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Un blog creato da bisiacaquasidoc il 07/09/2010

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Post n°102 pubblicato il 23 Maggio 2012 da bisiacaquasidoc

IERI

"Non è una cima a scuola, ma ha dentro qualcosa di profondo che lo spinge e che altri non hanno". 

Così ha parlato il grande e storico "capo" del corso universitario (sorrido). 

A parte il fatto che all'ultimo esame ha preso 28, che quello che gli chiedo sa, che fa sempre domande pertinenti, che mette a frutto quello che gli si spiega, il che non farà di lui una cima, ma non mi sembra davvero niente male; dicevo, a parte tutto questo, non posso che concordare con il "grande capo". 

"E' che poi, se si scava nella storia personale, si capiscono molte cose". Così, solo così, ho detto. E il "grande capo" ha annuito. 

 

UN PAIO DI SETTIMANE FA...

"Senti, ho pensato una cosa. Siccome io compongo canzoni in inglese e suono la chitarra, potrei suonare per i pazienti..."

Dopo il primo secondo per realizzare il significato di quelle parole, mi si è aperto un sorriso (e un piccolo nodo in gola, ma piccolo eh!). A me queste cose piacciono. Da morire. "Appena è qui, parliamo col primario".

Ho chiesto alle colleghe. Tutte d'accordo, ma quasi non avevo dubbi. 

Appena ho visto il primario, gli ho parlato di questa cosa. Lui è una persona molto propositiva e gli piacciono queste cose. Ha subito detto di sì e ha chiesto subito il permesso alla direzione. 

 

IERI

Al momento opportuno è andato a prendere la chitarra. E' stato il primario a presentarlo ai primi pazienti, che hanno accolto l'iniziativa con entusiasmo. Così nelle altre stanze dedicate. Solo un paio di pazienti non avevano voglia di sentire. 

Un paio di foto non me le ha tolte nessuno. Momento quasi storico. 

 

 

Spettatrice di quello spettacolo meraviglioso.

Guardavo i pali con le chemioterapie

svettare contro la grande finestra

e sentivo quella voce e quella chitarra

di grande dolcezza.

Una piccola vittoria della vita sulla morte...

Emozione...

 

 

Grazie.

 

Bisiaca doc ^_^

 
 
 

LE VITE DEGLI ALTRI

Post n°101 pubblicato il 17 Maggio 2012 da bisiacaquasidoc

 

Ieri si è fermato in reparto fino a tardi. Ha avuto un problema durante l'infusione del farmaco. Sono stata io a togliergli l'ultima flebo prima che se ne andasse. La moglie era venuta a prenderlo. Sono una coppia quasi ottantenne, ma nessuno dei due dimostra l'età anagrafica. Li conosco da anni. A Claudio avevano dato pochi mesi di vita e dopo due anni è ancora qui. 

Non so come ci siamo addentrati nell'argomento. La moglie mi ha raccontato che hanno perso due dei loro tre figli per distrofia muscolare. I ragazzi sono entrambi morti quando avevano circa vent'anni. Ho visto il viso di quella donna accendersi di rosso e gli occhi inumidirsi. Ho visto il viso di Claudio serissimo. E ho visto anche la donna abbracciare suo marito e carezzargli i capelli. E' stato come se ancora gli dicesse "Ti amo", tanto il suo vigore e il suo desiderio di stargli vicino. Ho visto una coppia solida, davvero uniti nel bene e nel male. 

E tanta è stata la tenerezza che ho provato per loro, sempre educati e discreti. 

 

 

Stamattina Paola è arrivata in reparto con la TAC in mano e le scarpe da ginnastica. Cosa rara per lei, abituata a portare sempre tacchi altissimi. Il suo solito splendido sorriso era piuttosto smorzato. Paola ha una forza di carattere che io ho sempre ammirato. Non so come faccia. Anche ora che è in progressione di malattia, si preoccupa di mostrarsi serena a suo marito, quando la sera si vedono con skype, poichè lui è a qualche migliaio di km da casa per lavoro.

E' uscita dallo studio medico ed è venuta a raccontarci in lacrime che dovrà iniziare di nuovo la chemioterapia. 

Paola è di origine meridionale. Ha deciso che vuole fare le chemioterapie a casa dei suoi, almeno finchè il marito è via. Qui è sola e non vuole cadere in depressione. Ne parla non con leggerezza, ma con concreta consapevolezza e con cognizione di causa. Come darle torto e non fare il tifo per lei?

 

 

La figlia di Giovanna aveva telefonato un paio di settimane fa, proprio la mattina in cui la madre doveva presentarsi per la terapia, per dire che avevano avuto un improvviso lutto in famiglia e che non avrebbe potuto esserci. 

Oggi si sono presentate. 

Non ho mai visto Giovanna così. 

"Giovanna, come sta? Abbiamo saputo..."

"La sera gli ho detto che me ne andavo a letto. Lui mi ha risposto che si fermava ancora un po' lì a guardare la tv. Verso le due mi sono alzata per andare in bagno e ho visto la porta della sua camera semiaperta. Poi sono tornata a letto. Verso le sei mi sono di nuovo alzata per tornare in bagno e passando davanti alla sua stanza, ho visto sempre la porta semiaperta. Il letto non era disfatto, così ho pensato che si fosse addormentato sul divano. Sono scesa, ma non c'era. Allora sono uscita a cercarlo. Ho visto la porta del granaio socchiusa e mi è parso strano, poichè la chiudiamo sempre. Sono andata a vedere e là l'ho trovato. Credetemi, non sono nemmeno riuscita a piangere..." 

Mi sono scese le lacrime senza che lo volessi nel vedere quella donna che mi raccontava una delle cose più intime e importanti della sua vita. 

Ci penso e ci ripenso. Magari a ottant'anni una persona crede di aver visto tutto. La guerra, la miseria, gioie e dolori (quando non furono solo dolori) del matrimonio, battaglie per arrivare a fine mese coi soldi, difficoltà nel gestire i figli adolescenti, i lutti dei genitori, dei parenti, degli amici che se ne sono già andati. 

Ma forse a ottant'anni non ci si aspetta di trovare il proprio figlio impiccato nel granaio di casa... 

Resto sgomenta.

 

Bisiaca doc

 
 
 

IRONIA DELLA PREADOLESCENZA

Post n°100 pubblicato il 15 Maggio 2012 da bisiacaquasidoc

 

Dopo i colloqui a scuola, ero nera    .

Poi ho riflettuto e nei giorni successivi ho ripreso l'argomento con calma. 

Approfittando del viaggio di ritorno dalla lezione di tedesco, cioè quando non poteva scappare (ghghgh) gli ho fatto tutto un bel discorsetto...

 

"Sai, per ottenere dei risultati, serve costanza. Nella scuola, come nello sport, come nella vita, secondo le proprie capacità, che vanno sfruttate al meglio."

 

  wow, che bel discorso!  

Beh, per essere più incisiva, ho pensato a un paio di esempi che si riferiscono al mondo delle scienza naturali, materia che lui ama molto. 

 

"Ecco, vedi, come l'acqua che scava la roccia... capisci? O come le stalattiti e le stalagmiti... ti ricordi come si formano le stalattiti e le stalagmiti?

 

 

Ero sicura di aver colpito, dato che alle elementari aveva fatto una provetta di scienze sul carsismo in cui aveva preso 10! (che tempi lontani! eheheh)

Intanto arriviamo sotto casa proprio in quel momento. 

Silenzio, un paio di secondi di troppo di silenzio. 

Mi giro verso di lui, proprio mentre lui si gira verso di me. Vedo che mi guarda con occhio furbo e un sorriso sulle labbra e mi dice:

"DI SICURO NON COL CILLIT BANG!"

 

Ho dovuto pensarci qualche secondo... poi...

uhauhauhauhauhauhauhauhauha!!!

Sono scoppiata a ridere come una pazza insieme a lui ^_^

 

Bisiaca doc ^_^

 
 
 

DUE ORBE AL CINEMA ^_^

Post n°99 pubblicato il 26 Marzo 2012 da bisiacaquasidoc

 

Ho conosciuto Mara nel 2002. Era ricoverata dove lavoravo allora. Non riusciva a camminare, la sua sclerosi multipla era in fase di recrudescenza. Nonostante avessimo instaurato un bel rapporto, come è logico che sia ci perdemmo di vista alla sua dimissione o per il mio trasferimento, non ricordo bene.

Qualche anno dopo la incontrai in pizzeria. Ero seduta al tavolo con altre infermiere, alcune delle quali la conoscevano, come me, per via dei suoi ricoveri. Camminava con difficoltà, ma era in piedi. Di quel momento, come di molti altri, mi rimasero impressi i suoi capelli, allora corti e tinti quasi d'arancio. (a Mara piace cambiare, ogni tanto l'ho vista con i capelli lunghi viola, anche se ultimamente è più stabile sul scuro serio *_^ ). Ci salutammo e fui contenta di vederla con la sua famiglia.

Passarono alcuni anni in cui non ci vedemmo affatto. Un giorno capitò dove lavoro adesso per farsi somministrare delle fleboclisi mensilmente. Da allora ancora ci vediamo, ogni mese.

C'è stato un periodo in cui ci siamo frequentate anche fuori dall'ospedale, quasi che le nostre vite fossero vicine in quei momenti. Era il 2008, anno in cui uscì il film "Mamma mia!". Poi le nostre strade si sono divise per molti motivi, anche se continuiamo a volerci bene. 

 

Una manciata di giorni fa, dopo le flebo, ci siamo fermate a parlare un po' di più. 

Mi ha raccontato che a una sua amica ha parlato di me, come se fossi il suo angelo. La cosa mi ha commossa e lusingata. Un po' come infermiera, certo, ma anche come donna...

 

Un giorno, nell'ottobre del 2008, Mara venne, come sempre, all'ospedale per le sue solite flebo. Di discorso in discorso, decidemmo di andare al cinema quella sera. Lei, avendo, tra le altre cose, problemi di vista, sempre connessi con la sua malattia, non ha la patente (ogni tanto ci siamo fatte delle sane risate quando mi raccontava che scendeva dalla corriera nel paese sbagliato perchè non ci vedeva! A dirla così sembra quasi una cosa tragica, e, a suo modo, lo è, molto, ma io e Mara siamo sempre riuscite a ridere di queste cose... perchè in fondo entrambe siamo molto ironiche). 

Così quella sera eravamo d'accordo che sarei andata a prenderla nel paese dove abita dopo la separazione da suo marito qualche anno fa. 

Pure io ho sempre avuto grossi problemi di vista, pur avendo la patente (me l'hanno rinnovata recentemente per grazia ricevuta eheheh). Quindi, in fondo, per poco non si capiva chi di noi due vedesse di meno: una orba molto, l'altra a metà ehehe.

Decidemmo per "Mamma mia!". (Fu quella sera che ebbi la certezza che i musical non sono il mio genere di film ahahah). 

Parcheggiai, scendemmo, prendemmo il biglietto e ci mettemmo nella fila più alta al cinema, e nei posti più laterali. Ma ovvio... perchè, mentre scorreva la traduzione dei testi delle canzoni del musical, io le leggevo tutto, parola per parola... così lei vide i testi con la mia voce... (sai che sete alla fine!!! ahahah)

Quando la riportai a casa, passammo per una strada secondaria, poco illuminata. Ricordo bene le risate quando le dicevo che non vedevo niente... due orbe al cinema ahahah! Ma son prudente ;)

Fu un'esperienza meravigliosa per entrambe, che ancora ogni tanto ricordiamo con la promessa di tornare al cinema insieme prima o poi :)

 

E appunto una manciata di giorni fa ci siamo commosse entrambe ricordando quei momenti ^_^ Ho visto i suoi occhi lucidi, seguiti dai miei. Sono rare queste condivisioni, almeno per me, però questo ricordo mi riempie il cuore di gioia e mi dà speranza... non tanto per lei, che è piena di coraggio, quanto per me, spesso incredula che con poco si possa far molto e fissare dei momenti nella memoria per una vita piena di ricchezza... 

 

 

Bisiaca doc

 
 
 

ANTONIA

Post n°98 pubblicato il 09 Marzo 2012 da bisiacaquasidoc

 

Antonia venne da noi qualche anno fa per fare la chemioterapia. Aveva un tumore all'intestino. 

Era una persona estremamente riservata, di quelle che non chiedono mai nulla se non per vera necessità, che non suonano per niente, che non parlano a sproposito. A volte avevo l'impressione che non avesse voglia di parlare, dunque non cercavo il dialogo a tutti i costi, perchè credo e ho sempre creduto che non siamo tutti uguali in tal senso e che il silenzio, in alcuni casi, vada rispettato. Tuttavia ero certa che non fosse una persona stupida. Però qualcosa mi sfuggiva. Affrontò la terapia con molta dignità. E anche quel periodo finì. 

Quindi proseguì col follow up, con una TAC ogni tanto, con periodici esami del sangue, fino alla scoperta di una recidiva. Ebbi così l'occasione di rivederla periodicamente per la chemioterapia. Ma stavolta non mi accontentai del silenzio e tentai la via del dialogo, discretamente. 

Antonia era una donna del sud emigrata al nord con il marito molto tempo prima dei fatti raccontati. Nella vita era stata una maestra d'asilo. Ogni tanto andava a fare qualche consulenza in un ospedale specializzato. Una sola volta la vidi arrabbiata e sempre compostamente. 

Dalla prima recidiva alle successive progressioni della malattia, di chemio in chemio, pian piano iniziai a conoscerla e a scoprire, dietro la sua compostezza, una donna ricchissima di valori, di esperienze, di affetti, di amore per l'infanzia, di cose da dare agli altri, come non avrei mai immaginato.

Un giorno arrivò al servizio senza appuntamento e capimmo che c'era qualcosa che non andava, poichè lei era sempre precisa e puntuale. Disse di avere metastasi cerebrali e di voler parlare col medico. 

Antonia aveva lavorato per un periodo della sua vita con bambini disabili e sapeva che alcuni disturbi originavano dal cervello. 

Parlò con il medico, andò a fare la TAC e furono confermate le metastasi cerebrali di cui lei parlava. Si era praticamente fatta la diagnosi da sola.

Da allora venne spesso da noi a fare delle flebo. 

Credo di essere stata io a metterle la prima di queste flebo. Entrai in stanza, eravamo sole. Parlammo della malattia. La sua consapevolezza mi destabilizzò. Non ricordo bene cosa disse, ma mi ritrovai a guardare fuori dalla finestra, con un nodo in gola di quelli che fanno male, e le lacrime agli occhi. Sarei passata per maleducata se lei non fosse stata la donna che era, ma non potevo fare altro. Come avrei potuto piangere davanti a lei tutte la lacrime copiose che avevo? Eppure Antonia capì tutto. Ma proprio tutto. Non riuscii a trattenermi. Piansi. E le parti si invertirono. Fu lei a consolare me. Mi disse di non piangere. E ci abbracciammo. 

Dopo quel giorno tutto cambiò. 

Vennero i giorni in cui non era più in grado di sopportare le chemioterapie. E pure il giorno in cui fu ricoverata... 

Senza capelli, senza parrucca, gonfia di cortisone... così la trovai quando andai in reparto a farle visita. Ma i suoi occhi e le sue poche parole infarcite di afasia tradivano tutta la sua consapevolezza. Riscelsi il silenzio, per un senso di impotenza frustrante. Cosa avrei potuto dire? Ci capivamo senza parlare. Ci abbracciammo per l'ultima volta. Non ricordo più certi dettagli e certe parole, ma quel giorno la vidi piangere... prima e unica volta. Uscii dalla stanza sapendo che non l'avrei rivista. 

 

 

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