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Under my skin

Pensieri e Nebulose del mio tempo

 

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COSA STO LEGGENDO

 

 

LE MIE RECENSIONI SU ANOBII

 

 

Salvatore

Post n°433 pubblicato il 09 Ottobre 2011 da araldo_hades

Salvarti. Non devo far altro nell vita che salvarti.
E' il compito di tutti gli Araldi. Arrivare, salvare e andare.
Salvare è così semplice...

Ma che succede se un Araldo incontra un Altro Araldo? 
Chi deve salvare?
Chi è che deve andare?
Chi deve arrivare?

 Salvi

 
 
 

Dammi le mani, dammi i tuoi occhi

Post n°432 pubblicato il 09 Ottobre 2011 da araldo_hades

- Se avessi avuto le tua mani avrei veramente fatto mia la musica

- Se avessi avuto i tuoi occhi avrei visto quanto di bello c'è in me e non avrei aspettato così tanto per imparare ad amarmi

 
 
 

Killing Me Softly

Post n°431 pubblicato il 25 Luglio 2011 da araldo_hades

Uccidimi dolcemente con queste parole.
Quali parole?
Non hai neanche la forza di dirmi come stanno le cose.
C'era musica ieri in quella villa. Una di quelle sere fatte per persone che troppo spesso mettono il vestito buono, una di quelle serate dove potrei venire a vederti.
So che non lo farò mai, forse io avrei pure il coraggio, ma tu come reagiresti?
Vorrei solo vederti, farmi vedere.
E che senso avrebbe?
Uno sguardo può dire molte cose. Cedo che in questo caso direbbe veramente poco.
Direbbe solo che in questo caso io ci sto sotto e che tu non hai avuto il coraggio di fare quel passo.
Che poi io lo so benissimo. Non sarà altro che una di quelle mie ossessioni: un qualcuno che in qualche modo mi riempie la testa, le giornate.
Non sei altro che un'emergenza d'amore. Un qualcuno evanescente attraverso il quale avere una storia d'amore...
Ma qualcosa vicino all'amore è davvero una sfida anche mia?
Perché qui, di nuovo, credo che la sfida sia solo mia.
Sbagliare per pochi secondo la data e la via dell'appuntamento.
Quale appuntameto?
Qualcosa vicino all'amore potrebbe essere il suo corpo pulito e sdraiato vicino al mio.
Perché dovrei crederci?
Perché è bello. Semplicemente bello. Lo sento che mi motiva, mi muove, mi fa alzare al mattino, mi fa smuovere gli eventi.
E' come se la corrente dell'acqua che scorre fossi io. Sono io la forza che muove l'acqua.
Non sono più trasportato e neanche trasporto: sarei superbo, ma forse un misto delle due.
Trasportare e trasportato.
Ma questo "bello" quanto dura?
La felicità è nell'attesa.
Nell'attesa del suo corpo pulito e sdraiato.
E forse la paura di sbatterci la testa (e non solo) che mi fa frenare e ripensare.
Non dovrei difendermi come i cactus?

 

 
 
 

Distanze

Post n°430 pubblicato il 25 Luglio 2011 da araldo_hades

Sono questi i déjà-vu, storie già viste alla tv, storie che sognai e che adesso sento addosso, sulla mia pelle.
Può sembrare strano allontanarsi, lo è di più guardarsi e ritrovarsi.
Noi contiamo le mie note. Ci ridiamo e un po' balliamo e i dubbi tutti vanno via.
Sono io e cresco; c'è chi dice già un po' troppo vecchio: o ancora un po' distante dalla realtà. 

 
 
 

Tu...

Post n°429 pubblicato il 24 Luglio 2011 da araldo_hades

... Sei solo l'aspetto cangiante della scatola dove ho lasciato il mio inutile.

 
 
 

La legge del cactus

Post n°428 pubblicato il 08 Giugno 2011 da araldo_hades

Che poi è tutto come sempre!
Potrei, anche ora ripetere come centinaia di altre volte "la storia si ripete sì lo so".
Ripetitivo? Forse, ma è così... c'è poco da fare.
Non puoi evitare, percorrendo certe strade, frequentando certi posti, di incappare in certe piante. 
Qui a Roma le strade ormai sono pervase del profumo dei gelsomini, eppure in certe strade i trovi, non è facile, neanche raro, ma in qualche ciglio di strada, in qualche angolo di giardino ti capita anche di incontrare un cactus.
Piante strane i cactus. Strane come l'evoluzione!
Chi sa come è venuto in mente a qualcuno di far sopravvivere questo tipo di piante.
Anzi, forse quel qualcuno voleva destinarle all'estinzione ma queste piante, così fortemente legate alla vita hanno trovato il modo di rimanerci in vita!
Probabilmente per prima cosa hanno sviluppato un certo tipo di radici... radici lunghe, possenti, in grado di arrivare molto in profondità più che estendersi in larghezza in modo da poter raggiungere i punti più profondi dove l'essenza della vita è più facile da trovare. 
Probabilmente poi hanno sviluppato una "pelle" più spessa in modo da evitare che il nettare raccolto potesse fuoriuscire. Gelosamente queste piante tengono rinchiuse al loro interno il segreto della vita.
Quella pelle oltre a diventare più spessa è anche diventata più dura però perché se prima il pericolo era l'evaporazione ora lo sono anche certe altre creature che potrebbero approfittare della capacita dei cactus di incamerare al loro interno l'acqua. 
Spessore e durezza. Una pelle che riesce a proteggere, difficile da scalfire, sicuramente non impossibile però. Già non è troppo difficile avvicinarsi ad un cactus e, in qualche modo, scalfire quella pelle per arrivare al centro della pianta e trovarvi quello di cui tutti hanno bisogno per vivere. Così facendo però,  anche non volendo uccidere la pianta sicuramente si lascia su di essa una ferita, lieve o profonda...   un ferita! E' per questo che poi, probabilmente sono spuntate le spine!
Non tutti si possono avvicinare al cactus. No. Non puoi avvicinarti ad essa sfiorare la pelle spessa trapassarla e nutrirti della sua anima. No. Non lo si può fare, lasciare una ferita così grave solo per un sorso di vita. Ed allora ecco le spine! Spine pronte a pungere chiunque si avvicini troppo. Spine pronte a tener lontane e a ferire, qualora servisse, tutte quelle creature non degne del sorso di vita!
I cactus hanno anche i fiori. Ci sono certi periodi dell'anno, in cui i cactus fioriscono.
Non so se avere mai visto certi fiori bianche dei cactus. Sono delicatissimi. I loro petali sono così fini che già solo toccandoli si rischia di strapparli. Un bianco così puro, una consistenza quasi eterea... 
Chi sa come si potrà raggiungere l'anima del cactus senza pungersi... senza ferire la pelle, ma principalmente evitando di far cadere le spine che serviranno a proteggere la pianta da altri attacchi!

Chi sa! 

 
 
 

Certi libri che stanno fermi sul comodino a prender polvere

Post n°427 pubblicato il 31 Maggio 2011 da araldo_hades

Sul mio comodino c'è un libro dalla copertina verde... è un libro malandato eroso, corroso dal tempo, dalle mille dita che l'hanno sfogliato. Le pagine sono ingiallite, alcune lettere non si leggono neanche più bene.

Sul mio comodino c'è un libro dalla copertina verde e rigida... è posizionato con indifferente precisione tra gli altri oggetti che sovrastano il mobile: un cellulare con la sveglia già impostata, un paio di cuffie utilizzate a celare al resto della casa suoni che non tutti accettano, una bottiglia d'acqua per cercar di calmare la sete che comincia a farsi strada anche di notte.

Sul mio comodino c'è un libro dalla copertina verde e rigida con le scritte dorate... c'è chi dice che certi libri vadano letti ad un certo punto della propria vita, che certi libri ti trovano proprio quando ne hai bisogno, che portano con se, nella loro storia, le risposte che stai cercando.

Sul mio comodino c'è un libro dalla copertina verde e rigida con le scritte dorate e un segnalibro in argento... e se il libro che leggi non stesse cercando un periodo della tua vita? se non stesse cercando un mese della tua vita? se non stesse cercando un giorno della tua vita? se stesse cercando un solo minuto?

Sul mio comodino c'è un libro dalla copertina verde e rigida con le scritte dorate e un segnalibro in argento legato ad un cordoncino rosso... e se il libro che stai leggendo non stesse portandoti una storia? e se nn stesse portandoti un capitolo? e se non stesse portandoti una frase? se stesse portando una sola parola?

 
 
 

Noi siamo ciò che gli altri vedono

Post n°426 pubblicato il 06 Maggio 2011 da araldo_hades

Perciò  fatti vedere poco... oppure fagli vedere quello che vuoi essere!

 
 
 

Prometto

Post n°425 pubblicato il 08 Aprile 2011 da araldo_hades

E sì che lo prometto se me lo chiedi!
E' questo quello che ti serve. Una promessa, sicurezza, una certezza. Poter dire "me lo avevi promesso" come se le parole fossero catene tangibili. Uno scoglio al quale aggrapparsi, una maniglia sulla quale appoggiare la mano io di qua e tu di là. Entrambi con la mano sulla maniglia ma solo tu puoi abbassare la maniglia... io posso solo restare di qua e sperare che tu apra la porta.
Te lo prometto. Lascio a te. Sei tu a condurre. Se è questo che vuoi. Io resto di qua. Fermo. Immobile. Ad ascoltare il mio respiro. A guardare la maniglia. Te lo prometto. Resto qui e l'unica libertà che mi lasci è sperare che tu apra quella porta. Te lo prometto.
Oh, ma lo farai, lo so. E' un dato di fatto. Lo hai sempre fatto. Sempre. Hai sempre aperto quella porta. Anche quando ero io a chiuderla tu riuscivi comunque ad entrare. Ci riuscivi perché ero io in realtà a volerti qui. A volerti ascoltare, a volerti accarezzare... a volerti accarezzare. E quando aprirai ancora quella porta io sarò ancora qui, seduto a terra, appoggiato al muro, al buio. Ci sarò. L'aprirai quella porta e io sarò qui ad aspettare le tue lacrime, le tue battute, i tuoi dolori, le tue passioni.
Te lo prometto. Anzi sai che c'è, ti prometto che neanche toccherò quella maniglia, non vorrei che ti percepissi, dall'altra parte, un movimento della stessa. Non vorrei che tu capissi che anche io ne ho bisogno. Non vorrei farti sentire in dovere di aprire quella porta. No no, te lo prometto. Resto qui. Sono qui.
Ti aspetto che altro potrei fare? Uscire? Cercare altro? e con questo dimenticarti? Ah... no... che senso avrebbe. Aprirai quella porta io lo so, già lo so. Aprirai la porta e la tua immagine sarà lì. E comincerai, come al solito sorridendo, a dirmi di te. Dei giorni che sono così rapidi e così pieni... che passano pieni di esperienze... che sono infiniti. Mi dirai, ancora, che il vero ticchettio del tempo è l'evento futuro, che tutti, viviamo in attesa del giorno che viene. E lo dirai ancora, ancora, ancora, e io non mi stancherò mai di sentirlo. Già, perché ci voglio credere; è vero, il tempo che viene. E allora dimmelo ancora!
E poi come sempre te ne andrai, chiuderai quella porta ancora. Di nuovo. Un saluto veloce, netto, senza darmi neanche il tempo di capire che te ne stai andando... ancora. E ancora mi chiederai di promettertelo. E sì, ancora, come sempre, prometterò. Certo. E' quello che vuoi. E io prometto!
Ti dò questa certezza. A me cosa costa poi? E' solo un altro "sì" per te è una certezza. Perché sai, lo sai che io quella porta non la apro solo perché mi hai chiesto di non farlo. Che poi se lo facessi? Oh, anche questo già lo so, alla fine anche tu vorrai ancora la mie carezze. Ma è una certezza, lascio a te le redini. Tienile. Che lo so... tu guidi meglio... perché sai quello che vuoi. 
Ed io te lo prometto! Lo faccio per te. Anche se quella porta io la voglio aprire. Ora più che mai. Voglio aprirla ma ho promesso! E resto qui ad aspettare una minima vibrazione della maniglia, un'ombra sotto la porta che mi faccia percepire la tua presenza, la tua imminente venuta. Sì io prometto. 

Ma sai che c'è, ma vaffanculo! 

 
 
 

Stanotte è la notte

Post n°424 pubblicato il 02 Aprile 2011 da araldo_hades

Coazione a ripetere.

Prendere la stessa brocca d'acqua, prendere lo stesso bicchiere, versare la stessa acqua, bere la stessa acqua. 
Continuare a bere...

 

 
 
 

Sognare

Post n°423 pubblicato il 11 Marzo 2011 da araldo_hades

In  qualunque casa tu entri, girando nelle varie stanze prima o poi ti imbatterai in uno specchio.
Alcuni specchi più di altri riflettono la tua luce in modo diverso... simile, quasi identico a te eppure con sfumature differenti. Di quella immagine così simile a te, ma così diversa, con particolari che non riesci ad identificare ma che sai non ti appartengono, ti innamori... la senti ancora più tua proprio perché differente da quello che sei ma molto vicino a te...
Quella è l'immagine che puoi chiamare tutti i giorni, l'immagine di te che non sei te che è sempre pronta!

Sono proprio quegli specchi che facilmente si infrangono grazie a un sorriso! 

 
 
 

Sorrisi

Post n°422 pubblicato il 27 Febbraio 2011 da araldo_hades

E poi finalmente in discoteca riesci ad andare.
Dopo due mesi di tentativi finalmente riesci a far conciliare tutto, i soldi, il tempo, altri impegni...
Finalmente sei in discoteca e un po' balli, un po' guardi i tipi in giro, un po' eviti gli sguardi di quelli che ti puntano mentre io non punto nessuno...
Già non punto nessuno, mi va solo di ballare, di lasciare andare i pensieri con le sculettate.
Ma quando il destino chiama non puoi far altro che stare sull'attenti ed eseguire il suo ordine come un cadetto modello, devi solo percorrere la strada che lui, il destino infame, ha già segnato per te.
E allora lui, il destino personificato, dall'alto del cubo che avevi, fino a dieci minuti prima, domato, ti accarezza delicatamente la testa e ti porta a voltarti verso di lui. Lo guardi con un fare anche un po' spaventato delle serie "chi cazzo è questo? che cazzo vuole questo?" e lui in cambio ti sorride! Ti lancia un sorriso che non fa altro che far sorridere anche te. 
Non è un sorriso malizioso, anzi, è, forse, dolce...
E' ubriaco si vede, è ubriaco e mi lancia questo sorriso dolcissimo!
Si sa, una cosa tira l'altra ed eccoci a casa. A casa mia.
E' ancora totalmente ubriaco, il freddo delle strade romane non è servito a farlo rinsavire.
Parla molto, parla molto del niente... o forse non capisco nulla io dato che non riesce a chiudere un discorso, una frase, ma mi fa ridere... di cuore, mi fare veramente ridere e rido volentieri con lui... non so perché ma rido veramente.
Entriamo in casa, ci togliamo le giacche e gli chiedo se vuole qualcosa da bere. Ho solo l'acqua in casa e lui per fortuna quella vuole!
Vado in cucina un po' con l'ansia di lasciarlo solo in camera con la possibilità di frugare con quello che c'è... che poi non c'è chi sa che... niente di valore almeno.
Rientro con due bicchieroni d'acqua e lo trovo steso sul letto... dorme!
Dorme con le scarpe sul mio letto! Sorrido! Non posso far altro! Sorrido ancora guardando questo ragazzo di 29 anni, con i capelli castano chiaro, un bel sorriso e i lineamenti di un altro continente.
Poggio i bicchieri sul comodino e sorrido. Gli tolgo le scarpe, vorrei slacciargli la cinta per farlo stare più comodo... ma mi fermo e sorridendo lo sposto un po' per farlo mettere sotto le coperte... appena sente il tepore del piumone si mette in posizione fetale, con le mani tra le gambe. Un bambino. Sorrido!
A pelle, fin da subito, fin dal primo sorriso che mi ha regalato il tipo mi ha dato fiducia. Il mio istinto me lo ha fatto anche portare in casa nonostante lo sconosciuto fosse anche ubriaco eppure so che non mi metterò a dormire... perché la fiducia io, in realtà, non la dò mai a nessuno.
Ed allora mi metto a scrivere questo post sulla scrivania, lui è dietro di me è russa pure. Russa e io sorrido!
Non è un russare pesante, certamente non è dolce, ma è uno di quei modi di russare che ti fanno sorridere. E io sorrido.
E' qui questo ragazzone che deve ancora capire che fare nella vita, io, mi giro e col computer sulle gambe lo guardo mentre, russando, fa piccole smorfie con le labbra ed un ciuffo di capeli gli cade sull'occhio destro.
Penso a quello che avremmo potuto fare se lui non si fosse addormentato. Un ragazzo alto quanto me, ben piazzato, due spalle, che se pur non definite, saprebbero avvolgere per bene, gambe possenti, mani curate ma con i segni di un lavoro manuale, braccia lunghe e virili.
Ci penso eppure preferisco sia andata così, preferisco guardarlo dormire. Mi fa stare bene più di una mezz'ora di sesso.
Vi autorizzo a definirmi matto. Ma sento che quello si cui lui aveva... ha bisogno è stare in un posto sconosciuto per una notte, per quello che resta di questa notte.
Stare lontano da quella sua casa troppo silenziosa, vuota, che tanto ha desiderato ma che lo pone ora davanti allo specchio della sua vita: una casa vuota; da quegli amici sempre troppo goliardici, quasi mai pronti a frenare le battute e a guardarlo negli occhi per capire cosa ci sia davvero dentro di lui; da quel padre troppo insistente che tutti i giorni gli ricorda di essere un fallito, un fallito di 30 anni che non ha ancora capito cosa farsene di questa vita che lui non ha chiesto di avere; da quella madre che non si capisce come mai non è mai madre... sempre troppo distante da lui; da quella sorella più piccola... che almeno lei il futuro se lo sta costruendo all'università; e poi da quel lavoro, quel lavoro che deve raccontarsi essere bello, essere interessante e creativo, deve convincersi di questo altrimenti che ci starebbe a fare?
Lontano da tutto questo per una notte e se il prezzo è fare sesso anonimo non importa, l'importante è stare lontano da tutto.
Credo che la vita, la vita di ognuno di noi sia un film.
Sono, non so come, felice di far parte del film di questo ragazzo dormiglione che intanto ha smesso di russare e ha portato una della sue grandi mani sotto il cuscino.
Faccio parte del suo film e recito la parte di quello che, rimorchiato una sera in un locale, gli ha offerto un letto caldo lontano dal suo mondo.
Una comparsa. Sì, certe cose le senti, solo una comparsa, domani mattina lui si sveglierà, non vorrà neanche il caffè, inventerà una qualsiasi scusa per andar via di corsa. Nonostante il cerchio alla testa il suo mondo invaderà anche la mia stanza, mi ringrazierà velocemente, si scuserà per la figuraccia, io lo guarderò sorridendo e ci saluteremo con un "arrivederci, magari ci ribecchiamo in disco".
Non so sullo schermo quanto tempo mi sarà dedicato, se solo un attimo fuggente o qualche minuto che racconti l'intera notte, non so se sarò all'inizio del film, una di quelle sequenze rapide che servono a farti capire che tipo di vita fa il protagonista o se sarò nella parte centrale dove lui si renderà conto, attraverso questa notte, di quello che è la sua vita e comincerà a far qualcosa per renderla finalmente a sua immagine oppure ancora se sarò verso il finale un di quegli eventi premonitori che portano dritti alla tragedia.
Già non lo so e non so neanche che tipo di film stiamo recitando: una commedia? un film sentimentale? un film drammatico? un trhiller? boh!
Ma a una comparsa questo poco importa, le comparse sono attimi, figure evanescenti che spesso lo spettatore, lo stesso protagonista raramente ricorda.
Quello che può usare una comparsa per capire in che film si trova è la colonna sonora.
La canzone che risuona ora, lieve, lontana, come venisse da uno dei palazzi qui vicino, ma che non ha una fonte precisa, che pervade tutto... pervade questa stanza buia con un ragazzo su una sedia che ha sulle gambe un pc grigio metallizzato che guarda sorridendo un altro ragazzo che dorme beato in un letto è I giardini di marzo di Lucio Battisti.
E mentre la ripresa della canzone parte più forte e il telespettatore non sente più il ticchettio dei miei tasti comprendo che tutti quei sorrisi, i miei, i suoi, erano sorrisi malinconici.  

 
 
 

Nevica

Post n°421 pubblicato il 04 Febbraio 2011 da araldo_hades

Gira, inesorabile il mondo gira.
E' inutile cercare... Si finisce sempre per trovare qualcosa di diverso.
Dice che all'improvviso arriva, come una lettera alle poste!
Scalare scalare scalare!
Sangue sulle mani.
E le città del nord con la nebbia che offusca la vista.
Sembrerebbe che ad ogni ripetersi delle vita, ad ogni giro di terra la sensazione sia quella di una cella buia.
Ed allora cosa di meglio di un maglione?
Le notti sono lunghe... certe notti...
Eppure il telefono squilla, vibra, s'illumina.
Rispondere non è facile.
Gira, inesorabilmente il mondo gira.
La nebbia si dirada, arriva la primavera, le celle non sono così fredde, un secondino apre la cella, l'edera offre nuove foglie.
Ma nevica... è primavere e nevica sulle foglie verdi, fresche, sottili di quell'edera!

 
 
 

Ogni cosa ha un posto ed ogni posto un tempo

Post n°420 pubblicato il 12 Gennaio 2011 da araldo_hades

"... tu a lei, l'hai pensata, l'hai elaborata... non l'hai agita.
L'hai saputa, l'hai conosciuta... e sapere è amare, conoscere è amare perché noi non sappiamo niente della vita degli altri, viviamo tutti chiusi dentro le nostre mura e quando qualcuno per caso, per un assoluto caso, esce fuori dalla propria trincea e si espone per essere osservato, ecco quell'anima che stiamo sondando, quello è il mondo e non possiamo non amare il mondo... è fatto apposta...

...

...C'era una volta un tipo che non credeva alle favole infatti era soprannominato 'il Signor Non Ci Credo'.
Il Signor Non Ci Credo viaggiava, andava, tornava, conosceva molti popoli e molti paesi diversi però non ne sapeva niente del mondo anche se credeva di saperne molto e allora... " 

 

Tratto da "Le cose che restano"

 
 
 

Eppure ormai non penso a te.

Post n°419 pubblicato il 29 Novembre 2010 da araldo_hades

Clic clic...
Le dita tastellano, la barra spaziatrice ha sempre un suono diverso da tutti gli altri tasti.
Sarà per la sua forma.
Effettivamente anche lo Shift e l'invio suonano diversamente.
Clic clic...
Scrivere e riscrivere.
"la storia si ripete sì lo so"
Eppure ingenuamente, riconoscendo l'avviarsi del ricorso storico, mi ci butto a capofitto.
Sì, perché bisogna sempre credere di essere l'eccezione!
Sempre credere che nella banalità del trascorrere del tempo c'è quell'evento che capiterà proprio a te.
Che poi, eccezione di che?
Le mie camicie non le stiro più.
Sono sempre nell'armadio... non stirate... lavate con la centrifuga! Le pieghe sono nette e decise, difficile da togliere anche con il ferro da stiro più potente.
Eppure si sa che le camicie vanno stirate quando sono ancora leggermente umide!
La piega che prendono è perfetta.
Invece le mie camicie rosse, quelle bianche, e quelle blu sono tutte nell'armadio.
Non so... forse, oggi capisco che neanche quelle bianche sono quelle che effettivamente vorrei!
Forse è una camicia nera!
Nera.
Le camicie nere sono quelle che ho sempre indossato.
Forse la camicia nera è effettivamente quello che voglio... non lo so!
Il problema è che non ho ancora capito effettivamente come si porta una camicia nera.
Eppure, in tutto questo, non penso a te.
No, non ci penso!
Non ci penso perché non ti vedo!
Non ti vedo indossare nessuna camicia.
O forse ti vedo ma hai la camicia nascosta dal maglione, dal cappotto!
La nascondi per proteggerti da questo freddo che ormai ha conquistato lo stivale.
Però, potresti venirmelo a dire.
Potresti dirmi, che sotto la giacca, sotto il maglione hai una bella camicia ben stirata!
Potresti dirmi che hai un bella camicia di colore...  

 

 
 
 

Ri

Post n°418 pubblicato il 25 Novembre 2010 da araldo_hades

Ri-muovere
Spostare
Dimenticare
Non ri-cordare
Distruggere
Spazzare
e dalle macerie ri-costruire
Fare
Sentire
Crollare
Punto e a capo
Ri-cominciare

 
 
 

Binari

Post n°417 pubblicato il 14 Ottobre 2010 da araldo_hades

Al binario 20, intorno alle 17.30 arriva sempre un treno.
È uno di quei treni che tutti consigliano di prendere, uno di quelli che passa una sola volta nella vita.
Un di quei treni che fanno un po' da sliding doors.
Qui treni che ti aspettano al binario, aspettano e tu devi decidere se salire oppure no.
Quella decisone cambia il tuo futuro.
Se resti sul binario sentirai il fischio assordante del capotreno, vedrai le porte che si chiudono davanti a te, vedrai il treno che lentamente si muove e davanti ai tuoi occhi cominceranno a scorrere le vetrate dei vagoni pieni di gente, sentirai il fischio delle rotaie sui binari e quel treno andrà via. Partirà senza di te... quello che farai da lì in poi non lo sai, sai solo che non sei salito su quel treno. Non sai quello che ti aspetta ora e neanche cosa sarebbe successo se tu fossi salito su quel treno.
Se sali su quel treno probabilmente non sentirai il fischiare assordante del capotreno, avrai già nelle orecchie le tue cuffiette con la musica pop ad alto volume che ti distrae dai tuoi pensieri pervasivi.
Sentirai il lento muoversi del treno e comincerai a vedere la gente ferma sulla banchina che guarda dentro i vagoni ed in uno di quei vagoni ci sei tu; tu, a chiederti cosa sarebbe successo se non fossi saluto sul treno, cosa avresti fatto: saresti tornato a casa? Ti saresti rimesso davanti al pc? Avresti fatto una passeggiata tre le stradine?
Ma sei sul treno e non sai cosa succederà. C'è pure il dubbio che quel treno arrivi alla stazione di destinazione. Cosa succederà ora che sei sul treno?
Arriverà il controllore a bucarti il biglietto... “cazzo ho obliterato il biglietto?” me ne dimentico sempre!
Nel vagone guardi la gente che ti circonda, cosa sarebbe successo a loro se non fossero saliti sul treno?
Cosa succederà ora che sono salito sul treno?

Al binario 20, intorno alle 21.30 parte sempre un treno.
Voglio prenderlo questo treno!
Ecco! È un altro sliding doors, ma ora non ci penso molto, voglio salirci. Voglio tornare da dove sono venuto.
In questi momenti ti rendi conto che prendere/non prendere quel treno cambierà quel che sarà e lo fai con decisione.
Prendi il treno. Sali sul treno, biglietto obliterato, libro tra le mani, non ti rendi nemmeno conto quando le porte si chiudono, non guardi la gente che sulla banchina osserva chi ha avuto il coraggio di entrare in quel vagone. Il controllore passerà e distrattamente, senza guardarlo negli occhi, gli mostrerai il tuo biglietto che lui ti restituirà con un piccolo buchino in fondo a sinistra.
Il treno parte, la stazione si allontana e il panorama scorre.
Per alcuni momenti il tuo sguardo si perde all'orizzonte e ci ripensi... “ho fatto bene a salire sul treno”... il dubbio passa in un attimo e la tua attenzione torna sulle piccole macchioline nere che riempiono quei fogli bianco sporco.

Al binario 20 arrivano e partono moltissimi treni che ti permettono di modificare quel che sarà.
E se fosse al binario 21?
E se fosse al binario 19?

 
 
 

Stai già scivolando via da me che posso...

Post n°416 pubblicato il 22 Settembre 2010 da araldo_hades

Stai già scivolando via.
Non è strano! Mi viene da calcolare il tutto in giorni, settimane e mesi!
Non sai nemmeno che dio calcolare le cose in questi termini eppure con te forse è stato solo questo! Solo tempo.
Nuovo tempo! 
E che me ne faccio io di questo tempo?
Stai già scivolando via... forse non te ne rendi nemmeno conto. Forse non ti interessa neanche. Eppure c'è qualcosa.
Come al solito ho visto! Quel muro... c'è! Difficile, molto difficile da scalfire... questa volta forse impossibile.
Stai già scivolando via e forse sei tu a volerlo. E se fosse un errore? E se fosse questa quell'occasione che tieni rinchiusa? Forse c'è bisogno di tempo. Forse ... forse ...
Stai già scivolando via e sono io che non me ne rendo conto.
Senza rendermene conto già non ti sento più tra queste mani. Le mie mani che ti hanno sfiorato, accarezzato, toccato... mani che si sono spinte oltre.
Eppure tu stai scivolando via.
Alza il muro. Fallo ancora. Non fermarti. Chiudi gli occhi, proprio ora. Gira lo sguardo quando non ce la fai più a sostenere il mio. Nascondilo. Nascondi tutto quello che nemmeno tu sai cos'è.
Nascondilo, chiudi gli occhi, alza il muro che forse è solo tempo perso!
Nascondili a me gli occhi tuoi. Nascondili a me! a me che posso...  

 
 
 

Cinture di pelle

Post n°415 pubblicato il 22 Settembre 2010 da araldo_hades

 

 
 
 

E forse sono...

Post n°414 pubblicato il 18 Settembre 2010 da araldo_hades

E forse sono un quarantenne.
Sì, forse io sono sulla soglia dei quaranta, ho un figlio, un ex compagno ed ho paura.
Ho paura di non riuscire a gestire il mio terzo appuntamento.
Mi domando come diavolo sia possibile. Cavolo! Sono uno che sul lavoro spacca. Sono uno dei migliori... certo ho ancora tanto da imparare ma rispetto a quelli del mio livello io sono decisamente il migliore.
Sono perfettamente in grado di gestire la mia separazione e di allevare mio figlio. Lui è felice, cresce bene e mi vuole bene!
Ho un sacco di amici che hanno compreso il mio stile relazionale, che effettivamente non è del tutto convenzionale. E allora com'è mai possibile che io non riesca a gestire un terzo appuntamento?
Perché ho così tanta paura?
Forse è perché ci sono delle regole, delle convenzioni sociali.
Al terzo appuntamento ci si aspetta del sesso. Il terzo appuntamento sarà a casa sua. Sarà lui a cucinare, a cucinare per me.
Chi li deve portare i preservativi?
Sono sempre stato con una sola persona... ora come ci si comporta? O meglio, so come comportarmi durante il terzo appuntamento, alla fin fine è una cena... si mangia, si conversa, si fa qualche battuta, si sorseggia vino. Mi preoccupano le aspettative. 
Io ho quarant'anni e non so gestire un terzo appuntamento.

E forse sono un quindicenne.
Sì, forse sono un adolescente con l'ormone impazzito che vede possibile sesso in tutti gli sguardi che i suoi occhi incrociano, un ragazzino che ascolta a palla sempre le stesse canzoni e che usa sempre lo stesso gergo!
Ho una voglia matta di incontrare l'unica persona che sembra raccontare, tramite immagini, la mia vita e i miei desideri. L'unica persona che descrive le mie paure e le esorcizza. L'unica che è riuscita a toccarmi l'anima con un'immagine.
E allora faccio di tutto per incontrarla. Immagino mille film sul come evolverà l'incontro, invento mille discorsi, mille frasi da dire... senza preoccuparmi troppo dell'essere banale, perché quando si parla col cuore si sente!
Mille parole ruotano nella testa, smorzo la tensione con battutine sconce sulla gente che mi ronza intorno, poi mi avvicino a quella persona e non dico nulla.
Ho paura di non riuscire a comunicare quello che provo.
Affianco la persona che sogno di incontrare da anni faccio un sorriso, il flash mi acceca e non dico nulla. 
Io ho quindici anni e non so trasmettere le mie emozioni.

E forse sono un ventenne.
Sì, forse sono un ventiquattrenne e comincio a capire quali siano le mie responsabilità, comincio a capire quali siano le conseguenze delle mie azioni e delle mie scelte.
C'è poco da dire.

Io ho ventiquattro anni e non so non aver paura! 

 
 
 
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