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Post n°113 pubblicato il 19 Marzo 2013 da pacatissima
Quale tempo è finito? Non è finito alcun tempo. Ne sono iniziati altri e con piacere li osservo. Più che viverli li osservo. E'questo il mio modo. Mi osservo in essi. Gradisco aggredire. Ad-gredior: andare verso. Poi torno dentro per scoprire gli affanni e trasformarli in luminose scie di vittoria. E’ un abito che mi concedo perché gli accadimenti me l’hanno fornito. Bello e finalmente pronto nel mio armadio interiore. So indossarlo nelle dovute occasioni. In difesa di chi credo ne abbisogni la testa arietina si abbassa la coda scorpionica punge, carica e muta la determinazione capricornina detta legge indiscutibile. Di tali fattezze mi adorno ma so anche metterle da parte ridere di loro innalzarmi in voli entusiastici e adoperarmi in attraenti rammendi .
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Post n°112 pubblicato il 07 Gennaio 2013 da pacatissima
Dove poca è la terra Approva e risponde. D’oro sottovestita Leggera l’anima distante. Innamorata di territori orientali tende le braccia in un incantevole volo. Inumidire. Necessaria passione dell’acqua. Legando ordine, gesto e dovere Esprime la vita di questo momento. Divenuta madre osservo fino in fondo. Fornendo idee, spazi e metafore non riconosciute. Sadica madre. Con i tuoi colori mi imbratti i pensieri. Scempio necessario del tuo osservare. La certezza del divenire ti assomiglia. Per questo dormi quieta Nell’incavo dei miei sogni.
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Post n°111 pubblicato il 21 Dicembre 2012 da pacatissima
Tornare piccola D’accordo con qualcuno che condivida il gioco Qualcosa passò scintillando Ti definisti Capo con voce così tagliente da farmi saltare i circuiti. Sentii chissà quale tratto seducente Esitavo Chiedevi che tornassi piccola Prima adorabile Poi infastidita Aderii al richiamo Nel silenzio accordammo capacità reciproche Un respiro rauco rivestiva gli animi Colse sensibile ogni mia aspettativa Piuttosto che aggredirmi volle un vincolante silenzio Quando vivere seppe d’altro Lo seguii.
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Post n°110 pubblicato il 29 Ottobre 2012 da pacatissima
Fatta una doccia. 36 o 38° gradi, il caldo. Esco, cammino. Godo l’aria sul corpo. Le macchine passano…tornano. Alzano la polvere e poi tutto è di nuovo normale. Proseguo. Con quest’abito di garza nero, racchiudendo nel cuore una letizia al di fuori del comune. Penso delle cose ed ho come timore di dirle perché vorrei godermi in silenzio quello che mi è tenuto in serbo. Mi sembra proprio che mi stiano concedendo dei favori. Sono così affezionata alla mia vita, così felice di esserci dentro che riesco a non sentire il peso dei pensieri oscuri. Provo gioia nel vedere i miei frutti cresciuti, nel sentirli dolci, felici, freschi, intensi, brucianti, languidi, penetranti. Tutto quello che vedo sorride. Non c’è forse molto da dire, ma dirò ugualmente, per lo meno il contorno. Riesco a girare fra i vari piaceri e fra questi è entrato a far parte il godere nel rintracciare le mie spinte, capirle. C’è un Capricorno. Non ho mai avuto a che fare con il maschio Capricorno, l’ho sempre lasciato perdere perché ritengo sia dispendioso di energia e poco gratificante, ma può essere gradevole, almeno giocarci. · Nel passato non ha destato il mio interesse, lo guardavo con quella tristezza che mi prende quando guardo qualcuno e scopro che non riesce a stimolarmi. · All’improvviso comincia ad accendermi. · Inizio a guardarlo in modo comunicativo, i silenzi diventano intensi, la vicinanza più ricercata, ma molto cauta perché, essendo Capricorno, so che devo muovermi con circospezione, per poi anche lasciare spazio ai miei modi di essere. · Lui è chiuso dentro di sé, ogni tanto il viso si illumina di un sorriso caldo e sognante. · Mani forti, nodose, con unghie mangiate, belle, abitate da un’energia che il resto del corpo non dimostra. · Bocca sottile.
Felice di essere arrivata ad un’età in cui la saggezza si manifesta nelle mani e nel cuore. Delle volte mi dico: non c’è da chiedersi proprio nulla, c’è da vivere e basta. Sono in un liquido spumeggiante, leggero, pieno di bollicine. Al tramonto c’è la luce che preferisco e già questa mi mette bene. Rido perché lo vedo ridere, rido perché sono contenta. Non ho motivo di bloccare il mio sorriso e mostrarmi seria, lo vivo in pieno. Scelgo la leggerezza.
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Post n°109 pubblicato il 03 Settembre 2012 da pacatissima
Ce ne ho le scatole quasi piene. Quasi. Perché continuo a scegliere quelle onde insormontabili di emozioni. Sceglierle. E’ una parola sbarazzarsene. Ora non ci sono. E la vita mi chiama, in quegli aspetti ancora mentali, ma non condivisi. Ancora una volta non condivisi come vorrei. Ancora una volta surrogati. Dai quali mi lascio frastornare, creando per loro situazioni inadatte. Cerco, leggo, scambio parole con chiunque credo possa darmi chiarificazioni, attingendo da posizioni non mie. Dove però mi hanno invitata sapendo che ciò che si determina è ragnatela. Sarebbe bene non caderci e comunque riuscire a districarsi. Sono l’asse di una bilancia che vorrebbe stabilire un’equità fra due contromisure e, sebbene il compito sia allettante e tanto, troppo spesso mi ritrovo a voler scegliere l’allontanamento. Calpestare ogni cosa che fin’ora mi ha procurato un nutrimento sbalestrato. Dove appoggiare le mie contromisure? Mi chiedono una condivisione che mi allontana da me stessa. Tradire. Per non tradirsi. Ma tradire cosa? Mai se stessi. Senza alcun dubbio.
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Inviato da: diogene51
il 22/12/2012 alle 15:04
Inviato da: pacatissima
il 22/12/2012 alle 00:04
Inviato da: diogene51
il 19/12/2012 alle 22:26
Inviato da: altalenante61
il 25/01/2012 alle 14:40
Inviato da: pacatissima
il 24/01/2012 alle 18:58