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Inesorabilmente arriva la morte per tumore nei territori inquinati dai rifiuti tossici!

Post n°2112 pubblicato il 07 Febbraio 2012 da luger2
 

In Campania si muore di cancro. Molto di più che in altre regioni d'Italia. Soprattutto a Napoli e Caserta, le due province dove si è registrato l'incremento più spaventoso dei tumori negli ultimi 20 anni. E non sono più sospetti o timori, adesso ci sono dei dati ufficiali. Sono quelli, davvero preoccupanti, resi noti dall'Istituto Pascale che ha firmato una ricerca, con fonte Istat, con il direttore scientifico dell'istituto Aldo Vecchione, il direttore della struttura di epidemiologia e prevenzione Maurizio Montella, e la dottoressa Anna Crispo.

Secondo la ricerca, in provincia di Napoli si è avuto un incremento dei tassi di mortalità del 47% tra gli uomini e del 40% per le donne. A Caserta i numeri "scendono", si fa per dire, al 28,4% per gli uomini e al 32,7% per le donne. Un aumento così grave da non poter essere imputabile alle solite cause fisiche. Come ammettono gli stessi ricercatori, per forza c'entra un dato ambientale. Questo anche perché le tipologie di tumore in aumento sono in netta controtendenza rispetto al resto d'Italia.

Ad esempio, per il colon-retto, in provincia di Napoli (negli uomini) si riscontra un tasso del 17.1 nel triennio che va dal 1988 al 1990 e del 31.3 nel periodo che va dal 2003 al 2008; mentre per le donne è del 16.3 e 23.3 negli stessi anni di riferimento; a Caserta i tassi sono del 19.3 e 30.9 per i maschi e del 16.4 e 23.8 per le donne. Questo significa che si contano 1.200 morti l'anno per il solo tumore del colon-retto tra Napoli e Caserta. E non va meglio per il tumore del polmone, nelle donne della provincia di Napoli si riscontra infatti un incremento superiore al 100 per cento e del 68 per cento a Caserta.

Negli anni Ottanta la mortalità per tumore era più alta al Nord. Ora però le percentuali sono cambiate tantissimo, perché al Nord la situazione si è stabilizzata, mentre al Sud è in continuo aumento. Come riporta il Corriere del Mezzogiorno, il direttore della struttura di Epidemiologia punta il dito contro "la disattenzione delle istituzioni sanitarie regionali". Le condizioni per lavorare non sono neppure delle migliori: "Io e i miei collaboratori abbiamo dovuto comprare delle stufe elettriche perché le nostre stanze non sono dotate di riscaldamento", dice ancora Montella.  

Non si parla più di semplici sospetti ma di dati resi ufficiali dall'Istituto Pascale, evidenziati nella loro drammaticità in una ricerca (fonte Istat) a firma del direttore scientifico dell'istituto, Aldo Vecchione, del direttore della struttura di epidemiologia e prevenzione, Maurizio Montella, e della dottoressa Anna Crispo.
E la realtà emersa è talmente anomala da far ritenere che il problema sia legato anche a fattori ambientali, oltre che ad abitudini alimentari o a stili di vita a rischio.Si registra in più «un aumento drammatico per alcuni tumori, in netta controtendenza non solo con i dati italiani ma anche con i dati registrati nelle altre province della regione Campania». Dunque, l'eccesso di mortalità, si configura come un problema sociale e ambientale, oltre che sanitario. «I risultati di questo nostro studio sono inquietanti — spiega Maurizio Montella —. Impossibile non interrogarsi sulle cause anche ambientali che hanno determinato questo incremento. Se sino ad oggi ci siamo mossi nel campo dei sospetti oggi il dato è ufficiale e non può essere ignorato».

Proprio la ricerca riferisce che se « in Italia negli anni ‘80 la mortalità per tumore era più alta al Nord rispetto che al Sud, negli anni più recenti questo divario è fortemente diminuito a causa della stabilizzazione registrata al Nord e all'incremento del Sud». Sempre il direttore della struttura di Epidemiologia punta poi il dito contro «la disattenzione delle istituzioni sanitarie regionali. Personalmente — spiega — ho dovuto lottare, e non poco, per portare avanti questo lavoro. Qui nessuno mi ha messo nelle migliori condizioni per lavorare.  E se il costo è altissimo in termini di vite umane, non va meglio dal punto di vista economico. «L'incremento dei casi che registriamo equivale ad un incremento dei costi — spiega Antonio Marfella, dirigente responsabile della farmaco-economia —. Questa situazione incide pesantemente sulle difficoltà della Sanità pubblica, specie in Campania, basti pensare che ogni caso di tumore del colon-retto costa, in termini di cure, 50 mila euro».

Ci sono un paio di rapporti conservati nei cassetti, conosciuti solo dagli addetti ai lavori. Stabilirebbero un nesso tra l’incremento dei tumori e la presenza di discariche illegali e di rifiuti per le strade in Campania. Uno in particolare, quello dell’Istituto superiore di sanità (Iss), evidenza “eccessi significativi della mortalità per tumore al polmone, fegato, stomaco, rene e vescica, e di prevalenza delle malformazioni congenite totali, degli arti, del sistema cardiovascolare e dell’apparato urogenitale”, con particolare attenzione nell’area a cavallo tra le province di Napoli e Caserta. Gli studi sono stati esibiti con il ricorso presentato e vinto davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo dall’avvocato Errico Di Lorenzo a nome di un gruppo di residenti di Somma Vesuviana (Napoli). Di Lorenzo è riuscito a ottenere la condanna dello Stato italiano per la (mala)gestione dell’emergenza rifiuti in Campania, per aver costretto gli abitanti del vesuviano a vivere immersi nell’immondizia. Ma la sentenza si è limitata a certificare il “danno esistenziale“, ritenendo non provato il danno alla salute. Niente paura, quindi: secondo la Corte di Strasburgo non c’è una correlazione tra l’aumento dei casi di cancro e il disastro spazzatura in Campania. Peccato, invece, che a leggere le carte allegate al ricorso c’è ben poco da restare tranquilli. Anche perché i rapporti sono abbastanza recenti. E sono firmati da medici esperti e competenti, del dipartimento di Ambiente e Prevenzione Primaria dell’Iss, del Cnr, dell’Osservatorio Epidemiologico. Lo studio Iss del 2008 e analizza i cluster (i grappoli) di tumori sviluppati in particolari aree del territorio campano (leggi lo studio). La concentrazione maggiore si è rivelata tra Caserta e Napoli, in quel tratto maledettamente avvelenato che collega i comuni di Acerra, Aversa e Giugliano. Il ‘triangolo della morte’, dove si sono sversati e si continuano a sversare rifiuti di ogni tipo, in discariche legali ma soprattutto tra le campagne e negli invasi abusivi, ad ogni ora del giorno e della notte.(tutti sapevano ma si ignorava). Le statistiche dello studio spiegano che il tumore al polmone affligge in maniera maggiore i Comuni nei pressi di Giugliano, tra Acerra e Pomigliano d’Arco e nei paesi vesuviani di nord-est: Giugliano, Casoria, Acerra. Mentre il tumore del fegato prevale nei Comuni del mariglianese. Mentre il tumore dello stomaco è la forma di cancro prevalente nell’area del basso casertano-aversano fino al giuglianese. Da questo campionario degli orrori, si apprende che il tumore della vescica incide molto nell’area maranese-giuglianese e nel basso casertano; il tumore del rene prevale nell’area giuglianese. Mentre per quanto riguarda le malformazioni congenite (arti, urogenitali e cardiovascolari), maggiormente colpiti sono l’acerrano-pomiglianese, la penisola sorrentina, la bassa aversana, e Portici-Ercolano. Per le malformazioni cardiovascolari, ci sono casi in penisola sorrentina,  nell’area nord-vesuviana. Per le malformazioni urogenitali: ad Acerra, nel basso aversano, nell'area S. Maria a Vico-Maddaloni- San Felice a Cancello-Arienzo. Infine, per le malformazioni degli arti: nell’acerrano-pomiglianese e nell’alto vesuviano. A conclusioni abbastanza simili arriva un rapporto sintetico commissionato qualche anno fa da Guido Bertolaso, all’epoca commissario straordinario dell’emergenza, dal titolo “Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana”. Il riassunto afferma l’esistenza di “numerose associazioni significative (cioè non imputabili al caso) tra salute e rifiuti” con “trend di rischio in aumento” e percepibili incrementi della mortalità tumorale nelle aree contaminate dalla spazzatura. Secondo il legale, la catastrofe dei rifiuti in Campania avrebbe dovuto indurre il Capo dello Stato ad applicare l’articolo 126 della Costituzione, quello sullo scioglimento dei consigli regionali e sulla rimozione del Governatore. “Perché nel 2007-2008, nella fase più acuta della crisi, Bassolino e i suoi assessori non sono stati mandati a casa?”. 

La tesi che lega l'aumento dell'incidenza dei casi di tumore all'inquinamento ambientale, che in realtà coinvolge anche altre aree dellaCampania, è avvalorata dalle confessioni del boss Gaetano Vassallo, legato al clan dei Casalesi, che avrebbe per vent'anni lavorato per sversare sistematicamente in Campania rifiuti tossici corrompendo politici e funzionari del commissariato di Governo. La maggior parte dei rifiuti arriva dal nord Italia, come anche affermato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel giugno del 2008: È assolutamente accertato anche in sede parlamentare [... che ci sono stati ...] sistematici trasferimenti di rifiuti tossici, altamente pericolosi da industrie del nord in territorio campano, con l’attiva cogestione da parte della camorra. »

 « È assolutamente accertato anche in sede parlamentare [... che ci sono stati ...] sistematici trasferimenti di rifiuti tossici, altamente pericolosi da industrie del nord in territorio campano, con l’attiva cogestione da parte della camorra. » 
(Giorgio Napolitano, 4-06-2008.)
Nelle campagne campane e nel sangue di alcuni abitanti sono state misurate alte concentrazioni di policlorobifenili (PCB), che sono prodotti da industrie chimiche assenti in regione. Fanghi industriali provenienti da Porto Marghera, per un ammontare di ottomila tonnellate, sarebbero stati smaltiti nelle campagne di Acerra dai clan dei Casalesi, grazie a proprietari dei terreni compiacenti, mascherandoli da compost fertilizzante. Emblematico è il caso di una ditta, i cui beni sono stati sequestrati dai carabinieri nell'ambito di un'inchiesta partita il 2006, che smaltiva illegalmente rifiuti provenienti da industrie del Veneto e della Toscana riversandoli nei territori di Bacoli,Giugliano e Qualiano, per un totale, in tre anni, di circa un milione di tonnellate e per un fatturato di 27 milioni di euro. La ditta era già stata oggetto di un'inchiesta nel 2003, ma ha continuato ad agire indisturbata ancora per anni. A Marigliano è stata ritrovata interrata un'intera autocisterna piena di sostanze velenose sotterrata in una discarica abusiva.

 

Triangolo della morte Acerra-Nola-Marigliano.pngIL TRIANGOLO DELLA MORTE

 
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