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« Le scie chimiche i PROFESSORI »

Quattro chiacchiere sulle scarpe da ginnastica e poco più

Post n°10 pubblicato il 26 Agosto 2006 da duri_e_puri


La mia passione per le scarpe da ginnastica risale più o meno al periodo delle scuole medie, e coincide con il mio ingresso nel mondo del basket (sport nel quale sono sempre stato una frana - un canestro in due anni in un’amichevole!!!).
Almeno nella seconda metà degli anni ottanta (poi non lo so, sono uscito dal giro), tutti i bambini che giocavano a basket erano ossessionati dalle scarpe da ginnastica; in quel periodo le marche che andavano di più erano Reebok e Converse, portate alla ribalta dai giocatori dell’NBA e dal campionato italiano, mentre Nike, successiva regina del basket (e poi anche di tutti gli altri sport), aveva ancora un ruolo di secondo piano (non erano ancora diffuse in Italia le AIR Jordan).
Tornando al basket, devo dire che l’unica cosa che mi ha lasciato è stata la passione per le scarpe da ginnastica.
Tra gli 11 ed i 13 anni potevo passare ore a guardare le scarpe sul catalogo Postalmarket, leggendone e rileggendone le caratteristiche (pelle pienofiore, intersuola in EVA, ecc. ecc. - termini per me allora pochissimo chiari).
Una volta, complice un buono sconto vinto non so come da mio papà (che tra parentesi ha una vera passione per i concorsi a premi e le raccolte di punti) riuscii anche a farmi comprare un paio di Reebok, veramente molto belle, completamente bianche e con l’interno in spugna (una specie di Princess ma da uomo); erano molto comode, e non sono più riuscito a trovarne di uguali (se qualcuno sa come posso procurarmele...).
Dopo una breve parentesi nel nuoto (sport che ho abbandonato per più di tre lustri, e che ho ripreso da un paio d’anni), ho iniziato a praticare il karate, sport che purtroppo si pratica scalzi, e quindi non ho potuto dare sfogo alla mia passione per le scarpe da ginnastica.
Al liceo però ho incontrato una persona che ha cambiato in modo significativo la mia propensione per gli sport: il mitico professore di ginnastica P. F..
Ex maratoneta, la leggenda narra che dovesse partecipare alle olimpiadi di Monaco, nella maratona, ma che un incidente poco prima di partire, con conseguente rottura di una gamba, ne avesse interrotto la brillante carriera; pare che sia comunque andato ugualmente a Monaco con la squadra olimpica, ma con le stampelle (a proposito di Monaco, ho recentemente visto il film Munich; a parte la componente documentaristica/storica, trovo che sia girato male, interpretato peggio, e, alla fine della fiera, sia una boiata - attendo eventuali commenti a riguardo).
Fatto sta che tale professor P. F., a partire dalla prima superiore, ci portava durante l’ora di ginnastica, a correre tra i campi e le colline (memorabile fu una corsa dopo che aveva nevicato...); in prima superiore non si può dire che fossi un fuscello, per cui se non ero il peggiore della mia classe nella corsa, forse ero il penultimo o il terzultimo; però mi impegnavo.
E più che altro mi appassionavo alla corsa: quello che mi piace della corsa (del fondo intendo), è il fatto di essere da solo, senza attrezzi o ausili (eccezion fatta per le scarpe da corsa) e di percorrere un sacco di strada con le tue sole forze; e poi mentre corri hai il tempo di pensare, di ringraziare Dio per la bellezza del mondo, di non pensare ai problemi che puoi avere, perchè il primo problema che devi superare è che sei a dieci chilometri da casa, che sta per piovere e devi tornare indietro, e che la strada più breve è piena di curve, ci passano a stento due macchine e non c’è illuminazione (mi ero anche portato una pila, ma si è scaricata sul più bello - quella strada comunque col buio non la faccio più...).
Per migliorare nella corsa, nell’estate successiva alla prima superiore andavo a correre la mattina sulla statale; la statale presenta rientranze, spiazzi, accessi ai negozi e stradine laterali che la intersecano; ebbene, il mio assurdo piano era che tra uno spiazzo e l’altro avrei dovuto correre molto velocemente e senza fermarmi, per ridurre il rischio di finire sotto camion o macchine (piano molto stupido ed un po’ masochista, ma io sono un sottoprodotto dei cartoni animati giapponesi, con i loro assurdi allenamenti - per aprire una parentesi, a 17 anni, quando mi preparavo per la cintura nera di karate, il mio maestro ci chiudeva, in luglio, in una stanza con le vetrate esposte al sole, accendeva il riscaldamento, e ci faceva allenare per due ore ininterrottamente, forte della massima : forza pìcioni, che se non morite diventate forti... -) (c’è qualcuno che ha dei racconti analoghi su allenamenti degni di un fumetto?).
Il tutto per dire che, essendomi appassionato alla corsa, avevo bisogno di scarpe adatte; fu così che, ad una svendita (altra mia passione, di cui posso dire di essere un vero virtuoso), convinsi mia mamma a comprarmi un paio di Nike AIR da corsa (ora non ricordo il modello).
Eccezionali; incommensurabilmente superiori ad ogni altra calzatura i miei piedi avessero indossato fino ad allora; più leggere, più morbide, più reattive, fu amore al primo passo.
Seguirono un paio di Nike AIR Icarus (versione povera delle famosissime Pegasus, ma comunque molto buone), e poi le mitiche AIR HUARACHE (un calzino con suola air, solo la parte frontale della tomaia, e una fascia in silicone a tenere posteriormente il tallone), tra le scarpe da corsa migliori come confort di tutti i tempi (ne ho trovate un paio di uguali tre anni fa in una svendita, e adesso sono lì che mi aspettano nella loro scatoletta in cantina - tra parentesi ho tre o quattro paia di scarpe da ginnastica nuove, comprate in svendita (ma svendite vere, tipo 70/80% del prezzo a cui si trovano in giro), messe in stand-by in cantina - sono un po’ fissato, lo so; solo l’acquisto di un appartamento mi sta frenando dal diventare un collezionista di scarpe da ginnastica in svendita).
Dopo ho provato altre marche e modelli (tutti comprate rigorosamente in svendita), di molti dei quali non ricordo il nome, ma conservo sempre un buon ricordo di tutte.
Unico rimpianto non aver ancora provato le Mizuno, che dicono essere attualmente le migliori scarpe da corsa.
Non so cosa suscitino in me le scarpe da ginnastica (le svendite invece lo so); sarà la loro forma, la tecnologia che ci sta dietro, il fatto che mi permettano di correre facendo meno fatica o migliorando la prestazione, fatto sta che quando entro in un negozio sportivo potrei stare delle ore ad esaminare i vari modelli (se vado in qualche centro commerciale con la mia ragazza, e ci perdiamo di vista, il metodo più facile perchè lei mi ritrovi è andare al reparto scarpe da ginnastica).
E tutto sommato questa passione mi ha aiutato in alcuni casi nel lavoro; infatti lavoro nel campo dei brevetti e mi è capitato spesso di dover brevettare calzature di vario genere (per ora purtroppo nessuna scarpa da corsa), in particolare da moto o da sci.
Una parentesi sul mio lavoro: un brevetto è un testo che va presentato ad una determinata autorità (in Italia il Ministero delle Attività Produttive), nel quale si rivendica il monopolio su una determinata invenzione (che può essere un dispositivo, un procedimento, una formula chimica), la quale deve essere nuova (cioè non deve averla vista nessuno prima del deposito del brevetto) ed inventiva (in sostanza non deve essere banale).
Gran parte del mio lavoro consiste nel capire qual è lo stato dell’arte di un determinato settore, capire come è fatta e come funziona l’invenzione del cliente e quali problemi dello stato dell’arte risolve, estrapolare il nucleo dell’invenzione (quello che non può essere modificato perchè l’invenzione funzioni), immaginare delle possibili contraffazioni all’invenzione (in sostanza cercare di immaginare quali modifiche potrei fare, se fossi un contraffattore, per non ricadere nel brevetto), e alla luce di questo scrivere il testo da presentare al Ministero, in modo da cercare di ottenere la più ampia tutela sull’invenzione del cliente, cercando limitare al massimo le possibili contraffazioni.

In questo modo ho potuto imparare molto di quello che sta dietro la tecnologia delle calzature, e ciò ha alimentato ulteriormente la mia passione per le scarpe da ginnastica.


Ecco infine la mia classifica delle migliori scarpe da corsa che ho provato (attendo la vostra):

1 - Adidas torsion system (le prime torsion system uscite in Italia, a qualche anno dall’uscita delle torsion) - non ricordo il modello, erano azzurre e gialle, con alcuni particolari viola; la barra di torsione sulla suola era a forma di X - da non confondersi con le prime torsion, quasi uguali nell’estetica, ma con la barra dritta (se qualcuno conosce il nome del modello me lo dica) - (erano scarpe leggerissime, eccezionale il sistema di tenuta alla torsione del piede, che mi ha salvato più volte da slogatura della caviglia).

2 - Nike AIR Huarache (comodisssssssime - provatele: poi ogni commento è superfluo).

3 - Nike AIR ICARUS 2 (non spiccano per particolari qualità, ma hanno un ottimo rapporto qualità prezzo - buona la placca per la tenuta a torsione della suola - dopo aver avuto le prime ICARUS, quando ho visto questo remake non ho resistito al comprarle). Il Gatto con gli stivali.

 
Rispondi al commento:
duri_e_puri
duri_e_puri il 29/08/06 alle 22:42 via WEB
No, io non ho cambiato niente... non credevo si potesse etrare in 2 con lo stesso nick, però! e non mi ero neanche accorto che ci fossi (sardaukhar)
 
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