OCCASIONI PERSE

Diario delle occasioni perse e delle occasioni sprecate

Creato da Avvelenataforte il 16/11/2010

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Storie di vita quotidiana

Post n°95 pubblicato il 16 Aprile 2012 da Avvelenataforte
 
Foto di Avvelenataforte

In rigoroso Viola io .. in Nero lui .. in Viola di nuovo io con commenti soffocati dopo aver letto le risposte ..

Identikit Fenomeno:
Azienda vicentina
Produzione porte interne in legno
Presa da catalogo: "60 anni di esperienza e due generazioni di artigiani hanno trasformato l'amaro per il legno e la capacità di lavorarlo in un'attività industriale di successo, capace di una produzione di alta qualità".

Età di chi ha risposto: 46 anni - titolare
Numero dipendenti: 10 persone

- Perchè la vostra azienda potrebbe essere interessata ad un processo di internazionalizzazione ?
E' già da alcuni hanni che stiamo tentando la strada dell'internazionalizzazione, i mercati, sopratutto locali, a cui eravamo abituati si stanno sempre più chiudendo ed è quasi automatico guardare oltre le frontiere politiche economiche per trovare nuovi mercati.
Eh si ! Da alcuni anni state tentando tramite contatti personali e altri canali sporadici .. il classico "cogliere l'occasione qua e là". Senza tener conto i rischi delle vendite spot ..

- Quali vantaggi crede le possa portare un processo di internazionalizzazione ? 
Il vantaggio per l'appunto di trovare nuovi mercati dove proporre i nostri prodotti di nicchia.
Traduzione: aumento del giro d'affari. Vantaggio più ovvio e più immediato. Tutti gli altri vantaggi restano secondari ..


- E' a conoscenza dei "rischi" che può comportare un processo di internalizzazione ?
Credo si rischi di più non farlo.
Rischio d'impresa, economico, monetario e politico sono cose secondarie.. ma tanto si rischia di più non farlo ... tipo trombare senza preservativo .. se va va altrimenti ci penso dopo ..


- Secondo lei quanto conta conoscere alcuni aspetti particolarmente critici e rilevanti dei mercati esteri (differenze culturali, aspetti legali, criticità dei trasporti, pagamenti, contrattualistica, ecc.) ?
Inanzi tutto, prima di proporsi verso un nuovo mercato, bisogna conoscerne la cultura, i modi di pensare, etc etc....è importantissimo conoscerli ancor prima di proporsi.


- La vostra azienda è pronta per esportare ? Avete un'organizzazione tale da essere in grado di rispondere alle richieste dei clienti ? Il vostro personale è i grado di trattare correttamente in inglese con potenziali contatti ? Siete pronti pe rquanto riguarda la documentazione tecnica-amministrativa necessaria ?
Sicuramente non si è mai del tutto pronti, credo che fondamentale sia saper crescere in funzione della richiesta, non credo che di questi tempi siano molte le aziende che riescano ad investire molto, in qualsiasi ambito.
Eh si.. della serie mica ci prepariamo prima di partire .. man mano che arrivano le richieste ci adeguiamo perchè cercare di farsi trovare pronti è un investimento. Della serie se mi arriva una richiesta traduco il catalogo in inglese mica prima. Della serie dopo 20 telefonate in inglese penso di prendermi qualcuno che sappia rispondere. Della serie nessun investimento ma si alzano gli occhi al cielo e se cade una richiesta dall'estero la prendiamo per grazia ricevuta.


- Avete stimato dettagliatamente e approfonditamente le risorse finanziarie necessarie per la realizzazione di un progetto di internazionalizzazione ?
No, una stima ben precisa e dettagliata non siamo riusciti a stimarla, in questo momento vale la risposta data prima.
Diciamo che non avete voglia di farla. Non dico precisa e dettagliata ma dopo non rompermi le balle se per spedire 3 campioni in Canada Fedex mi chiede 185,00 € e mi dici che costa troppo .. Non sfracassarmi le ovaie se ti dico che per andare a visitare un cliente Israele mi servono 3.000,00 € tra volo vitto e alloggio. Non dirmi che "non pensavo ci volessero tutti questi soldi per ndare all'estero e mi no li go e allora moemo tutto".


- Siete in grado di far fronte alla domanda aggiuntiva generata dai mercatiesteri ?
Per questo sicuramente si, visto che comunque la domanda interna è calata in maniera significativa.
Ecco la grande Verità e la grande motivazione che vi spinge a "ndar all'estero".
Avete le macchine ferme e non sentirle in lavoro è come vi scorresse metà quantità di sangue nelle vene. Quando vi arriva una bolletta dell'Enel inferiore ai due zeri finali vedete lo spettro del fallimento.

Penso di essere abbastanza chiara, schietta, diretta quando provo a spiegare che per avviare un processo di internazionalizzazione servono di base 3 cose: TEMPO - DENARO - COMPETENZE.
Ma evidentemente non lo sono.
Tre variabili fondamentali. Di base. Che senza queste non vai da nessuna parte. Che se non ci sono non vale la pena perdere tempo a cullare sogni di successo. Che non puoi aspettarti risultati la settimana dopo che hai preso un contatto. Che se non ci investi soldi per farti conoscere e fare conoscere il tuo prodotto non ottieni nulla. Che se non hai qualcuno che ti organizza e gestisce il commerciale estero non riesci a far fronte a nulla.

Ma TEMPO DENARO E COMPETENZE adesso non ci sono.
Proprio in questo ordine.
Non c'è tempo da perdere, se si vuole salvare il salvabile bisogna fare in fretta. Bisogna trovare immediatamente commesse estere con pagamenti sicuri per far girare le macchine.
Non c'è denaro: Chiusi tutti i rubinetti. Raschiato il findo del barile. Rimasti solo i soldi del monopoli. Forse.
Non ci sono competenze: perchè la scuola italiana fa cagare e non forma le persone "a un lavoro vero ma solo teorico", quelli "bravi che sanno fare questo lavoro" costano tanto e sono già occupati, fidarsi di chi questo lavoro lo fa da esterno non è giusto perchè non si ha il controllo della situazione.

Ma dove vogliamo andare ?
Avrei voluto scrivere della storia delle imprese edili romene/moldave che mi ha fatto avvelenare stanotte ma tra tristezza e tristezza ho scelto questa.
 

 
 
 
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