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Creato da lampisulmare il 03/10/2010

INCHIOSTRO BIANCO

RACCONTI BREVI - Raccontare le proprie emozioni e trasferirle sui cuori altrui

 

CARLA

Post n°11 pubblicato il 31 Ottobre 2010 da lampisulmare



(Inedito)


Colorare d’azzurro il cielo su un cartoncino bianco. Aggiungere il sole con i suoi raggi splendenti in giallo.
Ricoprire di verde per i prati e gli alberi nel bosco e creare un mondo pulito dove solo gli animali sono naturali esseri viventi.

La bambina ripassava queste regole per svolgere il compito di disegno.
Aveva non poche difficoltà fino all’anno prima, ma adesso riusciva a disegnare con maestria. Chi avesse avuto la fortuna di ammirare quel paesaggio avrebbe pensato fosse uscito dalla vena artistica di un grande pittore o disegnatore.
Carla non si spiagava questa magia, ma non si poneva nemmeno molte domande. Era semplicemente felice d’esser diventata brava in disegno.
Quel compito le avrebbe fruttato una bella A che avrebbe fatto media con gli altri voti di fine quadrimestre.
Diede un ultimo sguardo al foglio e lo pose con cura sulla scrivania prima di correre in cucina per la cena.
Nella cameretta scese il buio. Ma se fissavi lo sguardo su quel foglio d’album vedevi delle piccole luci saettare da un lato all’altro della stanza, ed ogni tanto, potevi ascoltare il vociare degli alberi carezzati dal vento o il gorgogliare del ruscello.
Le urla in cucina salirono di tono  volarono insulti a volume sempre piu alto.Carla in un angolo piangeva spaventata mentre il padre del tutto ubriaco iniziava a picchiare forte la madre.
- Carla vai di la!- le urlo la mamma per evitare che vedesse e preoccupata che il padre se la prendesse con lei.
Carla corse piangendo a chiudersi nel buio della sua cameretta.
Dopo aver sbattuto la porta rimase con le spalle poggiate all’ingresso sussultando per i singhiozzi.
Lei non capiva perchè il padre si arrabbiasse sempre con la madre. Ma sapeva che la mamma spesso aveva dei lividi negli occhi e nelle spalle. Carla voleva fuggire via. Voleva andare più lontano possibile. Ma sapeva che poteva farlo solo con la sua fantasia. Di solito indossava la cuffia del suo mp3 e ascoltava la musica a tutto volume. Restavano sole, lei e la musica.
Ma questa volta decise di restare al buio sperando che il padre la finisse presto di urlare e che mamma smettesse di singhiozzare.
A un tratto si fece silenzio in casa. Aveva sentito la porta di casa sbattere con violenza e poi il rumore dell’auto che partiva sgommando.
Carla scivolò nel suo lettino in silenzio cercando di non sentire il pianto della madre.
Mentre cercava di prendere sonno si accorse delle luci.
Sembravano delle lampadine tascabili che saettavano da ogni lato. Curiosa si alzò dal lettino e si avvicinò alla fonte di luce. Restò a bocca aperta quando si accorse che proveniva dal suo disegno.
Delicatamente lo prese tra le mani e vide quelle piccole luci. Capì che si trattava di piccole lucciole.
Piccole si, ma facevano davvero tanta luce. Guardando meglio vide che gli alberi si agitavano mossi dal vento. Presa da un istinto irresistibile cercò di carezzare le punte con un dito.
Si accorse che si creava come un gorgo al centro del disegno in cui le sue dita  riuscivano a immergersi. Spaventata le tirò indietro, ma poi la curiosità ebbe la meglio. Entravano le dita e tutta la mano, ed anche il braccio. Non c’era freddo, ne provava dolore. Si allontanò di scatto dalla scrivania e corse all’armadio. Cercò la sua lampadina tascabile e la sua borraccia gia piena d’acqua  pronta per la scuola e tornò verso il disegno.
Con estrema cautela e un po di timore entrò dentro al disegno svanendo dalla vita reale in un istante.

           -----------------------------------------------------

Carla si sentì galleggiare leggera per qualche istante e poi precipitò a velocità folle atterrando su un morbidissimo prato verde. Stupita le parve quasi di rimbalzare.
Improvvisamente scese su di lei una pace indescrivibile. Si guardò attorno e vide il paesaggio cosi come lei lo aveva immaginato e disegnato.
Si sollevò sulle gambette tremanti e si avviò verso il ruscello dove avrebbe trovato acqua pura per riempire la sua borraccia.
Si accovacciò e fece scorta d’acqua. Poi si guardò attorno e decise di seguire il sentiero che attraversava il boschetto.
Cammina cammina si accorse che quando pestava l’erba , subito dopo crescevano velocemente dei fiori stupendi. Non le pareva d’averne mai visti di cosi belli.
Andava avanti e poi si voltava felice di riuscire a colorare sempre più quel suo quadro.
- Che strana magia- Pensò, e con la naturalezza con cui solo i bambini sanno ragionare non si pose troppe domande e proseguì quel suo stranissimo viaggio.
A un certo punto arrivò in una radura pienissima di margherite e vide che in quel prato bianco spuntavano le orecchie lunghe di alcuni conigli. Le vide che si alzavano e si abbassavano e silenziosamente si avvicinò. I conigli non ebbero paura e restarono a brucare l’erbetta appena spuntata uardandola con gli occhioni dolci e lucidi.
Carla allora provò a carezzare quello più vicino e lui non si mosse ma si prese ogni carezza come se fosse una cosa normale. Carla sorrise. –Che mondo stupendo che ho creato!-
Ma la sua attenzione fu attratta dai cervi. C’erano due cervi dalle spettacolari corna. Avevano davvero un aspetto regale. Erano immobili e la osservavano sbuffando un po straniti.
Carla allora ritentò l’esperimento e i cervi non si mossero, solo la osservavano incuruiositi, gli occhi tondi e attenti. La bambina allora si avvicinò al piu piccolo e lo abbracciò stampandogli un bacio sulla fronte. Quello squittì felice tanto che pareva che ridesse e iniziò a correre saltellando per poi tornare vicino a lei.
Carla allora giocò a rincorrerlo finchè esausta si buttò su quel prato di fiori colorati.
Apri lentamente gli occhi socchiusi giocando col sole che penetrava attraverso le folte ciglia. Sorrise, e piombò in un sonno profondo.


                      ------------------------------------

Si svegliò nel buio della sua cameretta. Ci mise un po a comprendere dove si trovasse.
Avrebbe dovuto essere triste.
Era stato solo un bellissimo sogno.
Ma Carla sorrise. Sapeva che avrebbe viaggiato ancora. Dipendeva solo da lei.
Si coprì la testolina con le coperte mentre all’esterno iniziava a piovere e la casa era immersa nel completo silenzio. Si potevano sentire quei risolini allegri che incantano qualsiasi adulto li ascolti.
Il sole iniziò la sua ascesa sforando le nubi. L’aria si riempì dell’odore di terra bagnata.
I fili d’erba luccicavano perchè baciati dalla pioggia.
Quel giorno prometteva bene.



 
 
 

LA STREGA

Post n°10 pubblicato il 24 Ottobre 2010 da lampisulmare





La strega era destinata a restar sempre sola..
Chiunque la vedesse non poteva far a meno di far trasparire tutto il ribrezzo e la paura che ella ispirava…Di certo non aveva un bell’aspetto…come tutte le streghe non aveva affatto un volto gradevole..ed anche la sua leggera gobba e gli abiti lunghi scuri e sdruciti non le davano alcun aiuto in tal senso..
Ella aveva però una dote…Sapeva cantare…e la sua voce era dolce e melodiosa…attraverso essa riusciva a entrare quasi di nascosto nel cuore della gente.. appena il tempo di voltarsi a cercare l’origine di quel suono meraviglioso..poi tutto finiva…
Un giorno la strega s’innamorò di un giovane…e tanto desiderò esser da lui riamata che fece ciò che a nessuna strega era permesso fare…
Fece in modo che egli la guardasse entro gli occhi…lasciando che entrasse a esplorare i più piccoli recessi della sua anima…e tutti sanno che quando questo accade…non si può far a meno d’innamorarsi..perchè il cuore di una strega non è uguale a quello di una donna normale…il cuore di una strega ti entra dentro..e non lo dimentichi più per tutta la vita…e quest’amore…così grande che ti rapisce in maniera così totale…fa si che l’aspetto della strega non sia più così importante…mentre ciò che rimane in primo piano è quello che ella possiede dentro il suo animo…
Il giovane s’innamorò cosi velocemente che gli parve di esser trapassato da un fulmine bianco e potente..e da quel giorno visse per la strega..
Ma la gente iniziò a far commenti su quell’amore che parea uscito da una fiaba…Commenti cattivi…che puntualmente la strega percepiva…soffrendone a tal punto che il suo cuore iniziò a sanguinare…e giorno dopo giorno ella diventò sempre più debole finchè non perse tutti i suoi poteri…la sua voce divenne rauca…e la sua anima scura…
Il giovane allora parve risvegliarsi da quel sogno…e iniziò a vederla per ciò che era in realtà…
La strega..debole e ormai senza alcun potere che potesse salvarla..sola…e disperata…si recò in cima al monte piu alto del suo paese…Esso dava su un lago…
Tristemente si accomodò su una roccia..e osservò il paesaggio…era l’ora del tramonto..e il sole pareva sorridere su ogni onda che baciava la sua scia di luce..gli alberi attorno cantavan tristi carezzati dal leggero vento…La strega pianse…pianse tutto il suo immenso dolore..pianse per la cattiveria della gente..pianse per la cecità delle persone…che non riuscivano a vedere quel che lei era davvero..sapeva che stava arrivando la fine…

Lentamente sentì che il suo cuore diminuiva i battiti…socchiuse gli occhi…una lacrima scivolò lungo le sue gote…e morì…

Il suo cuore si illuminò e surriscaldò…iniziò ad emettere scintille…e levitò…..alto…fino al blu oscuro della notte..
Da quella volta  sul lago..ogni notte all’ora della sua morte…una stella brilla lampeggiando piu delle altre…ogni tanto una parte scivola via lasciando una scia luminosa….
Quella stella….è il cuore della strega…..

 
 
 

IL CIGNO DI NOME ICARO

Post n°9 pubblicato il 16 Ottobre 2010 da lampisulmare





Il lago assunse un aria magica..
la nebbia ricopriva le vallate
scendendo verso l'acqua cheta....
Gli alberi dai mille colori autunnali
parevano una cornice di pregio
su quel quadro d'autore....
Lenta...Scese verso l'acqua scura
una piccola piuma bianca come la neve...
Alzai lo sguardo
per cercare il suo antico proprietario...
Nubi fitte e grigie oscuravano il cielo...
Non vidi nulla..
Poi sentii quasi un urlo di disperazione
provenire dalla riva destra....
Presi a remare...
Una testa bianca fuoriusciva dall'acqua....
Era un cigno....
Lo issai a bordo e lo scaldai con una copertina....
Il suo collo era morbidamente poggiato sulle mie braccia...
Era magro...e stanco...
Chissà quanta strada aveva percorso in volo...
Le sue ali avevano ceduto...
Quella non era zona di riproduzione...
Non era stata una sua scelta...
Alzai la sua testa
e lo guardai negli occhi socchiusi...
Dentro vidi paesaggi sconfinati...
vento contrario...
e freddo pungente...
Sapevo che nn sarebbe sopravvissuto...
Il suo cuore nn poteva farcela...
e decisi di restare ancora con lui....
Lentamente...i suoi occhi si chiusero ancor di più...
Mentre la vita li lasciava...
divennero opachi...quasi azzurri....
e una tristezza infinita mi prese...
e piansi...
Con un grido per quest'ingiustizia serrato nella gola
chiusa per l'emozione...
Per la bellezza di quell'animale cosi maestoso...
Piansi...
Per tutti i sogni rimasti irrisolti...
e per tutti gli esseri del mondo
che nonostante trovino il coraggio di volare...
poi nn riescano a raggiungere il loro obiettivo...
Miliardi di icari moderni....
dei quali un cigno sfortunato aveva pensato di far parte....
Pietosamente li chiusi quegli occhi spenti...
e carezzai ancora il suo corpo finchè nn fu freddo...
Poi lo deposi su un asse di legno galleggiante....
e lo spinsi verso il centro del lago....
Non mi piaceva l'idea di quell'animale sotto terra...
Lo osservai...e stavo quasi per andare....
quando notai un altra macchia bianca vicino a lui...
Era un altro cigno...
Vidi che si esibiva in una specie di danza...
e capii....
Era la femmina che salutava
per sempre il suo compagno
esprimendo tutto il suo amore con quel rituale..
E pensai...
Non potrò mai dimenticare questo giorno..
Poi la vidi...
Splendida con le sue grandi ali spiegate....
Volteggiò un paio di volte
sopra l'asse galleggiante col corpo del suo compagno....
Infine...vidi che si allontanava veloce verso nord....
Sapevo che una lacrima in più aveva arricchito quel lago...
ed una stella in piu...avrei visto in cielo quella notte...

 
 
 

EMOTION

Post n°8 pubblicato il 11 Ottobre 2010 da lampisulmare





Sogno di passeggiare 
dinanzi ai tuoi occhi.
offrendo al tuo sguardo
un'emozione da non dimenticare. 

 
 
 

LA BAMBINA SPERDUTA

Post n°7 pubblicato il 09 Ottobre 2010 da lampisulmare

 




La bambina vagava nel bosco da ore…Era spaventata…Le sue braccia e le sue gambe erano piene di graffi e lividi…era scivolata sul greto pietroso di un fiume e le faceva male il fianco per il dolore….Di tanto in tanto si fermava guardandosi attorno e si asciugava le lacrime…Aveva urlato per ore ed ora era senza voce…inoltre si avvicinava il crepuscolo e nn sapeva dove si trovava esattamente né dove avrebbe passato la notte…
Il sole stava sparendo dietro le vette più alte e lei stringeva i dentini mormorando tra se le sue paure…aveva freddo adesso..e le bruciavano tutte le ferite…
All’arrivo del buio si sistemò sotto un grosso albero..e poggiò la schiena dolorante contro il tronco…si strinse addosso il suo piccolo giubotto di cerata e cercò di riposare..
Il bosco iniziò a popolarsi di tutti i suoi tipici rumori notturni…quelli che sempre mettono un po di paura…e la bambina ne aveva tantissima..
Si era allontanata dalla baita che i genitori avevano preso in affitto per le vacanze…seguendo il fiume era arrivata già a una distanza considerevole..ma poi vide il coniglietto…e decise di seguirlo nella sua tortuosa traiettoria…e aveva finito per perdere del tutto l’orientamento..
La notte sopraggiunse all’improvviso…e la bambina iniziò a battere i denti dal freddo…riusciva a sonnecchiare qualche attimo ma poi si risvegliava di soprassalto…
All’improvviso udì dei rumori…e ne cercò la provenienza…
La luna riusciva a illuminare leggermente quella parte del bosco…e vide che erano arrivati degli alci…erano silenziosi ma masticavano l’erba producendo un suono ovattato…dietro di loro una nebbia spessissima…
Uno di loro le si avvicinò curioso e lei non sapendo se fosse amichevole si rincattucciò ancor di più contro il tronco…
L’alce aveva due occhi tondi …contornati da folte ciglia scure…per un attimo lei si specchiò nelle sue iridi…e per un attimo nessuno dei due si mosse…
Poi l’alce l’annusò..e le diede una spinta col muso…
La bambina riuscì a sorridere….voleva essere grattato sul muso…e lei lo accontentò….
L’alce le si accomodò accanto regalandole il suo calore…e la bimba si avvicinò lentamente…con circospezione…finchè non gli aderì contro del tutto…
In questa maniera riuscì a scaldarsi…e finalmente a dormire profondamente…

Quando aprì gli occhi era giorno…ed era sola…probabilmente aveva sognato tutto…degli alci che andavano in giro di notte?..Per quanto ne sapeva non era loro consuetudine farlo..
Si alzò faticosamente con le membra doloranti…aveva la bocca secca e aveva bisogno di urinare al più presto…corse dietro un cespuglio ridendo perché non avrebbe avuto alcun motivo di nascondersi dato che era del tutto sola….e si liberò…
La sua seconda urgenza era bere….allora si mise in ascolto…e le parve di sentire in lontananza rumore d’acqua….se avesse trovato il fiume era salva….
Camminò velocemente seguendo il rumore…e arrivò a una radura…vide cosa aveva provocato il rumore…un piccolo rio…ma abbastanza vivo da permetterle di bere abbondantemente…..
Adesso avrebbe seguito la corrente…doveva pure arrivare al fiume…e una volta trovato il fiume sapeva bene da ke parte andare..
A un certo punto sul greto vide delle orme freschissime…le guardò bene…erano orme di alce…di sicuro…Allora nn aveva affatto sognato…le orme seguivano il corso d’acqua…ma controcorrente…alzò il viso e viDe in lontananza l’alce…le sembrò lo stesso della notte precedente…la guardava con i suoi occhioni e poi si girava verso nord…lo fece piu volte…
La bambina allora senza darsi spiegazione lo rincorse…ma una volta arrivata dove pensava d’averlo visto non c’era più….e si fermò ancora….e notò dei cespugli pieni di bacche… e le assaggiò cautamente..sapeva che per esser buone nn dovevano essere troppo colorate…e quelle non lo erano…erano dolci…e succose…se ne riempi la bocca lasciando che il succo le colasse agli angoli della bocca..poi lo rivide il suo amico alce…e riprese a correre per raggiungerlo…
Questo successe parecchie volte….ed ogni volta che le pareva di raggiungerlo…l’alce spariva tra la nebbia….
Arrivata ad un costone di roccia la bambina vide che la nebbia si diradava….e il verso dell’alce divenne sempre più lontano….il suo sguardo si volse verso il basso….
Laggiù a valle…un centro abitato…
La bambina cadde in ginocchio piangendo..
Era riuscita a trovare la strada…Era disidratata…aveva una fame indicibile…aveva bisogno di andare al bagno…aveva tutti i capelli pieni d’erba e impiastricciati di sudore..ma il suo cuore era felice….i suoi polmoni pieni d’aria buona…le sembrava di scoppiare di gioia…Immediatamente comprese che l’alce…che l’aveva protetta dal freddo e le aveva indicato la strada…poteva essere solamente un angelo…Sorrise…come se avesse in se il segreto più dolce del mondo..e cautamente…scese a valle incontro alla civiltà…


 

 
 
 
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