Creato da: domenicomolinini il 09/02/2010
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Tempo vivente

Domenico Molinini - Tempo vivente

Concerto per Flauto e Pianoforte
Flautista Michele Bozzi
Pianista Gianni Saponara
29 Giugno 1980 - Corato

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II parte

 

Ildebrando Pizzetti, Messa di Requiem

 

Ildebrando Pizzetti, Concerto dell'Estate

 

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SAN SILVESTRO 2011

Post n°63 pubblicato il 31 Dicembre 2011 da domenicomolinini
 

Basta cambiare il numero finale ed il 2011  diverrà 2012.
Ma è proprio vero?

Il giorno di San Silvestro 2010 scrissi un post il cui incipit era:
"E così il tempo del 2010 è proprio agli sgoccioli."

Proverò a riscriverlo, e nel mentre deciderò cosa lasciare; cosa cancellare; cosa aggiungere.

Il Tempo (i musicisti dovrebbero essere grandi conoscitori di questa dimensione) esiste solo per gli uomini (o almeno così riteniamo).
Il tempo è l'ingegnoso sistema che ci siamo dati per misurare la nostra finitezza e per segnare la nostra fugace presenza di fronte alla grandezza incommensurabile dell’Infinito.
Parafrasando un dignitoso programma di Rai3, potremmo dire che il Tempo siamo noi.
Il nostro ancestrale bisogno (dettato dalla paura, e fors'anche dalla superbia) di rappresentare tutto a nostra immagine e somiglianza, poi, ci induce ad antropomorfizzare anche il Tempo.
Puntualmente, rappresentiamo la dimensione soggettiva (che ci illudiamo di poter rendere oggettiva) che chiamiamo anno come un Vecchio di cui vogliamo sbarazzarci, poiché affidiamo la soluzione delle nostre paure, insicurezze e bisogni al "nuovo nato", cioé al nulla.

Ed anche questa volta, a celebrare il passaggio dal nulla al nulla, sarà il solito rito di scempiaggini, accomunate dal denominatore della vacuità, cementate dal principio di evitare di fermarsi un attimo a pensare.
Pensare fa paura. Pure, è l'unico vero atto che (a detta di quelli come Don Tiziano parrebbe distinguerci dagli altri animali) può metterci in contatto con l'Infinito.

Prepariamoci quindi alla grande Sagra della Pagliacciata Sonora.

E’ la Musica a farla da padrona in queste occasioni. Ma... quale musica...

La sera del 31 dicembre, temo che, chi vorrà sintonizzarsi con qualsiasi emittente, assisterà allo stesso spettacolo che si ripete puntualmente e che avverrà anche in ogni piazza ed in ogni locale che si rispetti.
Il brulichio di varia umanità allegra e ridanciana, poiché
La parola d'ordine è una sola, categorica e imperativa per tutti, essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all'oceano Indiano: ridere. E rideremo!
Bisogna, per forza, mostrarsi ed essere allegri, a tutti i costi e contribuire allo spettacolo che riempirà e saturerà piazze e studi televisivi (in altri casi ho detto stadi) e discoteche e locali e quant’altro, quasi tutti (per non dire tutti) bercianti d’impostura strapagata. Secondo un  copione trito e ritrito la faranno da padroni menestrelli e guitti (i primi trattati da grandi musicisti, gli altri da grandi attori), e la demenzialità dilagante si accompagnerà ed accomunerà a frizzi e lazzi.

Inutile sperare che il peso delle immani tragedie che l’umanità sta sopportando possa non dico fermare, ma, per una volta almeno,  ingentilire l’ottusa baldoria del Circo globale ed "obbligato", poiché sarebbe giusto e doveroso si tornasse a scegliere quando, come e dove ridere, senza che la risata e il tripudio generali continuino a ferire ed offendere i tanti, troppi, che non hanno di che ridere e gioire.

E chissà che anche questa volta non ci sia il conduttore di turno a cui venga in mente di proporre minuti di raccoglimento o riflessioni che, all’interno della bolgia ottusa e stolida, s’incastonerebbero come brillanti in mezzo allo sterco.

Non occorre che proprio stasera ci si sciolga in lacrime al pensiero delle condizioni in cui versa questa povera Italia imbarbarita.
Basterebbe, tuttavia, ci riappropriassimo di ciò che ci è stato tolto: vivere (o imparare a vivere) ore di serena, intima allegria, con parenti, ed amici, in luoghi non connotati da vacua promiscuità, falsi indici di crescita intellettuale e sociale, quanto, semmai, fucine di confusione mentale, scuole di incultura ed ingreggiamento.

Aspettatevi, poi, le facce ed i toni di circostanza con cui, a partire da lunedì e, temo, giorno dopo giorno, in un grottesco crescendo, i notiziari ci racconteranno quante lacrime dovremo versare e quanto sangue gli illuminati soloni, con le spalle (e tutto il resto) ben coperte da rigonfi portafogli, ci caveranno, per salvare il Paese, preservando i soliti dritti amici ed amici degli amici.

Pensate. Non fatevi strumentalizzare dai cocchieri alla guida di carovane  che vogliono farvi credere dirette al Paese dei Balocchi.

Mi spiace per quelli che leggendo dovessero restare traumatizzati.
Ammesso che qualcuno legga.

Auguro a tutti, me compreso, di riuscire a scrollarci di dosso l'apatia che, come una camicia di forza, hanno saputo farci indossare.
Bisogna fare presto a spalancare tutto, porte, balconi e finestre, perché l'aria pura e frizzante torni a farci respirare, salvandoci dai miasmi pestiferi che piano piano, dopo averci addormentati, promettono di ucciderci.

 
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