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SEI CAPACE DI SCRIVERE UNA STORIA DI 100 PAROLE?

Creato da storie100per100 il 01/04/2007

I LIBRI NATI IN QUESTO LIBERO BLOG

Con le storie pubblicate in questo blog sono stati creati questi libri cartacei: 

storie100x100

con le storie di Barbara Marconi, niciciola, Obeservateur Agé, raggidisolexte, Ilaria Sorrentino, Krys89, ale.93, Osea, Turi Giordano, storie100x100

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il secondo volume è composto di 50 storie di 100 parole e di altre 50 di 200 parole, con le firme di Ilaria Sorrentino, Cosmo Blu, Pigna, rosadifrancia, maragomer, Krys89 e storie100x100. Avendo qualche pagina in più costa un euro in più del primo volume 

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il costo è calcolato sulle sole spese di produzione e l'autore di questo blog non ne riceve alcun guadagno

 

TEATRO100X100

Les Bonnes, di Jean Genet
con Franca Valeri
Annamaria Guarnieri
Patrizia Zappa Mulas
regia di Giuseppe Marini

Macadamia Nut Brittle
di Ricci/Forte

Orgy of Tolerance
di Jan Fabre

 

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Il Serial-Killer dei Peldicarota

Post n°1003 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da storie100per100

Voglio essere l’ultima vittima dell’imprendibile serial-killer che da un trentennio terrorizza l’intera città: mi sono tinto i capelli di rosso, come tutte le vittime dell’omicida: uomini peldicarota.

 Avevo sette anni quando vidi violentare mia madre da un uomo peldicarota. Aspettai, crebbi. Cominciai a seguire il primo senza sapere dove m’avrebbe condotto: in un portone dove gli sferrai una coltellata. Gli altri divennero un hobby: li spiavo per mesi prima di cancellarli dalla vita.

 Adesso che mia madre riposa in pace posso smettere, ma è difficile: uscire a caccia è diventata una necessità irrefrenabile. Così, per fermarmi, uccido quest’ultimo peldicarota ritinto.

 
 
 

Dennis Lehane ha detto:

Post n°1002 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da storie100per100

Dennis Lehane.jpg

Il protagonista di un racconto è sempre figlio di un'ossessione dell'autore.

Dennis Lehane su Wikipedia e sul suo sito

 
 
 

dal mio diario: I Libri di Casa

Post n°1001 pubblicato il 31 Gennaio 2010 da storie100per100

Leggevo un’intervista a Herta Muller, il Premio Nobel per la Letteratura nel 2009, in cui raccontava che nella casa della sua infanzia non c’erano libri – e me ne sono andato con la mente alla mia infanzia, in un’altra casa e in un’altra storia forse meno drammatica ma non meno vera dove, anche lì, non c’erano libri. O se c’erano, erano pochi e ben nascosti. Sopravvissuti a quella stessa guerra.

Solo ora mi accorgo di questo: che non c’erano libri nella casa in cui ero bambino, oggi che mi sembra naturale avere dei libri in casa. Ma allora, quando ero ragazzo...

queste sono le prime 100 parole, la lettura continua su:
http://camillosanguedolce.wordpress.com/2010/01/31/i-libri-di-casa/

 
 
 

pronto...

Post n°1000 pubblicato il 28 Gennaio 2010 da ilgriso1

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- Pronto?

- Buongiorno, stamattina sono stato in negozio da voi e volevo un’informazione, mi può aiutare?

- Penso di si , mi dica.

- Ecco …vorrei sapere il numero di telefono di quella bella ragazza bionda che era alla cassa stamattina. Era lei?

- Si sono io, ma tu chi sei? E’ uno scherzo?

- no, quale scherzo, sono serio, l’ho vista stamattina e sono restato folgorato.

Possiamo vederci? Domani a pranzo va bene?

- Non so, non la conosco…

- Alle 12 meno 10 sarò li, mi vedrai e deciderai.

Sembrava uno scherzo. Siamo sposati da 20 anni.

 
 
 

Nine - da Otto e Mezzo, un mezzo punto in più di troppo

Post n°999 pubblicato il 24 Gennaio 2010 da storie100per100


Basterebbero le due parole di Lietta Tornabuoni su L’Espresso: incredibile baracconata… ma facciamo qualche passo indietro a conoscere gli autori di questo disastro. Il regista Rob Marshall, già coreografo e regista di musicals a Broadway, nel 2002 è arrivato all’Oscar con “Chicago” miglior film, premio anche a Catherine Zeta-Jones. Nel 2005, poi, si cimenta nel drammone “Memorie di una Geisha” che frutta altri tre Oscar. Quindi, la macchina sforna-premi pare ormai ben rodata…

Cosa non funziona in quest’altro prodotto? tutto. A cominciare dal musical, ispirato al film “8 e mezzo” di Fellini, cinema sul cinema, sulla crisi creativa di un regista interpretato da Marcello Mastroianni come alter ego di Fellini. E gli americani, che assimilano e digeriscono i mondi altrui per riproporli omogeneizzati e predigeriti, l’hanno voluto rifare in musical, ma coi limiti imposti da Fellini, a cominciare dal titolo che da otto e mezzo è diventato nove: mezzo punto in più per prendere le distanze.

Il plot diventa quello di un regista “italian” impaniato fra sogni visioni e donne, che si dipana in numeri musicali tutti “a solo” un via l’altro quasi come un Festival di Sanremo con meno fiori e più lustrini, senza un tema portante, senza duetti e pezzi corali: tutti momenti obbligati in un musical che si rispetti. E’ una sequenza di pezzi, anche belli di per sé, che però sembrano un collage di brani da musicals diversi: un’accozzaglia di stili e di momenti espressivi tenuti insieme dal nulla di una trama che nella scrittura filmica si arricchisce di altri spunti onirici e fanta-biografici che stampano le solite cartoline italiane piene di colore, luoghi comuni e improbabili scorci italiani – ma questo, alla fine, è davvero il male minore.

Limiti musicali che passano nel film, con l’aggiunta di un personaggio e una canzone per Kate Hudson come giornalista americana, per dare al film un personaggio americano e un punto di vista americano per una produzione americana dove altrimenti non ci sarebbero americani… e poi dicono che gli sciovinisti sono i francesi! Ops, dimenticavo la californiana Fergie, alias Stacy Ferguson, voce dei “Black Eyed Peas” e già attrice di horror-movies, qui nel ruolo della prostituta dei ricordi infantili del protagonista.

Per il resto l’intero cast non conta altre vedettes americane: Daniel Day-Lewis e Dame Judy Dench sono inglesi, Marion Cotillard è francese, Penelope Cruz spagnola, Sophia Loren italiana e Nicole Kidman australiana. Tutti insieme, uno pensa, in un musical, cazzarola, vale l’uscita e il prezzo del biglietto! e invece no: Il protagonista, che è un cinico cialtrone, è reso da Daniel Day-Lewis antipatico e scostante, e con una inqualificabile postura ingobbita che toglie ogni fascino a un personaggio che sarebbe credibile solo per quello, il fascino che esercita. In più canta male, furbescamente recita cantando, ma mi chiedo: mancavano altri interpreti? penso ad Antonio Banderas che perlomeno s’è già cimentato in “Evita”… Inoltre, Day-Lewis, ben doppiato in italiano da Pierfrancesco Favino, quando canta in originale ha un inglese molto duro, come se avesse voluto imitare l’accento italiano ma che risulta quasi tedesco… già devi canta’, fijo mio, ma chi te lo fa fa’?

Quella che ne esce meglio, come interprete e come cantante, è Marion Cotillard che s’è rifatta sul playback del successone planetario “Edith Piaf”. Poi c’è Fergie, cantante professionista, che ha il brano che più resta impresso, “Be Italian”, e che diventa, coi titoli di coda e le pubblicità di auto al seguito, la vera colonna sonora del film. Inoltre è brava ed energica e porta nel progetto un po’ di quella ferinità femminile così cara all’immaginario di Fellini. Una menzione a parte per Judi Dench, sempre sublime, che canta anche benissimo: ma per chi frequenta il web non è una sorpresa. Penelope Cruz si muove bene, dati i suoi trascorsi studi di danza, e passa anche come cantante, benché quando reciti è un po’ sopra le righe: mooolto italian style anni ‘60. Ma Nicole Kidman no, non passa, non perché faccia male: come potrebbe, essendo già stata la star del bellissimo “Moulin Rouge”? ma perché fa con sufficienza, mette solo la bella presenza… e del resto il ruolo non offre molto: forse avrebbe potuto rifiutarlo.

Così come avrebbe dovuto assolutamente rifiutare Sophia Loren: che pena. Lei, che dall’Oscar per “La Ciociara” in poi ha voluto solo incarnare l’unico ruolo per lei possibile, “la mamma italiana nel mondo”, qui è riuscita addirittura a sublimare se stessa interpretando “la mamma morta” italiana nel mondo che torna nei ricordi e nelle visioni di cotanto figlio col quale accenna solo un valzerino… E la ninna-nanna che canta? squadrata, da vergognarsi nel mondo: un’occasione perduta per restare magnifica nell’immaginario. Lei se la racconta che non avendo avuto l’opportunità di lavorare con “Federico” ora non poteva perdersi quest’omaggio… solo che in questo musical meno che mediocre non c’è niente di Federico: solo pallide ombre delle sue meravigliose ombre.

In conclusione una carrellata sugli attori italiani di contorno: da notare che sono tutti nomi di protagonisti del nostro cinema che qui si prestano anche solo per una inquadratura, e viene da chiedersi perché. Passi per Ricky Tognazzi che ha il ruolo polposo del produttore e per Valerio Mastandrea che ha l’opportunità di ritagliare una bella figurina di portiere d’albergo, ma gli altri, a che pro? Elio Germano, Martina Stella, Roberto Citran, Monica Scattini, Giuseppe Cederna, Roberto Nobile… solo per dire: io c’ero? C’ero anch’io, in sala, e non ne valeva la pena.

 
 
 
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