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GIOVANNI ANTIOCO MURA

Post n°1 pubblicato il 19 Febbraio 2008 da sasso.32

 

Nato a Bonorva (Sassari) il 12 gennaio 1882 da Michelangelo e da Maria Pala, dopo avere frequentato il liceo a Sassari, le solide fortune economiche della famiglia gli consentirono di proseguire gli studi nella penisola. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza dell'università di Torino, si trasferì nei successivi anni accademici prima a Roma, poi a Napoli ed infine a Padova. Nell'ambiente universitario maturò le prime esperienze politiche, specie alla scuola napoletana di Labriola e di Ciccotti. Le tematiche meridionalistiche del socialismo napoletano lo portarono negli anni seguenti, quando le ten­denze verso il sindacalismo rivoluzionario si fecero più decise, ad assumere nell'ambito del socialismo sardo il ruolo di isolato ma tenace oppositore alla linea riformista, maggioritaria, tendente ad anteporre la formazione di ristrette avanguardie operaie nelle zone industriali e nelle città all'azione di proselitismo nelle campagne. Il quotidiano contatto con una realtà di sottosviluppo economico di profonda disgregazione sociale qual era quella del mondo contadino sardo e, durante i moti ribellistici e tumultuari dei contadini e dei pastori di tutta l'isola nel maggio 1906, la constatazione diretta dell'inadeguatezza della strategia riformista riguardo alla questione agraria furono i fattori determinanti del suo impegno concreto di organizzatore con­tadino, anche se caratterizzato da un esasperato volontarismo e non sempre sorretto da un'univoca direttrice teorica. Già alla fine del 1906 i centri rurali del Meilogu e del Logudoro potevano contare su un vasto tessuto organizza­tivo, costituito da leghe di resistenza, cooperative di produzione e di lavoro, società d'assicurazione per il bestiame, ecc. La mobilitazione dei lavoratori delle campagne, realizzata -forse con intenti di polemica ideologica- al di fuori dei canali ufficiali dell'apparato propagandistico del partito socialista, assunse chiari risvolti politici nelle elezioni amministrative del 1907, quando le liste popolari patrocinate da Mura in diversi comuni della zona ottennero clamorosi successi. Il crescente prestigio politico di Mura favorì il suo riavvicinamento al partito e precisamente al gruppo intransigente della sezione socialista di Sassari che faceva capo a Massimo Stara ed al settimanale La Via , cui collaborò attiva­mente negli anni 1907-1908 con articoli di chiara intonazione sindacalista rivoluzionaria. La violenza polemica dei suoi comizi e dei suoi scritti e la pronta reazione della locale borghesia agraria di fronte alla sua azione propagandistica nelle campagne del Sassarese gli procurarono una lunga serie di incriminazioni e di condanne per reati politici nel periodo che va dal febbraio 1907 all'ottobre 1912. Nel marzo 1909, sostenuto dalla sezione socia­lista di Bonorva, avanzò la sua candidatura alle elezioni politiche in opposizione al giolittiano Castiglia ed al radicale Roth nel collegio di Alghero. Gli scarsi consensi raccolti anche presso l'elettorato popolare stanno a dimostrare l'inefficacia della sua attività propagandistica a livello politico. La sua elezione a segretario della Camera del lavoro di Sassari nel 1910 determinò una svolta radicale negli indirizzi teorici e nella linea operativa dell'organismo gestito per lunghi anni dai riformisti. In quel periodo i collegamenti con le centrali sindacaliste rivoluzionarie della penisola, ed in particolare con la Camera del lavoro di Parma, si fecero più stretti ed il maggiore impegno del gruppo dirigente dell'organismo sindacale fu riservato alla propaganda antimilitarista ed anticlericale fra gli studenti ed i soldati. Ma i violenti contrasti con l'amministrazione comunale di tendenza radicale, insorti soprattutto per l'intransigenza politica di Mura, ed i fallimentari risultati di alcuni scioperi economici provocarono una crisi assai grave dell'orga­nismo alla fine del 1911. Quando, nel 1912 dopo il congresso di Reggio Emilia, i gruppi sindacalisti rivoluzionari di Cagliari e di Sassari si riavvicinarono al partito con la mediazione della corrente intransigente-rivoluzionaria, conquistando una schiacciante maggioranza nelle organizzazioni politiche ed economiche socialiste, Mura riprese la sua attività politica. Candidato nel collegio di Alghero alle elezioni politiche del 1913, subì una nuova sconfitta. La corrente rivoluzionaria, anche per le analoghe fallimentari prove di G. Corradetti a Cagliari e di Stara a Sassari (rese ancor più brucianti dal largo successo del riformista Giuseppe Cavallera ad Iglesias), si sfaldò quasi subito e Mura abbandonò la milizia politica attiva. Al termine della grande guerra (negli anni 1917-18 era stato inviato al fronte e tenuto sotto sorveglianza per i suoi trascorsi politici) intraprese nell'ambito del Psi sardo il lavoro di riorganizzazione dei reduci. Nonostante la forte concorrenza esercitata dalle organizzazioni del movimento degli ex combattenti che costituiranno negli anni seguenti la struttura di base del Partito sardo d'azione, la sua attività risultò assai fruttuosa, come testimonia l'esistenza di una vasta reste di organizzazioni economiche socialiste nelle campagne del Sassarese alla fine del 1919. Candidato nel collegio di Sassari alle elezioni politiche di quell'anno, fu il più votato della lista socialista, ma non fu eletto. Prima della scissione di Livorno si schierò sulle posizioni della frazione comunista, anche se successivamente non assunse alcun incarico nelle organizzazioni sarde del Pci. Nel 1921 stabilisce la sua dimora a Sassari. Durante il fascismo è permanentemente vigilato, subisce una diffida il 26 novembre 1927, dalla Questura di Sassari, ed è in elenco tra i sovversivi della provincia di Sassari nel marzo 1931. I rapporti della Prefettura di Sassari inviati trimestralmente al Casellario politico centrale sono sempre dello stesso tenore: "L'avv. Mura è permanentemente vigilato; mantiene fede ai propri principi; frequenta la compagnia di elementi antifascisti; non da segni di ravvedimento; continua a mantenersi indifferente verso il regime; si mantiene sempre lontano dagli ambienti fascisti". Nel gennaio 1941, viene denunciato "perché persiste ad incollare le marche da bollo con l'effigie del re rovesciata." Dopo la caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, riprese l'attività politica, e fondò assieme ad Antonio Cassitta il Partito comunista di Sardegna (Pcs). Fu tra i principali animatori, contribuendo alla elaborazione e alla diffusione del programma-manifesto del Pcs. La sezione del Pcs di Bonorva fu tra le più attive e numerose per la partecipazione militante e gli iscritti. In quella esperienza si formarono anche alcuni dirigenti del Pci (quali Fulvio Sanna, consigliere provinciale del Pci, Luigi Marras, deputato, e Giovanni Battista Idili, il primo sindaco comunista della provincia di Sassari). Fu tra i pochi dirigenti del Pcs che non confluì nel Pci, accusando tutti di essere "degli illusi e dei traditori!". Col rapido esaurirsi di questo singolare esperimento, uscì definitivamente dalla scena politica locale per dedicarsi alla professione forense ed alla riflessione teorica, solitaria quanto originale, sulle sue antiche e più recenti esperienze di militante politico. Dei numerosi libri pubblicati da Mura negli anni cinquanta (per lo più romanzi, testi di teatro e raccolte di poesie in lin­gua sarda), i più significativi ai fini della comprensione del personaggio-e del suo entroterra culturale- sono quelli in cui vengono reinterpretate in chiave personalissima alcune tesi mutuate dall'ideologia sindacalista rivoluzionaria (L'Internazionale e la guerra) e riproposti motivi culturali di marca separatista a sostegno di una personale battaglia per l'indipendenza della Sardegna (Sardegna irredenta). A sfondo sociale è La marcia della fame. Morì a Sassari, il 20 gennaio 1972.

 Si ringrazia l'On. Pisu per l'autorizzazione alla pubblicazione

 
 
 
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