Creato da qui_percaso il 21/12/2010

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Lampi di luce

Post n°286 pubblicato il 19 Aprile 2015 da qui_percaso



Sentìlo sguardo insistente sfiorarle la nuca ...scompigliarle i capelli;di scatto si girò come fosse stata l'unica cosa da potersi fare esenza neppure dover indovinare da dove ...si ritrovò quello sguardo,distante, tra la folla assiepata in attesa dell'ultimo “metrò”,proprio a cercare i suoi occhi, quasi fosse stato un lampoinsistente, ...come quelle luci al laser che puntano dritte e ti siinfilano dentro.
Ebbe un brivido sordo, a correla tutta e lapelle, come striata da una sotile corrente, i suoi occhi comeipnotizzati da quel magnetico sguardo che pareva assorbirla,chiamarla, volerla...

Per unattimo solo si chiese, stupita..” Ma...sono io per davvero...? ..E'proprio me, che stanno cercando, quegli occhi insistenti...? Sono ioche lo guardo...?“

Non eraabituata, Lei..., o forse fingeva soltanto..., ad essere desideratain quel modo segreto e inatteso e poi..., poi da chi...? Da nessuno,da un uomo che neppure sapeva e che non sapeva di lei, ..due occhisoltanto nel marasma di volti, un pensiero improvviso e bruciante afar casa alla mente, nel mezzo di una sera incombente, in un postoqualunque, in piedi in stazione ...sulla strada di casa.
Intuìappena il volto dell'uomo che la stava osservando, che le stavacorrendo i contorni ...la stava spogliando, lì tra la folla, senzaritegno e pudore, ma con una dolcezza inusuale e, al tempo stesso,con una assurda fretta d'amore che la lasciava strodita, svuotata;fosse stata ad un passo da lui, si sarebbe lasciata afferrare espogliare e prendere ….e portare dovunque...

Fossestato in un sogno, o nel paese di Alice, o in un giro infinito digiostra, … o in un qualche romanzo “d'appendice”..dovunque luiavese voluto, ...ma con lui...

Parolepresero a scivolarle d'intorno e a scivolarle sotto la pelle, paroleche lui gli stava sussurrando, piano all'orecchio, senza muovere lelabbra e che si mescolavano al suo fiato caldo, sensuale che lei orasentiva avvolgerla e rapirla: ora il collo diafano e chiaro e poisalivano al viso e che poi, adesso, prendvano a entrarle nel sangue, a farlo più fluido e caldo, ...rovente: parole che disegnavanocolori, emozioni, profumi, che sapevano di 'proibito', di un languidoerotismo, ammantato di una patina di lascivo piacere nascosto esegreto...

Quandoil gracchiare dell'altoparlante, annunciò col suo tono metallico eanonimo, il treno in arrivo ed il' tenersi oltre la linea gialla',fu come se d'improvviso, un tuono le avesse squarciato la mente: siritrovò stranita a guardarsi d'intorno, incapace a vedere..capire...fare mente locale... D'un tratto, non c'era più la tra lafolla, quello sguardo ingordo e pressante, a cercarla e volerla, dicolpo, solo anonimi volti che aspettavano, stanchi e disfatti, ditornarsene a casa e svestirsi del giorno: più nessun sguardo adisegnarle i contorni...

Per unattimo, si sentì come derubata, derisa, per qualcosa che era stato,anche solo un momento, soltanto suo, suo tra i cento intorno e di cuisi era appropriata e che aveva 'voluto' ...e che ora, si eradisciolto, come brina nel sole, nel fastidioso stridio dei freni deltreno che si stava fermando lì accanto; fu un attimo solo, perchèsubito dopo, con un caldo sorriso scambiato a se stessa, si ricordòche quello sguardo, quel dolce tormento, lei se l'era chiuso didentro e se lo sarebbe portato a casa, senza che nessun altro neavesse saputo o ne potesse far parte ...o portarglielo via..

Unbreve momento, una manciata di istanti, ...un lampo di luce soltanto:...ma di lampi, era fatta, in fondo, la vita.....


 
 
 

Contorni nella notte

Post n°285 pubblicato il 17 Aprile 2015 da qui_percaso



E poiall'improvviso, si alzò il vento; nella luce malferma dei lampioni,le foglie lungo il viale, presero a vorticare e a danzare in aria inquella strana luce di un'ora non più giorno e non ancora notte,strappando strani riflessi e strane ombre a mescolarsi con la pioggiache cadeva fitta e sottile .
La vide in lontananza, ...la intuì,lei chiusa nel suo soprabito e con quell'ombrellino che parevadanzare ad ogni passo; la curva piacevole e suadente di quel suoprofilo che si percepiva nonostante il cappotto e che risaltava inquella luce incerta, ma sufficiente per fargli sgorgare alla mente,pensieri accattivanti ed un calore dentro...
Anche lei dovevaaverlo scorso, perchè l'uomo vide il suo passo accellerare, comeprese ad accelerare il battito del suo cuore : adesso l'ombrellinotraballava nel concitato incedere di lei e la pioggia, quasi senzapiù ostacoli, prese a ricoprirla di luccicanti gocce.
Nessuno ingiro a quell'ora di sera o con quel tempo scontroso e male in arnese,nonostante fosse Maggio, solo quelle due figure che si fecero una,quando in un abbraccio quasi disperato, si ritrovarono di fronte:come avessero temuto forse di non farcela, ...di non riuscire acolmare quella distanza che li divideva, ….come avessero dovutovincere chissà che strano, malefico sortilegio.
Ed ora erano lì,l'uno nelle braccia dell'altra e quell'ombrello ad ondeggiare,dimentico ormai di quale scopo e ragione; adesso che gli occhi accesie vivi di lei si stavano stampando in quelli di lui, sembrò che unafebbre esotica e ancestrale vi brillasse dentro. Avrebbe voluto,attraverso quegli occhi entrare e scendere poi nel suo profondo e là,nuotare, scoprire, farvi casa: esserne uno...
E lei intantolasciava fare; lasciava che quegli occhi la scavassero epenetrassero, che il pensiero di lui l'avvolgesse e la portasse via,che il calore del suo respiro, del suo corpo, la trapassasse tutta,la possedesse tutta...

Unattimo, un'ora....? Chi avrebbe potuto dirlo, quanto fosse duratoquell'abbraccio e quel bacio caldo, quel fondersi di quelle labbra arespirare un fiato solo... E quanti mondi ed universi avesseroscorso, sfiorato, accarezzato in quel lasso di tempo, persi in quellairreale fetta di spazio-tempo, quella che la più strana delle leggi– Fisica...? Chimica...? Sociologica...? Filosofica...? - avessemai potuto disegnare.... La legge dell'Amore...


Sottola pioggia, lungo il viale ormai intriso di pioggia e vento, siandavano poco per volta sublimando quelle due figurette incontroluce, quei due contorni stretti in una abbraccio 'bambino',mentre il capo di lei cercava la sua spalla e d il braccio di lui lacingeva in vita a proteggerla da notte, pioggia, vento e da quellastupida, incarognita realtà che, presto, prestissimo, avrebbe dinuovo preso, sorda ed assente, a bussare alla loro porta... 

 
 
 

VIENI....

Post n°284 pubblicato il 16 Aprile 2015 da qui_percaso




Vieni, ci aspetta il giorno,

siedi, che è quasi sera.

Ascolta, questo è il silenzio,

parlami, dimmi del vento.

Guardami, voglio il tuo sguardo,

chiudi quegli occhi, riprendi ilsogno...

 
 
 

Viaggiare.....

Post n°283 pubblicato il 15 Aprile 2015 da qui_percaso

Fu davvero uno strano viaggio,  quel viaggio metà viaggiato in piedi , metà sul predellino, in corridoio.  Scomodo, agitato, fuori dal mondo: ma viaggiato in due, io e te. Che non non so ormai, più quando cominciato ne quanto tempo poi durato: no, non avevamo biglietto e non sapevamo la destinazione, così alla cieca, senza bagagli né valigie, se non il mucchio di cianfrusaglie e scatole cinesi, infilato in mente, alla rinfusa. Macedonia di sogni e di speranze, di attese e di speranze, di spensierata voglia di vita...d'amore...di erba voglio. Ma eravamo insieme....mano nella mano, dita intrecciate strette, spesso, occhi persi in quelli dell'altro ed il medesimo tambureggiare, dentro, nel fondo di quei cuori .
Partimmo con un paio di jeans sdruciti addosso io, e la tua gonna sopra il ginocchio, tu ; una strana luce negli occhi, accesa viva ed un sorriso stampato in viso, come una cambiale in bianco, a quel futuro...
Quanti 'posti' toccammo...? E quanta gente che scendeva e altra che saliva...? E quanti “Oh...! “ di meraviglia, quanti tuffi al cuore e risate chiocce e  gocce a scendere sul viso, rughe  a disegnarsi in fronte; toccammo, lo ricordo, la linea disunita delle colline e poi ancora oltre, là a sfiorare quelle nubi bianche che dormicchiavano nel più profondo cielo. E ci tuffammo  tra onde montanti, nel blu di quell'acqua salsa, ad inseguire Atlantide e l'Isola che non c'era  e camminammo e camminammo sino a raggiungere l'Ultima Thule e ancora oltre.
Ma la tua mano rimase stretta nella mia e quelle dita serrate, nella paura di smarrirsi tra quei venti, quelle bufere, quei dirupi e sassi e buche e i fossi dove tante volte scivolammo.  Corremmo insieme, i sogni e corremmo i giorni, lasciandoci alle spalle Colonne d'Ercole e Arabe Fenici che illusorie, rinascevano ogni volta e ci richiamavano all'indietro, ci lasciammo crescere sul viso tutte le rughe degli anni. Mentre quel viaggio si dipanava. 
Ora lento, senza fretta, ora fremente e spasmodico, ora dolce come su un letto d'onde, ora a scossoni e saliscendi, come nella peggiore delle gimkane: ma noi, lo sguardo fermo, la mente aperta, ruminandoci di dentro paure e rabbie, stanchezze e delusioni, a continuare ancora, a guardare avanti.  Sì...a volte ci prendeva la voglia di fermarci e scendere, appendere le nostre scarpe al chiodo e fermarci lì, in un posto qualunque ...perchè si sa, in due...un posto vale l'altro; ma spesso per colpa tua, più di rado perchè lo volevo io,...sempre a ripartire, a non far soste, quasi fermarsi, avesse avuto a significare un po' arrendersi e morire.
Adesso che mi guardo, qui nel silenzio, alla luce fioca di un tramonto che arriva sempre troppo presto e senza avvisi, queste vecchie e consunte 'cartoline', sento scendermi gocce calde a rigarmi le guance e entrarmi in bocca, a darmi un sapore di salato e dolce insieme... Adesso che non ricordo più quale sia stata la fermata, dove mai scesi e perchè non strinsi più quella tua mano e come feci a smarrirti gli occhi , ...adesso vorrei riprendere quel viaggio, perchè qui fermo, immobile proprio non so stare e la sento, questa ruggine, avanzare e mordermi la mente e il cuore.
Mi manca – sai...?. - non avere più le tue dita da intrecciare.....

 
 
 

Solo l'Amore

Post n°282 pubblicato il 14 Aprile 2015 da qui_percaso


Splendente, raccolta, spogliata

un atto di resa o un gesto di sfida.

Ma forse bellezza sapeva 

soltanto l'amore.....

 
 
 

CIMA COPPI

Post n°281 pubblicato il 13 Aprile 2015 da qui_percaso
Foto di qui_percaso

CimaCOPPI



E come, se aveva spinto, quella vita…. ; e strattonato e inveito e datosberle …da lasciare segni rossi, brucianti sulle guance..

Da lasciarelividi di fuori e ben dentro, e quelli dentro, anche più forti e piùfondi…; dei veri canali in cui poi avrebbero preso a scorrere e iltempo e le cose, con quella loro incedere obbligato, per quellastrada maledetta e segnata, con quell'eredità ben salda einamovibile che gli anni ti sanno regalare e con cui, senza che tunulla possa né sappia, ti segna, per i giorni a venire.

E non eranostati solo giri di giostra o di bici, né occhi di brace a far pieniquei giorni e quelli a venire…; e non erano mai davvero finiti gliesami ( ..e quando mai lo sarebbero stati davvero…);

e tutto eraproseguito sui binari consueti, sulle cose fatte di niente e di noia,di sorrisi, di lamenti, di corse e rincorse , di partenze ed arrivie ancora partenze e di attese : attese a qualunque cosa mai fosse.

E dopo diuna, ce n'era subito pronta un'altra ed un altra e sempre ce nesarebbero state, fino a quando ne fossse rimasta, di vita.

E salite ediscese da togliere il fiato e asfissianti pianure che non sembravanoavere una fine….

..Ancheora, in piedi sui pedali, il viso paonazzo, il fiato spezzato e ilsudore a colare copioso da velare lo sguardo, su quel nastro diasfalto cotto dal sole e riverberante da accecare la vista, ..ancheora la salita sembrava non dovesse finire più, né stemprare la suairta pendenza.

Sembravanoore che fossero lì, loro due, i due ragazzetti, amici di sempre ,solitari ciclisti a sputare l'anima insieme e a darsi coraggio esentirsi eroi d'altri tempi, a combattere chissà quale guerra e pergiunta imposta da nessuno che non fosse loro stessi; ma piuttosto chedarsela vinta, che smettere di stare lì dritti, su quei pedali,avrebbero speso ogni goccia del loro sudore e tirato allo spasmo(come già poi, erano dietro fare..) i muscoli lucidi e guizzanti ela sfida perenne dei loro 16 anni.

L'avevanodeciso da prima ".. Arriviamo in cima e non ci ferma nessuno.."e adesso andavano insieme, uno di fianco all'altro nel sole bruciantedi quel caldo mattino di luglio, senza neppure la forza di scambiareuna sola parola, caracollando sulle bici che sembravano incollateall'asfalto disfatto e ardente, …che parevano non volerne sapere diandare più sù, di farsi quei tornanti a gomito, duri, rabbiosi,odiosi e incattiviti in quel loro torvo, protervo salire, irridentialla loro fatica e alla loro volontà di pedalare ancora e ancora…

Nontempo per bere un sorso dalla borraccia o pulirsi la fronte sudata ;nessuno spazio per darsi una voce o per incitarsi a vicenda: solo,ogni tanto, uno sguardo in tralice a dire a quell'altro, insilenzio.." Ci sono..ci siamo..Maledetta bastarda salita, avràpure un fondo, una cima a sfinirla…"

Intorno solo il nudo Appennino coi suoi fianchisassosi e brulli, vecchie case disperse e abbandonate a ricordare che un tempo, forse era stato un mondo di vivi; pietraie cheriflettevano il caldo e la luce e pochi alberi sparsi; mentre dentro,a dispetto della fatica e dello sforzo ( ..ne valeva la pena…?)pensieri diversi, ogni tanto, che sbucavano dal niente di cervelliimpastati allo sfinimento, che tutto prendeva e succhiava...

Pensieriche distraevano e portavano via e, talvolta, ridavano fiato espinta..che portavano al dopo, alla cima, a dove stesi su un prato sisarebbe goduto del riposo e dell'avercela fatta davvero, d'averselavinta a se stessi e a quel monte ingobbito e carogna…

Al come,sarebbe stato dolce il sapere che s'era usato tutto il 'di dentro'che avevi, per venirne alla fine e che questo era quello che dava ilsapore e il colore e ridava il respiro; e non avresti pensato allemille salite ancora a venire, ai tornanti ghignanti che dopo unacurva cè n'era un altro ed un altro e ancora dell'altro…

E che poi, anche se era discesa, c'era sempre da farsi il 'ritorno' e c'eri tusempre a sedere lì in sella e a pigiare i pedali e non vedere piùarrivare la strada di casa e sentirti le gambe di legno e le naticheincollate al duro sellino…: ma pure eri pieno di te e del gusto diesserci stato, là in cima e nessuno a pagarti o a fartelo fare.

..I dueamici sdraiati di fianco sull'erba, sotto il sole di luglio, mentreintorno si stagliava la cresta spaccata dei tanti crinali, sferzatisul viso dall'aria che sempre accarezza le cime, si bevevano il blùdi quel cielo che sembrava abbracciare ogni cosa e portarsi lontanola fatica e il sudore di prima; con un filo d'erba a girasi tra lelabbra e ogni tanto un sorso di acqua col sapore più buono chec'era, non avevano nessun bisogno di dirsi parole: si sentivano unitidallo sforzo che avevano fatto e dall'esserci insieme e con dentro lacalma e la forza che solo dopo tanta salita sai davvero sentire e tiriempie più di qualunque altro pane.

..Eun identico sorriso tranquillo, stirava le labbra dei due…


 
 
 

DEDICATA

Post n°280 pubblicato il 13 Aprile 2015 da qui_percaso


DEDICATA

Non era sembrare, soltanto apparire
non solo parole con nulla di dentro
non solo contorni dai tratti indistinti
Di dentro, abitava il suo cuore...

 
 
 

ISTANTI

Post n°279 pubblicato il 11 Aprile 2015 da qui_percaso

                                                               ISTANTI


E ce n'erano stati ...e ce n'erano ancora, di istanti, momenti, sussulti che t'avevano dato, che t'avevano preso; cose da niente, cose normali ...cose di vita comune, di sempre, banali e scontati, ma pagati, ingoiati, goduti, sofferti .

Perchè quella vita, qualunque e dispersa ….era stata la tua, con le mille speranze, con i tanti 'ritorni', col viaggiare lontano, con il pane spesso amaro e ingrugnito, coi cornetti alla crema e i babà, ricolma di 'ero' e 'sarò'. Sparsi dovunque, tra le pieghe, in ogni cassetto, nascosti nei risvolti degli occhi, a sbucare improvvisi, da chissà quali tasche; eri, copia unica forse male riuscita, ma la sola cosa che avevi potuto e saputo: e di dentro quel sangue a correrti, acceso, fremente, scalpitante ...ancora con la rabbia di sempre.

 
 
 

Sogni

Post n°278 pubblicato il 09 Aprile 2015 da qui_percaso




...E quando i sogni ritornarono, lo fecero in modo prepotente ed inatteso; 


ricominciò da capo come se il tempo non fosse mai passato e lui, ...lui si lasciò di

 nuovo, ancora, ...un altra volta, portare via dal vento...

 
 
 

La chiave....

Post n°277 pubblicato il 08 Aprile 2015 da qui_percaso

E mentre il giorno mi si disegnava addosso e il sole spingeva, fuori dai vetri, cercai la chiave che mi facesse aprire gli occhi, ….quella nascosta tra le pieghe che corrono tra l'anima e la mente.
Durante la notte, portata dal vento dei sogni, s'era nascosta, ...era scivolata, proprio là, in fondo al cuore e adesso, riposava .....

 
 
 

PATER...

Post n°276 pubblicato il 07 Aprile 2015 da qui_percaso
Foto di qui_percaso

.…Quel vento di montagna che correva l’Appennino e che faceva la scorza dura e il passo fermo, adesso non ti sferza più e non li scompiglia più, quei tuoi capelli; quei monti che si impuntavano cocciuti, tra boschi e sassi e dove la gente, non ci abita ormai quasi più, che erano corsi da torrenti e canaloni che s’asciugavano in estate, rinsecchiti e sassosi e che di primavera venivano giù con quella foga e l'irruenza che sempre primavera ha nelle vene e quella neve che, negli infiniti inverni, ricopriva tutto e nascondeva le case fatte di pietre e sassi e le mulattiere ed i sentieri…, quei monti erano casa tua.

Lassù, dove travestito da stambecco, risalivi le creste e quei valloni, dove su straducole sempre in salita e piene di polvere, buche, escrementi di mucche, asini e pecore... e di quegli eterni sassi, che la montagna sembrava avesse partorito ad ogni sera e notte, ..lassù tra il Prampa e il Cusna e quei paesi in cui solo una insegna malandata, faceva la differenza tra l'uno e l'altro, dove hai morso la tua fame e i giorni bambini fatti di fatica e di allegria e di sorpresa e di avventura, …di quella fanciullezza spigolosa e dura e ricolma di miseria, come soltanto la montagna sapeva regalare...

E gli anni che spendesti in Seminario, ..tra canti, preti e preghiera, …perché era l’unico modo per studiare e per ‘sapere’ e per venirne fuori, un giorno, da quei tuoi monti …e quel tuo imparare ‘Il Pater Nostro’ e ‘L’Ave Maria’ …e a voler bene agli altri, ..non so se perché ‘insegnato’ ..o perché l’avevi chiuso da prima, da sempre, là in fondo al cuore… E poi tornarli a correre quei monti, vivendoci ben dentro la paura e anche in quell’orgoglio dell’essere Partigiano e del voler tenere alta la testa e restar vivo dentro e perché quei monti ..erano i tuoi e non di altri.

..E quel Latino che m’insegnasti e poi la Storia …e quel foglio protocollo ‘a righe’, che mi riempisti con i disegni di tutte le figure Piane e i Solidi e , con la tua calligrafia da ‘manuense’ , con tutte quelle formule per il perimetro…l’area ..il volume, che ancora conservo e tengo come un ricordo dolce, …come un regalo vero; e di quando intonavi con la tua voce profonda e bassa, quei canti, imparati e cantati tra i tuoi monti, che dicevano di fame, freddo, eroi , di chissà mai che guerra …o le ‘Chanson’ del “Maggio”, ..quello che usavano cantare lassù, in Appennino, nelle sagre di paese, ricordo di miti e fasti e antichi cavalieri..

Ed era quella stessa voce, che ci leggeva Salgari e Verne, le sere, dagli ingialliti libri presi a prestito alla Biblioteca Comunale, saltando dalla Tigre di Mompracem, al Capitano Nemo per ventimila leghe sotto i mari, …o volando intorno al mondo sospesi ad un pallone … o sprofondando in viaggi sognanti, giù, fino al Centro della Terra, tra mostri e draghi… ed i tuoi occhi grigi..

…Adesso che non corri più quel vento, adesso che sei sciolto dentro il tempo, in cui, oggi, ieri domani, ..sono per te soltanto suoni senza senso e che sei tu, ora, quel vento…, adesso, soltanto una frase mi viene alle labbra, sgorgandomi giù dritta, da mente e cuore…. “ Padre mio che sei nei cieli….”

 

 

 
 
 

ISTINTI

Post n°275 pubblicato il 07 Aprile 2015 da qui_percaso

 

 

...Vuoi forse farla traboccare, questa voglia, 
vuoi che mi riempia bocca e occhi e cuore... ?
Che mi gonfi le vene e mi faccia strisciare, 
correre, volare addosso, sopra, dentro di Te..?...
Questo vuoi Tu irriverente sogno,
sensuale passione che brucia il sangue 
e asciuga ogni saliva e idea che non sia Tu...
Tu, semplicemente Tu.....

 
 
 

La domenica delle Plame

Post n°274 pubblicato il 29 Marzo 2015 da qui_percaso

LA DOMENICA DELLE PALME

 

E la domenica delle palme

mi sparsi anch'io di cenere il capo

e col cilicio e i miei “mea culpa”

mi incamminai sul mio Calvario.

C'erano grida, sputi ed insulti

c'erani i giusti pronti a abiurare

c'erano i santi in fitta schiera.

Fù una domenica di penitenza

fù una domenica di triste attesa

fù una domenica di rochi pianti.

 

E io, che non sarei mai più risorto...

 
 
 

Scampoli di vita....

Post n°273 pubblicato il 26 Marzo 2015 da qui_percaso
Foto di qui_percaso

......

 

Non crederci, non crederci mai, che esista una fine e che arrivi una morte; come fosse un torrente o un rigagnolo o un fiume, tu non muori , ne ora ne mai, e quando ti scioglierai dentro il mare; una pozzanghera può forse, seccarsi nel sole, ma nell’immenso del mare, ci sarà solamente la vita…
Saremo immortali e vivremo per sempre negli altri e gli altri, vivranno di noi…”

 

E adesso è tardi davvero, non sentite ?…. mi stanno chiamando …da giù, in strada, davanti a ‘Colombo’, tutti i miei vecchi amici… Quel gruppo di ragazzini in sandali e calzoni corti : devo fare in fretta, dobbiamo andare lungo il ‘Crostolo’ e tagliare canne e farci cerbottane …e poi, a rubare l’uva dai filari .
E poi da qui, adesso, sento la Radio che trasmette un brano d’opera e la voce profonda, intonata, di mio padre che la segue.; ecco, adesso non canta più ..ha raccolto dal tavolino uno dei libri che prende sempre a prestito, alla Biblioteca Comunale e inizia a leggerci di Janez e della Tigre di Mompracem e io l’ascolto assorto, rapito, come non fossi più lì … mentre mia nonna stà friggendo, poco più in là, due frittelle di riso ed il profumo che si spande per tutta la stanza, che poi, è tutta lì la casa; dalla finestra che da sul piazzale di ‘Porta Brennone’, giù, vedo i miei due amici ‘ camion’, ‘Cric’ e ‘Croc’…così si chiamano e che ce l’hanno pure scritto sul cofano, in rosso …anche se io non so leggere ancora…, sempre carichi di mille cose che portano via ogni giorno e sera, sputando fuori quel loro fumo nero e pesante; e vedo il negozio delle stufe …quello di ‘Brusa’ e c’è anche l’Osteria ‘Dalla Peppina’ dalla porta a vetrata, col legno marcio e scuro, impregnato dall’odore e dai fumi del vino e del caffè . Laggiù, più lontano, c’è il recinto degli “Orfanelli”, coi buchi che abbiamo fatto noi, nella rete, per passarci dentro e andare a giocare a pallone sul loro campo ;...si staglia, là in fondo, sui viali, l’insegna dell’Eden Bar - l’unico posto dove puoi guardare la Televisione -, con la sua luce al neon, rossa e blu che lampeggia, trema, con quel suo sfarfallio colorato; tra poco ceneremo e nel chiuso di casa, ..quì in Via Gazzata, ci sarà, come sempre, un ‘aria di festa’, …un’aria normale, da povera gente da niente, …di un giorno trascorso come tanti, …a far sera, …a prepararsi a domani : quando anch’io, lo so bene…, sarò grande abbastanza...

 

 

 
 
 

Scampoli di Vita

Post n°272 pubblicato il 25 Marzo 2015 da qui_percaso
Foto di qui_percaso

Ma che storia era questa…? Banale e contorta, storia saputa, una storia da non essere mai pubblicata su alcun libro, o rivista, o giornale; una storia da niente e che aveva parlato di niente, ma distesa, sparsa e lunga, quanto il tempo…

Piena solo di giorni, soltanto di giorni comuni e di cose comuni, ma che poi era quello che accadeva alla gente comune, ogni giorno; vero, che a nessuno piaceva sentirsi ripetere in faccia, che viveva di cose da niente e che non ci sarebbero state mai né fanfare, ne squilli di tromba a sottolinearne i suoi passi e le mosse quotidiane…, che non ci sarebbero accesi segni del cielo …o comete …o chissà cosa d'altro, a far capire che quella era la strada e se il cammino sarebbe poi stato, giusto o sbagliato. No, c'era solo una strada, e tu sopra, a calcarne banalmente, i suoi sassi e nessun maxischermo a mostrare in tempo reale, i tuoi sbagli o le tue conquiste (..ma poi, sia le une, che le altre, sempre piccole piccole…) Ma per questo, valeva forse di meno, quella storia 'da niente'…?
Soltanto perché era la storia di tutti e non c'erano 'Grandi Fratelli' a spiarti o indicarti le mosse? Soltanto perche poi, alla fine del gioco, non c'era nessuno a ‘ridarti indietro’ famoso o importante, o immortale? Pensarci, che storia fantastica era proprio mai questa e che giorni tanto pieni di tutto, quei giorni dove non servivano eroi o miti o grancasse… Quanto coraggio per spingere sempre lo stesso carretto e sopportare se stessi e gli altri d'intorno; ascoltarsi mentre si ripetevano cose già dette e sapute e guardarsi, da fuori del corpo, parlare con la gente di sempre, fingere spesso sorrisi, quando magari, nessuna voglia di farli. Atteggiarsi intenti ed attenti, senza mostrare che stavi ridendo di dentro o cantando, tra te e te solo, come sotto la doccia o davanti allo specchio , quando sapevi che nessuno ti stava osservando o ascoltando. E restarsene buoni e tranquilli, seduti alla solita idiota scrivania, con in mano la penna a firmare e scrivere cose , a tracciare schemi e diagrammi, o a sfogliare manuali o cartacce, … o davanti a un PC, …mentre invece, con la mente rincorrevi quella 'Via Paal ' od i tuoi 'Beatles' o di quando ti atteggiavi ’un figlio dei fiori' ; e tutto, senza darlo neppure a vedere, soltanto una smorfia e una luce diversa negli occhi. Parlare coi figli, essere grandi e maturi, dare sempre l'esempio, regalare una impronta, ricordarsi i vent'anni, fare i conti la sera, ascoltarsi un vecchio, gracchiante, ’33 giri’ in vinile, cambiare, sempre canale, in quella TV.

Quante cose che giravano in mente e che stringevano e aprivano il cuore; che facevano, talvolta girare lo sguardo a cercare all'indietro, a ubriacarsi, un poco di quello strano profumo che sembrava sempre più dolce, non fosse altro, che perché ormai era cosa di ieri, …faceva parte del ricordo e del sogno…

 

Quante cose che eravamo stati e che forse neppure più sapevamo, né conoscevamo ; quanti istanti - milioni..miliardi..- da vivere e vivere e vivere, …sino a morirne. Quanta testardaggine e forza e speranza e ingenua, credulona fiducia, avevamo ancora da comprare e da spendere e da inventarci ogni giorno…; quanta insensata disperazione e quanti sorrisi ad ingolfarci altre mille volte, questi cuori e questi occhi malati di vita, malati d’amore, affamati di vita, affamati d’amore, ubriachi di vita e d’amore! E allora, che nessuno, ci provasse neppure per scherzo, a inventarsi un finale, un finale per noi, o a dirci, saccente e altezzoso: "
Ma che piccola storia da niente, è mai questa…?”

 
 
 

Da Francesco a Mauro…

Post n°271 pubblicato il 10 Dicembre 2014 da qui_percaso

Da Francesco a Mauro…

 

E ancora qui a domandarmi e a far finta di niente, come se il tempo per noi non costasse l'identico , sempre l’uguale, come se il tempo passato ed il tempo presente non avessero la  stessa, uguale amarezza di sale.

Tu non le sai le domande, ma io ti non risponderei, per non strascicare inutili parole in un linguaggio d'azzardo, dove perdermi dentro; eri bella, lo so, e che bella che sei anche  adesso. Dicono tanto, Tu lo sai,  un silenzio ed uno sguardo.. e tu che mi guardi e non parli..

Se ci sono, non so cosa sono e se mj vuoi per quel che sono, o sarei, o saro' domani... , allora non parlare, non dire piu' niente; se puoi, lascialo  fare ai tuoi occhi,  alle tue mani, al tuo cuore.

Non andare... vai,  non restare... stai, non parlare... parlami di te.

Tu lo sai, io lo so, quanto e come se ne vanno disperse, trascinate dai giorni, come fosse una piena di fiume, tante cose, sembrate e credute diverse, e parole ed emozioni, come fosse un prato coperto a catrame e bitume, dove l’erba e’ gia’ morta e sepolta e non la trovi piu’.
E  noi, a rimanere cosi', ad annaspare nel niente, custodire i ricordi, carezzare le eta': uno stupido stallo o forse  un rifiuto crudele e incosciente del diritto incosciente alla felicita'.

Se ci sei, cosa sei?  E se pensi, cosa pensi e perché? Non lo so, non lo sai; siamo qui oppure siamo distanti, dispersi, lontani?  Essere tutto, in un solo momento, ma chiuso di dentro , avere tutto, ma non avere il domani che avevi voluto.

E siamo qui, spogliati di tutto e di noi, in questa stagione che unisce tutto cio' che sta’ fermo, tutto cio' che si muove, tutto cio’ che non dice, tutto cio’ che ti parla; non so dire se sta nascendo una nuova eta’ o se invece finisce, se dal cielo ora piove o non piove, se fa giorno o fa sera….
E io che sono qui’, pronto a dire buongiorno", a rispondere "bene", a sorridere a "salve", dire anch'io "come va…?" , fare finta che non sia ancora l;ora….

Non c'e’  vento stasera: …ma, dimmi…, siamo ancora insieme o non lo siamo piu’, o non lo siamo mai stati…?

Fuori, La scorgo  a  malapena, c'e' ancora una citta' …e se c'e' davvero ancora li’, balliamoci dentro stasera, con gli amici cantiamo una nuova canzone, corriamoci insieme, ridendo, le strade e le piazze... Tanti anni passati, spesi, e io che resto ancora qua’, ad aspettare primavera; tanti anni, ed ancora sono ‘nel pallone’, incapace a capire e sapere e volere…

 

Non andare... vai, non restare... stai, non parlare... parlami di te. Non andare... vai, non restare... stai, non parlare... parlami di noi…

 
 
 

ADESSO

Post n°270 pubblicato il 09 Dicembre 2014 da qui_percaso

ADESSO

 

 

Adesso che non ho piu’ nessuna voglia di parlare e forse non mi interessa piu’,  farti capire; adesso che tutti gli istinti si sono messi giu’ a far finta di dormire e che dei desideri, e’ rimasta solamente la scialba controfigura; adesso che negli occhi, non sa piu’ accendersi e brillare neppure una lampadina e che vedono semplicemente, come ‘vede’ il nastro di un registratore ‘ a bobina’…
Adesso che sento il cuore stanco di battere quel suo monotono e stonato rintoccare e che il respiro sa solo d’asma e non piu’ di fiato; adesso che le dita non saprebbero afferrare, ne’ stringere, ne’ indicare, ma solo levarsi al cielo come un ingiuria o una preghiera, senza senso ne’ valore…
Adesso che mi sento come si sente uno che non sa piu sentire, dire, parlare, vedere, udire;  adesso che dismetto questi miei consunti   abiti vecchi, e che mi libero di tutte le mie cianfrusaglie che credevo vere, soltanto ieri e che giro scalzo, a piedi nudi, per le mie stanze vuote, sopra le schegge dei miei tanti specchi sbriciolati…
Adesso che la mia stanchezza figlia di anni, nebbie, paure e di ogni lurida incertezza, mi morde nel cuore e mi torce viscere e polmoni; adesso che questo viaggio, creduto eterno, sta per toccare l’ultima spiaggia e che quei binari la’, davanti, si sciolgono come neve al sole e non c’e’ piu’ nessuno a sventolarmi il fazzoletto…
Adesso, si’ soltanto adesso, Io…….
.

 
 
 

inutilita

Post n°269 pubblicato il 08 Dicembre 2014 da qui_percaso

 

 

INUTILITA’


Buio in questa luce


ombre nei riflessi


Ascolto le parole


sordo ad ogni voce

 
 
 

Vento Stanco

Post n°268 pubblicato il 05 Dicembre 2014 da qui_percaso

 

                                                                VENTO STANCO

Quell’uomo stanco, affaticato che ti accarezza piano, lentamente con le labbra socchiuse ed un sorriso tra i denti.... dove stanchezza e malinconia disegnano un alone di candido abbandono . Lo guardi senza chiedergli nulla, ti adagi su quel suo sguardo e ti lasci cullare dall’idea di lui e delle sue dita che ti disegnano in silenzio ogni contorno e se lo portano via, nascondendoselo nel cuore…. 
Non servono parole a disegnarti i battiti del cuore e a far diamanti gli occhi ;
senza accorgertene, entra l’amore senza chiedere permessi …….

 
 
 

Quattro righe....

Post n°267 pubblicato il 05 Febbraio 2014 da qui_percaso

 

 

Quattro Righe.....

 

In quattro righe..o quattrocento o quattromila, ma sempre in uno scampolo di spazio e tempo: eppure , lì c’era tutta una vita racchiusa dentro…
…E quel ragazzetto, sparuto, coi suoi eterni calzoni corti, con la sua fame di ‘domani’ e di diventare grande…, ce l’aveva fatta, alla fine, a entrare in quel ‘laboratori astrusi’ da maghi o da scienziati, come ingenuamente aveva creduto, un tempo, che fosse e, …tra Forlì e Cesena, a diplomarsi all’ITI e poi, ancora ubriaco di quei suoi sogni e delle fantasie insonni, coi suoi ‘Urania’, a disegnargli innanzi immaginari universi e mondi e vite future tutte da venire… a iscriversi all’Università …Ingegneria, e sempre e solo, perchè quel sogno spingeva, miope ed insensato, forte, cocciuto, dentro.
No, non era poi cambiato tanto, quel ragazzetto: di fuori forse, aveva smesso i suoi calzoni corti e messo i jeans, …ma dentro…. 
Ricordo quella volta che tornando da Bologna ..verso sera, sul treno affollato di pendolari e studenti, si ritrovò in uno scompartimento …allora c’erano ancora gli scompartimenti e le ‘tradotte’ con le panche di legno… con quattro ragazzi molto più grandi di lui, che parlavano fitto fitto d’esami e di sessioni…a chi ne mancava uno, a chi tre ..e poi la Tesi… e tutti, iscritti a Ingegneria, quasi ingegneri… Lui stette un po’ li , fintamente indifferente, ad ascoltarli e poi di punto in bianco, sbottò con la più candida delle sue arie..“ Ma chissà quante cose che sapete voi…. Con tutti quegli esami dati…” ; e quelli che se lo guardarono come fosse arrivato l’ultimo degli imbecilli, la solita matricola ignobile, che non capiva niente, sridacchiando sarcasticamente tra di loro …e per fortuna che il treno stava arrivando già in stazione e lui si dovette affrettare a scendere, ingoiandosi l’ennesima figura magra e con quel senso di ‘sbagliato’ dentro ... proprio come se avesse avuto ancora indosso, i suoi calzoni corti…
Così tra …bassi e bassi… passò quel primo anno di avventura, in cui tutto sembrava un gioco od una ‘finta’ e Via Petroni, dove alloggiava, soltanto una canzone di Guccini, con le Osterie fuori port, i filobus e le tante trattorie da 500 lire al pasto ...tagliatelle, paillard, due patate e via… se riuscivi a trovare il posto da sederti e che quando eri seduto, ti ritrovavi gli altri, arrivati dopo, che aspettavano si liberasse, quel posto, piantati lì, come avvoltoi sulla tua spalla a soffiarti fretta addosso…. 
“Anno Mirabilis” di inconcludenze e di nonsense, dove Topologia, Calcolo Matriciale, Riemann e Liebniz, Eulero e Taylor, si andavano a mescolare e perdere sotto i portici o tra le panchine della ‘Montagnola’, o dentro i ‘cine’ di terz’ordine di mamma Bologna, scivolando via come acqua fresca, che non lasciava traccia nella memoria… e che si concluse con un ‘flop’ eccezionale e solo un “24”, in quella porcheria d’esame ch’era “Disegno”; ...figurarsi ‘la figura’…
E allora, un po’ per dimenticare e fare pulizia, un po’ per scappare più lontano si potesse, su una fiammante, ‘Vespa’ ‘usata’ (..ma poco, poco…), caricata come un TIR per la Norvegia con zaini e borsoni sui portapacchi e sulla schiena, lui con l’amico ‘matematico’, …vecchio compagno dell’ITI di Cesena…, decisero un'altra sfida all’avventura; Andorra e la Spagna, passando da Nizza, Marsiglia e attraversando tutta la Francia, come avessero dovuto scrivere un nuovo, entusiasmante romanzo , “Dagli Appennini ai Pirenei”.
E fù davvero un’avventura il farsi quei settemila chilometri su quella ‘Vespa’, su strade interminabili che non ne vedevi la fine, o su salite da muli, come appunto, erano carichi, su quello scooter che spesso arrancava e tossiva e col fondo schiena reso piatto dallo restarsene inchiodati a quel sedile, …col rischio di addormentarsi ‘per strada’, nonostante l’aria che li schiaffeggiava in faccia, … con intere giornate di viaggio ‘viaggiate’ sotto lo scrosciare di piogge battenti e incarognite, tra soste in campeggi improvvisati o magari, dove capitava...; ma fatto con la febbre dei vent'anni addosso, niente pesava, niente fermava, niente spaventava. 
Neppure il filo del gas che si spezzò, a Briancon, sulla salita del Monginevro ed i cento..forse centotrenta, chilometri di montagna, fatti con lui che, seduto dietro, teneva stretto il filo, arrotolato col fazzoletto, ad una mano e l’altro che guidava e gli dava i comandi… “… Dai gas …”, “ ...Togli gas…”, come poteva succedere soltanto nei fumetti o nella ’Comica Finale’… 
Che poi finalmente, arrivati a Torino, in quel modo allucinante, lo fecero riparare al primo meccanico che incontraroro, mentre loro due se ne andarono a pranzare in una trascurabile trattoria qualunque … alla meno peggio e che, così, la sera se ne sarebbero arrivati a casa dopo ventidue giorni di errabondo vagabondare. Scherzavano quei due, sul loro viaggio e su tutte le storie e le vicende da raccontare a casa, agli amici, sulle ‘iperboli’ da costruirci sopra, con cui colorare quell’avventura e si dicevano , scherzando…, che avrebbero anche potuto ammaccare un pò, da qualche parte, quella ‘Vespa’..per dare un tocco in più di suspense..di fuori ordinario, come fossero stati reduci od eroi di chissà quali battaglie.
E ripartirono nel primo pomeriggio da Torino, quel 19 Agosto, sotto un sole feroce, appena riavuta indietro dal meccanico, lo scooter, col filo del gas rimesso ‘a nuovo’, con l’asfalto che si fondeva quasi sotto le ruote e quel disco ardente a guardarli dall’alto, la mente persa a rimettere in fila tutto quello che avrebbero avuto da raccontare, stanchi e vogliosi di arrivare … ; non lo sapevano, non lo immaginavano…, quei due, che a soli duecentosessanta chilometri da casa, dopo quei settemila già fatti e sul groppone, a sole tre ora dall’agognato arrivo, c’erano là fermi, dov’erano sempre stati, un incrocio ed una maledetta curva, ad aspettarli immobili, sotto il cocente sole delle due e mezza, di un afoso pomeriggio di quell’Agosto….

 
 
 
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