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UN GAMBERO KILLER STA DIVORANDO IL LAGO DI FIMON

Post n°4225 pubblicato il 04 Agosto 2008 da nickvi77

DAL GIORNALE DI VICENZA

L’invasione del gambero killer. Detta così fa un po’ sorridere. Sembra infatti il titolo di un libricino di fantascienza o di un cartone animato per i più piccini. In realtà c’è davvero poco da ridere. Originario della Louisiana, questo crostaceo rosso fuoco dalle chele più grandi rispetto a quelle delle specie europee, è forse il peggior disastro naturale che le nostre acque potessero subire, visti i danni che riesce a creare. E che già sta creando. Un vero flagello, dove arriva non cresce più nulla. Con l’aggravante che non si limita a passare ma in breve colonizza ogni luogo, dai fossati ai grandi bacini, in cui le zampe o le mani stolide dell’uomo lo portano. Macchina da guerra efficiente e spietata il Procambarus clarkii. Prolifico, si riproduce più di una volta all’anno a ritmo di 300-500 uova per volta e come una mamma spartana non ha alcuna cura della prole che diventa in fretta "guerriera". Mica finita. L’incubo è solo agli inizi. Estremamente duttile e resistente, si adatta a tutti gli ambienti, riesce a stare e a respirare per almeno 24 ore fuori dall’acqua, sopporta facilmente le temperature più elevate - può vivere anche in luoghi dove si ha disseccamento estivo - e di contro resiste anche alle basse temperature invernali rifugiandosi nelle tane e cadendo in una sorta di letargo. E per non farci mancare nulla, sopravvive in acque con scarsa ossigenazione, poco profonde e poco pulite, come pure ad alta salinità. Le sue tane sono un reticolo di gallerie profonde anche 5 metri dove possono coabitare 50 animali e che soprattutto mettono a rischio gli argini. Insomma, un Rambo nel suo genere. E pure un’arma batteriologica devastante. Portatore sano della peste del gambero, ha praticamente eliminato i gamberi nostrani nei siti colonizzati. E la lista dei danni è solo all’inizio. Classica storia all’italiana, tra furbetti del quartierino, denunce, processi e tanta superficialità. Il gambero arriva in Italia negli anni ’90, importato da una piccola società del lucchese che ne comincia l’allevamento nei pressi del lago di Massaciuccoli. Arriva di notte, clandestinamente, in un autobotte proveniente dalla Spagna ed è già un fosco presagio. E c’è ancora la mano avida e sconsiderata dell’uomo dietro il loro arrivo a Vicenza, circa 6 anni fa. I primi avvistamenti avvengono nel Basso Vicentino. Precisamente ai Bagni di Villaga, sorta di microterme a cielo aperto con acqua calda tutto l’anno. Condizioni ideali per mettere radici, riprodursi e iniziare la marcia inarrestabile attraverso canali e fossetti, in direzione di Orgiano, Sossano, San Germano e Campiglia dei Berici, Noventa. E di qui verso Vicenza. Un bollettino di guerra. Cadono il Bacchiglione, il Retrone, il Dioma, il Tesina fino ai confini con Bolzano Vicentino. Avanguardie del crostaceo sono segnalate anche nell’Oasi di Casale e nella campagna circostante. E c’è un avvistamento certo nella risorgiva di Cismon del Grappa. Neppure il tempo per il comune di Arcugnano e la Provincia di Vicenza di sistemarlo che la sua millenaria esistenza torna in forse. Colpa della aragostina americana, come è chiamata, ovvero quintali e quintali di crostacei, a detta degli esperti, che già prolificano al suo interno. Il gambero della Louisiana divora ogni sostanza organica disponibile, animale o vegetale. Dai girini di rane e rospi, agli avanotti, alle larve e per finire ai germogli, con tanti saluti ai canneti, quasi del tutto scomparsi dal lago, e al castagno d’acqua. E pure agli orti. Qualcuno ricorda la scomparsa in una notte, vicino Modena, di un intero campo di fragole. Leggenda metropolitana o no, meglio proteggerli con reti.

 
 
 
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