
(Inedito)
Colorare d’azzurro il cielo su un cartoncino bianco. Aggiungere il sole con i suoi raggi splendenti in giallo.
Ricoprire di verde per i prati e gli alberi nel bosco e creare un mondo pulito dove solo gli animali sono naturali esseri viventi.
La bambina ripassava queste regole per svolgere il compito di disegno.
Aveva non poche difficoltà fino all’anno prima, ma adesso riusciva a disegnare con maestria. Chi avesse avuto la fortuna di ammirare quel paesaggio avrebbe pensato fosse uscito dalla vena artistica di un grande pittore o disegnatore.
Carla non si spiagava questa magia, ma non si poneva nemmeno molte domande. Era semplicemente felice d’esser diventata brava in disegno.
Quel compito le avrebbe fruttato una bella A che avrebbe fatto media con gli altri voti di fine quadrimestre.
Diede un ultimo sguardo al foglio e lo pose con cura sulla scrivania prima di correre in cucina per la cena.
Nella cameretta scese il buio. Ma se fissavi lo sguardo su quel foglio d’album vedevi delle piccole luci saettare da un lato all’altro della stanza, ed ogni tanto, potevi ascoltare il vociare degli alberi carezzati dal vento o il gorgogliare del ruscello.
Le urla in cucina salirono di tono volarono insulti a volume sempre piu alto.Carla in un angolo piangeva spaventata mentre il padre del tutto ubriaco iniziava a picchiare forte la madre.
- Carla vai di la!- le urlo la mamma per evitare che vedesse e preoccupata che il padre se la prendesse con lei.
Carla corse piangendo a chiudersi nel buio della sua cameretta.
Dopo aver sbattuto la porta rimase con le spalle poggiate all’ingresso sussultando per i singhiozzi.
Lei non capiva perchè il padre si arrabbiasse sempre con la madre. Ma sapeva che la mamma spesso aveva dei lividi negli occhi e nelle spalle. Carla voleva fuggire via. Voleva andare più lontano possibile. Ma sapeva che poteva farlo solo con la sua fantasia. Di solito indossava la cuffia del suo mp3 e ascoltava la musica a tutto volume. Restavano sole, lei e la musica.
Ma questa volta decise di restare al buio sperando che il padre la finisse presto di urlare e che mamma smettesse di singhiozzare.
A un tratto si fece silenzio in casa. Aveva sentito la porta di casa sbattere con violenza e poi il rumore dell’auto che partiva sgommando.
Carla scivolò nel suo lettino in silenzio cercando di non sentire il pianto della madre.
Mentre cercava di prendere sonno si accorse delle luci.
Sembravano delle lampadine tascabili che saettavano da ogni lato. Curiosa si alzò dal lettino e si avvicinò alla fonte di luce. Restò a bocca aperta quando si accorse che proveniva dal suo disegno.
Delicatamente lo prese tra le mani e vide quelle piccole luci. Capì che si trattava di piccole lucciole.
Piccole si, ma facevano davvero tanta luce. Guardando meglio vide che gli alberi si agitavano mossi dal vento. Presa da un istinto irresistibile cercò di carezzare le punte con un dito.
Si accorse che si creava come un gorgo al centro del disegno in cui le sue dita riuscivano a immergersi. Spaventata le tirò indietro, ma poi la curiosità ebbe la meglio. Entravano le dita e tutta la mano, ed anche il braccio. Non c’era freddo, ne provava dolore. Si allontanò di scatto dalla scrivania e corse all’armadio. Cercò la sua lampadina tascabile e la sua borraccia gia piena d’acqua pronta per la scuola e tornò verso il disegno.
Con estrema cautela e un po di timore entrò dentro al disegno svanendo dalla vita reale in un istante.
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Carla si sentì galleggiare leggera per qualche istante e poi precipitò a velocità folle atterrando su un morbidissimo prato verde. Stupita le parve quasi di rimbalzare.
Improvvisamente scese su di lei una pace indescrivibile. Si guardò attorno e vide il paesaggio cosi come lei lo aveva immaginato e disegnato.
Si sollevò sulle gambette tremanti e si avviò verso il ruscello dove avrebbe trovato acqua pura per riempire la sua borraccia.
Si accovacciò e fece scorta d’acqua. Poi si guardò attorno e decise di seguire il sentiero che attraversava il boschetto.
Cammina cammina si accorse che quando pestava l’erba , subito dopo crescevano velocemente dei fiori stupendi. Non le pareva d’averne mai visti di cosi belli.
Andava avanti e poi si voltava felice di riuscire a colorare sempre più quel suo quadro.
- Che strana magia- Pensò, e con la naturalezza con cui solo i bambini sanno ragionare non si pose troppe domande e proseguì quel suo stranissimo viaggio.
A un certo punto arrivò in una radura pienissima di margherite e vide che in quel prato bianco spuntavano le orecchie lunghe di alcuni conigli. Le vide che si alzavano e si abbassavano e silenziosamente si avvicinò. I conigli non ebbero paura e restarono a brucare l’erbetta appena spuntata uardandola con gli occhioni dolci e lucidi.
Carla allora provò a carezzare quello più vicino e lui non si mosse ma si prese ogni carezza come se fosse una cosa normale. Carla sorrise. –Che mondo stupendo che ho creato!-
Ma la sua attenzione fu attratta dai cervi. C’erano due cervi dalle spettacolari corna. Avevano davvero un aspetto regale. Erano immobili e la osservavano sbuffando un po straniti.
Carla allora ritentò l’esperimento e i cervi non si mossero, solo la osservavano incuruiositi, gli occhi tondi e attenti. La bambina allora si avvicinò al piu piccolo e lo abbracciò stampandogli un bacio sulla fronte. Quello squittì felice tanto che pareva che ridesse e iniziò a correre saltellando per poi tornare vicino a lei.
Carla allora giocò a rincorrerlo finchè esausta si buttò su quel prato di fiori colorati.
Apri lentamente gli occhi socchiusi giocando col sole che penetrava attraverso le folte ciglia. Sorrise, e piombò in un sonno profondo.
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Si svegliò nel buio della sua cameretta. Ci mise un po a comprendere dove si trovasse.
Avrebbe dovuto essere triste.
Era stato solo un bellissimo sogno.
Ma Carla sorrise. Sapeva che avrebbe viaggiato ancora. Dipendeva solo da lei.
Si coprì la testolina con le coperte mentre all’esterno iniziava a piovere e la casa era immersa nel completo silenzio. Si potevano sentire quei risolini allegri che incantano qualsiasi adulto li ascolti.
Il sole iniziò la sua ascesa sforando le nubi. L’aria si riempì dell’odore di terra bagnata.
I fili d’erba luccicavano perchè baciati dalla pioggia.
Quel giorno prometteva bene.

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