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Quattro righe....

Post n°267 pubblicato il 05 Febbraio 2014 da qui_percaso

 

 

Quattro Righe.....

 

In quattro righe..o quattrocento o quattromila, ma sempre in uno scampolo di spazio e tempo: eppure , lì c’era tutta una vita racchiusa dentro…
…E quel ragazzetto, sparuto, coi suoi eterni calzoni corti, con la sua fame di ‘domani’ e di diventare grande…, ce l’aveva fatta, alla fine, a entrare in quel ‘laboratori astrusi’ da maghi o da scienziati, come ingenuamente aveva creduto, un tempo, che fosse e, …tra Forlì e Cesena, a diplomarsi all’ITI e poi, ancora ubriaco di quei suoi sogni e delle fantasie insonni, coi suoi ‘Urania’, a disegnargli innanzi immaginari universi e mondi e vite future tutte da venire… a iscriversi all’Università …Ingegneria, e sempre e solo, perchè quel sogno spingeva, miope ed insensato, forte, cocciuto, dentro.
No, non era poi cambiato tanto, quel ragazzetto: di fuori forse, aveva smesso i suoi calzoni corti e messo i jeans, …ma dentro…. 
Ricordo quella volta che tornando da Bologna ..verso sera, sul treno affollato di pendolari e studenti, si ritrovò in uno scompartimento …allora c’erano ancora gli scompartimenti e le ‘tradotte’ con le panche di legno… con quattro ragazzi molto più grandi di lui, che parlavano fitto fitto d’esami e di sessioni…a chi ne mancava uno, a chi tre ..e poi la Tesi… e tutti, iscritti a Ingegneria, quasi ingegneri… Lui stette un po’ li , fintamente indifferente, ad ascoltarli e poi di punto in bianco, sbottò con la più candida delle sue arie..“ Ma chissà quante cose che sapete voi…. Con tutti quegli esami dati…” ; e quelli che se lo guardarono come fosse arrivato l’ultimo degli imbecilli, la solita matricola ignobile, che non capiva niente, sridacchiando sarcasticamente tra di loro …e per fortuna che il treno stava arrivando già in stazione e lui si dovette affrettare a scendere, ingoiandosi l’ennesima figura magra e con quel senso di ‘sbagliato’ dentro ... proprio come se avesse avuto ancora indosso, i suoi calzoni corti…
Così tra …bassi e bassi… passò quel primo anno di avventura, in cui tutto sembrava un gioco od una ‘finta’ e Via Petroni, dove alloggiava, soltanto una canzone di Guccini, con le Osterie fuori port, i filobus e le tante trattorie da 500 lire al pasto ...tagliatelle, paillard, due patate e via… se riuscivi a trovare il posto da sederti e che quando eri seduto, ti ritrovavi gli altri, arrivati dopo, che aspettavano si liberasse, quel posto, piantati lì, come avvoltoi sulla tua spalla a soffiarti fretta addosso…. 
“Anno Mirabilis” di inconcludenze e di nonsense, dove Topologia, Calcolo Matriciale, Riemann e Liebniz, Eulero e Taylor, si andavano a mescolare e perdere sotto i portici o tra le panchine della ‘Montagnola’, o dentro i ‘cine’ di terz’ordine di mamma Bologna, scivolando via come acqua fresca, che non lasciava traccia nella memoria… e che si concluse con un ‘flop’ eccezionale e solo un “24”, in quella porcheria d’esame ch’era “Disegno”; ...figurarsi ‘la figura’…
E allora, un po’ per dimenticare e fare pulizia, un po’ per scappare più lontano si potesse, su una fiammante, ‘Vespa’ ‘usata’ (..ma poco, poco…), caricata come un TIR per la Norvegia con zaini e borsoni sui portapacchi e sulla schiena, lui con l’amico ‘matematico’, …vecchio compagno dell’ITI di Cesena…, decisero un'altra sfida all’avventura; Andorra e la Spagna, passando da Nizza, Marsiglia e attraversando tutta la Francia, come avessero dovuto scrivere un nuovo, entusiasmante romanzo , “Dagli Appennini ai Pirenei”.
E fù davvero un’avventura il farsi quei settemila chilometri su quella ‘Vespa’, su strade interminabili che non ne vedevi la fine, o su salite da muli, come appunto, erano carichi, su quello scooter che spesso arrancava e tossiva e col fondo schiena reso piatto dallo restarsene inchiodati a quel sedile, …col rischio di addormentarsi ‘per strada’, nonostante l’aria che li schiaffeggiava in faccia, … con intere giornate di viaggio ‘viaggiate’ sotto lo scrosciare di piogge battenti e incarognite, tra soste in campeggi improvvisati o magari, dove capitava...; ma fatto con la febbre dei vent'anni addosso, niente pesava, niente fermava, niente spaventava. 
Neppure il filo del gas che si spezzò, a Briancon, sulla salita del Monginevro ed i cento..forse centotrenta, chilometri di montagna, fatti con lui che, seduto dietro, teneva stretto il filo, arrotolato col fazzoletto, ad una mano e l’altro che guidava e gli dava i comandi… “… Dai gas …”, “ ...Togli gas…”, come poteva succedere soltanto nei fumetti o nella ’Comica Finale’… 
Che poi finalmente, arrivati a Torino, in quel modo allucinante, lo fecero riparare al primo meccanico che incontraroro, mentre loro due se ne andarono a pranzare in una trascurabile trattoria qualunque … alla meno peggio e che, così, la sera se ne sarebbero arrivati a casa dopo ventidue giorni di errabondo vagabondare. Scherzavano quei due, sul loro viaggio e su tutte le storie e le vicende da raccontare a casa, agli amici, sulle ‘iperboli’ da costruirci sopra, con cui colorare quell’avventura e si dicevano , scherzando…, che avrebbero anche potuto ammaccare un pò, da qualche parte, quella ‘Vespa’..per dare un tocco in più di suspense..di fuori ordinario, come fossero stati reduci od eroi di chissà quali battaglie.
E ripartirono nel primo pomeriggio da Torino, quel 19 Agosto, sotto un sole feroce, appena riavuta indietro dal meccanico, lo scooter, col filo del gas rimesso ‘a nuovo’, con l’asfalto che si fondeva quasi sotto le ruote e quel disco ardente a guardarli dall’alto, la mente persa a rimettere in fila tutto quello che avrebbero avuto da raccontare, stanchi e vogliosi di arrivare … ; non lo sapevano, non lo immaginavano…, quei due, che a soli duecentosessanta chilometri da casa, dopo quei settemila già fatti e sul groppone, a sole tre ora dall’agognato arrivo, c’erano là fermi, dov’erano sempre stati, un incrocio ed una maledetta curva, ad aspettarli immobili, sotto il cocente sole delle due e mezza, di un afoso pomeriggio di quell’Agosto….

 
 
 

Libero-------------

Post n°266 pubblicato il 04 Febbraio 2014 da qui_percaso

 
 
 

Roe Eremo

Post n°265 pubblicato il 02 Febbraio 2014 da qui_percaso

Osteria “Dell’Eremo”

 

 

 

Sono soltanto quattro passi ‘fuori porta’ …e fuori porta , quì , in una piccola città, com’è Cesena…, vuol proprio dire che è  lì vicino;  lì, sulla strada per Sorrivoli , te lo incontri, Rio Eremo e la sua piccola osteria, che una volta quando le distanze erano diverse, perché coperte a piedi o in bicicletta o coi birocci…, quel posto pareva essere lontano, …distante, davvero un Eremo… Adesso è lì,  a ”un tiro di schioppo’ , lungo la strada, confusa a quelle quattro case, quella che una volta era davvero soltanto “un’osteria”,  dove  si raccoglievano  a bere e a fare notte, parlar del tempo e staccar bestemmie, finito il giorno, i contadini ed i villani dei dintorni e di quelle case isolate e sperse, che finiscono ancora prima di essere incominciate, in quella macchia di sobborgo di campagna, che già si va ad appoggiare ed a confondere coi colli, lì tutto intorno.
Ci sono stato anch’io, l’altra sera e sì, lo so, …l’aria non era più quella dell’osteria che era stata, forse, una volta, con quell’odore forte del vino  e del legno dei tavoli e delle panche, impregnato da quel tanfo ...da quell’odore di osteria, di vecchio  e di muffe e di tabacco insieme,  da sembrare ubriache pure loro,  sedie, tavoli e panche, assieme agli avventori e all’oste ; non c’erano più  i vecchi intabarrati e gonfi di vino, persi tra sogni, ricordi , sonnolenze e fumi d’alcool,  con il cappello piantato in testa e col bicchiere sempre mezzo pieno, in mano, e il fiasco, lì, appoggiato sul tavolo, perennemente mezzo vuoto. Non c’era l’odore forte di sigaro e le braci a spiccare nella luce bassa; non c’erano i giocatori di carte, che, tra moccoli e vino, facevano sera…notte,  a scordarsi i campi e la fatica ed i birocci, con quelle dita e quelle mani, più adatte a vanga, zappa e aratro, che ad una penna e a delle carte, ne le risate grasse e genuine di una volta, ne i pugni sbattuti forte sui tavoloni o canzoni e nenie a fare baldoria o immalinconire l’aria.
Eppure era rimasto ancora, sospeso, impalpabile ...un qualcosa di indefinibile, che te la faceva sembrare diversa e più vera,  da tutto il resto: dai bar del centro, come dalle trattorie o dai sedicenti “pub”, dalle finte ‘osterie’ che di osteria avevano ormai soltanto il nome e basta; ..forse il vedere gente entrare e sedersi, là, al bancone, a fare quattro chiacchiere con un bicchiere di vino davanti e scambiarsi due parole con ‘il padrone’ e  darsi una pacca sulla spalla e poi con una smorfia o un gesto, uscire, come si esce da casa propria ..che poi fra poco torno ; forse quell’accoglierti dentro come tu ci fossi sempre stato, senza quella falsa cordialità di tanti altri posti, dove  “ il cliente è sempre un cliente e basta e che ti da , ‘da mangiare’ e che devi essere gentile, per forza”…
Forse quel camino , là in fondo con la sua legna che ardeva e ti scaldava un po’ la faccia, un po’ di dentro, o quella lavagna appesa al muro,  con su scritto i vini nuovi; o  forse il calore delle persone intorno ..persone, mica ‘gente’, quei modi un po’ così, alla buona e quei tavoli senza tovaglia, quel suo essere appena, appena , un poco fuori di mano, fuori dal traffico…, quel suo esistere là, al margine, senza rumore, con i suoi colori come andavano una volta e  le frasi in dialetto, che sbucavano ogni tanto, a riscaldare l’aria.
Non  c’è  più l’oste dai modi bruschi,  a portarti la brocca o il fiasco ed i bicchieri e a mescere il suo vino, ma c’è ancora il vino ‘della casa’,  che è sempre buono ..non so com’era poi,  quello di una volta…, e c’è una ragazza a far da cameriera con il sorriso stampato in faccia e sempre pronta a dir qualcosa e a chiederti se tutto è ‘a posto’ e che se gli domandi, alla fine, dopo i crostini e la piada e il vino, una “China Martini”, lei ti domanda se la vuoi con ghiaccio e tu rispondi “..No.., normale…”  perché in una serata gelida di fine Gennaio, il ghiaccio mica è normale, nella China …e che quando arriva e te la serve, tu resti lì inchiodato, mentre provi a sorseggiarla, …perché non è normale, ma calda e furente, con una scorza d’arancia dentro, tipo ‘brulè’…, perche quell’alcool ti va su per il naso e ti fa passare di colpo,  il bene, e il male, la sete e tutto il resto e manda giù tutto quello che hai ingurgitato prima. E lei,  che vedendoti paonazzo e teso, ti fa, tutta preoccupata… ” Va tutto bene…? ”
..E tu che ti senti proprio come all’Osteria…, là a Rio Eremo, due passi fuori porta, a un tiro di schioppo …proprio quasi dietro l’uscio di casa tua….

 
 
 

Piccola Città

Post n°264 pubblicato il 27 Gennaio 2014 da qui_percaso


Piccola Città


..Nonc’è un’insegna …non ci sta scritto proprio nulla; solo una vetrina, che con iriflessi della luce, non vedi quasi niente dentro…,  che dà sullo stretto vicoletto, infilato tra imuri,  immerso in un contesto che sembrafuori dal tempo;  e dentro bici…biciammassate, disposte a spina di pesce e arrampicate su per il muro,  per fargliele stare anche dove non stanno, …chese devi tirarne fuori una …ti tocca toglierne, almeno quattro o cinque.. Biciusate, bici consumate che han visto strada e vita sotto quei pedali, coi loro 'carter' vecchi ed abusati, con i colori disparati e spenti ormai, , ..qualcunanera, vecchia coi freni fatti con’ le stanghette’,  senza ‘reclames’ o altro appiccicato sultelaio, se non il marchio…”Bianchi” …”Atala” …”Vicini”…”Venturi”,  a dirti chi le aveva fatte. Poco più addentro,attaccata alla prima, un'altra piccola stanzetta, quella ‘da lavoro’ dove duebici stanno appese su, ai ganci, per essere curate, riparate, rimesse in formae ci sono  i due ‘meccanici da bici’, ..quellopiù giovane ...dai 50 in su e quell’altro, più anziano, che ti sembraquasi,  ormai necessiti di ‘meccanico’pure lui…, con chiavi inglesi e cacciaviti in mano, occhialini calati a mezzonaso e che non parlano, intenti e presi come sono,  da quel loro ‘mestiere’ che sembra di altritempi e vite, dove i ritmi e i tempi non erano quelli di adesso, ma proprioquelli delle bici e dei ‘birocci’ trainati dai cavalli,  con qualche sgangherato motofurgone a farefracasso e fumo. Senti quasi l’odore della ‘bottega’ di una volta e vedi,mentre smontano, lisciano, passano uno straccio o ‘danno l’olio e il grasso’, comedoveva essere il tempo ‘umano’ …non questo maledetto, che ti fa fretta, senzasaperne quasi il perché...

…E’bello, quando capita,  venire qui,  a farsi ‘riparare’ la bici…se hai forato ...o devicambiare il copertone ...o la catena che non gira;  ed aspettare, fermo lì a guardare,  mentre loro, i due’ meccanici’, senza ansie ofrette, in quel silenzio quasi ovattato, a testa bassa, ‘ci mettono le mani’ ; tisembra d’infilarti in altre età, odori, manualità, racconti stati e a nontornare più, ..miracolo vivente di questa strana, piccola, vecchia città, che avolte, guardarla bene, sa un po’ di storia e fiaba…

 
 
 

La SITA

Post n°263 pubblicato il 26 Gennaio 2014 da qui_percaso





 La SITA

 

…Che vista dal di fuori, con gli occhi di un ragazzetto sparuto e

 aggrovigliato, era tutta un’avventura, era amici diversi, era

 un'altra città da conoscere e ‘conquistare’, era un mondo da

 scoprire, era uscire dalla triste periferia diquella tua città,

 Forlì,  che  poi, non era la ‘tua’ …non era quella dove c’eri nato, 

la tua vecchia Reggio, lasciata da bambino …un secolo prima…;

 e vederli così, quelli che salivano e scendevano da quella

 ‘corriera’, sembravano un gruppo di amici, tutti ‘compagni’ 

 che andassero o tornassero da una ‘gita’ …non uno scontento e

 anonimo gruppo disconosciuti, di personaggi in cerca d’autore

 che solo  il caso, faceva sedere vicini in quell’aria fredda del 

 buio di mattine d’inverno o nelle ombre di sere piovigginose e

 incrudite di nebbie fitte, quando stanchi ed arruffati si aveva

 soltanto voglia di ‘tornarsene a casa’. 


Non lo sapevi ancora, a sedici anni , cosa significasse fare ‘il

 pendolare’,non lo sapevi che, se non eri già forte e preparato

 dentro….non ci riuscivi a crearti un altro spazio, un altro

 gruppo e perdevi quel poco che avevi, faticosamente ricostruito.

 Non era ‘fuggendo’ una realtà, che te ne ricreavi un altra; tu,

 non appartenevi a quella città , questa città… , per te

 sconosciuta e ostile, con strade, nomi, volti, ricordi, che non

 appartenevano  a te  e indifferenti e scostanti, … tu stupido‘fuori

 sede’ che perdeva i vecchi compagni di scuola, di avventura, di

 vita e non aveva modo di ‘condividere’ la realtà dei nuovi

 compagni di strada.

E come compagno ,di viaggio e di classe, …lo ricordo, c’era un

 altro ‘transfugo’ della mia  “II B” di Forlì,…uno della Forlì ‘bene’,

 uno già grande, forse stato sempre grande e mai‘bimbo’ com’ero

 invece io… ; e i suoi racconti del suo stage a Londra ..mitica

 Londra di quegli anni remoti e le sue avventure con ragazze

 inglesi e la sua sicurezza, quel suo disincanto , il distacco

 indifferente, con cui ne parlava ;e quel colorare, a sua insaputa,

 l’aria di cose remote e per me, provinciale da niente, ‘fuori dal

 mondo’ ..e quel lasciarmi ancora più scontento e ‘da meno’ .E io

 che restavo con l’istinto di copiargli quei modi sicuri, quei gesti,

 quel suo modo di fare, che lo rendevano ‘grande’ , come io avrei

 voluto apparire ai miei stessi occhi…e che non sapevo, io, preso

 dalle mie nebbie e paure e insicurezze… 


E poi in classe, ad udire, senza ascoltarle davvero, parole e

 spiegazioni,..cercare di fare il mio ‘mestiere’ di studente, pur

 sentendomi un minuscolo pesce rosso, finito fuori dal vaso ad

 annaspare e boccheggiare, tra leggi di Ohm e teoremi di

 Thevenin e Norton e che più ne ha , più ne metta….;  Io che

 l’unica cosa che ero capace a fare,era…sognare e disegnare in

 aria e scrivere ...scrivere  e scrivendo, viaggiare e volare e

 colorare e dimenticare  se ero e cos’ero e perché ero.

Epoi,  con la tua cartella sdrucita…perché non c’erano ancora gli

 ‘zainetti’, allora, ..in fondo al tuo giorno, ad aspettare che

 arrivasse quella dannata “SITA”, a riportarti finalmente a

 casa…. e stranamente, cominciavi proprio allora, a sentire Forlì

 come un po’ più tua, allora che , sbattevi ‘a muso duro’  in

 un'altra città,  ancora una volta un pò diversa …e che,

 ancora una volta, sentivi ‘ostile’ o ti figuravi tale; … strani

 giochi del tempo e della mente, strani tarli che non smettevano

 mai, ne mai più avrebbero smesso di rodere dentro e avvelenare

 i giorni e mettere ‘salite’, dietro ad ogni curva…


… E quelle ruggini ‘pese’ e nere, che cominciavano a colarti

 dentro e a scavarti buchi, …buchi che non si sarebbero forse

 richiusi più…

 
 
 

L'ITI.....

Post n°262 pubblicato il 26 Gennaio 2014 da qui_percaso





…Ricordo la ‘corriera’ …la SITA…, che fermava davanti all’ex-GIL e di lì, in 

fretta,  trafelati, perché sempre in ritardo, per Viale Bovio e poi Corso 

Cavour, sino alla  strada di Casali e poi, là in fondo, l’ITI… Attraversavi quel 

tratto di giardino ed eri  dentro.. “III EF” ..l’ultima sezione, la più rabberciata 

e messa su alla ‘'peggio’  che ci  fosse, con ripetenti, ‘fuori sede’ e qualche 

‘normale’ a chiudere il gruppo.

….E per chi veniva, come me, dall’ITI di Forlì, dove al Biennio, vigeva una 

disciplina  ferrea, dove sembrava di stare ‘al Classico’, tanta la soggezione e l

a paura di finire  in presidenza, se sgarravi o se ti sbattevano fuori dalla porta… , voleva dire

 ritrovarsi a ‘babele’ o giù di lì… ; gente che entrava e usciva dalle finestre, 

altri a  fumare chiusi nei ‘gabinetti’, …ognuno che faceva i fatti suoi, …

professori che  dicevano ad uno, uno a caso..” Tu, …leggi da pagina 121…” 

quella era la lezione e  se non capivi qualcosa, …te la rileggevi, con 

comodo, da solo a casa o in autobus, o  ad ‘Officina’ dove montavi dei 

circuiti, e non potevi usare il saldatore che se no poi,  rovinavi condensatori 

o diodi e allora, fare ‘solo la finta’ che poi ci pensava Lui… 


Quei giorni poi, che c’era lezione anche al pomeriggio, ti toccava la mensa a 

palazzo  Ghini ..tipo sbobba o roba da emigrati con valigia di cartone, od 

una pizza da Altero,  alla Barriera e poi di nuovo a scuola …e dentro ti 

sentivi perso e voglia solo di  tornartene a casa e chi te lo aveva fatto fare…

 E quando era finita, ancora là, su  Viale Bovio a fare l’autostop per 

guadagnare tempo e riuscire a tornare a casa un  po’ prima, che con 

la ‘SITA’ e le auto che le potevi contare e che nessuno o quasi poi che  si 

fermasse e ti prendesse su…

….Eppure in testa e dentro al cuore, ti abitavano e scalpitavano “i sedici 

anni”  e  la  tua voglia di farglielo vedere, a quel mondo ‘vecchio’ e balordo, 

chi eri tu e che  domani….               

 …Che poi, passò anche domani.

 
 
 

Un Uomo, una Donna

Post n°261 pubblicato il 24 Gennaio 2014 da qui_percaso




Un uomo e una donna: 
si guardano muti, si vedono appena. 
Si sanno a memoria, 
non c’è mai sorpresa, 
non c’è più carezza, ne cosa.
Si sono voluti, una volta, 
si sono cercati e poi presi: 
e hanno fatto l’amore e dei figli 
e messo su casa. 
C’erano allora parole, tra loro, 
e il silenzio, una pausa di quiete soltanto. 
Stanno gesti consueti e saputi 
a renderli ancora un po’ uguali, 
stanno modi di fare imparati nel tempo 
e che son diventati gli stessi 
e che a volte, non serve parola.
Non bastano un uomo e una donna 
a tirare su casa, se non corre parola 
e non serve abitudine e noia 
a far finta di niente;
non basta averci qualcuno lì a fianco, 
a non essere soli.
Tra poco sarà ora di cena
e seduti di fronte
mangeranno da soli.

 
 
 

Macchie

Post n°260 pubblicato il 20 Gennaio 2014 da qui_percaso

 
 



..Macchia d’Inchiostro...

A volte credo di essere un sogno soltanto, un sogno che qualcuno 

s’è scordato di fare, un sogno rimasto impigliato tra le pieghe del 

buio e di un qualche silenzio…. 

Un sogno scordato per un tempo infinito nel chiuso di un dannato 

cassetto, sempre aperto al momento sbagliato; …o l’inquieto e 

agitato risveglio di un pensiero imndeciso, rimasto sospeso, a 

mezz’aria, a vagare nel niente e che ricorda, maldestro, ricordi 

non suoi . 

A volte penso di essere un sogno che qualcuno ha lasciato a metà; 

una vuota altalena che nessuno s’è presa la briga di spingere 

ancora, e si muove mossa sola dal tempo, stupido vento che non 

lascia mai sosta o riposo e che, quando si ferma, non riparte mai 

più. 

A volte mi ritrovo ritratto, inutile foto fatta solo da me, come 

avessi né forma o sostanza, dai bordi imprecisi e frastagliati , 

dove il volto è quello di un altro, istantanea fasulla e sfuocata, che

 somiglia a nessuno...: non le so le mie dita , né le linee indecise

 che mi corrono il palmo, non lo so il mio domani e a fatica ricordo

 di ieri, troppo preso a incartarmi in quest’ oggi che preme e mi

 spinge e mi tira. 

Non conosco le labbra che mi fanno contorno alla bocca, né quel

 cuore che mi usa per scuotermi dentro o i polmoni che mi rubano il

 fiato o gli stanchi neuroni che ronzano a vuoto senza averne più il

 senso e neppure misura . 

Adesso lo so, ne sono ben certo, di essere un sogno soltanto, quel

 sogno dannato che mi sono scordato di fare e da cui non mi so più

 svegliare, e lo sento quel vento che spinge i pensieri e che chiude

 e riapre porte …finestre …persiane, con un tonfo sinistro e

 scostante. 

Ed io, che me ne resto ben chiuso e nascosto, dentro uno di quei

 miei cassetti, uno dei tanti, di quelli che han smarrito, per strada,

 ogni chiave, adesso mi son sciolto, senza saperlo o volerlo, in una

 nera macchia fasulla, d’inchiostro, dai contorni distorti, che è

 andata a sporcare ed impregnare quei due fogli di carta rimasti, là

 dimenticati sul fondo: ora aspetto l’inverno, per finire al camino a

 far brace da niente, in un fumo sottile, grigiastro, che si sfalderà e

 sfuggirà via leggero , a perdersi dentro quel cielo...


 
 
 

L'ultimo volo

Post n°259 pubblicato il 19 Gennaio 2014 da qui_percaso




...E poi finì il suo volo o forse solamente, la voglia di volare o di 

 provarci ancora, perchè un tacchino non sapeva volare ne

 aveva  volato mai... E non avrebbero più udito fischiare l'aria

 stracciata  dalla rapace picchiata di quel falco che alto,

 scrutava  l'immobile  pianura, pronto a tuffarsi da quel suo

 cielo, ...ne  sarebbero più  andate nenie, o inutili canzoni sino a

 far sera ...o  stupidi  guasconi  e stanchi cavalieri ad imbastire

 duelli e giostre,  contro i fantocci ed i pensieri. 

 

Perchè quello non era 'cielo', ma solo un buco della serratura, 

appena una crepa, lì sul muro, un vetro sporco, uno specchio 

già in frantumi...

E poi perchè tutto ha una fine, perchè anche il sogno muore,
 

 perchè  finisce l'aria ed il respiro. perchè vien sempre l'ora...

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...Ben lieto..

Post n°258 pubblicato il 18 Gennaio 2014 da qui_percaso

Ben lieto di non figurare tra i Blog in evidenza...E neppure troppo sorpreso della capacità di chi stila classifiche e robe analoghe..... Perchè scrivo quì, allora?   Perchè alla faccia di tante stupidità, provo comunque a dire la 'mia'...

 
 
 

Magie

Post n°257 pubblicato il 18 Gennaio 2014 da qui_percaso


Magie


 

E il Magodella Pioggia,  gli diede indietro iltempo e lui, da quell’istante,  potèspostarsi avanti e indietro, rifarselo ogni volta, cambiarselo a piacimento; egli sembrò di colpo, d’avercela, tutta la vita in  una mano, racchiusa dentro il pugno …ed ilpoter pensare al come, …quando …dove e come un ubriaco folle, a danzare sottola pioggia e scegliere il momento, decidere il che fare , che se non  gli fosse poi andato bene.. l’avrebbe potutorifare un altra volta. E poi non c’era, in fondo, ad aspettarlo, non c’era più lei,la morte,  …che lui poteva scomparire, daquell’istante ed inventarsi nuovo, diverso, da qualche altra parte e poi daun'altra ancora, in una folle giostra senza fine…

E tuttiquelli che gli erano  dintorno, di colpofurono foglie, polvere sottile, nuvole soltanto, portate via dal vento e lui,lui invece, piantato lì, a restare e pure, ad un tempo, capace  a volare sopra ogni tempo: provò quasidolore, si sentì in colpa per quel suo inaspettato dono …potere …possibilità egli fecero un po’ pena, loro, gli altri, tutti quegli altri, legati, fissi,infissi in quel minuscolo francobollo di tempo; loro che non potevano checonoscere che quella scheggia, quei volti, quei cuori che avevano lì accanto,in quel momento …loro chiusi tra quei muri noti, in quelle strade sempre ugualie solo quelle, con l’abitudine a dire, fare , pensare , amare, che era quelloche avevano sempre saputo e avuto… Mentre lui, adesso, si era trasformato in unperenne, instancabile viaggiatore di spazio e tempo, potendosene tornare ad un‘prima’,  quando non c’era niente …ospingersi in avanti fin dove non aveva mai saputo, tra lingue, genti, usi, paesaggi,conoscenze, mai  neppure immaginati,caleidoscopio di vita e di emozioni; una valigia sempre pronta, la mentesveglia, in tasca lo spazzolino, nell’altra mano, pronto l’ombrello e strettodentro al pugno quel biglietto senza scadenza e prezzo e solo l’avventura percompagna...

Tuttoadesso sembrava sfilare via veloce, in fretta, quasi senza fermarglisi piùnella memoria o dentro gli occhi, come se stesse vorticando sospeso, legato sulseggiolino di un vecchio ‘calcinculo’, ad una giostra di paese: in quel suopossedere il tempo, si ritrovò, per ironia, a non aver più tempo ne ricordo, dialcuna cosa, preso nel mulinello di quel vento di “vita senza tempo”: case, strade,facce, emozioni, amori, affetti, il suo sapere non sapere, le sue certezze dicartone, neppure un volto amico accanto o un sentimento da cullare, neanche unsogno da immaginare o di cui crucciarsi, due occhi in cui specchiarsi .
…E poi, ma dov’era mai “ quel bello” immaginato tante volte,  dentro quel passato, in quella vita che era distenti o di soprusi, di nobili o di ricchi semidei o di villani barbari ?Dov’era mai la poesia di ritrovarsi immerso in ‘caccie alle streghe’, in santeinquisizioni, in idioti e falsi duelli, tra agguati ingiustizie di un mondodove la gente era poca, sparuta, affogata tra sporcizia e malattie el’ignoranza e la superstizione  regnavanopadrone e crasse…? Od forse più bello quell’anonimo futuro che non sentiva suo,che non capiva, che gli suonava ostile e vedeva lui, come barbaro incivile,come ‘ferrovecchio’ di un'altra era e di un altro mondo ? Era forse più giustoe vero quel tempo dove, come numeri, tutti si era al proprio posto, dove tuttoera deciso prima e niente lasciato al caso o all’inventiva o alla speranza …,tra facce smunte ed ingessate e strade che parevano di ghiaccio, fredde,  pulite a tirare via dritte all’infinito ?

E tuttequelle cose …sì, proprio tutte, ma non le aveva già nel “suo” di tempo, senzabisogno di risfogliare e rivangare indietro o correre ad incontrarle avanti?..Niente di vecchio, nulla di nuovo ..quella la vita, sempre uguale a se stessatravalicando anni e spazi, cambiando facce e strade: tutto un infinito mare dispecchi a riflettersi uguali, avanti e indietro…
D’un tratto, senza sapere come, si ritrovò seduto su un paracarro, al bordo di una strada polverosa ed una sottilepioggia che scendeva ad inzupparlo adagio, senza fretta, a mescolarsi lenta conle gocce che avevano preso a colargli dagli occhi…
“ Mago… Mago della Pioggia, ti prego, …ridammi il tempo che sapevo e in cui morivo, stretto e soffocato echiuso, con le facce di sempre, quei volti ora amici ora scontrosi ..ma quelli…,il calore di gesti noti, di spalle su cui contare, e quell’amore che mi siaccendeva dentro, al passo col mio tempo sempre fuori tempo  e quella mia malata voglia di ‘correrlo’ queltempo, ...ma restandomene piantato lì, fermo dov’ero; ridammi i miei vicolitortuosi , i miei viottoli e le piazze e le mie cartacce a rotolare via colvento e i sogni di ieri e di domani e quello che ero e che so essere, soltantoe semplicemente…: Mago, Mago della Pioggia, lasciami vivere questo mio,soltanto, di tempo… perché io di più, io, non so…”

Losgarbato spruzzo d’acqua di un’ auto, che passava di fretta ,  lo colpì secco in faccia, dandogli come lasveglia e facendogli capire che il Mago della Pioggia, aveva esaudito il suodesiderio e che tutto era tornato com’era stato prima, ...forse non era maicambiato, da prima…
 Come un ubriaco un po’ folle, si alzò  di scatto, da quel paracarro dov’era rimastoseduto, pensieroso ed immobile  e,  inzuppato ma felice prese a danzare sotto lapioggia, lì sul bordo della ‘statale’, nell’indifferente traffico che andava eveniva e  a cui niente importava, ne dilui ne di inesistenti “Maghi della Pioggia”…

 
 
 

Pensiero....

Post n°256 pubblicato il 15 Gennaio 2014 da qui_percaso




PENSIERO


...Avolte capitava che un pensiero..il più imprevisto, impreciso, inaffidabile edissociato dei pensieri, ...gli si intrufolasse in mente…E andasse adincastrarglisi dentro, scivolando da sotto le lenti scure ed entrandoattraverso  quegli occhi chiari …e poiscendendo  giù, giù fino a quel cuoretremolante e schivo; e allora lui gli rammentava, a quel pensiero, che non era quelladel cuore, la strada sua e la casa, ma la mente…, perchè era là, che i pensieriandavano a finire, nel groviglio…o nella solitudine sparuta, dei tanti o pochineuroni, delle sinapsi malaccorte, di quei gangli arrugginiti e stanchi….

Ma quelpensiero se ne infischiava del suo contorto e trito arrovellarsi, del suodiscernere e spiegare; se era al cuore che, lui pensiero,   doveva andare, un buon motivo ci doveva purstare e non esisteva motivo o ragione..che lo avrebbero mai potuto convincere efermare…

…Lui, eraun pensiero d’amore ..ed un pensiero d’amore, come una epidemia non lo potevi legareo confinare; prendeva mente e cuore e ti lasciava lì, sorriso ebete e lo sguardovuoto.. Solo un paio di occhiali scuri, per non lasciarlo troppo intuire…leggere …capire….

“Su quelvelluto rosa,  disegnerò con i colori dell'amore,con i pennelli del desiderio. Li intingerò tra le tue labbra, tra le tue coscee tra i capelli e ruberò i riflessi di quei tuoi occhi; su quella seta,scivolerò come distesa senza fine, inebriandomi dei tuoi profumi, del tuo aromadi donna e femmina e di amore; della tua mano, sarò le dita, della tua bocca, lelabbra, del tuo respiro, l’aria, di ogni tuo andare, il passo, della tua anima,l'ombra perenne ... Io che sono solo Te... ...Di quel profumo sensuale che ancora rimane e aleggia. ...di quell'immagineche ruba via lo sguardo e sposta il pensiero.. di quel sentire che muore ingola e si trasforma in gocce di sudore che appiccicose ..lente scivolano allapelle... io che ti penso, io che ti voglio, io che mi perdo quando non ci sei :mai e sempre …. perche' tu sei in me..., Tu sei me”

Così,mescolato al sangue, al ribollente flusso, quel pensiero scivolava via aperdersi bislacco, dolcissimo, assurdo, in un mai detto e mille e mille volteurlato, canto, …a sciogliersi nel cuore e diventare bruciante carne…

 
 
 

Il cielo blu...

Post n°255 pubblicato il 13 Gennaio 2014 da qui_percaso

Il cielo blù……


 

…Lo scattering di Rayleigh,   provoca la diffusione delle

 radiazioni elettromagnetiche , più o meno uniformemente, in

 tutte le direzioni. L’estensione di tale scattering, dipende

 ovviamente, dalla ‘lunghezzad’onda’ della radiazione

 incidente.


Il fatto che il cielo ci appaia blù, è dovuto alla diffusione di

 Rayleigh della luce solare, da parte degli elettroni degli atomi

 che formano le molecole dell’atmosfera; tale diffusione è

 molto più efficace per corte ‘lunghezze d’onda’ , appunto 

l’estremità  “blu” dello spettro visibile......


 

 
 
 

Argante

Post n°254 pubblicato il 12 Gennaio 2014 da qui_percaso



Argante

(nome‘di battaglia’ di mio Padre, Partigiano)

 

Erano tuoi quei monti, lì c’eri nato

e in fondo a quei tuoi  occhi grigi,

accesi,brillavano i vent’anni.

Batteva forte il cuore e ti correva il sangue

mentre cantavi “O Bella Ciao”

ed inseguivi il sogno

di“Dame e Cavalieri e Libertà”…

Come le tue medaglie, mi stai piantato

dentro il petto, ora,

come quel sogno, per sempre resterai,

Eterno Cavaliere

a togliermi le macchie e ogni paura…




 
 
 

Caro "Libero"

Post n°253 pubblicato il 11 Gennaio 2014 da qui_percaso

Caro "Libero", ti scrivo e ti domando quando imparerai ad 


essere meno frivolo o idiota e  a lasciare perdere quegli 

stupidi spot che appaiono costantemente sulla pagina di 

 avvio: ma credi che davvero ci interessi  se la Marini ha la 

cellulite o no ...o  se la  Canalis  ha un tiramento o quale sia  

(...secondo quale crisma o canone , poi...) il lato B più  

cliccato del pianeta.. o se quella mentecatta ( senza 

volergliene, porella...) della Marcuzzi ..si 'dimentica' gli slip...? 

O pensi siamo tutti allocchi deficenti, con le solite notizie 

bomba del  partito  che fa un tonfo e dell'altro che va alle 

stelle..spostandosi di 0,3 % al più...Ma  su,  Libero..facci 

almeno appena più intelligenti ..non  regalarci questa 

demenza a piene  mani ..lasciaci credere distare in un sito 

dove l'intelligenza possa trovare, se non  casa, almeno 

ospitalità....

Un blogger  " di latta", qui per caso...

 
 
 

Solo per caso

Post n°252 pubblicato il 10 Gennaio 2014 da qui_percaso

Solo per caso
(delirio di una notte insonne)

Con questa faccia da imbecille, me ne vado in giro per la vita: mi fermo a volte, a prendere fiato, poi corro, siedo, parlo, taccio. Con questa testa un po’ bislacca, m’inseguo tutto il giorno, mentre scappo e mi nascondo e quando m'incontro i sogni, li afferro per la coda e me li faccio girare intorno a mò di girotondo, sino ad ubriacarmi e perder l’equilibrio e a non sapere più se ero io a far girare loro, o loro me, come un pupazzo…
Con questa voce rauca, mi canto addosso, le mie canzoni e le mie nenie ..a volte ninna nanne, per addormentarmi e farmi compagnia e mi mangio e ingoio le parole e sporco fogli di segni, lettere e idiozie.
Con questo strano mio sentire, mi macino i minuti e gli anni, mi perdo nei bicchieri e nei fondi del caffè e piango e rido senza senso ne ragione e amo e soffro come non ci fosse età o stagioni, come se  un vento dispettoso,  mi avesse mescolato e fuso insieme …adesso, dopo, sempre, mai…
Con queste dita anchilosate, che ormai non sanno penna, consumo i tasti e scrivo e racconto e invento storie, ritmi, mondi, fantasmi: e mi ci specchio , mi ci rifletto e mi disegno e mi cancello. E mi assomiglio a voi, diverso euguale ..a volte migliore, quasi sempre peggiore, quasi mai scaltro o furbo,spesso ingenuo e sognatore, sempre stonato e fuori tema.
Con queste gambe che mi portano un po’ a spasso, cammino ‘a gambero’ i mieigiorni, cercando e poi cercando quale il cammino e la direzione, perdendomi eritrovandomi, guardandomi di sbieco ..in tralice, in questo insulso andare chesembra senza meta e che, se c’è, non so qual è.
In mezzo a questa notte insonne, mi sento un eremita o un naufrago od uncretino solamente,  che tirasemplicemente a far  mattina; un follenavigante che s’inventa mari, tempeste, viaggi, draghi volanti,  per disegnarsi scuse al quel suo traballanteandare, allo sconclusionato “vado-resto-ma poi non so”, a questo scorticato suo‘viaggiare’.

 Confuso e mescolato ad altri cento o mille, che non so, coperto ed affogato da ombre e dubbi e tutte le mie paure, ubriaco di sogni e di “sarò”, schifato e innamorato di questa puttana vita, …la sola che io ho, continuerò per sempre a ricercarmi negli specchi, nelle pozzanghere e nei riflessi a caccia di Isole che non si fan trovare, di Arabe Fenici, di una Thule che è sempre l’ultima, di quell’Eldorado là …e a ritrovarmi , sempre e soltanto, per puro caso, qui…

 
 
 

Giorni

Post n°251 pubblicato il 09 Gennaio 2014 da qui_percaso



Giorni

 

..Lavecchia sedia, lì in cucina, mi osserva muta; striata e scorticata dagli anni edalle memorie, sta lì, in disparte, cimelio di altre vite e altri giorni,ricordo tangibile di quella casa dove si viveva, un tempo,  ‘ in una stanza’ e ‘farsi il bagno’,  era immergersi nella tinozza riempita diacqua calda e piazzata nel bel mezzo della grande cucina. Rimasta solo ‘lei’delle sei sedie che c’erano, allora: le altre andate nei traslochi o perchètroppo malandate o perchè ‘la roba vecchia, dopo un po, stanca’.
Ricordo che mi pareva ‘vecchia’ già da bambino ..l’avevo sempre vista lì..c’erasempre stata e adesso ,con quelle crepe e quei suoi segni incisi e la sua formademodè, mi rispecchiava indietro gli anni, i suoi e i miei…, lei quasi uguale acom’era…io con le pieghe dentro e fuori e una stanchezza in fondo agli occhi..anch’io senza saperlo, a volte..o facendo finta che, vecchio ormai e dabuttare via..

Nelripostiglio dei ricordi, vengono a galla, talvolta, le più impensate cose,turaccioli leggeri di un tempo già trascorso e speso, palloncini che hannoperso il gancio o la mano che li teneva a freno e ti sembra, …se lasci andarelibero il pensiero, di ritrovarti nel retrobottega di un vecchio rigattiere,tra cianfrusaglie, disordine e ricordi, tra groppi in gola ed occhi lucidi e ilsuono di vecchie risate cristalline che, …riascoltarle , sembrano tintinnarecome cristallo vero… 

Mi vienevoglia, tutto di colpo, ..di mettermi a sedere, sulla ‘mia sedia’,  tornare indietro a ‘casa mia’ al tempo dovenon esisteva il tempo , che non c’era niente e solamente una stanza spoglia edisadorna: eppure ….”casa tua”; tutta la vita ancora da scegliere e sbagliare,tutte le cose ancora da fare, mobilio e sedie vecchie, ..un giorno, ancora davenire, …da buttare. Coi gomiti appoggiati al tavolo, lasci vagare lo sguardoad inseguire niente, fisso lontano, a riguardarti il muro, mentre di fuori,poco oltre i vetri  chiusi, il giornopiano piano, sale… 

 

 
 
 

Torno subito.....

Post n°250 pubblicato il 08 Gennaio 2014 da qui_percaso

 

 

 

Post-it

 

 

E adagio, poco a poco, scivolò via leggero come fa il vento.. E forse era davvero

vento... od uno sbuffo.. o appena un suo minuscolo vorticare.. Come un presagio

antico, da sempre già saputo, ...come altre volte..forse...già accaduto; se l'era

sentito che sarebbe successo e se n'era sussurrato in giro: lui , quell'istrione

inconsistente e senza spessore, quel filo sottile di pensiero, quell'ide vaga e

trasognata, tenuto a terra da un ancora di fumo, della stessa sostanza dell'erba

voglio e dell'aurora boreale. Lui, un po' Merlino, un po' Guascone e Peter Pan e

Don Quixiote, distratto ...disattento ..senza copione, con  un foglietto in tasca con

scritto su il nome e l'indirizzo, per ricordarsi mai chi era, ...si fosse perso, in una

qualche sera...


E adesso, come previsto ...com'era nelle cose, si affievoliva mano a mano, la sua

scia, si illanguidiva la tenue traccia.  quella presenza: restava ormai un'ombra e

basta, un ricordo sfumato, neppure un etto di rimpianto, o un grammo di

rammarico ...nessuno che lo richiamasse indietro o a dirgli.."Ma dai non far

così...ma che hai capito..?!", quasi che lui, non fosse poi, in fondo, mai stato...

E salutò così, quasi senza salutare, tirandosi su il bavero e via di lungo, per il

saputo viale, ...senza fanfare e senza fuochi d'artificio, senza proclami,

portandondosi con se fantocci, maschere, giacche vecchie e nuove, rumore di

vetri rotti, odore di stantio e di aria cotta; e se ne andò, come fa il fumo dal

camino, in perfetto silenzio, confuso al cielo grigio, disciolto in quell'inverno, una

sera qualunque,  delle tante ..lasciando quattro righe e un promemoria.


Un promemoria con su scritto: "Torno subito, o forse no".....

 

 

 
 
 

Capita...

Post n°249 pubblicato il 07 Gennaio 2014 da qui_percaso

 

A volte....

 

..A volte t'incarti nel pensare di pensare ..e il tuo pensiero si ferma lì..A volte sei stanco


d'esser stanco, ma quella tua stanchezza ti tiene legato lì. Spesso affoghi nei ricordi,


sino a non sapere più se sei adesso quì, o sei rimasto indietro, a quel passato lì...


Sempre ricerchi un dopo, un altro, un poi, un "pò più in là" e nel cercare ti perdi

 

l'adesso e ciò che sei nel tuo istante. Indeciso, combattuto, corroso dal sentirti, insieme,


meno e più, ti lasci passare sopra il Tempo ..sino a non averne più...

 
 
 

Quel vento....

Post n°248 pubblicato il 06 Gennaio 2014 da qui_percaso

 

Quel vento

 

...Era stato come un improvviso vento...quel certo vento, che avesse sferzato

all'improvviso il mare, sollevando onde e cavalloni e schiume, sino a toccare il cielo...

Quello stesso vento capace di ammucchiare e sperdere in un istante nubi e nembi nel

cielo blu e farlo in attimo passare, da luogo vuoto e  solitario, a massa semovente di

forme e di colori; era stata una tempesta che aveva spazzato via il reale, l'attuale,

...tutto ciò che era il presente, lasciando padrone il sogno e l'illusione, a comandare e

a guidare pensiero e mente. Era...

E poi, di colpo ...quasi d'un tratto...niente: e la realtà cruda e imperiosa, aveva ripreso

in mano i giorni e quelle vite, legate un attimo, da un incantesimo sognante, dai fumi

di un'ebbrezza senza confini ne vincoli ne se...ne ma...


E adesso, in quella calma piatta e opaca, si riguardava ..lì immobile nel palmo della

mano, quel cuore stanco che continuava a battere e pompare sangue ; ma non più

come coacervo di emozione e di sentire, ma solamente come pompa, organo

meccanico, fatto di muscolo e di carne ...sì, ma poi soltanto un meccanismo, che faceva

soltanto il suo mestiere.

Richiuse adagio gli occhi e si rimise piano, a sedere sul letto, sentendosi un po'

stanco..; un altro lungo giorno oh..lo sapeva, lo attendeva, lì fuori dalla porta,

attendeva che lui scendesse quelle scale, per sbattergli di nuovo in faccia, quella che

era la vita solita, di sempre, sgualcirgli il sogno, gettarlo come cartaccia, nel primo

cestino o sacco nero o tombino...


Di scatto, come rassegnato a quello che tanto era la sola cosa da fare e da venire, si

alzò, prese la porta e rotolò giù per le scale, verso l'idiota giorno che l'aspettava,

indifferente e pigro, là fuori del portone... Che poi domani, sarebbe stato ancora un

altro giorno..

 

 

 
 
 
Successivi »
 

Ali per Volare....

 

A .... B ...C ....