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Post n°235 pubblicato il 23 Maggio 2012 da slippery.zone
Mi hai chiesto se fossi perversa Se fossi capace di oscenità scomposte Volevi sapere se so provocarti e se sono una autentica anticonformista Una vera dissacratrice. Volevi saperlo e ti brillavano gli occhi nel domandare, se sono capace di fare la rivoluzione, tu volevi sapere. Se so essere blasfema. Scandalosa. Se lo so essere solo per te. Volevi congratularti con me se faccio un rutto dopo il brindisi coi tuoi succhi. Guardandoti. Volevi sapere se so calarmi nella parte Sì. Lo so fare. So girovagare nelle stanze delle perversioni Camminando con lo sguardo all’insù come si guarda un museo umano. So condividere per gioco qualunque estremismo. La complicità, professore, non ha prezzo. Ricorda: qualunque estremismo. Tranne l’amore.
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Post n°231 pubblicato il 29 Aprile 2012 da slippery.zone
Vedere il mondo come un grade buffet dove assaggiare. Cibo italiano. Magna. Se so magnati tutto politici. E' tutto un magna magna. Rapporto col cibo di altri paesi. Americani. Obesita'. Dominio del cibo italiano nel mondo. Hai mangiato bello di mamma. La fame. La guerra. pancia piatta. Benessere.Il pianto del neonato si consola col cibo. Prima traccia. Il sapore. Mal di stomaco. Lotte intestine. Digerire. Dietologo. eros. Nutrizionista. Pizza cu 'a pummarole. Sale. Amore. Farfalle nello stomaco. Denti del giudizio inutili per i cibi moderni. Consolazione. Oh dolcezza mia. Sapore. Merendine. Ti mangerei. Ti morderei. Dissociata. Digiuno protesta. Ghandi.Dolore. Anoressia. Buddha con la pancia. Buon appetito. Non ci vedo più dalla fame. Tutti ciechi. Fame. Guerra. Quaresima. Quanti kg hai perso. La cellulite é una malattia. Tu bi or not tubili. Carboidrati. eros. Muscoli. Pelle elastica. Ponderale. Dieta mediterranea. Formosa. Grassa. Grigliata. Diario alimentare. Fiisarmonica. Costituzione. Di costituzione. E' costituzione. Ormonale. La bambina, la fame nel mondo. Senti se é cotto. Come stai bene! Intimissimi. La pasta. Dove mangia uno mangiano due. Le ricette regionali. Trovare pace. Una manna. Cibo degli dei. Sapore. Balena. Elefante. Cardiologo. Endocrinologo. Saziare la pancia. La bilancia tutte le mattine. Bulimia. Morto stecchito. Secco. Morte secca. Stanlio e ollio. C'era un ciccione. Ciccia bomba cannoniere con tre buchi nel sedere.piena. Piena come la luna. Guance di mela. Cuochi. Cucina.chef.cucinare.benessere.conviviale.buonumore.bere.mangiare. amicizia.cena romantica. Cibo. Eros. Gamberi.crostacei.eros. impero dei sensi. Geni.metabolismo.colpe.senso di colpa.calorie.vomito. disperazione.tristezza.investimenti emotivi frustrati. associazioni.cure.ospedali.cibo. pane e acqua.carcere.pellagra.denutrizione. le parole offendono.cibo e odore della pelle. siamo quello che mangiamo. eros. mal di schiena.camminata. antipasto.primo.secondo.contorno.frutta.dolce.caffe'.amaro. Pranzo.cena.colazione.merenda.la linea. la curva della salute.sportivo. bruciare grassi.un mondo.cioccolata. eros.
Addiction.
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Post n°230 pubblicato il 27 Aprile 2012 da slippery.zone
Quel market dietro Repubblica è una droga. Ogni volta mi accade sempre una qualche terapeutica sorpresa, devo andarci più spesso. Pensavo che fosse Feltrinelli il posto più adatto al rimorchiage, ma… invece devo ricredermi. O forse è il mio giubbotto di pelle rossa che fa sangue? Oggi sono andata a fare la spesa, come al solito da sola; quando vado al supermercato mi perdo sempre è un un’esperienza straniante, noiosa, così guardo anche la gente intorno a me, e un po’ seguo la lista rigorosamente scritta nelle bozze dei messaggi sul cellulare. Mentre acquisto un prodotto, cancello la voce e quel che resta lo salvo di nuovo nelle bozze, e lo compro la volta dopo. Mi accorgo che entra insieme me un bel tipo poco sotto la quarantina, moro, occhi verdi, barba corta, scura, alto oltre il metro e ottanta di certo, bei lineamenti, fisico ben proporzionato, ma solido come quello di un rugbysta. Belle mani eleganti. Solo. Lo voglio chiamare .. ma sì, lo chiameremo Leonardo. Quando lo posso guardare meglio constato che ha una bella bocca e il taglio degli occhi è magnetico. Mi arrivano due sms in sua presenza. E’ mio figlio dall’estero che mi scrive: ti voglio bene ma’! Leggo, sorrido. Dilidìn. Mi sembra che lui ci faccia caso, sente il trillo e mi guarda di sfuggita. L’ho incrociato spesso tra gli scaffali. Risoluto, ma gli occhi ce li ha. Li usa. Poi l’isperata fortuna vuole che le casse siano semivuote. E vai! Scelgo una cassa libera, la cassiera ride rumorosamente con una commessa. Sento la battuta tra le due donne e rido anche io, dico: ho fatto bene a venire qui, mi piace questa cassa, si fanno un sacco di risate. Indovina un po’ chi mi stava a sentire? Quel bel Leonardo! E me lo ritrovo alle spalle col suo carrello. Ha scelto la cassa dove sto io. Decido che cerca una chance, e che non è affatto un caso, viste le altre tre casse libere.. .. E.. signore e signori, visto che il mondo mi annoia, me la gioco. Ma..come? La cassiera sorridendo passa veloce i miei prodotti uno dopo l’altro e arriva battere il prezzo delle quattro meraviglie che mi sono comprata. Quattro confezioni di sale in vetro da macinare.. Non ho resistito, non so che ci farò, ma è una vita che ci faccio l’amore con quei flaconi sensuali nell’espositore delle spezie.Le spezie sono un richiamo irresistibile, ma il sale blu di Persia è una vera provocazione! Mmmh! Li compro. Ma la signorina ci fa caso e mi dice davanti al tipo che intanto carica le sue poche cose sul nastro, accanto alle mie; e… questi?? Beh questi, dico a voce udibile dal tipo sono erotici. Il tipo appizza le orecchie io seguo col demonio nella coda dell’occhio.E la cassiera: daaverooo?? Certo, dico io.. e li prendo in mano tutti e quattro. Ormai gli occhi del bel Leonardo sono sulle mie mani e ora sul mio viso, e ha un sorrisetto abbozzato e naturale, immagino pensi: che ci farà di erotico la signora? E continuo senza celare l’invito all’ascolto. Lo faccio per dargli l’occasione di intervenire, ma vado a beccare proprio un timido… ride, ormai.. sente le cazzate che dico alla cassiera e ride che quasi vorrebbe dire e dire.. ma non gli viene la battuta pronta e io rincaro la dose. Ecco, vedi, senti che poesia, che meraviglia: questo è sale rosa dell’Himàlaya, questo è sale affumicato, questo è sale rosso delle Hawaii, pensa che c’era anche il sale blu di Persia, ma lo prendo la prossima volta, per ora ho preso anche questo, IL nero… mmh veramente delizioso e lo sai come si usa? E con voce suadente e recitativa, continuo Prendi il salmone selvaggio e ci macini sopra qualche grano di questo sale nero… e infine, con un gesto elegante, fai così coi capelli..e via!!.. E dicendo così, mi sono sbuffata all’indietro i capelli con la mano ridendo.. Che pensavo che Leonardo morisse dalle risate e dal.. frizzante! Ho retto lo sguardo e lui lo ha abbassato per primo.. La cassiera rideva … rideva.. io mi sono girata, ho salutato Leonardo un po’ sbieca ma.. giusta, sorridente.. e ho raggiunto il parcheggio senza più girarmi. Il sale blu di Persia… un peccato lasciarlo lì.. quasi quasi domani ci torno …
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Post n°229 pubblicato il 26 Aprile 2012 da slippery.zone
Per capire se un coccodrillo è veramente triste bisogna aspettare il giovedì
Stavo dietro la porta con la schiena appoggiata e la luce spenta e ti aspettavo, mi abbracciavo le spalle con le mani. Pensavo, sotto al portone, a una coppia d’archi romani col sole che passa da un buco all’altro, da dietro, come con un calcio dato a un pallone che sfiora l’erba gelata. Tu baciami sotto questo vischio lo si fa per la commedia. L’ho buttato nella pattumiera ieri, non durano niente quelle biglie bianche di seta lattiginosa, e il nastro di raso argentato era impolverato. Non potevo guardarlo più. Sapeva di canzoni francesi. Sapeva di gambe storte di donne orientali, che a guardarle correre stizziscono. Che demonio c’è nella bellezza? Che demonio c’è nella tua assenza se non ti voglio intorno, che non sai neppure se vuoi tornare indietro. Siamo misteriosi come i pistoni di un motore a scoppio. Ma più io, di te.
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Post n°228 pubblicato il 24 Aprile 2012 da slippery.zone
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Post n°227 pubblicato il 19 Aprile 2012 da slippery.zone
Alla larga da me gli impotenti, prego. Parliamoci chiaro, a noi donne di chiamare la vostra razza 'maschietti' non verrebbe mai in mente. Noi vi chiamiamo: uomini. Maschi. Con la parola maschietti vi ci definite da soli, qui in chat e ogni volta che parlate del vostro genere. Alle donne, anche a quelle come me, piacciono ancora gli Uomini. E basta con la storia che l'impotenza maschile é colpa delle donne, che é il derivato dell'aggressività femminile: la maggior parte degli omicidi italiani é commessa dauomini, mariti e compagni di vita delle donne e non il contrario Dunque, questa millantata aggressione, dove sta? O forse, la mancata sottomissione equivale ad una aggressione? La verità é che non volete impegnarvi più di tanto a capire cosa fa felice una donna, tanto. per quello che vi serve, vi bastano due foto spremute in rete, due balletti sculettanti, e la farfallina di Belen, che andate a mano libera! C'é qualcuno che sa cos'é l'eros femminile ?? O vi bastano i siti porno?.. Sono le omissioni affettive di genere a diffondere la nuova peste del 2000 : l’impotenza maschile. I sondaggi sono disarmanti sulla diffusione del problema a macchia d’olio. E quando le donne si raccontano tra loro vengono fuori come funghi.. ognuna ne conosce almeno un paio. E danno sempre la colpa a noi.. Amateci, piuttosto! Amate le donne davvero. Amateci almeno quanto vi amiamo noi. Che tanto col Viagra la peste non si cura, vi resta dentro e rispunta la volta dopo e non vi passa! Amateci pazzamente è questo che garantirà la durata delle vostre performance. E’ questa la cura: amateci. E fatelo oggi, che la vita è un soffio!
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Post n°226 pubblicato il 18 Aprile 2012 da slippery.zone
Penso, che meraviglia il fatto che nonostante io ti abbia incontrato, creduto e sopravvalutato, nonostante le attese e le promesse siano state vane, come te, la conseguenza non sia affatto quella di aver dato fondo alla mia felicità. Sembrerà un’ostentazione, una fiction con un doppiaggio scadente, ma invece è proprio così, io sono felice come prima di vedere la tua salma lasciare la riva. Mi sono arrabbiata e quella rabbia ora la sto ricordando, ma nonostante la tua povertà d’animo abbia contagiato i miei organi con la cupidigia di un’infezione.. io sono evidentemente felice e mi brillano gli occhi ogni mattina. Che non mi sembra vero! Mi sono resa conto e senza conseguenze per me, che dentro sei un fallito costretto all’autoreferenzialità e questo, nonostante l’involucro colto e la tua pompa magna da montanaro che sembrava chissà cosa ed era il lato basso del provinciale che è in te. Pareva il mio presente, tutto quello che ti ho dato.. E invece sembrano passati mille anni. Guardo il gatto che impazzisce all’improvviso, o così sembra fare, e rincorre un fantasma sul mio letto con una faccia buffa da caccia grossa. Rincorre un uccellino invisibile? Una farfallina? Rotola sulle mie lenzuola e sembra felice, ha il cuore leggero come me.. |
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Post n°225 pubblicato il 31 Marzo 2012 da slippery.zone
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Post n°223 pubblicato il 15 Marzo 2012 da slippery.zone
Io non ti saprei mai dipingere bella mia. Ma voglio farti un ritratto a parole e ti voglio dire dal profondo del cuore che tu sei intelligente, simpatica, geniale, entusiasta, bella, armoniosa, curata nel vestire e nella persona tutta, direi che sai sognare e stare coi piedi per terra, ami parlare di molti argomenti, sei mediamente colta ma hai sempre sete di cultura, motore di ogni tuo piacere, e sei amante delle arti, dei viaggi e del discutere di temi sociali, hai opinioni personali indipendenti ma non le proclami mai spocchiosamente e ti ho visto frequentare agevolmente gente d'ogni risma, pensiero, senza mai diventare sgradevole, sei trasversalmente anti-pregiudiziale e sei sempre accogliente verso ogni persona; sei positiva verso il futuro nonostante gli innumerevoli guai del tuo merdoso passato, ti ho sentito essere rarissimamente maldicente verso altri. Parli un buon italiano, sai scrivere, cantare, suonare, recitare e riempire di attenzione i tuoi interlocutori. Socievole, affettuosa, aperta. E' piacevole e gentile il tuo modo di porti, nonché educato e qui e là raffinato, qui e là greve, ma anche molto spontaneo, e alla mano, se necessario; mai davvero snob, se non con gli arroganti e metti sempre a proprio agio le persone, anche in incontri occasionali; con la gente ti relazioni bene e partecipi a tutto con allegria, In verità hai una gioia di vivere contagiosa , sei creativa nell'umorismo, imprevedibile (nei limiti del lecito), sei buona compagna di viaggio e nel modo d'affrontare un imprevisto piacevole o spiacevole che sia; sei dolce ma non sei mai stucchevole. Non sei appiccicosa, mai indiscreta, mai noiosa, sei leale, quello che dici poi fai, e sei intellettualmente onesta come accade sempre più raramente, eppure, sei incredibilmente erotica, disponibile, passionale, partecipe, complice, maliziosa, propositiva, veramente porca e veramente ingenua al contempo, e hai una pelle di seta, un sesso bello, chiuso, che sembra una rosa curata, sana, calda, avvolgente; sai osare, sai chiedere e sai offrire, e sai fare l'amore generosamente, godi del piacere del tuo compagno quanto godi del tuo, sei ferma al solo primo capitolo del tuo piacere perché, benché invocandolo, nel profondo nessuno con te è andato oltre il suo deserto. Sei attenta e sei sensibile a ogni sfumatura, sveglia, già mentre affiorano le necessità di chi ti sta di fronte, tu le noti. Tutto é spontaneo e in te connaturato nella tua radice, ma tuttavia curi progettualmente te stessa e le tue doti come faresti con una piantina bonsai. Sei la fortuna di chi ti incrocia sulla sua via, e musa ispiratrice di affari perché con te si aprono le menti a nuove e fertili idee. Porti fortune, lo dicono in tanti. Hai un patrimonio interiore caleidoscopico e sei naturalmente portata alla condivisione universale dei tuoi beni perché il condividere è il tuo primo piacere nella vita, e perché non conosci l'egoismo, né l'invidia, né l'avidità. Sei una buona compagnia e lasci tracce e ricordi positivi, tali che chi pure ti ha perduto, ti ha sempre pensato e infine ricercato. Questo è il tuo vero ritratto. Questa donna hai scelto di essere. Dunque per favore ora, finalmente, scegli di essere amata per quello che sei. Fa semplicemente girare la testa. |
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Post n°222 pubblicato il 03 Marzo 2012 da slippery.zone
Mi stai guardando il culo. Resti fermo dietro di me con la spalla appoggiata alla libreria e guardi i miei polpacci assottigliarsi verso le caviglie strette nelle calze nere coprenti scivolare nelle splendide scarpe di cuoio, quelle che ho scelto di indossare per inchiodarti, coi tacchi alti e sottili .. che facciano per te l’ipnotico tictac! Mi segui con gli occhi mentre mi allontano verso la finestra, un passo dietro l’altro sento addosso l’olio mutevole delle tue intenzioni ora fermo sul mio culo, segui le oscillazioni dei miei lombi che, sappi, sono coscienti e arroventati come lamiere al faro greve dei tuoi occhi. Il viaggio che compie il tuo sguardo è un tempo che pare interminabile, timore e piacere in quegli eterni decimi di secondo in cui provo a recitare la parte dell’indifferente, quando invece, il tuo sguardo mi esalta. E tu guardi. Guardi. E ci ripenserai, poi, alla carne di quei miei fianchi nella gonna elegante che mi fascia le natiche e scopre il ginocchio con uno sbuffo di stoffa appena accennato, una fascia perfetta che digrada lievemente come una campanula timida e severa che si contraddice e di me dice tutto, riproverai poi, da solo, il tuo desiderio irrespirabile. E come li sento, quei i tuoi occhi addosso mentre attraverso passo dopo passo il salone, e bruci, e brucio io. Vorrei saperli tutti i tuoi pensieri sconci che ora mi tornano in mente come fantasmi nella casa vuota. Ti vedo con la nuca. Ti vedo con la gabbia delle costole sbandate da respiri impossibili, obbligati, respiri da contratto. C’è un lampo nero nello spazio fra noi. Tra pochi istanti questi occhi li chiuderai su di me e mi vedrai solo con la mente e con le mani, con le dita, con il petto. E mi risucchierai con la velocità con cui l’ostrica difende la sua perla, le mani, vedranno per te il mio corpo in piedi. Le tue palme, l'indice destro, avranno memoria caparbia del mio sesso e vedranno per i tuoi occhi ciechi. E’ dunque questo sguardo, quello che ti rimarrà dentro come una fertile spina. Le regole di uno sguardo non stanno scritte in nessun luogo, ma tutti sanno come si deve guardare, quando abbassare gli occhi, quando rilanciare un invito, e tutti sanno quale artificiosa diavoleria contiene la coda di un occhio. Uno sguardo. Uno sguardo che subisco finché non te lo restituisco, ma per quei lunghi istanti sei libero alle mie spalle. Libero, impudico, grave, ma anche gentile. C’è qualcosa in te che ti governa immoralmente e la tua carta non ha confini, ma tu ce li hai. Da quando ti conosco penso che sei un pazzo. Un genio innervato di sangue. Eppure, un velo di timidezza di goffaggine l’ho colto, in te, una volta, che non sembravi neppure tu. E non sai quanto m’ha tranquillizzato. Mi rassicuro. Ma divorami, ti prego. Colerai poi quel verde inatteso dei tuoi occhi sul pozzo nascosto tra mie cosce. Tictac.. Liscia la mia schiena come una marea. Guardami ancora. Pazzo, guardami, divorami..
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Post n°218 pubblicato il 27 Gennaio 2012 da slippery.zone
In rete io ho una sola legge, mi disse Marco, non parlo mai con le donne sposate, ma non riesco a smettere di guardarti. Sei bella. Cazzo quanto sei bella. Ma è qualcosa che non si spiega con le parole come lo sei. Sei un raggio di sole. E io non conosco altra legge che questa, ora. Sei sicura che sei sposata? Marco. Non so perché c’ho chiacchierato. Ero scazzata, vuota, forse avrei parlato con uno sconosciuto sull’autobus pur di togliermi dalla mente quel buzz di fondo. Andiamo, era così chiaro che era veramente una zappa. Tatuaggio compreso. Ignorante, magnetico come un manigoldo, e quando l’ho visto in webcam ho provato solo simpatia, ma sembrava uno qualunque; Marco fa parte di quelle persone che in webcam sembrano insignificanti. E ancora peggio in foto. E mentre una parte di me conversava con lui in chat, l’altra parte pensava ad altro, a come farmi stare zitto il cervello, per esempio. Per questo esercizio andava bene pure Marco, che mi stava simpatico e suonava il basso. Era l’8 dicembre e avevo appena lasciato Alberto, senza dirgli una cazzo di sola parola, senza rispondere più al telefono, né a lettere, messaggi, richieste. Via.. sciò, come un piccione! Senza alcun rimorso, né ripensamento. E finalmente mi sentivo meglio, ma insomma dovevo far stare zitta la mia mente e non volevo amici intorno. Energia nuova. Linfa, mi serve. Solo a basso consumo d’energia. Marco, dunque, senza esserne cosciente era l’interruzione del mio buzz. Ma a un certo punto, quando alle 16.30 mi ha detto ci vediamo al Gazometro alle 17.00? Io devo aver fatto una faccia come quando ti fanno un gavettone. E poi.. di contro, gli ho detto, sì. Va bene. Ho chiuso il monitor, ho guidato con cento pentimenti fino a Testaccio, pensando di continuo, ma che ci vado a fare.. Ma sì, una buca non è la fine del mondo, torno a casa..sempre pensando che non volevo, ho parcheggiato la mia macchina e, come un lungo squalo grigio, la sua Mercedes ha sfiorato il mio sguardo e me lo sono trovato davanti in uno spazio di 5 cm. Quello che mi sono trovata davanti era un uomo di una bellezza mozzafiato. Con degli occhi verdeazzurri rifrangenti e con cerchi concentrici come un bersaglio, una forza fisica straordinaria, un profumo stranissimo, che ha un nonnulla di naftalina, che pareva l’alito di Eta Beta. Molto alto, moro riccio, disordinato, sicuro come un gladiatore e di una bellezza che m’ha rintronato come uno dei suoi pugni contro il sacco. Musei aperti in tutta Roma, oggi, vediamo Fellini, alla Pelanda. Sì? Sì. Marco lavorava nel cinema e sapeva ogni più piccolo dettaglio di quella sua unica ossessione per il grande schermo. Mi sorprese, e mentre leggevo la sua felicità d’avermi incontrato in quel suo sguardo da folle, proprio sotto a un grande rinoceronte sospeso sopra a un ponte d’una scenografia felliniana, mi baciò. Non mi baciò con la lingua. Ma lo fece sulla bocca, che ancora lo sento quel rinoceronte circolare nel mio sangue trasformato in cera. Mi sorprese di nuovo. Non mi baciò in un posto qualunque, cazzo, lo fece nel punto più incredibile che io abbia mai visto in vita mia. Non forzò le mie labbra, aveva paura di rompere l’incantesimo per il quale io ero lì per lui. Era felice. Quando posso rivederti mi chiese. Non lo so. Non lo so. Ma sapevo che la cosa non era più reversibile. La bellezza, stordisce. E’ una trama. Così mi invitò a cena in un posto delizioso e io ci andai. L’aria suonava come un banjo nevrotico per quel freddo pazzesco, Marco mi scortava, mi nascondeva agli sguardi di altri uomini, non come Alberto che mi faceva entrare in un locale per prima, per godersi la scena, lui, no, lui mi teneva per il fianco, mi premeva stretta contro il suo ed era fuori di testa e mi abbracciava forte all’improvviso, mi baciava, davanti al Pantheon, tanto fuori di testa che si fermava la gente a guardarci come si fa con le fontane illuminate. Sentivo la pelle che gli bruciava, sentivo quanto gli piacevo e tutta la sua bestia per intero, ma quando andammo a casa sua mi fece stare vicino a lui senza toccarmi. Abbracciami. Non voglio niente, non voglio scoparti, tranquilla, voglio solo che m’abbracci, solo che t’addormenti sul mio petto. Ti sveglio io e poi ti riporto a casa. E questo è il genere di cose che cancellano il mio debito col padreterno. Un pomeriggio di un giorno che dovevamo vederci a cena mi ha avvicinato un uomo, al semaforo, proprio quando uscivo da scuola a testa bassa come faccio io, camminando tutta dentro me stessa, con la borsa ricolma di roba, i passi stretti in cerca della macchina; al semaforo, un uomo in moto col casco mi ha raggiunto mi scusi signora, sa dirmi dove sta via di Grotta Perfetta? Guardi è la prima a.. E nella visiera del casco, come due bottoni smaltati c’erano i suoi occhi. Ma che è successo, Marco ma come facevi a sapere dove lavoro? Quello che mi interessa io so sempre dove sta. Ma non ci dobbiamo vedere stasera? Sì.. certo, ma non mi bastava, volevo vederti un momento. Ha aperto il gas.. ed è sparito in un puff. Ecco come sono diventata sua. Nonostante si facesse d’ alcool, di canne a rotta di collo, e nonostante fosse certamente un malvivente, aveva trasformato la mia vita in un film e non gli facevo più domande. Aveva una casa piena di specchi e mentre facevamo l’amore mi diceva sei tu quella, guarda quanto sei bella, guardati con gli occhi miei. Era un amante straordinario, ma ogni cosa con lui sembrava la scena d’un film, e così , se facevamo l’amore in cucina volavano le sedie, le tazzine del caffè o mi prendeva in braccio e mi rovinava su un lavandino e tornavo a casa coi lividi, se stavamo a letto non mi trovavo più i piedi e le mani, dal caos, e in bagno si scivolava su non so cosa, in salotto il sedile di pelle diventava la mia pelle e mi ritrovavo nelle sue valigie sempre aperte pronte per un nuovo set. Specchi, bagagli, lividi, alcool e droga. L’umore di Marco era incredibilmente mutevole e dopo poco tempo che stavo con lui, iniziai a passare dalle stelle alle stalle, di continuo. Inquieta. Ma in quel nido sicuro, dove l’unico rischio era l’incursione dei caramba, io mi trasformai, presi una libertà credibile del mio corpo e della mia mente. Che c’è di più sconvolgente per un’insicura come me di sentirsi dire di continuo quanto piacere può contenere uno sguardo che si poggia sui nostri difetti come se fossero incantevoli. Per questo godevo così con lui, per questo mi scoprivo nuova ogni giorno. Ed ecco perché quando senza un evento preciso Marco gradualmente scomparì, non riuscivo a farmene una ragione. Non chiesi troppe spiegazioni, lo lasciai libero di andare senza opporre resistenza, non eravamo nati per stare insieme, feci qualche accennato tentativo di rivederlo, ma così com’è nella mia natura, lasciai che andasse e mi rinchiusi la mente in una sala torture finché dopo qualche mese, come tutte le cose, e io lo sapevo, non mi passò.
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Post n°217 pubblicato il 16 Gennaio 2012 da slippery.zone
punte di spillo
Lo so che esiste un sesso che io non conosco. Che con nessun uomo mai è potuto accadere. Ma io so che esiste. Che non è solo una supposizione, nè una chimera. Potrebbe passare la mia vita senza che io lo conosca mai, questo è crudelmente possibile. E so che è un po' come cercare una particella che sai che esiste, la particella di dio. Lo sai e tutte le coordinate che hai in mano lo testimoniano. molto più che una supposizione. Ma la porta è stretta e bisogna essere disposti a una ostinazione come quella dei cani che tornano a casa dopo interminabili viaggi dopo essere stati abbandonati tra le stelle bisogna essere ossessionati dall'amore che è insito in questo sforzo immane di comunicare di straziare le frontiere dell'altro fino alla punta di spillo che regge l'ultimo respiro, e nello stesso istante bisogna provare in due l'indignazione per l'invisibile, e una tale fame condivisa, da riuscirvi.
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Post n°216 pubblicato il 11 Gennaio 2012 da slippery.zone
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Post n°213 pubblicato il 08 Gennaio 2012 da slippery.zone
Ecco cosa farò, ti guarderò dritto negli occhi e mi siederò sopra di te a cosce aperte per sentire le tue pudenda meravigliarsi e diventare di fuoco contro le mie, parola dopo parola. Visione dopo visione. E strapperò le mie calze con le mani proprio davanti al mio sesso perché tu goda dell'intera mia disperazione del sacro divieto di toccare il tuo corpo. Ecco cosa farò, terrò come briglie le tue vene e vi pulserà dentro la sequenza di Fibonacci, e la vita scorrerà, rossa, dentro i tuoi polsi legati dietro la schiena, mentre dondolerò sulle tue ginocchia supplicanti. La mia voce, oh la mia voce ti ammanterà d'un calore che ti scuoterà le viscere, ti arrosserà le guance e sarà il tuo interminabile Getsemani. La mia sola voce ti farà fremere la pelle, e succhiare la lingua nella chiostra dei denti come un infante. Ecco cosa farò per allontanarti dal violaceo pestare della morte, mi farò mare salato per richiamare le tue aspre solitarie spume, quando sarai solo e mi penserai; struscerò il mio sesso sulle tue carni per sentire tutto il tuo piacere bisunto sfrigolare nel braciere della tua gola; sentirai colare il mio succo sulla riva scandalosa del tuo sesso che sotto i tessuti esausti ti sembrerà più nudo. Ondeggerò rauca su di te come una risacca, e resterò turbata dalle tue parole di giostraio incantatore. Ragno tessitore, fabbrica nell’attesa quelle parole una ad una perché io le indossi e invischiata vi resti! Tanta siderale solitudine si prova a non trovare mai, per via, il proprio compare, tanta da apparir per sempre miseri, e tali a un saio sbranato dai lupi! Che santi reietti dai miracoli, saremmo, se mai ci fosse dato di trovarci. Insperata fortuna, questo nostro banchetto. La mia voce tintinnerà come un cucchiaio d’argento sulla tavola imbandita del tuo sguardo. Sarò dunque la tua santa e il tuo peccato, perché, questo sono. Santa. E peccatrice. Ecco, ecco che farò. ecco che farai di me. Mi legherai la mente con un laccio. Il bacio che forse, forse avrai, già brucia le ossa di quei morti che per quanto impossibile oggi ci appaia, noi diverremo, in pochi indifferenti e gelidi soffi. Giaceremo nel silenzio, per sempre. Scaccialo, mio santo, lo scorno della morte con la tua bocca sconsiderata sul mio collo, col tuo richiamo nel mio orecchio obbediente, questa addomesticata voragine, ossessione discreta, rispettosa, condivisa, che ha teso gli spergiuri dei nostri fianchi. Ecco cosa farò, sarò la lingua succosa che ti liscia la volta del cranio, la bocca terribile che spruzza tutto il veleno che siamo capaci di trangugiare, avidi, dalla opulenta coppa del desiderio. Blasfemi. Passi che rimbombano nel vuoto di una chiesa. Ti desidererò, immobile, come una palma divorata dagli insetti, sarò. Perché così come arriva l'alba, chiara e su ogni cosa, intravidi dal tuo monocolo da teatro, lo scintillio della tua determinazione, razionale e ordinata fino al confine col caos delirante della mia, che possa io confonderti e scollarti dall’oppressione del caso. Che possa io vedere la tua festa mobile. Ecco cosa farò. La mia bocca ti spezzerà il fiato dandoti il mio. Ecco, ecco cosa farò.
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Post n°212 pubblicato il 31 Dicembre 2011 da slippery.zone
)...non che ci sia molto da festeggiare, ne' da aspettarsi dal nuovo anno.. poi non c'e' alcuna prova scientifica che dimostri che farsi gli auguri sia una cosa che funziona.. oltre alla storia dei romani che affidavano i nascituri a qualche divinita' di donare al piccolo i poteri attribuitigli, e chiedevano agli auri di leggere il destino nelle interiora di qualche povera bestiola, vittima sacrificale non vi e' ragione di augurarsi che vada meglio senza fare qualcosa affinche' questo agognato meglio accada. poi.. poi qualcuno mi disse che la parola auguri, in greco moderno, suona come: cetrioli. ora, sappiamo tutti dove va il cetriolo.. non e' che abbiamo sbagliato tutto e va pronunciata al contrario, eh? perche' cosi' come si sta mettendo il cetriolo dal primo gennaio arrivera'.. tutti pronti?? e allora: auguri..a tutti o meglio: irugua :? |
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Post n°211 pubblicato il 26 Dicembre 2011 da slippery.zone
Tutti si ricordano quando sono venuti a sapere che Babbo Natale non esiste. Mia figlia me lo chiese in quarta elementare ormai i fratelli più grandi dei suoi compagni di classe avevano già fatto da killer al mito più resistente dell’infanzia, e mio figlio si ricorda millimetricamente quando mi fece la domanda per l’ennesima volta.. Me lo ricordo perfettamente quel momento terribile, mamma, eravamo in macchina, quando hai confessato. E io pure me lo ricordo come febbricitavo nell’attesa della Befana, quell’ultima volta. Si chiudeva il coperchio della cucina a quattro fuochi, quello smaltato di bianco, e dopo averci steso sopra la mia tovaglietta preferita versavo il latte nella tazza più elegante di casa, e mettevo quattro o cinque biscotti Gentilini Osvego sul piattino. La mattina trovavo solo le briciole dei biscotti e la tazza vuota. Che magia quella scia di verità in quella tazza vuota, quel patto tra me e la fata nonna che tutto vedeva, tutto sapeva e tutto perdonava perché i regali arrivavano sempre, con uno scherzo di carbone dolce che faceva diventare la lingua ruvida a furia di leccarlo. Buono.. dolce, nero, che allora il nero era solo il colore del lutto delle vecchie e degli ombrelli. Il nero diventava dolce, e che saporino! Ero sveglia dall’alba e non c’era più verso di dormire e quando al primo tramestio mi sono alzata, ho trovato mia madre con le braccia stracolme di giocattoli che veniva dal corridoio. Li portava in cucina, quasi al buio, raccolti nella vaschetta di plastica azzurro cielo per fare il bagnetto a Cicciobello. Quell’immagine non m’ha lasciato più. Mi sono dimenticata un monte di cose, ma quel momento è come il primo bacio: indelebile. Fine.. Morto, in susseguenti brevi domande a mia madre, anche Babbo Natale, che per me contava infinitamente meno della Befana, ma insomma era sempre un VIP. Alla fine ci rassegnamo tutti a entrare nel mondo dei grandi, resettiamo l’infanzia in quel preciso istante e accettiamo che Babbo Natale, detto Santa, è… morto. Nessuno pare invece in grado di estirpare il mito del Principe Azzurro… già, il Principe Azzurro è per sempre. Neppure i collettivi femministi del 68 e del 77 e le terrificanti tranvate somministrateci sistematicamente dagli uomini, hanno potuto niente contro questo deficiente a cavallo col bolerino azzurro. E.. parlo pure per me che c’ero nel 77 e che se trovo il deficiente gli faccio pagare tutte le bestiali carambole organizzate a mio danno della sua specie. Uaaaan dei mai prins uill cam.. lalala lalalalààààà (la so anche fischiare!) Non ho mollato il mito neppure dopo le ripetute tranvate. L’ho solo trasformato alla bisogna..
Principe Azzurro [Prince Charming] La straordinaria foto di quest’opera d’arte è presa dal Premio Celeste 2010 P.S. Scultura, Figura umana, Altro, Altro, 23x33x23cm, 2010 Note sull'opera: Sortilegio. Per mezzo di una diavoleria il principe diventa rospo, e l'anfibio si aggrappa alla sua virilità di ex uomo, in attesa di qualche bacio poco casto che lo salvi dal suo triste destino. La tenerezza è svanita, e l’ovvietà spalanca le porte alla fine delle seduzioni, al dileguarsi dei sensuali giochi di corteggiamento, in luogo di un “tutto” esplicito che non lascia spazio alla fantasia. Chi è l’eroe da salvare? L’innocenza perduta? La maturità che rinfanciullisce?
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Post n°210 pubblicato il 25 Dicembre 2011 da slippery.zone
Se stai bene, le feste sono una bella cosa la casa si riempie di amici e parenti e ogni cosa sembra quasi perfetta. Le cucine profumano, le lucette luccicano.. regali e tutto il resto sono una .. festa. A tutti quelli che oggi non erano affatto felici per fatti personali, a tutti quelli che oggi hanno sentito stringere il cuore per la mancanza di stabilità, per la mancanza di qualcuno, a quelli che hanno guardato un posto vuoto in una tavolata e si sono fatti forza, a quelli cui oggi, proprio perchè è Natale è mancata l'armonia e quella rotondità dell'anima che tutti ci meritiamo almeno a Natale, a quelli che oggi si sono sentiti più soli, comunico che Natale è finito! E vi bacio tutti. Siamo sopravvissuti, visto? :-) |
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Post n°208 pubblicato il 08 Dicembre 2011 da slippery.zone
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Post n°207 pubblicato il 19 Novembre 2011 da slippery.zone
C’è sempre un momento in cui la tensione cede. Anche se certe cose non le prevedi finché senza troppo clamore non lasci che accadano, così, come esplode una risata, all’improvviso. Anzi che cadano, come un frutto maturo sbatte a terra senza scampo al primo soffio di vento. Un anno; un anno almeno di sguardi tra me e lui. Anzi forse tra lui e me.. io, pensavo che scherzasse. E comunque, io scherzavo di certo. Non l’ho mai preso in considerazione, insomma non era proprio pensabile che accadesse quello che è accaduto perché a me piacciono gli uomini più grandi, e sì, lo so che Marco è più giovane di me e quando m’ha corteggiato così non ho esitato per niente a cedere, lo so, che è per via della sua bellezza travolgente se non ho fatto i conti con la calcolatrice, ma è più piccolo, è vero… e consiste nell’eccezione, magari neppure una sola eccezione, ma non è mica più piccolo di 23 anni, accidenti! E’ un gioco, me lo sono detto sempre, una specie di coccola affettuosa che lui si permette di farmi e lo faccio solo con lui. Nessuno è come Filo. Insomma quando mi bacia il collo mentre nessuno ci vede non è altro che un gioco provocante, io rido mentre mi abbraccia, e mi diverto, mi fa sentire come sopra una giostra ed è come un venticello romano, fresco, ma un sempre gioco, resta. Così come quando mi sbircia il colore del reggiseno pescando col dito nella mia scollatura mentre Susy mi fa lo shampoo e con la testa fradicia all’indietro, non posso difendermi. Sempre un gioco, inoffensivo, confidenziale. Non lo permetto a nessuno tranne a lui. Ho una sberla pronta per chiunque altro, e da lui accetto questo perché lo considero fuori dal mio target. E’ semplicemente Filo. Non so neppure quando ha iniziato a essere così sensualoide con me, tanto è innocuo.. Ha un viso dolcissimo,una bocca rosa e un bel sorriso, i lineamenti delicati, sa di cuore coi baffi neri e con gli occhi belli, un carattere così morbido e buono che non ti viene in mente per niente che sia così sveglio. Mi fa vedere un orsetto tatuato sull’inguine: lo fa pensando davvero che mi può provocare? Ma insomma, certo che no! Ma questa domanda me la pongo oggi, alla luce dell’accaduto, in realtà quando s’è sbottonato i jeans davanti a me e mi ha mostrato il tattoo non ho pensato ad alcuna malizia. Anzi non mi è venuto naturale neppure poggiarci neppure troppo il pensiero. L’ho addirittura usato come cavia per la sua sensibilità ai più piccoli dettagli del mio abbigliamento: mi metto queste calze nere col fiocchettino rosso dietro alla caviglia, se Filo se ne accorge, faranno danni. E s’è sempre accorto di tutto, meno di quell’ accidenti di fiocchettino rosso! Ma ancora fino a questo punto della vicenda, siamo nel reparto intoccabili. Finché all’inizio di quest’estate, di punto in bianco, ho intercettato un suo sguardo veramente carico di una intenzione diversa; scrivevo un sms a Marco seduta sul divanetto a pochi passi da lui, ero vestita con una gonna corta e avevo le gambe divaricate. Ho inviato il messaggio e di colpo ho alzato lo sguardo: Filo mi guardava dritto in mezzo alle cosce con lo sguardo proprio del desiderio di un uomo grande. Non d’un ragazzino. M’ha fatto piacere. Ma anche lì è passata in cavalleria, io mi ci sono affezionata in modo genuino e non ho fatto confusione, tra il ragazzo e l’uomo magnifico che diverrà. Non m’ha neppure eccitato quel suo sguardo, ho riaccostato le cosce e non c’ho pensato più. Poi è successo qualcosa nella sua vita che l’ha turbato e io me ne sono accorta. Ha preso una tinta distaccata pure con me. M’ha preoccupato non poco il pensiero d’averlo offeso involontariamente con una battuta delle mie e dunque l’ho detto a Sabrina, mentre mi faceva la manicure. E’ stata lei che ha insistito dicendo che non l’avevo offeso proprio per niente, invece, che era proprio il caso di parlarci per togliermi il dubbio. E così l’ho accostato e gli ho detto a cuor leggero che volevo parlargli. Quando ha potuto m’ha chiamato da parte e mi ha detto con un coraggio raccolto in poche parole che non dovevo fargli domande se non volevo ferirlo, perché nella sua vita due persone incredibilmente care erano in un guaio gigantesco, che questo lo faceva soffrire da bestie, e che questo suo particolare dolore non lo sapeva nessuno che non gli fosse veramente intimo. Hey, piccolo, altro che offesa! E così, era questo dolore che ti che sentivo passarti da parte a parte? Mi dispiace, m’ha intenerito. Frollato. Quando sono rientrata per un non so più quale motivo, Filo mi ha raggiunto sulla porta e m’ha chiesto se per caso non fosse arrivata l’ora di prendermi un caffè con lui. E certo, ho scherzato io, ma lui ha aggiunto, stavolta ti sdraio, sappi che non ti lascio scampo.. qualcosa del genere, ma pur avendo colto una venatura terribilmente seria, non ho realizzato la differenza netta. Comunque ho capito che voleva parlarmi, forse aveva voglia pure di farsi un pianto, e gli ho messo in tasca un biglietto con il mio cellulare, e la promessa di parlarci dopo la chiusura del locale. Quando m’ha chiamato ha detto che sarebbe venuto da me più tardi, avevo una birra strafiga in frigo e gli ho detto che l’aspettavo quando voleva. E così verso mezzanotte è arrivato. Mi ha baciato le labbra. Lavoravo ancora al pc con una rogna da sbrigare e Filo m’ha raggiunto sul bracciolo della sedia della mia scrivania in camera mia e si muoveva come se fosse a suo agio perfettamente con me, in casa mia, cosa che m’è piaciuta tantissimo. Gli uomini non sanno mai che accidenti ci apre o ci chiude. L’imbarazzo mi chiude. Detesto l’imbarazzo formale. Era con me, stava bene, in poco tempo mi ha aiutato a finire il lavoro come se il pc fosse il suo, e poi gli fatto vedere le fotografie dell’Elba e nel mare magnum di fotografie del mio archivio qualche foto mia un po’ osé è saltata fuori e l’ha incuriosito. Ho pensato che ora potevo parlarci un po’ ma invece m’ha baciato, che santoddio, è una cosa che sa fare con la misura d’un farmacista. E non so da dove è cominciata, ma siamo finiti a letto insieme, ci siamo spogliati, promessi, baciati e abbracciati mille volte, come se fosse successo da sempre. E’ successo l’impossibile, ha detto. Ho detto. E poi non ha sbagliato una mossa. Senza censura, senza stronzate, ed elegante, o greve, è stato rispettoso, limpido, partecipe, generoso, equilibrato e non un filo d’imbarazzo nelle parole di questo sorprendente ragazzino, che il superdotato Marco se lo sogna di sapermi parlare così, a letto. Di sapermi eccitare così. Che tanto libera come mi ha fatto sentire Filo, non mi ci sento da mai. Desiderata, considerata, senza alcun dramma, ma con tutta, davvero tutta la passione di un uomo fatto. E Jesus, che sorpresa! Che attenzioni, che ascolto preciso al mio piacere, nelle sue dita da ricercatore, che dopo poco mi riconoscevano sua. Una vena d’inconsapevole e innato umorismo l’ha elevato all’ennesima potenza, e l’ho scoperto divertente quel suo modo semplice di dire le cose senza teatro. E sì, instancabile, m’ha messo ai ferri in tutti i modi, tutto ha saputo chiedere, tutto ha avuto. L’esperienza tra le lenzuola, ora lo so meglio, non viene propriamente con l’età, né la raggiungi con la bellezza, ci arrivi quando hai davvero amore per le donne, e ti piace farle godere per il piacere di vederle godere, quando le ascolti, le senti ridere e le fai ridere, quando le vuoi per te e per loro, le segui e ti piacciono veramente con tutta la pancia e la testa, quando in cuor tuo speri che siano veramente libere, e quando tutto questo passa attraverso un giudicare mancante e benedicente. Ma che bel vivere! Che bell’uomo diverrà Filo, che gran bell’uomo..
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Post n°206 pubblicato il 23 Ottobre 2011 da slippery.zone
Il sogno di molti scrittori, qui in rete, è di scrivere un racconto a quattro mani con uno sconosciuto/a e provarci tanto di quel gusto da giustificare le ore passate davanti al monitor senza provarne affatto. Se riuscire a provare una fusione vicino alla trasfondenza tra due persone, a letto, è cosa difficilissima, lo è probabilmente ancora di più nella ricerca dell'armonia della scrittura; inoltre nel caso della scrittura erotica la faccenda si complica ancora di più. De-scrivere il sesso, sia in poesia che in prosa, è veramente straniante dal sesso e mantenere l’equilibrio erotico -letterario è proprio una cosa da circo. Una parola di meno, una di troppo, e tutto crolla lasciando al lettore un senso di miseria. E’ veramente difficile non scadere, narrando le atmosfere intime che conducono fino al proprio scalino trasgressivo che inoltre per ognuno di noi è un universo a sé. Difficile erotizzare letterariamente, difficile scegliere quando cucire insieme questi due mondi dal perimetro incerto, che confinano istericamente, e in maniera assolutamente indipendente da noi scrittori. Qualcuno m’ha chiesto come mai ho messo nella mia fotogallery la copertina di “SexToys”, un libro della vecchia prima trilogia a luci rosse di Mondadori. Il motivo per cui l’ho inserita sta nel fatto che quella copertina rappresenta il sogno incarnato dell’armonia a quattro mani nella scrittura tra sconosciuti, infatti qualcuno che ha avuto il gran culo di entrare in risonanza perfetta con una scrittura erotica tra sconosciuti, c’è. (Sottolineo tra sconosciuti perché ad esempio, Anais Nin e Miller quando scrissero a quattro mani i racconti scandalosi de “il Delta di Venere”, si conoscevano, e bene.) Si tratta di Hyde e Berbera; narra la leggenda che si conobbero in rete e iniziarono a scriversi e frequentarsi virtualmente, poi iniziarono a scrivere insieme finché non aprirono un sito dove pubblicare i loro racconti, in seguito il loro sito divenne anche uno spazio aperto alla pubblicazione di racconti di altri scrittori del web. In buona sostanza, la fortunata coppia operò una selezione dei racconti migliori e ne conseguì una pubblicazione di Mondadori. Così senza neppure rendersene conto, diventarono imprenditori della scrittura erotica italiana di alto livello. Basta digitare in un motore di ricerca: “racconti erotici” per accorgersi che c’è un fottìo di siti dove si pubblicano racconti e poesie erotiche, io finora svogliatamente ne ho visitato qualcuno, senza trovarvi alcun genio, però. Molti racconti sono eccitanti, ma non è letteratura.. è una cosa che ci fa la schiuma intorno, ma non è letteratura con la elle maiuscola. Niente che abbia a che fare con “La storia dell’occhio” di George Bataille, ad esempio. Berbera & Hyde è il nome di questi due scrittori proveniente dalla rete che sono divenuti prima imprenditori di se stessi, poi autorevoli selezionatori. Mondadori gli ha dedicato una linea rossa. Una collana erotica elegante. Dopo un po’ diventano noiosi, i primi tre erano certamente i migliori, e a dire il vero faccio caso al fatto che ultimamente non trovo più pubblicazioni recenti. Ma sono racconti brevi, e qui e là, ogni tanto, sono un piacevole martellamento della fantasia annoiata che abbiamo a volte a spasso per la testa.. alla fine, comunque.. il sesso narrato, e quello fatto, non confinano mai, ma se ne stanno in coppia come il corpo e la mente, e ogni tanto è piacevole stuzzicarli insieme, magari ..a quattro mani.
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Le opere letterarie che trovate nel mio blog sono frutto del mio ingegno e sono depositate presso la sez. O.L.A.F. della S.I.A.E. di V.le della Letteratura a Roma. Non è concesso ad alcuno di farne uso neppure parziale.
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