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"Questo diario è il mio kif, il mio hashish, la mia pipa d'oppio. E' la mia droga e il mio vizio. Invece di scrivere un romanzo, mi sdraio con questo libro e una penna e indulgo in rifrazioni e diffrazioni." . (Anais Nin)
Mi hanno chiuso tutte le porte astratte e necessarie,
Hanno abbassato le tende dal di dentro di ogni ipotesi che avrei potuto vedere dalla via. Non c'è nel vicolo trovato il numero di porta che mi hanno dato.
Mi sono svegliato alla stessa vita a cui mi ero addormentato.
(F. Pessoa)

E' molto, molto difficile mettere d'accordo cuore e cervello… Pensa che, nel mio caso, non si rivolgono nemmeno la parola.
(da "Crimini e misfatti" di W. Allen)
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Crash (torno a lavoro...a dopo!)
Post n°986 pubblicato il 19 Novembre 2009 da Writer_lady
Svegliarsi è un'impresa. Attivare le sinapsi per forza d'inerzia secondo i "devo" e i "quando" e tirar giù dal letto il piede con direzione "senso". Ma addormentarsi forse lo è di più. Perché il sogno -no scusate volevo dire il sonno- tanto è ambito quanto diventa un percorso ad ostacoli, di pensieri inframmezzati ad immagini senza perché. Apparente_mente. Spiagge deserti e bicchieri vuoti che si cercano fra mozziconi spenti. Guaiti come fossero serenate al vento. Lamenti studiati a tavolino, in realtà, per raccontarsi fra commozioni e assolvimenti sociali, come se piangere servisse ad allearsi. Ho visto pure le mie lagrime indurirsi ultimamente. Sono diventata refrattaria al mio moraleggiare piatto su cosa si dovrebbe nel mondo di utopia cui poi però non appartengo. E mi rigiro nel letto sempre più ostile alla vetrina colorata sparsa di luci intemittenti dal sapore zuccheroso di Natale. O voglia di gridare. In modo cattivo. Senza acqua santa e confessorio. Come un battitacco capriccioso di bambina che fa volare la minestra al refettorio... Riprendere a giocare solo dopo aver potuto urlare. |

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