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Creato da shashat il 01/09/2007

il mio angolino

segreto

 

 

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Post n°749 pubblicato il 13 Giugno 2013 da shashat

A nulla valgono gli avvertimenti di chi conosce la ragione, la esercita e mette in guardia dai fantasmi della mente, dalle ossessioni che ti inseguono per tutta una vita. Ci sono dei momenti in cui la ragione è solo un approdo senza cibo, senza ombra, senza acqua da bere: un miraggio di salvezza e niente più.
( Roberto Cotroneo)
 
 
 

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Post n°748 pubblicato il 10 Giugno 2013 da shashat

 
 
 

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Post n°747 pubblicato il 08 Giugno 2013 da shashat

 
 
 

Ai Cafoni che si nascondono dietro un messaggio.

Post n°746 pubblicato il 07 Giugno 2013 da shashat

 


Riconoscere il cafone è facile. Definirlo è più difficile. Si può provare a dare una definizione di “cafone” attraverso il suo contrario: “elegante”.
L’eleganza nasce dalla misura: dalla capacità di sapersi regolare a seconda delle situazioni, dal riconoscimento e dal rispetto autentico, e profondo, degli altri: della loro esistenza, e del loro diritto di esprimersi.

L’eleganza è la capacità di trovare la strada  per ottenere - con naturalezza, senza sovraesposizioni, e senza esibizionismi - il consenso sociale, l’approvazione e l’ammirazione degli altri: tutte cose a cui anche il cafone, ovviamente, ambisce. Ma chi è elegante raggiunge questi obbiettivi con un senso della misura e dell’opportunità del tutto estranei al cafone, che della “società dell’immagine” tutto quello che ha capito (sbagliando drammaticamente) è che bisogna mettersi in mostra, farsi notare a tutti i costi.

La cafonaggine è agli antipodi dell’eleganza per la mancanza di libertà di scelta che la contraddistingue: mentre la persona elegante sa sempre scegliere, tra le varie opzioni, quella adatta al contesto, il cafone è “l’uomo che non può scegliere mai”. La sua grande insicurezza di fondo lo costringe infatti a un solo comportamento: quello dell’individuo ipersicuro di sé.

E’ per questo che il cafone è chiassoso, esibizionista,  prepotente.

Passando attraverso il suo contrario, siamo forse arrivati alla definizione cercata: il cafone è un coatto. Nel senso letterale di “costretto”.

In termini clinici, si definisce “coatto” chi è obbligato a comportarsi in un solo modo, e sempre quello, perché il suo assetto psicologico  non gli consente altro tipo di comportamento.

 
 
 

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Post n°745 pubblicato il 30 Maggio 2013 da shashat

Questo è un post che forse non significa niente, oppure molto, non saprei. Un post semplice che non vuole trovare approvazione, ma rappresenta un pensiero del mio cuore. Una semplice considerazione.

Sarebbe bello se ci togliessimo le maschere e dicessimo la verità, ma poi la verità rende vulnerabili e ci sono di quelli che come spade taglienti feriscono il cuore, invece una buona parola quanto balsamo contiene!

 
 
 
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