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Creato da falco58dgl il 26/09/2005

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Blog di narrativa, suggestioni di viaggio, percorsi interiori, sguardi sul mondo.

 

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Kosovo e dintorni

Post n°381 pubblicato il 14 Ottobre 2009 da falco58dgl

Un testo che parla di una tragedia non lontana nel tempo,  ma che abbiamo quasi tutti dimenticato. Tratto da "Diecimila e cento giorni".

Fatima  pensa, con i gomiti appoggiati sul tavolo di questa casa che gli rammenta  un po’ la sua terra e ricorda. I ricordi si accavallano, fluiscono con  ritmo regolare, ogni tanto si condensano in uno spasmo doloroso degli occhi, in una fitta che le attraversa lo stomaco.

La gente che cammina con i sacchi della spesa sfidando i cecchini,  un   freddo tagliente come una lametta, i cavalli di frisia, i blindati parcheggiati un po' dovunque. La mamma con un fazzoletto legato intorno alla testa che rientra dal mercato con una sporta  semivuota. Venditori di sigarette e di cd pirata agli angoli delle strade. Il traffico caotico di Kosovo Polje, l’illusione di normalità. Una banda di tagliagole che s’insinua in casa, saccheggia, depreda, porta via, appoggia canne di fucili alla testa di  papà, dei fratelli, degli zii. “Andate via, questo non è più il vostro paese. Ringraziate, vi lasciamo la vita”.

La fuga verso Morin, al confine con l’Albania, insieme a cinquantamila persone racchiuse  in una spianata colma di merda e rifiuti. Quell’odore insopportabile che ristagna nell’aria. Le poesie lasciate da bambini su banchi di scuola semidistrutti.

 "Ho sognato che dei soldati venivano a casa mia e sparavano. Venivano per prendermi un'altra volta. Continuo a fare questo sogno, ma non ho più paura di stare da solo”.

Il ritorno su camion  aperti, stretti in cento su strade corrose da buche, da crateri lasciati da aerei amici. La casa ridotta a porcile, svuotata, la stalla bruciata, le vendette dei profughi che tornano. I bambini albanesi annegati, costretti a lanciarsi in un fiume da ragazzi serbi che li inseguivano con i cani.  Il macellaio serbo impiccato a un lampione, il grosso corpo  immobile sotto la pioggia.

Fatima si riscuote,  guarda l’orologio, sono le quattro del mattino. Si avvicina al letto dove Riccardo  dorme russando leggermente. Gli mette una mano sul petto, rimane a guardare  la sua bocca semiaperta, le forme ampie, il suo braccio piegato all’indietro con la mano che sfiora l’orecchio.  Pensa che non ama quell’uomo gentile che è entrato nella sua vita,  ma che è contenta di averlo conosciuto.

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Commenti al Post:
cateviola
cateviola il 14/10/09 alle 17:24 via WEB
Non so dirti se Fatima mi sia entrata in cuore più per come sei riuscito a darle vita o per il carico di storia attuale e già impolverata sotto drammi più d'attualità che il suo personaggio rievoca, ma nei ricordi, negli incubi e nella tenerezza della scampata all'orrore del tuo più bel romanzo c'è una verità particolare resa universale. Poesia in prosa
 
 
falco58dgl
falco58dgl il 19/10/09 alle 22:28 via WEB
Gazie dell'apprezzamento, Cate. In qualche modo, "Diecimila e cento giorni" è il romanzo che avrei voluto scrivere da sempre e sono lieto che tu ne condivida il percorso e le morivazioni. Un bacione. W.
 
velatadallabrina
velatadallabrina il 01/11/09 alle 11:45 via WEB
Nel castello diroccato i mostri si camuffano di Certezze e dietro la tenda viola il Guardiano apre porte che non deve e si perde in trafori di stelle e nuvole di panna crocefisse. Sei nel mio pensiero, Falco. Un abbraccio
 
 
falco58dgl
falco58dgl il 02/11/09 alle 18:22 via WEB
Ehi, Ambra, benritrovata! Adoro la tua prosa "barocca":) Un bacione e un forte abbraccio da una Torino grigia, piovosa e fredda... W.
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
maria Rosaria il 01/11/09 alle 22:00 via WEB
Triste ma bella questa pagina di storia che il ricordo di Fatima ci fa vivere. Dolce il periodo finale con questo sentimento forse di gratitudine per aver conosciuto un uomo gentile. Maria Rosaria
 
Mirose06
Mirose06 il 01/11/09 alle 22:06 via WEB
Sono contenta di averti ritrovato dopo un anno, non avevo memorizzato il tuo blog e di ciò mi sono spesso rammaricata. Ciao, Maria Rosaria (il commento precedente mi indica come ospite:-)))
 
 
falco58dgl
falco58dgl il 02/11/09 alle 18:24 via WEB
Bentornata, Maria Rosaria. Mi fa piacere che tu abbia apprezzato il mio testo, una finestra su un dramma che abbiamo rimosso... W.
 
cateviola
cateviola il 03/11/09 alle 00:11 via WEB
I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle
Alda Merini

Un abbraccio di nuvola al silenzio di un falco notturno

 
 
falco58dgl
falco58dgl il 06/11/09 alle 12:14 via WEB
Grazie, nuvola, della bellissima poesia di una grande poetessa, la cui morte ha lasciato un vuoto incolmabile nell'asfittico panorama letterario attuale. Un bacione. W.
 
   
cateviola
cateviola il 06/11/09 alle 17:47 via WEB
c'è bisogno di parole pure e di respiri lunghi
Grazie per esser tornato a scrivere su quel che viviamo come in apnea
 
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 CLAUDIO MARTINI
"DIECIMILA E CENTO GIORNI"
 BESA EDITRICE

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I miei luoghi m’appartengono, fanno parte di me. Ma io non sono in loro.
Io passeggio inquieto sulla scorza del mondo, mentre mi avvicino
lentamente ai cinquant’anni
.

Scrivo per ricordare.

I miei luoghi

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(in seguito a uno spiacevole episodio
avvenuto su un blog della community)

 

LA RECENSIONE

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DIECIMILA E CENTO GIORNI
Storie di uomini tra Italia e America Latina
di MARIA PIA ROMANO

Un tuffo che ha il colore del giallo ocra e del verde intenso, di mandorle amare, schizzi di sudore e deliri di lacrime. Di Italia ed America Latina, di viaggi e di fughe, di ritorni e di allontanamenti. Di esaltazione di popoli, di passioni e grida senza voce nella notte. Del blu e dell'azzurro di cielo e mare. Gli stessi che guardano fluire i giorni, i diecimila e cento giorni, mentre la brezza marina scuote il pino le cui radici restano annodate alla terra. All'amore, alla ricerca costante che dà un senso alle cose, alla vita che è fatta di scenari che cambiano, di sogni di libertà da
condividere con i compagni, di ansie e sconforti segreti, che si affondano nel dolore della bulimia, ingurgitando per rabbia e insoddisfazione cibi di cui non si riesce a percepire il sapore. Emersione, immersione, navigazione, approdo: in quattro sezioni si snoda avvincente la narrazione, che racchiude un arco di trentaquattro anni, dal 1970 al 2004.

E' uno di quei libri che si vorrebbe non finissero mai i "Diecimila e cento giorni" di Claudio Martini, edito da Besa. Ti capita tra le mani e lo leggi d'un fiato, perdendoti in quei nomi che diventano subito uomini e tu li ascolti e li vedi soffrire, gioire, respirare, far l'amore. Destini che s'incrociano e si salvano a vicenda, in un costrutto narrativo di suprema bellezza.

Ci sono immagini che s'imprimono nitide e vere nella mente, mentre insegui il tuo cuore rapito dalle storie. Storie di uomini. Storie che vengono fuori in una sorta di "stream of consciousness", in cui più che la cronologia conta il tempo interiore, che ti porta direttamente dentro le porte delle loro case e ti dischiude l'universo dell'anima. Fotogrammi sospesi tra un'Italia che si chiude dietro un perbenismo di facciata e cela solo irriguardose marginalità ed un'America Latina che grida la sua libertà con fierezza sconcertante, mentre è ancora oppressa da un macigno sul cuore che non la fa respirare.

Lo psicologo di origini tarantine, che ha una lunga esperienza di lavoro all'estero, proprio in America Latina, scrive di Perù, Nicaragua, Messico, Kosovo, Italia con la penna guizzante di una grande intelligenza che, come lama, squarcia la cortina dell'indifferenza dei tanti.


 
 

CITTA' D' EUROPA

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