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LI CHIAMARONO... BRIGANTI

Nessuno possiede la libertà,
come condizione per essere libero;
al contrario, si lotta per la libertà
perchè non la si possiede.
(Paulo Freire)
'O BRIGANTE
LE BELLE ISOLE
Dicono che esistono isole,
dove l'ingiustizia non ha ragione,
dove non c'è pigrizia e non c'è povertà,
e non c'è, nè mai c'è stato domicilio coatto.
Vedi un po' che belle isole ti ho inventato!
(Da una canzone russa)
NON ESSERE FOLLE

Gli uomini sono così necessariamente
folli che il non essere folle
equivarrebbe a essere soggetto
a un'altra specie di follia.
( Pascal)
MI VOTU E MI RIVOTU
IL PRESENTE

Fra il passato, dove sono i ricordi,
e l'avvenire, dove sono le speranze,
è il presente, dove sono i doveri.
(Ozonam)
BRIGANTI E BRIGANTESSE
UNA INQUIETANTE STORIA D'AMORE
E UN SOGNO DI LIBERTA' IMPOSSIBILE
NEL CLIMA AGITATO E VIOLENTO
DELL'ITALIA RISORGIMENTALE
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Post n°17 pubblicato il 22 Dicembre 2011 da pinoster
HANNO CONTATO I FUOCHI Hanno contato i fuochi sulle terre dei baroni, soffiando via la cenere. Non videro la pioggia di sangue penetrata nelle terra nè noi vedemmo più teste appese ai pali. Il viaggio dei morti s'è compiuto sotto gli occhi coperti dei vivi. Ma non tutte le sterpaglie si son fatte giardino. Lo scorridore di campagna s'è trasferito in città. |
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Post n°16 pubblicato il 02 Dicembre 2011 da pinoster
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Post n°14 pubblicato il 08 Novembre 2011 da pinoster
L’ULTIMA BRIGANTESSA Sinossi
24 dicembre 1863. La storia inizia in medias res quando la brigantessa Maria Oliverio, detta Ciccilla, si sveglia nel cuore della notte per l’abbaiare insistente di un cane. Nel capanno dove ha trovato riparo, il marito, Pietro Monaco, alias Brutta Cera, sdraiato accanto a lei, continua a dormire e il fuoco sta per spegnersi. Il freddo si fa sentire. Maria si alza, alimenta il fuoco e alle fiamme inquiete i ricordi la scuotono e la tengono desta. Rivive così i suoi primi incontri con Pietro e la sua misera vita da sposata, con il marito che si adatta a fare il boscaiolo. Nel Regno di Napoli era consentito dagli ordinamenti militari farsi sostituire da altri giovani per assolvere gli obblighi di Leva. Pietro si lascia convincere da un possidente della zona e, dietro un allettante compenso in denaro, va nuovamente sotto le armi al posto di un altro. Non termina il periodo prescritto e, all’inizio del 1860, diserta e torna dalla sua bella e giovane moglie. Dopo lo sbarco di Garibaldi in Calabria, Pietro segue l’esercito garibaldino, indotto dalle promesse di condono della diserzione. Completata l’impresa dei Mille, Pietro torna a casa e la sua delusione è amara nell’apprendere due cose: la mancata applicazione dei Decreti Garibaldi sulle terre demaniali della Sila e la chiamata alle armi dei disertori, di quelli, cioè, che non avevano completato il servizio di leva sotto i Borboni. Pietro decide di non rispondere alla chiamata, si rifugia nei boschi della Sila e si aggrega alla comitiva brigantesca di Domenico Straface, detto Palma. Dopo qualche tempo decide di costituire una sua banda, che diventa la più numerosa e la più temuta della provincia. Intanto Maria, nel marzo del 1862, è arrestata insieme alla sorella Teresa dalle guardie nazionali del Maggiore Fumel e costretta a due mesi di reclusione nel tentativo di portare il marito allo scoperto. Uscita di prigione, viene a conoscenza di una relazione tra la sorella Teresa e il marito. Sopraffatta dalla gelosia, la notte del 27 maggio del 1862, uccide Teresa brutalmente e, vestiti i panni di brigante, si unisce alla comitiva del marito, con cui si rende complice di numerosi atti briganteschi. Alla vigilia del Natale del 1863, Pietro Monaco viene ucciso da tre dei suoi gregari più fidati. Maria non si arrende. Assume il comando della banda e tiene la campagna per altri quarantasette giorni, sfuggendo alla caccia spietata della forza pubblica. Alla fine è catturata nel febbraio del 1864, in una grotta lungo il fiume Neto in località Bosco di Caccuri nel comune di Santa Severina. Processata a Catanzaro dal Tribunale Militare, il 30 aprile del 1864 è condannata “a morte mediante fucilazione alla schiena”. E’ l’unica brigantessa italiana alla quale è data una tale pena, che però è subito commutata dal Re Vittorio Emanuele II in quella di lavori forzati a vita. Viene rinchiusa nella Fortezza di Fenestrelle, in Val Chisone, in quello che da alcuni è considerato il lager dei Savoia, dove si spegne quindici anni dopo.
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Post n°13 pubblicato il 02 Giugno 2011 da pinoster
Sono lieto di poter annunciare l'uscita del mio nuovo libro dal titolo L'ULTIMA BRIGANTESSA, edito dalla casa editrice Marco Valerio di Torino. UN ROMANZO STORICO FRA LA CALABRIA E IL PIEMONTE. Vigilia di Natale del 1863. La brigantessa Maria Oliverio, detta Ciccilla, nell’immobile buio di un misero capanno, dove ha trovato riparo insieme al marito, il capobrigante Pietro Monaco, Brutta Cera, si lascia assalire dai ricordi che la scuotono e la tengono desta. Quando il marito è ucciso da tre dei suoi gregari più fidati, Maria non si arrende e assume il comando della banda. Catturata nel febbraio del 1864, è processata e condannata a morte “mediante fucilazione nella schiena”. E’ l’unica brigantessa italiana alla quale è data una tale pena, che però è subito commutata dal Re nei lavori forzati a vita. Rinchiusa nella celebre Fortezza di Fenestrelle, si spegne quindici anni dopo. La storia, tutta vera, fa cogliere il senso di quell’evento complesso e straordinario quale fu il brigantaggio meridionale e disvela scenari che concordano nell’imputare al processo di unificazione politica dell’Italia e alle sue modalità la nascita di una “nazione forzata”. |
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Veleggio come un’ombra nel sonno del giorno e senza sapere mi riconosco come tanti schierata su un altare per essere mangiata da chissà chi. Io penso che l’inferno sia illuminato di queste stesse lampadine. Vogliono cibarsi della mia pena perché la loro forse non s’addormenta mai. (Alda Merina)
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Sei la terra e la morte. La mia stagione è il buio e il silenzio. Non vive cosa che più di te sia remota dall’alba.
Quando sembri destarti sei soltanto dolore, l’hai negli occhi e nel sangue ma tu non senti. Vivi come vive una pietra, come la terra dura. E ti vestono sogni movimenti singulti che tu ignori. Il dolore come l’acqua di un lago trepida ti circonda. Tu ti lasci svanire. Sei la terra e la morte. (Cesare Pavese)
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Post n°8 pubblicato il 22 Febbraio 2011 da pinoster
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Chi è preparato, più degli oppressi, a capire il significato terribile di una società che opprime? Chi può sentire, più di loro, gli effetti dell'oppressione? Chi, più di loro, può capire la necessità della liberazione? (Paulo Freire)
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Post n°3 pubblicato il 18 Febbraio 2011 da pinoster
Hanno contato i fuochi sulle proprietà dei baroni, soffiando via la cenere. Non videro la pioggia di sangue penetrata nella terra. Noi non vedremo più teste appese ai pali. Ma non tutte le sterpaglie si son fatte giardino. Lo scorridore di campagna s’è trasferito in città.
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Inviato da: penna_abiro
il 19/05/2012 alle 11:41
Inviato da: pinoster
il 01/10/2011 alle 19:27
Inviato da: foxbenni
il 01/09/2011 alle 08:20
Inviato da: ginevra1154
il 30/08/2011 alle 21:39
Inviato da: nataly240
il 14/06/2011 alle 14:32