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.........Insieme nel Blu ?

Post n°19 pubblicato il 24 Novembre 2010 da maxcervoni

A dire il vero non lo so nemmeno io... fin da bambino mi appiccicavo davanti alla televisione quando trasmettevano i filmati dei documentari di un grande subacqueo e uomo di mare come Jacques Cousteau ( un mito! ) e, una volta al mare, ho sempre messo la testa sott'acqua con maschera e pinne, spinto dalla curiosità di vedere cosa c'era sotto, anche se non avevo la minima cognizione di cosa ti succede quando t'immergi in apnea e nessuna tecnica per farlo in modo sicuro. Poi, una volta cresciuto, ed abbastanza indipendente economicamente (la subacquea non e' uno sport economico!!), ho cercato di apprendere come immergersi con le bombole, ottenendo i vari brevetti, fino ad entrare poi come istruttore nello staff della piscina che mi ha visto iniziare a nuotare ancora bambino e, in seguito, dare le prime pinneggiate e dove ora cerco di trasmettere quello che ho imparato in quasi 10 anni di immersioni, oltre che ad attingere ancora oggi dall'esperienza di chi ha insegnato a me.

Ma chi non ha mai provato a respirare sott'acqua, vuole sapere cosa si prova, che sensazioni ed emozioni si vivono..... ebbene, direi che le parole possono dare solo una vaga idea: il modo migliore sarebbe quello di provarlo direttamente, anche se solo in piscina, oppure al mare se si e' più' fortunati. A differenza dall'apnea, la prima cosa che subito colpisce e' l'assenza della sensazione tipica di fame d'aria che prova chi si immerge senza una preparazione specifica, che e' data più' da un limite mentale che da un'immediata e reale necessita' di respirare... ci troviamo in una dimensione totalmente differente e stiamo respirando quasi in modo normale !!

Incredibile... Viene da chiedersi se la pressione non ci schiaccerà come una scatola di latta: invece una volta bilanciata la pressione esercitata dall'acqua sui timpani, non si ha la percezione di ricevere particolari pressioni sul corpo fino a che non si raggiungono profondità' di rilievo. In immersione si prova una sensazione di tranquillità' e benessere: ci si sente quasi protetti dal rassicurante abbraccio dell'acqua, forse per l'inconscio ricordo di quando, nei primi nove mesi della nostra vita, eravamo esseri abituati a vivere immersi in un liquido.

A volte, pur essendo solo sul fondo di una piscina, capita di riuscire ad avere qualche attimo di tranquillità' e provare le stesse sensazioni di cui parla "Pelo": riuscire a pensare, a guardarsi dentro e sentirsi soli ed in pace con se stessi, pur senza cercare di raggiungere il record del mondo di profondità'. I rumori sono lontani ed ovattati, solo le bolle dell'aria che respiriamo rompono il silenzio che avvolge ogni subacqueo in immersione e ci ricordano che siamo solo ospiti di passaggio in questo mondo affascinante e meraviglioso. Il tempo passa sempre troppo in fretta e la superficie ci attende... Vivere e respirare sott'acqua: il desiderio di molti o forse solo il sogno di un bambino...

Posso dire di essere riuscito a realizzarlo questo sogno: vivere in prima persona le stesse emozioni che allora provavo davanti un video, viaggiare ed immergermi in mari del mondo che molti potranno solo immaginare, vedere con i miei occhi l'incredibile esplosione della natura e della vita marina, ricevendo nel contempo il confortante e piacevole abbraccio dell'acqua.

Se non vi hanno annoiato fino ad ora le mie parole ma hanno acceso in voi un pizzico di curiosità', cercate l'occasione per provare l'emozione e la sensazione di vivere, respirare e andare sott'acqua con le bombole... sarà stupendo!

Rinaldo istruttore 

 

 
 
 

L'Educazione Continua nella Subacquea

Post n°18 pubblicato il 25 Gennaio 2010 da maxcervoni

L'Educazione Continua
a cura di Nanni Cozzi

EDUCAZIONE CONTINUA

Questa sconosciuta, potrei dire, anche se è predicata sui principali manuali istruttori delle Didattiche più preparate.

Il processo parte dal Primo Livello, Primo Grado, Base, o Open water che dir si voglia. E qui è importante la scelta sul come entrare in questo mondo del silenzio e della meraviglia. Chi non è stato ancora benedetto dal sacro fuoco dell'immersione, deve augurarsi di trovare una struttura seria, che gli insegni veramente ad essere tranquillo ed a suo agio in acqua. Non rilascio gratuiti suggerimenti sulle strutture deputate. Scuole di città, diving professionali, resort all'estero, non ha importanza, basta che siano serie, che seguano degli standard ottimali, che diano tempo al tempo. Cosa vuol dire? Semplice: un corso troppo breve non darà all'allievo la possibilità di crescere e trovarsi disinvolto in acqua, facendolo smettere alla prima, presunta immersione difficile. Invece un corso troppo lungo lo annoierà a morte, ritardando troppo il momento in cui sperimenterà la meraviglia della prima immersione autogestita, diluendo e rattrappendo il piacere che ne potrebbe venire. Dunque quanto deve durare? Io non ci metto lingua. Le didattiche hanno i loro standard, ma la misura la deve dare l'allievo. Quando il subacqueo non avrà timore alcuno, si sentirà in buona armonia con l'attrezzatura, allora sì che il primo corso sarà compiuto.

Se siete neofiti, e volete cominciare, non guardate solo su internet quello che vi fa il prezzo più basso. Spesso dietro i prezzi bassi ci sono trappole, o comunque poca qualità. Fate un giro di " marketing " autogestito, semplicemente informandovi da chi lo ha appena finito se quel corso è in grado di dare confort alle persone.

Ma perché il neofita dovrebbe continuare? Bene, il corso di primo livello insegna COME immergersi, i corsi successivi danno una bella mano a capire PERCHÉ E DOVE immergersi, oltre cha ad aumentare il proprio step di abilità. I corsi di specialità sono per certi versi una scorciatoia. A parte alcuni puramente tecnici come il Nitrox o il Rebreather, senza i quali non si possono utilizzare certe modalità di immersione, le Specialità fanno acquisire più rapidamente delle capacità che, forse, sarebbero comunque acquisibili con l'esperienza. Ma perché aspettare? Se si può avere con se il bagaglio di un anno in un mese (è solo un esempio), meglio farlo adesso, così quell'anno lo userete partendo da un livello più elevato.

D'altro lato, a seconda delle didattiche, un brevettato con le specialità può abbandonare i 18 m del limite Open ed avventurarsi con divertimento e tranquillità fino ad almeno 30 m., o più se tra le specialità c'è la Profonda. E questo non è da sottovalutare, perché ci sono fior di leggi regionali (Liguria, Toscana, Sardegna p. es) che obbligano ad immergersi entro i limiti del proprio brevetto, giustamente. Ed aggiungo per esperienza personale, che nel Mar Mediterraneo tra 0 e 30 m c'è tutta la biodiversità di uno dei mari più belli e puliti del mondo.

E che dire della foto digitale? Una considerevole semplificazione rispetto all'utilizzo delle precedenti camere a pellicola, con la "rottura" del numero di scatti e dello sviluppo? Voi non avete idea di quanto un buon corso vi eviti rogne, incazzature per errori banali e fondamentale demotivazione.

Imparare a orientarsi sott'acqua è molto importante, così come imparare ad utilizzare gli strumenti e gli accorgimenti per immergersi di notte.

Ed i tanto utili strumenti d'immersione, dal computer alla muta stagna, possono essere " colti " in un paio di lezioni e di immersioni. Perché no? Perché aspettare e magari non saper sfruttare tutte le potenzialità che le attrezzature moderne offrono?

Ho citato solo le principali specialità, tanto per dare un senso a quello che dicevo. Ce ne sono molte altre, alcune più generali altre più specifiche. Nelle liste delle agenzie didattiche troverete sicuramente un punto di interesse. Non esitate, addentratevi in questa nuova avventura e sarete soddisfatti. Andare sott'acqua è certo una delle attività più gratificanti ed attraenti che vi siano. Necessita però di acquisizioni di abilità precise, nel corso del tempo. Ed un bravo Istruttore può accorciare questo tempo, anticipando la crescita del divertimento, ad un livello che neppure voi potete immaginare.

Il momento successivo poi è quello che insegna a soccorrere. Data l'intrinseca sicurezza dell'immersione, è una abilità che non voi capiterà mai di esercitare, ma vi darà ulteriore autostima e fiducia nei vostri mezzi, aumentando la quota di divertimento.

Una progressione precisa e condotta da una scuola professionale è, in ogni caso, la migliore garanzia di divertimento. Tutta la didattica sportiva si sta dirigendo verso questo sistema di apprendimento. Dal nuoto all'atletica, dall'alpinismo al tennis vi sono scuole per tutti i livelli, che usano la progressione a gradini come garanzia di un corretto insegnamento. Perché la subacquea dovrebbe essere diversa?

Pensate che Usain Bolt sia nato correndo i 100 m in 9"69?

Alla prossima e grazie dell'attenzione.

 

 
 
 

Problemi alle Bombole

Post n°17 pubblicato il 19 Dicembre 2009 da maxcervoni

Problemi di Bombole

di Francesco Chiozza

Le bombole erano tornate quel giorno stesso dal collaudo, belle pulite all'interno dopo che la sabbiatura aveva tolto anche la più piccola traccia di ruggine, lavate, sgrassate, prive di qualunque traccia di odore e con una bella stampigliatura sul collo che ne consentiva l'utilizzo per due anni prima di una nuova revisione. Di rubinetterie il diving era pieno, varie ceste contenenti tutte quelle smontate dalle bombole inviate al collaudo. Bastava prenderne una, montarla sulla bombola e avvitarla a fondo con l'aiuto di un mazzuolo, come aveva visto fare più volte dal suo amico, titolare del diving. La giornata era stupenda, con il mare calmo e un bel sole caldo. Se si sbrigava, faceva ancora in tempo a caricare la bombola e a farsi un tuffo. Scelta una rubinetteria in buono stato, l'aveva avvitata sulla bombola con grande facilità, fino a incontrare un punto di resistenza. Con l'aiuto di un grosso martello di gomma aveva iniziato a picchiare sulla rubinetteria, vincendo giro dopo giro la resistenza, fino a quando la rubinetteria si era definitivamente bloccata. Ancora due o tre colpi di sicurezza e voilà, il gioco era fatto. Aveva quindi acceso il compressore e messo sotto carica la bombola. Stava preparando il resto dell'attrezzatura per l'immersione e ormai non mancava molto al termine della ricarica, quando aveva sentito un sibilo provenire dalla bombola, che indicava inesorabilmente un trafilaggio d'aria. Si era avvicinato con il mazzuolo in mano per assestare ancora qualche bel colpo alla rubinetteria, che pensava di non aver avvitato a fondo. Ma come si chinò sulla bombola, la rubinetteria esplose. Questa è la cronaca romanzata di un fatto realmente accaduto sul finire della scorsa estate, una tragedia riportata dai giornali, che purtroppo si è ripetuta con una regolarità drammatica negli ultimi anni. Cosa sta succedendo? Forse le bombole non sono più costruite con la stessa cura di una volta? Oppure la colpa è delle rubinetterie, con tolleranze troppo abbondanti? Niente di tutto ciò. La causa va ricercata altrove, nell'impreparazione e ignoranza di chi monta queste attrezzature e in una legge mal fatta.

Partiamo dall'inizio
Partiamo dall'inizio. Per fissare la rubinetteria alla bombola viene realizzata una filettatura all'estremità di quest'ultima, su cui viene poi avvitata una rubinetteria avente identica filettatura. La tenuta è garantita da un o-ring che lavora in un'apposita sede conica, all'estremità della filettatura. Negli anni pionieristici della subacquea, quando gli o-ring non esistevano ancora o erano comunque poco diffusi, la tenuta era invece affidata a una filettatura conica, nella quale si avvitava a forza la rubinetteria, interponendo stoppa e, più tardi, del nastro di teflon. Una soluzione che viene ancora adottata su alcune rubinetterie, come per esempio quelle per ossigeno. La filettatura che si affermò e si diffuse maggiormente sul mercato italiano fino alla fine degli anni Ottanta fu quella denominata "3/4 di pollice Gas cilindrica", anche se sul mercato si trovavano parecchie rubinetterie con filettature diverse. C'era l'esigenza di una regolamentazione che unificasse, almeno in Europa, le filettature e un'apposita commissione scelse, per le bombole subacquee destinate all'aria compressa, il tipo M25x2, ovvero una filettatura di tipo metrico, del diametro nominale di 25 mm, con un passo (distanza fra due creste successive del filetto) di 2 mm. La normativa che regolamenta l'utilizzo di questa rubinetteria per uso subacqueo, denominata EN 144-1, dopo varie proposte venne promulgata nel maggio del 1991. Ma i legislatori non si fermarono qui. Pensando che una legge che imponesse categoricamente la messa al bando di tutte le altre rubinetterie e l'esclusivo impiego di quella nuova fosse eccessivamente penalizzante per il settore subacqueo, lasciarono un lasso di tempo di quindici anni per eliminare gradualmente le vecchie bombole e rubinetterie. Un raro caso di buon senso, anche se il lasso di tempo era decisamente troppo lungo. Poi il madornale errore. Non venne infatti imposto che da quel momento (ovvero dal 1991) fosse obbligatorio adottare la nuova rubinetteria M25x2, lasciando di fatto liberi i produttori di bombole, di rubinetterie e di attrezzature subacquee di fare un po' quel che pareva loro per altri quindici anni, ovvero fino al 2006. A causa di questa "svista", ci troviamo oggi in una situazione molto pericolosa per il seguente motivo.

La vecchia rubinetteria
La vecchia rubinetteria 3/4G cilindrica e la nuova M25x2 sono sì diverse, ma non tanto da evitare pasticci e incidenti. La prima ha infatti un diametro della filettatura leggermente superiore, pari cioè a 26.4 mm, la seconda di 25 mm, mentre il passo è nel primo caso di 1.81 mm e di 2 mm nel secondo. In pratica, mentre non è possibile montare una vecchia rubinetteria su una nuova bombola, è possibile fare il contrario, sia pure con giochi della rubinetteria che dovrebbero mettere in allarme e con un certo sforzo nella fase finale dell'avvitamento. Purtroppo, le conseguenze del montaggio di una nuova rubinetteria M25x2 su una vecchia bombola possono essere quelli drammatici raccontati all'inizio dell'articolo. La tenuta della rubinetteria alla bombola dipende infatti dalla perfetta coincidenza della superficie inclinata delle creste delle due filettature, che devono corrispondere, come dimensione e come inclinazione, con una rigida tolleranza stabilita dal costruttore. Cosa succede montando, invece, una nuova rubinetteria su una vecchia bombola? Per un certo numero di giri la filettatura si avvita molto bene, con un grande gioco laterale che dovrebbe mettere in allarme, gioco che viene però a mancare quando le due filettature cominciano a impuntarsi l'una contro l'altra, per mancanza di corrispondenza. A questo punto, forzando, si provoca un progressivo danneggiamento del filetto della rubinetteria, di ottone cromato, "mangiato" da quello della bombola, di ben più duro acciaio. In pratica, la rubinetteria sembra ben fissata e può anche resistere a qualche ricarica, ma la tenuta meccanica è compromessa e la rubinetteria rischia di essere sparata via in qualunque momento.

Non sempre chi va sott'acqua
Non sempre chi va sott'acqua si rende conto della pressione tremenda esistente all'interno delle bombole. Duecento atmosfere corrispondono grosso modo alla pressione esistente alla quota abissale di 2000 metri, dove solo pochi batiscafi appositamente costruiti sono in grado di scendere. E rappresentano circa cento volte la pressione di gonfiaggio di un pneumatico d'automobile, che deve sorreggere tutto il peso della vettura, dei passeggeri e del bagaglio, eppure viene gonfiato "solo" a 2 bar. Si può ben immaginare con che spaventosa forza venga proiettata una rubinetteria "sbagliata" e che razza di danni possa provocare. Vediamo quali sono le persone più a rischio. Al primo posto, senza dubbio, chi si occupa della ricarica delle bombole. Se, infatti, in passato le preoccupazioni riguardavano solo la data del collaudo, che aveva come scopo quello di garantire una periodica revisione e ispezione interna della bombola, a evitare che un eccesso di corrosione ne potesse indebolire la struttura, ora, invece, chi ricarica deve preoccuparsi anche che ci sia una corrispondenza tra la filettatura della bombola e la rubinetteria montata. Ma perché mai un subacqueo dovrebbe cambiare rubinetteria? Proviamo a immaginare alcune situazioni tipiche del nostro ambiente. I club subacquei. Se sono presenti sulla piazza da parecchi anni, avranno certamente un ampio parco bombole, usate spesso solo in piscina e quindi in ottimo stato di conservazione. Facile immaginare che ci siano bombole vecchie e bombole nuove, dotate quindi di vecchia e nuova filettatura. Spesso lo smontaggio delle rubinetterie viene fatto dai soci del club, per contenere i costi e per trascorrere qualche simpatica serata, lavorando tutti in compagnia. Le bombole vengono smontate e mandate al collaudo, le rubinetterie riunite in ceste. Non sempre chi si occupa del rimontaggio è un tecnico. Può allora capitare che faccia confusione fra le varie rubinetterie, prive come sono di qualunque segno di riconoscimento. Basta che venga montata una rubinetteria M25x2 su una vecchia bombola, perché la bombola diventi pericolosa come una bomba innescata. Dove andrà a finire quella bombola? Magari da un ignaro negoziante che si occupa abitualmente delle ricariche del club. Se sarà scrupoloso, costui controllerà la data di revisione della bombola e si sentirà tranquillo, senza sapere invece quale pericolo si celi dietro l'apparenza innocua di una bombola appena revisionata.

Un'altra situazione pericolosa
Un'altra situazione pericolosa si può creare con l'abitudine, gustosa e comprensibilissima, di adattare personalmente le attrezzature per la subacquea tecnica. Occorrono bibombola, attrezzi ormai usciti dal mercato della subacquea ricreativa, ma ancora presenti nei depositi di negozi, club, diving, nelle cantine o nei box. Bombole spesso in ottimo stato, che dopo la revisione possono ancora funzionare egregiamente per vari anni. Quasi sempre la rubinetteria viene sostituita con una nuova, munita di rubinetto separatore centrale, come richiesto dalle didattiche tek. Ma quanti subacquei sono realmente informati del cambio di filettature e dell'incompatibilità di quelle nuove con le vecchie bombole? La normativa in vigore impone che le nuove rubinetterie, come del resto tutta l'attrezzatura scuba, riporti la punzonatura europea EN250, ovvero CE0474. Ma nulla dice dell'obbligo di punzonare anche il tipo di filettatura, come sarebbe logico. Alcune ditte hanno provveduto per conto proprio e le rubinetterie riportano quindi, per punzonatura o direttamente per fusione, la sigla M25x2. Per fortuna la Faber, produttrice della stragrande maggioranza di bombole subacquee utilizzate in Italia, riporta, dal luglio 2000, la stampigliatura del filetto sul collo del recipiente, accanto agli altri dati identificativi. Resta il problema del materiale vecchio, quello che sta creando i problemi. L'unica vera soluzione sarebbe quella, ormai non più molto dolorosa, essendo ormai trascorsi dieci anni dall'entrata in vigore della legge in materia di mettere al bando qualunque bombola e rubinetteria diversa dalla M25x2. Certo, qualche costruttore minore, che poco avvedutamente continua a utilizzare rubinetterie 3/4G cilindriche, non ne sarebbe contento, ma da qualche parte bisognerà pur iniziare se vogliamo porre fine a questa drammatica e inutile catena di incidenti.

Come riconoscere le filettature
Oltre agli strumenti professionali, si possono utilizzare altre attrezzature per verificare il tipo di filettatura della rubinetteria. Per distinguere una rubinetteria 3/4 G cilindrica da una M25x2 andrebbero utilizzate le apposite ghiere filettate, che in gergo vengono chiamate calibro "passa non passa", nelle quali le corrispondenti rubinetterie si avvitano senza problemi, mentre quelle sbagliate non passano oppure si avvitano oltre il livello stabilito. Non sono però di facile reperibilità e possono essere sostituite dal normale utente con un buon calibro dotato di nonio e con un contafiletti.

Piccolo strumento
Quest'ultimo è un piccolo strumento, acquistabile presso un buon ferramenta, che dispone di varie lamelle con un lato seghettato, corrispondente alle più diffuse filetatture metriche e Whitworth. Per verificare una filettatura non si deve fare altro che appoggiarvi sopra la corrispondente lamella del contafiletti, la cui seghettatura deve combaciare perfettamente, senza alcun gioco, con le creste del filetto. L'uso del calibro è meno preciso proprio a causa della somiglianza delle due filettature. In ogni caso, la differenza di 1.4 mm si può rilevare abbastanza bene con l'uso del nonio, che indica con buona precisione i decimi di mm. Più difficile, invece, rilevare il tipo di filettatura di una bombola, trovandosi questa all'interno del bocchino della stessa. Il contafiletti può essere usato anche in questo caso, servendosi però di una luce, che permetta di controllare la corrispondenza delle creste.


Articolo pubblicato su Il Subacqueo / luglio 2001

 

 
 
 

Noleggio Si....ma con Prudenza

Post n°16 pubblicato il 10 Dicembre 2009 da maxcervoni


Immergersi con la propria attrezzatura, ben conosciuta e di misura appropriata, accuratamente controllata e personalizzata, offre sicuramente un comfort ed una sicurezza in acqua notevolmente maggiori rispetto al ritrovarsi con un equipaggiamento poco familiare come è necessariamente quello preso a noleggio.
Il noleggio ha alcuni vantaggi....
Talvolta, però, non si è disposti ad accollarsi gli inconvenienti del trasporto o, come accade a chi si è da poco brevettato, non si è ancora deciso di procedere all'acquisto della propria attrezzatura per cui, in questi casi, il noleggio diventerà inevitabile.
In effetti, se si intende effettuare una vacanza attratti dall'idea di visitare più di una località spostandosi di meta in meta, sarà sicuramente più comodo tralasciare di trasportarsi faticosamente dietro tutta l'attrezzatura e considerare gli svantaggi del noleggio come un prezzo da pagare, ma che sarà sicuramente meno oneroso del dover gestire pesanti ed ingombranti bagagli.
... ed alcuni svantaggi

La maggior parte dei diving, sia in Italia che all'estero, possiedono quanto è indispensabile per i corsi di primo livello che, essendo condotti a bassa profondità, possono usufruire di attrezzature magari più robuste, ma con prestazioni non eccessivamente elevate.
Le mute: sono spesso reperibili, ma non sempre sono adatte al nostro bisogno, soprattutto se abbiamo una taglia un tantino inusuale.
Anche il modello o lo spessore del neoprene talora non sono in linea con le esigenze richieste dal tipo di immersione che si intende effettuare e spesso la nostra "seconda pelle" può ridursi a dei semplici corpetti a "mezza manica" che non coprono interamente né braccia né gambe, lasciando quindi queste zone del corpo esposte al freddo od al rischio di abrasioni e ferite in caso di accidentale contatto con rocce o coralli, oltre a risultare talvolta piuttosto usurate.

Il GAV: minori problemi si incontrano invece allorché si noleggia un GAV, in quanto taglie "medium" e "large" sono normalmente sempre disponibili, mentre un po' più difficili da reperire risultano le taglie XL (anche se spesso le misure "large" si adattano abbastanza bene) e soprattutto le "small".
Saranno dunque soprattutto le donne ad incontrare le maggiori difficoltà per reperire il jacket adatto e spesso dovranno accontentarsi di utilizzare una taglia media che risulterà poi piuttosto abbondante.
Per chi ha già abbastanza esperienza di immersioni questo non è certo un grosso problema e la scomodità che ne deriva risulterà solo un fastidio facilmente superabile; per una neofita, invece, il GAV troppo largo lascerà alla bombola ampio agio di spostarsi sulla schiena, sbilanciando ed incidendo non solo sulla comodità ma anche sul corretto mantenimento dell'assetto.

Gli erogatori : quelli in dotazione in un centro sub, spesso utilizzati per corsi o per "discovery", tutti effettuati a bassa profondità, devono risultare, per ovvi motivi, sicuramente robusti e di semplice manutenzione, ma raramente saranno dotati dei pregi degli erogatori di alta qualità e di elevate prestazioni.
Spesso, inoltre, le stesse premure che ciascuno di noi ha per il proprio erogatore, non vengono riservate dagli allievi alle attrezzature della scuola o a quelle prese a nolo, più per disattenzione o per poca dimestichezza con esse che non per vera e propria incuria.
Va tenuto presente, quindi, che talvolta gli erogatori (tutti rigorosamente octopus) disponibili al noleggio possano aver subito tali trattamenti e che, per quanto accurato sia il controllo da parte degli addetti al diving, possa capitare che l'erogatore non sia in perfetto stato di funzionamento, cosa che si evidenzia ad esempio con piccole perdite d'aria dal secondo stadio o con un'eccessiva durezza nell'inspirazione.
Il profondimetro: strumento comunque indispensabile anche in immersioni guidate, spesso si trova in consolle accanto al manometro; altre volte invece non è compreso e quindi va richiesto a parte.

La lampada: se si partecipa ad immersioni notturne, diventerà un'attrezzatura in più da affittare; essendo uno strumento pesante ed ingombrante, in genere anche coloro abituati a portare con sé tutto il necessario spesso decidono di lasciarla a casa, in quanto ne risulta molto più comodo il noleggio.
Le lampade che vengono messe a disposizione dai diving frequentemente non sono veri e propri fari dalle elevate prestazioni, bensì solo torce di piccole o medie dimensioni, sufficienti per la propria sicurezza, ma non particolarmente potenti.
Tuttavia, il fatto di trovarsi in gruppo e di poter usufruire della luce della più potente lampada della guida, oltre che delle altre torce impiegate dai compagni, in genere consente di vedere abbastanza e di potersi ugualmente godere il fascino dell'immersione notturna.

E per evitare possibili inconvenienti....
Il controllo di quanto si sta per utilizzare sott'acqua, in ogni caso, si rivela quanto mai utile poiché, sebbene capiti di rado, può tuttavia succedere che il GAV o l'erogatore, sia pur precedentemente revisionati dallo staff del diving, possano andare incontro a qualche piccolo malfunzionamento.
Al momento del noleggio l'attrezzatura va assemblata sulla bombola e provata attentamente prima di procedere all'imbarco, in modo che qualsiasi contrattempo possa essere evitato riparando o sostituendo prontamente l'eventuale componente difettoso, mentre il rinviare questa prova al check immediatamente precedente l'immersione potrebbe voler significare di dover rinunciare ad immergersi o quantomeno di effettuare un'immersione non esente da scomodità e stress.
...il Check: soprattutto GAV ed erogatori

Il GAV: Va indossato per verificarne la taglia, ma anche la posizione del fascione centrale e del tipo di fibbie di cui è dotato, in modo da prenderne dimestichezza prima di ritrovarsi magari già in acqua senza avere ben chiaro come sistemarlo al meglio.
Una volta collegato alla propria frusta, il jacket va gonfiato completamente per verificare il corretto funzionamento dei comandi del corrugato e delle valvole di scarico.
Di quelle a scarico rapido ne va correttamente identificata la posizione, in modo da poterle immediatamente reperire in caso di bisogno (risalita troppo rapida).
Particolare attenzione va posta ai comandi di carico-scarico dell'aria, sia per identificarli correttamente, sia per controllare che non si inceppino durante l'uso.
L'Octopus: Una volta assemblato sulla rubinetteria, vanno controllati entrambi i secondi stadi per evidenziarne eventuali piccole perdite (nella maggior parte dei casi dovute alla presenza di sabbia o impurità).
Vanno quindi controllati entrambi i boccagli per verificarne l'integrità, in quanto la presenza di piccoli fori o tagli potrà determinare l'ingresso di acqua in bocca durante l'inspirazione.

Infine si prova a respirare da entrambi gli erogatori.
La presenza di rumori (vibrazioni della membrana) o il fatto di riscontrarli un po' "duri" all'inspirazione può essere abbastanza normale fuori dall'acqua, ma la durezza non dev'essere troppo marcata, pena poi un eccessivo sforzo inspiratorio in profondità.
Queste operazioni andrebbero effettuate ogni qualvolta si utilizzi una nuova attrezzatura per prendere dimestichezza e verificarne la funzionalità; esse richiedono pochissimo tempo e sono in grado talvolta di permettere un'immersione altrimenti irrimediabilmente compromessa.
Qualora si riscontrasse qualche avaria, ma anche solo in caso di semplice dubbio, è opportuno rivolgersi direttamente alla guida o agli addetti del diving, in modo da far sistemare od eventualmente sostituire tutto ciò che risulta in non perfetto stato di funzionamento.

Sergio Discepolo & Manuela Bonacina

 

 
 
 

Un Pesce chiamato Sub

Post n°15 pubblicato il 26 Novembre 2009 da maxcervoni

Un nuovo pesce chiamato sub

Il Mare Nostrum, soprattutto dagli anni '60 in poi, ha dovuto subire soprusi di ogni genere, diventando ricettacolo di rifiuti urbani ed industriali.
Inoltre lo sviluppo scriteriato e non pianificato del turismo, la presenza delle navi cisterna con le loro scie di sostanze inquinanti, dal petrolio al materiale radioattivo, lo sfruttamento sistematico del patrimonio ittico, costituiscono minacce inquietanti per il futuro di questo mare.
Anche il diffondersi sott'acqua di una nuova specie, il subacqueo, può lasciare un segno nel mondo sommerso: è praticamente impossibile, per l'uomo, venire a contatto con la natura senza, in un modo o nell'altro, interagire con essa.
Coloro che hanno la possibilità di avventurarsi in questo ambiente così diverso da quello terrestre si trovano in una posizione privilegiata poiché permette loro di osservare dal vivo organismi dallo strano aspetto, dalle forme sorprendenti, che sembrano comportarsi in modo imprevedibile ed inaspettato.
Ma, come ogni privilegio, anche questa opportunità comporta una serie di responsabilità, tra le quali spiccano quelle di rispettare e preservare gli organismi acquatici e l'ambiente in cui essi vivono così che, anche se poco o nulla possiamo fare per cambiare le scelte economiche del mondo industriale, possiamo almeno imparare ad interagire con il mondo sommerso senza apportare, in prima persona, ulteriori danni.

Il primo piccolo passo consiste naturalmente nel prendere coscienza di come le nostre attività subacquee possano influire sulla vita e sulle abitudini di queste creature in quanto già il semplice stare sott'acqua ad osservare gli organismi marini può essere considerata di per sè un'interazione, sia pur minima e non sempre dannosa: il rumore del motore delle barche appoggio, quello delle nostre bolle o degli allarmi sonori dei nostri strumenti, le luci delle torce e dei flash, possono provocare un piccolo scompiglio su esseri apparentemente silenziosi, ma sicuramente estremamente consapevoli del loro ambiente come lo sono gli animali acquatici.

Alcune specie, in effetti, si abituano abbastanza facilmente alla presenza dell'uomo, anzi, talvolta appaiono addirittura incuriosite dai nostri colori e dai suoni che emettiamo; altri animali, invece, soprattutto i più mobili, possono lasciare la zona così repentinamente da non lasciarci nemmeno supporre la loro presenza sul posto, oppure, interrotti nelle loro attività di caccia o corteggiamento, modificano il loro usuale comportamento.
Quando un subacqueo si muove con calma, in armonia con l'ambiente, responsabile della propria presenza in questo mondo, sicuramente provocherà un impatto ambientale pressoché trascurabile; viceversa, quando non si mantiene un buon assetto ed un certo grado di attenzione e si urta con pinne ed attrezzatura la delicata struttura sommersa, ecco che coralli, spugne, gorgonie ed altri organismi, soprattutto i più piccoli, possono subire gravi danni, compromettendo, nel tempo, un intero ecosistema.
I contatti accidentali sono, tra l'altro, quelli che più frequentemente provocano ferite ai subacquei stessi; il fatto di indossare mute intere e guanti spesso ci evita gran parte di questi inconvenienti, ma è importante essere comunque consapevoli del rovinoso effetto della nostra pesante mole su di una morbida gorgonia o su di un piccolo spirografo!

 

La possibilità di avvicinarsi ad un pesce fino ad accarezzarlo o di catturare un polpo per giocarci insieme è spesso un fatto irresistibile, ma abitualmente causa all'oggetto delle nostre attenzioni uno stress non indifferente.
I pesci non amano molto essere toccati; infatti, a parte probabilmente la loro natura schiva, bisogna tener presente che la maggior parte degli organismi acquatici (e non solo i pesci, ma anche le formazioni coralline) è protetta da un rivestimento di muco che costituisce la loro difesa naturale da predatori e da infezioni batteriche; il nostro tocco lo può ledere, asportandolo, compromettendo così l'integrità della protezione e lasciando gli organismi più indifesi rispetto a potenziali danneggiamenti.
Solo acquisendo una più approfondita conoscenza di ciò che tollera i contatti senza subire conseguenze rende l'interazione tra essere umano e creature marine più responsabile, consapevole, e per questo ancor più entusiasmante.

Un'altra attività sempre più popolare e che in genere procura piacevoli emozioni senza conseguenze dannose per l'ambiente è la fotografia subacquea, quando praticata mantenendo un buon assetto e senza infastidire eccessivamente i soggetti.
Certamente, un corallo od una spugna non risentiranno alcun fastidio nell'essere prescelti come soggetti per una immagine, a meno che non ci si appoggi sopra e non si infili il flash fra i loro rami per poter ottenere una miglior inquadratura, ma interrompere una caccia o un corteggiamento, rincorrere un pesce, per quanto possa procurare affascinanti immagini, provocherà ai soggetti quanto meno un brutto spavento ed uno stress fisico.
Far avvicinare i pesci per osservarli o fotografarli, si può ottenere anche semplicemente smuovendo un po' la sabbia o picchiettando su di una roccia: le donzelle zigarelle (o pesce del re) apprezzeranno molto questi gesti, avvicinandosi a frotte verso il cibo da noi messo in evidenza; avremo ottenuto così un gradevole scenario senza necessariamente dover ricorrere all'uccisione di un riccio.

Un'attività che è da considerarsi sicuramente dannosa per l'ambiente è la raccolta di organismi morti o, peggio, ancora vivi, a scopo di collezione.
Prendere una conchiglia non incide sull'habitat, ma questa è una considerazione che fanno tutti, e noi tutti siamo tanti: una conchiglia diventa in breve tante conchiglie, e qual è il limite tra tante e troppe per l'equilibrio dell'ecosistema?
Forse sarebbe meglio cercare di evitare di scoprirlo.

Allora, quali sono le tecniche per ridurre al minimo il nostro impatto con l'ambiente?
Le regole sono poche ed ormai ben note a tutti i subacquei un po' attenti:

Fissare bene fruste e consolle al GAV onde evitare che, ciondolando, possano danneggiare i fondali ed i loro inquilini;

Avere un buon controllo dell'assetto e fare particolare attenzione alle pinneggiate;

Muoversi lentamente ed in modo controllato, mantenendo una respirazione regolare, azioni che, oltretutto, ci affaticheranno meno e ci permetteranno di consumare meno aria;

Evitare di infastidire e di danneggiare volontariamente gli animali;
rispettare le leggi locali e le regole del buon senso;
imparare a conoscere la vita acquatica e ad apprezzarla così com'è.

Buona abitudine potrebbe inoltre essere quella di raccogliere buste, bottiglie, lattine e quant'altro di estraneo e di piccole dimensioni si incontri durante le nostre normali escursioni subacquee, oltre che partecipare a vere e proprie campagne di pulizia delle coste e dei fondali.

Altra iniziativa potrebbe essere quella di sensibilizzare le Autorità competenti sulla possibiltà di sistemare boe permanenti sui luoghi di immersione più frequentati, così da evitare gli effetti dannosi dei ripetuti ancoraggi.

Tutto questo non permetterà di fermare l'inquinamento ed i soprusi di cui il mare è vittima, ma ci eviterà almeno d'essere noi stessi ulteriore causa di danni allo straordinario ecosistema sommerso.


Sergio Discepolo & Manuela Bonacina

 

 

 
 
 
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Un blog di: maxcervoni
Data di creazione: 16/01/2009
 

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