Post n°714 pubblicato il 15 Giugno 2012 da BobSaintClair
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La conoscenza non solo nasce dalle sensazioni, come afferma Aristotele (dall'amore per le sensazioni) ma è essa stessa una sensazione semplice: la sensazione di conoscere o aver conosciuto. Come tale è un'affermazione dell'anima, e per quanto tale emozione rimuove l'affanno e la tensione generata dall'indecisione, dal dubbio e dall'incertezza, è per lo spirito anche fonte di piacere e sollievo. Questo moto benefico e salutare non può però prescindere dalla qualità e dalla piacevolezza del conosciuto. Un certo ottimismo si accompagna e si addice allo spirito della scienza (trattasi sempre di gaia scienza); ma poiché assai poche sarebbero le occasioni di gioire delle cose se queste fossero troppo vicine e incombenti, umane e fastidiose, ecco che il quieto sapere non vuole avere nulla a che fare con la fucina del presente, si stizzisce del quotidiano, del quale non vuole farsi cura, preferendo bearsi di sfere quanto mai lontane e indifferenti - la natura più recondita, le molecole, la cellula al microscopio, le collezioni, la vita degli animali, le civiltà tramontate, pianeti lontani, ed infine, da non trascurare, la logica - ossia il linguaggio mai usato, morto e moribondo, ridotto a segno e iscrizione tombale.
E' un vero peccato non riuscire a gioire delle cose vicine e umane, perchè di questo son fatti i nostri giorni. Troppo facile star lì a bearsi di sfere lontane, meglio curarsi di quelle incombenti. Ti pare?
Ciau Elliy, è su questo che volevo riflettere... forse bisogna lasciare un corridoio libero, una zona franca, quella di nessuno, la 6a dimensione, dove poter flirtare semplicemente con le nostre passioni, per farle respirare e farci respirare, per giocare.
La zona franca è la nostra salvezza, è lì che possiamo riprendere fiato e attingere nuove energie per badare appunto alle "sfere" quotidiane... Se non avessimo anche piccole, anche illusorie e pur momentanee "vie di fuga" (leggi passioni da coltivare) credo che sarebbero assai più dure le nostre giornate. Mi fa sorridere che "il quieto sapere" si stizzisca del quotidiano... un po' snob? un po' sciocco?
Però purtroppo ci sono situazioni in cui il quotidiano sia così sfibrante che induce a rifugiarsi nella fantasia. Il punto è che la sfera fantastica deve però rimanere tale perchè possiamo goderne sempre. La realtà spesso ammazza i sogni.
Yo creo che una via unica sia deleteria... nel senso che ad una persona troppo arida, le farà bene aprirsi al sogno e ad una persona troppo sognatrice, avere esperienze concrete... no se puede campare solo con l'odore del cibo. Ma poi ci sono anche altri valori, l'importante è vivere qualcosa di intenso...
@ Elliy: ecco forse ci dobbiamo staccare dalla ragione che ha spinto Dante a scrivere questi versi,
"... Non vogliate negar l'esperienza
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza..."
perché immerso nel suo tempo e affidarci solo al cuore del rivolgimento del suo messaggio che vede in Ulisse "... un ultima considerazione da fare c'e' che l'Ulisse di Dante e', rispetto a quello d'Omero, ancora piu' utopico e desideroso di sperimentare nuove esperienze e conoscenze e non teme, pur di viverle, di affrontare qualsiasi pericolo."
Vivere, ok, e affrontare nuove esperienze e conoscenze, correre il rischio, darsi da fare e - tanto per toccare un po' di nuovo terra - anche rimboccarsi le maniche, all'occorrenza. Ma questo mi sembra cosa diversa dal puro e pigro "divanaggio" che mi parrebbe palesarsi dietro quel "bearsi di sfere quanto mai lontane e indifferenti". O no?
Sì Elliy è probabilmente come dici tu, magari il senso "ozioso" è da prendere nella migliore accezione, senza scadere nell'inevitabile, fermarsi lì al confine è bearsi di quel "poco"... giocare ...
"Essere o non essere, questo è il dilemma:/
se sia più nobile nella mente soffrire/
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna/
o prendere le armi contro un mare di affanni/
e, contrastandoli, porre loro fine"
occorrerebbe tenere vive entrambe le dimensioni, perchè il reale non può essere vissuto a pieno senza quell'isola di irrealtà, di cose solo nostre, di piaceri sono nostri che ci ricaricano....infondo abbiamo bisogno di un mondo di irrealtà per sopravvivere al reale.......perchè non ho le news dei tuoi post? forse non siamo amici?:))
Il punto è se la massima soddisfazione è realizzare il sogno o no. O vedere il proprio sogno realizzato. Ma qual è l vero obiettivo del nostro sogno? Dove vuole arrivare il nostro sogno? Siamo pienamente consapevoli di quello che stiamo sognando? E se la realizzazione di quel sogno può avere "effetti indesiderati?" e sopratutto irreparabili? Essere o non essere questo è il problema
El sueño è ... poi ci mettiamo i puntini di sospensione, nella sua dimensione onirica rimane un dolve vagheggaire, ma dato che siamo umani, è innegabile che si vorrebbe, anche lonatanamente, renderlo reale quel sogno,credo sia una conseguenza del sognare. Certo facciamo i conti con la realtà e sappiamo che certe cose non si avvereranno mai, dipende dal sogno che ognuno di noi coltiva nel suo immaginario. Però un sognatore può anche oltrepassare la dimensione reale in relazione alla concretizzazione del proprio sogno. Se parliamo di passioni il discorso lo abbiamo trattato dando spazio a queste per meglio vivere noi. Ora avere la sfera magica nn ci è dato, per scrutare il futuro, e azzardare a cambiare la propria vita in virtù di un sogno vagheggiato ci porta inevitabilmente a dei cambiamenti... :) Tutto dipende da noi e dalle nostre scelte, niente di nuovo sotto il sole, ma anche reprimere un sogno può non avere effetti salubri... Sueño de Barrilete :)
Nella mia personale concezione della conoscenza. essa non dovrebbe aver condizionamenti di sorta: accanto al passato, con un occhio al futuro, ma assolutamente calata nel presente....La faccio troppo semplice, dici? Può darsi, Bob: ma ad una strega è concesso sognare e credere di poter vivere quel sogno, in qualsiasi epoca si trovi...E' sempre un piacere essere stimolati dai tuoi post, Bobbino!^_^
"co poco se vive, co gnente se more" e non è riferito solo alla sopravvivenza del corpo ma soprattutto a quella dello spirito. E quel 'poco' serve sempre, grande Bob :-)
Fammi capire, tu credi che non possa nascere gioia dalla conoscenza delle cose semplici o invece credi che sia solo una questione di allenamento?Per quanto mi riguarda sono per la secondo ipotesi:)Baci belli Bobbino
Dalle cose semplici può sicuramente nascere la gioia... l'allenamento in genere lo si pratica per discipline cui amiamo rivolgerci e se la gioia deve nascere dall'allenamento, ben venga la fatica dedicata ad esso e il benessere che da lui riceviamo.
Baci freschissimi ***** Kalì!!!
Inviato da: BobSaintClair
il 11/05/2013 alle 23:00
Inviato da: BobSaintClair
il 11/05/2013 alle 22:59
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il 11/05/2013 alle 22:59
Inviato da: BobSaintClair
il 11/05/2013 alle 22:58
Inviato da: Katartica_3000
il 06/05/2013 alle 16:49