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L'Acchiappa Guru

« Non riesco a capire come faccia un indovino a non scoppiare a ridere quando vede passare un altro indovino. » Cicerone

 

 

 
 

Compagno Darwin: L'evoluzione è di destra o di sinistra?

Post n°41 pubblicato il 03 Febbraio 2009 da Acchiappa_Guru
 
Foto di Acchiappa_Guru

«Perché Darwin non vuol saperne di passare in giudicato, ritirandosi tra i busti in marmo che popolano i musei della scienza e ritagliandosi un tranquillo posto da nume tutelare, come è toccato a Galileo, Newton o Einstein?La risposta non può consistere in falle, contraddizioni, problemi ancora irrisolti nella teoria dell’evoluzione darwiniana. Anche la fisica moderna è piena di vicoli ciechi, aspetti non chiariti, punti di domanda, ma non per questo gli scaffali delle librerie si riempiono di libri intitolati Processo ad Einstein o In difesa di Planck; nessuno indice uno “Schrödinger Day” o una “Settimana antiquantistica”. È qualcos’altro, in Darwin, che suscita passioni così accese.».

Come si spiega che nei Paesi occidentali (Italia compresa) l’evoluzionismo sia diventato terreno di scontro politico tra destra e sinistra? Che c’entra Darwin con la politica? In realtà, dicono gli autori, questo è stato il suo destino da sempre, fin da prima della pubblicazione di L’origine delle specie. Da allora la polemica non si è mai estinta.Dai comunisti ai liberali, dalle chiese ai tribunali, dal creazionismo americano a quello di matrice islamica, Compagno Darwin ricostruisce l’accoglienza del darwinismo in politica, mostrando che il naturalista con la barba è buono o cattivo a seconda di chi osserva e di cosa viene osservato attraverso le lenti della sua teoria. Da destra e da sinistra, l’evoluzionismo darwiniano è stato sposato per giustificare – non senza forzature – questa o quella posizione, salvo poi essere attaccato quando risultava scomodo.

Lesa maestà nei confronti della scienza? Gli autori credono di no: in parte anche i ricercatori hanno un atteggiamento oscillante; e occuparsi del posto dell’uomo nel mondo, proprio come ha fatto Darwin, è l’essenza stessa della politica. Se si lamenta la distanza tra scienza e cittadini, lo spettacolo di una teoria scientifica che entra prepotentemente nel dibattito pubblico andrebbe guardato con interesse e casomai con sollievo, non temuto.

 
 
 

Nati per credere


Vittorio Girotto, Telmo Pievani, Giorgio Vallortigara
Nati per credere. Perché il nostro cervello sembra predisposto a fraintendere la teoria di Darwin
Codice Edizioni 2008, pp. 206, euro 19,00

L’evoluzionismo biologico darwiniano è una teoria scientifica. È cioè un modello teorico in grado di spiegare una enorme mole di fatti sperimentali in modo efficace, coerente e con un minimo di ipotesi. Essa ha ricevuto innumerevoli conferme sperimentali di tipo paleontologico, biogeografico (distribuzione geografica di specie viventi), embriologico, anatomico e biochimico. L’importanza di questa teoria nella biologia contemporanea è stata efficacemente sintetizzata dal genetista Theodosius Dobzhansky che ha affermato: “nulla ha senso in biologia se non è visto sub specie evolutionis. Nonostante i suoi successi però, al di fuori dell’ambiente strettamente scientifico, la teoria darwiniana è difficilmente accettata, viene spesso fraintesa e ancora oggi, a distanza di 200 anni dalla nascita di Darwin, suscita reazioni ideologiche che conducono a vere e proprie crociate contro di essa. Lo stesso Darwin si era reso perfettamente conto delle difficoltà che la sua teoria avrebbe incontrato e il 21 settembre 1871, in una lettera indirizzata all’amico Thomas Henry Huxley, scriveva: “Sarà una lunga battaglia, anche dopo che saremo morti e sepolti… grande è il potere del fraintendimento”.

L’idea secondo la quale da mutazioni casuali filtrate dalla selezione effettuata dall’ambiente possano nascere strutture incredibilmente complesse è sicuramente controintuitiva e anche di questo lo stesso Darwin era perfettamente consapevole. Ma vi sono molte altre teorie scientifiche altrettanto controintuitive: pensiamo alla relatività o alla meccanica quantistica. Ma nessuna di queste ha mai suscitato reazioni analoghe. Non esistono movimenti antiquantistici o antirelativistici, mentre sappiamo bene quanto forti e agguerriti siano i movimenti antievoluzionisti. Viene quindi spontaneo chiedersi: perché?

Fino a qualche tempo fa questa domanda poteva trovare un senso solo dal punto di vista sociologico, ma difficilmente poteva ricevere una risposta propriamente scientifica. Recenti ricerche sperimentali hanno tuttavia reso possibile cercare di azzardare una possibile risposta. Già nel 1986 il noto zoologo evoluzionista Richard Dawkins, nel suo celebre libro “L'orologiaio cieco”, aveva avanzato una singolare ipotesi: “è quasi come se il cervello umano fosse stato specificatamente progettato per fraintendere il darwinismo e per giudicarlo difficile da credere”.

La tesi di Dawkins viene ripresa e sviluppata dai tre autori di “Nati per credere”. Vittorio Girotto è uno psicologo cognitivo che insegna all’Università di Venezia; Telmo Pievani insegna filosofia della scienza presso l’Università Bicocca di Milano ed è specializzato in biologia evoluzionistica e filosofia della biologia; Giorgio Vallortigara insegna all’Università di Trento e dirige il Laboratorio di cognizione animale e neuro-scienze dello stesso ateneo. Mettendo insieme le loro specifiche competenze, i tre ricercatori sostengono, basandosi su convincenti ricerche e solide argomentazioni, la tesi che dà il titolo al libro: siamo nati per credere.


Il nostro cervello non è affatto una tabula rasa che verrà progressivamente riempita dall’esperienza e dall’insegnamento che riceveremo. Fin dalla nascita possediamo modelli innati che ci consentono di fornire un’interpretazione di quello che ci accade intorno. Alla base di queste interpretazioni vi è l’applicazione inconsapevole di alcune procedure rapide ed economiche, ma che spesso possono condurre a valutazioni errate. Tali procedure sono state definite dallo psicologo Herbert Simon (1916-2001) euristiche. Le euristiche sono scorciatoie mentali, che abbiamo acquisito evolutivamente, che spesso sono utilissime alla sopravvivenza, ma che altrettanto spesso ci fanno commettere errori. Una tipica euristica è il ragionamento per analogia che spesso ci porta a confondere causalità e semplice correlazione o addirittura a confondere cause ed effetti. Queste erronee valutazioni sono evidenti nel pensiero magico, nelle superstizioni, nelle medicine alternative (pensiamo all’omeopatia e alla “legge dei simili”), ma sono sempre in agguato anche nell’ambito scientifico e anche la persona più razionale non ne è affatto immune.

Un’euristica particolarmente potente, precoce e universale, è la tendenza a vedere il mondo in termini di scopi e disegni intenzionali. Numerosi esperimenti hanno mostrato che i bambini tendono spontaneamente ad attribuire finalità non solo agli artefatti umani (“le forbici servono a tagliare”) e alle parti degli esseri viventi (“gli occhi servono a vedere”), ma anche a fenomeni e oggetti naturali inanimati (“le nuvole servono a far piovere”). Tale tendenza è stata chiamata da Keleman teleologia promiscua, in quanto genera una confusione di domini. I vantaggi evolutivi di tale tendenza sono evidenti: meglio cauti che morti. Se si vede un ramo spezzato è più prudente considerarlo il segno del recente passaggio di un predatore o di un nemico piuttosto che il risultato di un evento fisico naturale, come il vento.


Altri studi evidenziano l’esistenza di un dualismo intuitivo che ci fa trattare come entità separate gli oggetti fisici e gli oggetti mentali. Con la conseguenza di poter concepire corpi privi di mente e menti prive di corpo. Da tale dualismo deriverebbero tutte le credenze soprannaturali: divinità, spiriti, sopravvivenza dopo la morte. Si evidenzia inoltre una “ipertrofia del sistema che tratta gli oggetti animati” con la conseguente tendenza a inferire e attribuire desideri e obiettivi anche laddove questi non esistono affatto.

Per tutti questi motivi le spiegazioni creazioniste risulterebbero molto più cognitivamente persuasive rispetto al ragionamento darwiniano, decisamente più difficile da accettare. In questo modo, la nostra attrezzatura biologicamente predisposta alla lettura intenzionale di una porzione della realtà, quella relativa agli oggetti animati, che è stata resa possibile dal lavoro di scultura delle nostre menti da parte della selezione naturale, è la stessa che, paradossalmente, ci rende così difficile capire e accettare il meccanismo di funzionamento della selezione naturale.

Nel libro di Girotto, Pievani e Vallortigara viene prestata particolare attenzione allo studio dell’origine delle credenze religiose e dei sentimenti morali. E la teoria darwiniana, suffragata da recenti studi di psicologia cognitiva, di neuroscienze e di etologia, consente di fornirne una convincente interpretazione. In definitiva “Nati per credere” mostra come la teoria di Darwin riesca anche a spiegare la diffusa ostilità verso se stessa, confermando in tal modo tutta la sua potenza esplicativa.


Un libro intrigante, ricchissimo di informazioni su affascinanti ricerche, che andrebbe letto con attenzione sia dai non credenti che dai credenti, ma che sicuramente non può essere ignorato da tutti coloro che si occupano di false credenze e che si impegnano affinché la voce chiarificatrice della scienza possa avere la meglio sul pregiudizio, sull’oscurantismo e sulla superstizione (non a caso, un po’ beffardamente, la copertina del libro presenta una evidente banda viola e raffigura un ciondolo scaramantico a forma di mano che fa le corna).

di Silvano Fuso, dal web

 
 
 

La verità su Darwin

Foto di Acchiappa_Guru

Cameron M. Smith, Charles Sullivan
I falsi miti dell'evoluzione. Top ten degli errori più comuni
Dedalo 2008, pp. 200, euro 11,90


Nello straordinario e purtroppo incompiuto “Dizionario delle idee ricevute” di Flaubert, un compendio di banalità e di modi di dire saccenti, c'è un lemma dedicato a Darwin: "Quello che dice che discendiamo dalle scimmie". Centocinquant'anni dopo la pubblicazione de “L'origine delle specie”, ciò che molti commentatori sembrano saper dire a proposito di Darwin e dell'evoluzione non va molto oltre le "idee ricevute" che circolavano nei salotti messi in ridicolo dallo scrittore francese. Valga per tutti l'intervento al TG2 del cardinale Renato Martino, che intervistato a margine della presentazione di un libro non ha trovato di meglio per liquidare Darwin che rivolgere lui stesso una domanda alla sua intervistatrice: "Ma lei si sente di discendere da una scimmia? Io no!".

Non tutti i miti dell'evoluzione offrono le stesse opportunità di fare una brutta figura così a buon mercato.
Alcuni sembrano poggiare su una qualche conoscenza della teoria e dei fatti. Ma anche quando alla loro base c'è un fondo di verità questo viene messo al servizio di storie incoerenti. Che la nostra specie discenda da una qualche specie scimmiesca ancestrale, per esempio, non dovrebbe suscitare scandalo se si accetta la comune classificazione biologica, che ci colloca nell'ordine dei primati. E può essere interessante ricordare che a mettere la nostra specie nello stesso gruppo tassonomico delle altre "scimmie" non è stato Darwin ma Linneo, lo stesso che (in altri miti) appare come il campione della immutabilità delle specie e della superiorità dell'Uomo sul resto del creato, l'antitesi di Darwin.


La lista dei falsi miti dell'evoluzione potrebbe essere lunga. Cameron Smith e Charles Sullivan, un archeologo e un filosofo, l'hanno passata in rassegna selezionando una "top ten" degli errori più comuni. Nonostante la diversità tra gli Stati Uniti e il nostro paese, soprattutto per ciò che riguarda la diversa forza del creazionismo come fenomeno politico organizzato, quelli discussi dagli autori sono miti familiari anche a noi: chi non ha mai sentito dire, per esempio, che l'evoluzione è "la sopravvivenza del più adatto", che "è basata sul caso", o che "è solo una teoria"? Il principale merito del libro è quello di non limitarsi a spiegare perché questi miti sono falsi. Gli autori ne prendono spunto per introdurre il lettore ai numerosi progressi nel campo della biologia evolutiva che si sono via via aggiunti, modificandola, alla teoria dell'evoluzione per selezione naturale originariamente formulata da Darwin.


Sia le note che l'apparato bibliografico, piuttosto ricco per un libro di meno di 200 pagine, permettono di dare avvio a molti percorsi di approfondimento scientifico, spesso puntando direttamente alle fonti senza l'ulteriore intermediazione di testi divulgativi. Ma anche al lettore frettoloso, proiettato nei panni di un picchio o di un Neanderthal, o portato in visita agli strani abitanti degli abissi marini, gli autori riescono a dare una vivida descrizione delle questioni relative all'adattamento, sfruttando a fini narrativi le ironie della sorte. I capitoli conclusivi affrontano le annose controversie su evoluzione, morale e religione, un buon punto di partenza per ragionare su questi temi, e quelle sull'insegnamento dell'evoluzione nelle scuole. Probabilmente è proprio nel campo dell'educazione che andrebbe cercata la fonte della longevità di tanti miti, ed è qui che il libro potrebbe rivelarsi particolarmente utile per un aggiornamento sulla letteratura scientifica più recente.

Siamo ormai prossimi al bicentenario della nascita di Charles Darwin, e assieme alle celebrazioni non mancheranno i tentativi di dare al naturalista inglese una definitiva sepoltura. Anche se non riusciranno a chiudere definitivamente la partita con i falsi miti dell'evoluzione, libri come questo potrebbero almeno obbligare i suoi avversari a fare un poco di fatica in più.


di Carla Castellacci su Galileo.net

 
 
 

L'Orologiaio Cieco

 

 

Richard Dawkins. L’orologiaio cieco (titolo originale: The Blind Watchmaker). Traduzione di Libero Sossio. I Ed. Rizzoli, Milano 1989. I Ed. Mondadori, Milano, 2003, pp. 439, € 8,80. ISBN 8804560673


"Il darwinismo, a differenza dell’«einsteinismo», sembra esser considerato un facile bersaglio da critici di qualsiasi livello di ignoranza, forse perché - come notò acutamente Jacques Monod - tutti credono di capirlo. […] Noi siamo del tutto abituati all’idea che una complessa eleganza presupponga un progetto, frutto di abilità e di intenzionalità. Questa è probabilmente la ragione più forte a sostegno della fede - condivisa dalla grande maggioranza delle persone, in passato come oggi - in una qualche sorta di divinità soprannaturale."

Richard Dawkins

 
 
 

I Misteri della Scienza

Post n°37 pubblicato il 23 Ottobre 2008 da Acchiappa_Guru
 




Lettore in guardia: quelle che ti accingi a leggere sono davvero delle storie poliziesche. Di nuovo Sherlock Holmes e il Dottor Watson percorrono le nebbiose strade di Londra in cerca di inafferrabili assassini. Un bizzarro "omicidio in una camera chiusa" e il colpevole è... un insospettabile pendolo di Focault. Una tragedia negli abissi marini e responsabile è... il principio della conservazione dell'energia. Gli anarchici minacciano l'ordine sociale grazie... alla formula di Einstein. I peggiori rompicapo sono quelli offerti dalla ricerca scientifica. Ma dove Scotland Yard cede le armi, Holmes e Watson, spesso affiancati dallo stravagante e irascibile professor Challenger, non cessano di indagare fino a sciogliere gli enigmi più intricati. È in questo modo che Bruce offre al lettore la sua versione delle grandi rivoluzioni scientifiche. La teoria si cala nella raltà e ogni "caso poliziesco" fornisce la chiave per capire come via via cambiano le nostre idee sul mondo. Emozionando e divertendo insieme il lettore, Bruce lo introduce così al fascino indiscreto della forza che più di ogni altra ha cambiato la nostra stessa esistenza quotidiana, cioè la scienza degli ultimi tre secoli.

 
 
 

Le Trappole della Logica




Colin Bruce ricrea l’atmosfera della Londra di Sherlock Holmes e del dottor Watson per far luce su una verità incontestabile: la fede nel buon senso – e l’ignoranza della matematica – sono fonte di guai: nei casi del “nobile giocatore”, dell’“erede a sorpresa”, del “perfetto contabile”, Sherlock Holmes usa le sue profonde conoscenze in tema di teoria dei giochi, statistica, teoria della decisione per risolvere intricati enigmi e salvare l’innocente. Un tema comune unisce questi dodici racconti dedicati alla logica e alla probabilità: la facilità di sbagliarsi, se sono in gioco probabilità e statistiche, anche quando si tratti di una scelta apparentemente semplice. Un modo davvero speciale di introdurre il lettore alla matematica applicata, cioè alla matematica che tutti noi usiamo ogni volta che facciamo una scelta o prendiamo una decisione.

 
 
 
 
 

Un burla singolare .. con molti seguaci

Foto di Acchiappa_Guru


I "cerchi nel grano" o "crop circles" sono una delle burle più singolari del XX secolo.

Quella di disegnare figure geometriche o simboliche sul terreno, visibili solo dall'alto, è un'arte antica.
Basti pensare alle figure di Nazca, in Perù, che secondo alcuni studiosi risalirebbero al 200 Avanti Cristo.
Tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, due inglesi, Doug Bower e Dave Chorley, diedero vita a una vera e propria beffa disegnando cerchi praticamente perfetti nei campi di grano delle campagne vicino a Winchester, in Inghilterra, città famosa per la sua bellissima cattedrale.
Lavorando di notte e in silenzio, erano in grado di far "apparire" i cerchi improvvisamente, da un giorno all'altro.
Successivamente Bower e Chorley confessarono la messinscena e spiegarono come era semplice realizzare i cerchi utilizzando strumenti semplicissimi come una corda e un'asse di legno per schiacciare le spighe di grano.
Ma ormai la leggenda viveva di vita propria: era nato il mito dei "Crop Circles", cerchi realizzati da fantomatiche entità misteriose e altrettanto fantomatiche tecnologie sconosciute.
I crop circles apparvero in varie parti del mondo e incoraggiarono la nascita di una vera e propria categoria di "studiosi" del fenomeno con la conseguente pubblicazione di numerosi libri sull'argomento. Qualcuno si è spinto addirittura a parlare di crescita anomala delle spighe di grano e di livelli sospetti di radioattività, nel tentativo di alimentare ulteriormente il "mistero".
Al contrario, sono sorti vari gruppi di "circle-makers" che realizzano i cerchi come una vera e propria forma d'arte, spesso filmando e documentando la realizzazione di queste burle per creduloni.
Alcuni cerchi ripropongono simboli ben noti, per esempio il simbolo di Firefox, il famoso programma di navigazione Web che probabilmente state usando anche voi in questo momento, oppure marchi industriali e loghi di ristoranti e catene commerciali.
Oggi tutti sanno che non c'è alcun mistero dietro i crop circles, nessuna strana civiltà aliena si diverte a disegnare cerchi nei nostri campi di grano e non c'è nemmeno qualche strano esperimento militare in proposito.

Fonte: Perle Complottiste

 
 
 
 
 
 
 

Gli UFO esistono davvero? (3)

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I cerchi nel grano

Parlando di UFO non si può non parlare del fenomeno dei cerchi nel grano. I crop circles (o "cerchi nel grano") sono figure più o meno complesse tracciate in campi di grano o di altri cereali, abbattendo adeguatamente le spighe sul terreno. Il fenomeno cominciò a manifestarsi verso la metà degli anni settanta in Inghilterra e continua a manifestarsi ancora oggi suscitando grande interesse (a esso si è pure ispirato nel 2002 il film Signs con Mel Gibson). In origine vennero osservati semplici cerchi, successivamente fecero la loro comparsa anche figure più complesse: cerchi collegati tra loro da linee rette, triangoli, rettangoli, ecc. In qualche caso venne pure osservato un grande cerchio centrale circondato da quattro cerchi più piccoli: veniva spontaneo pensare all'impronta lasciata dall'atterraggio di un disco volante. Più recentemente sono comparse figure ancora più complesse.


All'inizio l'ipotesi che l'origine delle insolite figure fosse fraudolenta venne immediatamente scartata. Un lavoro così raffinato non poteva fare la sua comparsa in poche ore durante la notte. Inoltre intorno alle figure non venivano mai ritrovate impronte umane. Gli esperti che si occuparono del curioso fenomeno si sbizzarrirono nelle più fantasiose congetture. Alcuni pensarono che all'origine delle figure vi fossero eventi meteorologici quali vortici o trombe d'aria. Altri tirarono in ballo altre cause, quali i fulmini globulari. Se queste ipotesi consentivano di interpretare le semplici figure circolari, molto più ardua era l'interpretazione delle figure più complesse. Era quindi abbastanza naturale che prendessero piede le interpretazioni ufologiche. Le strane figure potevano essere messaggi pittorici che i nostri cugini alieni volevano trasmetterci. I mezzi di comunicazione di tutto il mondo diedero grande risalto al fenomeno e alla loro interpretazione extraterrestre. Due ufologi, Pat Delgado e Colin Andrew, divennero i più celebri studiosi di cerchi nel grano del mondo e pubblicarono numerosi libri sull'argomento. Lo stesso ha fatto più recentemente l'olandese Eltjo H. Haselhoff. Nel frattempo le osservazioni dei cerchi di grano di diffusero in tutto il mondo. Nacquero addirittura "club cerealogici" che si proponevano di studiare il fenomeno. Se l'interpretazione aliena era senz'altro quella che godeva di maggiori consensi, non mancarono altre spiegazioni che tiravano in ballo fantasmi, demoni e altre creature fantastiche. I sostenitori delle tesi ufologiche tuttavia esultarono quando su un campo di grano venne ritrovata addirittura la scritta "WEARENOTALONE", ovvero "NONSIAMOSOLI", esplicita spiegazione dell'origine aliena delle strane figure (in realtà, a pensarci bene, "gli alieni avrebbero dovuto scrivere NONSIETESOLI"!!).

La vera spiegazione del fenomeno, almeno nelle sue fasi iniziali, si ebbe tuttavia nel 1991, quando due artigiani in pensione del Southampton, di nome Doug Bower e Dave Chorley, comunicarono al quotidiano inglese Today di essere stati loro gli autori dei primi cerchi osservati e di aver continuato la loro insolita attività per ben quindici anni. Essi fornirono pure numerose dimostrazioni di quale fosse la tecnica da loro utilizzata. Inizialmente si servirono di una lunga barra di ferro che veniva fatta ruotare sul terreno in modo da abbattere le spighe su una superficie circolare. In altre occasioni si servirono di altre tecniche che utilizzavano corde, picchetti e tavole di legno. Influenzati dalla crescente moda degli avvistamenti UFO, una sera, favoriti da una abbondante bevuta di birra, i due ebbero l'idea di realizzare la loro prima creatura. Dapprima le loro opere non attirarono molto interesse, ma essi perseverarono. Dopo qualche tempo la loro costanza fu premiata da un crescete interesse. Divertiti dal clamore che le loro opere suscitavano sui media e dalle fantasiose interpretazioni che molti avanzavano, continuarono la loro attività notturna perfezionandosi e creando figure sempre più elaborate. Nel 1991 Bower e Chorley avevano oramai superato i sessant'anni e, stufi della loro burla, decisero di confessare tutto. Ci si sarebbe aspettato un rapido sgonfiamento di tutta la faccenda. Invece i mezzi di comunicazione diedero scarso risalto alla confessione dei due inglesi bontemponi e le congetture sull'origine extraterrestre dei cerchi di grano continuarono. Continuò pure il fenomeno, perpetuato evidentemente da altri burloni che seguivano le orme dei due capiscuola. Un prolifico autore delle singolari figure si chiama Jim Schnabel e ha scritto addirittura una "autobiografia artistica". Nel 1992, nella località di West Wycombe Bucks, è stato persino indetto un concorso per "creatori di cerchi".

Quella dei crop circles è attualmente diventata una forma di Land Art (analoga a quella di coloro che amano dipingere carrozze ferroviarie o muri di contenimento stradali) molto perfezionata. Le creazioni di questa corrente artistica raggiungono talvolta elevati livelli estetici. Ciò nonostante ancora oggi molti sedicenti ufologi citano i cerchi di grano a sostegno delle loro credenze, e fantasiosi studiosi elaborano bizzarre teorie sulla loro origine del tutto prive di fondamento scientifico. Per approfondire l'argomento segnalo lo “Speciale crop circles” del CICAP alla pagina: http://www.cicap.org/crops/index.htm


Fonte:
Ulisse.Sissa  

 
 
 

Gli UFO esistono davvero? (2)

Foto di Acchiappa_Guru

Microimpianti alieni

Abbiamo prima accennato alle testimonianze di coloro che sostengono di aver subito strani esperimenti da parte degli alieni. A tale proposito è interessante fare riferimento a quanto esposto dal compianto Carl Sagan del suo bel libro Il mondo infestato dai demoni (Baldini & Castoldi, 1997), di cui consiglio caldamente la lettura. Durante questi esperimenti gli alieni avrebbero impiantato non ben identificati dispositivi in determinate parti del corpo dei malcapitati terrestri, ad esempio nelle narici. Questi dispositivi sarebbero una sorta di trasmittenti che invierebbero informazioni agli extraterrestri. Molti di coloro che avrebbero subito questo insolito impianto sostengono poi di averlo perduto o addirittura gettato via. Come dice Sagan:
"Quei rapiti sembrano persone sorprendentemente prive di curiosità. Uno strano oggetto - che forse trasmette dati telemisurati sullo stato del nostro corpo a un'astronave aliena che si trova da qualche parte nello spazio sopra la Terra - cade dal nostro naso; noi lo esaminiamo con indolenza e poi lo gettiamo nella pattumiera. E ci viene chiesto di credere che ciò si sia ripetuto nella maggior parte dei rapimenti da parte di alieni".


In qualche rara occasione, comunque, è stato possibile esaminare questi presunti dispositivi impiantati dagli alieni. In nessun caso è mai emerso qualche elemento che facesse pensare a un'origine extraterrestre. L'episodio più noto, che suscitò un certo clamore, è quello che vide protagonista un certo Richard Price. Costui sosteneva di essere stato rapito dagli alieni all'età di otto anni. Gli alieni avrebbero inserito un piccolo dispositivo all'interno del suo pene. Circa 25 anni dopo una visita medica confermò effettivamente la presenza di un corpo estraneo all'interno dell'organo genitale. Dopo otto anni il corpo estraneo venne espulso spontaneamente. Esso venne esaminato dai ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) e del Massachusetts General Hospital. Esso era lungo circa 4 millimetri e aveva un diametro di un millimetro. Le analisi dimostrarono che era costituito da una massa di collagene originato dallo stesso organismo a causa di processi infiammatori. Oltre al collagene furono rilevate fibre di cotone appartenenti alla biancheria intima di Richrad Price.

In definitiva quindi le testimonianze di coloro che sostengono di aver subito impianti corporei di microscopici dispositivi appaiono completamente implausibili. Al pari di tutti i racconti relativi a generici rapimenti da parte di alieni (abduction) esse mancano completamente di qualsiasi prova concreta. Analogamente appaiono assolutamente infondate le storie relative ad altri tipi di esperimenti condotti dagli extraterrestri, ad esempio l'inseminazione di donne terrestri al fine di creare esseri ibridi. Tutte queste testimonianze non hanno alcun valore relativamente alla possibilità di dimostrare eventuali contatti con esseri alieni.


 (To be continued ... )

Fonte: Ulisse.Sissa

 
 
 

Gli UFO esistono davvero? (1)

Foto di Acchiappa_Guru


L'acronimo UFO, com'è noto, significa "Unidentified Flying Object", ovvero "Oggetto Volante Non Identificato". UFO è pertanto una parola assolutamente neutra, che non contiene in sé nessun tipo di ipotesi interpretativa. Se, ad esempio, io vedo qualcosa in cielo e solo dopo qualche minuto capisco che si tratta di una rondine, ho tutto il diritto di affermare che, per quei minuti, la rondine è stata per me un UFO. Nel linguaggio comune e in quello dei media, tuttavia, il significato corretto della parola UFO è stato travisato. Molto spesso, infatti, essa è usata come sinonimo di "manufatto tecnologico costruito da civiltà intelligenti extraterrestri". Anche la maggior parte di coloro che si autodefiniscono "ufologi" è, di solito, profondamente convinta che gli UFO siano il prodotto di civiltà tecnologiche extraterrestri. Si tratta però di una convinzione a priori e non di una conclusione raggiunta in seguito a un obiettivo esame di dati concreti. Tutti i dati sinora esaminati, infatti, non hanno prodotto alcun elemento a sostegno della natura extraterrestre degli UFO.

La comunità scientifica, quasi all'unanimità, ritiene che sia piuttosto probabile che in qualche remota parte dell'universo possano esistere pianeti, con caratteristiche simili a quelle del nostro, sui quali sia stata possibile l'evoluzione di forme di vita. Inoltre, alcune di esse potrebbero anche aver raggiunto elevati gradi di civiltà e di sviluppo tecnologico. Tant'è vero che sono stati intrapresi studi sistematici per la ricerca di queste eventuali forme di vita (ad esempio il celebre SETI, Search Extra Terrestrial Intelligence). Tuttavia, altrettanto unanimemente, gli scienziati ritengono altamente improbabile che tali eventuali abitanti dell'universo siano riusciti a raggiungerci e a mettersi in contatto con noi. Oltre alle difficoltà concettuali legate alle enormi distanze che ci separerebbero dai nostri fratelli cosmici, ciò che induce gli scienziati a non credere all'origine extraterrestre degli UFO è la totale mancanza di prove in tal senso. Al di là di quello che sostengono gli ufologi, infatti, la quasi totalità degli UFO è stata interpretata perfettamente senza bisogno di scomodare gli extraterrestri. I casi finora incerti sono semplicemente quelli sui quali non è stato possibile raccogliere un numero sufficiente di elementi per proporre una spiegazione.

Come ognuno di noi ben sa, in tutto il mondo c'è spesso qualcuno che sostiene di aver visto astronavi aliene e addirittura di aver avuto contatti diretti con esseri intelligenti non terrestri. In questa enorme quantità di testimonianze si può trovare, ovviamente, una casistica molto eterogenea. Vi sono sicuramente persone in mala fede che speculano sulla credulità altrui (un esempio significativo è quello del filmato della  presunta autopsia dell'alieno di Roswell: è stato dimostrato, al di là di ogni dubbio, che si tratta di un falso costruito appositamente per scopi commerciali). Vi sono persone che inventano le storie più strampalate per attirare su di sé l'attenzione dei media che, immancabilmente, si prestano al gioco. Esistono anche semplici burloni che si divertono a prendere in giro il prossimo. Infine vi è, per fortuna, anche una porzione, non indifferente, di persone in perfetta buona fede, che hanno effettivamente visto qualche cosa di reale. In tutti i casi in cui è stato possibile studiare la natura di questi avvistamenti, si è riusciti a fornire una spiegazione che non richiede affatto di tirare in ballo gli alieni. Anche in questo campo la casistica è molto vasta. Può trattarsi di aerei militari, di corpi celesti, di satelliti artificiali, di palloni sonda o di insoliti fenomeni atmosferici, ecc. Nell'ambito di questi ultimi, vale la pena accennare alle nubi lenticolari e ai fulmini globulari.

Quelle lenticolari sono particolari nubi che assumono casualmente una forma che rassomiglia moltissimo a quella del classico disco volante, che la fantascienza ci ha abituato a considerare il veicolo extraterrestre per eccellenza.
I fulmini globulari (in inglese "ball lightning") appaiono come sfere luminose, di vario diametro, che fluttuano lentamente nell'aria e possono assumere colorazioni diverse (rosso, arancione, giallo, bianco e blu). Essi hanno un comportamento imprevedibile: quando vengono a contatto con un oggetto possono svanire all'improvviso, silenziosamente o con una violenta esplosione o cambiare repentinamente posizione. Anche se finora non si sa molto su questi insoliti fenomeni, numerosi sono i casi documentati. Varie sono le teorie che sono state proposte per interpretare l'insolito fenomeno. Quelle più accreditate considerano i fulmini globulari sfere di plasma, ovvero gas ad alta temperatura in cui i singoli atomi sono quasi completamente ionizzati. Alcuni ricercatori sono riusciti a riprodurre in laboratorio, con tecniche varie, fulmini globulari anche di notevoli dimensioni. La loro insolita forma e il loro strano comportamento li rendono ottimi candidati per spiegare numerosi avvistamenti di UFO.

Per concludere un'ultima considerazione. È piuttosto singolare che la fenomenologia UFO sia una caratteristica dei nostri tempi, caratterizzati da un'elevata tecnologia che consente all'uomo e ai suoi manufatti di effettuare viaggi nello spazio. Quando questa tecnologia non esisteva e non era neppure immaginabile, nessuno ha mai creduto di vedere dischi volanti o astronavi aliene. Tutto sommato, se le civiltà extraterrestri sono tanto più progredite di noi, avrebbero potuto manifestarsi anche nel passato, quando la nostra tecnologia era ancora a livelli primitivi. Per contro, nel passato, in epoche di dominante misticismo e religiosità, erano frequenti i casi di persone che sostenevano di essere stati oggetto di manifestazioni divine, demoniache o comunque soprannaturali. Queste correlazioni tra condizioni socio-culturali e credenze individuali dovrebbero essere oggetto di più approfonditi studi sociologici e dovrebbero ulteriormente alimentare un sano scetticismo nei confronti di tutte le affermazioni straordinarie.


 (To be continued ... )

Fonte: Ulisse.Sissa
Link:
Scoperto il meccanismo dei fulmini globulari, da Corriere.it
Ball Lightning Gallery

 

 
 
 

La Teofisica analizzata da Odifreddi  (2)

Post n°28 pubblicato il 28 Settembre 2008 da Acchiappa_Guru
 
Foto di Acchiappa_Guru


Dio è un'incomprensibilità totalmente nascosta postulata per spiegare un'incomprensibilità totalmente visibile.

(Stanislaw Lem, Golem XIV)

D'ora in poi, invece, molto male. Strappando dalle mani di Dyson il testimone, Tipler si lancia infatti a tutta velocità verso un precipizio, avanzando quasi ad ogni pagina la pretesa che le sue ipotetiche fantasticherie siano invece dimostrazioni fisico-matematiche delle più convenzionali asserzioni teologiche: l'esistenza di dio, la resurrezione della carne, e la vita eterna. Amen.

Contrariamente a Dyson, Tipler ritiene che la vita sia incompatibile con un universo aperto, e che la sua sopravvivenza richieda dunque un Big Crunch: l'espansione iniziata col Big Bang 20 miliardi di anni fa dovrebbe continuare per altri 40, e poi invertirsi in una contrazione della durata di 60 miliardi di anni. Alla fine della storia l'universo tenderà verso quello che, in onore del povero Teilhard de Chardin, Tipler chiama Punto Omega: le maiuscole sono di dovere, visto che questo è il nome che viene affibbiato dal novello Giovanni Battista a dio stesso! 


Situandosi dunque non più all'inizio ma alla fine della storia, dio è non un Creatore ma un Terminator. O meglio: se l'universo è un pallone gonfiato, dio è il pallone sgonfiato. Tipler è molto colpito dal fatto che nell'originale ebraico il nome che dio attribuisce a se stesso è non, come di solito viene tradotto, "io sono colui che sono", bensi "io sarò colui che sarò". Noi siamo più colpiti dal fatto, apparentemente sfuggito al nuovo profeta, che il versetto in questione dell'Esodo è il 3,14: non ci spingeremo, almeno ora (c'e sempre tempo per queste cose), ad elaborare una teoria del Punto Pi Greco da opporre a quella del Punto Omega; ma non possiamo far a meno di notare che, alla fine del Paradiso, Dante rappresenta dio come un cerchio di luce, e che le connessioni di p col cerchio sono ben note ..
Punti o cerchi che siano, Tipler è comunque costretto anche lui ad affrontare le tre domande che abbiamo già formulato: come andarsene dalla terra, dove andare e come sopravvivere. Alla seconda anch'egli dà la risposta ovvia, e cioè: dovunque. Per le altre due egli attinge a piene mani al sapere informatico, usando iperboli che faranno morire d'invidia il precedente campione mondiale del campo (Marvin Minsky), e trasfigurando in teologia l'Intelligenza Artificiale e la Realtà Virtuale.

Anzitutto la colonizzazione dell'universo dovrebbe avvenire mediante l'invio di automi intelligenti e autoriproducentesi che, raggiunto un luogo dell'universo, vi impiantino la vita da un lato, e spediscano proprie repliche alle stelle più vicine dall'altro, con un processo di crescita esponenziale che dovrebbe alla fine coinvolgere l'intero spazio. Una volta inglobato l'universo, questo potrebbe divenire  un gigantesco computer (onnipresente) capace di controllare la propria evoluzione (quindi onnipotente), e in particolare di dirigere il collasso gravitazionale in maniera tale da impedire che esso avvenga uniformemente, per poterne sfruttare gli squilibri (sotto forma di differenza di temperatura) a fini energetici. Con l'andare del tempo l'universo come computer si avvicina sempre più ad un computer universale dotato di memoria infinita (quindi onnisciente), anche se soltanto il Punto Omega si potrà effettivamente considerare tale.

Se dio è un computer universale l'uomo è però solo un automa finito: il suo programma, che altro non è che la sua anima, può quindi essere simulato, e una simulazione perfetta ricrea un essere indistinguibile dall'originale.
La vita eterna sarà dunque l'incessante simulazione di tutti i possibili programmi, e quindi la resurrezione di tutti coloro che sono vissuti, oltre che di coloro che non possono risorgere perché non sono mai nati, cioè di tutti gli esseri possibili con tutte le loro possibili variazioni (come i libri della Biblioteca di Babele di Borges): insomma, una vera e propria sostituzione dell'Eterno Riposo all'Eterno Ritorno. Questa vita sarà eterna non nel senso fisico, visto che l'universo avrà una fine, ma nel senso psicologico, a causa
dell'accelerazione dei tempi provocata dal collasso gravitazionale.

Le motivazioni che dovrebbero spingere il computer universale a darci la vita eterna si basano sulla necessita dell'amore divino, "provata" mediante due osservazioni: da un lato, perché nella teoria dei giochi la cooperazione sembra essere l'unica strategia razionale a lungo termine; dall'altro perché già gli automi finiti umani ricercano la
conoscenza mediante la simulazione scientifica di forme inferiori di vita, e si può quindi estrapolare la tendenza al computer universale.

Per buona misura, Tipler trova posto nella sua teofisica anche per i tre gironi. Precisamente, il purgatorio sarà il periodo in cui un essere simulato cercherà di raggiungere la perfezione, di trasformarsi cioè lui stesso da automa finito a macchina universale, e il paradiso sarà il periodo a partire da quando l'avra raggiunta. Per quanto riguarda l'inferno, esso potrebbe essere un purgatorio permanente, cioè una
simulazione che non raggiunge mai la perfezione
, benché Tipler non sia ben sicuro (sì, ci sono cose di cui non è ben sicuro!) che questo sia possibile: anche perché il computer universale potrebbe essere in grado di prevedere che un automa non riuscirà a raggiungere la perfezione, e quindi decidere di non simularlo per niente.


Infine, non poteva mancare un po' di spirito in un libro che, prendendosi tremendamente e tragicamente sul serio, ne sarebbe stato altrimenti completamente privo: esso comunque vi appare soltanto nella ormai prevedibile forma dello spirito santo, che altro non sarebbe che l'equazione d'onda universale. Infatti essa descrive soltanto probabilità e non certezze, e quindi "guida ma non determina" l'evoluzione del mondo, il che sembrerebbe appunto essere il ruolo istituzionale della terza persona della Trinità. 
Per quanto riguarda la seconda persona, cioè l'incarnazione di dio su cui Vattimo basava il suo intero discorso, Tipler generosamente ce ne risparmia una formulazione fisico-matematica, rivelandosi in questo meno ardito del cardinal Cusano ne La dotta ignoranza. Non senza però infilare comunque alcune balzane opinioni sulla resurrezione di Cristo, di cui la più interessante è che se l'universo in cui viviamo fosse già esso stesso una simulazione, i miracoli sarebbero semplicemente trucchi cinematografici (e dunque altrettanto degni di fede).
La sua personale temporanea salvezza Tipler se la guadagna in extremis, come ogni peccatore che si rispetti: per guadagnarsi quella eterna dovrà in qualche modo espiare la colpa di aver scritto un libro con uno stile e degli argomenti che possono soltanto far dubitare della sua sanità mentale. Il tardivo (e, viste le premesse, inatteso) riscatto arriva nel finale del libro, quand'egli confessa di essere comunque un ateo (immaginiamo il sospiro di sollievo di dio), di non pregare, e di vedere la teoria del Punto Omega soltanto come una proposta scientifica in attesa di verifica sperimentale: egli rimane in speranzosa attesa di quel radioso attimo, per le celebrazioni del quale avrebbe forse potuto riservare la pubblicazione della sua ampiamente prematura cantata sul tema del Veni Terminator Spiritus.

Sintesi simbolica

L'unità del divino viene frantumata nel momento in cui esso si scinde e si lascia invadere, letteralmente, dal diabolico: diabolè significa infatti semplicemente "scissione". Dal punto di vista intellettuale, la scissione diabolica provocata dalla scrittura e perfezionata dall'alfabetizzazione si manifesta nell'opposizione delle due culture: la scientifica che esalta il razionale e atrofizza il sensoriale, e l'umanistica che recupera il sensoriale e argina il razionale.
Ciò che il diavolo ha scisso può però essere riunito, letteralmente, nel simbolico: simbolè significa infatti semplicemente "riunione". E il simbolismo che impregna forma e contenuto dei linguaggi dell'umanesimo e della scienza (che sono, rispettivamente, l'arte e la matematica) mostra appunto che esistono presupposti comuni per la fusione delle due culture in una sola. Già oggi si possono intravedere in certi sviluppi dell'informatica i primi passi verso la creazione di una cultura unitaria che potrebbe permettere di superare la scissione: interfacce grafiche, mouse, guanti (data-glove), tute (data-suit), caschi, e altre diavolerie potrebbero infatti portare ad un medium universale che racchiuda in sè l'astratta razionalità della scrittura e la concreta sensorialità del corpo.
Dio ci è testimone, ed i nostri lettori pure, che non possiamo essere accusati di accettazione acritica degli sviluppi tecnologici in generale, e di quelli legati al computer in particolare (fra i quali l'Intelligenza Artificiale e la Realtà Virtuale, le cui fantasticherie
alimentano i deliri di Tipler). Mettere in guardia da eccessi di entusiasmo non significa però dover cadere in eccessi di cautela e impedirsi di immaginare che, come una mela è stata all'origine del processo di conoscenza umana seguita alla scissione, così una Apple potrebbe essere all'origine della riforma della conoscenza che prelude
alla riunione.

Voler invece ritrovare l'unità non nel simbolico evoluto dell'arte e della matematica ma in quello primordiale della religione, regredendo cioè al periodo storico e culturale che ha preceduto l'invenzione della scrittura europea, sarebbe letteralmente anacronistico e analfabetico.
E non terrebbe nel minimo conto una delle scoperte più profonde del secolo, comune ad entrambe le culture: che non tutte le domande hanno un senso, e non tutte le domande sensate hanno una risposta.



Estratto da: P.Odifreddi, Antropitechi e Teopitechi

 
 
 

La Teofisica analizzata da Odifreddi (1)

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Dio è un'incomprensibilità totalmente nascosta postulata per spiegare un'incomprensibilità totalmente visibile.


(Stanislaw Lem, Golem XIV)



Sacre consonanze e vocalità profane
 
Incominciamo anzitutto col notare che nei popoli illetterati la parola ha effettivamente un potere immediato e magico, e quindi un significato cosmico e religioso: il linguaggio partecipa della visione mistica di un mondo percepito come un tutto unico e olistico, non ancora frammentato in entità separate e individuali.
Il legame fra le cose e le parole viene incrinato e gradualmente allentato dalla scrittura, che si manifesta in alcuni significativi stadi di evoluzione: il pittogrammatico sumerico ed egizio, che rappresenta immagini; l'ideogrammatico cinese, che rappresenta concetti; il sillabico cuneiforme, geroglifico e giapponese, che rappresenta suoni; il consonantico semitico (fenicio, ebraico ed arabo) e l'alfabetico europeo (greco, latino e cirillico), che invece non rappresentano niente e sono puramente simbolici.
Col graduale decrescere del legame mistico fra parole e cose, diminuisce la religiosità: si passa così dal panteismo delle società non letterate, al politeismo di quelle pittografiche e sillabiche, fino al monoteismo di quelle consonantiche. [..]
L'utilizzo dell'alfabeto, che rende esplicita la trascrizione anche delle vocali, tende a recidere i legami magici e divini del linguaggio: con le cose, perché l'associazione dei significati alle parole è ora puramente convenzionale, e col lettore, perché la lettura non ha più bisogno di interpretazioni e diviene completamente automatica. Il processo di alfabetizzazione produce dunque, o dovrebbe produrre, una completa secolarizzazione: l'ascolto mistico del mondo cede il posto alla lettura profana del testo, e la religiosità al distacco empatico.
E, in effetti, in concomitanza con l'adattamento alfabetico della scrittura consonantica fenicia, i greci passano rapidamente dal politeismo ad un monoteismo di fatto (incentrato su Zeus), e poi alla secolarizzazione. Simmetricamente, la fede cattolica è basata sull'insegnamento orale di un profeta analfabeta che ripeteva continuamente la sua avversione per la scrittura ("sta scritto, ma io vi dico"): dopo aver ceduto il passo al protestantesimo nell'Europa Centrale in non casuale sincronismo con la diffusione della stampa (che assegnò alla parola scritta, e quindi alla lettura della Bibbia, un valore maggiore della parola orale, e quindi dell'ascolto del clero), il cattolicesimo ha continuato a far presa principalmente sui popoli (semi)analfabeti del Sud America o del Sud Europa.

Ciarlatani al lavoro

Naturalmente un ulteriore fattore, complementare all'analfabetizzazione, sembra altrettanto responsabile della recrudescenza religiosa dei tempi attuali: la diffusione della televisione, che ha appunto creato una "cultura" alternativa a quella letteraria. Uno dei suoi effetti più visibili è la radicale trasformazione del privato in pubblico, e quindi del misticismo spirituale individuale in liturgia religiosa collettiva. [..]
Lo schermo televisivo ha anche reso possibile il diffuso fenomeno del teleevangelismo, che Ben Armstrong (presidente dell'Associazione Statunitense degli Animatori Religiosi) ha appropriatamente battezzato chiesa elettrica. Ad essere sinceri, almeno  un elettrizzante risultato questa l'ha effettivamente raggiunto: far sperare persino a noi che esista veramente una giustizia divina, che spedisca all'inferno qualcuno dei (già ora ardenti) tele-predicatori che tuonano contro i peccati altrui, salvo finire poi in galera per quelli propri (ovviamente, i soliti: avidità e lussuria). [..]

Poiche "nella terra degli orbi il monocolo è re", le Scritture di queste Sette possono ben essere romanzi di quart'ordine: oltre all'esempio ben noto della scientologia o dianetica, invenzione dello scrittore di fantascienza Ron Hubbard, questo è appunto il caso de La profezia di Celestino, grande successo editoriale di James Redfield, che nella prefazione si sigla J.R. (in omonimia, o forse in coincidenza, col cattivo di Dallas).

Il "libro" si articola (senza peraltro mai passare a sostantivarsi o verbalizzarsi) in dieci illuminazioni che il protagonista, un ridicolo incrocio di Candide e Indiana Jones, subisce ad un incalzante ritmo giornaliero. A dire il vero non capiamo bene per qual motivo si parli di illuminazioni, visto che esse non sono altro che mal digerite rimasticature: il mistero delle coincidenze, la continuità della storia, l'equivalenza fra "materia" ed energia, il coinvolgimento del potere, il distacco del misticismo, il condizionamento dell'infanzia, l'interpretazione dei sogni, l'attaccamento degli affetti, e chi più ne ha più ne metta.
Il gioiello della corona (di spine) ci sembra comunque essere la Nona Illuminazione, secondo la quale quando la consapevolezza globale permette di raggiungere un certo livello di "vibrazioni" energetiche, si diventa invisibili a coloro che "vibrano" ad un livello inferiore: l'autore ritiene che il fenomeno vibratorio spieghi sia l'individuale ascensione di Cristo al cielo che la collettiva "scomparsa" dei Maya, secondo lui misteriosamente svaniti dal Peru nel 600 avanti Cristo, invece che fioriti in Messico nel primo millennio dopo Cristo e mai scomparsi (come egli stesso avrebbe potuto constatare concedendosi una meritata vacanza sulle spiagge dello Yucatan, dove avrebbe potuto incontrarne un paio di milioni, ovviamente del tipo a bassa vibrazione).
È un (pessimo) segno dei tempi che un'opera di tal fatta possa aver venduto più di un milione di copie nell'originale, e centinaia di migliaia nella traduzione italiana, la cui superba qualita è fra l'altro testimoniata già nel titolo stesso: l'aggettivo inglese celestine ("celestiale") vi diventa infatti un nome proprio ("Celestino"), che rimarrà per tutto il libro in inesausta ma inesaudita ricerca di personaggio.
Se la cosa finisse qui, non saremmo comunque di fronte che ad uno dei tanti romanzi demenziali che affollano le librerie. I lettori alla ricerca dello "spirito" (che, a questo punto, tanto varrebbe per loro trovare nelle bottiglie di buon vino) ci entrano invece come nel Nautilus del capitano Nemo, per farcisi trasportare ad abissali profondità. [..]

Scienziati in pensione

Volendo risalire alle origini storiche del rifiuto della scienza di Vattimo e Heidegger, le troveremo in un fraintendimento del pensiero di Nietzsche. Questi infatti derivava dalla sua dottrina dell'Eterno Ritorno il fatto che il progresso è un'illusione: solo nella misura in cui implicano appunto una falsa aspettativa di progresso, la scienza e la tecnologia venivano poi rifiutate.
Contrariamente ai suoi epigoni, Nietzsche annetteva però tanta importanza al pensiero scientifico da ritenere di dover studiare per diversi anni la fisica del suo tempo, per poter alfine giungere alla seguente dimostrazione matematica (perfettamente corretta!) della necessità dell'Eterno Ritorno: un sistema che possa trovarsi soltanto in un numero finito di stati (ad esempio, perché composto da un numero finito di particelle confinate in uno spazio finito) e si evolva in maniera casuale per una durata temporale infinita, deve necessariamente ritornare infinite volte nello stesso stato. Resta solo da vedere se le ipotesi del ragionamento di Nietzsche sono soddisfatte dal mondo fisico, e secondo le teorie correnti non lo sono. [..]


Ed ecco entrare in scena Frank Tipler con La fisica dell'Immortalità. L'opera si basa su un rifiuto della dottrina dell'Eterno Ritorno, accusata (non completamente a torto) di aver generato ogni sorta di pensieri negativi, oltre a quello di Nietzsche stesso: dal decadente Declino dell'occidente di Osald Spengler al suicida Mito di Sisifo di Albert Camus, passando attraverso la svastica (che è appunto il nome sanscrito del simbolo ariano dell'Eterno Ritorno: entrambi, nome e simbolo, adottati dai nazisti). Poiché però la periodicità della storia dell'universo è inconsistente con le teorie fisiche correnti, Tipler propone di aggiungere qualche ipotesi addizionale (scientifica, cioè con possibili conseguenze sperimentali) che riesca ad escluderla.

Egli opta per il postulato della vita eterna di Paul Dirac, premio Nobel per la fisica nel 1933, che nel 1961 osservò che preferiva pensare che la vita sarebbe continuata nell'universo fino allo scadere del tempo. Visto però che il pianeta è destinato a scomparire piuttosto presto (rispetto alla durata dell'universo), per essere seguito alla breve dall'intero sistema solare, il postulato richiede che l'uomo tagli la corda prima o poi (anzi, più prima che poi): il problema è come andarsene, dove andare e come sopravviverci.
La fantascienza si è sbizzarrita a dare risposte, soprattutto alla prima domanda: basterà ricordare le trombe d'acqua della Storia vera di Luciano di Samosata, l'ippogrifo dell'Orlando furioso di Ludovico Ariosto, la propulsione soprannaturale del Somnium di Keplero (il primo fantascienziato), i razzi de L'altro mondo, ovvero Stati e Imperi della Luna di Cyrano de Bergerac, il cannone di Dalla terra alla luna di Jules Verne, la sostanza antigravitazionale de I primi uomini sulla luna di Herbert Wells, le astronavi delle Odissee nello spazio di Arthur Clarke. Ma [..] i mezzi citati rimangono inadeguati per poter rispondere alla seconda domanda nel modo ovvio (e cioè: dovunque), e quindi alla terza (e cioè: come sopravvivere in condizioni di gravità, temperatura e pressione nulle).

Il testimone passa dunque nelle mani degli scienziati, ed il primo a raccoglierlo seriamente è stato il noto fisico Freeman Dyson. In Infinito in ogni direzione egli ha divulgato una serie di speculazioni sostenute da effettivi calcoli, basate sulle ipotesi che la vita sia un fenomeno essenzialmente organizzativo indipendente dal substrato fisico-chimico (ad esempio, quello costituito da molecole organiche), e che essa si possa adattare nel tempo a qualsiasi condizione ambientale (ad esempio, quella in cui la materia si sia dissolta completamente in elettroni, positroni, fotoni e plasma immateriale).
In poche parole, Dyson ha cercato di porre le basi per una plausibile teoria della fine dell'universo, analoga a quella del suo inizio divulgata ne I primi tre minuti da Steven Weinberg, premio Nobel nel 1979. Le conclusioni di Dyson sono che la vita non può sopportare un Big Crunch (cioè un'implosione finale simmetrica all'esplosione iniziale del Big Bang), e che quindi la sua durata indefinita richiede un universo aperto, infinito nello spazio e nel tempo, ed in eterna espansione: in tali condizioni, la vita potrà pulsare sempre più lentamente senza però mai fermarsi, anche se essa sarà costretta a smaterializzarsi progressivamente (trasferendosi, ad esempio, in nuvole di polvere interstellare).
Fin qui tutto bene: Dyson afferma infatti esplicitamente che "quando si guarda al futuro, si rinuncia immediatamente ad ogni pretesa di essere scientificamente rispettabili", e che si tratta soltanto di "rendere plausibile la fantascienza, che si solito è povera fantasia e pessima scienza". In particolare, egli rinuncia a cercare di prevedere che cosa potrebbe fare la vita, se arrivasse a permeare e controllare l'intero universo: professando un punto di vista sociniano, Dyson identifica dio con la mente, più precisamente con "ciò che la mente diventa quando ha, o avrà, superato i limiti della nostra comprensione", e l'uomo con il "principale emissario di dio su questo pianeta nello stadio attuale del suo sviluppo"...


 (To be continued ... )

Estratto da:
P.Odifreddi, Antropitechi e Teopitechi

 
 
 

Pastafarianesimo: geniale parodia

Foto di Acchiappa_Guru


Dopo Dio e Darwin spuntano gli spaghetti.
La provocazione contro l'insegnamento del creazionismo nelle scuole del Kansas fa una scia di «adepti» nel mondo della rete.

KANSAS - In origine ci fu Dio. L'uomo nato dalla polvere per mano del Creatore, la donna nata dalla costola del compagno. Poi venne Darwin e la teoria dell'evoluzionismo. Adesso, a spiegare la nascita dell'universo e dell'essere umano, potrebbe essere un grosso mostro volante fatto di spaghetti, il «Flying Spaghetti Monster», che arriva dritto dritto dalla mente di un ragazzo americano del Kansas, Bobby Henderson. I suoi seguaci hanno anche un nome: i Pastafariani e sono sparsi in tutto il mondo.

Tutto nasce da una lettera provocatoria che il venticinquenne americano, laureato in fisica, ha inviato a giugno alla commissione della pubblica istruzione dello stato del Kansas che a ottobre discuterà l'approvazione dell'insegnamento nelle scuole del creazionismo, rinominato teoria del disegno intelligente: dietro la complessità dell'universo, potrebbe esserci la mano di un Creatore soprannaturale. Nel nuovo anno scolastico così, la teoria potrebbe affiancare l'evoluzionismo di Darwin ed essere insegnata nelle classi di scienze.

Immediata la reazione di Henderson. Se si può tornare a spiegare la scienza con Dio, avrà pensato, posso farlo anch'io inventando qualcosa di nuovo. E allora, via alla lettera di protesta, alla creazione di un sito e alla fondazione di una nuova religione. «Vi scrivo dopo aver appreso della vostra decisione di insegnare, insieme alla teoria dell'evoluzione, anche quella del disegno intelligente. Bene, è importante avere diversi punti di vista su queste cose. Prendiamo però in considerazione anche altre teorie. Io e molti amici nel mondo per esempio, crediamo che l'universo sia stato creato dal dio mostro volante fatto di spaghetti. Vi scrivo quindi, per sottoporre alla vostra attenzione questa teoria che vorrei fosse insegnata a scuola». Henderson rimane in attesa del via libera.
Ad amplificare la burla americana, che consta però di un vero e proprio culto con tanto di chiese scismatiche - Penne rigate, Capelli d'angelo, Tortellini - e gadget in vendita sul sito, è entrata in azione la cassa di risonanza dei blog: digitando «Flying Spaghetti Monster» sui motori di ricerca, appaiono circa 700mila risultati. Il nuovo credo viene anche citato dall'enciclopedia multimediale Wikipedia, che la definisce una parodia religiosa. 


Ma cos'è il Flying Spaghetti Monster? Si presenta come una matassa di pasta biancastra, con due polpette incastrate ai lati e due occhietti sporgenti da alieno. Il suo stemma: una Creazione di Adamo «taroccata» dalla Cappella Sistina, col mostro al posto del Creatore. Henderson è il sacerdote della nuova religione e si fa portavoce del messaggio: tutto è voluto dal mostro di spaghetti che riesce a spiegare anche i disastri naturali che stanno accadendo sulla terra: terremoti e uragani sono la diretta conseguenza della scomparsa dei pirati, dal 1800 in poi.

Bobby Henderson lo ha inventato per puntare il dito contro la decisione delle autorità scolastiche del Kansas, ancora preliminare, ma che potrebbe essere sancita in una riunione in programma l'11 e 12 ottobre nella città di Lawrence. Per quei giorni alcuni adepti del «culto» (che hanno bombardato con migliaia di fax ed e-mail i membri della commissione, agli indirizzi forniti da Bobby nel suo sito) si ripropongono di mettere in atto un «esodo di massa» a Lawrence, per far sentire la loro voce.




Fonte: Corriere.it
Link:
- Church of the Flying Spaghetti Monster
- Fossil Evidence of the Flying Spaghetti Monster!
- Flying Spaghetti Monster’s Italian Church


 
 
 

La Teiera Celeste 

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La Teiera di Russell, chiamata anche Teiera Celeste, è una metafora ideata dal filosofo Bertrand Russell per confutare l'idea che spetti allo scettico screditare le affermazioni di non falsificabilità delle religioni.

In un articolo intitolato "Is There a God?" ("Esiste un Dio?"), commissionato (ma mai pubblicato) dal magazine Illustrated nel 1952, Russell scrive:

"Se io sostenessi che tra la Terra e Marte c'è una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un'orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi, purché mi assicuri di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata, sia pure dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che - posto che la mia asserzione non può essere confutata - dubitarne sarebbe un'intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe con tutta ragione che sto dicendo fesserie. Se, invece, l'esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità, ed instillata nelle menti dei bambini a scuola, l'esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all'attenzione dello psichiatra in un'età illuminata o dell'Inquisitore in un tempo antecedente."

Nel suo libro
Il cappellano del Diavolo, Richard Dawkins sviluppa ulteriormente il tema della teiera:

"Il motivo per cui la religione organizzata merita ostilità aperta è che, a differenza della fede nella teiera di Russell, la religione è potente, influente, esente da imposte ed inculcata sistematicamente in bambini troppo giovani per difendersi da sé. Niente obbliga i bambini a trascorrere i propri anni formativi memorizzando pazzi libri che parlano di teiere. Le scuole sussidiate dal governo non escludono bambini i cui genitori preferiscono teiere di forma sbagliata. I credenti nella teiera non lapidano i non credenti nella teiera, gli apostati della teiera, i blasfemi della teiera. Le madri non mettono in guardia i loro figli sullo sposare dei pagani, i cui genitori credono in tre teiere invece che in una. Le persone che mettono prima il latte non gambizzano quelle che mettono prima il thè."


"Quando una persona soffre di un'illusione parliamo di pazzia, ma quando ciò accade a molte persone parliamo di religione."

Robert Maynard Pirsig



Non accettare mai la religione passivamente, ma discuterla!!




da Wikipedia
Testo integrale dell’articolo di Russell (in Inglese)

 
 
 

L'Effetto Barnum

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"Sei una persona mite ma che sa farsi valere"


(Ovvero perché si crede alle pseudoscienze e all'astrologia)



Le obiezioni degli scettici nei confronti dell’astrologia (ma il discorso vale anche per altre discipline) spesso si scontrano con l’esperienza dei lettori di oroscopi o, più ancora, dei clienti di maghi e veggenti vari: i profili caratteriali tracciati a partire dal tema natale sembrano proprio descriverci a meraviglia! Scartate perché impossibili tutte le tecniche di cold reading, l’astrologo ha comunque un potente strumento per rendere i suoi oroscopi convincenti: il cosiddetto Effetto Barnum.

P. T. Barnum, l’impresario del celebre circo americano, soleva dire che i suoi spettacoli avevano tanto successo perché in essi si poteva trovare “qualcosa per ciascuno:” i numeri erano talmente vari che tutti trovavano qualcosa di loro gusto.
Per capire come sia possibile applicare questo principio alla stesura di un oroscopo, bisogna fare un salto in avanti di quasi un secolo dai tempi di Barnum. Alla fine degli anni ’40 lo psicologo americano Bertram R. Forer teneva un corso introduttivo ad una quarantina di studenti del primo anno in un’università della California. Aveva appena parlato del “Diagnostic Interest Blank”, un questionario standardizzato da lui sviluppato per cercare di descrivere in maniera sintetica ed oggettiva il carattere di una persona. Per mostrare il funzionamento del sistema, chiese ai suoi studenti di compilare il questionario stesso: sulla base dei risultati, avrebbe tracciato un breve profilo caratteristico di ciascuno.
Trascorso il tempo necessario per esaminare i questionari, Forer consegnò ad ogni studente una busta contenente un profilo caratteriale in tredici punti, chiedendo di esprimere con un punteggio da zero a cinque quanto buona fosse la descrizione.
Il risultato fu quello che il professore si aspettava: quasi tutti gli studenti avevano dato un punteggio alto, quattro o cinque (i punteggio medio risultò essere 4.2), mentre nessuno aveva dato zero o uno: i profili preparati da Forer erano veramente azzeccati!

Ma Forer aveva imbrogliato, a fin di bene, i suoi studenti. I profili caratteristici “personalizzati” erano tutti uguali! Ecco la traduzione dei tredici punti del testo originale:

1. Hai molto bisogno che gli altri ti apprezzino e ti stimino.
2. Hai una tendenza ad essere critico nei confronti di te stesso.
3. Hai molte capacità inutilizzate che non hai volto a tuo vantaggio.
4. Pur avendo alcune debolezze nel carattere, sei generalmente in grado di porvi rimedio.
5. Il tuo equilibrio sessuale è stato in qualche modo problematico.
6. Disciplinato e controllato all’esterno, tendi ad essere preoccupato ed insicuro dentro di te.
7. A volte dubiti seriamente di aver preso la giusta decisione o di aver fatto la cosa giusta.
8. Preferisci una certa dose di cambiamento e varietà e ti senti insoddisfatto se obbligato a restrizioni e limitazioni.
9. Ti vanti di essere indipendente nelle tue idee e di non accettare le opinioni degli altri senza una prova che ti soddisfi.
10. Hai scoperto che è imprudente essere troppo sinceri nel rivelarsi agli altri.
11. A volte sei estroverso, affabile, socievole, mentre altre volte sei introverso, diffidente e riservato.
12. Alcune delle tue aspirazioni tendono ad essere davvero irrealistiche.
13. La sicurezza è uno degli obiettivi principali nella tua vita.

Forer, proprio come Barnum, aveva messo nel testo consegnato agli studenti “qualcosa per ciascuno”: un po’ di tutto in modo che chiunque trovasse qualcosa (o anche più di qualcosa) che si adattava al proprio carattere.

Esaminando i tredici punti del profilo ci si accorge subito di alcuni trucchi che si possono usare: primo di tutti, fare affermazioni contraddittorie (ed esempio la 6 o la 11). Dato che sono frasi che affermano sia una cosa sia il suo contrario, nella peggiore delle ipotesi saranno sbagliate soltanto a metà. Tuttavia, dato che raramente il carattere di una persona è monolitico, la probabilità che la persona si riconosca nella contraddizione stessa più ancora che in una delle due metà è molto alta.
Un altro trucco, quasi ovvio, è fare affermazioni talmente scontate da essere vere per chiunque, come ad esempio la numero 7: chi è così sicuro di sé da essere sempre certo di aver fatto la scelta giusta? Un terzo trucco è quello di sbilanciarsi leggermente verso una descrizione positiva del carattere, cercando sempre di compensare eventuali “difetti” (come nel punto numero 4): lasciando stare le lodi sperticate, un profilo “positivo” non solo compiace chi lo legge, ma lo rende anche più disposto a crederci.

Cosa si può imparare dalla storia dell’“effetto Barnum”? La lezione che anche Forer trae, nell’articolo in cui descrive l’esperimento, è che è molto difficile far valutare al soggetto stesso la bontà di una descrizione del proprio carattere (è da notare come questo è vero non solo per le descrizioni astrologiche o in generale “paranormali”, ma anche quelle ottenute con serissime tecniche psicologiche).
La seconda lezione è che è facile fare un oroscopo completamente generico, in cui tutti possano riconoscersi: in una nota a piè di pagina, Forer osserva come le frasi da lui usate per comporre il “profilo universale” erano prese… da un libretto di astrologia acquistato in edicola!

Bibliografia:

M. Hamilton, “Who believes in astrology? Effect of favorableness of astrologically derived personality descriptions on acceptance of astrology”, Personality and Individual Differences 31:895-902 (2001)

B. R. Forer, “The fallacy of personal validation: a classroom demonstration of gullibility”, Journal of Abnormal and Social Psychology 44:118-123 (1949).

French, C. C., Fowler, M., McCarthy, K., Peers, D., “Belief in astrology: a test of the Barnum effect”, Skeptical Inquirer 15, 2:166-172 (1991)

Dickson, D. H., Kelly, I. W., “The Barnum effect in personality assessment: a review of the literature” Psychological Reports 57:367-382 (1985)


Articolo di Stefano Bagnasco, Fonte:
Cicap

 
 
 

Psicologia del Cospirazionismo

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La Sindrome del Cospiratore Pasticcione e altri errori della mentalità complottista; funzione consolatoria di questa forma mentis. Come riconoscere un complottista...

 


 

 
 
 
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"Protoni e neutroni non imbrogliano... gli uomini sì."

Martin Gardner
 

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PERCHE'

 "Alcuni sostengono:
«Perché non ignorare
semplicemente questi
propalatori di falsità e
illusioni e gli sciocchi
che li seguono?»
Ma facendo così si
trascura la loro forza
e l'influenza che la
pseudoscienza esercita
sulla società e sulla
politica. Ci si dimentica
di come, in passato,
teorie
pseudoscientifiche
fornirono a dittatori e a
nuovi guru argomenti per
stermini e suicidi di massa".


MARGHERITA HACK
 
 

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DINAMICHE SOCIALI

"L'attuale circolazione delle
informazioni sul paranormale
non solo è una prova di
scarso senso critico,
ma è
soprattutto una
«educazione» del pubblico
alla irrazionalità, alla
stregoneria, alla magia".

SILVIO GARATTINI

"Disgraziatamente,
nei periodi di crisi quali
l'attuale riaffiorano
queste forme di rifiuto
delle capacità cognitive
del nostro cervello".
RITA LEVI MONTALCINI
 
 

CREDENZE

« Le credenza e i comportamenti popolari sono più influenzati dalle immagini che dai fatti dimostrabili. »
Roslynn Doris Haynes - 1994

« Una tecnologia sufficientemente sofisticata è indistinguibile dalla magia »
 
Arthur C. Clarke

 
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