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Da Palenque a Flores
Post n°387 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da falco58dgl
Abbiamo lasciato Tulum il 22 Dicembre verso sera e siamo saliti su un comodo autobus che ci ha portati a Palenque. Un viaggio di 12 ore, alla fine l'autobus non ci è parso così comodo... Palenque è una cittadina del Chiapas (stato del Messico confinante con il Guatemala), un centro animato vicino al quale sorgono rovine Maya particolarmente interessanti. A Palenque abbiamo perso per un paio d'ore la coincidenza per Flores e ci siamo inventati un programma per la giornata. Abbiamo preso al volo un pulmino che ci ha condotti alle cascate di Mixol-ha e ad Agua Azul, sui primi contrafforti della sierra madre de Chiapas.
Le cascate di Mixol-Ha sono, come si può vedere, imponenti e maestose, una caduta d'acqua verticale di almeno 70 metri. Agua Azul, se possibile, è ancora più bello, anche perché nelle acque trasparenti del fiume ci si può immergere.
Bagnarsi nel fiume, a valle e a monte della cascata, è un piacere difficilmente descrivibile. Si può giocare con le correnti, in una specie di gigantesco jacuzzi naturale, si nuota in un acqua limpida dalle sfumature turchesi e verde, in un ambiente preservato (Agua Azul si trova in un parco nazionale). Il giorno dopo, di buon mattino, abbiamo preso un trasporto collettivo che ci ha condotti prima attraverso la Selva Lacandona, fino alle rive del fiume Usumacinta (che marca la frontiera tra Messico e Guatemala). Lì abbiamo preso una barca che ci ha portati in tre quarti d'ora a Betel, sul versante guatemalteco del fiume.
Il fiume Usumacinta è quello che compare nella copertina di "Diecimila e cento giorni", è un fiume ampio con correnti e gorghi, con due rive tappezzate da una fitta vegetazione tropicale. Occorre fare attenzione nel bagnarsi per via dei coccodrilli e delle forti correnti. All'arrivo in Guatemala (Betel, il posto di frontiera, e quasi inesistente: ho contato tre o quattro case) ci attendeva un pulmann.
che si è riempito di viaggiatori di tutti i paesi. Eravamo in 28, c'erano Brasiliani, Costarricensi, Francesi, Tedeschi, Americani, Spagnoli, un gioioso casino linguistico. Era il 24 Dicembre, intorno a mezzogiorno. La temperatura era di poco inferiore ai 30 gradi. Due ore di strada non asfaltata, su cui il mezzo procedeva 30 Km l'ora, poi l'ultimo balzo verso Flores, un'isola circondata da una laguna e collegata alla terra ferma con un ponte.
Questo era ciò che si vedeva dalla finestra della nostra stanza di albergo, un comodo hotel che ci è parso una benedizione dopo una settimana in capanna e 22 ore di viaggio... :)
Verso le sei di sera la laguna presentava questa aspetto. Eravamo stanchissimi, ma interiormente in pace. Ci si preparava a festeggiare la sera del 24, Nochebuena... Writer. |
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LA RECENSIONE
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DIECIMILA E CENTO GIORNI
Storie di uomini tra Italia e America Latina
di MARIA PIA ROMANO
Un tuffo che ha il colore del giallo ocra e del verde intenso, di mandorle amare, schizzi di sudore e deliri di lacrime. Di Italia ed America Latina, di viaggi e di fughe, di ritorni e di allontanamenti. Di esaltazione di popoli, di passioni e grida senza voce nella notte. Del blu e dell'azzurro di cielo e mare. Gli stessi che guardano fluire i giorni, i diecimila e cento giorni, mentre la brezza marina scuote il pino le cui radici restano annodate alla terra. All'amore, alla ricerca costante che dà un senso alle cose, alla vita che è fatta di scenari che cambiano, di sogni di libertà da
condividere con i compagni, di ansie e sconforti segreti, che si affondano nel dolore della bulimia, ingurgitando per rabbia e insoddisfazione cibi di cui non si riesce a percepire il sapore. Emersione, immersione, navigazione, approdo: in quattro sezioni si snoda avvincente la narrazione, che racchiude un arco di trentaquattro anni, dal 1970 al 2004.
E' uno di quei libri che si vorrebbe non finissero mai i "Diecimila e cento giorni" di Claudio Martini, edito da Besa. Ti capita tra le mani e lo leggi d'un fiato, perdendoti in quei nomi che diventano subito uomini e tu li ascolti e li vedi soffrire, gioire, respirare, far l'amore. Destini che s'incrociano e si salvano a vicenda, in un costrutto narrativo di suprema bellezza.
Ci sono immagini che s'imprimono nitide e vere nella mente, mentre insegui il tuo cuore rapito dalle storie. Storie di uomini. Storie che vengono fuori in una sorta di "stream of consciousness", in cui più che la cronologia conta il tempo interiore, che ti porta direttamente dentro le porte delle loro case e ti dischiude l'universo dell'anima. Fotogrammi sospesi tra un'Italia che si chiude dietro un perbenismo di facciata e cela solo irriguardose marginalità ed un'America Latina che grida la sua libertà con fierezza sconcertante, mentre è ancora oppressa da un macigno sul cuore che non la fa respirare.
Lo psicologo di origini tarantine, che ha una lunga esperienza di lavoro all'estero, proprio in America Latina, scrive di Perù, Nicaragua, Messico, Kosovo, Italia con la penna guizzante di una grande intelligenza che, come lama, squarcia la cortina dell'indifferenza dei tanti.
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