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Post n°1 pubblicato il 30 Dicembre 2005 da robala
Mail Art (o Arte Postale) è un'esperienza d'arte contemporanea e concettuale sviluppatasi a partire dagli anni sessanta. Nell'affermare questo, non dimentichiamo tuttavia le origini storiche di questa corrente, facilmente identificabili nelle avanguardie dadaiste e futuriste del primo Novecento. Il termine Mail Art e il suo sviluppo artistico, si ricollega all'iniziativa del gruppo Fluxus, movimento internazionale che si distinse per una serie di azioni, interventi, invenzioni e creazioni di spirito neodadaista. Più di ogni definizione può un esempio inerente ad una delle iniziative di Kawama, uno dei massimi esponenti della Mail Art americana: le famose - "I got up", sono una serie di cartoline postali scritte nel 1969 e inviate giornalmente per 4 mesi ad artisti, critici, amici, con l’indicazione dell’ora in cui si era alzato da letto. Banalità, semplicità, ma questo gesto creava, attraverso il servizio postale, una correlazione tra due persone e informava di un gesto, di un fatto, così facendo il pensiero del ricevente era sollecitato dall'informazione passata dal primo - lo scrivente- e la recepiva, anche se i due soggetti erano a distanze notevoli. La Mail Art è la circolazione, è lo scambio di cordialità, di arte libera e di idee fra artisti visivi e/o letterari, realizzata attraverso l'uso del servizio postale. Lo sviluppo della mail art ha resistito alla crisi della cultura concettuale negli anni Ottanta: sia per incroci con altre esperienze come la fotografia, disegni, immagini, misti a poesia, parole (scritte), sia avvalendosi di nuove tecnologie della comunicazione, come la fotocopiatrice, il fax (fax art). Un nuovo strumento che ha facilitato la diffusione della mail art già sul finire degli anni '90 è la rete internet. La posta elettronica, abolendo distanze spaziali e temporali, arricchendo i messaggi con gli ipertesti, ha consentito alla mail art un salto di qualità anche concettuale. Obiettivo di Mail Art è proporre un’arte diffusa fuori dagli schemi del sistema, accessibile a tutti e libera di circolare, immune da giudizi o pregiudizi. Più che opere e prodotti artistici, la Mail Art offre processi mentali, stimoli creativi, scambi di idee, fatti comunicativi. Nella mail art pertanto, hanno pari dignità l'opera d'arte e l'opera effimera, la foto e lo schizzo, il fumetto e il disegno e poi la satira o la lirica o quant'altro sia comunque riconducibile ad un'idea o pensiero del suo autore. Un’idea semplice, un'idea forse effimera dell’arte, ma certo al passo coi tempi.
Post n°2 pubblicato il 30 Dicembre 2005 da robala
© Mail Art Photo Club un’ idea di Roberto Zuccalà MANIFESTO Mail Art Photo Club ( Roberto Zuccalà ) 1. Mail Art Photo Club è un’idea antica ( nasce nel 1985 in ambito FIAF con il nome di: FotograFiaf ) che si ripropone per creare basi e terreno di coltura più attuali per lo sviluppo e lo scambio della fotocartolina d’autore, vista come espressione artistica e vissuta attraverso l’uso dell’illustrazione fotografica, della parola scritta e dell’affrancatura postale come linguaggio significativo. 2. Per “fotocartolina d’autore” s’intende comprendere tutte le ipotesi di immagini realizzate da un autore e stampate nel formato approssimativo del 10 x 15; sul retro della stessa fotocartolina campeggeranno gli estremi di un destinatario e una breve frase, possibilmente in armonia con il messaggio dell’immagine fotografica utilizzata come matrice di partenza o di libera scelta del suo autore. 3. Ogni raccolta “collezione Mail Art” ha senso solo se le fotocartoline d’autore sono giunte a destinazione “viaggiate”, ovvero attraverso i normali canali di distribuzione postale; pertanto acquistano senso e valore anche i francobolli impiegati e i timbri di annullo postale. L’impiego di mezzi diversi di distribuzione rispetto ai canali postali, svilisce e azzera ogni senso e importanza a qualsivoglia fotocartolina ai fini di una raccolta/collezione Mail Art. 4. L’immagine, nella fotocartolina, può non avere sempre e solo un significato denotativo ( ciò che l'immagine rappresenta), ma può benissimo assumere un senso connotativo (quello che l'immagine significa). In questo secondo caso, l’uso della parola scritta sul retro della card, acquista un’importanza essenziale per la decodificazione del messaggio inviato, talvolta anche insostituibile, perché il linguaggio scritto permette all’immagine una formulazione espressiva “concettualizzata”. 5. Il potere evocativo della sintesi e dell’astrazione, sono strumenti fondamentali per l’efficacia della comunicazione visiva e rappresentano per lo sviluppo degli scambi Mail Art le fondamenta dell’architettura del linguaggio fotografico. 6. Proprio perché linguaggio espressivo, la Mail Art può avvalersi di figure retoriche fotografiche che abbiano un rilevante contatto con le corrispondenti forme verbali (es. la Ripetizione; l’Enfatizzazione; la Preterizione; la Sineddoche; l’Ironia; la Metafora; l’Allegoria; la Similitudine; l’Antitesi). 7. Pur considerando fondamentale la conoscenza delle regole, delle procedure e delle attrezzature fotografiche, riteniamo non debba condurre alla degenerazione della fotografia nel virtuosismo tecnico. Consideriamo la propensione alla rappresentazione oggettiva della Cosa Ripresa, come caratteristica della fotografia nella sua visione canonica. L’uso dell’obiettività dell’Immagine per esprimere un’idea pre-concepita con lo scopo di comunicare un’emozione, un concetto, è invece proprietà della fotografia artistica sulla quale prevalentemente si basa la ricerca Mail Art. 8. Le chiavi di lettura utilizzate nell’architettura dell’immagine e nell’abbinamento con la parte scritta, tratteggiano per Mail Art i segni del linguaggio visivo ed evocativo. 9. La Mail Art è da noi percepita come forma d’arte e di comunicazione, non solo dell’immagine ma anche del pensiero, raggiungibile da chiunque voglia utilizzarla, libera da restrizioni d’elite, razziali, economiche e stilistiche. 10. Non è necessario, ma è possibile per scelta, numerare ogni singolo pezzo-cartolina mail art; è importante infatti rammentare che il retro è elemento essenziale dell’opera, non ci sarà quindi mai una card uguale ad un'altra nonostante l’eventuale identicità d'immagine; la data, il bollo, l’annullo, il destinatario, la frase e altro, faranno sempre la differenza. 11. Chiunque utilizzi una fotocartolina d’autore come libera espressione Mail Art, si assume ogni responsabilità per la scelta fatta delle immagini inviate e delle parole scritte sul retro. 12. Ci piace sottolineare il fatto che una ragnatela di scambi postali di opere Mail Art permetterà nel tempo, ai lettori delle collezioni, di rileggere, con ricchezza di dettagli, il percorso artistico/culturale degli autori, questo consentirà di tracciare un profilo sulle diverse personalità molto aderente alla verità. 13. Il Mail Art Photo Club vuole promuovere e attivare ogni canale che possa favorire l’attività di scambio, di conservazione, di divulgazione del collezionismo di fotocartoline d’autore; raccoglierà, conserverà e diffonderà i nomi e gli indirizzi dei suoi iscritti e simpatizzanti al fine di favorirne gli scambi epistolari.
Post n°3 pubblicato il 30 Dicembre 2005 da robala
COLLEZIONE DI FOTOCARTOLINE DI ROBERTO ZUCCALA' La fotocartolina, la fotocartolina d'autore intendo, non è un'immagine che viaggia sulle ali di un francobollo , è di più, molto di più. La fotocartolina è un mezzo che può trasmettere tutto quello che vediamo… ma non solo. La fotocartolina è un'immagine con la parola, sì perché il retro di una cartolina può rivelare pensieri, gioie, timori, oltre ai tradizionali saluti che comunque sono già un simpatico omaggio verso chi riceve. Non sono io certo la persona che si è inventato la Cartolina, né ho la pretesa d'aver ideato l'arte postale, già i Futuristi nel secolo scorso, hanno fatto largo uso della comunicazione visiva (fotografia) per sottolineare il loro nuovo concetto di arte che veniva divulgata anche attraverso la posta. Il mio merito, semmai ce ne fosse qualcuno, è semplicemente quello d'aver lottato con unghie e denti per introdurre e divulgare l'uso della fotocartolina d'autore nell'ambiente fotografico italiano, con particolarissimo interesse per la fotografia amatoriale. Era il 1984, l'anno in cui feci stampare da un tipografo i primi dorsi adesivi per le fotografie 10 x 15 e la prima fotocartolina che viaggiò con la mia firma partì da Hong Kong ed era indirizzata ad un'illustre ed amato personaggio… il Dott. Michele Ghigo, all'epoca Presidente della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. Da quel giorno centinaia e centinaia di fotocartoline sono partite, affrancate, da casa mia , ma migliaia e migliaia di altre cartoline sono entrate nella mia cassetta da lettere, incrementando così quella che nel tempo è poi diventata una delle più ricche e articolate collezioni di fotocartoline d'autore. Questa pagina vuole essere un personale ringraziamento a quanti hanno creduto in questa attività di scambio epistolare e ancora, un ringraziamento alla FIAF , che oggi sostiene questa attività - ormai d'intersse collettivo- sul suo stesso sito ed ancora un ultimo ringraziamento va a quegli amici che con i loro invii mi hanno fatto godere del piacere di vedere e toccare una bella fotografia d'autore, anche se miniaturizzata.
Post n°4 pubblicato il 02 Gennaio 2006 da robala
la FotoCartolina d’Autore la sua storia La cartolina, la fotocartolina intendo, questo fragile mezzo di comunicazione non è solo un rettangolo di carta nell’ormai classico formato del 10 x 15, ma il veicolo di un nostro pensiero fugace, di un nostro stato felice, un modo non immediato, una conferma autografa per dire “ti penso”, “sono qui”, “ricordami”, nei confronti di chi è lontano da noi. Una fotocartolina può essere spedita ovunque, da dovunque e con una minima spesa, quella di un francobollo. Ancora oggi una fotocartolina mostra sul fronte un’immagine, una foto reale o di fantasia, un’immagine che rispecchia il vero o -viceversa- è frutto di un’elaborazione. Sul retro, c‘è uno spazio libero dove normalmente si scrivono frasi del tipo: “sto bene”, “auguri”, “saluti”, “a presto”. Le occasioni per spedire una fotocartolina si addensano intorno alle ricorrenze festive, oppure durante un viaggio, per gli onomastici ed i compleanni o solo per farci ricordare. La Mail Art è un modo alternativo all’uso della fotocartolina, più evoluto, più pensato, più mirato. L’elaborazione con mezzi propri del testo e dell’immagine, ha lo scopo di conferire alla fotocartolina un nuovo significato, diverso da quello abituale. La Mail Art - dove per mail art si vuole intendere una vera attività di scambio, di collezionismo - può avere mille sfaccettature, mille modi di essere sentita, organizzata, recepita e quindi può avere carattere di autopromozione; oppure artistico (le nostre foto migliori), ma anche di promozione sociale o altro, tanto altro quant’è la fantasia degli autori che vi si dedicano. Negli ultimissimi tempi, per esempio, ho sperimentato la pratica “emozionale” che può avere la fotocartolina se realizzata e spedita in modo mirato. Si tratta – per la Mail Art- sempre e comunque di realizzare una fotocartolina mediante un intervento personale su immagine e testo che superi le quasi forzate ovvietà del semplice messaggio tradizionale. Io - che comunque da sempre sostengo che è già arte postale inviare una foto con un saluto scritto, perché già questa semplice azione annovera in se tante piccole scelte da parte dell’autore-scrivente - penso che anche nella fotocartolina è possibile rintracciare tanti piccoli segnali, tante piccole scelte che diversificano le piccole opere ponendole su un’ipotetica scala di valori aggiunti… sottolineo aggiunti e non esclusivi. Di gran moda sono stati gli abbinamenti delle immagini fotografiche con il tema grafico del francobollo, un lusso e una ricerca assai difficoltosa che certamente impreziosisce il piccolo lavoro artistico dieciquindici. E’ un modo nuovo di fare arte? No certamente no; la mail art ha origini ormai lontane nel tempo e l’idea non è certamente nuova, anzi sono molte le persone appassionate di arte postale e questi autori o gruppi hanno ciascuno le proprie regole da seguire, il proprio credo, il proprio fine. Unica cosa che trova tutti d’accordo è che di qualunque cosa si parli questa deve viaggiare sfruttando i comuni percorsi postali. La mail art, la fotocartolina, la cartolina… ma come nasce il tutto e quando? Proviamo a ripercorrere brevemente insieme alcune fasi salienti di quest’avventura: Il 6 maggio 1840, l’Amministrazione Postale Inglese, emise. insieme ai primi francobolli, anche delle buste-lettera recanti un disegno di un artista dell’epoca, William Mulready, per cui all’epoca questo tipo di buste finì per riconoscersi e chiamarsi semplicemente: “Mulready”. Per la gente dell’epoca, queste buste/lettera erano considerate brutte, pompose, così molti si divertirono ad aggiungere alle figure di Mulready prestampate, “prolungamenti”, “fumetti”, frasi spiritose ed altro, aggiungendo così un tocco di originalità che la busta di per se non aveva. Da allora, il fenomeno di questa moda o mania o se preferite di questa nuova forma espressiva, prenderà il nome –appunto- di “MAIL ART” (arte postale). Un’arte povera quindi la mail art, un arte semplice, un’arte casalinga e per tutti; arte che usava come supporto espressivo la semplice buste da lettera che corredate di indirizzo e francobollo potevano viaggiare mediante il servizio postale. Questa moda dilagò talmente tanto che –all’epoca- spesso si scriveva anche se non c’era la necessità di comunicare qualcosa, ma solo per il gusto, il piacere di gareggiare in decorazioni, insomma esprimersi liberamente. Il dilagare di questa moda attirò l’attenzione di molti artisti, artisti veri, non occasionali, i quali -avvalendosi delle loro capacità - crearono e produssero nuove fantasiose buste. Buste eccellenti quindi, buste firmate, buste da collezione. Fra questi artisti i più importanti furono John Tenniel, probabile illustratore tra l’altro, di “Alice nel paese delle Meraviglie” e “Attraverso Io specchio” di Lewis Carroli; poi ricordiamo W.j. Linton, John Ieeds. Frederick Froom, W.M. Thackeray. Varie case editrici inglesi come la Southgate, la Fores e la Spooner, dedicarono la loro attenzione alla stampa dei lavori di questi artisti, ne acquistarono i diritti di riproduzione e cominciò una nuova era per la busta decorata, una diffusione di massa. Il carattere delle immagini create per la decorazione aveva contenuti di tipo sociale o erano a favore della pace, della fratellanza o ancora, erano contro la schiavitù, altre buste, con i loro disegni, propagandavano la lotta contro 1’alcolismo (siamo alla metà dell’800), altre ancora erano decisamente artistiche e non avevano significati reconditi. Solo verso la fine del secolo XIX i gusti degli illustratori cambiarono. Attraverso l’arte delle buste vennero celebrate invenzioni come il tram, l’automobile, i primi tentativi del volo e i rudimentali aerei, insomma quello che oggi fa un’emissione filatelica un tempo lo facevano le buste decorate. E’ noto ormai che la prima metà del ‘900 vide impegnarsi nella Mail Art gli artisti Futuristi in Italia ed i Dadaisti in Francia, ma i futuristi e i dadaisti, attraverso la mail art, vollero lasciare e lanciare segni della loro filosofia, del loro modo di intendere la nuova arte universale. Furono proprio i futuristi e i dadaisti a scstarsi dalla busta decorata per scoprire e dedicarsi alla fotografia scritta… per imprimere così il loro pensiero rivoluzionario. Naturalmente anche negli Stati Uniti molti artisti si dedicarono -e si dedicano ancora oggi- a questa forma d’arte, ma il tipo di produzione artistica ha avuto uno sviluppo completamente diverso da quello europeo. Importante fu un movimento (Fluxus) che si sviluppo sul finire degli anni ’60 e che ridette vigore all’assopita Mail Art. Attualmente i Mailartisti statunitensi utilizzano - in genere - stampati, depliant, foto, collage, autoadesivi, ricevute, biglietti di ogni sorta e spesso le loro buste o cartoline recano messaggi di protesta, sberleffi ed anche diciture come “mostra viaggiante” o “mostra a domicilio”. Nella “scuola europea”, invece, prevalse l’uso di tecniche di disegno con china, acquerello, oli su buste già pronte. Vale a dire protesta sociale in America, ricerca artistica in Europa. Questo in sintesi è la storia della “mail art”. riferita, come si è detto, all’arte postale più nota e amata. Intorno agli anni 50, anche se non è proprio una novità, si espande il culto, la mania, la moda, dell’invio o scambio sistematico di cartoline (parlo di cartoline illustrate). Non ci sarà gita familiare o viaggio importante che non verrà per sempre ricordato e fatto ricordare grazie all’invio della cartolina postale inneggiante alle bellezze del loco. Un boom che vede coinvolti città turistiche, fotografi, editori di ogni calibro. Le cartoline piacciono, si vendono, si spediscono. La facilità di scelta in una vasta gamma di fotografie fa perdere il piacere di personalizzare artisticamente la cartolina che si sceglie, per renderla più intima ci si affida esclusivamente a una frase ed a una firma sul retro. Tutto quanto fin qui scritto è storia. Nel 1983, lo scrivente, impegnato culturalmente negli ambienti capitolini della Federazione Fotografica Italiana, sente l’impulso di dare visibilità anche ad autori minori o comunque non dediti alla frequentazione dei saloni concorsistici e, contemporaneamente, di avviare la pratica di scambio e collezione di immagini vere, originali, anche se miniaturizzate rispetto allo standard del momento. Nasce così la fotocartolina d’autore… quella che tutti voi ormai conoscete. La semplice idea, quella di far viaggiare una foto originale predisponendole un dorso sul quale poter scrivere indirizzo e testo, ha subito successo nella schiera degli autori fotografi disseminati su tutto il territorio nazionale. La “fotografia postale” si trasforma in un eccellente strumento per il riscatto individuale del fotoamatore, un mezzo – grazie al servizio postale – per la diffusione universale dei propri messaggi. E’ il ritorno alla Mail Art, la foto, la data, il francobollo, l’annullo postale… ma soprattutto il testo scritto sul retro della foto, rendono la foto uno strumento unico di comunicazione multipla di cui la foto… è solo una parte. Mi sono impegnato molto alla fine degli anni ottanta e agli inizi degli anni novanta per dare alla fotocartolina una personalità del tutto autonoma rispetto alla fotografia tradizionale, quella così detta “salonistica”. Nella fotocartolina i messaggi saranno disincantati, diventeranno proposte, evidenzieranno idee e convenzioni del modo di vedere fotograficamente; vedere fuori sì… ma anche dentro di noi, la fotocartolina infatti non solo racconta ma ci racconta, fa vedere il mondo e tutte le sue cose, anche quelle intimistiche, l’importante è saper vedere. Verrei soffermarmi su alcuni aspetti del messaggio scritto … l’intervento manuale della scrittura e della firma, aggiunti all’immagine del fronte, conferiscono alla piccola opera carattere di autenticità e pregio dovuto proprio alla limitata tiratura della cartolina artigianale. In pratica piccole opere fatte a mano. Saranno poi proprio queste caratteristiche ad esaltare l’aspetto collezionistico delle fotografie viaggianti. Il massiccio espandersi della pratica di scambio di fotografie d’autore (Mail Art) in questi venti anni, da piena soddisfazione per l’impegno profuso per il suo lancio iniziale, il successo che oggi riscontriamo premia abbondantemente la mia idea. Molto è stato detto e scritto intorno a questo piccolo rettangolo di carta, la cui caratteristica principale rimane invariata: “ il comunicare “. Sì certo la cartolina è impertinente, arriva anche se inattesa, non ha limiti né una veste ufficiale, può essere il ricordo di una persona, la rievocazione di un luogo, la miniaturizzazione di un’opera fotografica, può essere un souvenir, un saluto, un applauso, ma può essere anche un dialogo più sottile, una metafora o una critica, può essere un corteggiamento, può essere – perché no - il diario dei propri sentimenti… può essere tutto ciò che la vostra vena artistica o la vostra sensibilità vi dettano di fare……. la fotocartolina non ha giudici è libertà espressiva. Tutto questo e forse molto di più, si può evincere dalla visione della prima mostra di “fotocartoline d’autore” da me iniziata proprio nel 1983. Non può passare inosservata l’importanza che nel tempo assume una simile raccolta, oggi conservo più di diecimila pezzi, non solo essa rivela il consolidarsi o l’evolversi degli stili dei singoli autori, che vengono così più facilmente alla luce, ma anche i pensieri… i sentimenti diventano indelebili, perché ne rimarrà per sempre una traccia. Seminario sulla Comunicazione Fotografica presso le Officine di Fotografia - Roma 16 maggio 2003
Post n°6 pubblicato il 09 Febbraio 2006 da robala
“Mail art” o arte postale è un’esperienza di rappresentazione che coinvolge la relazione, il comportamento, il concetto ed il prodotto che ha preso inizio negli anni sessanta principalmente con l’americano Ray Johonson, del gruppo d’avanguardia Fluxus, che nel 1962 con la sua proposta ”Add to and return to” propose per posta i suoi lavori in tutto il mondo e che fondò la New York Corrispondence School of Art. Un altro deciso contributo è stato fornito dall’americano On Kawama con le sue operazioni “I got up” nel 1969 e “I am still alive” del 1960. Un movimento esclusivo per il quale tutto il prodotto della corrispondenza confluisce nell’operazione artistica, di origini dadaiste e futuriste, ha come oggetto lo scambio di idee scripto-visive, attraverso il servizio postale, nelle sue dinamiche spazio-temporali. Un’operazione di tendenza originale, lirico-surrealista, poi sviluppatasi anche sul piano concettuale, viene proposta a livello fotografico, dall’italiano Roberto Zuccalà negli scambi con i fotografi della FIAF, Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. Un nuovo filone, un nuovo impulso, una nuova corrente. Il Dipartimento Comunicazione della FIAF, dopo avere visionato una serie di libere sperimentazioni avviate a partire dalla metà degli anni ’80, inserisce formalmente questo aspetto della Mail Art, nelle proprie proposte culturali, incaricandone lo stesso Zuccalà. Si conviene che il lavoro di provocazione, di promozione e diffusione, di raccolta svolto da Roberto Zuccalà, sia di grande rilievo nel panorama della fotografia italiana.
Enzo Carli * * Affettuoso allievo, amico e biografo di Mario Giacomelli, fotografo, sociologo, libero docente in teoria della Comunicazione, già professore in seminari di linguaggi della fotografia contemporanea all’Università ed Istituti superiori, ha partecipato a dibattiti, mostre come critico e fotografo in tutta Italia ed all’estero. Autore di numerose interviste e recensioni su Radio,Televisioni locali,nazionali ed estere, riviste e giornali, è Autore di fotolibri e di numerose pubblicazioni sulla fotografia e sui grandi maestri di fotografia editate a livello nazionale ed internazionale. Già direttore della sezione Fotografia e Audiovisivi del Centro Studi Marche, BFI, di Senigallia e responsabile della teoretica del Dipartimento Cultura della FIAF, è stato direttore del Dipartimento Comunicazione della FIAF,consulente per la fotografia per numerosi Enti pubblici e privati tra cui la Provincia di Ancona e la Biblioteca Nazionale di Francia. Insignito delle onorificenze BFI- FIAF, FIAP.EsFIAP, ANAF-Maestro di fotografia, è consulente culturale dell’Associazione Nazionale Arti Fotografiche.
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Inviato da: robala
il 06/04/2008 alle 11:36
Inviato da: amorjoe
il 17/06/2006 alle 08:53
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