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sabara
   
 
Creato da sabara il 29/09/2005

Ucci ucci....

Pensieri e giornata tipo di una impiegata media

 

 

Post N° 273

Post n°273 pubblicato il 21 Novembre 2007 da sabara

Gli ultimi mesi sono stati i mesi del cambiamento, della trasformazione. Nella mia testa e nel mio cuore.

 

Gli ultimi due in particolare sono stati dolorosi. Tanto dolore per il dolore che ho visto. Pensarci ancora mi fa venire male al cuore. Ho avuto paura di perderla e mentre annaspavo in una solitudine senza fine mi accorgevo che l’unica persona che avrebbe capito era quella che aveva bisogno di me. Non mi sono concessa nulla. Ho pianto e mi sono disperata ma sempre a debita distanza da chi non doveva vedere. Nessuno ha capito, solo lei mi guardava negli occhi e sapeva quello che provavo mentre negavo di provarlo. Giornate tristi e silenziose o a volte allegre per fare finta di dimenticare. Mai stata tanto sola. Nessuno è stato in grado di capire. Tutti a chiedere di cosa avessi bisogno ma nessuno in grado di farlo davvero e avvertivo un sospiro di sollievo quando dicevo che non volevo nulla mentre le vite degli altri procedevano come se nulla stesse accadendo. Ed ancora una volta ho avuto la conferma. Ed ancora una volta ho capito che con alcune persone non c’entro davvero nulla. Che mai saranno in grado davvero di capirmi. Da tempo concedo poco. Concedo quello che voglio. Ho smesso di correre per tutti e da tutti nel momento in cui c’è bisogno. Oggi penso a me e il resto viene dopo. Prima penso a chi merita di essere pensato. Troppi errori di valutazione ho commesso e non mi va di commetterne più. Alcune persone vanno bene per un caffè o una pizza altre vanno bene per la vita.

 

Ed in mezzo a tutta questa tristezza è stato il suo pensiero a salvarmi. Il pensiero dell’uomo di cui mi sono innamorata. Il pensiero di quel sorriso così disarmante e delle sue mani che avrei voluto stringere e di quelle braccia in cui avrei voluto perdermi. Sono innamorata e lo capisco ogni volta che incrocio il suo sguardo, lo capisco ogni volta che sento il suo profumo, il profumo della sua pelle sulla sua camicia a righe. Quella che vorrei sfilargli slacciando ogni bottone con calma, uno a uno guardandolo negli occhi. Ogni volta che lo guardo mentre fingo di essere indaffarata a fare altro. Sono innamorata e per quanto io tenti di nasconderlo con tutte le mie forze tutto tradisce questo celare. Il mio viso che diventa rosso tutte le volte in cui mi rivolge la parola, il mio corpo che emette calore ogni volta che lui mi si avvicina diminuendo la distanza di sicurezza. Quella distanza troppo breve, davvero troppo, qualche volta farà si che io lo baci. Così. Senza nessun preavviso. Io lo aspetto quel bacio. Lo aspetto da mesi e mi sembra di desiderarlo da anni. Troppo tempo sprecato, buttato via. L’ultimo periodo mi ha fatto venire sete di amore, fretta di carezze. Tentiamoci. Questo vorrei ripetergli. Tentiamo di non essere vigliacchi. Insieme potremmo essere formidabili.

 

E la vita scorre e procede e sembra che tutto resti uguale mentre la realtà è tanto diversa.

 

Quella che ero un anno fa non esiste più e quelli che mi dicono che in fondo sono ancora Sabrina sbagliano di grosso. La mia faccia, le mie mani, tutto sembra uguale. Ma è dentro di me che è cambiato tutto. Desideri, valutazioni, speranze. Tutto ribaltato.

 

Ora sto qui ed osservo quello che accade nella vita degli altri senza avere molta voglia di partecipare. Osservo a bordo pista e per ora va bene così. Non ho voglia di salire sulla giostra. Non ancora, non è il momento.

 
 
 

Post N° 272

Post n°272 pubblicato il 13 Marzo 2007 da sabara

“Non voglio perderti”, “non sparire...”, “non voglio prenderti in giro”....queste, e davvero poche altre, le frasi dette per mettermi alla porta della sua vita, di questi due anni passati al suo fianco. Frasi dette più per circostanza che per il reale desiderio che io continuassi a fare la figura della comparsa nella sua vita. “Ho pianto davanti a lei come un bambino. Spero che lei torni a casa, di questo mi sono reso conto in questa settimana”. Questa la frase che rieccheggia continuamente, incessantemente nel mio cervello insieme al suo viso impassibile mentre mi parlava. E non c’è salvezza dietro questa frase, non c’è speranza. Contro l’amore non si può combattere, non si può fare nulla. In quel momento mi sono chiesta come avrei potuto affrontare la vita, le azioni più semplici e quotidiane dal giorno dopo in poi, per sempre, senza di lui. Ed avevo ragione a pormi questa domanda perchè mi sembra che tutto, o quasi, abbia perso di significato, tutto mi sembra coperto da un velo che rende tutto più triste e scuro. E faccio fatica, una maledetta fatica, a dirmi che sarà così a lungo. Il pensiero che quello che è stato non sarà più è terribile. Perchè il vissuto, poco o tanto, io l’ho vissuto. Io c’ero. Ed ero felice come mai in vita mia. Non ero mai stata così felice. E mi chiedo, senza nascondermi, se sarà ancora così. Se proverò le stesse cose che ho provato con lui. La stessa semplicità nel capirlo, la stessa voglia di fare l’amore, quel modo di guardarlo che avevo come se avessi avuto di fronte la cosa più preziosa della mia vita. Perchè così è stato ed è. Perchè penso che sia stato bellissimo. E prego tutte le sere che lui torni e che non torni. E la vita nel frattempo non mi aspetta. A volte mi chiedo come tutto possa continuare nonostante il dolore che sento. Sono passati dodici giorni. Dodici lunghi, interminabili giorni. Dodici giorni di silenzio da parte di entrambi, di pianti nel bagno per non farmi sentire, di dolore così puro da spezzare il cuore. Non mi aspetto di sentirlo mai più anche se è la cosa che spero ogni momento. Spero che mi chiami e che mi dica che ha sbagliato, che ha commesso un terribile errore e che gli manco da togliere il fiato. Ma questo non avviene. Ed allora cominci a sperarci sempre meno. Smetti di controllare ogni tre minuti la mail, cambi numero di cellulare, smetti di aspettarti l’impossibile. E vai avanti, giorno dopo giorno, con la consapevolezza che ogni giorno andrà un pochino meglio. Ogni mattina mi guardo allo specchio e mi dico di farmi forza, che la vita va avanti lo stesso, anche senza di lui. E faccio le solite cose, le solite persone, amiche, ristorante, lavoro, pizza, aperitivo, negozi, cinema e tutto quello che una persona normalmente fa. Ma non mi interessa nulla. E ripenso continuamente a quella sera dicendomi che se non lo avessi portato io alla stanchezza delle mie domande e delle mie pretese a quest’ora, forse, sarebbe ancora al suo posto, un posto instabile, ma ci sarebbe. Ed invece non c’è più.

Penso anche, però, che ho dato tutto quello che potevo, che questa storia l’ho vissuta con il cuore senza avere mai paura. Ho vissuto tutto. Gioia, dolore, malinconia, speranza, affetto, desiderio, non mi sono fatta mancare nulla in questi due anni. E poi penso a lui, a quel poco o niente che mi dava. E mi chiedo come io abbia potuto accontentarmi di così poco. Ed a volte ho paura che se tornasse sui suoi passi lo vorrei ancora, anche così. L’amore rende le persone imbecilli. Questo penso.

E poi c’è la rabbia. Questo nuovo sentimento che cresce contro di lui e che mi fa sentire forte. Rabbia per il modo in cui mi ha lasciata, rabbia per il poco che mi ha sempre concesso, rabbia perchè solo oggi capisco che mi ha tenuta al suo fianco perchè era semplicemente un uomo solo, rabbia perchè avrebbe dovuto essere più onesto perchè credo davvero che non meritassi questo, rabbia perchè nei suoi occhi non ho visto il minimo dispiacere mentre sapeva perfettamente che mi stava spezzando il cuore o forse provo rancore solo perchè non c’è più. E provo pena per me stessa per le 100 volte in cui mi ha chiesto di avere pazienza, di aspettare. Io l’ho fatto una volta sola. Una volta sola. Ma le mie parole non hanno avuto, evidentemente, l’effetto sperato. Ed io ora per lui sono niente. Come forse sono stata anche in questi due lunghi anni.

E passeranno i giorni, passeranno i mesi, incontrerò altri uomini che mi renderanno più o meno felice, farò la mia vita ed i nostri ricordi, tristi e allegri, diventeranno come vecchie fotografie. Quando riguardi le vecchie foto vieni preso per un attimo, un attimo veloce, da quel senso di mancanza e nostalgia ma dura giusto quell’attimo. Poi richiudi l’album e non ti ricordi neanche più. Diventerai questo, Massimo, una vecchia foto. Il mio amore, diventerà polvere. E ti aggiungerai a tutti gli altri scheletri che per breve o lungo tempo hanno fatto parte della mia vita e che ora non ci sono più. Proprio tu, che mi giuravi che per me ci saresti sempre stato. Ed ora dove sei finito? Ripenso alle ultime parole che ti ho detto quella sera, le poche che sono riuscita a pronunciare. “Buona fortuna amore”, poi ti ho baciato piano sulle labbra. Perchè l’amore ti porta a desiderare anche questo. Che l’altro sia felice anche senza di te. Te lo auguro ancora con queste parole. E mi chiedo se la notte ancora ti capita di pensarmi. Così come capita a me. Mi chiedo se lei è già rientrata nel tuo letto e dorme al tuo fianco. Mi chiedo se si muove per casa, la stessa casa dove ho camminato anch’io. Mi chiedo se avete fatto già l’amore. Mi chiedo tante cose ma non ci sono risposte e forse non voglio nemmeno che ce ne siano. E’ arrivata sera. E sta per finire un altro giorno. E Sabri forza, domani sarà meglio.

 
 
 

Post N° 271

Post n°271 pubblicato il 23 Ottobre 2006 da sabara

Sono viva e lotto insieme a voi...più o meno!! Scrivo dal nuovo ufficio dove non ho nemmeno 2 minuti al giorno per fare din din....comunque non mi lamento, almeno lavoro tanto e le mie giornate passano in un battibaleno. Ancora faccio fatica ad ingranare ma sono fiduciosa che le cose possano migliorare notevolmente...o almeno ci voglio fortemente credere. Tutto il resto, aldilà del lavoro, procede piuttosto bene. Ora non ho tempo per i dettagli ma tenterò di aggiornare questa specie di blog!!

Piccolo appunto: amore, qui non manca solo un gradino, c'è ancora tutta una scalinata da fare!!!

Un bacio a chi passa da qui, soprattutto a te che lo sai chi sei, certo che lo sai. Un indizio...ti offro un caffè?

 
 
 

Post N° 270

Post n°270 pubblicato il 06 Ottobre 2006 da sabara

Eccomi qui. Barcollo ma non mollo. Sono stanca e dolorante ma in piedi. La rabbia che provo e questo tenermi tutto dentro mi sta sgretolando il fisico. Ho tanti di quei dolori che ieri sera non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto. Ma si tira avanti.
Sono giorni di riflessione, sto pensando a tutto quello che mi circonda e qualcosa va ma il resto è out, pollice verso. Questa notte ho sognato la sua città, ero con le mie amiche a fare la spesa e a mangiare i bomboloni caldi che buoni come quelli non ne esistono al mondo. Ero felice perché facevo la spesa per una cena con le mie amiche ed i loro compagni. Ma questo non accadrà mai. Proprio l’altra sera ho capito da mezze frasi che non avrò mai questo piacere. E ne sono dispiaciuta ma non posso combattere con il volere delle altre persone.
L’altra sera mi diceva di partire, di andare in Spagna per il suo compleanno, che mi avrebbe regalato il viaggio. Io gli dicevo “amore, ma il compleanno è il tuo…che regalo è se il viaggio me lo regali tu?!”. Lui mi spiegava che il regalo era di passare dei giorni con me, lontano da tutto e tutti, voleva che mi allontanassi da qui lasciandomi alle spalle tutto lo schifo che sento. Ma non posso farlo, ora non posso più. Ed allora sale la rabbia, guardo le persone accanto a me e sento solo uno schifo profondo.
Credo che i genitori debbano essere in grado di amare i loro figli indipendentemente dalle loro scelte, credo che l’amore non debba sconfinare nell’egoismo, credo che la responsabilità di un padre e di una madre debba andare al di là delle proprie convinzioni e dei propri desideri. Questo credo. E spero che un giorno, se mai avrò il piacere di essere madre, io sia capace di rispettare le scelte dei miei figli, dimostrando il mio consenso, o il mio non essere d’accordo, lasciandoli comunque liberi di intraprendere la propria strada.
Sono triste e sfiduciata per tutto quello che avrei la possibilità di fare e che non posso fare, sono incazzata con il mondo anche se cerco di mantenere uno stato di calma apparente. Non sono più me stessa, non lo sono con nessuno. Vorrei togliermi la maschera di colei a cui tutto più o meno va bene e concentrarmi davvero su quello che provo. E quello che provo, più di tutto è che ti amo…cos’altro aggiungere? Quello che provo è che sono felice solo al tuo fianco e non me ne frega nulla del resto, proprio nulla. Ed invece sono incatenata ad una vita che non voglio vivere così ma che devo vivere. Il bene altrui barattato con la mia felicità. Qualcuno mi disse che non sempre si può avere quello che si vuole. Frase di merda. Io voglio quello che voglio. Io lo voglio adesso che lo voglio. Ho sempre vissuto giorno per giorno senza mai preoccuparmi troppo di quello successivo. Un gradino alla volta, passo dopo passo. Ora ho la sensazione che tutto sia congelato. E questa situazione non voluta mi fa vorticosamente girare le palle.

Ps: sei mesi passano più o meno in fretta, sei mesi che comunque non riavrò mai indietro, nessuno può ridarti quello che hai perso, nessuno può ridarti quei momenti di felicità non vissuta. Mi riprenderò tutto. Con gli interessi.

 
 
 

Post N° 269

Post n°269 pubblicato il 03 Ottobre 2006 da sabara

Smetto per un attimo, giusto uno, i panni della donna addolorata, piangente e lamentosa. C’è un motivo che mi permette di farlo e tra l’altro non è nemmeno da sottovalutare. Ho trovato lavoro. Non è che fossi senza, un lavoro c’è l’ho anche adesso e, precisamente, se proprio volete immaginarmi, sono seduta alla mia piccola scrivania di fronte al mio piccolo schermo nel mio piccolo ufficio in uno studio legale nel centro di Milano, insomma più che Sabri sembro Memole!! Il contesto rimane il medesimo, mi trasferisco in un nuovo studio legale con la sottile differenza che il luogo in cui andrò è abitato da altri umani ed umane cosa che qui non accade visto che i protagonisti sono:

  • avvocato triste, anzi, estremamente triste
  • sabri
  • praticante simpatico ma tenuto lontano da sabri dall’avvocato triste, anzi, estremamente triste  

Me ne vado principalmente per questo, me ne vado perché comincia seriamente a pesarmi questo ambiente triste e silenzioso dove i miei pensieri non proprio ottimisti mettono radici, me ne vado perché voglio lavorare tutto il giorno duramente tornando a casa stanca ma soddisfatta, me ne vado perché ho davvero bisogno di stare di nuovo in mezzo alla gente. Queste le motivazioni principali. Le condizioni economiche e contrattuali non cambiano. Quello che lascio, ritrovo. L’ambiente mi sembra giovane ed anticonvenzionale, pieno di giovani e confusione. Un po’ stile Ally Mc Beal per intenderci. Insomma mi faccio un grande in bocca al lupo per questa nuova esperienza. Spacca tutto Sabri…. 

Ps: altro motivo per essere mediamente felice è che il mio ex capo mi ha invitata in uno dei ristoranti che amo…joia….ti adoro boss

 
 
 

Post N° 268

Post n°268 pubblicato il 02 Ottobre 2006 da sabara

ps: grazie james. Sono solo due parole ma al momento non riesco a fare niente di più.  

 
 
 

Post N° 267

Post n°267 pubblicato il 02 Ottobre 2006 da sabara

INTRO.
Nel bene e nel male non sono più la stessa donna di due anni fa. Mi sono resa conto che alcuni discorsi, tempo addietro, mi avrebbero fatto incazzare. Ora, dentro di me, sorrido. Fino a poco tempo fa avrei detto la mia, avrei risposto, avrei reso pubblico il mio pensiero. Ora, invece, sorrido. Non è che sorrido perché sono cretina ma perchè penso che non ne valga la pena. Ed allora sorrido meno. 

SVOLGIMENTO.
Weekend abbastanza triste, d’altronde non me la sento di tirare in aria fuochi d’artificio. Nell’unico momento di vera serenità avevo davanti un muro ed in mano un pezzo di carta vetrata. Fine.

 
 
 

Post N° 266

Post n°266 pubblicato il 28 Settembre 2006 da sabara

Il lettore mp3 nelle orecchie canta una vecchia canzone di tori amos che recita He says, when you gonna make up your mind? When you gonna love you as much as I do? When you gonna make up your mind? 'Cause things are gonna change so fast…. ” <Quando ti deciderai? Quando ti amerai come lo faccio io? Quando ti deciderai? Perché le cose cambieranno così in fretta…> questo canta Tori in questo momento mentre piango e la testa mi scoppia. Ci sono cose che invece non cambiano mai. Ci sono cose su cui non puoi decidere senza fare del male. E come tanto tempo fa mi sono trovata seduta ad un tavolo a promettere cose che non avrei voluto promettere, per l’ennesima volta ho subito processi per colpe passate ma che continuo a pagare tutti i giorni, ancora una volta ho dovuto scegliere. E mi chiedo il perché io debba subire tutto questo, mi chiedo perché io debba sempre capire ma non trovarmi mai a ricoprire il ruolo di quella più debole, quella da capire e rispettare. Mi trovo sempre in una gabbia da cui non posso scappare, qualunque porta mi è sbarrata. E mi chiedo se è così che si comporta una persona che ti ama. Mi chiedo se è giusto amare chi ci è vicino solo quando si comporta come ci si aspetta. Mi chiedo quale male io stia facendo a parte la pretesa di vivere la MIA vita. Mi chiedo il perché io debba piangere di nascosto e far vedere che tutto va bene, mi chiedo cosa ne sarà di me, mi chiedo cosa succederà al mio corpo e alla mia testa per tutto questo. Mi chiedo un sacco di cose ma le domande sono comunque inutili perché inutili sono le risposte. Ed allora eccomi qua, ancora una volta ad aver rinunciato a quello che amo per qualcosa che amo. E mi sento morire non solo per quello che perderò ma per il modo in cui accadrà. Mi sento morire perché chi mi provoca tutta questa sofferenza dovrebbe essere la prima persona a rendermi immune dal male. Ma con i sordi non si può parlare e spiegare ragioni che non si vogliono comprendere. L’egoismo riesce a superare tutto, anche l’amore per le persone più importanti. Io non riesco. Io sono una vigliacca. Ed allora rinuncio. Ti amo ma ti perdo. Che strano il destino.

 
 
 

Post N° 265

Post n°265 pubblicato il 22 Settembre 2006 da sabara

Che stanchezza!! Leggevo questa mattina che la mononucleosi (che mi ha omaggiato della sua presenza circa un mesetto fa) ha come complicazione successiva uno stato di stanchezza che può divenire sindrome da stanchezza cronica o una roba di questo tipo. Ora io mi chiedo questo:

SE GIA’ DI MIO SONO UNA MEZZA CALZETTA….SE MI RIMANE PURE STA ROBA ADDOSSO…IO NON MI ALZO PIU’ DAL LETTO…..TERIIIIIIBILEEEEEE!!!

La settimana è più o meno passata. Ieri sono andata a fare una visita di controllo e nel mezzo della visita mi sono messa a piangere. Il dermatologo mi ha detto di non preoccuparmi, che andava tutto bene, io tentavo di spiegargli tra i singhiozzi che non ero preoccupata per la visita ma poi pensavo che dei fatti miei a questo non gliene importasse un fico secco. Era un perfetto sconosciuto. Eppure, sempre parlando di perfetti sconosciuti, questa mattina ho raccontato tutte le mie disavventure ad un ragazzo che lavora da poco con noi. Mi avrà preso per psicolabile, ho raccontato cose mai dette, mi sono sfogata come una bambina. Ho parlato di lui, dei miei, di tutto il resto che non va, della mia voglia di andare via e di mille altre cose. Lui mi ha ascoltata in silenzio e poi mi ha detto il suo pensiero. Mi guardava con uno sguardo buono che mi ha dato tranquillità e serenità ed oggi mi sembra che, alla fine, non vada tutto così di merda. Tornando alla meravigliosa giornata di ieri, tra un pianto e l’altro, ho avuto il tempo di comprare il cellulare nuovo che sto tentando di governare con una certa difficoltà (non sono fatta per gli oggetti estremamente tecnologici) e poi di passare una serata felice con la mia amica Pera. Cenato frettolosamente a casa mia e poi da lei. In cucina, con i miei pensieri, non ho parlato quasi per tutta la sera, niente convenevoli, niente frasi di circostanza. Il mio passatempo preferito è stato, in rigoroso silenzio, fumare un pacchetto di sigarette, mangiare caramelle e accarezzare il suo micio. Non avevo voglia di essere nulla di diverso da quello che volevo mostrare. Lei mi guardava con affetto e non chiedeva, sapeva che se avessi voluto avrei fatto io. Allora ad un certo punto l’ho abbracciata forte. E sono stata subito meglio.

 
 
 

Post N° 264

Post n°264 pubblicato il 19 Settembre 2006 da sabara

Mi chiedo in continuazione cosa devo fare. Ho una disperata voglia di dirgli di starmi vicino in questo momento, in qualunque modo, vorrei dirgli di esserci nel modo che crede più opportuno. Ma non sarebbe giusto, non sarebbe una sua scelta ma solamente un rimanermi accanto perché obbligato da me. Vorrei dirgli di non cercarmi mai più anche se dovesse rendersi conto che è disposto a combattere per avermi. Poi mi rendo conto che è l’unica cosa che desidero. Vorrei chiamarlo e pregarlo di fare finta che nulla sia cambiato, di continuare pensando che io sia sempre la sua “piccola”. Invece ieri per la prima volta da tanto tempo mi ha chiamata “sabri”. E tutto frana sotto i miei piedi ed io sento che non c’è salvezza. Sento che è molto più lontano dei trecento km che fisicamente ci dividono. E tante domande mi assillano e cerco si trovare le risposte meno dolorose ma so che mi sto solo prendendo in giro. Allora provo a darmi le risposte più dure e dolorose ma sento di non poterlo affrontare. Provo a nascondermi ma non funziona. Ho bisogno, ho il disperato bisogno di sapere che c’è. Ho bisogno di sapere che svoltando l’angolo lo troverò con il suo sorriso rassicurante. Invece non è così. Svoltando l’angolo trovo solo il muro del poco amore che lo lega a me. E maledico tutto e tutti. Che cosa devo fare?

 
 
 
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NESSUNA CERTEZZA
TIROMANCINO

Vai via da qui
e la solitudine
diventa un’ombra che
scava nell’anima
e io così
voglio distruggerla
cercando intorno a me
solo la musica...
manchi tu qui con me
non ci sei più e non so più perché
vorrei uscire stanotte,
dimenticare il tuo nome.

Dimmi che
ci sono io per te
in questa vita che
nessuna certezza mi dà,
manda via
la solitudine
finché la musica
solo per noi suonerà.

Parole
camaleontiche
diventano note
scavate nell’anima;
è come se
ogni parola che
parli d’amore
diventi musica...

 
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