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VIAGGIO NEI PENSIERI DELLA MIA ANIMA ...

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Tutto su mia madre

Post n°589 pubblicato il 16 Maggio 2012 da marcoaurelio78

In questi giorni ho consapevolizzato una dura verità da mandare giù: io mi vergogno profondamente.

Mi vergogno di avere una madre che mi ha sempre odiata, che mi ha fatto la guerra perché non era in grado di amarmi e, siccome l'odio è l'altra faccia dell'amore, ha riversato su di me tutto il disprezzo che lei ha nei confronti di se stessa. Mi vergogno di non avere ricordi felici di me bambina con la mia manina stretta in quella della mia mamma, o di non ricordare un abbraccio sincero, incondizionato e spontaneo. Mi vergogno di essere cresciuta con una persona che mi ha combattuta perché diceva che io volevo più bene a papà che a lei, e così facendo mi ha spinta ancora più lontana.

Mi vergogno tremendamente di ricordare soprattutto, della mia età adolescenziale, l'odio che provavo che per lei quando mi ignorava. Quando appositamente faceva dei gesti per rimarcare che preferiva mio fratello a me, come stirare e lasciare indietro tutte le mie cose alle quali poi dovevo provvedere da sola. Quando mi ha fatta iscrivere a tutti i costi all'università e dopo pochi mesi ha iniziato a rinfacciarmi i soldi della retta, inducendomi a iniziare a lavorare part-time.

Mi vergogno di avere una madre che una notte mi ha portata sul balcone della mia camera, nel silenzio più totale e mentre mio fratello dormiva, a guardare di sotto e a scavalcare la ringhiera con la gamba sinistra. Mi vergogno di aver pensato di togliermi la vita perché non potevo più andare avanti con tutto quell'odio addosso, di essere stata lì, un tempo indefinito, a cavalcioni su quella ringhiera. Guardando di sotto e non rendendomi conto quanto sottile fosse la differenza tra le due scelte: gamba destra significava farla finita, gamba sinistra dare un calcio ai brutti pensieri e continuare a vivere. E la cosa che per anni mi ha dilaniato è che non ho scelto io, o almeno non consapevolmente. Ho sentito come una mano sulla spalla che mi tirava indietro e ho ritratto la gamba sinistra. O forse la mia è stata una scelta inconsapevole e quella forza che ho sentito non era altro che il mio istinto di sopravvivenza. Non potevo morire, dovevo arrivare dove sono ora per comprendere.

Mi vergogno terribilmente di avere una madre che prima ha fatto il gesto di farmi un presunto regalo in denaro quando ho acquistato la mia casa, e dopo neanche due anni ha iniziato a chiedermi i soldi indietro sostenendo che era un prestito, non un dono. E al mio rifiuto di sottostare a questo ricatto, accompagnato da una richiesta di colloqui per fornirle un eventuale aiuto economico, mi è stato risposto che era una questione di principio e mi sono ritrovata in un freddo tribunale, a spiegare ad un attonito giudice come mai la donna che mi ha messo al mondo mi abbia fatto causa per qualche migliaia di euro.

Mi vergogno come non mai di aver passato la mia giornata ieri a domandarmi come sarebbe andata l'ennesima udienza. A chiedermi come farà un giudice ad emettere una sentenza su una cosa così personale, sulla quale non ci sono prove e tutto si basa sulla sua parola contro la mia.

Credo sia un bene che tutta sta vergogna sia venuta alla luce, almeno prendo il coraggio di guardarla in faccia e di comprendere una volta per tutte che non c'è proprio nulla di cui vergognarmi.

Lei ha fatto una scelta, più o meno consapevole, e a me non resta altro da fare che rispettarla.

 
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