
"Vi do un camandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato...Da questo sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri." Gv 13,34
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SOVERATO – Grande partecipazione nella giornata di ieri, 15 maggio, per la festa svoltasi nel cortile della scuola primaria soveratese "San Domenico Savio". L'evento "Scuola in festa, momenti di gioia e condivisione", quest'anno è stato arricchito da un concorso intitolato "Guardo il cielo e coloro le mie emozioni", in memoria di una bambina soveratese scomparsa in tenera età, Silvia Tassone. Il Parroco, don Paolo Zamengo, ha concelebrato con don Pasquale Rondinelli, una Santa Messa, coinvolgente e suggellata da parole molto belle. "Il colore della nostra vita porta allegria e crescita. Noi siamo una bellissima comunità in cui ognuno di noi, insieme agli altri, forma un insieme più bello, come un fiore che viene reso migliore se aggiunto in un mazzo. La scuola di San Domenico Savio – prosegue – è una grande famiglia, e dovete esserne fieri di farne parte". Don Paolo ha anche definito importanti le competizioni "non perché in esse si vince il premio, ma perché ci spronano a dare il meglio di noi. Il nostro premio non è il trofeo, ma la gioia nel cuore. E voi, cari ragazzi, alla fine dell'anno scolastico sarete contenti per tanti motivi, sia perché sarete promossi, sia perché sarete felici dentro di voi". Dopo aver ricordato un'altra giovane divenuta Santa, Laura Vicuna, il nostro Parroco ha concluso con l'esclamazione dei bambini "Domenico, Laura e Silvia: vi vogliamo bene!!!". Subito dopo un momento coreografico diretto dalla maestra di danza, Yura, sulle note di "I believe i can fly", e successivamente il coro dell'Istituto Salesiano ha intonato la celeberrima "Imagine", per un omaggio voluto da don Gino.
L'insegnante Rosalba Tuccio ha introdotto il momento della premiazione del concorso ricordando Silvia, con parole molto toccanti: "Parlare di Silvia per me è un esercizio dell'anima. La sua presenza suscita in me emozioni forti. Lei aveva una spiccata e simpatica curiosità, e grazie a lei i bambini hanno capito che devono emozionarsi. E' come se i nostri ruoli si fossero invertiti, perché io sono diventata un'alunna mentre Silvia si è trasformata in maestra, in maestra di vita. L'insegnamento più importante di Silvia è stato quello di aver dato un significato alla parola "speranza", dandole una forma ben definita. Silvia, il 31 maggio del 2007, ha scritto una lettera in cui diceva che le sarebbero mancati molto la scuola, le maestre, i compagni e perfino il banco, con tutte le scritte che aveva "subito". Silvia salutò anche la sua sedia che l'aveva mantenuta, e disse che la fine dell'anno scolastico apre molte strade nuove, perché rappresenta l'inizio di un nuovo orizzonte. Portiamo le sue parole nelle nostre vite". Hanno poi preso la parola i genitori di Silvia, Vito Tassone ed Elena Apicella, visibilmente emozionati. La madre della piccola Silvia ha ringraziato tutti: "Silvia è presente in mezzo a noi, con i suoi compagni. Non ci sono aggettivi per descrivere tutto questo. Ringrazio davvero tutti, le maestre, i bambini, i genitori, don Paolo e anche don Tobia, che ha voluto essere vicino a noi in questo momento con un suo pensiero, e vorrei ringraziare anche Suora Rosa e tutte le altre Suore, perché Silvia frequentava l'oratorio "Maria Ausiliatrice". Grazie, infine, ai docenti che hanno voluto omaggiarla con questo Memorial".
Il papà di Silvia ho voluto ricordare San Domenico Savio leggendo un bellissimo, e molto toccante, pensiero: "Santi non si nasce, ma lo si diventa vivendo. Oggi siamo qui per festeggiare un ragazzo come voi, la Santità non va legata a fenomeni divini, ma a semplici lezioni di vita". Poi, il ricordo della figlia Silvia: "La storia di Silvia andrebbe proiettata in ognuno di noi, nelle nostre vite, perché Silvia ci ha insegnato che possiamo superare gli ostacoli della vita con un sorriso, anche quando le cose vanno male. La sofferenza unisce, sembra strano, ma la malattia rinforza. Silvia diceva sempre "L'unione fa la forza", e le famiglie sono il centro di tutto. Ragazzi, dovete vivere alla grande!". La madre di Silvia ha proseguito leggendo ai presenti la lettera di don Tobia Carotenuto, il quale è stato molto vicino a Silvia nei momenti della sofferenza: "Soffrì molto quando seppi della malattia, e volli capire il perché Dio abbia fatto questo "disegno" per lei, probabilmente lo ha fatto perché voleva vedere Silvia vincere", e concludendo "Gli Angeli non muoiono, ma Gesù se li porta gelosamente nel cielo". Hanno fatto da cornice ai genitori i compagni della classe V Elementare (sez. A) del 2007, palesemente commossi.
Il maestro Pino Calabretta, facente parte della commissione esaminatrice del concorso, ha portato una ventata di sorriso con una simpatica poesia, ricordando Silvia dicendo che "lei oggi ha fatto il miracolo di riunirvi qui, tutti insieme", mentre la Vice-Preside, Camilla Chiefari, porgendo i saluti del Dirigente Scolastico, Gilio De Masi, assente, entusiasta per l'ottima riuscita della manifestazione ha affermato: "La festa di oggi è uno spettacolo di grandissima simbiosi tra scuola e famiglie. Ben venga la collaborazione tra la scuola e le famiglie, perché solo grazie a questa unione i nostri figli possono crescere sani". Da "Soveratiamo.com" In questa gironata di grande festa, ciò che ha dominato sono stati i colori della gioia, il sorriso dei bambini, il canto del cuore, la partecipanzione di tutti, organizzatori e ascoltatori , alla bellezza dello stare insieme in allegria, trasformando ogni dolore in condivisione. Gesù Risorto ha fatto sentire la sua presenza viva in mezzo a noi, coinvolgendo tutti, dai più piccoli agli anziani in un clima di unità semplice e festosa. Silvialuce realizza sempre il suo progetto di "essere famiglia" in qualsiasi situazione, trasportando ognuno di noi nel suo "Mondo colorato, che riesce a colorare di speranza anche la sofferenza, attingendo forza dal suo amico Gesù.
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Le lacrime di Gesù versate per la morte di Lazzaro, sono lacrime di vero uomo. Amiamo Gesù proprio perché è simile a noi. Egli ha sofferto quella dipartita così come soffriamo noi,quando la morte fisica distacca dalla nostra vita qualcuno che ci è caro. Le lacrime di Gesù ci parlano di lui come uomo. Abbiamo lasciato Gesù fanciullo,ma già ricco di conoscenza e consapevole di dover fare la volontà del Padre; sapeva di appartenere a lui. Poi il silenzio e il nascondimento scendono su Gesù e la sua famiglia. Vivono uniti nella semplicità della vita comune ad ogni famiglia e questo è il primo esempio di stile di vita che Dio ci dona. Più grande è il compito che ci viene assegnato, più piccoli ed umili saremo agli occhi del mondo, per dare spazio alla sua potenza e alla manifestazione della sua volontà nell'amore. Ed è quello che fa Gesù di fronte alla morte del suo più caro amico: dà spazio alla potenza misericordiosa del Padre. Uniamoci alle lacrime di Gesù, perché ugualmente lui si unirà alle nostre lacrime e non ci lascerà soli nel nostro dolore...La risurrezione di Lazzaro è un esempio del dominio dello spirito sulla materia: Dio interviene restituendo la vita ad un corpo inanimato e in fase di deterioramento. In seguito Lazzaro è morto, ma il suo ritorno alla vita terrena resta un segno preciso, diretto alla nostra necessità di credere solo vedendo. Con questo episodio Dio insegna che lo Spirito Santo è veramente l'artefice di ogni opera. Ciò che ha spinto Gesù a questo gesto, è, oltre il suo,il dolore dei familiari, nel quale è penetrato profondamente e la sua presenza, quindi, è la presenza quotidiana di Dio in ogni situazione dolorosa della nostra vita. Gesù interviene con la divinità che gli viene dal Padre ed opera un prodigio in una situazione comune e molto umana, dando prova concreta e visibile della potenza di Dio,che si manifesta nell'amore. Gesù è arrivato dai parenti di Lazzaro solo dopo 4 giorni: non rammarichiamoci,quindi, del tempo che impiega per raggiungerci, ma solo attendiamo con fiducia il suo arrivo. |
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Il vertice della speranza è Cristo, le sue mani sono la nostra àncora di salvezza, il suo cuore è la nostra scialuppa di salvataggio, la sua sapienza è la nostra speranza trasformata in realtà. Evviva Gesù, fratelli, evvivail nostro Salvatore, evviva il Cristo Risorto! Egli è l'unica nostra vera speranza; senza di lui veramente non ci sono soluzioni. La vera solidarietà sta proprio nel fatto di avere cognizione di essere membra di Cristo. di essere tralci di unica vite, tutti ugualmente necessari ed importanti per la crescita e la poduttività nostra e dei fratelli. Impariamo ad essere solidali con Gesù, non allontaniamoci mai da lui, ma anzi doniamoglo tutta la nostra buona volontà, tutta la nostra collaborazione, tutti i nostri sacrifici e lui ci aiuterà nelle nostre iniziative di solidale fratellanza. Così come siamo unica pianta con Cristo, unico copro con lui e così come le membra, pur separate le une dalle altre per la loro funzione, sono legate tra loro fino a formare il corpo, così la solidarietà deve raccogliere il volontariato nel suo principio vitale: la carità. L'associazione non deve rispecchiare l'identità di chi la crea o la gestisce, ma l'identità vera sta nella motivazione per cui nasce, nella gestione della stessa attraverso il sostegno e la ricerca. Il volto dell'associazione non è tanto quello del fondatore, ma, come un mosaico, deve racchiudere i votli di tutti coloro a favore dei quali è nata. La solidarietà ha un volto unico: la collaborazione responsabile e fraterna nella gratuità dell'amore. Non il prestigio dell'uomo, non l'esposizione del proprio io, non la pubblicità del mezzo, ma solo del fine. L'esperienza della propria vita, la testimonianza della gioia e del dolore, l'offerta del proprio tempo, dei propri risparmi, della propria intelligenza e capacità, la ricerca spontanea di aiuti materiali, morali escientifici, sono la linfa della solidarietà. Essa è trasparente, forte, inattaccabile, è l'anima stessa di Cristo che vive in ognuno di noi, uniti da un unico sentimento: L'AMORE. |
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Il Timore di Dio è il fondamento su cui l'uomo poggia ogni consapevolezza. Dio è Padre Creatore ed ogni cosa avviene, se invochiamo la sua volontà. Sempre, nel tempo, Lui domina la materia e ciò che è limitato per l'uomo, è illimitato per il nostro Dio. L'uomo offre la sua sottomissione al Padre non per paura, ma perché riconosce la sua infinita superiorità, che nella creazione ha donato, in Cristo Gesù Figlio, una casa al suo amore immenso e misericordioso. L'uomo arriva fin dove Dio vuole, ma poiché il vero amore non può esprimersi che nella libertà, Egli lascia che l'uomo sia arbitro delle sue mete. La volontà di Dio, non è cosa da lui stabilita, ma l'ascolto della propria vocazione. La si scopre giorno per giorno, nel posto e nella situazione in cui ci troviamo e concorre al nostro bene. Per questo il Timore di Dio è santo, perché ci aiuta a santificare la nostra vita, se lo viviamo nel rapporto filiale con Dio. |
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Voglio solo raccontare un piccolo episodio che, spero, faccia riflettere. Silvia era agli inizi della chemioterapia, che doveva precedere l'intervento. Nel reparto dove lei si trovava c'era una famiglia che accompagnava il proprio figlio, Rocco, di 13 anni, colpito da un osteosarcoma. Silvia fa subito amicizia ed ha un ottimo rapporto anche con i genitori di Rocco, con il quale condivide la sofferenza e ricevendo conforto nel verificare che tale sofferenza accomuna le persone. Ma un triste giorno Rocco peggiora, perché non riesce a liberarsi dai residui delle medicine somministrate e la sua vita è in pericolo. Silvia, come sempre illuminata da una luce interiore, chiede alla sua mamma di pregare per questo suo amico e con tanto slancio e intensità di fede, inizia a recitare la preghiera dell'ammalato. Nella stanza dove si trova Silvia la sua voce orante si sente chiaramente: lei, infatti, prega a voce alta.... Il suo caro amico Rocco, supera la crisi e migliora! Gesù, il più grande amico di Silvia, ha sempre contato su di lei e Silvia ha sempre detto "sì" al suo diletto. |

"...ero malato e mi avete visitato.." Mt 25,36

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