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Una bella ragazza trentina è la prima e unica astronauta europea .
L'unica astronauta donna dell'Ente europeo: «MI appassionavo con Star TRek, ora volerò nello spazio»
Samantha, stregata dalla Luna
GABRIELE BECCARIA - 21/5/2009
Sono un’europea di nazionalità italiana». Samantha Cristoforetti, 32 anni, è meravigliosamente «glocal», top gun poliglotta che macina inglese, francese, tedesco e russo e ragazza trentina che non dimentica i paesaggi dell’Ortles e del Cevedale dove è nata. Da ieri è anche astronauta. La prima italiana e l’unica del team Esa. «Sì, sono un’astronauta - ha detto ieri in una conferenza stampa a Parigi -. Ma che io sia una donna è un aspetto personale. Non so se questo abbia o meno un significato più ampio. Non sta a me dirlo». Il tono è dolce, ma è una sfida decifrare le emozioni di Samantha. E’ stata addestrata a non perdere mai il controllo. Insieme con altri 5 esploratori è la perfetta recluta del XXI secolo, scelta dall’ente spaziale europeo per orbitare sulla Stazione ISS, tornare sulla Luna e trasformare ciò che sta al di là dell’atmosfera nella seconda casa dell’umanità. «E’ un momento incredibile»: accanto a lei c’era un altro pilota di caccia, Luca Parmitano, di Paternò, provincia di Catania. L’Italia brilla a sorpresa, mettendo in ombra il francese Thomas Pesquet (pilota civile), il tedesco Alexander Gerst (geologo), il britannico Timothy Peake (ingegnere) e il danese Andreas Mogensen (ingegnere anche lui). «Siamo un grande gruppo», li ha lodati Samantha, che è minuta, con i capelli corti, gli occhi castani e un cervello speciale. Avvolta nella monacale maglia scura con il logo dell’Esa, aveva sospirato: «Non ho grandi rapporti con la moda».
Non le si attribuiscono fidanzati, mentre il suo sogno - è evidente - è sempre stato volare. «Fin da bambina». L’aveva realizzato arruolandosi nell’Aeronautica Militare e diventando una delle prime donne con le stellette. Oggi è tenente pilota e sa domare i caccia AM-X e AM-XT del 32° stormo di Amendola (Foggia). Prima si era laureata in ingegneria meccanica a Monaco e in scienze aeronautiche all’Accademia di Pozzuoli. Da sempre legge e snobba la tv - «tanto che quella che avevo l’ho portata a casa dei miei» - e confessa di amare «soprattutto i balli latinoamericani» e di avere un’infinità di hobby: apnea e sci, speleologia e mountain bike, oltre allo yoga. Le servirà tra le stelle a tenere a freno la tigre dei pensieri e ad addomesticare l’angoscia e le è servito per vincere la competizione di oltre 8 mila candidati. L’hanno controllata, interrogata, stressata oltre ogni limite. L’obiettivo al centro di Colonia era sondare le sue «capacità psicoattitudinali», vale a dire come si reagisce agli imprevisti, alla claustrofobia, alla mancanza di privacy. «E’ stato un anno di attesa e non so come sarebbe finita senza il sostegno della mia famiglia». Quando partirà, in una data ancora imprecisata, dopo altri 4 anni di addestramento, vivrà avventure che oggi pochi riescono a immaginare. Gli shuttle saranno stati pensionati e al loro posto si sfoggerà un mix di vecchio e nuovo: le sempreverdi Soyuz russe e gli inediti Orion americani (la versione rivista del glorioso Apollo), affiancati probabilmente dalle prime navicelle «made in Europe».
Faranno la spola con la Stazione ISS, finalmente attrezzata per esperimenti e osservazioni, e andranno avanti e indietro con il nostro satellite, che la Nasa e l’Esa puntano a colonizzare. Ai non addetti ai lavori sembra fantascienza, ma per Samantha è solo l’inizio di un progetto ambizioso. «Sono una fan di Star Trek» e infatti sono state le missioni del capitano Kirk a spingerla al traguardo raggiunto ieri insieme con le immagini delle prime passeggiate in microgravità per riparare il telescopio Hubble. «La cosa più importante è sognare e tenere vivo il sogno. Non si sa mai quando arriva l’occasione».
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