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Le armi chimiche al tempo dei Romani
Post n°182 pubblicato il 14 Ottobre 2009 da overnightdream
Il primo attacco con armi chimiche documentato nella storia pare essere avvenuto nel 256 d.C. in Siria. In quell'anno i Romani opponevano una strenua difesa all'assedio dei Persiani Sassanidi che cingevano in una morsa sempre più tenace la città di Doura Europos. Recentemente l'archeologo britannico Simon James ha rinvenuto i resti di 20 soldati romani coinvolti nella difesa della città, tutti morti per asfissia. Pare che i Sassanidi, che governarono la regione oggi chiamata Iran fino al 651 quando vi fu l'invasione islamica, cingessero d'assedio la città sirana senza successo : l'ultima risorsa dei Persiani fu quella di scavare un tunnel sotto la città assediata e introdurvi catrame e cristalli di zolfo. I gas tossici generati dalla combustione delle due sostanze fecero un eccidio tra le fila romane. I Persiani utilizzarono così catapulte per indebolire le ultime resistenze romane e riuscirono in fine a penetrare nella città. Gli abitanti furono massacrati o deportati in Persia, la città distrutta ed abbandonata per sempre alla polvere del deserto.
Nel 257 i Romani riuscirono a riconquistare la provincia della Siria caduta nelle mani dei Sassanidi, ma per fermare l'avanzata persiana l'imperatore Lucio Licinio Valeriano marciò verso Edessa nel 260 d.C. Nello stesso anno il re persiano Shahpur I fece catturare e giustiziare Valeriano. Odenato, Caro e Diocleziano riuscirono in seguito a riconquistare la gran parte dei territori perduti, nel 298 fu sancita una pace che ratificò il nuovo equilibrio. |


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