Creato da gianor1 il 07/01/2005
Da qualche parte una farfalla batte le ali e mette in moto un meccanismo irreversibile dalle conseguenze imprevedibili.
 

 

Estraneo

Post n°764 pubblicato il 19 Maggio 2017 da gianor1
 

Sono anticonformista, agisco in maniera opposta da molti.
Non mi sento conforme ai comportamenti della maggioranza.
Non che questo essere mi faccia piacere, spesso non lo gradisco ma non posso farci nulla.
Non sono migliore, non sono peggiore.
Sono antitetico.
Disuguale da molti e, quindi, affine a pochi.
Sono un componente di una minoranza poco vistosa.
Ascolto melodie che pochi conoscono, leggo libri poco valutati, apprezzo personaggi ignoti ai più...
Ho difformi ideologie politiche, possiedo il senso laico della religione, mi trovo confacente in una società che rispetta le tradizioni, la cultura.
Sono fuori dalle grandi statistiche.
Difficilmente sono tra i milioni d'italiani che secondo i max media si accingono a fare qualcosa.
Non mi piacciono le feste comandate che diventano solo opportunità commerciali, i libri che registrano numerose copie di vendita, le vacanze organizzate, le dicerie, le feste notturne clandestine.
Non è snobbismo, non lo scelgo premeditamente.

Essere controcorrente mi soddisfa, non lo nego o forse m'inorgolisce?
E' un'emancipazione ma a volte anche un fardello...Sentirsi estraneo nel proprio paese, essere la deroga che affoga nella regola, essere la vetta di una statistica perversa. Non desidero esaltare il mio essere individuo, ma esclusivamente definire una verifica oggettiva sui comportamenti
Per questo ho timore di non essere accettato.
Di tanto in tanto mi adombra la vertigine.
In alcun i casi "cupio dissolvi".

 
 
 

Esperienza consapevole...

Post n°763 pubblicato il 10 Maggio 2017 da gianor1
 

Il tempo fluisce rapido e gli anni appesantiscono l'evoluzione fisicamente e moralmente. Devo prenderne atto. E' necessario  riflettere con più costanza sugli accadimenti, sul calendario le cui pagine si alternano velocemente. Segno con un cerchio rosso le festività, i termini, gli incontri stabiliti e da regolare, i viaggi...Soste mediane dell'esistenza con il punto di arrivo ancora incerto.
" Oramai sono quindici anni che operi didatticamente, acquisendo un esperienza consapevole  e quasi automatica". Così  ha detto il mio preside. Personalmente non credo che questa sia la verità. Ogni giorno domando cosa faccio e mi rispondo che in realtà conosco e so poco. Il mistero "atroce" è non capire perchè lo faccio. Non sarà che tutte le azioni che intraprendo sono dovute alla forza d'inerzia?
Probabilmente sono ritornato allo stadio infantile delle domande...
L'effettivo quesito è che i colleghi reputano che io svolga  lodevolmente la professione. Il contesto  è alienante. Gli elogi aggravano l'insieme.
Il mio convincimento si differenzia da chi mi giudica.
E' sempre un punto di vista aleatorio, assolutamente non oggettivo.
Di una cosa sono certo: l'eccellenza si intravede solo nella mediocrità.
Non è un successo. E neppure una parità.
Ecco perchè è appagante andare controcorrente. E' un impegno faticoso
ma vero e sincero.

 
 
 

Frammenti di un incontro

Post n°762 pubblicato il 03 Maggio 2017 da gianor1
 






Artemide,stanotte in cielo
di nuovo emerge perfetta
e illumina malinconici ricordi
di un  estate preterita.
E' quiete
interrotta dal frusciare lieve
di foglie caduche
sul parco vicino.
Le onde lievi e lunghe
si distendono sulla rena ancora calda
di color avorio.
La dolce collina del Diavolo,
abbracciata da mirto e corbezzoli,
da lecci e ulivi temprati da secoli,
strappati alla terra da genti passate,
spezza la linea tortuosa dell'orizzonte.
Sinuosi e incostanti percorsi
uniscono antichi sentieri
alla strada della memoria.
Intanto quattro mani intrecciate
accanto alle fiamme,
conducono il vino alle labbra
ed attendono assieme il mattino.

 

 
 
 

Puzzle di stelle

Post n°761 pubblicato il 25 Aprile 2017 da gianor1
 

                   
A mo' del  più romantico dei sognatori, ho scrutato il cielo stellato e provando mentalmente a congiungere con una linea ideale quei punti luminosi per costruire un puzzle da cruciverba, nell'intento di spiegare la banalità della vita e della sua fine in una sola immagine, in una sola parola.
Ma la volta celeste è rimasta di marmo, appena percorsa da un filo di brezza notturna, amareggiata da un inusuale silenzio e da un profumo acre.
Il succedersi del tempo è trascorso inesorabilmente da quando camminavo a piedi nudi sull'asfalto per sentire il calore proibito, inseguendo lingue trafelate di cani fino a sera e poi, stanco del gioco, mi adagiavo a pancia in sù, sul muretto di cemento infuocato dal giorno, e negli occhi affamati di sogni entravano, una ad una, tutte le stelle ad incendiare il futuro e le speranze.
Troppi anni sono passati da quando l'attesa di una tua parola era un'emozione di gioia, puntualmente smentita dal tuo tacere freddo come l'acciaio e non voluto. E allora sognavo alchimie di lucciole e grilli che mi portassero la tua buonanotte. Solo un alito sarebbe bastato, un po' di tempo rubato ai libri, e a quelle amiche dalle risate scomposte. Solo un soffio, un sussurro d'azzurro, per essere amante, per essere padre.
E così ho imparato la vita col cuore vagabondo, sbagliando, provando e  riprovando ancora a disegnarne i sentieri, annusandone, avido, gli angoli alla ricerca della tua presenza. Ma i tuoi giorni erano altrove, in un altra dimensione.
E le strade trovate e percorse assieme, per poco, sono state matasse di felicità e danze leggere di gru cenerine, ripiegate sul ventre della terra.
Ma gli odori che ho imparato sono quelli di altri corpi e altre mani e altri abbracci, di altre donne perse e nude in labirinti di cristallo opaco.
Solo per un giorno o per sempre. Ma oramai sono storie lontane e l'uomo arranca nel suo quotidiano alla ricerca del niente.
Avrei voglia di camminare a piedi nudi, anche qui, proprio ora, per sentire sulla pelle, ancora una volta, l'urlo caldo della vita e poi sdraiarmi a contare le stelle. Ma dalla tua stanza non si vedono stelle e qui non cresce speranza.
E allora aiuto gli occhi baciati d'insonnia e niente più che aspettare la fine. Albeggerà troppo tardi, domattina.

 

 
 
 

La casa dei nonni

Post n°760 pubblicato il 18 Aprile 2017 da gianor1
 

 

Tornare nell'antica casa dei nonni e non trovare più il grande carrubo che mi difendeva nelle afose giornate estive della mia infanzia è stato come essere catapultato fuori dal tempo. Ho sentito una sospensione e una incapacità di capire se davvero avevo vissuto quell'infanzia e sentito quelli odori oppure se tutto era stato un sogno. Giunto al cancello ho perfino dubitato che le chiavi che avevo in mano potessero aprirlo sul serio. Ed invece la chiave è scivolata delicatamente, ha girato il meccanismo e la mano sinistra mi è andata automaticamente sotto la barra di mezzo per poter sollevare il cancello quei pochi millimetri per far scattare del tutto il meccanismo. Reminiscenze di vita quotidiana...e poi...poi è stato come tuffarsi indietro di più di trenta anni. Il cigolio della"chiave grande" della porta d'ingresso, il cui chiavistello era stato aggiunto da mio nonno dopo che erano entrati i ladri quando avevo all'incirca sei o sette anni...Ricordo ancora che per diverso tempo cercai di capire perchè una casa che aveva già la sua normale serratura avesse necessità di un ulteriore accorgimento capace di tenere fuori altri individui, che senza volto, avevano preso i ricordi della vita dei miei nonni. E l'interruttore della luce dell'ingresso!? Mi sembrava molto più in alto...e l'odore, quell'odore che non ha nome ma che è la mia vita passata; le persiane chiuse, la casa in penombra come sempre e nonna che ogni giorno provava ad aprirle per far baciare dalla luce anche le mura interne. Quel silenzio, imperante anche in passato per rispetto di nonno che lavorava anche la notte. Ed intanto i miei giochi erano in silenzio, ovattati nella luce e nel rumore, oppure fuori nel piazzale sotto il grande carrubo e,in fondo,dopo il salotto magazzino, camera mia. Sulla porta ancora il cartello di"divieto di accesso al razzismo" e all'interno ancora il mio letto, i miei poster appesi, i libri impilati a caso sulla libreria, le foto, le poesie scritte a migliaia di amori sognati, le storie incise sul tavolo,e...polvere, tanta polvere su quel letto di ferro battuto. Ancora nessuno ha tolto,da sotto il materassino del cane, la cuccia del mio amico che mi salutò per l'ultima volta come per sancire la fine di un epoca. E adesso non sento il dolore, non ci sono rimpianti, solo sorrisi, e se socchiudo gli occhi sento ancora i miei passi, piccolo piccolo che corro per quel corridoio che allora sembrava lunghissimo, che scalzo cercavo in  inverno le mattonelle riscaldate dai tubi del riscaldamento. Sento ancora il suono del pianoforte, le lacrime dei primi "eterni" amori, sento ancora l'infrangersi dei piatti scivolati di mano alla nonna; sento  il rumore che faceva il rasoio del nonno mentre lo scuoteva nell'acqua del lavandino. Sento i miei passi furtivi a notte inoltrata, sento i gemiti di sere, notti, mattine, giorni d'amore a cui seguivano sempre, o quasi, risate soffocate di chi ancora l'ha "combinata"! Prendo alcuni quaderni di carta di riso testimoni della mia adolescenza, afferro un fumetto di Dylan Dog e m'incammino. La porta si chiude, il sorriso rimane e tra le lacrime trattenute mi pare ancora di scorgere, mentre esco dal piazzale, il grande carrubo...

 
 
 
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L'educazione è una cosa ammirevole,ma è bene ricordare,
di tanto in tanto,che nulla che valga la pena di conoscere
si può insegnare.
Oscar Wilde



PROVERBIO SARDO
Nen bella senza peccu,nen fea senza tractu.
Non c'è una bella senza difetto,nè una brutta senza grazia.


"Il lavoro del maestro è come quello della massaia, bisogna ogni mattina ricominciare da capo: la materia, il concreto sfuggono da tutte le parti, sono un continuo miraggio che dà illusioni di perfezione. Lascio la sera i ragazzi in piena fase di ordine e volontà di sapere - partecipi, infervorati - e li trovo il giorno dopo ricaduti nella freddezza e nell'indifferenza. Per fare studiare i ragazzi volentieri, entusiasmarli, occorre ben altro che adottare un metodo più moderno e intelligente. Si tratta di sfumature, di sfumature rischiose ed emozionanti.Bisogna tener conto in concreto delle contraddizioni, dell'irrazionale e del puro vivente che è in noi. Può educare solo chi sa cosa significa amare".

 

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