo sia istruito, sano e fiducioso perché sarebbe impossibile controllarlo (...) L'1% della popolazione possiede l'80% della ricchezza del mondo. E' incredibile che le persone lo sopportino, ma sono povere, sono demoralizzate, sono terrorizzate e quindi pensano che la cosa più sicura da fare sia farsi comandare e sperare bene". (Tony Benn)

Incipit. Per quanto mi riguardi, ogni discussione riguardo a cosa debba intendersi per Democrazia, non può prescindere dall'insegnamento di Tony Benn. Parole, le sue, talmente sagge e lungimiranti che taluni, magari, presi da un eccesso di superbia, potrebbero limitarsi ad etichettare come ovvie e risapute. Può anche darsi. Ciò non toglie, tuttavia, che così come una pianta non può fare a meno delle proprie radici, la Società in cui viviamo, le cui Libertà si dànno troppe volte come indiscutibilmente scontate, non può prescindere dalle conquiste che la Storia ricorda essere state ottenute grazie alla lotta e al sacrificio di pochi "folli sognatori", coi piedi profondamente piantati in una terra malsana chiamata "realtà". 

Proprio partendo dal pensiero di quel genio politico Laburista d'Oltremanica, venuto a mancare lo scorso anno, ho avuto modo di dibattere a più riprese con gli scoraggiati, rassegnati proseliti del Partito dell'Astensione, ribattendo punto su punto alle ragioni che li abbiano indotti, nel tempo, a dire basta alle Urne. E ovviamente, proprio l'invito alla lettura di quelle poche, sintetiche righe, sovente ha fatto la differenza per convincerli dell'importanza della Partecipazione popolare, quale unica ed irrinunciabile base della Democrazia.

Il dubbio Amletico. Recentemente, intrappolato inerme nel divenire degli eventi che hanno condotto ad incendiare l'Ellade e a "svendere" il Partenone, mi sono chiesto: "pensare, parlare e scrivere, polemizzando e battendosi in difesa dei valori Democratici, sono ancora dei punti focali della Politica, specie di quella professata dalla Sinistra"? La risposta è di là da venire, seppure la nebbia dell'incertezza stia lasciando spazio, pian piano, alla luce della consapevolezza... 

La mia domanda ha una base nella cronaca dei fatti che corre lungo l'asse Atene-Bruxelles, che passa per Francoforte e Berlino e che finisce dritto a Washington. Riguardo al "rischio Grexit", scampato o perdurante che sia; alla fuga dall'Euro e al ritorno alla Dracma; al potenziale crollo dell'Eurozona e dell'Unione Europea; ad un allargamento della Crisi; alle prevedibili tempeste sui Mercati e chi più ne ha più ne metta, si è detto di tutto e di più. Ergo, lascerò che la fervida immaginazione degli esperti "stupratori" della moderna Economia finanziaria, continui a dirci cosa sia giusto e cosa, invece, sia sbagliato per il "nostro bene" di contribuenti e di cittadini Europei.

A me interessa altro, ovvero prendere atto e ribadire, che tra il 15 e il 16 Luglio 2015, in quella che ci è stato insegnato esser stata la "culla della Democrazia", proprio la Democrazia sia morta ammazzata, sacrificata sull'altare della Realpolitik, con il decisivo contributo di quel movimento, presunto illuminato, che avrebbe dovuto cambiare le cose negli ingessati Palazzi Comunitari, che porta il nome di Syriza

Il caposaldo. Posto che il buon vivere civile, tanto tra vicini di casa, quanto tra Stati sovrani, non possa fare a meno del rispetto delle Regole, ritengo giusto chiarire che dovendo scegliere tra la visione di Berlino e quella di Atene, io non abbia tentennamenti nell'optare per la prima. Parimenti, dovendo scegliere tra libertà di "restare e morire" e libertà di fuggire con l'intenzione di restare in vita, io non abbia alcun indugio a decidere per la seconda. E' una questione di priorità. Ed è proprio qui che sta il nocciolo della questione.

E' noto che all'inflessibile Germania creditrice (e alla più "malleabile" Francia, ndr) non stia bene che la Grecia debitrice non abbia rispettato le regole di Bilancio imposte dai Trattati Europei, né che non abbia tenuto fede agli impegni presi per garantirsi sostanziosi aiuti internazionali. E' noto altresì che alla stessa Germania, nonostante le dichiarazioni di senso contrario di Wolfgang Schäuble (nel gioco delle parti che lo contrappone alla più "morbida" Cancelliera Angela Merkel, in cui si agitano in maniera calcolata, "il bastone e la carota", ndr), non stia affatto bene che la Grecia esca dall'Euro, per evidenti ragioni di salvaguardia del proprio Bilancio e del proprio Sistema Bancario. 

Ciò spiega la Politica della ritorsione scelta dal "IV Reich Germanico", riassumibile come segue: hai infranto le regole; ti lego al palo; ti bastono giorno e notte finché non mi avrai ripagato col tuo sangue.

E mentre il fato si compie, gli altri Paesi dell'Unione agiscono da comparse più o meno coscienti e coscienziose. Su tutti, ma non avrebbe potuto essere altrimenti, spicca il caso limite dell'Italia (prima, potenziale vittima sacrificale sulla lista, dopo un'eventuale Bancarotta della Grecia, ndr), in cui il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, da buon "Democristiano" d'altri tempi, non sa fare altro che ciondolarsi tra la fermezza Tedesca e la ricerca di un "compromesso a metà". Come dire: "la scuola di Cerchiobottismo" buona non è, ma di certo ha saputo istruire al meglio l'ex Sindaco di Firenze...

Come nella più cinematografica sceneggiatura del "prendere o lasciare", la sola via d'uscita per il Governo Greco passava per il discutibile Referendum voluto ad ogni costo per saggiare la rabbia della gente. Via d'uscita sicuramente criticabile sotto mille aspetti, che, beninteso, era stata comunque fatta propria da un Esecutivo nato e cresciuto grazie a una Maggioranza Parlamentare radicale e in un certo qual modo rivoluzionaria, eletta da un popolo disperato e che a fatica vorrei ancora definire "sovrano"...

Tradimento! Ciò, partendo dall'assunto che l'Istituto Referendario sia probabilmente la massima espressione del voto popolare, fors'anche più di quanto accada alle Elezioni. Insomma, il Referendum non ammette vie di mezzo o zone Grigie: è un colpo secco; o è Bianco o è Nero. Per questo, a fronte nel trionfo dell'intransigenza della gente, la retromarcia delle Istituzioni Elleniche rappresenta uno spettacolo ignobile e terrificante.

Tra il benestare a strappare le catene e a fuggir via dal carnefice e l'invito a sedersi definitivamente e seriamente al tavolo delle trattative ha prevalso il primo? Bene. Noi ci sediamo comunque, come bravi studenti, al tavolo dei potenti. Se prima era Populismo, adesso domina il non plus ultra della Demagogia e dell'Ipocrisia...

Abbiamo assistito all'ennesima buffonata inscenata da un Governo evidentemente incapace di andare oltre una "protesta fittizia", alla modica cifra di 40 milioni di Euro (milione più, milione meno, ndr). Una buffonata utile comunque a veder confermata l'idea che l'errore più grande, fin dal principio, sia stato quello di mettere ad Alexis Tsipras un mantello da supereroe e di considerare l'ex-Ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, una sorta di esotico Economista, insofferente ai formalismi e dotato per di più di doti messianiche (chiaramente fasulle, ndr). 

L'Altra Europa è sempre uguale. Ora, mentre con la "scusa" di non essere d'intralcio (ma non prima di aver definitivamente condotto la Grecia nella fogna, ndr) Varoufakis si è tirato fuori da ogni bega governativa (tanto per lui, parole testuali, c'è sempre una cattedra a portata di mano, ndr), Tsipras ha dovuto, o meglio ha voluto dare un taglio alle sue promesse elettorali, quando avrebbe potuto proseguire spedito nella direzione tracciata. Egli ha preferito cucirsi addosso un abito da Statista pronto a trattare, voltando le spalle ai cittadini e dando l'ulteriore prova che quando il Potere chiami, una comoda poltrona "risponda" o meglio corrisponda, su misura, sempre e comunque, alle proprie terga. Alla faccia del pugno alzato, delle bandiere rosse e delle bombe molotov!

Tra il 15 e il 16 Luglio è morta la Democrazia, non tanto per la minaccia di Tsipras rivolta al suo Parlamento che risuonava: "o votate il mio piano di tagli, o me ne vado" (come soltanto un bambinone sconfitto e burlato dalla sua stessa presunzione, deciso a lasciare il campo portandosi dietro il pallone, avrebbe potuto fare ndr), quanto per il rinvigorito Potere consegnato nelle mani della Germania, dell'Eurogruppo, della Troika e del Fondo Monetario Internazionale. Misfatto di cui i cittadini, non soltanto Greci, ma di tutto il  Vecchio Continente, pagheranno per sempre le deleterie conseguenze. 

"86 miliardi e uno, 86 miliardi e due... Nessuno offre di più? 86 miliardi e tre! L'Orgoglio della Grecia è venduto"! Tsipras ha avuto il merito di spaventare tutte le colpevoli Istituzioni Politiche e Finanziarie mondiali e nel contempo, ha avuto la possibilità di rinverdire il senso della parola Democrazia, rinunciano al maxi-prestito messogli sul piatto per ripagare i debiti, computati sui debiti, a copertura di altri debiti...

Tsipras ha avuto l'opportunità di realizzare le "conseguenze imprevedibili" e di entrare nei "territori inesplorati", paventanti a più riprese dal Presidente della BCE, Mario Draghi. Invece ha deciso diversamente. Ha sbagliato. Ha perso. E ha probabilmente rinviato soltanto di qualche mese il Default tecnico del proprio Paese. 

E che dire poi, del Rimpasto deciso per mettere alla porta i dissidenti, i non-allineati e gli oppositori interni al suo Governo? Sembra proprio un'epurazione bella e buona, improntata sul modello delle "Purghe Staliniane". (Al riguardo, dove siano finiti i benpensanti che dall'Italia applaudivano all'innovatore Tsipras e che nel Parlamento di Roma puntavano il dito contro le espulsioni decise dal Movimento Cinque Stelle, non è dato sapere... Ndr). 

Un mio caro amico è solito affermare: "Di che ti stupisci? Ormai è morta la Vergogna"... Una verità incontrovertibile che racchiude in sé l'opprimente "essenza dell'oggi" e che per quanto mi riguardi, esprime massimamente la personale idea riguardo al saccente Primo Ministro Greco. 

Una verità che avremmo sottoposto volentieri all'assennata analisi di Tony Benn, uomo e di Sinistra e battagliero combattente asserragliato tra gli scranni, dopo aver visto un suo sciagurato "discepolo" fare tanto rumore per nulla... Mentre la suprema Democrazia, con le sue stesse mani, soffocava nella culla.

D.V.

Addendum. "Il dominio d'un buono si dice Regno e Monarchia. D'un malo si dice Tirannia. Di più buoni si dice Aristocrazia. Di più mali si dice Oligarchia. Di tutti buoni si dice Politia. Di tutti i mali si dice Democrazia". (Tommaso Campanella)

 
 
 

"Gioghi Olimpici".

Foto di cornell2

"Come sapete, è stato presentato un progetto di candidatura di Roma ai Giochi Olimpici del 2020 e è stato presentato qualche tempo fa questo progetto, al Governo, perché il Governo prendesse posizione in vista della candidatura di Roma. Abbiamo esaminato il progetto con grande attenzione, sia nelle sue parti generali, sia nella molto approfondita analisi economica che lo ha accompagnato e desideriamo esprimere grande condivisione delle linee di questo progetto, che permetterebbe alla città di Roma, a 60 anni dalle Olimpiadi del 1960, di essere di nuovo al centro della vita sportiva e internazionale e abbiamo veramente ammirato, in Consiglio dei Ministri, i vari motivi d'interesse di questo progetto e ci siamo rallegrati con i membri del il Comitato promotore, che abbiamo incontrato con il ministro Gnudi pochi minuti fa. E' veramente un progetto che da ogni punto di vista merita elogio e questo il Governo desidera sottolinearlo con convinzione e con calore. Il Comitato Olimpico Internazionale richiede, per la presa in esame delle candidature, che ci sia anche una lettera da parte del Capo del Governo del Paese che ospita la città candidata. Una lettera che faccia assumere al Governo stesso un impegno di garanzia finanziaria e cioè, tra le altre cose, il Governo del Paese ospite deve impegnarsi a coprire ogni eventuale deficit, che si rivelasse tale nel bilancio del Comitato Organizzatore. Come potete immagine il nostro Governo ha riflettuto molto profondamente su questo aspetto e per questo ho tenuto ad avere un dibattito molto attento in Consiglio dei Ministri. Tutti i Ministri hanno partecipato e dopo una discussione approfondita e per tanti aspetti sofferta dentro ciascuno di noi, siamo arrivati alla conclusione, unanime, che il Governo non si sente, non ritiene che sarebbe responsabile nelle attuali condizioni dell'Italia, di assumere questo impegno di garanzia. Sottolineo di nuovo che questo non significa una mancata convinzione per i pregi del progetto, al contrario, significa solo che abbiamo ritenuto di dover essere molto responsabili in questo momento della vita Italiana. Il nostro Governo che è stato chiamato ad operare in condizioni di emergenza, ha dovuto chiedere sacrifici molto importanti, a molte fasce della popolazione Italiana e siamo in questi mesi, credo, riusciti con un grande senso di maturità da parte dei cittadini a superare, forse, il passaggio più difficile, ma le turbolenze che ancora cauterizzano i mercati finanziari e l'Eurozona - è sotto gli occhi di tutti quello che sta accadendo e che è accaduto recentemente in Grecia - non consentono ancora di prescindere da questa difficile situazione finanziaria, se vogliamo responsabilmente guidare l'Italia e se vogliamo evitare che vengano messi addirittura a rischio i benefici che noi confidiamo saranno conseguiti, con i sacrifici che abbiano dovuto chiedere. In questo senso, non ci sentiamo di prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare, per di più per misura imprevedibile sull'Italia, nei prossimi anni. In fondo, se noi siamo qui a fare i conti con una situazione finanziaria difficile è perché tante volte in passato, nel corso degli anni e dei decenni, sono state prese da Governi di ogni segno, decisioni senza avere molto riguardo a quali sarebbero state le conseguenze finanziarie negli anni successivi. Noi non vogliamo che chi governerà l'Italia nei prossimi anni, si trovi in una situazione di difficoltà e non vogliamo che il Paese, anche per una percezione che potrebbe essere di un Paese non prudente in questo momento, ove il Governo si assumesse un impegno di garanzia di questo tipo, non vogliamo che in questo momento, la percezione, che faticosamente stima cerando di dare dell'Italia negli ambienti internazionali, nell'Unione Europea e nei mercati, possa essere compromessa da improvvisi dubbi, magari alimentari dai concorrenti dell'Italia nella sfida olimpica, circa la serietà dei propositi di risanamento finanziario del Paese". (Mario Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri, 14 Febbraio 2012)

Incipit. No, non possiamo negarlo. Ci fu un tempo, quando credevamo ancora negli insegnamenti dell'Economia e nel valore inclusivo e meritorio dell'Unione Europea e quando, soprattutto, credevamo ancora nelle persone, in cui Mario Monti godeva della nostra stima e della nostra fiducia. Un tempo che, per inciso, ebbe fine con la "sospensione" della Democrazia in cui credevamo di vivere... Atto, o per meglio dire misfatto, che sul finire del 2011 portò il "Professore" a Palazzo Chigi, per ragioni note, più o meno oscure, ma "tecnicamente" senza passare per le urne. 

Ciò premesso, non staremo certo a sentenziare, in quest'occasione, circa l'operato del suo Esecutivo. C'è una cosa, tuttavia, che vogliamo meritoriamente riconoscergli a posteriori, ossia, il fatto di aver detto "No" alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020. 

"In principio era lo Sport... Poi vennero i miliardi". Se ci chiedessero come riassumere l'evoluzione della pratica sportiva dalla "Belle Époque" (periodo in cui cominciò a non essere più vista come una sorta di possessione demoniaca, di follia, di stranezza per aristocratici ed alto-borghesi, o di insensata cultura pseudo-esotica, ndr) ad oggi, non potremmo trovare parole più semplici per esprimere il nostro personale punto di vista. 

Se in origine il motto era: "L'importante non è vincere, ma partecipare. La cosa essenziale non è la vittoria ma la certezza di essersi battuti bene", oggi, esso potrebbe tranquillamente essere "tradotto" come segue: "non è importante vincere. E d'obbligo stravincere umiliando l'avversario, in qualsiasi modo, anche illecito e magari, prendendersi gioco dei tifosi"...

In questo mondo iper-competitivo (dove, tanto per fare un esempio calzante, la maratona ha ceduto il passo all'ultra-maratona, ndr) è di tutta evidenza che l'idea del Barone Pierre De Cubertain, posta alla base delle Olimpiadi moderne, rappresenti un sentimento arcaico, incomprensibile e sopraffatto da una concezione moderna, più oltranzista e "consumista".

Quello che un tempo era chiamato dilettantismo, che in origine fu il cardine dei Giochi Olimpici, non esiste più. Ne fanno le veci il professionismo esasperato e l'attività amatoriale estremizzata. E le differenze tra le due categorie sono sempre più sottili. 

Gli atleti professionisti sono pagati lautamente per allenarsi e offrire il primato in pasto ai giornali specializzati e non; gli amatori di solito pagano (eccetto quelli di primo livello, ndr) per fare altrettanto. Gli atleti professionisti sono seguiti da frotte di medici e specialisti; gli amatori cercano di fare altrettanto, a proprie spese. Gli atleti professionisti, specie in Italia, sono integrati nei gruppi sportivi delle Forze Armate o dei corpi di Polizia; gli amatori, soprattutto se giovani, sperano di essere notati e di entrare proprio in quei gruppi, per sistemarsi a vita. Molti atleti professionisti (approssimando "per difetto", ndr) cadono nella trappola del Doping; moltissimi amatori, parimenti, si perdono nella giungla degli integratori (quando va bene) e delle "bombe" vendute sotto banco (magari dal vicino di casa, di professione farmacista, ndr), senza congnizione di causa e privi di qualsivoglia assistenza medica. 

Si è perso il significato della sana pratica sportiva. Il malsano obiettivo comune è: diventare il numero uno e saziare a dismisura il proprio ego. E se "avanza" un Bravo, tanto meglio!

Sport per tutti. O quasi... Oggigiorno (al di là di quanti soffrano di "divanite acuta ed incurabile", ndr), chiunque può concedersi il "lusso" di fare Sport: chi per diventare il numero uno; chi perché spinto da genitori che desiderano un figlio numero 1 e chi, conscio di non poter diventare un numero 1, faccia del tutto per illudersi del contrario... Soltanto una sparuta minoranza è indotta dal puro divertimento

A fare la differenza rispetto a cent'anni fa, non è la ricerca sfrenata di fama e gloria, ma sostanzialmente la "competitiva fame di denaro" in aggiunta alle prime due. Il traguardo non è più il filo di lana, ma la vetta del mondo. E' l'apoteosi del "nazionalismo degli interessi e dei quattrini", in cui la mano sul cuore, lo sguardo fisso alla bandiera e l'inno nazionale rappresentano soltanto un risibile e scontato contorno. Ed ecco che allora vanno in soffitta lealtà e giuramenti; dignità e peserveranza; accettazione della sconfitta; riconoscimento dell'altrui superiorità. 

Pubblicità, sponsor, diritti televisivi... Decennio dopo decennio, hanno sbranato l'originale concezione della parola "competizione". Eventi calendarizzati per esigenze TV; regolamenti modificati per ragioni di "Spettacolo"; Golden Leagues che lasciano il posto a Diamond Leagues; ecc. ecc. 

E come se non bastasse, quelle che potremmo definire, a ragione, "le due settimane più attese dagli spettatori, con cadenza quadriennale", sono ormai ridotte ad essere il "non plus ultra" dell'esibizionismo. Propaganda dei marchi, anziché esaltazione della gara.

Il nostro No a "Roma 2024". Tornando al principio, ovvero al ricordo dell'illuminato "diniego" del Governo Monti, si trattò sicuramente di una scelta coraggiosa, biasimata dai più, senz'altro indotta da ragioni di Bilancio, ma che a ben vedere, ha evitato ai contribuenti un ulteriore esborso miliardario, architettato chissà, tra i palazzacci della Politica da un lato e il mondo cooperativo manovrato dai loschi figuri dall'altro. 

E' per questo che non possiamo non trasecolare, ogniqualvolta sentiamo tornare alla carica, più volenterosi che mai, i fautori dell'Olimpia Capitolina appoggiati affatto velatamente dall'attuale Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, con l'intento di accaparrarsi l'edizione del 2024! Ciò, proprio mentre la cronaca racconta le sciagurate vicende che infangano il Campidoglio e le contestuali indagini della Procura sul "mondo di mezzo", parte seconda... Da non credere!

Ergo, se permettete, caro Giovanni Malagò (Presidente del CONI, ndr), caro Luca Cordero di Montezemolo (Presidente del Comitato Promotore, ndr) e "carissimo" Sindaco Ignazio Marino: "noi non ci stiamo e i Giochi del 2024, non li vogliamo". Che se li tenga il CIO e che li assegni (come pare sia d'abitudine, ndr) al "migliore offerente"... 

Il nostro Paese ha altre gatte da pelare. Già! Talmente tante grane giudiziarie, messe sul piatto da "Corruzione fatta in casa", che programmarne infinite altre entro il prossimo decennio, non occorre proprio. Non servono altre colate di cemento "con la percentuale" già decisa, né impianti progettati oggi per essere realizzati, male, in ritardo sui tempi e a costi decuplicati. Il nostro Paese non può regalarsi certi eventi, non tanto e non soltanto per ragioni finanziarie, quanto e soprattutto per la gravosa carenza di Etica e di Legalità che lo affligge. Il nostro Paese, dove giovinezza e futuro hanno da tempo assunto valore antitetico, deve permettersi il "lusso" d'investire, tuttalpiù, sui Giochi della Gioventù... E' necessario che si torni ad insegnare alle nuove generazioni, cosa siano l'impegno, il coraggio e l'abnegazione, prima che si perdano nell'illusione di esser destinati a salire sul gradino più alto del podio.

Basta Gioghi o mai più Giochi. Da "gente di sport" quali siamo, fino a qualche tempo fa avremmo fatto ponti d'Oro e saremmo stati galvanizzati e felici per la sola eventualità di riavere i Giochi Olimpici in Italia, dopo l'esperienza del 1960. Tuttavia, poiché sia la Storia, sia la Cronaca, raccontano che nel nostro Paese, per qualunque manifestazione sportiva (dal Campionato del Mondo di Calcio del 1990, ai Mondiali di Nuoto del 2009, non mancano certo gli esempi, ndr) si debba sempre avere a che fare con i "furbetti dei quartierino" di turno, riteniamo, in tutta Onestà, che la sola possibilità che Roma ospiti le Olimpiadi del 2024 sia da rifiutare all'origine. 

Non ci potremo meritare alcunché, fino a quando l'Amor Patrio, anche in ambito sportivo, continuerà a mascherare gli interessi di pochi - Politici, mafiosi, "bustarellari" o "palazzinari" che siano - a discapito di una moltitudine più o meno inconsapevole, costringendo la Magistratura a fare da "controllore", prima, durante e dopo qualsiasi progetto o avvenimento. Stavolta "Mafia Capitale", o chi per essa, non soltanto non deve vincere, ma deve essere "squalificata" prima che risuoni lo start...

Se tutto resterà com'è, ci troveremo a festeggiare lo scampato pericolo, ogniqualvolta la designazione finirà per "pesare sulle tasche" di qualche altra città del mondo.

E che non ci si venga a parlare di opportunità di Sviluppo e di crescita dell'Economia e dei posti di Lavoro. In questa decadente Nazione, regno del sottosviluppo morale e materiale, che della Dignità è priva, soltanto sperpero di Denaro pubblico, vile malversazione e "mazzette in cooperativa"...

D.V.

Addendum. "L' Italia non mi ha dato spazio. Qui c' è una mentalità piena di invidia e di gelosie per chi con merito sale in alto. Nessuno usa il successo altrui come vanto di tutti. All'estero i campioni sono protetti e tutelati, qui gettati in pasto. A Sestriere hanno spianato una montagna per fare una pista dove poter battere il mio record. Hanno invitato Michael Johnson e messo in palio una Ferrari, poi mi hanno chiamato per il passaggio di consegne. Ho chiesto: se Johnson non mi batte, la Ferrari la date a me? Dopo due minuti di silenzio hanno risposto no. Allora non sono andato". Pietro Paolo Mennea.

 
 
 

"Meteo-Terrorismo". Serietà: Non Pervenuta...

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"Tempo. Il clima del momento, permanente argomento di conversazione fra persone che in realtà non se ne interessano affatto, ma hanno ereditato la tendenza a parlarne da antenati arborei per i quali, non avendo essi l'abitudine di portare abiti, si trattava di una cosa estremamente importante. L'istituzione di centri meteorologici nazionali e l'efficienza con cui continuano a propalare le loro abituali menzogne dimostra che persino i governi sono sensibili ai condizionamenti ereditari che ci provengono dai nostri progenitori della giungla". Ambrose Bierce 

Incipit. In principio era la folle mania Anglosassone di essere costantemente aggiornati riguardo alle "bizze meteorologiche". Poi prese piede la moda globale di conoscere H24 lo stato del tempo, sia per il proliferare dei canali "all-news" sul modello della CNN, sia per la diffusione di siti web specializzati nel diffondere dati climaticiprevisioni meteo, rilevazioni bariche e così via, col malcelato intento di dare un senso al loro reale scopo, ovvero: sommergere l'incauto utente con decine di noiosi ed invadenti banners pubblicitari... 

Nel mezzo, ovviamente, frotte di giornalisti o pseudo-tali, che taluni preferirebbero etichettare come "giornalai", che, tanto per riempire l'aria o le bianche pagine di un articoletto da rotocalco di quart'ordine, si perdono in "consigli utili", severe raccomandazioni e personali considerazioni, dando vita al "festival dell'ovvietà"

Abusate Armi di Distrazione di Massa. Come definire altrimenti, gli inviti a bere molta acqua e ad evitare gli alcolici; a restare in casa, specie se anziani o bambini, nelle ore più calde del giorno; a vestire con abiti leggeri; a praticare sport senza esagerare; ad accendere il condizionatore; a rinfrescarsi costantemente; a non esporsi al Sole senza protezione e comunque per lunghi periodi; a mangiare molta frutta e verdura (evitando possibilmente, aggiungiamo noi: brasato al barolo; polenta e osei; cassoeula; coratella d'agnello; abbacchio; capitone; gnummareddi; gelatina di maiale; porceddu e via discorrendo, ndr)?

Ma partiamo dall'inizio. Quando lasciavano tutto al caso. C'era un tempo, in Italia, in cui si guardava ancora il cielo, rincorrendo le nuvole e fantasticando sulle loro forme. Un tempo in cui per uscire ed andare a divertirci, non ritenevamo necessario sapere se il Sole fosse destinato a lasciare spazio a un acquazzone, o se la neve si sarebbe sciolta come un ghiacciolo caduto sulla sabbia in riva al mare. 

C'era un tempo, in Italia, in cui sarebbe apparso assurdo dover star lì ad attendere "luce verde" da parte di chicchessia, dall'altra parte dello schermo, giusto per armarsi di telo e abbronzante d'Estate, o d'ombrello e cappello d'Inverno. Un tempo in cui avremmo riso alla sola ipotesi di rimbrotti e litigi tra albergatori e meteo-venditori-di-fumo, con tanto d'intervento della Magistratura, circa le ragioni per cui la pioggia fosse arrivata alle 21:00 piuttosto che alle 12:00, con conseguente "disagio economico" per bagnini, affittacamere e ristoratori... 

C'era un tempo, in Italia, in cui a meno che tu non fossi un pescatore a rischio tempesta, un paracadutista in atterraggio, o un pilota d'aliante a rischio decollo, ti poteva capitare al massimo di accendere la televisione su "mamma RAI" e di vedere le facce bonarie, argute e professionali, di Edmondo Bernacca e Andrea Baroni, col loro sguardo attento e la voce ferma, calma e rassicurante, indicare lo "Stivale" illustrando le proprie previsioni. 

Previsioni che, a dispetto della "tecnologia zero" di allora e delle moderne ed esagerate info-grafiche digitali, godevano del rispetto della gente e che molto spesso, nonostante non fosse una tragedia che accadesse il contrario, coglievano proprio nel segno. Insomma: "l'ha detto Bernacca" era una garanzia per tutti, così come per tutti non era un cruccio veder disattendere quel che avrebbe dovuto essere. 

Poi venne l'oggi. Perduti dietro alle iperboliche e onnipresenti connessioni web, omaggio dei moderni "smart-phone", la realtà contemporanea è un'altra. Nell'era in cui è la Pubblicità a dettare le scadenze, tra un dibattito sul Global Warming e l'altro, tra schiamazzi della "Politica postuma" in tema di dissesto idrogeologico, di devastazione dell'Ambiente, di eccessi antropici e di vittime tanto sfortunate, quanto scontate, c'è chi si permette il lusso di barattare professionalità e capacità, con approssimazione e auto-refenzalità... 

Come se non bastassero le dissennate dissertazioni di imbonitori televisivi col papillon (possibilmente, ahinoi, "baby pensionati" dell'Aeronautica Militare, ndr) e di ufficiali dell'Arma Azzurra dall'incedere incerto e dall'accento fin troppo certo; le strombazzanti e incomprensibili chiacchiere radiofoniche di chi, anziché informare gli automobilisti su "nebbia in banchi, grandinate, fulmini e saette", punti soltanto a vendere i propri servigi di "meteo on-line"; ci tocca, per l'appunto, l'ingrato compito di udire gli stagionali e ripetitivi promemoria di chi non usi la penna, ma ne abusi. 

Per quanto ci riguardi, la Meteorologia dovrebbe restare, in quanto a diffusione dei dati, materia di stretta competenza delle Forze Armate (con l'Aeronautica, ovviamente, in prima fila, ndr). Ma questo è soltanto un personale punto di vista che lascia il tempo che trova (battuta quantomai all'uopo, ndr). Ergo, saremmo favorevoli alla creazione di un Servizio Meteo Nazionale Civile, così come previsto dal provvedimento legislativo inerente al riordino della Protezione Civile (che dal 2012 ad oggi è rimasto lettera morta, ndr) se soltanto il Governo di Matteo Renzi non fosse latitante. Anzi: non pervenuto.

E' una ruota che gira. Innanzi a cotanta superficialità, anno dopo anno, troviamo sempre triste e inquietante, o per meglio dire snervante, leggere dell'allarmismo generato da quotidiani e telegiornali riguardo alle "Bolle di Calore", al "Caldo Percepito", al tasso di Umidità, ecc. ecc. 

Basta guardarsi attorno. Non v'è dì in cui non ci rammentino del fatto (per taluni è già un'indiscutibile certezza, ndr) che a causa della solita "eccezionale ondata di venti caldi proveniente dal Sahara", saranno raggiunti i "picchi del 2003"

Posto che siamo in Estate (stagione in cui le temperature, anche di 40°, nel nostro Paese, sono da sempre la norma, ndr) e che mai riusciremo a non trasecolare, al cospetto dell'idiozia che induce a denominare, con nomi epici e altisonanti, gli anticicloni tropicali che si susseguono (così come capita, specie in Autunno e in Inverno, con le tempeste di pioggia e neve, ndr), noi altri, che nel "rovente, bollente, infuocato e infernale 2003" c'eravamo, non troviamo proprio alcun termine di paragone valido con questo 2015 che scorre "normale". Allora, soffocammo da Maggio ad Ottobre. Oggi, d'altro canto, siamo costretti a soffocare non tanto per il Solleone, quanto per l'afa causata dal "meteo-terrorismo dell'Informazione"... 

Ma tant'è: contenti loro, contenti tutti. 

A noi, menti calde, ma "accaldate nella media", non resta altro che inforcare occhiali ed infradito, imboccare l'autostrada lunga e grigia (delegando ad altri il "piacere" della guida, ndr), pregustare il sapore delle onde e sognar lieti la battigia.

D.V. 

P.S. Sempreché, beninteso, non ci tocchi prestare orecchio alle dissertazioni sul traffico, da "bollino Rosso" o da "bollino Nero"... Ma questo, ovviamente, è un altro "paio di maniche"... Di cui far volentieri a meno!

 
 
 

"Reconquista". Oltre la rabbia e l'orgoglio.

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"Intimiditi come siete dalla paura d'andar contro corrente cioè d'apparire razzisti (parola oltretutto impropria perché il discorso non è su una razza, è su una religione), non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa. Una guerra che non mira alla conquista del nostro territorio, forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà. All'annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci. Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po' più intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto. E con quello distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri […]". (Oriana Fallaci).

Incipit. Se c'è una cosa di cui sono assolutamente certo è che soltanto i morti e gli stolti non siano soliti cambiare opinione. I primi, perché non più in grado, causa ovvie ragioni di trapasso ultra-terreno; i secondi, perché la stupidità, ahimé, è un "lusso" a cui non si rinuncia facilmente. Parimenti, sono certo che la Virtù e la vera forza dell'uomo risiedano anche nella capacità di chinare umilmente in capo, senza flagellarsi, per chiedere "semplicemente" scusa. 

Proprio facendo perno su queste mie convinzioni, posso, devo e voglio chiedere scusa ad Oriana Fallaci

Scusami Oriana. Scusa per aver pensato che le tue irose e cieche parole di Rabbia, dedicate anni fa al "nemico mussulmano", fossero esagerazioni verbali indotte da "dolorosi sentimenti" post-11Settembre. Scusa per aver immaginato che avessi voluto cavalcare l'onda dell'indignazione popolare, soltanto per regalarti un nuovo "best-seller". Scusa per aver messo in dubbio la tua professionalità di giornalista, costruita nel tempo su infiniti fronti di guerra, a rischio della vita. Scusa per aver ritenuto che, in fin dei conti, al di là delle situazioni del momento, la Democrazia fosse in grado di prevalere, sempre e comunque, a dispetto delle tue arcigne sicurezze. Scusa per aver pensato che le tue sentenze sputate in faccia al mondo, fossero soltanto gli incubi mortali di una donna incancrenita dal proprio presuntuoso, saccente e superato Orgoglio, prima ancora che dalla malattia provocata dai "campi di tabacco" inspirati ingordamente e a pieni polmoni, nel corso dei decenni. 

Il Jihad. La cronaca racconta che l'Islam moderato sia soltanto una creazione di certa parte della nostra Politica incapace; un'artificiosa speranza della nostra insulsa Diplomazia; un demenziale auspicio delle frotte d'insolenti buonisti che osservano il mondo con "occhi a forma di cuore", che si muovono con lo spirito di un soldato dell'Esercito della Salvezza e che rifiutano di considerare che la Realtà sia ben altro. Come dire: mentre ci si arrovella e si filosofeggia, non su cosa siano il Bene e il Male, ma su quali siano le ragioni che spingano il Male ad agire contro il Bene e su altre sciatte discussioni di tal risma, noi altri, figli del mondo occidentale, siamo diventati dei facili bersagli di chi, ergendosi a portatore della Fede (la propria, ndr), punti dritto alla nostra gola.

Proprio io, che avevo in odio la Tirannia che affliggeva il Medio Oriente e il Nord Africa e che aspettavo con ansia la fine dei regimi totalitari dei Talebani in Afghanistan e di Saddam Hussein in Iraq (sebbene criticassi aspramente l'azione di guerra preventiva patrocinata dalle Cancellerie Occidentali, ndr) e che vedevo con speranza il "vento delle Primavere Arabe" che spingevano al tracollo Bashar al-Assad in Siria (attualmente cristallizzato, in attesa degli eventi, ndr), di Hosni Mubarak in Egitto e di Muammar Gheddafi in Libia, ho finito per capire, molto pragmaticamente, che la cura proposta a base di princìpi democratici, fosse in realtà peggiore del male causato dalle costrizioni dittatoriali, necessarie a tenere a bada i primordiali istinti di tali Nazioni.

Sulla carta, in questo sciagurato mondo, viviamo tutti nel ventunesimo secolo. Tuttavia, per oltre un miliardo di persone (numero tendente inesorabilmente ad un'inarrestabile crescita, ndr) il tempo si è fermato al "Profeta". La sola legge si chiama Sciaria e le sole ragioni di vita sono il rispetto del Corano e il suo insegnamento, imposto anche con la forza della spada, agli infedeli. 

Questioni talmente risapute e dibattute da sfiorare l'ovvietà. Eppure, troppo spesso quelle stesse questioni finiscono per essere dimenticate. Allo stato, a fronte delle mani insanguinate dello Stato Islamico, tali ovvie considerazioni hanno assunto il valore di irrinunciabili Verità.

"I Turchi hanno già preso Vienna". Non mi perderò a "pescare nel recente passato", per rammentare le ragioni che abbiano condotto a temere un nuovo Califfato da Baghdad a Rabat e chissà, dal Caucaso al Kosovo. Non serve più fermarsi a ragionare su chi abbia causato cosa: il colonialismo; l'imperialismo "a stelle e strisce"; la CIA e altre amenità simili, varie ed eventuali.

Mi limito perciò a guardare all'Italica "quarta sponda" e a puntare il dito contro i motivi che ne abbiano causato il crollo. Non foss'altro che per le grane che provochi al nostro Paese il suo essere porto di partenza di decine di migliaia di persone allo sbando. Fatto enormemente amplificato dalla perdurante assenza di una severa Politica nazionale, in materia d'immigrazione.

Indubbiamente, nelle vicende che hanno condotto l'ex-colonia Fascista nelle mani del Terrorismo Islamista, possono essere identificati due responsabili principali.

Il primo è Nicolas Sarkozy, reo di aver deciso di sua sponte, nel 2011, la fine del Regime del "Colonnello" (troppo frettolosamente e senza un programma preciso riguardo a "cosa fare dopo”, ndr) giusto per placare la sete di Dollari e di Petrolio, oltreché la nota "grandeur” della Francia, di ieri e di oggi. 

Il secondo è Barack Obama, che dopo il riuscito attentato contro l'ambasciatore USA, Chris Stevens, morto a Bengasi nel 2012, è rimasto letteralmente immobile, capace al massimo di ciondolare nell’indecisione e di buttare un occhio, di quando in quando, su Tripoli e dintorni, senza mai interessarsi veramente dell'avanzata dell'ISIS / ISIL, su quella terra lontana. 

Quanto al nostro Governo, o meglio, agli Esecutivi che si sono susseguiti negli ultimi anni, la sola espressione che mi viene in mente è: non pervenuto. In particolare, quello attualmente in carica, presieduto da Matteo Renzi, appare perennemente stordito riguardo al da farsi. Da una parte, i Ministri Paolo Gentiloni e Roberta Pinotti che più volte hanno ribadito la propria disponibilità ad "armare le truppe". Dall'altra un Presidente del Consiglio arrendevole e attendista e un Ministro degli Interni, Angelino Alfano, che, disperso tra un discorso sulla Sicurezza e l'altro, sembra tuttalpiù impegnato in una sorta di sempiterna campagna elettorale, tendente a far dimenticare tutte le falle della sua guida, in capo a quell'importante dicastero.

E mentre il "pantano" si allarga e continua a circondarci (come dimostrato dalla nuova strage compiuta nella vicina Tunisia e dagli attacchi portati qua e là, in seno all'Europa, ndr), nel ciarlare dei Governi "Alleati", è d'obbligo una nota citazione di Douglas MacArthur che così recita: "La storia di insuccessi bellici può riassumersi in due parole: troppo tardi. Troppo tardi nel comprendere il proposito micidiale di un potenziale nemico; troppo tardi nell'accorgersi del pericolo mortale; troppo tardi nel prepararsi; troppo tardi nell'unire tutte le forze possibili per la resistenza; troppo tardi nello stabilire un'intesa con i propri amici“. Ecco, in attesa del divenire degli eventi, il rischio è che la sua "profezia" si avveri ancora una volta, con la possibilità, Dio non voglia, che sia quella definitiva...

Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo. Per quanto sia difficile dover decidere e scegliere in senso assoluto tra bianco e nero, in tutta onestà, tra mantenimento della Libertà e suo totale annientamento, non ho tentennamenti a preferire la prima opzione.

E' un obbligo assoluto quello di rifuggire la prona accettazione che "noi si debba"... Ed è un dovere quello di dire, chiaramente, che se qualcuno creda di poterci rendere stranieri in Patria, sia totalmente fuori strada. Ergo, la soluzione non può non passare per una moderna "Reconquista" di ciò che eravamo e di ciò che siamo, affinché non ci sia imposto ciò che saremo. E se per giungere a tale traguardo sarà ritenuto lecito emendare la Costituzione liberale che unisce il Vecchio e il Nuovo Continente, non sarò certo io a mettermi di traverso.

Estremismo per estremismo. Laddove non vi sia "Reciprocità" di trattamento, è necessario ribadire con Rabbia che non siamo disposti a veder calpestare il nostro "essere", morale, etico o religioso che sia e dire con Orgoglio che le nostre radici sono ben salde nel fertile terreno della Cristianità, a dispetto delle immancabili ed insulse accuse di servilismo bigotto verso il pur sempre discutibile Potere Vaticano. 

O prendiamo atto di ciò, o tra qualche lustro, la nostra Società si troverà a fare i conti con "usi e costumi" imposti con la forza delle armi. E allora, le insipide discussioni sull'universalità dei Diritti Civili, sull'emancipazione femminile, sulla Legge, sulla Giustizia, sulla laicità dello Stato e financo su cosa sia giusto o sbagliato, saranno soltanto un lontano ricordo del bel tempo ormai andato... 

D.V.

P.S. Scusami Oriana. Scusa ancora per non aver compreso prima la tua lungimiranza di donna inquieta, di cittadina del mondo e di conoscitrice dei fatti. Il Presente passa per il Passato della tua penna, piena d'illuminata Rabbia e di consapevole Orgoglio: lo scontro finale è in atto e noi siamo pericolosamente nel mezzo...

 
 
 
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