Apollo ErranteProspettive rovesciate, segni e segnali dell'anima di Roberto Caravella |
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Post n°70 pubblicato il 06 Aprile 2012 da codadipavone
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Post n°69 pubblicato il 10 Novembre 2011 da codadipavone
Spread... sembra quasi un onomatopeismo...Spread... bleah! Quando ero ragazzo girava fra i banchi l'acronimo UPIM: Unione Per Imbrogliare Meglio. Qualcuno forse lo ricorderà. Giù le risate! Poi si tornava a casa a mangiare. Oggi di tutto questo rimane solo l'assonanza con questi falsi acronimi che tuttavia non suscitano per nulla ilarità, anzi. Già il fatto che riesca difficile capire e far capire - magari alla mia quasi novantenne zietta - cosa sia lo spread è cosa che sprizza odore di commedia alla Totò più che disappunto; non parlo della zietta ovviamente ma del gergo tecnicistico insolente che subissa con allusioni di elevato livello cose semplicissime come "non ci sono i soldi per il pane". Quel maledetto differenziale (differenziale? e che ce ne facciamo noi di un differenziale?) tra il prezzo di chi vende (notoriamente infimo) e il prezzo di chi è disposto a comprare (ma chi?) ancora più infimo. Come acronimo invece può dare qualche delucidazione: Spreco Prodotti & Risorse: Estrema Anarchia Dominante. Si, perchè lo spread non è un indice giusto per gli italiani in questo momento; è forse un metro di giudizio per le grandi imprese. Per il Bue d'Arcore - cavaliere dimezzato - di certo, che adesso fa il grande di Spagna dicendo che se andrà (dopo che i suoi titoli ricomprati al minimo storico risaliranno alle stelle quando gli suvccederà l'economista euro Monti...) Furbo, non c'è che dire! Spreadh! gli darei un pugno: BUND! altro che statuetta del Duomo! Non parliamo del Dow Jones! Sembra il protagonista di un romanzo sudista di inizi novecento: le peripezie del giovane Jones, lo schiavo con un cromosoma mancante (Down...) deriso da tutti e che alla fine si fa adottare dalla bella Jane e riscatterà col suo sangue la fattoria di famiglia. Ma il vecchio capitalista cattivo NYSE (New York Stock Exchange), glielo impedirà fino alla fine cercando di fregare, alla dolce Jane, terra, raccolti e schiavi con manovre suddole (cioè tipiche del sud). Ma il buon Dow Jones scoprirà che il metodo migliore è aprire una discoteca in piena New Orleans e fare l'infiltrato col nome di Dj Obama per incastrare il vecchio Nyse mentre tenta di spacciare cotone al posto del crack sotto forma di zucchero filato...Insomma La saga degli acronimi e dei nomuncoli impazza, ma soltanto per fare della nostra storia un romanzone tutto lacrime e sorrisi, grandi attese e interminabili colpi di scena mentre tutto va titanicamente a picco. Nessuno può alzare la voce, nessuno può chiedere aiuto; tutti si guardano con sospetto come in un film di Sordi (Alberto...) o in un film per sordi (quelli che non ci sentono o fanno finta di non sentire...) E intanto cercando di alzare lo Spread gli italiani cercano di vendere più che possono, ma non titoli della Mc Donalds, della Intel, della IBM... no! gli italiani vendono i loro titoli di studio a 10 centesimi il chilo... come la carta straccia insomma in modo che il DJIA italico, portato al CBOT come un valore FF (no ferrovie ma Financial Future...), possa portare anche soldi in cassa almeno per pagare i vitalizi (o meglio vitavizi) dei parlamentari ancora non passati a miglior vita (migliore? perchè ce n'è una migliore della loro?).Tutti vendono tutto ma putroppo non tutti comprano tutto anzi si comincia a non comprare altro che lo stretto necessario per sopravvivere. Il famoso economista Robert Goletta ha affermato recentemente che in Italia, venti anni fa era necessario avere due lavori perchè altrimenti non si poteva arrivare a fine mese; poi c'è stata la necessità di lavorare sia la moglie che il marito, e infine entrambi dovevano raddopiare i loro lavori col risultato che quattro stipendi non bastavano ad arrivare a fine mese. Oggi e nel prossimo futuro ci sarà bisogno di creare famiglie allargate, ovvero piccole comunità che mettano insieme i loro piccoli guadagni per poter sopravvivere. Ma dietro questo scenario si nascondono pericoli di faide e guerre fra clan. un Futuro roseo direi...E intanto lo spread dettato dalle grandi aziende (le stesse che licenziano in tronco se perdono due centesimi) fanno il bello e il cattivo tempo dell'Italia e del mondo intero. Soldi, soldi, soldi recitava la canzone e quella canzona è ancora la stessa ma ha il sapore di una bevanda frizzante al sapore di fiele: Bevi Spread! Togliti il gusto di vivere!... oppure "Vuoi fare una morte frizzante? Sparati con la Spread!". Tra le strade intanto gli italiani fanno a Bot per rubare il granturco ai piccioni al Gianicolo o a Piazza del Plebiscito, proprio dove c'è la fermata degli autobus della CCT mentre aspettano che gli agenti del FTSE ECPI lascino andare Pasquale Zamputo e sua moglie Concetta - arrestati perché minacciavano gli agenti con un lancio di un ESG flottante, praticamente secchi di merda di vacca secca da usare come concime; si credeva volessero protestare e invece - hanno chiarito gli inquirenti dopo ore di interrogatori - cercavano di mangiarseli, i piccioni... Ma sono stati arrestati perchè hanno confessato che la merda non era di mucca ma di BUE, quello che prospera nella zona d'Arcore, che è poi ritenuto anche un famoso bue da monta... I suoi allevatori hanno spiccato denuncia contro i suddetti coniugi Zamputo per appropriazione indebita. Glom... Quasi quasi mi travesto da EMU... col capello lucido e unto, il volto cadaverico, e un rivoletto di succo d'amarene all'angolo della bocca. Chissà che non trovo un lavoro nella discoteca del famoso Dj Jones detto Obama. Spero solo che sotto il nome vezzoso di Jane non si celi Angela della famiglia dei Merk o il suddolo An jelino Al Fan noto brigante ottomano famoso per i suoi travestimenti che gira spesso per l'ameno quartiere romano di Monti Mario. Bot, domani è un altro Jorno... R. C. |
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Post n°68 pubblicato il 07 Novembre 2011 da codadipavone
Caro Gonsiglio t’Europe, cuggino, compare nepote… Schivo questa mia con la voce di popolo eletto che mi ha eletto e perciò con questa ti dico le cose importanti che, mi consenta, ci ho diritto di schivere perché il popolo de gli Tagliani mi ha detto che solo io posso farlo, ma detto fra noi anghe se io mi ha scocciato, non va!, anghe pecché ye stoce facento la vita de lu signore ma siccome ci è stata la morìa delle vacche la papera non galleggia! Questa moneta servono a che voi vi consolate e questa lettera pure. Gli Tagliani sono un popolo che lavora e vuole lavorare, ma siccome sono una massa di pezzenti comunisti io ci ho penzato che devono lavorare fino a che crepano guadambianto la metà del salario che io poi, co Tremmonti , habbiamo pensato di fottergli almeno la metà di quello che dovessero guadambiare. Questo che a voi vi piace, ; : , così a noi ci serve per guadambiare la monete fino a che io sottoscritto crepo assieme al mio stigmato amico fratello Umbo. Imperciocchè gli Taliani possono andare in pensione a 92 anni colla penzione sociale di 150 euri al mese tutti contenti pecchè habbiamo salvato l’Itaglia e voi smettete di sghignazzare scermioni come havete fatto fino a mò! L’ii taglia è un paese acculturato di grande cultura e pe ccuesto che io ho stato letto; poi ci ho detto di culturare insalate e cetrioli a due euri al kilo per comprarsi poi la masserati o la mercedes. Che non si devono preoccupare pchè io ci ho la testa al suo posto proprio di persona, cioè sul collo, anche se mi ho scordato il collo dove lo devo mettere, (ma Brunetta mi ha detto che per il momento me la regge lui, speriamo bene!). Quinti, con ciò è cosa che, se gli avvocati comunisti che mi vogliono avvocare continuamente pecchè ie, l’unico Tagliano di Taglia che ama li Taglia più della vacca sua popia di pessona, se mi lascerebbero stare un poco in santa pace, e voi pure, io mi metterebbi a posto le cose mie perché così poi non do fastidio e poi voi fate come vi pare tanto ci ho settantanni passati e finchè me la tira, io pompo come mi pare ma non mi toccate i soldi. Conciosiacosache, habbiamo penzato che questa mia che adesso voi vi state scrivendo da voi, serve a giurare che farò tutto quello che volete a patto che ve lo fate voi dopo che sono morto e dopo che liTaglia ve la siete comprata sull’asta… Mi dispiace che il comunista che fa il presidente sta sempre là a piangere mentre noi cerchiamo di salvare questa moneta tutti insieme.;: ma, vi diche ie, che se voi non mi lasciate fare come diche ie, questa moneta non servono più perché poi ie mi accatto pure i vostri giornale e le vostre televisione… capissc’a mme! Ie ha fatte tante pe aiutare questo popolo di morti di fame ma ci sono angora un sacco di comunisti che non si fanno “accattare” e per questo che io ci dico che sono accattoni ma ie invece ci ho il cervello fino come un gatto e per questo che tutti dicheno che sono un mente gatto!. Atesso, Caro conziglio ti chieto ti asbettare una trentina di anni almeno finghè tuttte le cause mie sono perze pecchè io le oh vinte. Mi serve angora un poco di tempo, poco mpoco, pe’ rimettere tutto a posto facento le cose per bene. È complicato fare una legge buona per lasciare tutto ai figli della mia prima moglie e niente a quei disgraziati che ho fatto co’ Veronica… ci vuole tempo per fare morire tutti i vecchi penzionati che ancora si penzano di avere diritto alla penzione dopo quarantanni di lavoro inutile. Ngi vuole tembo pe convincere questo popolo che quella cosa noiosa che chiameno curtura non se la devono portare a casa pecchè la cultura è come il pesce: dopo tre giorni puzza, e pecciò ci ho messo la Germini a quel posto.Epure quell’altro di Bondi che ci ho detto di trasformare Pombei in un sette di cinema per media sette bello nuovo nuovo e no scassato, vecchio e fetente com’è che sembra antico romano dell’epoca di Remolo. Io ho fatto un zogno: quello di un paese moterno e veloce , che ti fotte presto presto sulle cose moterne prima che capisci e se non capisce ti compro coi monete fottite agli antri e no sulle rape e i cucuzzielli. Io mi ha sognato un Itagloia co’ leggi giuste pecchè è giusto che se tu sei cretino io ti fotto pecchè sennò come ti fottevo? Il futuro dell’europpa è quello di chiedere voi a me un prestito per comprarvi le stesse ville che io mi ho comprato col sutore della mia fronta. Comunque la prossima volta cercate di non sfottermi davanti a tutti pecchè poi se non ngi sto io qua voi come ve li fate i fatti vostri? Ie ti prometto Care Urope che mò che torno a case prento gli Taliani e li spremo come un limone di Sorrento tanto lo sapete che il Coverno non cate fino a che voglio io e fino a che ce ne antiamo tutte le sere inzieme al Tabarèn, tove conosche tente belle figgliole: per la Merghel ci tevo penzare un poco, ma mò devo antare a fare un zacco di cose, prima . Così spero sentire ti voi, Sylvio. |
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Post n°67 pubblicato il 07 Novembre 2011 da codadipavone
«La guerra è un male perché crea più malvagi di quanti ne toglie di mezzo». Aforisma dai contorni nitidi e dal contenuto difficilmente confutabile che non sembrerebbe neanche possibile essere partorito da una mente di alto profilo teorico e astratto come quello di Kant. Eppure così è, e così è la logica di ogni guerra, di ogni sua forma universale, mondiale, sociale o casalinga; che varchi i confini dell’irreale nella favola o resti ancorata nel reale è così; che si tratti di guerra tra popoli o di faide familiari, che sia guerra tra condomini o tra parenti e colleghi di lavoro. La logica della guerra è quella logica che appartiene soltanto a chi detiene un qualsiasi potere o a chi abbia l’opportunità di toglierlo ad altri. In nome di un bene presunto si fa guerra identificando l’avversario come il male assoluto e così si scaglia il male contro il male. Ma non è che guerra a difesa dei propri interessi e a discapito di quelli altrui. C’è forse demagogia in questo? C’è forse un afflato poetico? C’è un irriducibile trasognata propensione alla fantasia e all’idealismo utopico? No, certamente no. C’è soltanto la realtà nuda e cruda fratta di accordi segreti, patti stipulati all’ombra dei palazzi, manovre subdole create secondo fantomatiche ragion di stato (o di segreto di stato) accampate soltanto per coprire infamie segrete che non verrebbero perdonate neanche al più crudele dei criminali comuni. Ma lo stato è qualcosa che va ben oltre la sua stessa ragion di stato. Lo stato mai si compone – ne oggi ne ieri - di anime nobili che ragionano del bene comune, delle singole povere anime che vivono fiduciose in un mondo che non appartiene ne a loro ne a qualsivoglia stato. Un mondo che opera la guerra naturale che guerra non è ma semplice vita, fatta di equilibrio, di placide dissonanze, di armoniosi contrasti, di sottili equilibri che non permettono mai che qualcosa sovrasti qualcos’altro in nome della vita comune… di tutti. Ma il malvagio è amorfo e indistinto. Non lo vedi fino a che non alza la spada e anche allora nutri dei dubbi. Il malvagio lo vedi soltanto dopo, quando ha concluso la sua opera di distruzione. Esso vuole restare solo, unico e godere di tutto ciò che vede, tocca e percepisce. Subdolo liquefattore il malvagio non possiede che un unico pensiero, la guerra; né si cura di qualsivoglia conseguenza. Annienta tutti dimenticando che proprio di quei tutti lui ha bisogno. Sottrae i beni a tutti senza comprendere che quei beni, dopo l’annientamento, non varranno quanto la sua cupidigia che li ha conquistati; ma lui insiste e annienta tutto ciò che gli si oppone gridando nel vento il nome del malvagio da annientare, e fino ad annientarsi. E così l’innocente muore pur non essendo la causa del male presunto. Tutto ciò genera una sorta di rassegnazione ipocrita a cui nessuno, neanche il malvagio, sa reagire quando taluno insinua che qualcuno deve pur morire per salvare la famiglia, la nazione, l’umanità. Sottili e malvagie induzioni psicologiche muovono al male in nome del bene, ma quale bene? Di cosa si parla? Se nessuno ha in mente il bene nel suo più profondo e divino valore, confonde altresì il suo antagonista immortale che è, al secolo, il male. Ma il male è facile da raggiungere: basta dimenticare se stessi nella più imbarazzante nudità e coprirsi di veli preziosi al punto che chi ha pane non mangia ma ostenta opulenza e chi non ha pane mangia quel che può senza ostentare che povertà. Così si vive di apparenze perché la guerra genera quell’improvviso stupore che ti distoglie dal torpore in cui pasci la tua semplicità. Alla vista del sangue vedi il nemico che vince e abbatte il tuo oppressore e sogni l’agio che credevi ti fosse stato negato. Ma presto o tardi scopri che la prigione dorata del tuo vincitore è ben più sottile e malvagia di quella dell’antico oppressore. Scopri una libertà che è soltanto utopia e matrice di malvagia. Scopri la suadente ed erotica forma del possesso che tracima come un fiume in piena la giusta necessità; ma trovi comunque le parole adatte per giustificare il male come qualcosa di necessario al progresso. Ma dove vai, malvagio e inetto ignoto? Perché apri le finestre per urlare la tua libertà che ti è stata data da coloro che ti hanno imprigionato? Chiedi allo stato che ti liberi ma è lo stato che ti ha imprigionato persuadendoti di offrirti la vera libertà accordandosi in segreto con altri poteri cinque, sei, otto e persino venti volte comprando la tua prigionia e vendendo la tua libertà. Sogni dorati regalati da persuasori occulti. Demo-crazia. Io diaballo. I divido. Io separo. Ti lascio guardare ciò che pensi sia tuo, ma tuo non è, e ciò che ti appartiene è invisibile: questo è malvagio. Ti porto ad uccidere altri come te perché tu possa essere libero dal male: questo è malvagio. Ti porto ad annullare senza pietà chiunque si opponga al tuo cammino di libertà e di pace, questo è malvagio. Ti pago perché tu combatta e muoia in guerra tornando come eroe, questo è malvagio. Offrire il proprio subdolo cordoglio a madri e padri orbi della carne della loro carne straziata a causa di un infame interesse senza scopo, senza meta, senza un fine, senza ragione se non il potere che annienta il malvagio creandone altri cento.
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Post n°66 pubblicato il 03 Novembre 2011 da codadipavone
Il Tebano Plutarco, cresciuto e vissuto all'ombra della cultura d'Atene tra il 64 e il 119 d.C ci ha lasciato tante cosine belle e interessanti che i più "secchioni" - come li chiama mio figlio - forse troverebbero anche e curiosamente degne di attenzione. Tra queste spiccano i Moralia in cui sono contenuti aforismi morali spesso sagaci ma più spesso allusivi, in stile criptico ma asciutto, al contempo oracolare ed apodittico. Insegnamenti limpidi fondati su una moralità essenziale e salvifica in cui spicca l'amor patrio, la libertà, il coraggio, la coerenza. Penso al nostrano bue d'arcore ignaro emulo di cotanto laconico rigor d'intelletto. Purtroppo non è comprensibile come possa continuare a essere convinto che il suo sorriso sia magnetico e convincente come i suoi contenuti degni di nota e di rispetto. Continua implacabile a raccontare storielle come quella che gli ha riferito il suo amichetto russo. Sorride, riferendo una specie di barzelletta di cui egli stesso è protagonista (ma va'?) che - da come l'ha raccontata - non l'ha capita neanche lui, ma che non sa che milioni di italiani la conoscevano da decenni (la versione divertente...) e che gli è stata tradotta in italiano/romanesco dal russo. Chissà chi l'ha raccontata a Putin traducendola (e come?) dal romanesco al russo moscovita? Cosa avrà capito? probabilmente l'ha buttata lì pensando: "magari lui la capisce..." Ma il bue d'Arcore sorride. Ignaro e mentecatto. Sorride con la sua dentiera al corindone. Dietro di lui uno stuolo grigio e indefinito di oscuri seguacipusillanimi lo segue blandendolo e sorridendo condiscendenti lasciando lunghe scie di bava densa e biancastra che neanche un San Bernardo riuscirebbe a produrre dopo una corsa ai tropici. Gli stanno dietro, si sa, perchè così portano a casa la pagnotta, perchè in questo modo, sono esenti da procedimenti di qualsiasi tipo - civile, penale - nei loro confronti qualora ne avessero (!?!). Ma il bue d'Arcore farfalleggia svolazzando leggiadramente tra i banchi di camera e senato (come un macaone tra i fiori del frutto della passione) succhiando sostenitori come nettare qua e la nel tentativo di mantenere in vita questa situazione che sa più di trincea devastata che di crisi sociale. Forse non abbiamo capito che ormai tutto è perduto, la clessidra ha consumato il suo ultimo granello di sabbia. E lui sorride, racconta barzellette... Ci incita a fare lo stesso perchè così la vita appare meno dura. Chissà se io racconto una storiella alla cassa del supermercato mi fanno uscire senza pagare, o magari con uno sconticino e un sorriso? Voi tutti avete di certo un lavoro; molti di voi lavorano senza stipendio, molti di voi lavorano al nero, molti di voi non lavorano più perchè sono stati buttati fuori dalla finestra... molti lavorano per un tozzo di pane sgobbando come muli. Pochi, pochissimi non fanno un benemerito accidente, e magari sorridono beffardi, e si ritrovano in tasca fior di quattrini che neanche potrebbero usare in tre vite. Questa è una barzelletta! Come è una barzelletta la trovata geniale che ha avuto la fantomatica maggioranza di governo in questi anni tormentati. In un qualsiasi concorso per titoli, a parità di punteggio, si preferisce il candidato più giovane! Questa si che è una barzelletta! ah ah ah.... intanto però gli stessi vogliono mandare in pensione la gente a settant'anni... ah ah ah... Il bue Berly è proprio simpatico! Inoltre è ancor più esilarante l'idea che chi si ritrova a quaranta, cinquant'anni alla disperata ricerca di un lavoro che dia un pò di respiro almeno per due o tre anni, si veda scaraventato dentro il paradosso più paradossale: il figlio viene assunto (teoricamente...) e lui, papà, va a spasso; al sabato il padre va dal figlio per chiedergli se può lasciargli dieci euro per la paghetta settimanale... ah ah ah! Il pezzo migliore? Immaginate quale delle cinque dita della mano destra mostri l'amato figliolo: L'hai voluto Berlusconi? tiè!Ma il bue d'Arcore continua a mostrare la sua corindonica protesi da ottantamila euro. Provate a chiedere in giro chi sia disposto ad offrirvi un lavoro, loro si che troveranno il modo di ridere. Eppure tutto ciò che sa pensare il bue d'Arcore è di sfilare altri soldi dalle tasche di tutti meno che da quelle sue e dei suoi accoliti. Paese più tassato al mondo, più gabellato dell'universo, con meno lavoro di quanto ce ne sia nell'entroterra del Burundi, deriso da tutti i popoli della galassia, inaffidabile sotto ogni profilo, si cerca ancora di sottrargli quel poco che resta e anche quel che più non c'è in nome di un sacrificio collettivo per salvare l'italia dalla crisi! ah ah ah. Anche la Merkel ride come una cameriera ubriaca all' October Fest... E il bue d'Arcore riapre l'orrido delle sue fauci mostrando il corindone appena molato e lucidato credendo di essere stato simpatico e di aver fatto una sua solita battuta arguta e simpatica! E noi li, attoniti cercando di ritrovare quei dieci centesimi che avevamo poggiato sulla mensola qualche giorno fa... Suonano alla porta: La zingarella mi chiede se posso darle cinque euro.... Sono incerto se confessarle che non ho soldi neanche per comprare il pane (mi crederebbe?) o riderle in faccia. Magari le racconto la storiella del bue d'Arcore... Roberto Caravella
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