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Post N° 18

Post n°18 pubblicato il 29 Dicembre 2007 da Angels.2007
 

Caro diario,

non so se sia giusto lasciare tra le tue pagine questo post … soprattutto dopo mesi di assenza …

Ho creato queste pagine in un momento particolare della mia esistenza … particolare ma non sicuramente dei più felici della mia vita …
Ho cercato attraverso queste pagine di trasmettere le mie emozioni belle o brutte che siano, cercando di scaricare una parte dei pesi che attanagliano il mio cuore … la mia anima …
In qualche modo ho cercato di lasciare qui le mie riflessioni, i miei pensieri, quello che ho dentro e che spesso mi rende difficile guardare con serenità al giorno successivo.
Scorrendo indietro vedo che ho lasciato tante pagine tristi … e pochi sorrisi … anche se questa non era di sicuro la mia intenzione originaria …

Tramite te ho conosciuto delle persone … delle BELLE persone che con le loro parole mi hanno rinfrancato e regalato momenti di vera serenità …
… persone che io tra me e me chiamo AMICI … perché sento in loro amicizia … perché vedo in loro qualcosa di caldo oltre lo schermo freddo e piatto di questo computer …

Voglio lasciare anche questo momento … condividerlo con te e con chi attraverso te scopre qualcosa di me …

Mi sento triste … mi sento svuotato dentro … mi sento al tempo stesso perso e inutile.
Ogni giorno che passa mi rendo sempre più conto che “quello che era non è più … e mai più sarà”
… non sono le feste … non è il tempo che passa …
… è la consapevolezza di aver perso parte della propria vita … la consapevolezza acquisita negli ultimi giorni di aver lottato invano per qualcosa che non è come l’avevi immaginato … sperato … vissuto giorno per giorno nel tuo cuore e nella tua anima.
Se è vero che i sogni svaniscono al mattino e ti lasciano l’amaro in bocca allora forse oggi mi sono svegliato … e lo sconforto che provo in questo momento è veramente tanto …

Caro diario,

avevo bisogno di parlare con qualcuno per cercare di sentirmi un po’ meno solo …
… non pretendo che nessuno capisca …
… grazie di cuore per avermi ascoltato … ne avevo veramente bisogno.

Ciao.

 
 
 

Un giorno come tanti ... 11 settembre ...

Post n°17 pubblicato il 14 Settembre 2007 da Angels.2007
 
Foto di Angels.2007

Caro Diario,

oggi voglio lasciare tra le tue pagine un racconto …
… vita vera mischiata a pura fantasia … quello che in questa giornata ho dentro e sento in qualche modo di dover esprimere e condividere con qualcuno … quello che ho deciso di condividere con chi mi legge tramite te …

La luce filtra attraversa le persiane socchiuse, i raggi del sole appena sorto come lame taglienti si fanno strada nel buio della camera e colpiscono il mio volto.
Indugio a letto ancora un po’, sposto il mio volto affondandolo nel cuscino nel tentativo di recuperare la serenità provata prima di svegliarmi … ma ormai sono sveglio.
Lentamente il cervello si riavvia e i pensieri della notte svaniscono lasciando il posto a quelle che sono le priorità della vita di tutti i giorni.
Sarà un’altra giornata dura … la famiglia, il lavoro che proprio non va e le mille preoccupazioni che ogni giorno assillano la vita degli individui normali … quelli che cercano di vivere al meglio la propria esistenza senza aspettarsi troppo dal futuro.

Mi alzo e indugio seduto sul bordo del letto disfatto tenendo stretta la testa fra le mani … …
… penso …
… non mi va di andare in ufficio, non mi va di vedere le solite facce, di sentire le solite storie, i problemi di chi non fa altro che preoccuparsi di se stesso e di come questo o quel cambiamento potrà peggiorargli o migliorargli l’esistenza. Le cose in azienda stanno mutando, ma come al solito il cambiamento non viene vissuto come un modo per migliorare la condizione di tutti. Invece di correre insieme verso un obiettivo comune ci si fa la guerra per cercare di ottenere il massimo per se stessi a discapito degli altri … … non mi va di vivere anche oggi questa esperienza … … vorrei qualcosa di diverso … … lo vorrei almeno per oggi.

Mi alzo in piedi e attraverso la penombra della stanza mi dirigo verso il bagno … …
… … mi affianco al lettino fermo vicino al comò e indugio guardandoci dentro …
… … Andy dorme sereno, il sole ancora non riesce a turbare i suoi sogni … … rannicchiato e con la testa rivolta verso l’alto sorride … mi domando cosa starà pensando … quale personaggio immaginario lo accompagna in questo momento … … mi piacerebbe riuscire a fare mia anche per un solo istante la sua serenità … … la spensieratezza che accompagna questi anni della sua vita …

Lo lascio riposare ancora un po’ … mi devo preparare per affrontare la nuova giornata ed è inutile svegliarlo prima.
L’acqua scorre giù dal rubinetto, veloce, frenetica, direttamente verso lo scarico … … solo il passaggio delle mia mani interrompe la sua corsa. Mi fa pensare alla mia vita che da tanto tempo corre sempre nella stessa direzione, corre senza che niente ne interrompa il moto, ne devi la direzione anche solo per un attimo.
Penso … oggi voglio qualcosa di diverso … oggi voglio spezzare la routine e provare a me stesso e agli altri che sono ancora vivo. Ho deciso … oggi andrà diversamente.
Velocemente mi asciugo il volto … mi guardo allo specchio … i miei occhi brillano …

Torno in camera … Andy ancora dorme beato … comincio a chiamarlo dolcemente, ripetendo più volte il suo nome, scuotendolo piano per una spalla. Osservo le sue smorfie, mi fanno ridere. Proprio non vuole saperne di lasciare l’abbraccio di Morfeo per tuffarsi a capofitto nella vita vera… lo capisco … infondo vive allo stesso modo mio, e anche se più spensierato deve comunque affrontare ogni giorno quelli che sono i problemi che caratterizzano la sua vita a questa età …
Finalmente apre gli occhi, sorride e pronuncia il saluto più dolce del mondo … “Buongiorno Papà … ti voglio bene” … poche parole per illuminare la mia esistenza e dargli un senso. Quelli che fino a quel momento erano stati i miei problemi svaniscono per qualche istante, mentre mi godo fino in fondo la situazione del momento.
“So che hai mille impegni, e so che i tuoi amichetti ti aspettano all’asilo, ma che ne diresti di fare qualcosa di diverso oggi?”
“Che cosa vuoi fare papà?”
“Non devo essere sempre io a decidere, facciamo quello che vuoi tu, la Grande Mela ci offre un sacco di divertimenti … che ne so … una corsa in metro e una passeggiata a Central Park … magari il cinema … o visitiamo qualcosa … dove vuoi tu …”
“Mi hai sempre promesso che andavamo sulle Torri Gemelle … ci andiamo oggi papà?? … dai per favore non dire di no …”
“Ok … perché no …”

Velocemente consumiamo insieme la colazione … latte e biscotti per tutti e due …
… lo guardo mentre mangia … è felice … è in un’età in cui una giornata con il papà è una cosa importante, del resto non abbiamo molte occasioni per stare insieme tutta una giornata …
“Posso portare due giocattoli, sai per il viaggio …”
“Certo che puoi, però non ci mettere un’ora a scegliere, è già tardi e se non ci sbrighiamo arriviamo a mezzogiorno al Word Trade Center … è dall’altra parte della città”

Finalmente usciamo … mano nelle mano affrontiamo la città che da poche ore ha iniziato a vivere il nuovo giorno …
… cellulare alla mano avverto l’ufficio … oggi non ci vedremo … una questione importante esige la mia presenza e non posso fare in modo differente. Ci ripenso … è vero … è una cosa importante … è qualità della vita … della mia vita … troppe volte sottovalutata e messa da parte.

La metro non è distante. E’ il solo modo di muoversi velocemente sotto una città bloccata dal traffico …
La metro è un posto strano, migliaia di persone fianco a fianco, migliaia di persone che ogni giorno si muovono velocemente per raggiungere un luogo, spesso lo stesso luogo. Probabilmente da anni salgono sullo stesso treno alla stessa ora e sistematicamente si ignorano. Se ti fermi a pensarci è veramente incredibile.

“E' la nostra stazione, riponi i giochi che dobbiamo scendere …”
“Ok …”
Con un braccio lo stringo a me e gli dò un bacio sui capelli … lo faccio da sempre … mi fa sentire bene … spero gli trasmetta il mio amore …

L’atrio del Word Trade Center è enorme … scintillante … frenetico come tutto il resto della città. Improbabili manager di successo lo attraversano velocemente incuranti gli uni degli altri e assorti nei loro grandi pensieri di “Fusione e Acquisizione di grandi società o Dio sa solo cosa”.
Il loro passo veloce è rallentato dai curiosi, turisti con gli occhi a mandorla che armati di macchine digitali scattano mille foto per immortalare tutto quello che si para loro innanzi … probabilmente tornati a Tokio incolleranno insieme i loro ricordi digitali nel tentativo di fabbricare le loro torri gemelle, nel tentativo di fabbricare la versione nipponica del sogno americano …
Andy è estasiato … non sa dove guardare prima. Ci apprestiamo ad attraversare anche noi il salone nel tentativo di individuare l’ascensore migliore per raggiungere la terrazza.

Le porte si chiudono alle nostre spalle e la cabina inizia la sua corsa verso l’alto … il silenzio delle persone assorte nei loro pensieri è rotto dai mille perché che Andy continua a propormi …
“Perché adesso si ferma, perché non si ferma a ogni piano, perché non vanno tutti alla terrazza …”
Qualcuno sorride alle domande più assurde, altri sembrano infastiditi. Cerco di dargli risposte brevi che non generino una sequela di nuovi perché. Immagino che nel suo piccolo sia nervoso, come sempre succede prima di una nuova esperienza …

Finalmente in terrazza. New York da qui non sembra la stessa. Il frenetismo ossessivo che caratterizza ogni strada qui non si percepisce, come se il vento che a questa altezza sfiora i nostri volti dopo essere passato tra le strade si liberasse di quella componente non strettamente necessaria per la qualità della vita.

Andy non sa più dove guardare prima … ricordo ancora il mio stupore la prima volta su quella terrazza … e bambino non ero …
Sarebbe bello entrare nella sua testa e carpire il segreto dei suoi pensieri … capire cosa sta veramente pensando … vivere quell’emozione con la serenità e l’ingenuità di chi ancora non si è fatto contaminare dalla “vita vera” …
“Grazie papà … è bellissimo … guarda quanti palazzi … guarda come sono piccoli visti da qui … e laggiù … il mare … Quando ci andiamo papà …”
“La prossima volta Andy … la prossima volta …”

Ne è valsa la pena … questa è vita … vita vera …

“Papà papa un aereo … guarda che bello … guarda com’è vicino e come vola basso”

Lo schianto è violentissimo … il gigante di acciaio e cemento ancora oscilla sotto l’effetto dello schiaffo subito. Ci siamo ritrovati tutti a terra ma nessuno ha immediatamente capito il perché.
“Tutto bene Andy, ti sei fatto male?”
“No niente …”
Nel trambusto di chi si muove convulsamente ci rialziamo cercando di capire cosa è successo …
… i turisti con gli occhi a mandorla hanno perso le loro preziose digitali e ora animatamente si scambiano gli apparecchi cercando di capire qual è il loro …
… altri turisti si dirigono agli ascensori … invano … il piano di emergenza ha immobilizzato in colosso e fatto scattare la macchina dei soccorsi … non rimane che attendere …
Dai fianchi feriti il gigante libera fumo … denso … nero … dalla terrazza lo vediamo passarci a lato e salire alto al cielo …

“Papà ho paura … cosa succede”
“Non ti preoccupare Andy, e non aver paura … sono con te e non ti può succedere nulla”

Nello schianto ho perso il cellulare, ma infondo non c’è nessuno da chiamare, la sola cosa che veramente conta è con me …

“Ti voglio bene Andy … non lo dimenticare mai …”
“Ti voglio bene papà …”

Il fumo denso ha quasi completamente invaso la terrazza … di prepotenza, metro dopo metro avanza verso di noi e ci costringe in un angolo, come il pugile certo della sua superiorità sull’avversario lo spinge all’angolo costringendolo alle corde …

I secondi … minuti …
i minuti … ore …
Lo scorrere del tempo pare rallentato in questa condizione cosi fuori dal normale … nella mia testa milioni di pensieri si fanno largo uno sull’altro ma nessuno riesce a dominare …
Abbracciato stretto ad Andy scandisco il tempo rivangando nei ricordi dei giorni trascorsi insieme nel tentativo di non far trasparire la mia preoccupazione …
“… ricordi quel giorno al parco … quella volta al cinema … quella sera quando sul letto abbiamo visto il DVD sul computer …”
Infondo sono tante le cose belle fatte insieme … la vita non è composta da una serie di eventi eclatanti e degna di profonda nota … la vita è composta di tante piccole cose che messe insieme ti fanno capire che vale la pena di andare avanti nonostante le difficoltà …

Sono passate ore dall’impatto … un aereo ha colpito l’altra torre … le scale si sono trasformate in comignolo per il fumo che arriva dai piani inferiori … … stretti in un angolo continuiamo ad attendere e sperare …
Il gigante è stanco … trema … dopo ore dalla ferita subita comincia a cedere alle lusinghe del tempo … … non è più tempo di resistere … …
Il pavimento sotto di noi comincia a tremare …
“… papà ho paura!!”
“… non aver paura cucciolo … papà è qui stretto a te … niente di brutto può succedere … ti voglio bene!”

Anni di duro lavoro per ergersi al cielo, pochi secondi per accartocciarsi su se stessa in una nuvola di polvere e fumo che per ore ha dominato il cielo della Grande Mela … i giganti non ci sono più, dopo ore di sofferenza hanno ceduto il passo e al loro posto oggi è rimsto il vuoto … Ground Zero.

Oggi a distanza di sei anni si pensa ad una nuova torre per colmare quel vuoto nella sky line, ma nessuno mai potrà colmare il vuoti lasciato dai tanti Andy con il suo papà che quel giorno stavano sulle torri …

Non è stata politica, non è stata una lezione per il mondo occidentale … ne tanto meno religione … è stato solo un orrore …

Caro diario,

ho voluto scrivere queste righe per non dimenticare, per riflettere sulla vita e su quello che infondo conta veramente … … una storia inventata con qualcosa di vero che sicuramente ricopia l’esistenza di qualcuno in quel momento …

… grazie per la tua attenzione …

 
 
 

In vacanza finalmente ...

Post n°16 pubblicato il 13 Agosto 2007 da Angels.2007

So di non essere stato molto presente nell'ultimo mese ... da non credere ma tutti i lavori e gli impegni si sono ammassati in questo ultimo periodo. Vedrò di farmi perdonare a Settembre!

Finalmente vado in vacanza pure io ...
... spengo il cervello ... qualche libro ... canzoni sul lettore MP3 e tanto relax!!!!

Ci risentiamo tra un po' ... buone vacanze a tutti quelli che ancora non ci sono stati.

Ciao.


 
 
 

Il valore di un ricordo …

Post n°15 pubblicato il 15 Giugno 2007 da Angels.2007
Foto di Angels.2007


Caro diario,


quanto tempo è passato dall’ultima volta che sono stato qui per lasciare traccia di me sulle tue pagine.

Ed eccomi qui di nuovo, io e il mio quaderno elettronico sulle gambe, pronto per mettere in un foglio i pensieri che mi attraversano la mente … o che in un momento particolare l’hanno attraversata.

Non invento, ma copio degli appunti lasciati su questo quaderno in un momento particolare … un ricordo dolce … un attimo di pura serenità …
… si mio caro diario, la musica è cambiata ... forse per un attimo, forse per un periodo o per sempre … chi lo può sapere …
So che sono stato sereno e che sono sereno in questo momento … e voglio condividere questo momento così insolito per me … voglio imprigionare tra le tue pagine questo ricordo per poterlo vivere e rivivere all’infinito … … ogni volta che vorrò … …

“Caro diario,
a volte guardiamo sempre nella stessa direzione e non ci accorgiamo di quello che ci circonda …

Caro diario,
dopo tante pagine tristi nella mia esistenza …
oggi ancora una volta sto qui davanti a te a scrivere … e mi chiedo …
ma allora esiste la serenità …
non è solo un’invenzione del potente per cercare di tenerci al guinzaglio … e non lasciarci andare …

Caro diario,
oggi sono sereno … e non è cosa da poco …”




Finalmente una “nuvola bianca nella grande quantità di nuvole grigie”

 
 
 

Un soffitto che non conosco …

Post n°13 pubblicato il 22 Maggio 2007 da Angels.2007


Caro diario,


dopo averci pensato e ripensato avevo deciso che questa pagina non l’avrei scritta …
… rivangare il passato a detta di tutti non serve, quindi mi ero detto “lascia perdere e cerca di non pensarci più” …
… … ma quando ci si mette il destino a giocare con noi piccoli uomini che cosa possiamo fare?

Caro diario,

probabilmente questa domenica, ha qualcosa di maledetto. Io non sono superstizioso … ho le mie paranoie più o meno come tutti ma non arrivo a credere a gatti neri che ti attraversano la strada o agli specchi rotti … … eppure le domeniche di questi giorni di maggio, intendo quelle nell’intorno del 18,19,20 hanno sempre un qualche potere su di me …
Oggi sveglia tardi … del resto è domenica 20 maggio 2007… è leggermente nuvolo ma fa comunque caldo … voglio andare al mare, anche se i ricordi di una domenica simile sepolta nel passato affiorano nella mia mente. “Non fa niente” mi dico, non sono superstizioso … … e vado!!
Sono appena arrivato, mi infilo tra i vicoli della cittadina alla ricerca di un parcheggio dove lasciare la macchina … guardo a destra, di fronte, a sinistra … eccolo … faccio manovra per spostarmi ma il rumore di plastica e vetri rotti mi ferma in quella posizione …
… niente di grave … … ma la mente galoppa a tanti anni fa … …

19 maggio 1996 …

È domenica e non ho messo la sveglia questa mattina … …
… … mi alzo e guardo fuori … … anche oggi il cielo è cupo, ma a differenza di un paio di giorni fa cupa è anche la mia anima.
Ho una moto potente, niente da fare, la libertà di decidere …
… una voce da dentro urla di seguire l’istinto … … una premonizione mi dice di tornare a letto …
… …
… non credo a queste cose, sono razionale e sono convinto che solo noi siamo gli artefici del nostro destino.
Mi vesto e nel giro di poco tempo sono in strada diretto al mare …

… avevo ragione e non fidarmi degli istinti che mi avrebbero condotto a una giornata di apatia … ora cavalco il mio bolide rosso e mi sento soddisfatto della decisione presa.

La giornata scorre veloce … il sole non si fa vedere … l’acqua scende a catinelle … ma non importa …
… due parole con gli amici, un pranzo al ristorante, il gran premio di Montecarlo, Schumacher su Ferrari che sbaglia la partenza e picchia contro il muretto mentre Damon Hill sfreccia con la sua Williams Ranault sulla pista del mitico circuito cittadino.
Sta spiovendo, una passeggiata spensierata e quattro risate in compagnia prima di rientrare a casa …

Le nuvole accompagnano il mio ritorno e continuano ad innaffiarmi, ma non c’è problema; ho fiducia nel mio “cavallo meccanico” e so che posso osare …

Si avvicina la sera, quasi a casa … non piove più … le nuvole si stanno spaccando e lasciano intravedere qualche spiraglio di sole ormai vicino al tramonto …
… la mente vaga e corre veloce … una volta a casa mi rilasserò guardando il gran premio … chissà se Damon ha vinto … … è un uomo semplice e tenace, il mio mito in un mondo, quello sportivo intendo, così privo di figure a cui guardare …
… le macchine si muovono lentamente una in coda all’altra … potrei sfilarle e lasciarle in un attimo alle mie spalle, ma sono quasi a casa … non è un problema un minuto in più o in meno …
… un bivio … destra o sinistra è indifferente … destra dico nella mia mente … … ma poi vado a sinistra diretto verso gli ultimi raggi di sole che illuminano il cielo …

… stridio di gomme …
… un rumore violento …

… buio …
… silenzio …

… apro gli occhi … il cielo davanti a me …
… persone che mi fissano … parlano tra di loro ma le loro voci non arrivano a me …
… non porto più il casco … terra e fango dappertutto …

… mi aiutano ad alzarmi …
… la moto stesa a terra è tornata ad essere un ammasso di acciaio e plastica …
… sangue dappertutto … a terra … su di me ...

… sento la mia voce nella testa ma non so se anche gli altri mi possono sentire …
… “Mio Dio cosa ho combinato …”

… torna il buio …

… un soffitto che non conosco …

… il sangue e il fango sono spariti … ma il loro ricordo ormai è parte di me … … ruoto la testa nel tentativo di capire cosa è successo … nella penombra della stanza scorgo ciò che rimane del mio casco …
… ho avuto un incidente … ed è una cosa seria.
Come tutti gli uomini fino a quel momento ho vissuto la mia vita convinto della mia onnipotenza e della mia immortalità … … quel giorno ho toccato con mano la fragilità della mia esistenza … la mia anima da allora non è più stata la stessa …

Rivangare il passato non serve …
… se fossi rimasto a casa … se avessi svoltato a destra … se …
... probabilmente era il mio destino … dovevo imparare qualcosa relativamente alla mia esistenza e il rumore di quegli anni non mi permetteva di sentire …

Caro diario,

perdona questa pagina cupa della mia esistenza …
… la affido a te sperando di liberarmi di queste immagini per sempre … ora è tempo di guardare avanti …

P.S.: Damon Hill non ha vinto … l’infallibile Williams Renault del 1996 ha rotto il motore all’uscita della galleria credo verso la metà gara … non era proprio giornata …

 
 
 
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