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Un blog creato da der.Adler il 15/06/2008
 
 

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Post N° 6

Post n°6 pubblicato il 26 Agosto 2008 da der.Adler

La felicità si insinua dentro la tua vita attraverso una porta che non sapevi di aver lasciato aperta...
[Ethel Barrymore]

... ed immancabilmente fugge via da una finestra che credevi fosse ben chiusa!
[
io]

Va bene... e dopo quest'autentica Perla di Saggezza, nonché profondamente mortificato nello spirito per l'assurda serata appena conclusasi (se me ne fossi rimasto a casetta a stirarmi quei sei metri cubi di roba che sono di là, sarebbe stato tutto molto più eccitante)... dicevo... dopo tutto ciò... stacco per una 20-ina di giorni.

Me ne torno un po' al Pietrame Natio, nell'accogliente abbraccio materno. Forse faccio ancora in tempo ad evitare che Sua Miliardità mi cancelli dal testamento... forse... :-)

 
 
 

Post N° 5

Post n°5 pubblicato il 24 Agosto 2008 da der.Adler

I bambini non mostrano facilmente la loro innata immaginazione, curiosità e capacità di sognare.
Per ottenere la loro esplicazione bisogna amarli e condurli su quella strada.

[R.D. Laing – psichiatra scozzese]

Anita, italo-tedesca, è una bimbetta di quattro anni (forse cinque) incontrata sul volo da Amburgo a Monaco, un Angelo con gli occhi fatti di cielo ed i capelli dipinti dal sole. Ha un gonnellino bianco a pieghe, una calzamaglia bianca ed una maglia azzurra sul quale cascano i suoi riccioloni biondi. E' seduta dall'altra parte del corridoio, a circa mezzo metro da me. Dal suo lato, sul sedile centrale c'è sua mamma italiana, mentre dal lato finestrino c'è il papà tedesco.
Anita parla in italiano, ma solo con sua mamma; non scambia una parola con quel papà che parla solo in tedesco con sua moglie, quando riesce a staccare gli occhi da Der Spiegel.
Ma che storia è questa?!?! E' possibile che 'sto bifolco in quattro anni (forse cinque) non abbia imparato a mettere in fila quattro parole in italiano?

L'assenza di comunicazione ha effetti devastanti e ben noti, ma in quel frangente i miei pensieri si sono fermati molto prima... o forse sono andati molto oltre.

«Ciao... Cosa disegni?»
«Il mio gatto. Guarda, ti piace?»

Lancio uno sguardo a sua mamma; un sorriso appena percettibile le ricama le labbra.

«Bellino! Ascolta... ma tu le sai disegnare le Fatine?»
«Come sono le Fatine? Tu le conosci?»
«Ma certo! Ce n'è una che abita nel bosco dietro casa. Sai, la domenica pomeriggio vado da lei e prendiamo il tè assieme»
«E come si chiama?»
«Gina la Fatina»

Il suo viso si apre in un sorriso folgorante, roba che ammansirebbe finanche un demone.

«La disegnamo?» le chiedo.
«Sì dai... disegnala tu» e mi porge il suo album e la scatola dei colori.
«Io? Be'... io non sono un gran che con i colori. Senti, io te la descrivo e tu la disegni, ok?»
«E se poi mi vien male?»

Non rispondo. Quella domanda va ignorata perché lei deve avere la certezza che le verrà un incanto.

«Gina vive nel bosco, quindi potresti cominciare col disegnare degli alberi... tanti alberi»
«Ma tanti quanti?»
«Da qui a lì» ed indico due punti sul suo foglio.
«Ed ora?»
«In quel bosco ci vivono anche tre cervi. Ecco, disegnali qui»
«Ma io non so disegnarli i cervi»
«E' semplice! Sono come il tuo gatto, solo con le corna» (dovevo inventare qualcosa che lei sapesse già disegnare)
«Va bene così?»
«Una meraviglia! Ed ora la Fatina. Dunque... ha i capelli a riccioli biondi, gli occhi come il cielo e veste sempre con gonnellino bianco a pieghe, una calzamaglia bianca ed una maglia azzurra»
«Cos'è una calzamaglia?»
«Quella roba che ti copre le gambette»
«Ecco. Dici che le somiglia?»
«Dico che TI somiglia. E' splendida!»

Il suo papà biologico ci guarda stranito, quasi la cosa non lo riguardasse. Sua mamma sembra sorpresa, ma non dice nulla.

«Dai, ne disegnamo un'altra?» mi chiede.
«Va bene. Questa però non vive nel bosco, ma in riva ad un lago»
«Allora disegno un lago. Ecco, ti piace?»
«Meraviglioso, come i tuoi occhioni»

Ancora quel sorriso disarmante...

«Allora... capelli biondi...»
«No no, un attimo! Questa ha lunghi capelli neri ed occhi grigi»
«Ah! E come si chiama?»
«Ehm... non posso dirtelo, mi spiace. Vedi, lei è molto... riservata»

Mi guarda con l'espressione di chi non ha capito nulla, ma va avanti.

«Anche il suo lago è vicino la tua casa?»
«Be'... non saprei...»
«Ma tu la conosci? Ci prendi il tè assieme come con l'altra?»
«Un tempo, quando tu eri ancora con gli Angeli»
«E poi? »
«.........» (non so cosa risponderle, non so perché sia sparita!)

Si sente un rumore provenire dal fondo dell'aereo; Anita sobbalza e guarda sua mamma, impaurita.

«Hey piccola, non è nulla» gli dico. «Il pilota ha tirato giù il carrello. Siamo quasi arrivati»
«Tu abiti vicino la mia casa?»
«No, abito molto lontano»
«Allora prendi l'autobus?»
«Eh eh eh... No, prendo un altro aereo»

In aeroporto ho giusto il tempo di tuffarmi nel prossimo aereo. Avrei voglia di abbracciarla, di stringerla forte, ma mi rendo conto di aver già esagerato con lei. Gli scompiglio i capelli con la mano e mi fiondo verso il prossimo gate...

 
 
 

Post N° 4

Post n°4 pubblicato il 23 Agosto 2008 da der.Adler

Tempo fa mi fu detto: "Cerca la Chiave che apre i Cancelli del tuo Regno".

Credevo di aver trovato quella Chiave in un donna straordinaria, un torrente di luce che ha fatto brillare le sponde di una dimensione surreale, un luogo al di là di qualsiasi epoca... eppure meravigliosamente reale.
E lì, fra le pieghe del tempo, ho camminato nuovamente nelle fiabe, ripercorrendo i Sentieri delle Fate. Lì ho percepito il Fuoco Antico bruciare oltre il tempo, al di là dei Cancelli fatti di Nebbia. Ho avvertito l'Energia di quel Fuoco, unica, inequivocabile, e mi sono sentito avvolto da una fragranza di resina e miele.

Sono stato felice, davvero tanto felice, ma la Chiave non era lì.

Quando lei è sparita ho compreso che i miei Cancelli andavano aperti dall'interno. Non dovevo entrare nel Regno del quale lei era stata Regina, bensì scappare via dalle Ombre che quel luogo custodiva. Il peso dei miei incanti era insopportabile perché io potessi sostenerlo.

E così ho cercato la Chiave in me, nel mio futuro, nel mio nuovo modo d'essere. Ho seguito percorsi che mi hanno portato in un paese lontano, vagabondando fra le magiche atmosfere di boschi millenari.
Ho vagato senza seguire linea alcuna perché in quei luoghi d'incanto non c'è nulla da raggiungere: sei già nel Centro! Sei nel ventre della Natura, in seno alla Terra, dove termina il definito ed inizia l'Oltre, dove le Essenze Elementari ti si manifestano, semplici eppur così perfette!
Ho raggiunto luoghi proibiti finanche agli Angeli, salendo sempre più su sino a giungere dove tutto è ancora inviolato... e lì specchiarmi nei laghi più puri. Riflessi da quelle acque cristalline ho visto i miei occhi piangere lacrime vuote: in me non c'era nulla, la Chiave non era dove la stavo cercando.

Ed allora ho ripreso il mio Cammino, ignorando le urla del mio stesso sangue, fingendo di non vedere i nuvoloni grigi che solcavano il cielo della mia Anima, e sono arrivato nel Posto Che Non C'è.
In quel luogo ho costruito una casa fatta di parole e di pensieri, ho imparato ad ascoltare i suoni che vibrano in quegli spazi: sinfonie evanescenti, inni di gioia che si intrecciano con laceranti pianti di dolore.
Ho filtrato quelle note eliminando le dissonanze, attenuando le disarmonie sino a percepire nitidamente il battito delle tue Ali, diradando le caliginose nubi che solcavano il mio cielo sino a scorgere i tuoi Dardi di Luce.
Ho visto il tuo riflesso ed ho riconosciuto la mia immagine interiore. I suoni del Posto Che Non C'è si sono trasformati in Profondi Accordi Simmetrici ed i suoi profumi sono tornati ad essere rassicuranti e delicati.

Questa sera ho riascoltato il battito di quelle Ali. L'ho ritrovato qui, nelle tue lettere, in quei racconti meravigliosi che mi hai dedicato. Le mie emozioni nel rileggere quei fogli non cambierebbero neanche dopo la milionesima volta. Ho visto nascere quei racconti dalla tua gola mentre eri qui da me, con me che, non so come, quell'incantevole ordito fiabesco ho saputo ispirare.

Ma come la Strega dai lunghi capelli neri, tempo fa anche tu sei sparita e la ragione la conosci solo tu. Al resto del mondo non interessa, vero?

 
 
 

Post N° 3

Post n°3 pubblicato il 16 Giugno 2008 da der.Adler

Questa Notte ha tante Spire...
scelgo quella che risplende del Nero più lucido...
e lascio che il Suo abbraccio mi avvolga...
per impedire che la luce incenerisca le mie utopie

 
 
 

Post N° 2

Post n°2 pubblicato il 16 Giugno 2008 da der.Adler

Sono sulle note di Enya, un luogo dove talvolta mi rifugio per essere lambito da suoni che aprono magiche Connessioni con il mio Centro.

Lothlorien (Shephered Moons - 1991) - E' un risveglio nel bosco!

Quelle note ti raggiungono attraverso ogni senso.

Ecco, quella Magia ora è qui, in me e fuori di me, nelle parole che scrivo, nelle immagini che si formano nella mia mente e che non riesco a trascrivere, nella musica che mi culla, nei boschi qui intorno...

Io sono qui, con i miei sogni ed i miei castelli fatti d'aria, in un paese dove il buio ed il gelo non han casa. La pallida Banshee, con gli occhi rossi di secoli di pianto, non è più dietro la mia finestra. Le stridenti note del suo canto funebre non trapassano più la notte.
Ora la Notte è calma, serena. Posso cogliere nuovamente i Suoi pensieri e stringerli forte sino a scioglierli in me.

Vorrei appartenere ad un Passato in cui l'uomo non era prigioniero delle rigide geometrie della logica, un tempo in cui custodiva i suoi Segreti fra le pagine solenni dei Grandi Libri di Pietra, meraviglie fra le quali aleggiava il soffio del misticismo, spazi che riempiva con i canti delle sue Sacerdotesse...
Pietre Antiche che ora vorrei sfiorare, per assorbire le Voci racchiuse nelle loro porosità. Risonanze di obliata memoria che rivivono in me, echi di Armonie ormai dimenticate che si espandono oltre gli Orizzonti del Percepire...

Un tempo conoscevo quella Grammatica, ne distinguevo i fondamenti ancestrali nelle immagini disegnate da una Strega che danza intorno al fuoco. Ora quelle immagini sono poco più che sbiaditi ricordi di un passato ingiallito, avvizzito, sepolto dalla futilità di un inutile susseguirsi di giorni avari di ogni emozione...

Deireadh An Tuath (The Celts - 1992) - 1 minuto e 42 secondi di Magia...

Ad un tratto uno strumento dal suono antico scocca una nota così profonda che sembra provenire dal centro di una stella lontana.

La Luce delle Stelle: succede che posi lo sguardo su un piccolo puntino luminoso lassù e ciò che vedi è com'era quell'astro centinaia di migliaia di anni fa, forse milioni. Forse quella lucina, tremolante ed incerta, è la radiazione emessa da un oggetto che ora non esiste più, esploso, disintegrato prima che l'uomo schiudesse gli occhi al Cielo lasciandosi rapire dalla sua Immensità.

Ecco cosa farò questa sera: raccoglierò le Stelle dai Prati del Cielo e le intreccerò in una Ghirlanda... anche se poi non saprò cosa farmene :-)

 
 
 
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