Un blog creato da icszeta il 14/02/2008

NO NO E POI NO (VAT)

una notizia al giorno toglie il vaticano di torno...

 
 
 
 
 
 

PRESENTAZIONE DEL BLOG

Questo blog intende raccogliere notizie e riflessioni sul Vaticano: a partire dalla considerazione che il sistema informativo italiano funziona sempre più come velina dei poteri forti, e che il massimo potere in Italia è proprio il Vaticano, cerca di diffondere notizie sulla Santa Sede e sulle sue derivazioni, sulla loro organizzazione e sulla loro attività, che non trovano spazio sui media.
E' un blog di parte ed ha come obiettivo politico dichiarato l'informazione e la denuncia della non neutralità e non eticità di uno dei maggiori poteri economici, politici e militari globali.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge numero 62 del 7/03/01.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Fuori i preti dalle mutande!

Post n°22 pubblicato il 01 Aprile 2010 da icszeta
 
Foto di icszeta

L’esplosione mediatica dei casi di pedofilia dei preti cattolici a cui stiamo assistendo merita un approfondimento.

Innanzitutto niente di nuovo sotto il sole: anche se la stampa italiana ha osservato la regola del silenzio, sono già parecchi anni (per non dire decenni…) che questo problema è all’ordine del giorno in varie parti del mondo. E - di fatto - anche in Italia.

Il testo, frammentario, pubblicato in Italia sull'argomento, “Reverendo giù le mani!” (La Fiaccola, 2000) testimonia 11 casi di sacerdoti pedofili giudicati solo negli anni '30 e ricostruiti fortunosamente con la scoperta del fondo "sacerdoti immorali", all'Archivio di Stato di Roma.

Nel 2006 l’ottimo lavoro di Stefano Bolognini, allora riportato sul suo sito “omosofia.it, attualmente disattivato, aveva rilevato come fra il 2003 e il 2006 fossero stati 12, secondo i dati che era riuscito a ricostruire, i sacerdoti condannati per pedofilia in Italia. Ma altre 20 o 30 erano già le denuncie che stavano facendo il loro corso giudiziario. E il peggio doveva ancora avere inizio…

Parlare di questo tema oggi, nel 2010, potrebbe sembrare quasi “sparare sulla croce rossa” – prima della collaborazione della CRI nella gestione di CIE, ovviamente - visto che un po’ tutti i media lo fanno. Facciamo Breccia lo fece in tempo non sospetto, nel 2006, con un librino che si intitolava “Tertio Millennio Adveniente – Abusi di potere e complicità della chiesa cattolica”, con l’intenzione di denunciare un sistema di potere perverso che, nell’avocare a sé il primato sulla moralità e sull’etica nel nostro paese (e non solo), nel condannare ogni forma di sessualità disgiunta dalla riproduzione, nel negare da ogni pulpito di cui dispone l’autodeterminazione, accusandola di “relativismo”, di fatto crea le condizioni per ridurre la sessualità a strumento di coercizione del più forte sul più debole, specchio fedele della proposta eteropatriarcale di cui si fa paladino.

C’era scritto, a proposito della chiesa cattolica:

Chiunque abbia avuto a che fare con le sue gerarchie (in Italia tutti e tutte…) ben conosce la sua dottrina sessuofobica, le sue continue interferenze nella vita politica del nostro paese, e ben conosce l’anomalia di un piccolissimo stato che ha ramificazioni in tutto il mondo. Conosce soprattutto l’enorme potere che detiene nella nostra vita civile, attraverso le sue strutture più o meno ufficiali.

Ad essere sconosciuti fino a poco tempo fa erano però i comportamenti di alcuni dei suoi componenti, in netto contrasto non tanto con la morale cattolica, quanto con le stesse leggi degli stati a cui quotidianamente tengono lezione di moralità. E non stiamo parlando solo delle violenze sessuali perpetrate, ma soprattutto dell’omertà rispetto a queste. Non stiamo parlando quindi solo di qualche (o più di qualche) prete i cui comportamenti sessuali dimostrano la totale mancanza di rispetto per gli esseri umani, ma soprattutto delle “alte” gerarchie cattoliche che, negli anni, hanno protetto e favorito questi crimini, compreso colui che è l’attuale “capo” della chiesa cattolica e dello Stato del Vaticano, Joseph Ratzinger, alias Benedetto XVI.

Tale “protezione” non è dovuta a “carità cristiana”, ma unicamente al tentativo di nascondere le incongruenze, per non dire la follia, della morale sessuale che la chiesa cattolica intende imporre, dietro lo schermo del “diritto naturale”.

Oggi però è urgente denunciare con maggior forza almeno un paio di elementi che, nel chiacchiericcio mediatico, scompaiono: il primo è come la violenza sessuale sia strutturale di un’organizzazione di potere formata da una casta di sacerdoti esclusivamente maschi che, per non procreare figli legittimi che potrebbero ereditare i loro beni sottraendoli all’organizzazione, si sono visti inibire l’accesso ad una sessualità riproduttiva fin dalla fine dell’XI^ secolo. Infatti, alla fine dell’XI^ secolo, papa Gregorio VII avviò una campagna per porre fine ai matrimoni dei preti. Si preoccupava, soprattutto, che i figli dei preti non creassero dinastie ereditando le proprietà della Chiesa. Fu allora che, cacciate dalle loro case, le mogli di molti preti andarono incontro a gravi sofferenze, con l’onore distrutto, le famiglie frantumate.

E tuttavia, un’istituzione costruita sulla segregazione sessuale era condannata ad avere i suoi problemi. Le condanne di chi faceva sesso con i minori attraversano tutta la storia del diritto canonico, ma il reale problema non  è tanto il sesso coi minori, quanto il sesso tout-court, da allora sempre vissuto dai preti cattolici nell’ombra. Lo strumento più facile per avere accesso alla sessualità fu – probabilmente fin da allora – l’utilizzo del potere derivante dall’essere “uomini di dio”, che permetteva loro insospettabilità e impunità.

Pochi sanno, infatti, che il confessionale è un'invenzione del Concilio di Trento allo scopo di mettere una barriera fisica tra prete e confessate, anche perchè già all'epoca erano incessanti le accuse dei protestanti riguardo all'immoralità e indegnità del clero cattolico.

Si parla oggi costantemente di pedofilia dei preti. Non è questa l’occasione per ripercorrere le vicende più clamorose che si sono registrate negli ultimi anni, ma il secondo elemento da denunciare, è come la sessualità violenta dei preti cattolici venga utilizzata per creare un immaginario violento intorno all’omosessualità. Mi spiego meglio: leggiamo sul sito del Corriere della Sera (che non sembra troppo di… “parte”): "L'attrazione del pedofilo può essere rivolta sia verso i bambini sia verso le bambine, ma sembra che queste ultime siano le vittime più frequenti (88%); in alcuni casi, l'interesse può essere rivolto indifferentemente verso entrambi i sessi.”

Vero è che la chiesa cattolica sembrerebbe privilegiare la segregazione dei sessi, ma non è esattamente così. In tutte le canoniche abitate da preti vi sono sempre state delle figure femminili semi-schiavizzate a servizio dei preti, le “perpetue”; e finita l’era delle perpetue che si trovavano sempre meno è arrivata l’ora delle suorine, spesso “importate da altri paesi”. Lo stesso papa Woitila se le era importate dalla Polonia. Così come i preti confessano bambini e bambine. E il vecchio confessionale introdotto dal concilio di Trento non è più obbligatorio.

Si parla di pedofilia e - per ora - dai giornali sembrerebbe che a denunciare casi di violenza sessuale subita da preti siano soltanto ex-bambini maschi. Ma non è così, anche se nell’immaginario collettivo sta passando l’abbinamento pedofilia-omosessualità.

A rompere per la prima volta l’omertà intorno agli abusi sessuali dei preti cattolici fu  invece proprio una donna: infatti nel 1984 negli Stati Uniti, per la prima volta, fu intentata causa per “malaffare ecclesiastico” da una donna adulta, Rita Milla, che si rivolge a un avvocato di Los Angeles e inaugura un quarto di secolo di rivelazioni sconcertanti sugli abusi sessuali. Nel 1977 Rita aveva 16 anni e voleva farsi suora, ma padre Santiago Tamayo, suo confessore, coltivava per lei altri progetti e nei due anni successivi tentò sistematicamente di sedurla. Nel 1979, all’età di 18 anni, Rita aveva regolarmente rapporti con Tamayo, che l’aveva convinta del fatto che “Dio vuole che tu faccia tutto il possibile per rendere felici i suoi preti.... è tuo dovere”.

A questo punto il prete iniziò a far pressioni perché “rendesse felici” altri suoi colleghi della chiesa di Santa Filomena di Los Angeles. Alla fine ne “rese felici” sette. Nel 1980 Rita rimase incinta. Fu convinta a trasferirsi nelle Filippine per nascondere la gravidanza, mentre ai genitori veniva detto che andava a “studiare medicina”.

Scoperto il tutto la famiglia di Rita riportò la ragazza e la neonata a Los Angeles, e cercò innanzitutto giustizia nella chiesa cattolica, ma si trovò di fronte a un muro. Si rivolse quindi al tribunale, ma nel processo emerse la volontà della chiesa cattolica di proteggere chi aveva abusato anziché le vittime, cosa che si riproporrà in tutti i processi che seguiranno e che vedranno preti colpevoli di abusi e violenza su minori. Si scoprirà che, anziché assumersi l’onere di risarcire la vittima (che avrà come unico risarcimento un fondo fiduciario di 20.000 dollari), aveva provveduto a far riparare nelle Filippine i sette preti che avevano abusato di lei, sottraendoli così alla giustizia ordinaria.

Uno dei preti che hanno abusato per più tempo nello stesso luogo, a Firenze, don Lelio Cantini, detto il "priore”, minacciava le vittime ed era alle ragazze dai 12 ai 17 anni che imponeva il sesso, dicendo loro – come il prete americano di cui si parlava prima -  che così "aderivano completamente a Dio". Una delle ragazze abusate, all'epoca dei fatti dodicenne, ha dichiarato che Lelio Cantini la rassicurava dicendole che lei «era la prescelta come la Madonna, che aveva avuto Gesù a dodici anni».

A Cento, nella diocesi di Ferrara, don Andrea Agostini è stato condannato a sei anni e dieci mesi per violenze su una decina di bambine, tutte femmine.

Già nel 2001 Marco Politi così scriveva su Repubblica:

Preti che molestano suore, preti che abusano di suore, preti che costringono ad abortire le monache con cui hanno avuto rapporti sessuali.

Emergono dagli archivi della Chiesa le denunce su un fenomeno che abbraccia i cinque continenti e che sino ad ora è stato soffocato sotto la coltre del silenzio.

Le denunce sono precise, firmate con nome e cognome e presentate a più riprese durante gli anni Novanta, alle istanze maggiori della Chiesa: la Congregazione vaticana per la vita consacrata, le riunioni dei Superiori degli ordini religiosi, varie Conferenze episcopali.

Il 18 febbraio 1995 un rapporto viene consegnato al cardinale Martinez Somalo, prefetto della Congregazione vaticana per la vita consacrata. E' un pugno nello stomaco. Si parla di suore sfruttate sessualmente, sedotte e spesso violentate da preti e missionari.

Della violenza inflitta dai preti alle donne non sta parlando nessuno.

Il Vaticano tacque allora, e ancor oggi tace.

E stavolta ha un motivo in più per farlo: in questo caso non si potrebbe fingere che la sessualità malata sia figlia dell’omosessualità.

No, sarebbe evidente che la sessualità malata di violenza, abuso e potere trova il proprio alimento proprio nella negazione di una sessualità libera, felice ed autodeterminata.  Sarebbe evidente che il problema non è la pedofilia di alcuni preti, l’omosessualità di altri o l’eterosessualità di altri ancora, ma il rapporto demenziale che la chiesa cattolica ha costruito, nei millenni, con il sesso. Tutto per ereditare dapprima i campi, poi le contee, quindi il territorio, infine il potere assoluto.

 

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