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Un blog creato da cornell2 il 24/05/2009

0744 Il Velino

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"Assemblea Ri-Costituente". La panacea contro i mali del Renzismo.

Foto di cornell2

"Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro Governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato Democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una Giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così. La Libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così. Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della Democrazia...". (Pericle - Discorso agli Ateniesi, 431 a.C. Tratto da Tucidide, Storie, II, 34-36) 

Un incontro con D.V. - Del Comitato di Redazione 

Eccoci qua nuovamente a quattr'occhi, per fare quattro chiacchiere, dopo la precedente occasione offertaci dal tuo articolo "Freedom of Speech", dedicato ai lettori a stelle e strisce. Tanto per cominciare, restando al mondo Anglosassone, permettimi di chiedere quale sia il tuo punto di vista riguardo alla Brexit, ovvero, alla scelta della maggioranza dei figli della "perfida Albione", di dire addio all'Unione Europea mediante il discusso Referendum voluto con forza dall'ex Primo Ministro, David Cameron.

Beh, che dire? Per prima cosa, sono rimasto impressionato dalla semplicità con cui Cameron sia riuscito ad organizzare il proprio suicidio politico. E' stata l'apoteosi della supponenza e della disorganizzazione, inscenata a tutto favore dello scapigliato e scapestrato Boris Johnson (nonostante questi si sia rifiutato di prenderne il posto, a capo dei Conservatori, ndr) e dell'indecifrabile Nigel Farage. In secondo luogo, non mi meraviglio che la campagna per il "leave" abbia prevalso su quella del "remain", non foss'altro che per l'ovvia consapevolezza che i fautori dell'uscita siano riusciti a far presa sulla gente, inculcando in essa tutte le paure, vere o presunte, legate alla massiccia immigrazione proveniente dal di là della Manica, rinfocolando un "nazionalismo imperiale" rimasto sopito per decenni e nascondendo i vantaggi economici conseguenti alla permanenza in Europa. Insomma, non è una novità che i fondi strutturali siano stati per anni una manna per certe zone dell'Isola, dalla Cornovaglia al Galles, eppure... Eppure, i timori nati e cresciuti sulle immagini dei "campi del caos" di Calais hanno prevalso.

Negativo o Positivo dipende dai punti di vista, eppure, il responso del Referendum e prima ancora, lo scontro frontale tra le campagne tra "pro" e "contro", sono il segno che la Partecipazione popolare abbia prevalso sulla rinuncia e sulla rassegnazione causate dalla Politica decisionista fatta propria da certi leaders "elitari". Non è così?

Certamente. Da questo punto di vista, come sai, "benedetta sia la Partecipazione". Vedo sempre con favore la "discesa in campo" dei cittadini e l'espressione del voto popolare, sia che si tratti di Elezioni, sia che si tratti di dire Sì o No ad un quesito referendario. Quanto capitato in Gran Bretagna dovrebbe essere un monito a quanti, in Italia, perorino la causa dell'Astensione, "perché tanto non cambia mai niente"... Nulla di più ignobilmente sbagliato. L'effetto domino che la Brexit sta provocando a livello planetario, tanto in Politica e Diplomazia, quanto e soprattutto in Economia, è la dimostrazione che il "battito d'ali" di milioni di farfalle non provochi soltanto un uragano, ma cambi le sorti del mondo. 

Non ti preoccupa lo scivolone dei Mercati, ancora moribondi dopo la Crisi Finanziaria del 2008? 

Il "giorno dopo" è sempre malinconico... Eppure, se guardi bene, anche in questo caso è la Speculazione a provocare preoccupazione e raccapriccio tra le masse. Personalmente, dovendo scegliere tra Finanza e Democrazia non ho remore ad optare per quest'ultima. Non temo il mio diritto di decidere. Sono un elettore prima di essere un investitore. Credo che quando il Denaro assuma il ruolo di "risposta" a ogni domanda, qualcosa non funzioni più correttamente, né onestamente. Questa è la ragione che mi fa apprezzare la scelta dei Britannici di tranciare i ponti che li legano a noi continentali. Anche nel caso in cui ciò rappresenti, o possa rappresentare l'inizio di un nuovo "Armageddon" economico sovranazionale. Quando la Politica finisce per nutrire se stessa, galleggiando nell'auto-referenzialità da parata e facendo spallucce innanzi alle grida dell'uomo qualunque, i cittadini, in quanto elettori informati e consapevoli, hanno il diritto di riprendere in mano il Potere... Attraverso uno strumento che non passa mai di moda: l'urna elettorale. Ovviamente, si potrebbe discutere all'infinito sull'asimmetria informativa che ha spaccato il Regno Unito, ma tant'è... "Good bye, UK"! 

Bene. Fatta la doverosa premessa, torniamo alle cose di casa nostra. Guardando alla tua recente, "massiccia", motivata e dettagliata presa di posizione contro le Riforme della Sacra Carta architettate dal Governo di Matteo Renzi, quel che mi viene subito in mente, un po' provocatoriamente, è: "ma chi te l'ha fatto fare"? 

Le fonti storiche raccontano che l'Imperatore Marco Aurelio ebbe modo di affermare: "È tuo dovere essere onesto e dire e fare senza perder tempo ciò che richiede la natura umana e che a te sembra più giusto: ma fallo di buon animo, con discrezione e senza ipocrisia"... Ecco allora, molto semplicemente, che abbia deciso di muovermi perché spinto dal "dovere" di partecipare alla vita politica del mio Paese. Già, perché, la politica attiva non si fa soltanto sedendo in Parlamento, nei Consigli Regionali e nei Comuni, ma anche per strada e nelle "piazze virtuali", impegnandosi profondamente e caparbiamente per cancellare quelle "asimmetrie informative" citate in precedenza riguardo alla Brexit. Si fa difendendo le proprie idee, facendo o tentando di "fare opinione" senza obblighi verso alcuno, eccetto la "dea Ragione"... Il voto informato è la chiave di volta per il cambiamento "illuminato" e soprattutto, è il mezzo per evitare che chi ci governa ci serva nel piatto delle decisioni già prese, mettendole subdolamente sul nostro conto. Questo è ciò che fa la differenza tra una Democrazia propriamente detta e certe Democrazie plebiscitarie che la Storia ricorda abbiano sempre mascherato delle vere e proprie Tirannie. 

E' quindi il binomio composto da principii democratici e valori costituzionali ad averti indotto a prendere una posizione netta?

Non vorrei perdermi in citazioni ridondanti ed auto-celebrative, ma per me era ed è una "Questione Morale", prima ancora che personale. Qui non si tratta della solita levata di scudi, vuota e sconclusionata, che mette di fronte gli Italici Guelfi e Ghibellini al grido "volemose bene"... Contro il tentativo di realizzare il "vile oltraggio", la necessità di argomentare in difesa della Costituzione Repubblicana era e resta una ragione di vita. Con buona pace dei professionisti di partito (di quelli del PD, nello specifico, ndr) e di alcuni noti giornalisti-zerbino e a dispetto di quelli che, vestendo i panni di "avvocati del Diavolo" di quart'ordine, noti al giorno d'oggi come "troll", tentano di confutare le ragioni di chi non accetti che un Governo di dubbia o nulla legittimità si arroghi il diritto di metter mano alla Legge delle leggi, accampando scuse tanto banali quanto puerili, come la Governabilità e la riduzione delle spese dello Stato. 

Credi che i tuoi lettori abbiano compreso le tue ragioni? Come dire: hanno apprezzato le riflessioni espresse nei tuoi editoriali, o le hanno rese al mittente? 

Beh, tirando le somme, la maggior parte dei lettori ha gradito e condiviso i miei pensieri. L'eccezione ha riguardato soltanto pochi individui, evidentemente ideologizzati, che dubito abbiano davvero letto e compreso. Individui per i quali la massima espressione del rifiuto si potrebbe riassumere con parole del tipo: "Parla! Chi sei e chi ti manda?"; incapaci di accettare la "purezza" delle intenzioni di cittadino tra i tanti, con idee opposte alle loro; incapaci di accettare che vi possa essere qualcuno che "disinteressatamente" possa non pensarla come "il campione del Marketing di se stesso", noto alle cronache come Matteo Renzi e ovviamente, incapaci di ribattere seriamente e profittevolmente, andando oltre le elucubrazioni diffuse ad arte da proprio mentore... Peccato che sia tra i detrattori, sia tra gli ammiratori, vi siano stati non pochi esempi di "untori dell'odio", incapaci di ragionare civilmente. Talvolta, la stupidità delle persone è disumana. Passano gli anni, ma gli Italiani sono ancora quei "Mostri" interpretati da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi nell'omonimo film di Dino Risi. 

Tornando al Referendum, qual è il tuo rapporto con questo chiacchierato Istituto? 

Come detto, credendo fermamente nel valore della Partecipazione, ritengo che l'espressione diretta dei cittadini, attraverso il Referendum, dia concretezza alla Democrazia più di quanto un Voto elettorale talvolta possa dare. Ciò, nonostante nel corso degli anni, in Italia, a causa dell'inflazione "Radicale", il ricorso al popolo abbia sfiorato più volte il ridicolo. Non ti nascondo che guardando alla Svizzera io provi sempre un misto di ammirazione e invidia.

Hai citato la Svizzera. Credi dunque che i Referendum propositivi debbano affiancare quelli abrogativi, consultivi e confermativi? Se sì, allora perché non accettare la Riforma Boschi, che prevede proprio la loro introduzione? 

Primo, perché l'oltraggio della Legge delle Leggi non può essere scambiata con un "contentino"... Secondo, perché proprio quel contentino potrebbe essere ottenuto con legge costituzionale ad hoc, verso cui, non ho dubbi, anche l'Opposizione che siede in Parlamento sarebbe ben disposta. 

Hai potuto cogliere il sentimento popolare. A tal proposito, qual è la tua sensazione rispetto al quesito che in Autunno sulle Riforme? 

Sensazione? Preferisco parlare di certezza. Come dire: ho l'assoluta certezza che in Autunno, Matteo Renzi, Denis Verdini, Maria Elena Boschi, Anna Finocchiaro, Maurizio Lupi, Fabrizio Cicchitto e su tutti, Giorgio Napolitano, assaporeranno il gusto di una sconfitta di dimensioni bibliche. Ripeto dunque: "Matteo stai sereno"! Non occorrono i Sondaggi per prendere cognizione della Verità. Sono disposto a mettere in gioco la mia faccia... 

Se dovessi prevedere un risultato, come peseresti in percentuale i favorevoli e i contrari ad una "trasformazione" della Sacra Carta di fatto ben più profonda di quanto lasciato percepire dall'Esecutivo? 

Beh, credo che il famigerato "40%" che fece sorridere il PD alle ultime elezioni Europee tornerà indietro con gli interessi, in faccia a certi fumettistici racconta-balle. Confido in un "70 / 30" a favore del "NO". Anche se alla fine l'importante sarà portare a casa il risultato, avendo salva la Sacra Carta, anche per uno "0,qualche cosa".

Come credi che reagirà il Presidente del Consiglio?  

Come ho già avuto modo di dire, mi sono fatto l'idea che Matteo Renzi non trarrà quelle "dovute conseguenze" di cui più volte ha parlato, qualora dovesse essere sconfitto. Perché un prioritario "senso di Responsabilità" lo indurrà a resta in sella, per il bene dell'Italia. La nostra Storia è piena di dichiarazioni rimangiate nel tempo necessario di una "salita al Colle"...  

Intendi dire che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, lo incaricherebbe di nuovo, nel caso in cui Renzi si dimettesse, rimettendo l'incarico? Una nuova "lunga mano" del Quirinale all'orizzonte?

Ovvio. Perché i Mercati non accetterebbero da par loro, la "democraticissima incertezza" legata a una Crisi di Governo.  

Non è un mistero che il Premier non ti sia simpatico, eppure, in un tuo pezzo di qualche tempo fa, che non a caso era intitolato "Lettera Aperta a Matteo Renzi", parevi essere disposto a concedere credito all'ex Sindaco di Firenze e addirittura lo invitavi a rivedere la Costituzione. 

Mettiamo in chiaro una cosa: l'Italia è ancora una Repubblica Parlamentare, non un "Premierato". Ergo, continuiamo a parlare di Presidente del Consiglio, cestinando la parola "Premier", a dispetto di una terminologia impropria diffusa da alcuni "giornalai", sempre pronti ad ossequiare questo o quell'inquilino di Palazzo Chigi. Detto ciò, è indubbio che avessi dei pregiudizi benevoli su di lui. Perché, com'è giusto che sia, non ci si può contrapporre a qualcuno senza cognizione di causa... Nel caso di Renzi, la causa si è presentata col tradimento di Enrico Letta. E non perché apprezzassi l'attendismo del "nipote di cotanto zio", bensì perché con tale atto egli sia venuto meno alla propria parola. Posso apparire "old school", ma personalmente vedo nella parola data il chiavistello che serra il rapporto tra le persone. Senza contare poi le successive "cause" legate alle sue decisioni di Governo, dal Jobs Act alla normativa sul Bail-In, approvata senza batter ciglio per la gioia della Germania di Frau Merkel, a spese dei risparmiatori Italiani. D'altro canto, confermo di averlo invitato, a suo tempo, a darsi da fare. Ma soltanto una volta che fosse stato eletto in Parlamento. Così come confermo di avergli suggerito, un po' provocatoriamente, di cambiare la Costituzione. Non senza aver fatto presente che anche la Loggia P2 volesse fare altrettanto...

Posto che il Presidente del Consiglio esca sconfitto dal Referendum Confermativo d'Autunno, sarà egli comunque in grado di "raccogliere i cocci"? 

Sono dell'avviso che anche in caso di respingimento del suo progetto, Renzi sia intenzionato a mantenere uno stretto legame col Potere, perché il Potere dà alla testa. Penso anche che avendo puntato tutto su una revisione della Costituzione discutibile, escludendo dal dibattito la Minoranza Parlamentare, si sia "bruciato". Pertanto, da cittadino, da elettore e da contribuente, non vorrò più saperne di vederlo quotidianamente declamare i propri "successi" a favore di telecamera. 

A tuo giudizio, come si potrebbe immaginare di riavvicinare le forze politiche, per il bene dell'Italia?

Credo che il primo passo dovrà essere una profonda riorganizzazione del Partito Democratico. Perché col PD logorroico, supponente, "elitario" e legato ai "Poteri forti" di oggi - che unisce gli intrighi propri della "fu" Democrazia Cristiana al decisionismo del leader di Forza Italia - è impossibile trattare. Dovrebbe essere un partito di Sinistra, ma pensa ed agisce da forza politica reazionaria, come a voler fare le veci di una Destra scomparsa "de facto" dalla scena politica nazionale, seppellita da oltre vent'anni di "conflitto d'interessi" Berlusconiano. Soltanto dopo si potrà ripartire dal ragionamento costruttivo, all'interno del Parlamento, senza rancori e senza preconcette porte chiuse in faccia agli altri. 

Intendi forse dire che l'Italia di domani sia destinata a ripartire dalle ceneri dell'Italia di oggi e di ieri, magari tirando fuori dal cilindro una nuova Assemblea Costituente? 

Esatto. Non vorrei mettere il carro davanti ai buoi, precorrendo eccessivamente i tempi, ma potrebbe essere un'ipotesi da prendere in considerazione: realizzare delle Riforme ragionate e pienamente condivise, attraverso una nuova Assemblea Costituente, anzi, "Ri-Costituente", per ridar vigore e smalto ad una Nazione morente...

Credi che il Movimento Cinque Stelle potrebbe essere l'interlocutore privilegiato, a tal fine? 

Un momento... Il Movimento Cinque Stelle è già il futuro. Sempre che prima o poi glielo lascino realizzare. Detto ciò, rispondendo alla tua domanda: "sì, potrebbe esserlo". L'importante è che le prime forze politiche in quanto a numero di voti, si ricordino che nonostante la Politica sia una Guerra di logoramento da combattere in trincea, sia anche e soprattutto l'arte del compromesso, nel senso buono del termine, raggiunto in favore del popolo sovrano. Ma questo sarà il dopo... Ora è tempo di pensare all'adesso, di serrare le file e di prepararsi per correre alle urne, ad Ottobre, decisi anima e corpo a scrivere "NO", in risposta al quesito che ci chiederà di rinunciare all'eredità dei nostri Padri.

Del Comitato di Redazione

P.S. Grazie a D.V.

 
 
 

"Matteo stai sereno"! Riflessioni di un libero cittadino, in difesa della Costituzione Repubblicana.

Foto di cornell2

"Per far funzionare un Parlamento, bisogna essere in due, una Maggioranza e una Opposizione (...) La Maggioranza, affinché il Parlamento funzioni a dovere, bisogna che sia una libera intesa di uomini pensanti, tenuti insieme da ragionate convinzioni, non solo tolleranti, ma desiderosi della discussione e pronti a rifare alla fine di ogni giorno il loro esame di coscienza, per verificare se le ragioni sulle quali fino a ieri si son trovati d'accordo continuino a resistere di fronte alle confutazioni degli oppositori. Se la Maggioranza si crede infallibile solo perché ha per sé l'argomento schiacciante del numero e pensa che basti l'aritmetica a darle il diritto di seppellire l'Opposizione sotto la pietra tombale del voto con accompagnamento funebre di ululati, questa non è più una Maggioranza parlamentare, ma si avvia a diventare una pia congregazione, se non addirittura una società corale, del tipo di quella che durante il fatidico ventennio dava i suoi concerti nell'aula di Montecitorio (...) Queste forme di sprezzante rifiuto, colle quali la Maggioranza ostenta di non degnarsi neppure di discutere gli argomenti dell'Opposizione, mi sembrano, per la sorte del Sistema Parlamentare, più pericolose delle reazioni violente; è una specie di ostruzionismo a rovescio con cui la Maggioranza, mirando a screditar l'Opposizione, viene in realtà a tradire la ragion d'essere del Parlamento, nel quale il voto dovrebbe essere in ogni caso la conclusione di una discussione e non il mezzo brutale per soffocarla (...) È stato detto che la vera Costituzione è la Maggioranza: se la Maggioranza non vuol rispettare la Costituzione, vuol dire che la Costituzione non c'è più. Ma proprio per non sentir ripetere questo discorso, che era di moda sotto il Fascismo, la Costituzione aveva predisposto al disopra della Maggioranza organi indipendenti di garanzia costituzionale, destinati a proteggere la Costituzione contro la stessa Maggioranza (...) Quando si parla in senso dispregiativo del «Parlamentarismo» come degenerazione del Sistema Parlamentare, non si vuole intendere, è chiaro, che si possano corrompere in sé le leggi che stabiliscono in astratto il modo con cui i congegni parlamentari dovrebbero funzionare; ma si intende dire che gli uomini incaricati di metterle in pratica, gli elettori e gli eletti, i deputati e i governanti, le possono far servire a finalità in contrasto con quelle per le quali queste leggi sono state in astratto dettate: a finalità di gruppo, in contrasto coll'interesse pubblico (per esempio gli interessi di un gruppo finanziario), o addirittura a finalità private: vi mettono dentro i loro propri moventi psicologici di carattere personale, ed è proprio per questo che a poco a poco tutto il sistema si trova a essere deformato e corrotto (...) La nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere. Non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria Responsabilità. C’è dentro tutta la nostra Storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli. Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la Libertà e la Giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la Libertà e la Dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione". (Piero Calamandrei)

Incipit. Indubbiamente, allorché si tenti d'illuminare le masse, cercando di renderle edotte di vicende al di fuori degli schemi del vivere quotidiano, le accuse di Complottismo, di Dietrologia e addirittura di "velata follia", sono sempre dietro l'angolo. Senza contare che, oggigiorno, se non sprizzi ottimismo da tutti i pori; se guardi oltre le "slides"; se non taci ed acconsenti; se dissenti e fai domande; se insomma con cognizione di causa di ostini a "remare contro", è un attimo che ti piova addosso l'etichetta di "gufo"... 

Eppure, in questi tempi disonesti, se appare scontato dover ricevere il biasimo di chi si prodighi a vendere false certezze e verità artefatte a favore di telecamera, come fossero pentolame, è tragico realizzare che sempre più spesso siano i cittadini a non voler sapere, a far spallucce e a perseverare nelle vane speranze. Insomma, a rendersi colpevolmente disponibili ad accettare tutto e il contrario di tutto, a scansare le "fatiche" di una Responsabilità che parte dal semplice ragionamento e che arriva alla personale Partecipazione, per la somma gioia di quanti decidano alle loro spalle e a loro spese. 

In principio Dio creò le Banche. Prima o poi, raccontando del nostro presente, i libri di Storia si apriranno così: "le grandi Banche d'Affari e d'Investimento furono lo strumento attraverso il quale la Finanza predatoria finì per scansare la Politica dalla gestione del mondo". Consigli di Amministrazione guidati da managers senza scrupoli, in luogo di fini Statisti e Diplomatici lungimiranti; fredda gestione contabile anziché virtuosa capacità di governo; prospetti informativi troppo sintetici e farlocchi, piuttosto che giuste ed inflessibili prescrizioni di Legge... Basta guardarsi attorno: la Crisi dell'Economia Globale che si auto-alimenta e che continua a covare sotto la cenere, è un caso di scuola. Cause ed effetti. Molteplici effetti, incrociati e danni collaterali sempre a scapito della moltitudine distratta e sacrificabile. 

Guardando all'Europa, quei libri ci diranno chiaramente che il progetto dell'Europa Unita fallì per un "eccesso di allargamento", perorato da qualche "board" di sconosciuti burattinai...

E guardando all'Italia, quegli stessi libri racconteranno che la caduta dell'ultimo, seppur discutibile Governo Berlusconi, fu provocata da ragioni tutt'altro che limpide. E che il tentativo, riuscito, d'introdurre il pareggio di bilancio nella Costituzione Italiana e il tentativo, pendente, di disfare la Prima delle Leggi, non furono il frutto di un'abile mente innovatrice, bensì dell'indicazione di un Potentato Finanziario come J.P. Morgan, desideroso di spazzar via l'impronta "Socialista" di una normativa che troppi Diritti concedeva e che troppi paletti poneva ai falchi dell'Economia di Mercato...

Insomma, gli Italiani di domani avranno davanti agli occhi, svelati in un sol colpo, tra le righe, i milleuno perché del "Governo delle Banche" di Mario Monti, del "Governo delle Banche 2.0" di Enrico Letta e del "Governo delle banche salvate a scapito dei risparmiatori", guidato da Matteo Renzi... E noi, avi trapassati a miglior vita, dovremo subire il loro ironico dileggio, causa eccesso di credulità o peggio, per palese stupidità. 

Beh, io non mi rassegno a quel domani, né mi consegno al tempo che passa senza lottare, con "penna e calamaio" in mano.

Una Repubblica che dà i numeri. Pensate davvero di vivere in una fantomatica "Seconda Repubblica", soltanto perché da vent'anni si cerca in ogni modo d'indurvi a crederlo? Siete veramente pronti ad applaudire alla nascita di una tanto ipotetica quanto farsesca "Terza", nel caso in cui, Dio no voglia, al Referendum d'Autunno prevalesse la posizione reazionaria rappresentata da Denis Verdini, Giorgio Napolitano, Maria Elena Boschi e Matteo Renzi? Beh, mi dispiace per Voi. 

La propaganda Politica e la politica della Propaganda sono due facce della stessa medaglia; atti, fatti e atteggiamenti che alterano la realtà e che deviano la verità; calcolati intendimenti ed azioni, che attentano all'umana Ragione attraverso trovate subdole, discorsi mistificatori e promesse a buon mercato a tutto vantaggio di pochi interessati qualcuno... 

Piccoli sotterfugi a ripetizione, apparentemente scollegati, che in realtà sottendono grandi e oscure manovre. La questione delle tanto sbandierate Riforme, potenziale ed irrecuperabile devastazione della Costituzione, è un esempio calzante. E se taluni non riescono a vedere più in là del proprio naso, accettando senza "girotondi" di parole, un "cadeau" impacchettato a spese loro e delle generazioni a venire, non posso farci niente. Io non transigo; non mi piego; mi metto di traverso; do voce al dissenso popolare e cerco di "fare opinione" ribadendo fieramente ed ostinatamente il mio "NO"!

Partiamo dal principio. Checché ne dicano i "negazionisti interessati", il fatto che il 4 Dicembre 2013 la Consulta abbia dichiarato incostituzionale la  legge n. 270/2005 (alias Legge Calderoli, nota ai più come "Porcellum", ndr), riguardo all'assegnazione dei premi di maggioranza e all'impossibilità per l'elettore di fornire una preferenza, ha reso illegittimo l'attuale Parlamento, di fatto e di Diritto. Richiamando alla mente il concetto di nullità di un atto giuridico, la decisione della Corte Costituzionale avrebbe dovuto, in un Paese normale, provocare un terremoto, ovvero, la "dissolvenza" di Camere e la "restaurazione" del precedente status quo, in attesa di una nuova tornata elettorale. La scelta del maquillage postumo in salsa Italica, basato sul "principio di continuità dello Stato", non cancella affatto l'etichetta di "abusivo" attaccata al Parlamento. 

L'Assemblea Costituente, costituita proporzionalmente sulle macerie di un conflitto di popolo che ancora oggi si fatica a definire "guerra civile", seppe dare un senso compiuto al termine compromesso, scrivendo un Documento talmente moderno e potente, dal restare in gran parte "chiuso nel cassetto", ma sempre "pronto all'uso". E se è vero che tutto sia perfettibile, è indubbio che anche la Costituzione lo sia. Tuttavia, proprio la considerazione dell'illegittimità causa Porcellum di Camera e Senato, ai miei occhi rende gravissimo il tentativo di metter mano alla Legge delle Leggi. 

"Ignobile plebaglia"! Il popolo, quando sente le parole difficili, si affeziona... Un Parlamento illegittimo, la cui mutata e mutevole Maggioranza appoggia un Esecutivo nato da una congiura di Palazzo, che a sua volta partorisce nuova legge elettorale, l'Italicum, che ripropone un enorme premio di maggioranza (senza dubbio incostituzionale, ndr) e che, illudendo le folle, si arroga il diritto di cambiare la Carta a suo piacimento, dopo aver "cospirato" nelle segrete stanze. Ci troviamo innanzi a un Attentato alla Costituzione commesso in associazione. Tanti "Nerone" degni di Petrolini. Altro che intenti riformatori! 

Libera voce in libero Stato. Da libero cittadino non ho alcuna poltrona da tenere "calda", né devo prestarmi al salvataggio di quella di chissà chi. E ovviamente, da libero cittadino non sono disposto ad accettare una riforma già in partenza "perfettibile", perché "meglio poco che niente". Così come accadde con la Devolution, al male maggiore rappresentato da un salto nel buio, io accetto il male minore rappresentato dal mantenimento e dalla conservazione. Con buona pace di chi si professi "progressista", soltanto perché così gli abbiano suggerito di fare. 

"Mantenimento e conservazione", ovviamente, finché non sia stilata una nuova proposta improntata sulla condivisione e che non chiuda la porta alla discussione dei diversi punti di vista. Una proposta che senza troppo penare, potrebbe poggiare sul progetto scaturito in seno alla Commissione Bicamerale che vent'anni or sono, mettendo assieme Maggioranza ed Opposizione, fu sul punto di tagliare il traguardo.

Il paravento della Governabilità. Si sarebbe potuto semplificare i regolamenti parlamentari, invece... Innanzi alla volontà del Governo di cancellare il Senato elettivo, la prima cosa che mi viene in mente è un rafforzamento della Casta, in virtù della privazione del mio diritto di elettore e della "pesca di delegati" regionali che comporterebbe. Delegati che, è bene ricordarlo, si vedrebbero riconoscer l'immunità parlamentare (che oggi più di ieri fa sempre comodo per mettere un freno a certi "ficcanaso" della Magistratura, che credono ancora al valore dell'Onestà, ndr) e che, a dispetto di quello che si vuol lasciare intendere, non sarebbero equiparabili agli omologhi Tedeschi del Bundesrat, non dovendo sottostare ad alcun vincolo di mandato rispetto alle Regioni di provenienza. 

La Governabilità è soltanto una scusa dietro cui nascondere una nuova stagione di centralismo, a scapito delle autonomie regionali. Una scusa per dare più (e troppo) Potere al Presidente del Consiglio e con cui dare forma compiuta ad una sciagurata prassi che negli ultimi anni ha reso normale il ricorso alla decretazione d'urgenza, all'abuso della questione di Fiducia e alla volontà di cancellare del tutto il dibattito parlamentare. 

Risparmio di spesa: un'inflazione di chiacchiere. Punto primo: è risaputo che l'indennità Parlamentare abbia raggiunto livelli intollerabili, soprattutto in rapporto alla scarsa o nulla produttività di chi alberghi nelle Aule. Nonostante ciò, punto secondo: è demagogico pensare di cancellarla del tutto. Conquista dei tempi moderni, essa ha concesso alle classi meno agiate la possibilità di esprimere il proprio peso nella nostra pur fragile Democrazia, ponendo fine ai tempi in cui la Politica era una "cosa da Signori", in cui il Parlamento funzionava per così dire "a chiamata" e la possibilità di stazionare a Roma per le riunioni plenarie era di fatto relegata a chi potesse consentirsi vitto e alloggio a proprie spese. I ricchi, per l'appunto. 

Ora, se l'intento fosse stato davvero quello di ridurre l'impatto delle spese parlamentari sul Bilancio Pubblico, si sarebbe potuto ridurre di 2/3 il numero di Onorevoli e Senatori, riducendone nel contempo le diarie ad 1/3 di quelle attuali. Sarebbe stato sufficiente prender spunto da una delle numerose proposte morte e sepolte in qualche cassetto di Montecitorio e Palazzo Madama. 

O magari, con scelta drastica e dolorosa, si sarebbe potuto cancellare del tutto il Bicameralismo Perfetto, evitando quest'anatra zoppa messa sul piatto, optando per un Monocameralismo puro. Anche i fautori della "rapidità legislativa" se ne sarebbero giovati. Invece si è preferito proporre un meccanismo che finisce per salvaguardare i politici di professione da traumatiche "trombature elettorali". 

Specchietti per le allodole. L'idea che si debba accettare l'inaccettabile, perché "è indispensabile cancellare il CNEL e l'articolo che cita le Province", è tanto ridicola quanto puerile. Così come appare abominevole il "ricatto" dell'istituzione del Referendum propositivo. Se tali sono le argomentazioni, la soluzione più semplice è il ricorso a una Legge Costituzionale ad hoc. Legge che certamente riceverebbe il plauso e l'approvazione di buona parte delle opposizioni.

Il brodino che vogliono farci credere essere la panacea contro ogni male, in realtà è un veleno. Con una sola Camera pienamente operativa e con un Senato "ammaestrato", il Governo, partorito da una Legge Elettorale truffaldina, che concede un premio esagerato alla forza vincitrice delle Elezioni, assumerebbe un potere senza pari. Un Potere in grado di rompere gli equilibri; un potere capace di alterare i "pesi e contrappesi" studiati sapientemente dai Padri Costituenti per evitare nuove Tirannidi e ovviamente, per impedire a nuovi "ras" di declamar proclami da un noto balcone che affaccia su Piazza Venezia... Un Potere che partendo dalla normale amministrazione del Paese, arriverebbe fino alla gestione delle nomine dei giudici della Consulta e del Capo dello Stato. 

All'efficienza fasulla io preferisco ancora la giustizia sociale e l'equità. Se Riformare vuol dire limitare la Democrazia, io non ci sto. Non scendo a compromessi, sulla mia pelle di elettore. E forse anche certi elettori del PD, prostrati alle indicazioni del vertice, dovrebbero porsi qualche domanda in più, anziché sproloquiare a vanvera sui social networks...

Storia di due concittadini contro. E' davvero strano, o meglio, è straordinario. Già! E' straordinario che a settant'anni dalla nascita della Repubblica Italiana e dalla conseguente promulgazione della sua Costituzione, vi sia chi si arroghi il diritto di disfarla come fosse un semplice "Statuto di Partito", senza accettare un dibattito parlamentare che sia minimamente costruttivo, propositivo ed aperto ad accettare le proposte altrui, con la scusa di rendere più snelle le Istituzioni.

Parimenti, è davvero strano, o meglio, è straordinario, che a sessant'anni dalla sua morte, Piero Calamandrei, uno dei più noti e stimati giuristi d'Italia che, partendo dalla natìa Firenze, contribuì a "fare" l'Italia, si trovi ad essere messo in discussione da un suo concittadino, noto alle "cronache anagrafiche" come Matteo Renzi. I casi della vita? Beh, forse. Fatto sta che essendo io obbligato a scegliere da che parte stare, mi schieri con Calamandrei, non certo con Renzi.

Scelgo Calamandrei, in considerazione del suo esser stato uno dei "padri della Patria" che grazie all'arte Politica del compromesso, quello "buono", seppero ricucire le ferite di un'Italia "dalle reni spezzate". Ma soprattutto, scelgo Calamandrei perché sono consapevole che il suo concetto di "Costituzione al servizio del popolo" sovrasti immensamente quello dell'attuale Presidente del Consiglio - di fatto, nemmeno lontanamente paragonabile - di "Costituzione seviziata a danno del popolo". 

La resa dei conti... In percentuale. Caro Matteo, stai sereno! Guardando al danno che ha svilito la tua città agli occhi del mondo, il fato si è già espresso contro di te... Prova a vedere nella "sciagura" del Lungarno Torrigiani, a Firenze, un segno premonitore della tua carriera Politica‬: un crollo in divenire. Perché nonostante i "calcolati auspici", sta pur che certo che stavolta il 40% che sbandierasti al vento dopo le Europee - e a te ancor sì tanto caro - ti tornerà indietro con gli interessi, quando, aperte le urne del Referendum, ti troverai sconfitto... Spazzato via, assieme alle tue discutibili certezze da mercante, da una piena di "NO"!

D.V.

P.S. "...E domani, Roma rinascerà più bella e più superba che pria"!

 
 
 

"Guelfi & Ghibellini".

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"Il Fascismo conviene agli italiani perché è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità. Il Fascismo è demagogico ma padronale, retorico, xenofobo, odiatore di culture, spregiatore della libertà e della giustizia, oppressore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto a indicare negli “altri” le cause della sua impotenza o sconfitta. Il fascismo è lirico, gerontofobo, teppista se occorre, stupido sempre, ma alacre, plagiatore, manierista. Non ama la natura, perché identifica la natura nella vita di campagna, cioè nella vita dei servi; ma è cafone, cioè ha le spocchie del servo arricchito. Odia gli animali, non ha senso dell’arte, non ama la solitudine, né rispetta il vicino, il quale d’altronde non rispetta lui. Non ama l’amore, ma il possesso. Non ha senso religioso, ma vede nella religione il baluardo per impedire agli altri l’ascesa al potere. Intimamente crede in Dio, ma come ente col quale ha stabilito un concordato, do ut des. È superstizioso, vuole essere libero di fare quel che gli pare, specialmente se a danno o a fastidio degli altri. Il fascista è disposto a tutto purché gli si conceda che lui è il padrone, il padre". (Ennio Flaiano) 

Incipit. Nel nome del popolo Italiano, ammetto di essere colpevole. Già! Ammetto di non sopportare i saccenti, i presuntuosi, i furbi, i vanitosi, gli arrivisti, i decisionisti e soprattutto, i traditori. E' una pura formalità... O meglio, è una Questione Morale.

Magari... Magari un giorno qualcuno riuscirà a spiegarmi, in maniera convincente, perché a certi miei connazionali appaia così normale, financo scontato, che Matteo Renzi, "auto-esiliatosi" a Roma dalla natia Firenze, sieda tranquillamente a Palazzo Chigi senza essere stato eletto in libere elezioni, libero di bofonchiare, anzi, di sproloquiare di tutto e di più, in ragione di troppe opinabili "virtù"... Parimenti, qualcuno mi dovrà spiegare, prima o poi, perché mi tocchi l'ingrato compito di condividere le parole di Silvio Berlusconi, ogniqualvolta egli si trovi a dire e a ribadire, che il suo Governo sia stato l'ultimo democraticamente designato...

Allievo VS Maestro. Se il "Cavaliere pieno di macchie", primatista assoluto, ha goduto per anni delle mie critiche, sia per il suo oltraggioso modo di far Politica, sia a causa delle proprie grane con la Giustizia, il "Campione del Marketing di se stesso" può star certo di averne superato le gesta, sulla ribalta nazionale, partendo dal famoso "pranzo di Arcore" (segreto, segretissimo, anzi già noto e concordato... Ma soltanto dopo esser stato svelato dai giornali, ndr), proseguendo con il "Cesaricidio" di Enrico Letta e finendo con la scelta di affidarsi alle "cure" di Denis Verdini. Un continuo, indigesto e indigeribile farfugliare quotidiano a favore di telecamera (perché "Matteo Renzi fa cose; vede gente", ndr), amplificato dai media asserviti al ruolo di zerbino, tali da far concorrenza a "certi" cinegiornali dell'Istituto Luce, di moda in Italia tra gli anni '20 e gli anni '40 del Novecento... 

Temere l'ovvietà delle cose. Anche un popolo come il nostro, da sempre di diviso tra pro e contro qualcuno o qualcosa, che fossero Coppi e Bartali; la Vespa e la Lambretta; Anna Magnani e Ingrid Bergman; la marcatura a uomo e quella a zona... Sempre disposto a delegare a questo o a quell'improvvisato timoniere, il compito di tenere a galla la nave che affonda; avrebbe dovuto aprire l'occhi e stringersi contro l'abuso. Invece... Invece, pare persistere il solito, originario e biasimevole abisso tra Guelfi e Ghibellini. Anzi, tra "Guelfi & Ghibellini", tanto per restare sul binario tracciato dal "Renzi style", tanto dandy quanto irrimediabilmente provinciale. Tutto è accettabile in questa Patria senza più figli degni di nutrirla, né a Palazzo, né per strada. 

Tenere alla larga i tecnici, i tecnicismi e i tecnocrati. Un tempo c'erano gli Esecutivi Tecnici, creati ad arte all'occorrenza, per assecondare le utilità personali di alcuni, con la benedizione di certi Costituzionalisti dai "facili costumi"... Poi venne l'Esecutivo "sintetico". Se mi guardo indietro, a oltre vent'anni fa, nell'Italia investita dalla tempesta monetaria, ancora nauseata dalla sbornia di Tangentopoli, l'idea di un Esecutivo guidato da un non-parlamentare, dotato di notevoli capacità di gestione economico-finanziaria (Carlo Azeglio Ciampi, ndr), per quanto discutibile, pareva essere la lampadina di Archimede. Il lampo di genio in grado di evitare guai peggiori. Eppure, proprio quella "prima volta" ha condotto allo sfacelo Istituzionale, esautorando la Politica dal suo ruolo chiave e autorizzando i Poteri extra-Parlamentari a gestire il Paese. Insomma, avendo reso "normale", ieri, quel che avrebbe dovuto essere un'irripetibile eccezione (raddoppiata con il Governo tecnico del Ribaltone guidato da Lamberto Dini e ancora, riproposta due decenni dopo, da quello dei banchieri "amministrato" da Mario Monti, ndr), ci troviamo alle prese, oggi, a soffrire le scelte dell'attuale Esecutivo, familistico e familiare, per di più illegittimo per carenza del "Diritto di nascita" causa defunta Legge porcata (il Porcellum, per l'appunto).

Escludere gli eccessi dell'interpretazione normativa. Se la Costituzione prevedeva e tuttora prevede che l'esistenza di una Maggioranza Parlamentare in grado di dar vita a un Esecutivo, precluda al Capo dello Stato di sciogliere le Camere, è vero anche che il come, il quando e il perché "autorizzare" un soggetto esterno al Parlamento a ricoprire la Quarta Carica dello Stato non stiano scritti da nessuna parte. E se c'è silenzio in proposito, non significa che i Padri Costituenti abbiano tacitamente assentito a tale possibilità, bensì che non avessero paventato tale eventualità nemmeno nell'anticamera del proprio cervello. Come dire: "governerai il Paese soltanto se i cittadini ti avranno preventivamente eletto e soltanto se una maggioranza di tuoi pari ti avrà appoggiato attraverso un voto di Fiducia". A ben guardare, le improvvide decisioni di due Capi dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro e Giorgio Napolitano, possono essere definite, a ragione, le cause di ogni male.

Opporsi ad un vile oltraggio tentato continuato. Quello stesso qualcuno cui ho delegato il compito di convincermi della bontà dello "status quo", dovrebbe anche spiegarmi per quale ragione l'ex Sindaco di Firenze, auto-insediatosi al Vertice delle Istituzioni, si adoperi per migliorare le sue scarse attitudini nei confronti della Lingua d'Albione, a spese mie e del bilancio pubblico; voli su un aereo di Stato "che soltanto Barack Obama"; usi la Televisione pubblica come la cinepresa di famiglia; maltratti l'Economia e il Lavoro come soltanto un regime sud-americano sarebbe stato in grado di fare qualche decennio or sono; minacci un giorno sì e l'altro pure, la Magistratura; ecc. ecc. Eppure, mi limiterò a chieder conto, semplicemente, delle ragioni per le quali il Signor Renzi si sia arrogato il diritto di mettere in scaletta, nel suo personale cabaret, la revisione della Costituzione... 

Riavvolgere doverosamente e rispettosamente in nastro della Storia. Per comprendere il valore, la bellezza e la potenza della nostra Costituzione, non è possibile non citare le parole di Lelio Basso, che durante l'Assemblea Costituente ebbe modo di affermare: “Noi crediamo profondamente in una Democrazia così intesa, e noi ci batteremo per questa Democrazia. Ma se altri gruppi avvalendosi, come dicevo in principio, di esigue ed effimere maggioranze, volessero far trionfare dei princìpi di parte, volessero darci una Costituzione che non rispecchiasse quella che è la profonda aspirazione della grande maggioranza degli italiani, che amano come noi la Libertà e come noi amano la Giustizia Sociale, se volessero fare una Costituzione che fosse in un certo qual modo una Costituzione di parte, allora avrete scritto sulla sabbia la vostra Costituzione ed il vento disperderà la vostra inutile fatica”. Credo che il Presidente del Consiglio, i suoi Ministri, i Parlamentari e gli elettori del PD, prima di cercare di stracciarla, dovrebbero leggere la Sacra Carta e tentare davvero di applicarla... 

Evitare l'inganno. Tirare in ballo la Governabilità e la riduzione delle spese dello Stato, come ragioni di fondo di una riforma raccapezzata e votata a colpi di Maggioranza, sono delle "false verità" che infangano quel poco di Democrazia che alberga ancora in Italia, oltreché l'intelligenza di tanti cittadini-elettori. Infangano la Democrazia perché puntano a rendere il Senato della Repubblica una Camera ad elezione indiretta, formato da Senatori designati in maniera assurda, pescati tra amministratori locali "delegati" che finirebbero per godere di un'indecorosa e - visti i fatti di cronaca - assai utile Immunità contro le intromissioni del Potere Giudiziario, ultimo baluardo contro il quotidiano vilipendio dell'Onestà. Ma anche perché liberano il Governo dal legame di Fiducia verso il Senato; perché snaturano i pesi e i contrappesi che ad oggi regolano ancora l'Ordinamento, rendendo la Consulta un assurdo organo consultivo su ogni nuova Legge Elettorale e perché triplicano la soglia di firme necessarie alla presentazione di leggi di iniziativa popolare. E ancora, perché il Governo non avrà comunque alcun freno al suo scandaloso ricorso alla decretazione d'urgenza, che, nei fatti, da anni ormai rappresenta un abuso reso "regolare consuetudine". E ancora, perché abbinando il tutto ad una norma tanto ridicolmente assurda, quanto maledettamente pericolosa come l'Italicum, la gestione della cosa pubblica diverrà una "questione feudale" degna del peggior Medio Evo. D'altro canto, argomentare riguardo alla (limitata, ndr) riduzione delle spese dello Stato, contando sulla facile "abboccata" degli allocchi, è soltanto un modo per rinverdire la proverbiale verità del detto che recita: "Quando il saggio indica la Luna, lo stolto guarda il dito"...

Negare il consenso. Non credo nella fine del "Bicameralismo perfetto". Certamente, non nel modo che si sta cercando di far passare... Non credo che la scusa dell'abolizione del CNEL e la formalizzazione della cancellazione delle Province debba essere ragione di prona accettazione dell'inaccettabile... La soluzione ad ogni male c'è ed è a portata di mano. Soprattutto per i cittadini che fieramente, nonostante tutto, si ostinino a recarsi alle urne, sempre e comunque, rifuggendo la viltà che induce all'Astensione e che non abbiano bisogno di aspettare le "istruzioni" di partito per decidere. Votare "NO" al Referendum Confermativo d'Autunno è quella soluzione, con la certezza che stavolta, nessun "quorum-paracadute" correrà in soccorso di Matteo Renzi & Co. 

Zittire i falsi ottimisti. Votare "NO" per dare un senso compiuto alla "personalizzazione" del Referendum, prima ardentemente voluta, poi acidamente denigrata (con la coda tra le gambe, ndr) dal Presidente del Consiglio. Votare "NO" per stordire e tacitare sì Matteo Renzi, ma anche Denis Verdini, Maria Elena Boschi, Anna Finocchiaro, Debora Serracchiani, Lorenzo Guerini, ecc. ecc. Votare "NO" per troncare, finalmente, la "lunga mano" di Giorgio Napolitano. Votare "NO" per poter poi ripartire da un ripensamento più oculato, meno spregiudicato e soprattutto più condiviso,  dell'eredità normativa lasciataci in dote dai "padri" e dalle "madri" Costituenti.

Impedire il furto del nostro domani. Perché i Governi passano, ma i danni restano. Votare "NO" anche per vedere semplicemente l'effetto che fa... Già perché, avendo imparato a conoscerlo, a forza di udire tutto e il contrario di tutto nelle sue parole, non ho dubbi che, nonostante i proclami proferiti a più riprese davanti ai microfoni, il Signor Renzi resterà al suo posto. A tempo debito le sue minacce di "trarre le dovute conseguenze" da un voto avverso ai suoi piani, attraverso le proprie dimissioni, saranno insomma sostituite dalla determinazione a restare in sella "per senso di responsabilità"... Dopo tutto, di certe sceneggiate, in Italia, possiamo dire di annoverare da sempre i primatisti mondiali. Ma vederlo finire con le spalle al muro attraverso l'ufficialità dei numeri, schiacciato dal peso della sua stessa spavalderia, sarà già un nuovo, impagabile ed imperdibile inizio.

D.V. 

P.S. "E quindi uscimmo a riveder le stelle"... 

 
 
 

“Questione Morale”. Riflessioni sulla mancanza di regole e di dignità, in un Paese senza Legge.

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"La verità è che molti italiani sono soltanto degli ottimi e incondizionati ammiratori: e questa loro tendenza è aggravata da quell'altra tendenza mirabilmente intuita da Bruno Barilli con queste parole che ricaviamo da un Suo vecchio scritto: «Gli italiani volano in soccorso del vincitore»." (Ennio Flaiano)

Ammettiamolo: nell'Italia gattopardesca cambia tutto, ma non cambia nulla. Mai e in nessun caso. Soprattutto in Politica, è vero, ma anche nel "sentimento" proprio dei due terzi degli Italiani, sempre pronti a chiedere e a prostrarsi; sempre in attesa del salvatore della Patria cui giurare "vantaggiose fedeltà". 

Ieri gli "unti del Signore" (in certi casi, più che altro, soltanto "Signori da ungere", ndr) erano Craxi, Andreotti e Forlani. Poi venne Berlusconi. Oggi è Matteo Renzi. Sempre fermi a piagnucolare e dirsi pronti a lottare, gli Italiani: dei rivoluzionari da bar, dediti all'autoscatto... Uno sconvolgente e sconfortante spirito di "banditudine" dalle mille sfaccettature e dalle mille inutili pose, che non lascia speranza. 

Per reazione la non-azione. Posto davanti al bivio, alla scelta d'immolarmi per degli smidollati, qualche tempo fa ho consciamente preferito un personale e temporaneo "Aventino". Maturata la consapevolezza che la moltitudine non meriti alcunché, fuorché un calcio nel posteriore e un lavoro in miniera, mi sono dedicato un salutare confino lontano dalle beghe Italiche e dall'assordante e nauseante marasma quotidiano, che, lungi dall'essere una definitiva concessione alla rassegnazione, vuol essere un modo per ritemprare il mio animo guerriero e per rinverdire i battaglieri intendimenti della minoranza inquieta.

Meglio distrarsi guardando altrove, per un po', raccogliendo spunti di riflessione dal tanto apparentemente dissimile mondo Anglosassone, che in verità tanto uguale finisce per essere, evitando i filtri e le censure imposti dai media di regime nostrani. Eppure, io sono e resto qua, con "penna e calamaio" a portata di mano, quali irrinunciabili mezzi con cui mettere nero su bianco gli spunti che cuore e mente mi regalano e che sovente rappresentano l'altrui sentimento. Perché dopo tutto, citando Luigi Einaudi: "Giornalisti sono tutti coloro che hanno qualcosa da dire o che semplicemente sentono di poter dire meglio o presentar meglio la stessa idea che gli altri dicono o presentano male...". 

Ei fu. Quando imbracciai la "spada" inchiostrata il mio intento era uno ed uno soltanto: indurre a pensare, a discutere e a questionare, partendo da punti di vista che avessero angolazioni diverse e scomode, rispetto a quelle dell'informazione ufficiale, che, salvo rare eccezioni, producevano e continuano a produrre il generale e futile vociare di un'opinione pubblica ammaestrata ad arte. Inutile dire che avessi anche un bersaglio prediletto, un "nemico" da combattere: il Potere Costituito, nella persona di Silvio Berlusconi... Sbugiardato, marchiato, additato, condannato... E pian piano silenziato. Sostituito da Monti, poi scalzato da Letta, a sua volta messo da parte con "tradimento Giudaico" da Matteo Renzi. 

"Le cose che abbiamo in comune" cantava Daniele Silvestri. Indubbiamente, se il raziocinio m'assiste, al di là del fatto che il "Patto del Nazareno" sia vivo e che lotti contro di noi, o che invece sia morto, sepolto e resuscitato, è sbalorditivo notare quanto siano numerose le similitudini tra l'ex "Cavaliere pieno di macchie" e il "Campione del Marketing di se stesso".

Stessa tendenza al decisionismo e all'autocompiacimento; stessa convinzione di essere dei profeti della Diplomazia, parlamentare, extra-parlamentare o internazionale che sia; stesso potere di far sogghignare e inquietare le Cancellerie di mezzo mondo, a giorni alterni, a causa delle loro scelte di Economia e di Politica Estera; stessa presunzione di possedere il potere taumaturgico di "sbloccare", di "far ripartire", di "rilanciare" il Sistema Paese; stessa capacità d'illudere i gonzi attraverso farseschi Bilanci Consuntivi del proprio operato (con o senza slide, ndr), in ossequio alla propria demagogica onnipotenza...

E ancora: stesso convincimento di dover esser simpatici a chiunque, perché, semplicemente, nella loro testa nulla di diverso è contemplato, concepito e tollerato; stessa idea di essere il miglior politico della storia d'Italia; stessa mania di vestire i panni del "Puparo" desideroso di muovere qua e là i propri pupazzi; stessa voglia di entrare a "gamba tesa" nella vita dei cittadini mediante la televisione... Specie di quella pubblica. Senza scordare, "pericoloso" punto a favore dell'attuale inquilino di Palazzo Chigi, la capacità di abusare dei social media, per invadere il "territorio" delle nuove generazioni di spiantati (ne è passata di acqua sotto ai ponti, dal "Gogol" di Berlusconiana memoria, ndr). 

E ovviamente: stessa capacità di descrivere i fatti piegandoli alle proprie verità di comodo, grazie all'aiuto di giornalisti "portaborse"; stesso intento "punitivo" nei confronti dei Magistrati e stesse puerili velleità riformatrici dell'Ordinamento, incardinate su un perno chiamato Costituzione. 

Ma anche diversi conflitti d'interesse, reali e potenziali...

L'orgoglio delle mani pulite. Per quanto mi riguardi, checché ne dicesse ieri Silvio Berlusconi e al di là di cosa ne dica, oggi, Matteo Renzi, nell'eterna lotta tra Politica e Magistratura io ero, sono e sarò al fianco di quest'ultima. Non foss'altro che per una semplice considerazione: la politica, essendo l'arte del compromesso, è anche l'arte dell'abuso istituzionalizzato che "coopta" il buon cittadino inducendolo a tuffarsi dal trampolino che porta dritti nel mare della disonestà e del "vilipendio" del Codice Penale. Come è solito affermare il giudice Piercamillo Davigo: "I politici non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi". Insomma, è una questione che attiene alla mia personale morale e più in generale al  mio innato senso di Giustizia. 

Chi fa dell'onestà un vanto, dopo l'era di Tangentopoli confidava di aver visto, sentito e subìto tutto. Invece, dall'ascesa di Berlusconi alla presa del Potere di Renzi (passando per Prodi, D'Alema e via discorrendo, ndr) è stato tutto un crescere e prosperare di lobbisti e faccendieri vari. Sì perché, in Italia, si passa in un attimo dai "girotondi" ai "cerchi magici". Basta uno schiocco di dita e qualche lucroso vantaggio...

Omnia veritas vincit. D'altro canto, puntando lo sguardo sull'informazione, oggi come ieri, non ho tentennamenti ad affermare che, contro la propaganda messa in atto da mezzi d'informazione compiacenti al limite del servilismo e contro gli attacchi diretti e diretti ai "detrattori", rei di rifuggire il guinzaglio, io sia fermamente schierato con chi, battendosi per la libertà di critica, si trovi a vestire i panni di un bistrattato Don Chisciotte. I fatti non sono rappresentazioni teatrali, né dipinti celebranti i presunti fasti del committente, "signorotto" di turno.

Ieri il "centro del mondo" era Arcore, oggi, idealmente, è Rignano sull'Arno. Ciononostante, oggi come ieri, è meglio godere del dileggio riservato dalle falsità del Potere, che trotterellare a destra e a manca con una lingua ciondolante, sempre pronta a scivolare là dove non batte il Sole. Meglio i "cazzotti mediatici" di milleuno indigesti Travaglio che il "ronzio" di una sola, fin troppo comoda e accomodante Vespa...  Anche in questo caso, è una questione che attiene alla mia personale morale e più in generale al mio bisogno di Verità. 

Figli di Mussolini e di Licio Gelli. Più delle altre, è una cosa che accomuna Berlusconi e Renzi... E per quanto strano, non è la Ruota della Fortuna! Bensì il piglio dell'uomo forte che si fa largo a spallate tra la folla, per placare il suo ego. Il desiderio di essere riconosciuto dai posteri come "grande statista", riformatore delle leggi e dello Stato. Dei moderni Giustiniano nei loro intendimenti; dei "figli" di Licio Gelli in un'evidente realtà dei fatti. 

La comune voglia di "stracciare" la Costituzione a colpi di Maggioranza, cancellando un lavoro certamente perfettibile, ma partorito da menti illuminate in quota bipartisan (i Padri Costituenti, ndr), dà il senso di questa indubitabile certezza. Dieci anni fa la chiamavano "Devolution"; oggi, l'accozzaglia di "strappi" alla Sacra Carta non ha nomi altisonanti, fatta eccezione per una risibile "etichetta" con su scritto "Boschi"... Dieci anni fa a guidare la fronda era Forza Italia; oggi è un "reazionario" PD. Dieci anni fa il popolo disse No; oggi, chissà?

La nostra Costituzione. La Legge delle Leggi; la prima fonte del Diritto (e dei Diritti, ndr); la base del "tutto" del nostro Stato... Non ho lasciato fare al Centro-Destra allora e adesso dovrei lasciarla stravolgere da Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, Anna Finocchiaro, Denis Verdini & Co., con la benedizione dell'ex-Presidente della Repubblica, oggi costoso Senatore a vita, Giorgio Napolitano? No, grazie. Ed asserendo ciò, spero che in un sussulto di dignità, i miei connazionali si schierino sull'analoga posizione. "Spero" perché in Italia ogni dubbio è lecito... 

Vile Astensione. Nella sua sterminata critica a questa terra imbarbarita, tra l'altro, Ennio Flaiano ebbe modo di descriverla in maniera cinicamente illuminata con la frase: "L'Italia è un paese dove sono accampati gli italiani". In effetti, guardando bene, il problema non risiede tanto e soltanto nel Vertice, quanto e soprattutto nella base. Io non credo al nesso di causalità in base al quale il "marcio" che affligge le Istituzioni si sia autonomamente originato nel Governo della Cosa Pubblica e che la "corruzione" di un popolo ne sia stata la naturale conseguenza. 

In questa nostra morente Democrazia, credo che il problema sia nato sul fronte opposto, ovvero che dalla calcolata distrazione di una società individualmente interessata, priva di valori condivisi e del minimo senso di comunità, sia spuntato e cresciuto il cancro del malgoverno. Il "do ut des" ha creato il deserto e così come non accetto che si neghi questo "dogma", non accetto che vi sia chi professi il non-voto come apatica soluzione a tutti i mali.

La sempre più scarsa Partecipazione agli appuntamenti elettorali è una pacchia per qualunque "ras" a capo del partito di maggioranza relativa, di oggi e di domani. 

L'astensione è una scelta raccapricciante per le sue conseguenze deleterie sull'educazione del cittadino. E' un fare terra bruciata della Storia. Ed è, parimenti, una scelta che lascia a chi la compia un indebito "diritto alla polemica" che non risolve alcunché e che anzi, amplifica lo sfascio del Sistema. Il caso del recente referendum abrogativo "sulle trivelle", andato a vuoto per mancato raggiungimento del quorum, dopo che il Presidente del Consiglio, sulle orme di un certo Bettino Craxi, aveva indirettamente invitato ad "andare al mare", è tristemente esemplificativo di ciò.

Un futuro senza un paracadute chiamato "quorum". La cosa che mi conforta è che nonostante i già citati due terzi degli Italiani abbiano rinunciato al proprio "Diritto di Cittadinanza", per sconforto e rassegnazione, per cieco disinteresse, per colpevole connivenza, o per semplice stupidità, facendo direttamente e indirettamente spallucce al sacco di un Paese, resti un benemerito 32,15% di elettori con cui ripartire. Un 32,15% con cui rifondare l'Italia, ponendo nuove basi su una distesa di macerie... Sicuri che d'ora in poi, nessuno si possa permettere il lusso di evitare l'appuntamento con le urne.

Grazie a quello zoccolo duro di cittadini retti e probi, con la tessera elettorale sempre pronta, resta viva la speranza. 

La mia campagna per il Referendum confermativo del prossimo Autunno inizia ora... E non può non cominciare altrimenti, se non così come si concluderà: con un secco "NO" all'oltraggio della Storia della Repubblica, di ieri, di oggi e di domani.

D.V. 

P.S.: che Matteo Renzi si attrezzi per trarne le dovute conseguenze... Preparando armi e bagagli, prima di sloggiare.

 
 
 

"VirtuosaMente Musicale"...

Foto di cornell2

"Senza la musica per decorarlo, il tempo sarebbe solo una noiosa sequela di scadenze produttive e di date in cui pagare le bollette". (Frank Zappa) 

Incipit. Chiudi gli occhi, aguzza le orecchie e ascolta bene...

Capita, alle volte (troppe volte, ndr), di nascere in un ameno luogo della provincia Italiana, uno come tanti, difettato dalla Politica chiacchierona, incapace e pasticciona, in cui il tempo batte veloce pur scorrendo tremendamente lento nella sua vuotezza e nel quale la "voce del popolo" è tuttalpiù in grado d'invitarti a volare basso, a conformarti alla generalizzata pigrizia creativa ed emotiva, a non chiedere, a non pensare e a non sognare... E dove la quotidianità della piazza è sempre pronta a tarparti le ali, qualora tu non voglia capire come funzionino le cose.

Capita anche, alle volte, di crescere con milleuno sogni nel cassetto e con la passione per le note e la chiave di violino anziché per il pallone, in un incantevole Paesino dal nobile e glorioso passato medievale, ma dallo sterile ed immobile presente, noto ai più per essere, o meglio d'esser stato, un salubre "pozzo" di nobili e rinomate acque minerali cadute un po' in disgrazia... 

E capita anche, alle volte, di vivere con l'idea, imposta dagli altrui desideri appassiti e spenti, d'esser destinato per forza a soccombere alle esigenze materiali della vita, a rifuggire le passioni, a non provocare invidie e a dedicarsi alla "normalità" fatta di un impiego che ti permetta di portare a casa la pagnotta... Spegnendoti pian piano, assieme ai tuoi aneliti, con la certezza che quel peso sullo stomaco sia soltanto la fisica conseguenza di un'immane insoddisfazione, legata a quel non so che, mancante, necessario a dimostrare il proprio personale valore. 

Tali e tante sono le ragioni per le quali ritengo sia un privilegio conoscere, incontrare e fare due chiacchiere con quei pochi che, anche a rischio del proprio tempo e delle proprie tasche, non si tirino indietro e che scelgano di tirar dritto, a dispetto di tutto e di tutti, coltivando umilmente le proprie predilezioni. 

Un caso che mi dà gioia e che mi rallegra è quello di Andrea Leonardi. 

Conosco da tempo Andrea, eppure non ho mai avuto occasione di domandargli a quattr'occhi della sua "creatura" Degustazioni Musicali Umbria, progetto nato "davanti a un bicchiere di buon Sangiovese", come tiene a rimarcare con un sorriso sornione.

Caro Andrea, dopo tanto tempo, eccoci qua a fare il punto di questa tua esperienza di promotore di iniziative musicali alternative. Per chi non la conoscesse, come riassumeresti la gestazione, la nascita e la maturazione dell'associazione che dirigi?

Degustazioni Musicali Umbria nasce dal bisogno di diffondere e sviluppare qualcosa che mancava nel nostro territorio: promuovere cultura e musica indipendente di qualità, in location particolari e in un ambiente conviviale ma allo stesso tempo elegante. L’idea è partita in una sera tra vecchi amici, davanti ad un bicchiere di vino, coinvolgendo lo staff della Taverna del Torchio di San Gemini.  Era il marzo 2014, sono già passati due anni. Abbiamo fatto tanta strada, abbiamo collaborato e coinvolto tante realtà, ma non ci sentiamo certamente arrivati: sappiamo e vogliamo fare ancora molto.

Immagino che nonostante la tua voglia di fare, di avere le mani in pasta e di buttarti nel fango, tu abbia a fianco persone di fiducia sparse per lo Stivale, che ti assistano. Puoi presentarcele in breve?

Più che persone di fiducia: siamo amici che condividono le stesse passioni e obiettivi. È naturale che prima o poi si conoscano persone del giro, che nelle proprie realtà, piccole o grandi, combattono e lottano per l’espansione della cultura in generale e di quella musicale in particolare.

In precedenza mi hai raccontato che la location in cui si tengono i concerti sia una Chiesa sconsacrata. Come dire: laddove si celebrava il vangelo, oggi si celebra lo spartito... Ciò, grazie ad un parroco illuminato che alle case chiuse, preferisce dire no alle chiese chiuse. Come spieghi tanta "apertura mentale"?

In realtà si tratta di una Chiesa ancora consacrata, appunto gestita da un parroco illuminato sicuramente, che preferisce valorizzare luoghi come una chiesa del 1100, piuttosto che lasciarla nell’oblio. Per capire chi è don Gianni ti racconto una storia di quando ero piccolo, perché credo sia il modo più semplice e immediato per descriverlo: negli anni ’90 ha combattuto una battaglia da solo ed in maniera abbastanza eclatante contro lo stato italiano che obbligava (e obbliga tutt’ora) le persone a pagare il bollo auto; ricordo che lui non pagava il bollo perché una parte di quei soldi erano destinati agli armamenti dell’esercito italiano, quindi parcheggiò la sua auto di fronte la Chiesa con un cartello gigante con su scritto: “questa macchina è ferma qui e non viene usata perché non vuole contribuire al massacro di innocenti”.  Insomma, un bel personaggio. Lo stimiamo tutti moltissimo.

E che mi dici della sua perpetua, che dapprima era contraria e che poi è diventata a modo suo "protagonista"?

La mitica Rita, responsabile della struttura, ci vuole oramai bene. Dopo un inizio difficile e pieno di diffidenza, ha anche lei capito l’importanza della missione di “Degustazioni Musicali Umbria”. Adesso ci dà anche una mano per le pulizie e la messa in posa di scenografie; è diventata una presenza fondamentale e anche a le vogliamo un gran bene. 

Qual è il sound giusto (quello che ti dà forza al mattino e che ti dà la carica quando sei un po' spento, ndr)?

Sicuramente le persone. Musicisti, pubblico, collaboratori, addetti ai lavori: mi dànno la forza di andare avanti; è dal confronto e la collaborazione che nascono grandi soddisfazioni.

Hai mai avuto la sensazione di essere nato dalla parte sbagliata dell'Oceano?

No, perché alla base di tutto c’è sempre un necessario scambio culturale tra mondi totalmente diversi. Non importa quindi da parte del mondo dove sei nato. Ma importa essere lì, insieme, nello stesso momento. E socializzare, condividere emozioni, entrare in empatia. Credo che questa sia davvero la cosa più importante.

So che senti molto le tue radici e che mentre tanti tuoi amici abbiano "cambiato aria", tu non demorda dall'intento di fare qualcosa di buono e giusto per la tua terra. Non è vero?

Mi ricollego anche alla domanda precedente e rispondo con convinzione: sì, sicuramente. Ho preferito portare cose qui piuttosto che portare me stesso altrove. Forse è la prima piccola pietra per costruire qualcosa di buono per le generazioni future. Con la giusta sensibilità, di modo che possano vivere appieno anche realtà più piccole, dove l’essere “provinciali” può diventare un valore, anziché un limite.

Quali sono i musicisti che hai portato a San Gemini e come sei riuscito a convincerli?

Elencarli tutti credo sia impossibile: siamo a oltre 100 artisti provenienti da tutta Italia e dal mondo. Abbiamo iniziato delle collaborazioni anche fuori San Gemini, come ad esempio a Terni con il Sistema Museo, o a Perugia con il cinema Postmodernissimo.

Recentemente, hai toccato il cielo con un dito, ospitando l'ex chitarrista dei Sonic Youth, Lee Ranaldo. Un successo clamoroso, rilanciato dai media nazionali. Com'è nata l'iniziativa?

Dalla grande passione, sempre lei. Era una data che puntavo a chiudere già dal suo tour precedente, e alla fine ci sono riuscito. Grazie soprattutto alle collaborazioni esterne come quella nata con Effetto K, associazione che opera nel territorio della bassa Toscana, in particolare Sansepolcro e Anghiari. Grazie a loro sono riuscito a dare il taglio “nazionale” all’evento e grazie a loro sono riuscito a toccare il cielo con un dito, appunto.

Posso soltanto immaginare l'entusiasmo e il calore del pubblico (dato che, come sai, i biglietti erano terminati, ndr). Che mi dici al riguardo?

C’è stato un inizio un po’ in sordina, che però negli ultimi 10/15 giorni si è trasformata in una vera e propria “caccia al biglietto”, tanto che il concerto è andato sold out già 5 giorni prima.

Riguardo al successo dei concerti che hai organizzato, qual è stata la reazione delle Istituzioni locali?

Passiva. Completamente. Ho sempre la speranza però che in futuro si possa collaborare più e meglio.

Senti crescere l'invidia e l'avversione verso un'iniziativa autonoma e vincente, da parte di chi, dietro la maschera del Potere, nasconda la propria grettezza d'animo?

Per rispondere a questa domanda cito un amico romano che ha un locale in zona Pigneto, il cui post in Facebook mi ha molto colpito : 

Non sono gli assassini, i mafiosi, i truffatori che rendono il mondo un posto di merda e sempre meno vivibile,ma gli invidiosi, le persone che non gioiscono mai per gli altri, quelli che rimangono immobili giudicando gli altri senza fare mai un cazzo. L'invidia è un male estremamente rappresentativo della nostra umanità, perché è alla portata di tutti e con un po' di consapevolezza potrebbe essere sedata, mentre per essere assassini ci vuole sicuramente molto più fegato, per essere truffatori ci vuole ingegno, per essere mafiosi ci vuole organizzazione. Attenzione, non giustifico nessuno di questi mali, ma se si pensa che l'invida è alla portata di tutti, mi viene facile pensare che siamo ben lontani da un mondo migliore. Tutti possiamo essere invidiosi, tutti potremmo non esserlo. Da bambino i miei compagni di classe avevano il giubbotto firmato ed io no. Ero invidioso. Poi sono cresciuto, mi sono rimboccato le maniche e ho sempre pensato che si può provare a desiderare tutto, ma non sempre ci si riesce, c'è chi ce la fa e questo non può essere oggetto d'invidia ma al contrario dovrebbe essere di stimolo per poter dire che c'è una possibilità. Che bello se le persone fossero contente dei successi altrui, avremmo tutti come minimo raddoppiato le nostre gioie” (Luca Bonafede).

Credo non servano altre parole per descrivere cosa succede in Italia oggi, soprattutto in questo mondo.

Nell'Italia in cui la massima espressione di "giungla sonora" resta Sanremo, la musica che un tempo si pesava a "Kg di dischi venduti", oggi si valuta attraverso il successo nei "reality shows". La tua scelta underground di musica per pochi, va invece in direzione opposta. Ciò significa che la qualità delle progressioni armoniche non sia cosa per tutte le orecchie?

Più che altro la scelta di andare altrove è relegata al fatto che non mi riconosco, né riconosco, tali tipologie di espressione artistica e culturale. Tutto qua. Sia Sanremo, sia  i reality, riguardano più il mondo della televisione e dell’intrattenimento. Un mondo abbastanza “finto”. Io ho scelto di far “toccare con mano” le persone, di impressionare e emozionare il pubblico utilizzando una via più impervia, attraverso la cura del particolare e la predisposizione verso l’accoglienza. E poi a me non interessano tutte le orecchie, ma solo quelle giuste.

So che attualmente tu sia impegnato in tournée... Puoi spiegare in che senso?

È una piccola favola, un bellissimo sogno che diventa realtà. Un giorno sono stato folgorato da una canzone di una band americana che si chiama FEATHERS+EYES, così ho ascoltato tutto il disco e mi è molto piaciuto. Ho mandato un messaggio sulla loro pagina Facebook per complimentarmi, e dopo un attimo mi sono detto: “perché no? Perché non proporgli un tour in tutta Italia"? È nata così la programmazione di 19 concerti in 19 giorni, accordandomi anche con tutte quelle realtà simili alla mia presenti sul territorio, e in pochi mesi siamo riusciti a programmare un tour da Milano a Lamezia Terme. Proprio ora, scrivo da una stanza d’albergo a Livorno, dove stasera (il 5 Marzo 2016, ndr) è in programma il terzo dei 19 concerti. Siamo in tour tutti insieme, un’esperienza bellissima. Cosa c’è di meglio che la musica può fare? Più che unire in maniera così stretta popoli e persone che fino a poco prima nemmeno si conoscevano?

Quali saranno i prossimi appuntamenti e quali gli interpreti che calcheranno il palco di San Giovanni Battista?

Il prossimo live importante è quello in programma il 12 aprile a San Gemini, proprio nel tempio di San Giovanni dove ha suonato Lee Ranaldo: si esibiranno la stessa sera Flavio Giurato, stimato cantautore italiano, e Steve Wynn, leader e fondatore di una band storica, i Dream Syndacate.

C'è modo per aiutare l'associazione a sostenersi, a migliorarsi e a prosperare, dando il via ad una "fase 2" che le dia la gloria che merita?

Partecipare. Credo sia questo l’unico modo per sostenerci. Partecipare il più possibile.

Grazie, Andrea... Il futuro è nelle tue mani. In bocca al lupo!

D.V. 

P.S. Con stima ed amicizia.

 
 
 
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