Creato da dago130 il 08/12/2008
Counselling
blog dedicato al concetto di multidirezionalità dell'esperienza relazionale attraverso il pensiero di Maurice merleau Ponty
Ultimi Commenti
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dago130 il 23/05/12 alle 17:17 via WEB
Puoi trovarli anche sul web..l'importante è che essi aprano ad una riflessione..un confronto....
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fioredimaggio73 il 23/05/12 alle 09:32 via WEB
mi dispiace non aver visto nemmeno uno di questi films che citi.....mi sento una menomata, spero di porre rimedio!
buona giornata! Fiore
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fioredimaggio73 il 22/05/12 alle 21:57 via WEB
io ho paura che purtroppo la situazione del nostro paese sia ben costruita....di rabbia ce n'è tanta forse solo quella può portarci ad un cambiamento.....quando è troppa alla fine esplode! buona notte!
Fiore.
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ninfeadiaprile il 21/05/12 alle 12:01 via WEB
Doveva essere un tranquillo weekend primaverile. Invece è stato molto difficile..l'attentato di Brindisi, il terremoto in Emilia Romagna.
Da una parte una ragazza innocente, che insieme ad amiche stava entrando a scuola, viene colpita a morte, vigliaccamente, senza motivo. A ricordarci che l'uomo è capace anche di questo.
Dall'altra parte la terra ha tremato, talmente forte da causare morte e distruzione. Ho ancora in mente l'immagine di una donna che descrivendo al cronista quegli attimi, parla del marito, che prende i bambini dal letto e scappa fuori dalla abitazione, al riparo, lasciando lei immobilizzata nel letto, a tremare insieme alla sua casa.
La rabbia e le lacrime di quella donna non erano tanto per la paura del terremoto.
E allora mi viene da citare queste parole di Langston Hughes:
"Dovremmo avere una terra felice,
terra d'amore e di vino e di canti,
e non questa terra dove la gioia è umiliata."
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dago130 il 18/05/12 alle 17:07 via WEB
Voglio segnalare per questa e più discussioni il testo di Giovanni Bedeschi
Alienazione e feticismo nel pensiero di Marx
in questo testo il concetto di alienazione della speranza e del conformismo dei sentimenti , appare in modo netto..questo anche per rispondere al conformismo delle pulsioni che sembra trovare strade accessibili lungo un certo uso della non/sessualità....ad esempio il rapporto potere e uso della sessualità come morte dell'individuo è ben narrato nel film di P.P. Pasolini " Salò ,le 120 giornate di Sodoma "
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antinea.iside il 18/05/12 alle 14:16 via WEB
“il lavoro, liberato dalla estraneazione e dalla reificazione, ridiventi ciò che in esso è nella sua essenza: la realizzazione piena e libera dell’uomo intero nel suo mondo storico.” Marcuse
Ancora oggi questa semplice frase è attuale, basti pensare a Tempi moderni” con Charlie Chaplin o a Giorgio Gaber ne il tic. L'alienazione da se stessi, la rinuncia ad esistere e quindi ad avere degli obiettivi a causa della perdita del lavoro, di una situazione economica di crisi, è quasi sempre una strada di non ritorno. Le difficolta devono essere viste come l'inizio di un viaggio e non la fine. Penso alla famosa frase del film di Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi ma soprattutto al film La ricerca della felicità http://www.youtube.com/watch?v=lkmi1F0Ccfc
Contro tutto ci si può opporre, anche contro un intero sistema se è talmente marcio e corrotto da rendere il ribbellarsi necessario. Che questa opposizione avvenga come nella splendida canzone di Dalla Balla balla ballerino, storia di un danzatore pacifista o nella irriverente e sarcastica COMUNTWIST dei 99Posse, o in altri modi, l'unica cosa contro la quale difficilmente si potrà combattere è il rinunciare a se stessi e quindi l'arrendersi. Eppure noto con rammarico che siamo voci solitarie, che è molto più facile protestare per uno stadio di calcio chiuso che per la propria vita. Mi sembra già di sentire la frase "Tanto non cambia niente"...che dire...auguri....
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mariopalmieri.mp il 17/05/12 alle 17:18 via WEB
Il lavoro dovrebbe essere la strumento attraverso il quale l'uomo realizza la propria vita pratica,quotidiana,
...lasciando spazio alla realizzazione della propria mente...della propria anima...ma la società in cui viviamo non lascia spazio alcuno nè alla mente...nè all'anima...il lavoro è il fine di tutte le cose ...nonchè l'inizio...e quando questo termina ...con esso termina anche la vita degli uomini...Ritengo che ci sia molto da rivedere...Hai ragione Antinea...l'Uomo è molto di più del proprio lavoro...la sua vita va al di là di esso...vi è un valore che non può essere contenuto nel lavoro che svolge...se si rinnega questo...allora ...Primo Levi ...può scrivere "Se questo è un uomo"...
un abbraccio a te ed ami "fratello" Dogo...^__^
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antinea.iside il 17/05/12 alle 00:57 via WEB
Son cresciuta pensando a queste parole:
considerate se questo è un uomo,
che lavora nel fango,
che non conosce pace,
che lotta per mezzo pane,
che muore per un sì o per un no.
( Se questo è un uomo, Primo Levi).
Mi son sempre domandata cosa rimanga di un essere umano, quando è umiliato e reso schiavo, non importa se da un uomo/padrone piuttosto che da il raggiungimento di un benessere economico, quindi dal perseguire un proprio obioettivo fino a se stesso che aliena il suo essere dal resto del mondo.Cosa rimane di quest'essere vivente quando lotta aspramente contro altri poveri come lui, quando vede diminuire giorno dopo giorno i propri diritti, i diritti per i quali i suoi antenati avevano già lottato.
Di fronte al gorgo nel quale viene risucchiata l'ultima scintilla di fuoco, molti pongono fine alla loro vita...ho sentito dire non soltanto a causa del non sapere come andare avanti, come dare un futuro alla propria famiglia, ma anche per la fine di un sogno di realizzazione personale nel quale avevano riposto tutte le loro forze.
Cito ancora:
"Lo sviluppo incontrollato non produce solo scarti di materie, ma anche scarti umani. Nel senso che lo sviluppo crea lavori e professionalità che non hanno necessariamente bisogno del bagaglio di competenze e di valori acquisti nel tempo e trasmessi a chi viene dopo. Lo sviluppo crea professioni vincolate allo stretto orizzonte dei suoi progetti. Poi, finito il lavoro, finito il lavoratore."
Per una nuova Etica dello sviluppo
Luna Calante
Addio ai campi
(di Alessandro Pirovano)
Ebbene, oggi in cui molti lavori accontentano soltanto le mire di ricchezza personali a scapito di ogni principio sociale e legale, oggi in cui un laureato in Italia considera i propri studi soltanto un hobby che non porteranno ad alcuna professionalità certa, oggi in cui si lavora come numeri prestando consulenza in scocietà dove la scelta è soltranto di livello commerciale fra le parti e non tiene conto delle competenze del lavoratore, oggi perdere il lavoro, perdere il diritto alla pensione, ad una casa, ad una famiglia, soprattutto oggi, NON DEVE portare al togliersi la vita...Cosa rimane....si riamane, con la propria coscienza, con la vita che pretende da te di esser vissuta, con una scintilla che non può esser spenta in questo uniforme nulla...vivere, combattere, per se stessi...per essere quel che siamo, uomini.
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dago130 il 15/05/12 alle 19:26 via WEB
ti ringrazio attendo unione , non conferme, fratellanza e non accordi..gli assoluti celebrino il nostro tempo...
ed
io ..sono aspra vertigine
leggera cenere
che si nutre di acciaio..
non domando servitù
e ne onori
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mariopalmieri.mp il 15/05/12 alle 16:38 via WEB
Volevo dirti...che mi sono permesso all'interno di una discussione sul blog Alfazulu31 che trattava proprio il tuo argomento... di postare il tuo passo di Pasolini...era necessario...come un punto invalicabile ed assoluto...
un abbraccio a te...e grazie per la parola "fratello"...ricambio...fratello d'anima...
tuo Mario
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