Mai, da quando ho visto la luce, ho scritto un diario.
Mai, da che ho coscienza di essere, ho desiderato
lasciare su carta, a futura memoria, una mia esperienza.
Ma questa volta… questa volta lo farò.
Questo sarà il tatuaggio che mi ricorderà di un evento
molto speciale.
Cominciamo con un'immagine.
Chi è? Non l'avete riconosciuta?
OK OK, ho una sua foto. Lei in due pezzi
.
Se la conoscete, queste immagini sono sufficienti a
farvi capire che parlo di lei.
Sapreste, inoltre, che se avessi messo davvero una
sua foto
(anche una in cui indossava lo scafandro),
non mi rivolgerebbe più la parola.
Se invece non la conoscete. Mi spiace per voi.
Non saprete mai cosa vi state perdendo.
In ogni caso, una foto non potrebbe mai rendere
giustizia ad una bellezza che va oltre il fisico.
Che voi sappiate chi è, in fondo, non è poi così
importante.
Quello che ora mi preme, è raccontare...
Raccontarvi ciò che è stato.
Tutto comincia con la foto di una città.
Sembra un presepe. Una città davvero bella.
Dovreste vederla di notte con tutte le sue luci accese.
Che posto è? Non sono il Touring Club.
Se non la riconoscete, peggio per voi.
Io c’ho messo un attimo a capire.
A questo punto entra in gioco il destino a metterci
lo zampino.
Sono al cellulare con P. (un grande amico) che,
tra le tante amenità, mi dice:
<<Questo weekend lo passo dagli zii di F.>>
(N.d.R. : F. è la ragazza di P.).
C’è bisogno che vi dica dove abitano gli zii di F.??
Ingoio un bel po’ di saliva e gli dico, incespicando
nelle mie stesse vocali:
<<Vengo anch’io.>>
Lui, con tono sorpreso:
<<Cosa?>>
Ed io,con più decisione e scandendo le parole in
modo tale che non avesse dubbi su quello che volevo:
<<Vengo anch’io. Mi dovete portare con voi.>>
Lui:
<<OK, F. chiederà agli zii se possono ospit..>>
Lo interrompo prima che abbia modo di finire quella
frase e gli faccio a brutto muso:
<<Evidentemente non ci siamo capiti.
Non mi interessa un ciufolo di quello che
possono dire gli zii. Mi portate con voi,
punto e basta.
Dormirò in auto, sulla spiaggia o non dormirò
affatto. Quelli sono affari miei.
Voglio solo uno stupido passaggio in auto.
Ti costa così tanto farmi questo piacere?>>
(N.d.R. : in realtà non ho detto ciufolo. Mi sto
autocensurato
).
P. era sbigottito. Lo percepivo, malgrado fossimo al
cellulare. Sospira lungamente e mi dice:
<<Certo che ti ci porto, tranquillo.
Ma lo sai che oggi sei davvero strano?
Non ti riconosco.
Non sei mai stato così deciso.
Sei sicuro di star bene?>>
Io:
<<Mai stato meglio. E sabato spero di stare ancora
meglio.
Non fare domande, non ti spiego nulla.
Capirai quando sarà il momento.
Devi solo farmi sapere, via sms, l'orario a cui
devo presentarmi da te.
Ora vado a preparare le valigie.
Ciao P. e grazie.>>
<<Per te questo e altro. Ciao.>> fa lui.
A P. e F. ho poi spiegato tutto una volta giunti a
destinazione, a voi forse è il caso di farlo ora, prima
di proseguire nel racconto.
Avete presente la città della foto? In quella città
stava trascorrendo le ferie una persona,
una ragazza.
Una Donna.
Si si, proprio lei, la donna misteriosa di inizio post.
Da tempo seguivo il suo Blog
(N.d.R: Si anche lei ha un blog.
Uno vero, non come questo.
)
Leggere i suoi post (e commentarli) aveva,
da tempo, fatto nascere in me il desiderio di
conoscerla meglio.
Quale migliore occasione di un incontro casuale
(casualissimo
) durante una vacanza?
Il destino mi porgeva un’occasione d’oro su un piatto
d’argento. Non potevo lasciarmela sfuggire.
Immagino non vi interessi sapere cosa ho messo
in valigia.
Sorvoliamo sulle terrorizzanti avventure di
"non aprite quella zip".
Poco vi interessa sapere di come è andato il viaggio
in auto.
E’ il caso di fare avanti veloce.
Ero lì. Di lei non avevo che un’immagine dei suoi
occhi (rintracciata sul suo blog).
Si si, un'immagine.
Definirla foto sarebbe un'esagerazione.
Però avevo una certezza.
Se l’avessi incrociata, l’avrei riconosciuta subito.
Sarebbe stato sufficiente aspettarla, seduto ad un
tavolino nella piazza principale, scrutando tutti
gli sguardi femminili di passaggio.
Avrei ovviamente evitato di lanciare sguardi troppo
insistenti che mi avrebbero potuto portare
direttamente in questura quale presunto maniaco
sessuale.
Io (rivolgendomi prima a P. e poi a F.):
<<E’ quella lì. Sono sicuro. Quei tre la in fondo.
E' lei, quella sulla sinistra. F. Passami una
penna, una matita, un pezzo di carbon coke,
insomma qualcosa con cui possa tracciare delle
linee.>>
P.:
<<Quale ragazza? Da quando hai la vista da lince?
E' lontanissima. Come fai a esserne sicuro?>>
Non gli rispondo, fisso impaziente F. che rimescola
il caos magmatico della sua borsetta, alla ricerca di
qualcosa che potesse corrispondere alla mia richiesta.
F.:
<<Ho solo le matite per il trucco.
Quale preferisci?>>
Io:
<<Questa è perfetta, dai qui, fa presto.
Si sta avvicinando, non ho molto tempo.>>
Scarabocchio qualcosa sul retro del biglietto da visita
che mi aveva dato lo zio di F.
(non avendo a portata di mano altri cartoncini utili
allo scopo).
Curiosi di sapere cosa ho disegnato??
Qui ho riprodotto la mia opera d'arte.
Se non potete farne a meno, clikkate
.
Il biglietto originale è addirittura peggio
(so che vi sembrerà impossibile).
Mentre imprimevo quei pochi tratti sulla carta,
avevo il cuore che batteva a mille e le mani che
tremavano.
Avete notato di che colore è la matita che ho scelto?
Daltonici in sala? E' BLU. Uno stupendo Blu.
Tento di alzarmi, ma P. mi afferra per un braccio.
P.:
<<Dove vai? Non puoi essere sicuro sia lei.
Non hai nemmeno una sua foto decente. Siediti.
Non fare pazzie.>>
Lo fisso. Mi molla immediatamente e si rimette
a sedere con un tonfo sordo.
Dovevo averci davvero lo sguardo da pazzo
.
A passi veloci mi avvicino al gruppetto.
Mi metto in traiettoria.
Silenzio in sala, parte il nostro dialogo.
Io:
<<Signorina, mi scusi>>
(fingendo di raccogliere da terra il biglietto che
avevo appena preparato.)
Sempre Io (sfoderando il mio miglior sorriso):
<<E suo questo?>>
Le porgo il biglietto.
Lei lo fissa. Me lo restituisce e dice:
<<Mai visto prima d'ora.>>
Fisso il biglietto ritornato tra le mie mani, le faccio
un sorriso e, porgendole il biglietto in modo tale
che potesse vederlo per bene, le dico:
<<Ha ragione, è mio. Vede?.
Angelo C. Piacere.>>
Ci fissiamo in silenzio per alcuni secondi.
Lei torna a fissare il biglietto.
Ho temuto che mi avesse preso per un folle.
Poi mi guarda e con un filo di voce mi sussurra:
<<Angelo, sei davvero tu?
Sei l’Angelo che immagino io?>>
Io (con un sorriso che sembrava non voler più
abbandonare la mia faccia.... Forse una paresi):
<<Immagino di si. In tutto il mio splendore.
Penne, ossa, carne (poca) e tanta faccia tosta.
Ciao S.B.>>
S.B. (la Donna misteriosa):
<<Mai avrei potuto immaginare di incontrarti qui.
E mai sarei stata in grado di riconoscerti.
Ti immaginavo molto diverso.>>
Sicuramente mi immaginava meno brutto.
Mentendo spudoratamente le dico:
<<Ho patito il viaggio in auto, quando sono in
perfetta forma potrei fare la controfigura di
Brad Pitt>>
Ridiamo insieme. Non mi ha creduto, ma va bene così.
L'ho fatta ridere.
Io:
<<Ti sembrerà strana come richiesta, ma
potresti restituirmi il biglietto?>>
S.B.:
<<Perché? Vorrei conservarlo come ricordo di
questo incontro.>>
Io:
<<Resto qui anche domani. Se me ne darai
occasione, ci sarà modo di crearne tanti
di ricordi.
OK tienilo, ma ti prego di non guardare mai sul
retro del biglietto.>>
La curiosità è femmina.
Non avevo neanche terminato la frase, che lei aveva
già girato il biglietto da visita.
S.B.:
<<Pompe Funebri Rossi & figli?>>
Abbasso lo sguardo, arrossisco,
poi tiro un grosso sospiro,
prendo il coraggio a due mani,
e cerco di fare quello che mi riesce meglio
(la butto sullo scherzo.)
Io:
<<Operiamo in Joint Venture.
Lui li impacchetta per la spedizione celeste
ed io mi occupo del trasporto aereo.>>
Ride. Me la sono cavata bene anche stavolta.
Che sudata però.
Infila il biglietto nella borsetta.
Decido di dirle la verità.
Io:
<<Li vedi quei due al tavolo? Sono con loro.
Il signor Rossi è lo zio della ragazza.
Non avevo altro su cui scrivere. Purtroppo>>
Mi fa capire con lo sguardo che era tutto OK.
Poi mi indica la piccola folla che ci circondava,
e di cui, sino a quel momento, non mi ero accorto.
S.B.:
<<Anch’io sono in compagnia.
Angelo, ti presento C., il suo ragazzo L.,
A. , il mio dottore, G., C. e P.>>
Io:
<<Piacere, Angelo>>.
Vi risparmio l'insieme di panzane che abbiamo
dovuto raccontare per far credere alla compagnia
che ci eravamo conosciuti per telefono, che ero un
collega di una filiale della ditta presso cui lavora lei.
C., da brava amica, ci ha retto il gioco.
Avevo stretto la mano a tutti, ma non mi sentivo
molto a mio agio. Hanno tutti seguito quel che era
successo e, dal loro sguardo, notavo che non mi
giudicano molto equilibrato.
D'altronde, come dar loro torto.
Ma la cosa non poteva fermarmi.......
Dovevo agire.
Io:
<<Dove andate di bello? Posso aggregarmi??>>
A.:
<<Non sei con quei due al tavolo?>>
Sbuffo internamente....
geloso il dottore?
Faccio buon viso a cattivo gioco.
Io:
<<Chi io? Ah si, si. Ma saranno contenti di
liberarsi di me.
Non vedono l’ora di passare del tempo soli.
E poi penso che aggregandomi a voi mi divertirò
molto di più.>>
Fisso negli occhi S.B. e le chiedo:
<<Ti spiacerebbe se venissi con voi?>>
Poi rivolto al resto della compagnia:
<<Sempre che stia bene anche a voi.>>
S.B. mi prende per mano:
<<Ma si che sono d'accordo.
Andiamo, hai tante cose da raccontarmi.
Devo farti il terzo grado.
Dammi solo il tempo di trovare un bel faretto
da sbatterti in faccia.>>
Ride ancora e continua a stringermi la mano.
Ed io mi sento portato via.
Fino alla mia partenza siamo rimasti sempre insieme.
Abbiamo parlato e riso tanto.
Abbiamo visto l’alba insieme sulla scogliera
Abbiamo assistito al tramonto della mia maglietta
portafortuna davanti ad una gelateria.
Invece di mangiare il mio gelato, la osservavo gustare
il suo. Un gelato gusto amarena che rendeva le sue
labbra di un rosso molto invitante.
Il gusto cioccolato non perdona certe distrazioni. 
Ci siamo salutati la domenica sera. Io ritornavo casa.
Ci siamo scambiati un abbraccio, un bacio.
Un bacio sulla guancia....(troppi occhi lì a scrutarci).
C’è scappata una lacrimuccia.
Ad essere precisi, è scappata a me.
Mi si è appannata la vista e quindi non posso sapere
se anche a lei si siano rigate le guance.
Meglio così. Non riuscire più a guardare quegli occhi
ha reso meno dolorosa la mia partenza.
Entro in auto.
<<P. a casa. A tutta birra.
Ho bisogno che il vento mi asciughi .............
la fronte.>>
FINE
Cosa? Come sarebbe a dire "Tutto qui?".
Volete più particolari della giornata passata insieme?
Ho condiviso fin troppo.
Ci sono cose che voglio tenere per me.
Parole, emozioni e sensazioni che devono restare mie,
solo mie, anzi nostre.
Incontentabili, ecco il link per voi.
sciò sciò
Che gente. 
Inviato da: Anonimo
il 23/03/2008 alle 17:00
Inviato da: Anonimo
il 25/12/2007 alle 22:59
Inviato da: Anonimo
il 26/03/2007 alle 18:39
Inviato da: Anonimo
il 25/10/2006 alle 19:04
Inviato da: Anonimo
il 11/09/2006 alle 18:18