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Giocatori di Scacchi

Post n°164 pubblicato il 24 Maggio 2013 da qui_percaso

 

Giocatori di scacchi

 

Le due ‘figure’ sedute al vecchio tavolino dal legno scheggiato ed impregnato dall’odore forte, ..odore di ‘Osteria’, fatto di aromi di vino, di muffe annose e di tabacco, in un angolo appartato, un po’ in ombra e discosto dagli altri tavoli, se ne restavano mute ed assorte, l’una di fronte all’altra, uno coi gomiti appoggiati al ripiano corrugato e con il palmo della mano a reggersi su il mento, l’altro stravaccato sullo schienale della ossuta sedia, con un bicchiere in mano ed una strana smorfia disegnata in volto; si osservavano un po’ in tralice, “sul chi va là”, come aspettando la mossa, uno dell’altro, quasi fossero stati due giocatori di scacchi, intenti a soppesare ogni mossa, studiare l’altro a prevenirne, già, il pensiero e il fare…
Lo sguardo acceso e vivo di quello appoggiato al piano del tavolo, quella sua scintilla di ironico distacco, affogata nell’azzurro degli occhi, gli regalavano una indefinibile età che non lasciava intendere, i suoi anni, di certo, ormai non più “verdi”. E poi quell’eterna piega di sorriso che gli incurvava le labbra e che faceva pensare ad un ragazzino, discolo e incorreggibile, che ne aveva pensata e combinata una dietro l’altra e che ancora, sornione, volesse continuare a farlo, incurante o dimentico sul decidersi a dargliela su ed ad appendere le scarpe al chiodo e mettere giudizio, come non volesse capire..o forse accettare…, che il diventare ‘vecchi’ era una tappa che a tutti – o quasi -, …prima o poi…, toccava e che i suoi anni, se ne erano da un pezzo scorsi via, uno appresso l’altro, senza mai perdere un sol colpo… e, forse chissà, ..iniziavano a pesargli, adesso,  un poco addosso.
L’altro, col suo bicchiere sospeso in aria, quasi in perenne attesa di portarselo alle labbra a bersi un sorso, a inumidirle quelle labbra che parevano rinsecchite e screpolate da chissà che salsedine o polvere vetusta o cicatrici di pensiero o fiume d’anni… Non glieli leggevi, i suoi occhi, perché coperti d’ombra, tra quelle folte sopracciglia scure e la tesa dello sformato e consunto cappellaccio, calato sulla fronte e che non si toglieva mai dal capo : si intuiva, ben chiaro, il pallore di quella rugosa pelle che spiccava sullo scarno e scavato volto. Brillavano, in quello strano gioco d’ombra, come due braci accese, soltanto le sue pupille e traspariva anche se non detto, un profondo senso di stanchezza, uno smarrimento sottile e sotterraneo, che pareva sfiancarlo e consumarlo e roderlo di dentro…
Come se fosse stato stanco del ‘mestiere’ ..di quel suo ‘vivere’, che lui soltanto e l‘altro vecchio, lì di fronte, sapevano essere un po’ ‘parassita’ e vissuto alle spalle degli altri, ..di tutti gli altri, ..milioni di milioni di ‘altri’… uomini, donne, animali, vermi, piante… soli, pianeti, galassie…

“ E proprio tu vieni a farmi ‘la morale’, tu che li hai sempre giocati come fossero stati dei semplici burattini… facendogli mancare ‘tempo’, quando serviva loro, rubandoglielo senza che se ne accorgessero, ..facendogli pesare addosso noia ed impotenza, in tanti uggiosi momenti che a loro , tante, troppe volte.., erano parsi sempre gli stessi interminabili attimi; e altre volte, non gli hai lasciato …il tempo… di pensare ..capire ..decidere, scivolandogli addosso, sfuggendogli via di tra le dita, tra i pensieri, tra i loro miseri e razzenti e inutili anni…”

“ Senti chi parla.., da quale pulpito…: e tu li hai forse mai avvisati…almeno uno, uno soltanto, od una sola volta… che quella sarebbe stata “l’ora”, “il momento”..Gli hai forse lasciato , tu, mai il tempo di sistemare, predisporre, prepararsi ‘al viaggio’, ..il tempo di rimettere cose a posto..in ordine, di terminare cose…?  Hai mai dato loro una qualche ‘chance’, una scelta o chiesto loro un’opinione…? ”

“..Ehi… ma tu, vecchio stralunato, ne hai mai avuta idea, di quanti e quali siano stati ‘quelli’ e quelle cose, a cui avrei dovuto dare chances o chiedere pareri o permessi…?  Di quale mole e peso, nel tuo stupido, ineffabile fluire, sarebbe stato, il farlo? ..E del come avrei potuto, io, da solo, scegliere e decidere tra un si, ora, adesso subito…o un “più tardi”..”domani”..chissa quando… e perché uno e non un altro..:?
Tu, piuttosto, che hai sempre fatto credere loro, ….ci sarebbe stato ancora tempo, e sempre un dopo, un poi, …un’altra volta, lasciandoli sospesi a bearsi nell’illusione falsa di un domani che non sarebbe arrivato mai…. Tu, …vecchio pagliaccio, travestito da sempiterno illusionista“

“…Illusionista e pagliaccio, eh…? Io, …io che ho sempre lasciato scorrere il mio tempo allo stesso modo, qualunque fosse la situazione o il luogo, ..io perso a preso a fare uguale sempre e ovunque il mio fluire, ..a non fare differenze o privilegi…Io che ho corso tutto ‘il mio tempo’ tra spazi immensi, ricolmi di galassie e vuoto e gli angoli più nascosti, tra fessure e spigoli, ..tra stelle e comignoli, facendo da metronomo a soli, quasar, pulsar..o a minuscoli vermetti e bruchi e foglie e fili d’erba….? Io che nel mio grembo…sotto il mio sguardo vigile ed attento ho lasciato la vita si espandesse, crescesse, si facesse ‘adulta’, …lasciando ovunque, sempre, un filo indelebile ed ininterrotto di ricordi, a legare e ‘tener memoria’…  E io sarei il pagliaccio….”

Sotto la sferza di quelle parole, l’altro vecchio, la Morte, si portò il bicchiere alle labbra e se lo scolò  in un solo sorso, come a riuscire a mandare giù il groppo che gli chiudeva la gola, …a fare scorrere via quell’arsura nera che sentiva, via via, attanagliarlo… Che diavolo  ne sapeva lui, quel vecchio ‘perditempo’, di quali salti mortali avesse fatto, lui,  ogni volta che l’aveva potuto,  per evitare, ….procastrinare, …posporre… e come avesse, alla fine, deciso di lasciare fare al fato, …al caso, …a un qualche Dio, …all’entropia del cosmo, all’idiozia degli eventi e dell’uomo…, la scelta di come e quando e cosa… Lui, vecchio bastardo, stupido Tempo, lui sì che, invece,  non aveva mai guardato in faccia nessuno e si era ‘lasciato scivolare’ sopra se stesso e l’universo, come fosse stato semplicemente un alito, un sospiro, un vento…, lasciando a lui, la Morte, l’ingrato compito di ‘fare tornare i conti’, piantar paletti, tracciar confini, metter punti e puntini…, nessuna virgola.

Con sguardo torvo, che quasi sentivi una repressa ira ribollire a far evaporare lo spazio, l’aria e l’universo intorno, i due, la Morte e il Tempo, se ne restarono lì in silenzio, guardandosi ‘in cagnesco’, quasi senza più voglia di battibeccare ancora, o forse studiando un’altra frase ‘fatta’ e altisonante, ‘a effetto’, per chiudere la bocca all’altro e averla vinta…, quando all’improvviso percepirono ‘una presenza’ accanto..Lì, in piedi ad osservarli con cipiglio duro e fiero, un piccolo marmocchio d’uomo, di cinque..sei anni appena, alto una spanna o poco più, puntò su loro un paffutello dito e con il tono un po’ impastato e goffo - ..quello d’un bimbo.. – li apostrofò con parole che pure erano appuntite e chiare e piane:

“…Io non lo so …chi siete voi due, ..io non vi conosco: stavo leccandomi, in santa pace, il mio gelato, quando vi ho sentito che parlavate… ad alta voce, …un po’ arrabbiati… Non ho capito molto di quello che vi stavate dicendo…,  io sono piccolo e non le so tante parole, …eppure so di avere tutto il tempo che voglio e che mi serve e che – ne sono certo – non mi finirà mai, finchè ci crederò… E non so neppure che cosa sia la morte ..cosa vuole mai dire e a cosa serve: ….ho tanta vita lì davanti, io, che credo che, questi vostri,  siano soltanto discorsi da poveri vecchi disillusi che non hanno niente altro di meglio da fare o da pensare. Io, ho tutta una vita, ancora dafare e da  creare, …altro che Tempo e Morte…

E con un’alzata di spalle ed una smorfia di sussiego, girò su se stesso, pianta_ doli lì, in asso,  come due sciocchi, buffi burattini a bocca aperta e con lo sguardo attonito, stranito, messi ‘in buca’ da quel niente d’un ragazzino…

…Fu allora che Morte disse a Tempo, prendendo il fiasco di rosso per il collo e dopo essersi riempito il suo bicchiere: “ ..Dai allungami qui quel tuo bicchiere vuoto, …che ci facciamo ancora un sorso di quello buono e un brindisi, ..che, giovani come adesso, non ce lo potremo scolare mai più… E che ….a morire poi, … dà retta a me, …c’è sempre …tempo….”

Nell’aria ferma della cupa e sgangherata osteria, s’alzò, di colpo,  all’unisono, il coro di due grasse risate che andarono chiassose e vive, come un vento mai stato prima,  a rompere il silenzio…, a far scordare, per un momento solo, anche ai due ‘vecchi’, …. e della morte e di ogni tempo…..

 

 

 
 
 

La Strada

Post n°163 pubblicato il 19 Maggio 2013 da qui_percaso

La Strada

 

L’uomo volse lo sguardo alle spalle, girando stancamenteil capo: la strada bianca, polverosa, solitaria, si distendeva sino dove il suoocchio poteva spingersi, ..tra anse e curve, là in lontananza, fin dovel’orizzonte andava a confondersi e mescolarsi, in distanza, a quello strano ondeggiaredi aria e polvere .
Gli venne da pensare, a quanta ne aveva camminata, di quella strada, …a quantebuche e sassi si era ingoiato, a quante salite e discese s’era dovuto sorbire;a quante volte si era ritrovato infradiciato d’acqua sino alle ossa, o bruciatoda un sole accecante e indifferente, …a quanti paracarri su cui s’era seduto perriprendere fiato, a fare brevi, provvisorie soste; e a tutti quei casuali, momentanei‘compagni di viaggio’ con cui aveva diviso parti di quel tribolato suoviaggiare, ..volti e voci ormai scolorite e sfumate dal tempo e dalla distanza,..qualcuno rimasto dentro gli occhi, altri dentro il cuore, altri nella mente.
…E di tutte le volte che gli era venuta voglia di dire ‘basta’, di nonripartire un’altra volta, di non rialzarsi da quel paracarro e di lasciarsiscivolare dentro un qualche fosso, a confondersi con l’erbaccia e con l’ortica,a far marcire, via, lontano, i pensieri e le ansie e le frette ed ogni attesa;di tutte le volte che, ingolfato e stanco, si era domandato che senso avessemai avuto quell’andare e quale mai fosse la direzione e chi gli avesse messo intesta che si doveva , in ogni caso, andare. E di tutte le stagioni e gli anni,che adesso gli abitavano di dentro e che avevano scavato e inciso, alacritarli, fessure, buche, canaloni, voragini… , lasciandogli quel soffuso eindefinito malessere, che mordeva e corrodeva e di cui non sapeva decifrare,appieno, il senso.
..Laggiù in fondo, confusi a quell’ondeggiare distante, gli parve di scorgerecome una lunga carovana, ..una indefinita ed indecifrabile  sequela di immagini e di idee e ricordi e facce e istanti, che parevaprocedere in una lenta processione, ammantata e scolorita da uno strato divernice fatta di tanti colori differenti …di gioia e di tristezza, ..davelature di lacrime e da scoppi di risa, da ondate di tenerezza e sbuffi dinostalgia, da spruzzi di allegria e da acuti strappi di dolore nero, …tutte legate.Indissolubilmente, l’una all’altra, da un sottile cordone … da un filoinvisibile ma inossidabile, fatto di malinconia.
Sembravano seguirlo, a distanza, fermandosi, se lui si fermava, …ripartendo, selui ripartiva, come fossero state senza soluzione di continuità, legate al suostesso incedere, al suo altalenante passo stanco.
…D’un tratto una figura, tra le tante, sembrò staccarsi da quella lunga fila edin un attimo fu lì, accanto, sopra, dentro lui …e la calda voce di suo padre loinondò, inattesa ed imprevista, di una dolcezza ed una nostalgia sottile eforte che tutto il resto cancellava….“Vai figlio…, riprendi a camminare,smettila di guardarti indietro.., hai tanta strada ancora avanti e tanti passiancora da camminare e tanto da fare, dare, regalare, al mondo, agli anni, allatua vita… Io, ..noi, continuò, -  indicando la lunga fila che adesso si erafermata in attesa – ci saremo sempre e da lontano ti accompagneremo espingeremo, come un vento amico, una vela che non s’ammainerà mai, qualunquesia la tempesta che si possa addensare sui tuoi passi e sempre ti guarderemo lespalle….”

 

L’uomo sentì le lacrime sgorgare copiose arigargli il volto, mentre si perdeva nel grigio acceso degli occhi di suo padre,..nel suo sorriso e nel calore della sua mano che si era posata sulla spalla inuna dolcissima carezza ….ma nel contempo si sentì una forza nuova, possente,che non ammetteva repliche o dinieghi, prenderlo di dentro a ridargli forza espinta; non fece in tempo a rispondere a quelle insperate parole d’amore e diconforto…, che l’immagine del padre era già sfumata, ..tornando a mescolarsialla lunga fila che aspettava, laggiù in fondo, persa nella foschia delladistanza, lasciandogli di dentro, quel calore, quell’aura strana, come un fuocoche prima non c’era…

 

Si riaggiustò lo zaino sulle spalle e sitirò su il bavero a tener fuori un brivido, poi, annusando l’aria e il vento,girò lo sguardo verso Est e riprese il suo cammino, mentre la luce nei suoi occhi,aveva preso a giocare uno strano colore, ..un misto di azzuro e grigio e diindefinibile sorriso….

 

 

  

 
 
 

Baci Profondi

Post n°161 pubblicato il 15 Maggio 2013 da qui_percaso

  

Baci profondi

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..E mentre quella calda lingua, curiosa, inarrestabile … continuava a  scenderle lungo la schiena, disegnandolebrividi e lasciandole una lucente  edumida scia di saliva...giù..sempre più giù, sino a raggiungere il seducenteanfratto, celato e avvolto dai suoi splendidi glutei... ; mentre la puntamaliziosa  di quella lingua, si incuneavain quel solco magico e vellutato e penetrava quel forellino rugoso ed invitanteche ritmicamente aveva preso a dilatarsi ed a contrarsi, come preso da una incontenibilemarea di piacere, che lo facesse vibrare spasmodicamente, quasi avesseposseduto un suo proprio ed autonomo orgasmico volere...
…Mentre quelle natiche sode, lisce, affusolate, …si offrivano inarcandosi, aquei baci sempre più languidi e profondi e segreti, sussultando e divaricandosisempre più, ...ecco, che allora, sgorgò invadente, l'amore, ...puro, totale,oscenamente carnale, ma ammantato ed addolcito e trasceso da una magica patinadi dolcezza e da un profumo di tenerezza e di appartenenza, capace disovrastare ed annichilire ed inglobare in se, ogni desiderio, …ogni altrasensazione...emozione…volere… E allora,  fù soltanto il baluginare di stellescintillanti.

 

 

 

 

 
 
 

Senza Risveglio

Post n°160 pubblicato il 13 Maggio 2013 da qui_percaso

  

Senza risveglio

 

 

 

...Sarà un giorno chenon sarà giorno,

..non lo sarà più pernessuno,

in nessun luogo, innessun tempo

e in cui niente saràmai stato;

e tutto ciò sarà l’assurdo,

meraviglioso einconfessato,

sarà l’eterno cheschiaccia e opprime,

la commozione che si fa carne,

il più profondo dei terrori...

E di quel tempo,saremo istante

e di quel niente,vuoto respiro.

Non resterà sentore oidea,

non morderà più alcunricordo

e non sapremo diesserci assomigliati,

nè la coscienza d’avervissuto.

...Saremo un sogno

che non sapremo d’aversognato,

senza un inizio, neun lieto fine

e che di colpo saràmai stato...

 

 
 
 

..Pensiri di Vento...

Post n°159 pubblicato il 07 Maggio 2013 da qui_percaso

 

..PENSIERI di VENTO...

 

 

…Leggero, soffice,impalpabile, …dentro, nasce un minuscolo pensiero…  Soffuso, coinvolgente, suadente, si dipana e si allarga e ruba spazio e mente,donandoti silenzio e smarrimento… Confuso, impreciso, esitante, si guardaintorno e cerca aria, luce, giorno, cerca un sentiero, cerca un motivo…Insofferente, sprezzante, arrogante, si apre strada e spezza e divelle argini econfini e solito e saputo… Titubante, indeciso, perplesso, si ferma e sisospende ad un gancio appeso al nulla e aspetta, aspetta e basta… Scontroso,insofferente, recalcitrante, ti pianta in asso e scioglie via nel vento,lasciandoti scontento e perso a ripensarti muto… Complesso, tortuoso,cervellotico, ti gira e rigira nella mente e scava e cuce e sale e scende,lasciandoti impotente e nudo nella risacca convulsa dei tuoi mille “perché”…
Colorato, incosciente, intraprendente, strappa sorrisi e regala fiato e anelitie speranza, ancora voglie e ti ridà il bambino che non sarà mai un momento, ‘unvecchio’… 

 

..Vento,  vento forte ed incessante, ..un turbinareassurdo ed invadente, un rimestare, quel ruminante sottofondo che corrode econsuma ed alimenta …un non avere pace, un non mai fermarsi un attimo …apensare…
Questo soltanto sa quel pensiero che s’alza nella mente…. E questo vento…… questovento che sa di andato, di ieri, di già stato… scivola leggero tra i capelli etra le pieghe che corrono la mente, mentre una luce chiara, accesa, in fondoagli occhi, si dipana e brucia..

 

….E c’è…c’era…, adaffacciarsi dietro quel vento di pensiero, un sorriso aperto e ingenuo adisegnarsi su quel volto ed una espressione di attesa a un ‘dopo’ da venire.Stringeva uno sdrucito sacco in una mano e si portava a spasso il vecchiozaino, ricolmo dei suoi sogni, ….cartacce, ..tappi di bottiglia e di chimere. Sembravatiepida, allora, l’aria e c’erano speranze ad affollarsi intorno ..e un passo sempreancora da avanzare, e una parola che non era stata detta, ed un sorriso non ancoraspeso e un’illusione da giocarsi poi …ed una sfida da sfidarsi ed una pagina dascrivere…e…

 

Sembravano un ricamoquelle parole che scioglievano nel vento ed un tacito invito, quella gioiosamalinconia, che lo colorava dentro e gli regalava senso, calore e idee e unadolcezza strana, tutta sua, …ma non sapeva offuscare mai, …quella malinconia,il suo voler rincorrere ogni onda …nube …farfalla …sogno …filo d’erba …

 

Se né volato via inquel suo giocare il tempo, di colpo, un giorno …e non è più tornato a prenderlo,..lasciandolo là da solo, ad incartarenebbia e smarrimento, ..a disegnare inutili fantasmi, …a colorare con quelpensiero, il vento…
E lui, ancora e sempre lì  ad inseguire un fragile pensiero fatto di vento…

 

 

 

 
 
 

Di Spazio, di Tempi e d'Universo...

Post n°158 pubblicato il 22 Gennaio 2013 da qui_percaso

 

Di Spazio, di Tempo e di Universo…

 

 

Questa è la breve storia…appena appena romanzata..di un qualcosa inventato lì per lì, ‘su due piedi’, … da un signore (…pardon , un Dio) un po’ bislacco e stralunato, che un bel giorno (..non si sa poi bene quale giorno, ….visto che i giorni ancora non esistevano…) decise, per noia, per rabbia o per diletto suo.., d’inventarsi lo Spazio e il Tempo e l’Universo.
…Cosa accidenti fossero, ..non gli era poi ancora, al momento, molto chiaro.., ma..chissà..col tempo…ci avrebbe capito, magari, un po’ di più anche Lui…

Picchiò tre volte il pugno (..su cosa lo picchiasse, non si sa…, visto che non esisteva niente, ..e forse neppure il pugno, esisteva, ..ma visto che Lui era un..Dio, Lui lo battè ugualmente…), disse Tre volte Tre, fece un gran gesto intorno ( ..e non chiediamoci a cosa fosse intorno …) e di colpo, lo Spazio fù.
E per poter fissare la data esatta, di quella sua geniale trovata, …bhè, sì.., pensò di farci insieme,  anche il Tempo: ..se no, come facevi a dire del prima o del dopo e del poi e del momento…?

Ah certo, ..dobbiamo riconoscerlo che aveva molte e varie ‘conoscenze’, quel ‘tipo’ là: di certo era un gran fisico (..no, ..non nel senso del palestrato, che ancora …se Dio vuole…, non esistevano, ma in quello del ‘Fisico scienzato’), sapeva di Chimica, Botanica, Biologia, …un po’ di Astronomia e poi di certo, sapeva leggere il futuro e vedeva molto in là… Non so se avesse già previsto l’Uomo, la Terra, il Paradiso e poi l’Inferno e il resto della chincaglieria ...ma certo qualche idea, doveva averla già e con quel suo spiccato senso del tragicomico e dell’ironia, un qualche disegnetto, sul come incasinarlo (..l’avesse mai inventato…) se l’era previsto e pregustato.

Probabilmente, …andava un po’ di fretta perché, da quando esclamò, con voce  tonante e sussiegosa “ Big Bang ! “, … e il suono rimbombò, …fù una questione  soltanto di pochi ..pochissimi, trilioni di secondo che si fece sù lo Spazio, il Tempo, questo Universo e fece tutte quelle strane cose che ancora adesso qualcuno si chiede  “Ma che cos’è…?”
Nel giro, ....per dare un’idea e ‘dare anche un po’ i numeri’…, d’un tempo corto…cortino…cortissimo (…capirete, era appena ‘nato’) tipo da 10 -43 secondi, a 10 -11 secondi (Quant’è?..bhè immaginatevi di non saperlo immaginare, tanto era breve, quel tempo lì…) fece iniziare e finire l'era di Planck (..un’era strana e Planck…non c’era ancora..e Planck chissà chi è…); fece sbucare da qualche parte, la radiazione gravitazionale e diede il via alla prima “inflazione”, ..si qualcosa che, in parte sappiamo bene anche da noi, …anche se quella, …era appena un po’ diversa…(..quel bozzolo d’universo là.., lo fece "inflazionare" ed espandere, a una velocità 1050 volte più grande di quella con cui si espande ora..), creando a bella posta quell’altro strano oggetto : ..”Inflatone”, lo chiamò. E l’orologio segnava già il 10-35 secondi dal Bing Bang… 
Fece finire subito, poi quell’inflazione, sennò finiva che tutto se ne andava espandendosi troppo e andandosene ‘a puttane’, spense quell’inflatone e si creò le particelle, ruppe un bel po’ di simmetrie (..il sopra, il sotto, ..destra, sinistra, e altre cose così…), divise le forze primigenie, che aveva messo insieme sempre lui,  scindendo l'interazione elettrodebole, nell'interazione elettromagnetica e nell'interazione debole (..magari senza neppure sapere cosa fossero o perché..., ma lui che era un Dio…, lo fece e si disse che andava fatto proprio così…).
E poi prese a giocare coi quark e gli antiquark, annichilarli e poi legarli, a farne protoni e neutroni e tutto il resto… e liberò i neutrini che se ne andarono, tranquilli per quello spazio vuoto, che adesso c’era… anche se era passato, a quel momento, soltanto un misero, eterno, incredibile secondo da quel Big Bang…
..Stava facendosi tardi, e lui, ..quel Dio, aveva ben altro, ancor da fare e così, visto che l’Universo che aveva creato era già vecchio di un minuto, pensò potesse cavarsela da solo   e che la materia e l'energia interagissero un po’ come diavolo (..sì, poi avrebbe pensato anche a quello…)  avessero voluto loro. Ormai quell'Universo ( ..eh, sì..era già passato un anno dal primo istante ) si era già raffreddato e, averli avuti, ..si sarebbe quasi battuto i denti, ..pensate voi…’la temperatura ambiente’ ..era pressapoco uguale, a quella misera, nel centro di una stella. Lasciò partire, ..per sbaglio..o per scaldare un po’ l’ambiente.., una specie di strano ‘radiosegnale’ che chiamò “radiazione cosmica di fondo”, a dire che quello era un punto di partenza da cui formare galassie e stelle. Probabilmente, a quel momento, ..doveva essersi appisolato e quel Tempo che aveva creato Lui, doveva essergli un pò scappato di mano, visto che adesso era trascorso un buon miliardo d’anni, da quando aveva detto “Bang”… E di lì, ne mancavano ancora 17, di miliardi d’anni, ..per arrivare a noi….
E l’Universo, vistosi abbandonato, provò a tirare avanti per conto suo e si fece passare  addosso, altri ..4 o 5… miliardi d’anni, prima di fare nascere quel Sole che anche noi sappiamo e che ci scalda addosso..
E poi è tutto un salto …un tre miliardi d’anni o poco più e quella palla incandescente che è la Terra, diventa fredda e come fa la torta messa in forno, si forma la sua crosta bella dorata e croccante e poi sbucano fuori, le prime cellule viventi e poi le piante che, ..Udite..! Udite..! col loro ossigeno, …”avvelenano”  l'atmosfera (..che prima era di buon e sano metano, solfuri e altri maleodoranti gas…) e fanno proliferare quegli organismi amanti dell'ossigeno che conosciamo noi. L'avvento del sesso (..ma questo si sapeva…) ,  accelera il ritmo dell'evoluzione biologica, perfino nei microorganismi, pensate voi..ed eravamo solamente 900 milioni d’anni fa…!. Arrivarono gli animali, per lo più platelminti e meduse i primi crostacei, i vertebrati , e gli esseri  viventi cominciarono, poco alla volta,  a migrare sulle terre asciutte. Ormai siamo ad un tiro di schioppo..appena 400 milioni d’anni fa, ed ecco che arrivano di già, quei fastidiosi insetti (…per fortuna…che l’uomno avrà  ancora 390 milioni d’anni prima di farsi mordere e punzecchiare…) e poi i vertebrati terrestri e i primi mammiferi e dopo 200 milioni d’anni, si forma il Nord America separandosi dall'Africa: nasceva allora l'oceano Atlantico ( anche se non c’era nessuno a cui farlo poi, raccontarlo).

Sbucarono poi,  su quella palla di fango incrostata, animali ed erba e piante..e via via su, …fino a ieri l’altro, appena 5 milioni d’anni addietro…, che scimmia e uomo divisero le loro strade e lui, ..quell’ominide, ci mise 1 milione d’anni ancora, per imparare a camminare a due zampe e non a quattro e diventò poi “Sapiens” (…si fa per dire…) appena 600.000 anni fa.

Il resto lo sapete, c’eravate pure voi, ci siete dentro voi…, figli svampiti di quel “Sapiens” là; … e Lui, quel Dio distratto ed impegnato, che s’era appena appisolato, … credo non si sia ancora svegliato e dorma della grossa , o forse… chissà, stanco e disgustato da questa porcheria di Universo che un girno (..il primo) s’era creato…, s’è messo gi di brutto, a farne un po’ di  altri, …per vedere ,vuoi mai? se gli fossero venuti un po’ meglio e più sensati…
…Multiuniverso, l’avrebbe chiamato, ..sì quel nome decisamente gli piaceva… , doveva solamente, pensarci un altro  poco su; o rimettersi a dormire per qualche altro miliardo d’anni o poco più……

 

 
 
 

Vento di Scirocco

Post n°157 pubblicato il 28 Dicembre 2012 da qui_percaso

Vento di Scirocco

 

…..Quel vento di scirocco lo accolse di sorpresa, proprio lì fuori dal portone; sembrava fosse rimasto, lì,  ad attenderlo, nascosto dietro l’inverno, sgarbato e fastidioso con quel suo inusitato abbraccio caldo, fuori stagione.
rabbrividì sorpreso, a quella carezza calda, non prevista e subito pensò
 “ Domani farà neve…”
..Quasi nessuno in giro, in quella mattina ‘presta’ e solitaria di un giorno di Dicembre che quel vento travestiva quasi da Aprile e non servivano a nulla, adesso, quel suo bavero rialzato e la sua sciarpa arrotolata attorno al collo, se non a tenere chiusi dentro tutti i suoi soliti pensieri e la sua fretta; indispettito, quasi, da quelle folate di aria calda, si infilò di fretta dentro al Bar, per prendersi un caffè che lo sapesse almeno svegliare e togliere la nebbia dai pensieri, come quello scirocco l’aveva tolta fuori, e dargli modo di rimettere in fila,  tutte le cose da fare e le sue consuete, mille ‘frette’. Là, sul bancone c’era spiegato, il giornale e mentre attendeva il  caffè ordinato, lasciò  andare una distratta occhiata a quei soliti titoli un po’ urlati, che guardarli, sembravano essere gli stessi di ieri o ieri avanti, o dello scorso anno o mese…
Quel “ ..Il suo caffè…”  biascicato da un distratto barista, lo fece girare di scatto e, così, senza volerlo, andò ad urtare maldestramente la donna, di cui non si era neppure accorto  e che, proprio accanto a lui, stava sorbendosi il suo caffè, facendole cadere la cartellina che lei teneva sottobraccio e facendo volare a terra i fogli che erano all’interno e versare il contenuto della tazzina…
“…Ops.. mi scusi… chissà dove ho la testa..guardi che disastro ho combinato…, imbecille che non sono altro ! ; me lo dico spesso che al mattino, non basta alzarsi, ma occorre anche ..svegliarsi…  Spero non si sia macchiata la camicetta..”
Se avesse avuto, lì in tasca… , una pala, di certo adesso si sarebbe scavato in fretta una profonda buca, lì nel bar, e ci  sarebbe sprofondato dentro, ..ma non  l’aveva, la pala…e allora, alzando gli occhi,  andò dritto ad incocciare in quelli di lei che, con uno sguardo quasi divertito, come se avesse avuto a che fare con un impacciato e distratto ragazzetto, lo lasciò ancora più stranito…
Uno sguardo dolce, limpido ed intenso , che, in un istante, gli portò via tutto quel fiume di parole che stavano lì lì  per uscire e a scavalcarsi ..tra scuse, rammarico e voglia di sparire.

L’unica cosa che seppe dire, sentendosi imbecille, mentre lo faceva…, 
“ …Posso offrirle …un caffè…?”
“ Veramente, il caffè l’avevo già quasi preso, che se no, adesso, me lo troverei tutto sparso sulla camicetta, ..grazie al suo aiuto inaspettato… e sul soprabito”

“…Già…mi scusi: che sbadato distratto e confusionario che sono stato..! Non so davvero come fare …a farmi perdonare..e, sì, per fortuna la tazzina era già mezza vuota, se no..chissà che quarantotto..!”

“Suvvia, …poi, in fondo, era soltanto una tazzina di caffè, non era una bottiglia molotov che mi tenevo in mano! E poi non credo che lei volesse assalirmi, ..spero, …mi ha solo distrattamente urtata senza volere...”

Preso e perso da quel suo dire delicato e senza ira ne alcun sussiego, dimenticò in un attimo tutte le sue ‘frette’ ed i suoi soliti pensieri di un attimo prima e si ritrovò come se per magia, avesse avuto tutto il tempo che avesse voluto avere…e che mai trovava.
“..Aspetti che l’aiuto a raccogliere le sue cose…, mi sembra il minimo, dopo il disastro che ho combinato…”
E chinandosi per recuperare  i fogli sparsi a terra, andò quasi ad incocciare nel capo di lei che stava per fare la medesima cosa, ritrovandosi ad un palmo di distanza dal viso di lei e da quegli occhi accesi e da quelle labbra piegate in quella strana smorfia di sorriso, ..quasi incespicando su se stesso e nei suoi pensieri che presero ad aggrovigliarsi..

“Ci manca solo, che adesso ci scontriamo pure nel raccogliere questi quattro fogli sparsi..”  gli sussurrò lei con quel suo sorriso  tra l’ironico e il divertito,  disegnato sulle labbra, come a cancellare l’ombra..non tanto poi velata, di imbarazzo e di contrizione, che aleggiava sul volto di lui, lì a pochi centimetri dal suo.

“Senta ..se le va…mettiamoci un attimo seduti a quel tavolino, lì in fondo, è vuoto, vede?..Così riordiniamo con calma,  un po’ i suoi fogli…e magari le chiedo ancora scusa…offrendole un altro caffè..e stavolta pago io e non gliene verso addosso, neppure un goccio…!”

“Bhè, se proprio insiste, ..ma non mi sembra il caso che ci creiamo tanti problemi; ….in fondo non è successo nulla di così grave!”

E mentre si risollevavano e si avviavano verso il tavolino, dalla porta di ingresso del bar che continuamente veniva aperta e richiusa da chi entrava ed usciva, un improvviso spiffero di quel complice scirocco che aveva cancellato per un po’, l’inverno là di fuori…, le fece danzare le pieghe della gonna, quasi a sospingerla a sedere.

“Ci credi, Tu, nel destino..? – le chiese lei, sedendogli vicino – Credi davvero che le cose capitino ‘per caso’, senza un motivo vero, dietro? ..Quel tuo urtarmi, …quei fogli sparsi a terra, …i nostri visi ad un palmo uno dall’altra, …quei respiri…. E scusami se ti do del “Tu”, …ma mi sembra di conoscerti, come da una vita, ..anche se non so neppure chi tu sia…”

E lui, lui che aveva sempre creduto di essere un giocoliere delle parole, un astruso contorsionista del pensiero, un ‘cantastorie da balera’, …se ne rimase lì, con i suoi occhi chiari, incantati, sgranati …senza una sola di quelle parole, che sapesse indovinare il tempo, il modo, la via giusta per uscire…
Lui che si beveva quel suo sguardo, che si stava lasciando trasportare da quel suo profumo delicato e intenso, ..che aveva lasciato se ne volassero via, in un attimo, …attese, pensieri, fretta…, le sapute e solite pastoie e che adesso, se ne restava lì, muto a leggerle quegli occhi, ad inghiottire ogni istante come  se fosse regalato…

“…Sì…, diamoci del “Tu”, lasciamoci portare da quello scirocco caldo e irriverente che sa cancellare di dosso anche l’inverno e bersi fiati e nebbie.
Fingiamo sia l’estate che non c’era, ch’era stata un giorno…,che pensavamo non sarebbe mai più tornata…
E  bisogna “non sapersi”,  per poi conoscersi e raccontarsi, …essere prima sconosciuti, per ritrovarsi, di colpo poi, vicini, ..gelarsi al freddo di tanti, troppi inverni, per godere di uno scirocco caldo che fa rinascere, adesso, primavera. E specchiarsi in due occhi mai visti prima, per perdersi e ritrovarsi e capire che si può ancora e sempre, tornarsene a volare…”

Quel caldo vento di scirocco, le disegnava addosso, incollandole il vestito al corpo, stagliandole le sinuose forme, mentre col suo elegante passo, …lei se ne andava lungo il viale, lasciandosi alle spalle, in distanza, quel Bar, ..uno dei tanti,  e là, in piedi dietro la vetrina, quell’uomo che la osservava andarsene, con un groppo chiuso in gola.

Presto, sarebbe calato quello scirocco e lei, scomparsa in lontananza, confusa a quell’inverno freddo e sornione che covava sotto le nebbie ed i pensieri e magari, domani  forse,…avrebbe fatto neve…

 

 

 

 

 

 
 
 

Certe volte

Post n°156 pubblicato il 01 Dicembre 2012 da qui_percaso

 

 

 

A volte....

…Ci sono dei momenti che tu sei lì e ti chiedi dov’è che te ne vai e a cosa serva andare e se t’importi poi qualcosa, andare. E poi ci sono giorni che non sai, s’era davvero giorno  o avevi solamente rovesciato bidoni di vernice bianca intorno, …a caso, alla rinfusa.. e intorno, frantumi dei tuoi specchi ed una spoglia lampadina, appesa a testa in giù, a penzolare insulsa, da quel soffitto  nudo.
Ci sono dei momenti che ti vien voglia di metterti in stand by, di spegnere neuroni e interruttori, mandare in ferie le sinapsi ( …ci fossero mai state, ..e a fare poi, ..chissà che gran mestiere…) e appendere un cartello

“ ..Torno subito..o forse, ..chi lo sa, ..mai più”.

Ci sono certe volte che tutto sembra un peso e tu, una zavorra che non ti sopporti più; non serve l’Alka Selzer ..il Maloox o la Brio Blu…, ci vogliono gli occhiali di Merlino o il Genio della Lampada o il filtro di una Strega o di Magò…, per ritirarti su…
Ci sono dei pensieri che dentro, si rincorrono e si mordono da soli, …senza sapere quale sia il capo..e quale sia la coda , girando e rigirando su se soli,  come sapessero davvero cosa ci stanno a fare, ..stupide onde di un mai fermo mare… E tu hai soltanto voglia , fermarti e vomitare…

..E poi un bel mattino ti svegli..come da un sogno...ti guardi attorno un poco stralunato e ti domandi...Ma che ci faccio quì..? E lui, ..lui chi è..? Ma cosa sto facendo…ma cosa mai credevo...? Ti alzi, vai allo specchio, ti guardi in volto e resti un pò così..E, d'un tratto, somigli a un tuo un ricordo, a un'ombra, …a qualcosa di fuori posto, da cancellare in fretta, riporre in un cassetto o in un armadio.. :un nome,..soltanto un nome che svapora poco alla volta, in fretta, ..un po’ di più..., soltanto un'impressione....

 

 

 

 

 

 
 
 

Io lo ricordo bene...

Post n°155 pubblicato il 29 Novembre 2012 da qui_percaso

..E poi ricordo, …oh lo ricordo bene…
di quella volta che  io, bambino, petulante ed arrogante..
e Tu, mio Padre…, Tu che esasperato.
levasti alta quella mano, per darmi uno schiaffo
e rimettermi al mio posto.
…Ma tu che non eri uso farlo,
Tu..che non  sapevi mai picchiare,
..all’ultimo istante, quando già quella mano stava per calare, …per paura di farmi troppo male,
girasti il pollice come..a schivarmi…
Fu solo un buffetto leggero  che  mi raggiunse in viso, ..ma Tu, ..Tu te lo slogasti, quel dito per davvero…
…No babbo, …non ti saprò scordare mai…, ne mai si scioglierà,  quel  nostro amore…

 
 
 

La Ricetta della Vita

Post n°154 pubblicato il 28 Novembre 2012 da qui_percaso

 

La Ricetta della Vita

 

 

 

..Qualche manciata di terra nera, ..un po’ di buche e  sassi, ..ma senza esagerare, un pizzico di sale ..perchè ci vuole sempre, il sale.. e poi prendete un mazzo  di speranze appena colte, un etto, …non di più, di zucchero di canna, ma di quello blù, una bustina di lievito di birra sapor di fantasia ..un paio d’ali del mattino, due spume d’onda e quattro nubi, qualche bicchier di mare e una fettina di cielo azzurro, ..appena, …un sorso appena, di malinconia ed una spruzzata di tristezza.., poi una tazza colma di sorpresa e di allegria. Metteteci un pochino di rabbia, ..ma quella buona, quella che non lascia amaro, ..uniteci, quanto volete, di ironia…, un’abbondante sorso di ingenuità bambina, una spruzzata di felicità … e poi ci macinate dentro un po di scorza di ruggini e di sogni…e, se vi va..una penna, quattro fogli bianche e dell’inchiostro blù…

Amalgamate bene il tutto, stendetene una pasta da farne sottile come un velo, ..fatela asciugare al sole e poi provate…:  ..se vola via nel vento, è pronta, …la ricetta della vita…è pronta da essere gustata…

 
 
 

Un Raggio di Sole

Post n°153 pubblicato il 26 Novembre 2012 da qui_percaso

Un raggio di sole

 

 

..Un raggio di sole,

a disegnare ombre

su quel seno nudo di donna

che freme alla sua carezza calda

 che l'abbraccia..

Un brivido soltanto,

come una segreta corrente,

..a legare e il cuore e quella mente.

Ed un rimpianto che non sa tacere

 
 
 

..E io pago...

Post n°152 pubblicato il 23 Novembre 2012 da qui_percaso

*KHEPRI, una storia nell... »

*Il Parlamento-SI- boccia il taglio degli stipendi: il coraggio di don Monti***
Post n°879 pubblicato il 22 Novembre 2012 da StregaM0rgause
 

parlamento

 

Mentre Monti chiede sacrifici agli italiani, gli onorevoli mantengono il loro stipendio intatto, e i costi della politica non cambiano. Perchè è stato dichiarato "inammissibile" l'emendamento al decreto sviluppo che proponeva di ridurre gli stipendi dei parlamentari, investendo questo notevole taglio nelle opere di sviluppo e crescita.

Il don, sfumata l'idea della riforma costituzionale per ridurre il numero dei deputati e senatori e dopo i numerosi dietrofront  sul tema del taglio dei costi della politica, ha pensato bene di affidare la decisione direttamente all'esecutivo, al Parlamento, cioè ai diretti interessati. 
Una autentica presa per lo deretano (nostro).

Naturalmente la casta, unanime ha votato no.

 
 
 

..E adesso...

Post n°151 pubblicato il 17 Novembre 2012 da qui_percaso

 

....E Adesso....

 

 

…E adesso, …sì, adesso che tutti quei pensieri e quei sussurri e briciole di sogni, se n’erano andati liberi per l’aria, ..adesso che avevano disegnato coi loro colori tenui e forti insieme, percorsi immaginari e viottoli e sentieri e scie e aloni e meraviglie…., adesso come lo potevi spiegare che era stato tutto e solo un sogno…?

E che mentre ti guardavi il tuo soffito bianco e vuoto, senza stelle e cieli sopra e dentro, quel mare che prima echeggiava come un segreto incanto, ... adesso ti soffocava e bagnava dentro e ti toglieva voglie e spinte….?
Strano giocattolo era la mente, contorto arnese che faceva e disfaceva e costruiva e smontava…, diabolico ammasso di neuroni e sinapsi che portava su e tirava giù, che faceva volare e che stroncava….

… Come lo erano tutte quelle parole scritte, che tracciavano sentieri dove tanti ci si immergevano e si trovavano invischiati e persi e credevano, per davvero, fossero stati proprio i loro, ... tracciati e scritti soltanto su misura, per loro e basta…

…Come lo era questo finale senza finale.. questa macchia dove si affogava e perdeva il seguito che non c’era e che non ci sarebbe stato…; soltanto una macchia, ..una macchia blù, …di cielo… di mare.. di sogno ... , che forse adesso,  s’era disciolto e cancellato ….. per non tornare ad essere… mai più…..

 
 
 

..Domani...

Post n°150 pubblicato il 13 Novembre 2012 da qui_percaso

..A volte vengono così..e quando viene giù la sferza piena della malinconia, non resta che scrivere  e buttare fuori quello che c'è..il marcio, l'amaro, la nostalgia, la rabbia ..e che ne so..un po di te...

 

Domani

...Non lo sapeva. Lui, del Tempo che trascorreva indifferente e sordo …e gli anni, poi, …che erano quegli anni, astruse ed intangibili alchimie, create apposta, per dare corpo e forma e una misura ad un qualcosa che non c’era.. Non lo sapeva. Lui, che i sogni erano soltanto malattia, ..sottile, inavvertita quasi, che agiva all’insaputa e logorava dentro e che, come fuochi d’artificio, illuminava per un momento il cielo, ..per lasciartelo più buio e vuoto poi… Che ne sapeva lui, di fitti labirinti e di vicoli contorti e senza via d’uscita.., che ne sapeva di quei sentieri che andavano solo in salita, …di quelle piazze vuote e immense, piene soltanto di lampioni e dei riflessi vacui di lucidi selciati lavati dalla pioggia…

Non ne sapeva di quella malinconia sottile che morde e cuce e straccia e prende adagio, con dolcezza quasi….e che ti porta via, a poco a poco, la gioia e l’allegria.., di quei magoni gonfi di cui non sai ragione e parto, perché incuneati dentro, nascosti tra le pieghe; ..e di quei giorni grigi, che sembrano il colore di sottofondo di tutta quella vita, ..che bevono e s’incartano istinti, voglie, spinte ed i sorrisi… Che ne sapeva lui, ..bimbo, ragazzo, uomo…che ancora aveva tanta strada,  distesa là davanti agli occhi e un mucchio di illusioni, ancora tutte da venire e da bruciare…

..E poi perché scoprirgli il gioco, dirgli di quel finale, ..fargli capire che era sempre e soltanto un girotondo e sempre una ‘carota’…, perché svelargli che dietro l’angolo , ..c’era sempre e soltanto un altro angolo ancora …e dietro al vino e ad un ubriaco, …appena appena, una vita che non c’era…; perché narrargli e fargli capire, che la sua corsa era di sola andata e che quegli attimi di gioia che vedeva scorrere via , razzenti, di sfuggita…, fuori dal finestrino, ..non li avrebbe più rivisti, o stretti mai in mano…

...Molto meglio, ..davvero molto meglio, andarsene contenti con la bottiglia o quel fiasco stretto nella mano, cantando a quei lampioni o a qualche stella, che ..vaga ed indistinta, si affacciava, talvolta,  in cielo, ..pensare che la vita in fondo era soltanto quella …e tra risate e canti, far finta che non c’era.

…E che domani, gli avrebbero spiegato tutto quanto…

 
 
 

Forse sarà Natale

Post n°149 pubblicato il 11 Novembre 2012 da qui_percaso

Forse sarà Natale

 

 

..Arriverà Natale,

ma non sarà una festa,

..forse cadrà la neve,

ma non coprirà di bianco

e sotto la sua coperta,

riaffiorerà  dolore..

Sì…, viaggeranno i Magi,

ma non avranno doni,

…non porteranno sogni…

E forse saranno luci

e certo sarà colore,

..saranno Alberi e festoni,

saranno mille ‘auguri’

ad una qualunque, ..qualsiasi cosa,

…ma noi saremo fuori,

noi resteremo assenti,

 perché sarà un Natale

che non saprà la gioia.

Non serviranno a niente

la musica ed i regali,

perché nell'anima,  

e giù in fondo alla mente,

non ci saranno quegli occhi grigi

che dal “tuo sempre”  

 avevano osservato, tenuto stretto,

accarezzato il cuore…

…E passerà Natale

e poi sarà altra vita,

se ne andrà via la neve

e partiranno i Magi…

Resterà qui, 

 piantato dentro

sempre e soltanto

un freddo, insulso Inverno

ad aspettare torni Natale…

 

 
 
 

A quelli come noi

Post n°148 pubblicato il 07 Novembre 2012 da qui_percaso

 

 

A quelli come noi...

 

 

….A quelli come noi che il tempo passa sopra e siamo sempre uguali, …a quelli come noi, rimasti un po’ bambini, ..distratti sognatori, intrappolati in questi anni, fatti di mesi, giorni ed ore, …a quelli come noi che si portano un qualche buco o tarlo dentro ..e che c’è n’è poi sempre un altro da togliere e colmare, …a quelli come noi  che ci vedono …distorto, ..diseguale, ..perchè c’è l’occhio azzurro che s’è rubato il cielo e l’altro, quello grigio, che nuota in mezzo al mare…

A quelli come noi che aspettano domani, perché ce ne sarà sempre qualcuno, ancora da aspettare e fare tutto quello che , sin qui, …non c’è riuscito o c’è  venuto ‘male’, …a quelli come noi che spesso s’incartano da soli,  …si alzano al mattino senza svegliarsi mai del tutto, …si guardano allo specchio a farsi la boccacce..e poi non sanno dire se era lui, o l’altro…, a quelli come noi stonati e ‘fuori dal coro’ , che sono spesso, indietro, ..che arrivano un po’ dopo, ..capiscono in ritardo…

A quelli come noi che credono che gli altri…,  a quelli come noi che si sentono ‘da meno’, …meno intelligenti e svegli, ..meno pronti e preparati ed anche meno furbi e un po…, forse.., meno bastardi… o solo  più imbranati,
che inciampano nell’aria e affogano dentro a  un bicchiere vuoto,
 … a quelli come noi che sanno poco o  niente… e sempre da capire e sempre da imparare, e sempre un “perché”  nuovo da venire …e che sempre, son salite…

..A quelli come noi, che siamo un po diversi e “fuori”, ... eppure, al tempo stesso,…così maledettamente identici, sputati  e uguali a tutti gli altri intorno…

 

 
 
 

Immagine riflessa

Post n°147 pubblicato il 04 Novembre 2012 da qui_percaso

Immagine riflessa

 

 

…E poi di colpo mi svegliai e non sapevo ne l’ora, ne il dove, ne il chi…Ero un pulviscolo che si spargeva intorno, un indefinito alone che spandeva luce e buio insieme…, ero un profumo che sfumava e prendeva forte alla gola ed un sapore acre, acidulo, una punta d'amaro, con un fondo dolciastro e indefinito.

…Ma non ero poi, ..non ero così ben certo, di esser sveglio per davvero, ...forse stavo sognando ancora ...od ero immerso in uno strano dormiveglia…, e mi osservavo mentre mi muovevo..scivolavo...arrancavo....o vorticavo, inconsistente vortice di polvere, sabbia ed idee, rigirandomi su me stesso..., unica cosa che sa e può fare, un mulinello…, senza sapere direzione o verso, ..alto o basso.., avanti o dietro…
..E poi, dov’ero.. io? , …In un mio limbo in provvisoria sosta … o in un maledetto inferno, senza più fine.? ..E intorno a me, chi c’era…? …Anime , anime festanti e mute …o torve ombre riottose e rutilanti…?
E quel silenzio che si distendeva e tutto si beveva e distorcava, ...era un silenzio e basta, o il torvo sovrapporsi di rumori che si mangiavano l’un l’altro, inizio e coda..?

Ed era vita od era morte, quel mio vibrare e spegnermi ed accendermi..quel discontinuo, assurdo pulsare d’un cuore che s'affannava e poi correva ma che non c’era…?

E poi perché, questi pensieri..? C’era un male segreto che non sapevo, un dolore acuto che premeva, un’ansia senza freno che uccideva…o solo noia ed abbandono e stanca attesa a un dopo che mai non c’era…?

…Quando m’alzai, nel mio mattino, e mi trovai da solo, faccia a faccia, riflesso in quello specchio, non mi riconobbi e mi osservai come un  estraneo, …. da solo lì, ..a rimirami assente e inconsistente e indifferente…, senza darmi neppure il  ‘buongiorno’ o altro, …ma solamente mi lasciai lì, come un allocco stralunato, sperando che prima o poi, ..avrei scoperto , in fondo a quello specchio, ..un segno, un riflesso, un’ombra …od una faccia almeno, …un poco più intelligente e sveglia, ..qualcuno in cui, mi fossi potuto finalmente...rispecchiare appena appena, per davvero….

 

 

 

 

 
 
 

Pensieri così

Post n°146 pubblicato il 30 Ottobre 2012 da qui_percaso

Pensieri così

 

 

 

 

 

..A questo tempo strano che non ti lascia mai, il tempo di pensare.., che corre e vola in fretta, quando non vuoi..che passa lento ed indolente..,  quando vorresti fosse  un istante…., a questo mondo ingordo che ti divora e morde e  ti consuma..a questi pensieri idioti che continuano a girare..e quasi sempre a vuoto, senza una meta e un  senso.. A questa scombinata vita, ...regalo, premio, bestemmia, dolcezza o carognata  che non sai..., che se non ce l'avessimo, …. avremmo da inventarcela da noi...

…A questi ‘noi’ che siamo, diversi e un poco uguali, alteri e sciatti, pigri e mai quetati…; assurdi sognatori un po’ bislacchi , perennemente in caccia di pensieri, strane comparse d’un film che non finisce, eterno “serial” , di cui copriamo solo una scena, una minuscola nostra parte senza sapere quale sarà il finale e quando. Sempre a tirarci per la giacca, sempre incartati  e po’  sfasati, troppo impegnati a fare niente…

..A questa vita che macina e corrode , che spinge ,tira, strattona e sempre ci raggira, facendoci credere che poi, …domani, sarà diverso, ..sarà quel ‘giorno’ e che se lo vuoi..tutto si può;..che illude e gioca come si fa col topo, chiuso a girare nella ruota, con davanti una carota..e un po’ più in la… la morte… A questa vita un po’ balorda, che credevi fosse la tua.. e invece te la trovi ‘fuori misura’: o larga o stretta, …mai fatta ‘ad hoc’ e sempre spiegazzata e con mille macchie d’unto o di ragù, ..a farti sembrare sciatto e trasandato, ..alla faccia del tuo “completo blù”…

..A questi menestrelli – cantastorie da due soldi, che credono di fotografare il mondo, il tempo e anche la vita …e invece, si perdono in riflessi  e fuochi fatui; che affogano cercandosi in chissà che specchi..e non s’accorgono di essere soltanto quadri immobili  e stonati, appesi intorno alle pareti, croste ingiallite di un anno che non c’è e che chissà ..se poi c’è stato mai davvero… …Che pensano d’avere ‘in tasca’  tutti gli assi e i re e non s’accorgono neppure che il gioco è già finito, le luci sono spente, il pubblico già andato..e gli unici che son riusciti ad incantare, … erano soltanto lampioni, foglie secche e l’ultimo ubriaco per la via…

 
 
 

Alla fine delle parole

Post n°145 pubblicato il 27 Ottobre 2012 da qui_percaso

Alla fine delle parole

 

…Camminò e camminò, per giorni, minuti, istanti, ..anni, vite,  pur senza muoversi d’un passo, ..attraversò mille strade e piazze tutte  ricolme di parole, di frasi e di immagini sfumate, rutilanti di colori e grigioscuri, …tutte dallo stesso odor d’inchiostro , …eppure dai mille sapori differenti, dai contorni variegati e sfaccettati e con tanti profumi rinchiusi dentro…: di ambra e spezie  e misteriosi Orienti, … della polvere e  della terra nera di cui erano pregne le  sue pianure sconfinate e del salmastro di quei mari sempre adombrati e incerti e mai in quiete…

Girovagò per anni,  senza tempo ne spessore, dentro quei vicoli ciechi e senza sbocco, vuoti di folla, ricolmi di pensiero, nella ricerca vana di uno sbocco, di una via d’uscita, da quello che credeva un labirinto, ..senza capire mai che quella, invece, era  soltanto e sempre, la sua vita.  Svoltò dietro ad ogni angolo incontrato, pensando, ogni volta, fosse l’ultimo …e proseguì testardo e sordo, nel tempo, a intavolare i suoi inutili discorsi muti, coi tanti lampioni solitari e immobili, che s’incontrava piantati nelle piazze o lungo i viali..

Accese  mille fuochi  fatui, fatti di storie, filastrocche, invenzioni sciocche e sparse scintille di pensiero, a fare chiaro il buio e rifuggire la sera, si circondò di fate, folletti, maghi, streghe, elfi a farle calde, quelle notti e si lasciò trasportare nei loro folli sabba e levare di boccali, ad inseguir le stelle e sorvolare il mare …Vestito di stracci o di armatura, sfidò i mulini e i greggi e si erse, vacuo  paladino, a sfidare l’ombra dei boschi ed i tranelli, cadendo rovinosamente a terra ad ingoiare polvere e scherni, quando inciampava sui suoi stessi, sconnessi passi…

Si fermava, ogni tanto, per riguardarsi intorno e chiedersi dov’era e che ora mai fosse e poi che giorno e quale anno…; a volte lungo un fosso, o ai bordi di una strada, oppure su di una panchina solitaria, tra foglie secche ed erba smunta. E si lasciò sorprendere, una notte, perso e disperso, com’era, nei suoi pensieri e sogni…, da una improvvisa nevicata, da un turbinio di fiocchi bianchi e intonsi e senza peso, che presero a cadere, ..in fretta, ..sempre più fitti,  tutto attorno e che lo avvolsero, poco alla volta, come in un manto fatato, quasi fosse stato uno scudo contro ogni nemico e freddo e vento…

E quando nel mattino si svegliò, distratto e sbadato, ..com’era sempre stato…, si avviò, senza pensare a niente,  lungo quel viale candido, tutto ricoperto dalla neve e che sembrava non avere più,  una fine , …dimentico di quel corpo che aveva lasciato là, addormentato sulla panchina e che indossava adesso, in volto, soltanto la piega accennata di un limpido sorriso… Non si disegnò più nessuna impronta,  su quel vialetto intonso e, dopo un ultimo bizzoso sbuffo di indifferente vento, non rimase più nulla ne nessuno, a ricordare ancora, per terra o in aria.., ciò che,  ..poco prima..,  era una volta stato…

 

 
 
 

Monopoli

Post n°144 pubblicato il 24 Ottobre 2012 da qui_percaso

Monopoli

 

..Sei mesi prima, ....sei mesi prima era morto suo padre.... Aveva scritto una poesia, ..l’aveva, ….. veramente,  scritta anni addietro, quando quell’evento risiedeva, per lui, ..nel limbo del nonsense.., dell'impossibile…, perchè sembrava, a volte, ..che solo "agli altri" dovessero e potessero accadere certe cose....

...Pensò, ..come fosse stata la prima volta..., alla vita.. ...pensò a se stesso, …come un foglia in un già presto autunno: .... appesa, dondolante, provvisoria... come se un colpo di vento, all'improvviso..., l’avesse da staccare dal suo ramo...

…Pensò a quello che era stato...a tutto quello che non era stato e non sarebbe poi stato mai...Pensò ai suoi sogni, fatti, colorati, incartati, messi da parte ed ai domani, spesso, sempre, ancora da venire, ..da venire "un'altra volta", un altro giorno, o chissà mai quando..Pensò a quel suo tempo..breve, scontato, minuscolo..Pensò che forse si era preso in giro…o forse si era perso e che non aveva in tasca neppure una manciata di quei sassolini bianchi…, da lasciare in giro, per ritrovarsi, poi,  la strada. ...Soltanto quelli fastidiosi, che da sempre, abitavano ben dentro, nella sua scarpa...

...Qualcosa si era rotto dentro..qualcosa mancava, adesso …sempre, ..qualcosa che non tornava, ...qualcuno che non sarebbe più tornato…
Pure il pensiero e di questo ne era certo…, sarebbe restato sempre...

….E gli sembrò la vita, ..un gioco, ...una specie di stupido “Monopoli”,  dove tutto si comprava e si vendeva, dove si ripartiva dall’inizio, dove si finiva anche in galera… Dove bastava un tiro giusto di quei dadi e tutto, di colpo, ..si cambiava, dove la fortuna la faceva da padrona e la ‘sfiga’ ne era il contraltare…  Piazze, Vie, Hotels…., indovinelli, trabocchetti, insidie, ..domande strane… e il ritrovarti ricacciato indietro, …alla partenza un’altra volta, ...se non eri stato fortunato o scaltro.

Ma in cui, …non si moriva mai.

..Se ne rimase lì, coi suoi dadi, ballonzolanti in mano, …incerto e frastornato, …indeciso se ‘fare un altro tiro’, …oppure chiamarsi fuori da quel giro..; .... che poi, ..pensarci bene.., Monopoli non era: non ci ritornavi mai davvero ‘alla partenza’ e fatto un giro, ..non ce n’era un altro, per poi ricominciare d’accapo, un’altra volta, il gioco…

 
 
 
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