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    <title>APF</title>
    <subtitle>La verità nuda e cruda.</subtitle>
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        <title type="text">(h)OME</title>
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        <content type="html">&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/Amazzoneperforza/getmedia.php?%5Dorez.jgm%7DKg%60w_gh%7De%7C%60%3E%2733919%3D11%3A%2712%25%3Bialaemk%25kpgzrfpepgonzzeiiA%3B-71%27z%05kgonmghom%05j%29&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;div class=&quot;userContentWrapper aboveUnitContent&quot;&gt;&lt;div class=&quot;_wk mbm&quot;&gt;&lt;span class=&quot;userContent&quot;&gt;&lt;a rel=&quot;nofollow nofollow&quot; href=&quot;http://vimeo.com/59389314&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;http://vimeo.com/59389314&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;(H)OME11 febbraio 2013 La primavera scorsa, il regista Luca Cerlini insieme al team di Secretwood, collettivo artistico con base in Talent Garden, ha realizzato “(h)Ome”, un documentario sul paese di Ome, nato senza scopo di lucro con un piccolo budget, al quale ha contribuito anche il Comune. Il cortometraggio è stato creato con una specifica funzione di risveglio sociale: attraverso la riflessione sulle radici e sulla memoria del paese di Ome, Luca ha cercato di trasmettere un diverso approccio al territorio che si può sintetizzare nella massima “guardati attorno perché il meraviglioso è ovunque, anche sotto casa”.In autunno il corto è stato presentato nel cinema del paese della Franciacorta e per l'occasione è stato organizzato anche un dibattito, dove chi ha partecipato alla produzione - nel video compaiono più di quaranta persone, per lo più abitanti del paese - ha potuto raccontare la sua esperienza; a seguire si sono esibiti gli artisti del coro di canto antico dell'accademia di Ome, anche loro protagonisti della pellicola. Dopo questo primo incontro “(h)Ome” è stato proiettato in una serie di occasioni sia a Brescia sia a Milano. Le reazioni iniziali sono state le più disparate: dall'incredulità di fronte alla bellezza del territorio al forte senso di appartenenza, tanto che anziani e meno anziani del paese ormai si riferiscono al prodotto come “al nostro film”, fino alla positiva risposta non solo da parte del pubblico più maturo, certamente più allettato dalle tematiche della memoria e della storia territoriale, ma anche da parte dei più giovani. Proprio loro ne hanno parlato tramite social network e blog creando un sentimento di curiosità rispetto a questa pellicola che è giunta fino Oltreoceano. Per dare modo anche a chi è fisicamente e culturalmente distante dalla nostra provincia oggi “(h)Ome” è disponibile anche online e sottotitolato in inglese, lavoro che si è dimostrato per nulla facile in quanto è stato necessario trasmettere anche i concetti espressi in dialetto bresciano. Un intervento che si è reso necessario proprio per raggiungere anche gli stranieri, in particolare gli americani, che hanno dimostrato tanto interesse. “La pubblicazione online per noi è la vera e propria prima perché finora è stato visto solo da addetti ai lavori e dagli abitanti del paese che sono giustamente di parte” ha commentato il regista Luca Cerlini. “Questo sarà il primo vero confronto con il pubblico”.Il documentario è visionabile all'indirizzo http://vimeo.com/59389314.http://www.giornaledibrescia.it/cultura-e-spettacoli/h-ome-il-documentario-sbarca-sul-web-1.1545145</content>
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        <title type="text">Mozziconi di sigaretta: rifiuti tossici per l’ambiente e la salute</title>
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        <published>2012-09-01T16:28:36+01:00</published>
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        <content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;INQUINAMENTO. Mozziconi di sigaretta: rifiuti tossici per l&amp;rsquo;ambiente e la salute&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;entry&quot;&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a rel=&quot;shadowbox[post-4841];player=img;&quot; href=&quot;http://www.plef.org/wp-content/uploads/2010/02/granchio.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img class=&quot;alignright size-medium wp-image-4848&quot; title=&quot;granchio&quot; src=&quot;http://www.plef.org/wp-content/uploads/2010/02/granchio-300x186.jpg&quot; alt=&quot;granchio&quot; width=&quot;300&quot; height=&quot;186&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;I mozziconi di sigaretta, gettati via dagli 1,5 miliardi di fumatori nel mondo, sono tanto inquinanti e pericolosi per l&amp;rsquo;ambiente e per la salute quanto i rifiuti industriali.&lt;br /&gt;Purtroppo, a giudicare soltanto dalla quantit&amp;agrave; che vediamo dispersa nelle nostre strade, sembrano essere molto rari quei fumatori che si preoccupano di gettare la cicca della sigaretta nei cestini. C&amp;rsquo;&amp;egrave; addirittura chi non si fa scrupoli a gettarla nel mare: nel Mediterraneo, per esempio, rappresentano il 40% dei rifiuti (il 9,5% sono bottiglie di plastica, l&amp;rsquo;8,5% sacchetti di plastica, il 7,6% lattine di alluminio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di questo argomento si &amp;egrave; discusso lo scorso 21 Gennaio presso la sede ENEA di Roma, durante la giornata di studio &amp;ldquo;L&amp;rsquo;impatto ambientale del fumo di tabacco. Le cicche di sigaretta: un rifiuto tossico dimenticato&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accendere una sigaretta significa immettere in ambiente pi&amp;ugrave; di 4000 sostanze chimiche ad azione irritante, nociva, tossica, mutagena e cancerogena. Una parte di queste sostanze chimiche resta nel filtro e va a contaminare quella parte di sigaretta non fumata che comunemente chiamiamo cicca o mozzicone. Nelle cicche, quindi, &amp;egrave; possibile trovare moltissimi inquinanti: nicotina, benzene, gas tossici quali ammoniaca e acido cianidrico, composti radioattivi come polonio-210, e acetato di cellulosa, la materia plastica di cui &amp;egrave; costituito il filtro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo studio ENEA &amp;ndash; AUSL di Bologna mette proprio in evidenza il potenziale nocivo delle cicche di sigarette. Il lavoro valuta il carico inquinante delle cicche di sigaretta sul territorio italiano, argomento sul quale esiste un vuoto culturale e normativo. Sebbene il carico nocivo di ogni cicca sia basso (dell&amp;rsquo;ordine di milligrammi), il fattore che amplifica il problema &amp;egrave; l&amp;rsquo;elevato numero di cicche prodotte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La valutazione si basa su: il numero di fumatori (13 milioni), il numero medio di sigarette fumate da ciascuno (15 sigarette al giorno), i quantitativi di alcuni agenti chimici presenti in ogni cicca e il numero complessivo di cicche immesse in ambiente ogni anno (72 miliardi di cicche/anno).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tenuto conto del potere filtrante dell&amp;rsquo;acetato di cellulosa (filtro) &amp;egrave; comunque possibile affermare che il carico nocivo immesso in ambiente con i mozziconi di sigaretta &amp;egrave; alquanto rilevante.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;table style=&quot;text-align: justify;&quot; border=&quot;1&quot;&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;Nicotina&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;324 tonnellate&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;Polonio-210&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;1872 milioni di Bq&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;Composti organici volatili&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;1800 tonnellate&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;Gas tossici&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;21,6 tonnellate&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;Catrame e condensato&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;1440 tonnellate&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;Acetato di cellulosa&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;12240 tonnellate&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;Lo studio sottolinea inoltre che non esistendo normative nazionali che ne limitino la dispersione in ambiente, ma solo singole iniziative da parte di alcuni comuni pi&amp;ugrave; attenti, la maggior parte delle cicche imbrattano il suolo o finiscono nelle fogne e nelle acque superficiali contaminandole. Da tutti questi fattori emerge la necessit&amp;agrave; di classificare le cicche come un rifiuto tossico per l&amp;rsquo;ambiente e trattarle come tale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I comuni, gli amministratori locali, i datori di lavoro dovrebbero non solo emanare norme di comportamento, ma anche installare, come accade per altre tipologie di rifiuti, appositi raccoglitori per i mozziconi di sigaretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema, &amp;egrave; evidente, va affrontato da vari punti di vista, coinvolgendo diversi attori e notevoli risorse finanziarie. La sua risoluzione resta comunque legata intimamente al modo di agire dei fumatori: non basta ridurre il consumo di sigarette ma &amp;egrave; necessaria l&amp;rsquo;adozione di comportamenti responsabili e rispettosi della propria e altrui salute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, &amp;egrave; utile ricordare che l&amp;rsquo;Agenzia per la protezione dell&amp;rsquo;ambiente della California ha classificato il fumo di tabacco come un inquinante tossico dell&amp;rsquo;aria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non dimentichiamo, poi, che l&amp;rsquo;Organizzazione Mondiale della Sanit&amp;agrave; definisce il fumo come la principale causa mondiale di malattia e di morte prevenibile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.plef.org/mozziconi-di-sigaretta-rifiuti-tossici-per-lambiente-e-la-salute/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;http://www.plef.org/mozziconi-di-sigaretta-rifiuti-tossici-per-lambiente-e-la-salute/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</content>
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        <title type="text">L'Islanda guida la classifica delle nazioni più &quot;verdi&quot; del pianeta</title>
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        <published>2012-09-01T16:15:38+01:00</published>
        <updated>2012-09-01T16:15:38+01:00</updated>
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        <summary type="text">L'Islanda guida la classifica delle nazioni pi&amp;ugrave; &quot;verdi&quot; del pianeta. Italia 18esimadi Chiara ...</summary>
        <content type="html">&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske05&quot;&gt;&lt;strong&gt;L'Islanda guida la classifica delle nazioni pi&amp;ugrave; &quot;verdi&quot; del pianeta. Italia 18esima&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;di Chiara Beghelli&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;entry&quot; style=&quot;TEXT-ALIGN: justify&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://2.bp.blogspot.com/_6w1vtjVv6to/TCSbY3HYbkI/AAAAAAAAIF8/s3TrGq9fBwc/s1600/Islanda%2B(1334).JPG&quot; target=&quot;_parent&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://2.bp.blogspot.com/_6w1vtjVv6to/TCSbY3HYbkI/AAAAAAAAIF8/s3TrGq9fBwc/s1600/Islanda%2B(1334).JPG&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;533&quot; height=&quot;507&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;La zona pi&amp;ugrave; &quot;verde&quot; del mondo? &amp;Egrave; compresa fra l'Islanda e la Svezia. Con un'appendice tropicale nella Costa Rica. A definire quali sono le nazioni pi&amp;ugrave; ecologicamente sostenibili del Pianeta &amp;egrave; l'ultima edizione dell'Environmental Performance Index, un indice messo a punto dalle universit&amp;agrave; statunitensi di Yale e Columbia che, misurandole attraverso 25 parametri e incrociando dati della Banca Mondiale e di varie agenzie Onu, classifica 163 nazioni in base al loro impegno ecologico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa &amp;egrave; la terza edizione dell'Epi, pubblicato con cadenza biennale dal 2006, ed &amp;egrave; stata presentata in questi giorni al World Economic Forum di Davos. La salute dell'aria, del terreno e delle acque, il management delle risorse naturali, la protezione della biodiversit&amp;agrave; e dell'habitat, le politiche forestali, agricole, ittiche e quelle per limitare gli effetti del cambiamento climatico: sono questi alcuni dei parametri che hanno fatto vincere l'Islanda con un punteggio di 93,5 su 100. Un primo posto che l'isola ha meritato soprattutto grazie alle sue politiche di riduzione dei gas serra e ai progetti per la riforestazione del territorio. Al secondo posto troviamo la Svizzera, poi la Costa Rica, la Svezia e la Norvegia, nazioni che hanno tutte investito nel controllo dell'inquinamento e in politiche di sostenibilit&amp;agrave; di lungo periodo. &lt;br /&gt;Se l'area nord europea &amp;egrave; la pi&amp;ugrave; virtuosa del pianeta, le ultime cinque posizioni appartengono tutte a paesi africani: Togo, Angola, Mautitania, Repubblica Centrale Africana e Sierra Leone, non riescono ancora a concentrarsi sulla tutela dell'ambiente. Non ci riescono, per&amp;ograve;, neppure due giganti dell'economia mondiale come la Cina e l'India, che si fermano molto in basso nella classifica, rispettivamente al 121 e al 123posto. Al contrario, &amp;egrave; piuttosto confortante la situazione dei paesi occidentali pi&amp;ugrave; sviluppati, soprattutto quelli europei, per lo pi&amp;ugrave; collocati con un Epi compreso fra 85 e 70: la Norvegia &amp;egrave; al quinto posto, seguita dalla Francia al settimo, dall'Austria all'ottavo, poi da Finlandia, Slovacchia e Regno Unito. L'Italia &amp;egrave; al 18esimo posto, preceduta dalla Germania e seguita dal Portogallo. Per trovare gli Stati Uniti, per&amp;ograve;, bisogna scorrere la classifica fino al 61esimo posto, compresi fra Paraguay e Brasile e a una certa distanza dall'Europa e dal Giappone (che si trova al 20esimo posto). Ma, dicono gli esperti che hanno creato l'Epi, il ranking degli Usa non comprende gli ultimi provvedimenti dell'amministrazione Obama in tema di ambiente, visto che i dati raccolti si fermano all'inizio del 2009. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando all'Italia, l'esame del posizionamento nei vari parametri mette a fuoco un paese con difficolt&amp;agrave; ed eccellenze: se siamo ancora molto indietro per quanto riguarda le emissioni di gas serra (a dire il vero come la grande maggioranza dei paesi pi&amp;ugrave; ricchi del pianeta), l'Italia riceve la sufficienza per la tutela della qualit&amp;agrave; dell'aria e delle acque, ma &amp;egrave; decisamente all'avanguardia (e qui ci meritiamo un primo posto assoluto) per la protezione delle specie a rischio. Ma ora che in Parlamento si discute la possibilit&amp;agrave; di estendere e &quot;liberalizzare&quot; la stagione della caccia, chiss&amp;agrave; se il prossimo Epi sar&amp;agrave; ancora cos&amp;igrave; generoso con noi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;29 gennaio 2010&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/01/classifica-paesi-ecologici-davos.shtml?uuid=19c931f6-0cb7-11df-a8e3-e5834f89f27d&amp;amp;DocRulesView=Libero&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/01/classifica-paesi-ecologici-davos.shtml?uuid=19c931f6-0cb7-11df-a8e3-e5834f89f27d&amp;amp;DocRulesView=Libero&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;#&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://us.123rf.com/400wm/400/400/korionov/korionov0901/korionov090100248/4216360-bandiera-della-islanda.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;466&quot; height=&quot;305&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</content>
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        <title type="text">LONTRA MARINA</title>
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        <published>2012-09-01T14:34:22+01:00</published>
        <updated>2012-09-01T14:34:22+01:00</updated>
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        <summary type="text">Lontre, animali pi&amp;ugrave; intelligenti di quanto si credeAvreste mai detto che una lontra marina &amp;e...</summary>
        <content type="html">&lt;p id=&quot;menu-item-18289&quot; class=&quot;menu-item menu-item-type-post_type menu-item-object-page menu-item-18289&quot; style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;ske05&quot;&gt;Lontre, animali pi&amp;ugrave; intelligenti di quanto si crede&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;iframe title=&quot;YouTube video player&quot; class=&quot;youtube-player&quot; type=&quot;text/html&quot; width=&quot;200&quot; height=&quot;166&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/wavh47RpLz4&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowFullScreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;Avreste mai detto che una lontra marina &amp;egrave; davvero intelligente e che &amp;egrave; in grado di risolvere problemi?&lt;br /&gt;Ebbene, adesso &amp;egrave; tutto verificato e visionabile&amp;hellip; i responsabili dello Zoo e Acquario Point Defiance hanno avuto la brillante idea di insegnare alla lontra Nellie come risolvere da sola alcuni piccoli problemi. In un video su YouTube si vede come lo staff dello zoo di Washington ha insegnato alla creatura a impilare delle coppette, una dentro l&amp;rsquo;altra.&lt;br /&gt;Stando sulla schiena, l&amp;rsquo;animale ha preso le tre coppette completamente da sola e ne ha messa una dentro l&amp;rsquo;altra aiutandosi con il muso e le zampe.&lt;br /&gt;L&amp;rsquo;addestratore incita la lontra quando sta facendo bene l&amp;rsquo;esercizio, impilando una tazzina nell&amp;rsquo;altra. Capita anche che la lontra metta la tazzina pi&amp;ugrave; piccola in quella pi&amp;ugrave; grande, ma facilmente si rende conto dell&amp;rsquo;errore e cos&amp;igrave; riparte da capo per avere la sequenza giusta.&lt;br /&gt;Questo giochino insegnato alla lontra &amp;egrave; parte di una serie di esercizi volta a sviluppare e testare le capacit&amp;agrave; intellettive di questi animali.&lt;br /&gt;Il video postato su YouTube ha raggiunto oltre 485.000 visite e ogni volta che la lontra finisce l&amp;rsquo;esercizio, guarda la telecamera, mostrando il suo risultato.&lt;br /&gt;Le lontre sono molto veloci nel risolvere problemi e riescono sempre, con diversi trucchetti, a prendere cibo quando vivono allo stato brado.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.noncipossocredere.com/2012/08/23/lontre-animali-piu-intelligenti-di-quanto-si-crede/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;http://www.noncipossocredere.com/2012/08/23/lontre-animali-piu-intelligenti-di-quanto-si-crede/&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">MICI E CANE</title>
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        <summary type="text">MICI E CANE. Adorabili!</summary>
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        <title type="text">Adorabile micio</title>
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        <title type="text">ANTISTUPRATORI</title>
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        <published>2012-09-01T12:20:17+01:00</published>
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        <title type="text">CARDINAL MARTINI</title>
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        <summary type="text">Il Cardinal Martini &amp;egrave; morto.</summary>
        <content type="html">&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske05&quot;&gt;Il Cardinal Martini &amp;egrave; morto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8462/7900353004_aaf6c58369_m.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;157&quot; /&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Jasper Maskeline</title>
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        <published>2012-08-28T15:10:02+01:00</published>
        <updated>2012-08-28T15:10:02+01:00</updated>
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        <summary type="text">Jasper MaskelineHa cambiato il corso della storia, durante la seconda guerra mondiale.</summary>
        <content type="html">&lt;p&gt;&lt;iframe title=&quot;YouTube video player&quot; class=&quot;youtube-player&quot; type=&quot;text/html&quot; width=&quot;200&quot; height=&quot;166&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/gDK0aTFjK2c&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowFullScreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske05&quot;&gt;&lt;strong&gt;Jasper Maskeline&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;Ha cambiato il corso della storia, durante la seconda guerra mondiale.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">TORINO, CASTELLO DEL VALENTINO</title>
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        <published>2012-08-06T22:56:38+01:00</published>
        <updated>2012-08-06T22:56:38+01:00</updated>
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        <summary type="text">&amp;nbsp;Bene protetto dall'UNESCO&amp;nbsp;&amp;nbsp;Patrimonio dell'umanit&amp;agrave;Castello del Valentino Resi...</summary>
        <content type="html">&lt;table class=&quot;sinottico&quot; style=&quot;height: 104px;&quot; border=&quot;0&quot; width=&quot;540&quot; summary=&quot;Tabella sinottica che riassume le principali caratteristiche di un'opera dichiarata patrimonio dell'Umanit&amp;agrave; dall'UNESCO&quot;&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr class=&quot;sinottico_testata&quot;&gt;&lt;th style=&quot;background-color: #5b92e5; color: #ffffff;&quot; colspan=&quot;2&quot;&gt;&lt;a class=&quot;image&quot; href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/File:Flag_of_UNESCO.svg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/d0/Flag_of_UNESCO.svg/25px-Flag_of_UNESCO.svg.png&quot; alt=&quot;Flag of UNESCO.svg&quot; width=&quot;25&quot; height=&quot;17&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;Bene protetto dall'UNESCO&amp;nbsp;&lt;a class=&quot;image&quot; href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/File:Flag_of_UNESCO.svg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/d0/Flag_of_UNESCO.svg/25px-Flag_of_UNESCO.svg.png&quot; alt=&quot;Flag of UNESCO.svg&quot; width=&quot;25&quot; height=&quot;17&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/th&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot; colspan=&quot;2&quot;&gt;&lt;a class=&quot;image&quot; href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/File:UNESCO_World_Heritage_Site_logo.svg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/9/91/UNESCO_World_Heritage_Site_logo.svg/20px-UNESCO_World_Heritage_Site_logo.svg.png&quot; alt=&quot;UNESCO World Heritage Site logo.svg&quot; width=&quot;20&quot; height=&quot;20&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;Patrimonio dell'umanit&amp;agrave;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr class=&quot;sinottico_divisione&quot;&gt;&lt;th colspan=&quot;2&quot;&gt;Castello del Valentino&lt;br /&gt; &lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Residences of the Royal House of Savoy&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/th&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/66/Valentino_castle.jpg&quot; target=&quot;_parent&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/66/Valentino_castle.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;539&quot; height=&quot;402&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;em&gt;Clicca sull'immagine per vederla ingrandita&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;Il Castello del Valentino &amp;egrave; un edificio storico di Torino, situato nell'omonimo Parco del Valentino sulle rive del fiume Po. Oggi &amp;egrave; sede distaccata del Politecnico di Torino, ed ospita la Facolt&amp;agrave; di Architettura.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;L'antico castello fu acquistato da Emanuele Filiberto di Savoia, il duca Testa di Ferro, su consiglio di Andrea Palladio.  Questa struttura ospit&amp;ograve; nobili famiglie come i Saintmerane, i Cicogna, i  Pacelli ed i Calvi, che comprarono sei stanze nel castello.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/a/ae/ValentinoTorino1938.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;513&quot; height=&quot;357&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;em&gt;Il Castello nel 1938&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;L'origine del suo nome &amp;egrave; incerta. Il primo documento in cui compare il nome Valentinium &amp;egrave; del 1275; qualcuno fa risalire il suo nome a san Valentino perch&amp;eacute; le reliquie di questo santo, martire giovinetto del '200, sono conservate dal 1700 in una teca di cristallo nella chiesa di san Vito (sulla collina prospiciente al Parco del Valentino)  qui trasferite in seguito alla distruzione di una chiesetta vicina  all'attuale parco. Alcuni studiosi affermano che, in un singolare  intreccio di memoria religiosa e mondanit&amp;agrave;, si soleva un tempo celebrare  nel parco fluviale torinese, proprio il 14 febbraio (ora festa degli innamorati) una festa galante in cui ogni dama chiamava Valentino il proprio cavaliere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/cc/Castello_valentino_-_fronte.jpg&quot; target=&quot;_parent&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/cc/Castello_valentino_-_fronte.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;516&quot; height=&quot;342&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;Il castello deve la sua forma attuale ad una Madama Reale, la giovanissima &lt;span class=&quot;mw-redirect&quot;&gt;Maria Cristina di Borbone&lt;/span&gt; (sposa di Vittorio Amedeo I di Savoia e figlia di Enrico IV, primo re di Francia di ramo borbonico). Proprio alla Francia guarda lo stile di questo splendido palazzo: quattro torri angolari cingono l'edificio a forma di ferro di cavallo, con un'ampia corte a pavimento marmoreo.  I tetti con due piani mansardati (solo dei falsi piani) sono  tipicamente transalpini e tutto lo stile architettonico riflette i gusti  della giovane principessa. I lavori durarono quasi 30 anni, dal 1633 al 1660 s&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;u progetti di Carlo e Amedeo di Castellamonte: la duchessa Maria Cristina vi abit&amp;ograve; fin dal 1630 ammirando gli affreschi di Isidoro Bianchi di Campione d'Italia  e gli stucchi dei suoi figli Pompeo e Francesco. E proprio a lei si  deve lo scenico arco di ingresso sulla facciata con lo stemma sabaudo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/60/Castello_del_valentino_-_spaccato.jpg&quot; target=&quot;_parent&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/60/Castello_del_valentino_-_spaccato.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;530&quot; height=&quot;304&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;Sulla figura della nobildonna francese circolavano voci maligne, che  narravano di un Castello del Valentino luogo di incontri amorosi con  gentiluomini e servit&amp;ugrave; che finivano in fondo ad un pozzo gettati dalla  nobile amante, la quale sembra che si fece costruire anche un passaggio  sotterraneo, vera e propria galleria che attraversava anche il letto del  Po, per collegare il Castello alla Vigna Reale, teatro d'incontri amorosi tra lei e il suo consigliere &lt;span class=&quot;mw-redirect&quot;&gt;Filippo d'Agli&amp;egrave;&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;Nel XIX secolo  il castello sub&amp;igrave; piccoli cambiamenti architettonici e di connessione  nel tessuto urbano cittadino, ma venne anche depredato del suo splendido  arredo secentesco dai soldati francesi napoleonici.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/b/b5/TorinoCastelloValentino.JPG&quot; target=&quot;_parent&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/b/b5/TorinoCastelloValentino.JPG&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;512&quot; height=&quot;383&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;Seguirono anni di abbandono e di degrado, quando nel 1860  venne scelto per la facolt&amp;agrave; di Ingegneria torinese. L'abbandono del  castello, per&amp;ograve;, ne &amp;egrave; stato paradossalmente la sua fortuna: alcune  infiltrazioni d'acqua hanno rovinato alcuni affreschi ma nel complesso  il disinteresse per il palazzo ne ha conservato intatto il patrimonio di  fregi e affreschi delle sale, tutti originali del '600. Oggetto di  restauri in questi ultimi anni, il Castello sta ritrovando l'antico  splendore. Le sale del primo piano vengono riaperte una ad una e  ospitano uffici di rappresentanza della Facolt&amp;agrave; di Architettura. Il 12  maggio 2007 ha riaperto la splendida sala dello Zodiaco, col suo  affresco centrale che raffigura mitologicamente il Fiume Po con le  fattezze di Poseidone.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/df/Torino_2006_casa_Italia.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;518&quot; height=&quot;388&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;em&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/File:Torino_2006_casa_Italia.jpg&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;Nel 2006 &amp;egrave; stato scelto come sede di Casa Italia alle Olimpiadi di Torino.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">UNIVERSITA' DI BRESCIA, FACOLTA' DI ECONOMIA</title>
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        <published>2012-08-06T22:49:29+01:00</published>
        <updated>2012-08-06T22:49:29+01:00</updated>
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        <summary type="text">Clicca sull'immagine per vederla ingrandita</summary>
        <content type="html">&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/ae/Eco_unibs.jpg&quot; target=&quot;_parent&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/ae/Eco_unibs.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;501&quot; height=&quot;334&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;em&gt;Clicca sull'immagine per vederla ingrandita&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">EDUCAZIONE SESSUALE con Bruno Bozzetto</title>
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        <published>2012-07-24T23:02:16+01:00</published>
        <updated>2012-07-24T23:02:16+01:00</updated>
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        <summary type="text">Video di Bruno Bozzetto &quot;Non per caso, ma per scelta&quot; </summary>
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        <title type="text">WEBCAM SU NIDO DI FALCO PESCATORE</title>
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        <published>2012-07-21T12:02:35+01:00</published>
        <updated>2012-07-21T12:02:35+01:00</updated>
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        <summary type="text">FALCO PESCATOREWebCamhttp://pontu.eenet.ee/player/kalakotkas.htmlIo ne sono incantata!</summary>
        <content type="html">&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;strong&gt;FALCO PESCATORE&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;strong&gt;WebCam&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;http://pontu.eenet.ee/player/kalakotkas.html&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;strong&gt;Io ne sono incantata!&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">TUTTO E' POSSIBILE NELLA VITA (?)</title>
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        <updated>2012-07-21T12:00:13+01:00</updated>
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        <title type="text">PASSWORD ERRATA</title>
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        <title type="text">LA STANZA DURANTE UNA VIDEOCHIAMATA CON SKYPE</title>
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        <published>2012-07-21T11:58:21+01:00</published>
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        <title type="text">LA STRADA ALLA FELICITA'</title>
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        <title type="text">NON SI GIOCA CON LA VITA</title>
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        <published>2012-07-21T11:49:56+01:00</published>
        <updated>2012-07-21T11:49:56+01:00</updated>
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        <title type="text">INVASIONE ANIMALE IN ITALIA, LA VESPA VELUTINA</title>
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        <published>2012-07-08T16:37:46+01:00</published>
        <updated>2012-07-08T16:37:46+01:00</updated>
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        <content type="html">&lt;div class=&quot;social&quot;&gt;&lt;div id=&quot;fb-like-head&quot; class=&quot;fb-like-button&quot; style=&quot;visibility: visible;&quot;&gt;&lt;div class=&quot;gig-bar-container gig-share-bar-container&quot;&gt;&lt;table style=&quot;height: 14px;&quot; border=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; cellpadding=&quot;0&quot; width=&quot;1&quot;&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;vertical-align: bottom; white-space: nowrap;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;vertical-align: bottom; white-space: nowrap;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;vertical-align: bottom; white-space: nowrap;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;vertical-align: bottom; white-space: nowrap;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;strong&gt;INVASIONE ANIMALE IN ITALIA &lt;br /&gt;LA VESPA VELUTINA&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;Nel nostro paese le specie alloctone sono in aumento. E l'ambiente e l'economia ne pagano il prezzo.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;Dal calabrone  asiatico al giacinto d'acqua, gli animali e le piante alloctone che pi&amp;ugrave;  mettono a rischio la nostra salute e quella dell'ambiente&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.nationalgeographic.it/images/2011/02/10/122810931-aa5552b2-374c-4d09-93f6-58b754b6c450.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;546&quot; height=&quot;399&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;Vespa velutina (Vespa velutina nigrithorax)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Fotografia di Jean Haxaire&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;strong&gt;Origine&lt;/strong&gt;: Proviene  dal sud-est asiatico: Cina, India,  Indocina e Giava. Nel 2004 &amp;egrave; stata  scoperta in Francia e da poche  settimane anche in Spagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Effetti&lt;/strong&gt;: La  vespa  velutina, anche detta calabrone asiatico per la sua somiglianza con  quest'insetto, &amp;egrave; piuttosto  aggressiva nei confronti dell'uomo e pu&amp;ograve; far  male con il suo lungo  pungiglione. Il problema principale, per&amp;ograve;, &amp;egrave; un  altro: questa vespa si  nutre di molti insetti tra cui le api,  fondamentali per l'ecosistema. Le  api asiatiche hanno imparato a  difendersi mentre quelle europee, prese  alla sprovvista, sono  vulnerabili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dove si trova in Italia&lt;/strong&gt;: Per  il  momento non &amp;egrave; ancora arrivata, ma sembra solo questione di tempo. Piero  Genovesi dell'Ispra sottolinea che nel nostro paese manca un  adeguato  sistema di allerta. E quando ci accorgeremo che la  vespa asiatica &amp;egrave;  arrivata, sar&amp;agrave; forse gi&amp;agrave; troppo tardi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;em&gt;http://www.nationalgeographic.it/natura/2011/02/16/foto/specie_invasive_italia-182378/4/&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;strong&gt;L'Italia invasa dagli alieni&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;subsection&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;strong&gt;Nel nostro paese le specie alloctone sono in aumento. E l'ambiente e l'economia ne pagano il prezzo.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;Api, visoni, scoiattoli e gamberi europei: tremate. I cugini americani e  asiatici sono arrivati a casa vostra per farvi scomparire per sempre. &lt;strong&gt;&amp;Egrave;  l'invasione delle specie aliene, o meglio, alloctone. Animali e  vegetali di importazione che mettono in pericolo la biodiversit&amp;agrave; dei  paesi che raggiungono.&lt;/strong&gt; Hanno sempre vissuto in terre lontane ma  oggi, a causa nostra, sono piombati in ecosistemi impreparati al loro  arrivo. Grazie all'uomo hanno superato barriere naturali che non  sarebbero mai stati in grado di varcare, come gli oceani. A bordo di  navi container, aerei e automobili. Sono figli della globalizzazione. Ma  se per il genere umano la conoscenza reciproca &amp;egrave; un valore, gli effetti  di questa globalizzazione silenziosa sono tutt'altro che innocui. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Negli ultimi 400 anni, oltre la met&amp;agrave; delle estinzioni &amp;ndash; il 54 per cento - vede coinvolta una specie invasiva.&lt;/strong&gt; Un'estinzione su cinque &amp;egrave; dovuta esclusivamente a questo fattore. I  numeri danno una mano a capire la gravit&amp;agrave; di un problema che preoccupa  moltissimo biologi ed esperti di tutto il mondo.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La missione di  questi scienziati &amp;egrave; tutt'altro che semplice. Quando si parla di  progetti per eradicare colonie di nutrie, visoni, &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div id=&quot;middle&quot; class=&quot;adv&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://oas.nationalgeographic.it/5c/nationalgeographic.it/interna/587282026/Middle/default/empty.gif/5478346331452f78306c6741417a4b69?x&quot; target=&quot;_top&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://imageceu1.247realmedia.com/0/default/empty.gif&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;1&quot; height=&quot;1&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt; scoiattoli grigi, gamberi blu, piccoli insetti colorati e piante dai  fiori meravigliosi, &amp;egrave; difficile essere popolari. Eppure queste specie,  pi&amp;ugrave; altre migliaia, costano ogni anno 12 miliardi di euro in tutta  Europa. Nella stima, quasi sicuramente al ribasso, sono inclusi i costi  di eradicazione ma anche i danni all'agricoltura, alla pesca, alle  foreste e alle infrastrutture. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Commissione Europea ha finanziato il &lt;a href=&quot;http://www.europe-aliens.org/index.do&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;programma Daisie&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; per censire le specie invasive di tutto il continente e sperimentare un  sistema di allerta rapido ed efficiente. &amp;ldquo;&amp;Egrave; questo il grande problema  che stiamo tentando di risolvere: troppo spesso interveniamo per  arginare una specie alloctona quando &amp;egrave; ormai troppo tardi&amp;rdquo;, spiega Piero  Genovesi, biologo dell'Ispra e presidente di Issg, una rete globale di  scienziati ed esperti in specie invasive. &amp;ldquo;Se presa in tempo&amp;rdquo;, continua  Genovesi, &amp;ldquo;un'invasione pu&amp;ograve; essere affrontata e risolta con spese  minime, anche solo mille euro. Altrimenti i costi possono aumentare  anche di 40 volte. &amp;Egrave; per questo che dico che oggi, in Italia, abbiamo  diverse bombe a orologeria che esploderanno fra 10-15 anni provocando  ingenti danni economici&amp;rdquo;. Un allarme da non sottovalutare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A  preoccupare non &amp;egrave; il fenomeno in s&amp;eacute;, che esiste da sempre (in fondo  anche il pomodoro e la patata in Europa, cos&amp;igrave; come il cipresso in  Toscana, sono specie vegetali aliene), ma le proporzioni che ha assunto.  Negli ultimi 30 anni le specie alloctone sono aumentate del 76 per  cento. A volte biologi e naturalisti faticano a intervenire anche per un  ostacolo culturale. Succede quando un animale o una pianta &amp;egrave; ormai  talmente diffusa che gran parte delle persone la considera parte  integrante dell'ecosistema. Su molte cartoline della Sardegna domina &lt;em&gt;Carpobrotus&lt;/em&gt;,  una bella pianta perenne dai fiori colorati, diffusissima in Italia  soprattutto sulle isole. Peccato che venga dal Sudafrica, non abbia  nulla a che vedere con la flora della Sardegna e stia mettendo a rischio  la sopravvivenza di molte piante autoctone. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Spesso le invasioni sono una conseguenza degli scambi commerciali.&lt;/strong&gt; In molti paesi del mondo la zanzara tigre si &amp;egrave; diffusa attraverso navi  container che trasportavano il celebre &amp;ldquo;tronchetto della felicit&amp;agrave;&amp;rdquo;.  Altrettanto spesso, per&amp;ograve;, &amp;egrave; l'amore per gli animali pi&amp;ugrave; esotici a  mettere in pericolo interi ecosistemi. Gli esempi si contano a  centinaia: dai pappagalli alle tartarughe guance rosse, dagli scoiattoli  alle piante ornamentali di ogni tipo. C'&amp;egrave; chi li porta con s&amp;eacute; da luoghi  lontani per poi lasciarli liberi in natura. &amp;ldquo;Dobbiamo far passare un  messaggio molto chiaro: non bisogna mai rilasciare in natura una specie  aliena e non ha alcuna importanza che lo si faccia in buona fede&amp;rdquo;,  afferma Andrea Monaco, naturalista dell'Agenzia Regionale Parchi del  Lazio, &amp;ldquo;perch&amp;eacute; ogni ecosistema &amp;egrave; il frutto di un'evoluzione lunga  milioni di anni. Basta un fattore esterno a sconvolgere l'equilibrio e a  provocare, nel peggiore dei casi, l'estinzione di intere specie&amp;rdquo;.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insieme ai suoi colleghi, Monaco sta curando un progetto molto ambizioso: il &lt;a href=&quot;http://www.arplazio.it/schede%7Eid-2778+sx-+dx-+alto-+id_settore-+id_pp-.htm&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Pasal&lt;/a&gt;,  un atlante di tutte le specie invasive segnalate nel Lazio nel corso  degli ultimi anni. Una immensa banca dati che comprende anche un  monitoraggio scientifico dei luoghi pi&amp;ugrave; a rischio. Uno studio sugli  aeroporti di Fiumicino e Ciampino e il porto di Civitavecchia &amp;ndash;  realizzato da un team dall'Universit&amp;agrave; di Firenze guidato da Francesca  Gherardi &amp;ndash; ha dimostrato quello che fino ad oggi era solo un sospetto:  oltre ad essere il punto di arrivo di donne, uomini e merci, questi  grandi snodi sono una porta aperta per animali e piante totalmente  estranei al nostro continente. Grazie ad una speciale trappola, i  ricercatori sono riusciti a scoprire che nel porto di Civitavecchia era  arrivato anche un esemplare di scarabeo &lt;em&gt;Ataenius&lt;/em&gt;, probabilmente dagli Stati Uniti. Era il primo in Europa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  povero scarabeo non ha fatto a tempo a riprendersi dal jet-lag che &amp;egrave;  stato catturato. Tanti altri animali e piante invasive per&amp;ograve; godono di  ottima salute. E lentamente, mettono in pericolo la fauna e la flora del  nostro paese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske05&quot;&gt;&lt;strong&gt;Mix invasivo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;gwt-InlineHTML kpm3-ContentLabel&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float: left; margin: 6px;&quot; src=&quot;http://www.nationalgeographic.it/images/2011/02/10/105613359-ccb5447c-fa89-404a-9b28-938c3d1fcd6e.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;200&quot; height=&quot;133&quot; /&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;Emergendo  da uno strato di felce esotica, un sommozzatore mostra l'esemplare di &lt;em&gt;Trachemys scripta&lt;/em&gt; - o tartaruga guance rosse - scoperta nel laghetto del  Pozzo del  Merro, un enorme buco carsico vicino a Roma. Qui vive una specie di  gambero  unica al mondo che questa pianta alloctona aveva messo in  pericolo. La  felce (&lt;em&gt;Salvinia molesta&lt;/em&gt;), aveva ricoperto tutto  lo  specchio d'acqua impedendo il passaggio dei raggi del sole e stava   mettendo in pericolo un ecosistema unico al mondo. Dopo aver trovato &lt;em&gt;Trachemys&lt;/em&gt;, gli esperti sono riusciti a capire cosa fosse successo: qualcuno aveva liberato l'animale svuotando&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;span class=&quot;gwt-InlineHTML kpm3-ContentLabel&quot;&gt; in un  colpo solo&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;gwt-InlineHTML kpm3-ContentLabel&quot;&gt; tutto il  contenuto dell'acquario di casa, che conteneva i semi della  felce,  venduta nei negozi come pianta ornamentale. Nel 2009 il sinkhole  &amp;egrave; stato  liberato dalla felce ma la minaccia &amp;egrave; stata solo allontanata.   &amp;ldquo;L'eradicazione di &lt;em&gt;Salvinia molesta&lt;/em&gt; &amp;egrave; quasi impossibile&amp;rdquo;, dice   Roberto Palozzi, zoologo e tra i coordinatori del progetto. &amp;ldquo;Basta che   resti un minuscolo residuo e la pianta ricresce&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;span class=&quot;gwt-InlineHTML kpm3-ContentLabel&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;em&gt;(Fotografia di &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span class=&quot;gwt-InlineHTML kpm3-ContentLabel&quot;&gt;Roberto Palozzi)&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Babe e mamma</title>
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        <published>2012-07-08T16:21:12+01:00</published>
        <updated>2012-07-08T16:21:12+01:00</updated>
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        <content type="html">&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.nationalgeographic.it/images/2012/05/11/111242794-30fa09cd-41a9-4b11-9364-17f9c2053e5d.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;548&quot; height=&quot;494&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;strong&gt;Babe e mamma&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Fotografia di Craig W. Walsh/iStockphoto.com&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una femmina di maiale dominante in genere mette al mondo pi&amp;ugrave; piccoli di sesso maschile che femminile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le immagini di questa galleria sono tratte dal libro &lt;a title=&quot;http://shop.nationalgeographic.com/ngs/browse/productDetail.jsp?productId=6200922&amp;amp;code=NG20413&quot; href=&quot;http://shop.nationalgeographic.com/ngs/browse/productDetail.jsp?productId=6200922&amp;amp;code=NG20413&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Mother's Love&lt;/a&gt;, che racconta l'amore materno nel mondo animale attraverso una serie di ritratti di piccoli con le loro madri apparsi su National Geographic.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
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