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Post n°181 pubblicato il 19 Dicembre 2011 da caritasuboldo
Milano
«Il Rifugio Caritas è il cuore della città»
L'Arcivescovo ha inaugurato la struttura realizzata da Ferrovie dello Stato, Enel Cuore, Fondazione Cariplo e Fondazione Milan presso la Stazione Centrale: un moderno centro di accoglienza dotato di 16 camere da quattro posti, lavanderia, ambulatorio medico e postazioni internet gratuite
«Fratel Ettore era l’incarnazione della potenza dell’amore che riesce ad andare avanti anche senza mezzi... Dio è con noi in questo Natale e quest’opera lo significa in termini evidenti. Questa logica di fraternità deve essere lo sguardo con cui affrontiamo anche questa stagione difficile. Vogliamo chiedere a Dio un abbraccio per tutti: penso ai lavoratori che perdono il posto di lavoro, ai grandi disagi a tutti i livelli... Il Rifugio Caritas è il cuore di Milano, un segno così è una grande Milano, non nel senso della superficie, ma nel senso della mente, della testa e del cuore». Sono alcune delle parole pronunciate questa mattina dall’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, all'inaugurazione del nuovo ricovero notturno per senza tetto realizzato nei pressi della Stazione Centrale, negli stessi spazi dove per 30 anni Fratel Ettore ha accolto i diseredati della città.
Il cardinale Scola ha poi benedetto la struttura: «Benedire è chiamare Dio a proteggere la nostra vita personale e associata... Invocare la presenza di Dio significa accettarlo come interlocutore del nostro quotidiano e un’opera come questa costringe un po’ tutti noi - che siamo tentati di dare per scontata questa presenza attiva, misteriosa, ma reale - invece a prenderne atto, perché quest’opera è un’espressione di amore e nessun uomo sa amare se non fa l’esperienza di essere amato».
Al taglio del nastro sono intervenuti i rappresentanti degli enti che hanno reso possibile la riapertura della storica casa d’accoglienza: il direttore di Caritas Ambrosiana don Roberto Davanzo, il presidente di Enel Paolo Andrea Colombo, Orazio Iacono in rappresentanza del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, il presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, il presidente della Fondazione Milan Adriano Galliani. Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha portato i saluti della città.
Per don Roberto Davanzo il Rifugio Caritas è un servizio a bassa soglia per dare una risposta immediata a un bisogno urgente. Ma precisa: «Non sia soltanto un letto, non sia soltanto un tetto. Questa è la scommessa. La crisi ha creato nuovi poveri equilibristi che, come sopra una fune, si muovono con precarietà per non cadere nel baratro. Categorie sociali che mai avrebbero pensato di vivere il rischio di cadere in povertà hanno incominciato a viverlo causa una malattia improvvisa, una perdita di lavoro, una separazione».
Il Rifugio Caritas è un posto dal quale ripartire con un programma di inserimento. Non il punto finale, ma un momento di accoglienza necessario per costruire possibilmente un cammino, un passaggio verso il reinserimento nella vita sociale. Il sindaco Pisapia è orgoglioso dell’iniziativa e si congratula con tutti i rappresentanti: «È giusto che porte come questa rimangano aperte e si aprano sempre nuove porte. Questo Rifugio Caritas è un’altra porta che si riapre dopo un periodo dove, proprio in questo luogo, aveva dato un forte segnale di accoglienza». Il Sindaco ha tra l’altro annunciato che le somme ricavate dalla vendita dei biglietti per la prima del Teatro alla Scala saranno utilizzate per ristrutturare una scuola abbandonata e dare così ospitalità notturna alle famiglie bisognose.
Per Adriano Galliani la Fondazione Milan sente «un dovere sociale verso il territorio in cui opera. Grazie alla Fondazione, dal 2003 si sono raccolti settemila euro versati interamente in 80 progetti sociali».
La struttura
I lavori, durati 5 mesi, sono costati 1.300.000 euro (arredi compresi), di cui 600 mila garantiti da Fondazione Cariplo, 500 mila da Fondazione Enel Cuore, 200 mila anticipati da Caritas Ambrosiana che conta di recuperarli attraverso una campagna di fund raising, realizzata in collaborazione con Ferrovie dello Stato Italiane. Altri 200 mila euro saranno messi a disposizione da Fondazione Milan per la gestione della struttura.
La ristrutturazione dell’immobile, di proprietà di Ferrovie dello Stato Italiane che ha deciso di offrirlo in comodato gratuito a Caritas Ambrosiana, ha trasformato completamente il vecchio rifugio in via Sammartini 114. Al posto delle due grandi camerate con i letti a castello, ricavate in un ex magazzino ferroviario sotto i binari della Stazione Centrale, ora sono state realizzate 16 camere da quattro posti, una sala ritrovo per la colazione e le attività ricreative. In fondo ai due corridoi principali sono stati disposti i servizi igienici e le docce, un locale lavanderia, un ambulatorio medico. Nel soppalco sopra il corridoio è ora anche disponibile un deposito bagagli per gli ospiti. Per isolare gli ambienti dall’umidità è stata creata una sotto-volta in alluminio che riveste per intero il soffitto. Ogni ospite avrà a disposizione in camera un armadietto personale. Nella sala ritrovo sono state previste anche due postazioni internet gratuite.
La struttura è, dunque, in grado di ospitare per la notte 64 persone. Il centro sarà aperto tutti i giorni della settimana dalle 18 (dalle 19 in estate) alle 8.30. Tecnicamente il Rifugio Caritas è un servizio a bassa soglia concepito per dare ospitalità temporanea a uomini, italiani e stranieri, in condizioni di grave emergenza. In particolare 20 posti saranno disponibili per una permanenza massima di 10 giorni (pronto intervento); 40 saranno riservati per gli ospiti che accetteranno di seguire un percorso di recupero e quindi avranno la possibilità di rimanere nel centro per più tempo. La quota residua della ricettività della struttura (4 posti per un soggiorno massimo di 2 giorni) servirà a far fronte alle situazioni d’emergenza più acuta.
Le persone avranno accesso al Rifugio su segnalazione dei servizi di Caritas Ambrosiana (Servizio accoglienza milanese, Servizio accoglienza immigrati, Centri di ascolto parrocchiali). I posti dedicati all’emergenza acuta, invece, potranno essere occupati da senza tetto accompagnati da volontari e operatori delle unità mobili e dell’Help center della Stazione Centrale e dagli agenti delle Forze dell’Ordine.
La gestione dell’accoglienza è affidata a uno staff composto da un coordinatore, due educatori, cinque custodi presenti a turno di notte e di giorno, assunti dalla Cooperativa Farsi Prossimo, promossa da Caritas Ambrosiana. Fondamentale il contributo dei volontari. Per formarli Caritas Ambrosiana ha già realizzato un corso di formazione specifico che si concluderà il 20 dicembre e che ha visto la partecipazione di 30 persone. Già 5 medici volontari si sono resi disponibili per la gestione dell’ambulatorio. Il Rifugio Caritas fa parte del progetto “Un cuore in stazione”, ideato da Ferrovie dello Stato Italiane e da Enel Cuore che ha consentito nell’arco del triennio 2008-2010 di potenziare la rete degli Help center e dei centri di accoglienza delle stazioni di Roma, Milano, Torino, Genova, Pescara, Napoli, Firenze, Catania, Messina, Melfi.
Post n°180 pubblicato il 12 Dicembre 2011 da caritasuboldo
SERENO SANTO NATALE A TUTTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
AUGURI SCOMODI (Don Tonino Bello)
"Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi "Buon Natale" senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l'idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l'ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l'inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell'affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l'aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell'oscurità e la città dorme nell'indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere "una gran luce" dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell'edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, "facendo la guardia al gregge ", e scrutano l'aurora, vi diano il senso della storia, l'ebbrezza delle attese, il gaudio dell'abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l'unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza."
Post n°178 pubblicato il 08 Novembre 2011 da caritasuboldo
40 anni di Caritas in Italia. Al fianco dei poveri verso la terra promessa
40 anni di Caritas in Italia. Al fianco dei poveri verso la terra promessa
Ossia: perché se non ci fosse dovremmo inventarla
È il titolo che abbiamo dato alla giornata diocesana della Caritas Ambrosiana di questo 2011. Un titolo che vuole reagire alla carica evocativa del numero 40. Un numero che, lo sappiamo, rimanda all’epopea dell’esodo, a quel lungo periodo che separerà l’uscita dalla schiavitù del popolo di Israele dall’ingresso nella terra promessa. Un periodo, un cammino tutt’altro che idilliaco, segnato da paure e pigrizie, da pericolose ricadute nel fascino dell’idolatria che riempie la pancia e non fa pensare.
Ebbene, mi piacerebbe paragonare questi primi 40 anni della Caritas in Italia ad una specie di riedizione dell’esodo biblico, un periodo in cui la Chiesa in Italia ha continuato a camminare al fianco dei poveri, noi poveri come loro, per indirizzarci assieme verso una terra promessa che però dobbiamo precisare e definire. Una terra promessa che non sarà certo un mondo libero definitivamente dalla povertà. Una terra promessa che ci piace invece pensare almeno come una comunità cristiana dove la fraternità e la condivisione diventino la legge universalmente riconosciuta.
Certo, la Chiesa in Italia non ha scoperto l’esistenza dei poveri nel 1971 con la nascita di Caritas Italiana. Ma da quel momento ha scoperto che i poveri andavano accompagnati e curati secondo uno stile nuovo, con un metodo nuovo che si doveva ispirare al Vangelo e insieme all’insegnamento del Concilio Vaticano II.
Ora, non ci sono dubbi che in questi quarant’anni la Chiesa in Italia abbia investito moltissimo nell’intervento sociale in risposta ai bisogni sia materiali che spirituali, sui temi della carità e del volontariato. Sappiamo anche molto bene che sul palcoscenico della comunicazione pubblica le figure apprezzate del ministero e dei laici sono prevalentemente quelle che sottolineano la funzione terapeutica o solidaristica del cristianesimo (Msg. Brambilla).
Ma malgrado gli obiettivi rischi di una deriva operativistica del “fare la carità”, non possiamo dimenticare le preziose intuizioni e gli straordinari guadagni che dalla nascita di Caritas in Italia abbiamo gradualmente maturato. Mi riferisco, ad es.,
1.all’organizzazione territoriale di Caritas a livello di Zona, di Decanato, di Parrocchia e in questi ultimi anni anche a livello di Comunità Pastorale; alla ramificazione dei Centri di Ascolto e alla sapiente rilettura di quanto queste strutture ci permettono di intercettare attraverso l’Osservatorio Diocesano delle povertà e delle risorse
2.all’attenzione al mondo giovanile, pur in una cornice di progressiva fatica da parte della Pastorale Giovanile ad intercettare le sue sensibilità; non abbiamo mai smesso di ricercare i linguaggi e le proposte più idonee ad incontrare la generosità giovanile e la sua capacità di sognare un mondo diverso
3.alla ricerca di corretti equilibri nel rapporto con le Pubbliche Amministrazioni, senza cadere né in un collateralismo appiattente che finirebbe per fare il gioco di una concezione di sussidiarietà che sconfina nella supplenza, né in una supponente separazione in nome del principio di autonomia tra Chiesa e Stato
4.alla sapiente coabitazione tra figure di operatori volontari e quelle di operatori professionisti organizzati in imprese sociali capaci di tenere insieme il carattere democratico dei loro consigli di amministrazione nonché il legame ideale con Caritas Ambrosiana.
Di queste intuizioni siamo consapevoli e orgogliosi. Così come sappiamo bene quanta strada ancora dobbiamo fare perché il nostro camminare a fianco dei poveri sia rispettoso della nostra identità di Chiesa, bisognosa di lasciarsi cambiare dai poveri, prima ancora che di cambiare la loro condizione. Così come siamo convinti che il modo di operare che Caritas ha elaborato sia il più moderno e insieme il più autenticamente fedele al Vangelo. E per questo, se non ci fosse ancora, ecco il motivo per cui bisognerebbe inventarla!
Per celebrare tutto questo e per essere confermati nel nostro stile e la nostra operatività il 24 di novembre il Papa Benedetto XVI dedicherà alle Caritas in Italia un momento di udienza nella Basilica di San Pietro. Anche noi andremo a Roma con una significativa rappresentanza: non per una gita turistica, ma per riaffermare al successore di Pietro la nostra fedeltà alla Chiesa universale nella sua missione di essere trasparenza dell’amore di Dio per gli uomini.
Post n°176 pubblicato il 02 Novembre 2011 da caritasuboldo
Un aiuto concreto agli alluvionati in Liguria e Toscana
L’Area emergenze nazionali di Caritas Ambrosiana costituisce un’unità di crisi e segue l’evolversi della situazione con le Caritas della Liguria e della Toscana. Appello ai fedeli per sostenere gli interventi d’aiuto che saranno concordati con Caritas Italiana
Un aiuto concreto alle comunità della Liguria e della Toscana colpite dall’alluvione. Caritas Ambrosiana lancia una raccolta fondi e si prepara a intervenire nell’ultima emergenza che ha colpito questa volta i “vicini di casa”, gli abitanti della Spezzino e della Lunigiana, dove le violentissime precipitazioni hanno sommerso nel fango paesi e città. Stando all’ultimo bilancio del disastro, sono circa 2 mila le abitazioni prive di servizi essenziali come luce e gas. Nei paesi più colpiti mancano anche i generi di prima necessità (acqua, pane, medicinali). Frane e strade allagate rendono difficile la circolazione e sono stati interrotti i trasporti ferroviari. Mentre salgono a sette le vittime già accertate. Il vescovo di Savona-Noli, sua eminenza Vittorio Lupi, incaricato regionale per la pastorale della Carità ha contattato tutti i vescovi della Liguria per concordare le azioni a sostegno delle comunità colpite. Anche la diocesi di Massa Carrara-Pontremoli si è attivata. L’Area emergenze nazionali di Caritas Ambrosiana ha costituito un’unità di crisi e ha preso contatto con le Caritas della Liguria e della Toscana e segue l’evolversi della situazione. In attesa di coordinarsi con Caritas Italiana per definire un programma di interventi, fa appello alla generosità dei fedeli ambrosiani per sostenere le azioni di aiuto.
Per sostenere concretamente i progetti in corso puoi effettuare una donazione nei seguenti modi: - Dona on line ora - donazione diretta presso l'Ufficio Raccolta Fondi in via San Bernardino, 4 a Milano (orari d'ufficio); - conto corrente postale n. 13576228 intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS; - conto corrente bancario presso l'ag. 1 di Milano del Credito Artigiano e intestato a Caritas Ambrosiana: ONLUS IBAN: IT16 P 03512 01602 000000000578; - tramite carte di credito telefonando al numero 02.76.037.324 in orari di ufficio
Causale delle offerte (detraibili fiscalmente): "Emergenza Liguria e Toscana"
Post n°174 pubblicato il 18 Settembre 2011 da caritasuboldo
Gentili lettori,
riteniamo utile richiamare l’attenzione sulla carestia che ha colpito recentemente la regione del Corno d’Africa e alcune altre nazioni confinanti, per la quale Caritas Ambrosiana è impegnata, fin dai primi giorni di luglio, nel sostegno degli interventi di emergenza in collaborazione con Caritas Italiana.
In particolare, segnaliamo, chiedendovi di promuoverla nelle singole parrocchie, la colletta nazionale indetta dalla Conferenza Episcopale Italiana, prevista per domenica 18 settembre a favore delle popolazioni colpite.
In riferimento a questa e ad eventuali altre iniziative possibili, segnaliamo la disponibilità di materiale cartaceo (locandina, pieghevole in cui vengono illustrati la situazione e gli interventi in atto) che va ad aggiungersi a tutto quello scaricabile dal sito di Caritas Ambrosiana (foto, testimonianze, schede paese, progetti in corso…):
Post n°171 pubblicato il 21 Luglio 2011 da caritasuboldo
Corno d'Africa, catastrofe umanitaria
Benedetto XVI richiama l'attenzione sull'emergenza nel Corno d'Africa. Mobilitata la rete Caritas per la regione. Al via un programma globale di aiuto d'urgenza. Caritas Ambrosiana, con Caritas Italiana, lancia una raccolta fondi per sostenere i progetti
Dopo la siccità, la pioggia. Non conosce tregua la Somalia. Domenica su questa tragedia anche il Pontefice ha voluto richiamare l'attenzione dei fedeli.
«Con profonda preoccupazione seguo le notizie provenienti dalla regione del Corno d'Africa e in particolare dalla Somalia, colpita da una gravissima siccità e in seguito, in alcune zone, anche da forti piogge, che stanno causando una catastrofe umanitaria. Innumerevoli persone stanno fuggendo da quella tremenda carestia in cerca di cibo e di aiuti - ha detto papa Benedetto XVI durante l'Angelus-. Auspico che cresca la mobilitazione internazionale per inviare tempestivamente soccorsi a questi nostri fratelli e sorelle già duramente provati, tra cui vi sono tanti bambini. Non manchi a queste popolazioni sofferenti la nostra solidarietà e il concreto sostegno di tutte le persone di buona volontà».
Secondo di dati dell'Onu, quella che sta affliggendo il Corno d'Africa è la peggiore siccità degli ultimi 60 anni. Dopo due anni di precipitazioni ai minimi storici, il prezzo del cibo e dell'acqua è salito alle stelle in tutta le regione. Si stima che non riescano a far fronte alle necessità quotidiane 3,2 milioni di persone in Kenya, 2,6 in Somalia, 3,2 in Etiopia 117 mila a Gibuti. A soffrire sono soprattutto i bambini: in Somalia, in particolare, uno su tre è denutrito. E, proprio in questo paese, paradossalmente ora è l'acqua troppo abbondante a causare problemi: le piogge torrenziali cadute negli ultimi giorni stanno aggravando una situazione già oltre il limite.
La rete Caritas si è attivata per rispondere in modo adeguato e tempestivo a questa crisi.
In Somalia, Caritas Somalia attraverso l'operazione Lifeline, raggiunge con aiuti d'urgenza 7mila persone, di cui 1.400 bambini e anziani. Inoltre la rete Caritas sta offrendo assistenza a 70 mila persone seminomadi nel Somaliland Orientale. Importanti iniziative sono in corso anche in Kenya, in Etiopia, in Eritrea. A rafforzamento delle azioni già avviate la rete Caritas sta predispondendo un programma globale d'aiuti d'urgenza per i quattro Paesi. Nelle prossime settimane ne è previsto il lancio.
Caritas Italiana da anni è impegnata nel Corno D'Africa, in collaborazione con le chiese locali, in ambiti diversi: la salute, la lotta all'esclusione sociale, l'istruzione. In occasione di questa emergenza è in costante contatto con le Caritas Africane attive nei paesi colpiti dalla siccità.
Caritas Ambrosiana, in collaborazione con Caritas Italiana, ha aiutato la popolazione dei villaggi della regione di Meki in Etiopia a riattivare i pozzi per l'acqua e ha contribuito a progetti in ambito educativo.
Per sostenere gli interventi in corso: - dona ora con la tua carta di credito (transazione sicura) - donazione diretta presso l'Ufficio Raccolta Fondi in via S.Bernardino, 4 a Milano (orari: dal lunedì al giovedì dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30 e il venerdì dalle ore 9.30 alle ore 12.30) - conto corrente postale n. 13576228 intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS - conto corrente bancario presso l'ag. 1 di Milano del Credito Artigiano e intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS IBAN IT16 P 03512 01602 000000000578 - Tramite carte di credito donazione telefonica: chiamando il numero 02.76.037.324 in orari di ufficio (vedi sopra) Causale: Emergenza Corno d'Africa 2011 L'offerta è detraibile fiscalmente
Post n°170 pubblicato il 04 Luglio 2011 da caritasuboldo
Emergenza profughi Nord Africa: da solo nessuno può farcela
Gentile amica, gentile amico, Caritas Ambrosiana vuole invitare tutti a guardare oltre l'emergenza dei profughi del Nord Africa e a sostenere l'impegno per una accoglienza di qualità.
Sono già 1700 i profughi trasferiti in Lombardia da Lampedusa. Altri ne arriveranno nei prossimi mesi. Ma per affrontare l’emergenza, occorre che tutti si rimbocchino le maniche.
Caritas Ambrosiana, insieme con le Caritas della Lombardia, ha collaborato con le istituzioni, sin dall’inizio, per offrire un’accoglienza dignitosa ai migranti. Per questo non si è limitata a dare vitto e alloggio, ma nelle strutture che gestisce, ha offerto ascolto, organizzato corsi di alfabetizzazione, fornito assistenza legale agli ospiti. Lo ha fatto anche grazie all’impegno fondamentale dei volontari. Ora lancia un appello a tutte le forze vive della società. «Occorre un salto di qualità e un rinnovato impegno – dichiara il direttore don Roberto Davanzo –. Da solo nessuno può farcela. Nemmeno una grande organizzazione come la Caritas Ambrosiana». Nel frattempo, per far fronte alle necessità dei nuovi ospiti Caritas Ambrosiana ha deciso di lanciare una raccolta fondi per l’acquisto di generi di prima necessità, che si aggiungono ai quelli già garantiti dalle istituzioni. Si possono scegliere di donare tre diversi kit di prodotti per l’igiene personale: il kit uomo (15 euro), il kit donna (18 euro), il kit bambino (35 euro). Il materiale sarà raccolto in un magazzino che è stato individuato proprio in occasione di questa iniziativa e da qui inviato alle strutture di accoglienza. Contemporaneamente, tuttavia, Caritas Ambrosiana invita le parrocchie e le comunità locali a organizzare iniziative che vadano oltre l’offerta di vitto e alloggio, mettendo a disposizione tutta la propria esperienza.
Per sostenere la raccolta fondi a favore dei profughi del Nord Africa: - dona ora con la tua carta di credito (transazione sicura) - donazione diretta presso l'Ufficio Raccolta Fondi in via S.Bernardino, 4 a Milano (orari: dal lunedì al giovedì dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30 e il venerdì dalle ore 9.30 alle ore 12.30) - conto corrente postale n. 13576228 intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS - conto corrente bancario presso l'ag. 1 di Milano del Credito Artigiano e intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS IBAN IT16 P 03512 01602 000000000578 - Tramite carte di credito donazione telefonica: chiamando il numero 02.76.037.324 in orari di ufficio (vedi sopra)
Gli anniversari, i compleanni, le ricorrenze servono! Non certo a celebrare, magari con un pizzico di nostalgia, un tempo che non c'è più, bensì per trovare la forza, la passione e la fantasia per proiettarci verso il futuro. Non tanto per compiacerci delle cose belle fatte ieri, ma per scoprire di avere ancora abbondanti risorse per affrontare gli impegni di oggi e di domani. Con questi sentimenti andiamo a darci appuntamento al prossimo Convegno di Triuggio che si svolgerà sabato 10 e domenica 11 settembre e durante il quale cercheremo di fare memoria nel modo giusto del convegno "Farsi prossimo", che si svolse esattamente 25 anni orsono, e che rappresentò un punto di non ritorno per la nostra Diocesi e il modo di concepire un esercizio moderno della carità. A 25 anni di distanza ci troviamo a vivere una stagione per certi versi contradittoria: da un lato l'aumentare dei bisogni, l'affacciarsi di sempre nuove forme di povertà, l'incalzare di situazioni di emergenza che ci provocano a risposte esigenti. Dall'altro, la percezione di una fatica inedita che si manifesta, ad esempio, nel non riuscire a rinnovare il nostro "parco volontari", nel non percepire adeguatamente l'appoggio cordiale di quanti compongono le comunità cristiane, nel subire la tentazione di un "fare la carità" che si accontenta di una pur necessaria ma insufficiente distribuzione di pacchi viveri ... Dunque: perchè facciamo fatica ad essere riconosciuti ed apprezzati anche all'interno delle nostre comunità parrocchiali? perchè la nostra azione di contrasto della povertà è così in deficit quando deve impegnarsi nella animazione e nella sensibilizzazione? che cosa ci manca, in che cosa dobbiamo cambiare? che cosa non abbiamo compreso dei cambiamenti avvenuti in questi 25 anni? Sono solo alcune delle provocazioni che intercettiamo regolarmente nei nostri incontri parrocchiali e decanali e alle quali vorremmo tentare di dare risposta, consapevoli di essere portatori di un patrimonio ideale ed esperienziale capace di metterci di fronte alle sfide della povertà con uno stile assolutamente evangelico e moderno che tenterei di esemplificare in questo modo.
Primo. Una carità che diventa strumento di evangelizzazione in un tempo multiculturale e multireligioso. Una carità con cui riusciamo a dire i contenuti del Vangelo anche quando ci troviamo di fronte a uomini e donne a cui non ci è possibile fare direttamente il nome di Gesù. Abbiamo sempre sconfitto l'invito che da diverse parti ci veniva rivolto di una carità anzitutto ai "nostri", magari in nome della difesa di una non meglio precisata identità cristiana. Le nostre porte sono sempre state aperte a chiunque fosse portatore di un bisogno. Semmai dobbiamo chiederci se questo nostro operare è sempre stato accompagnato dalla consapevolezza del potenziale missionario del nostro agire. Secondo. Un "fare la carità" capace di collocarsi in modo corretto nel quadro di un welfare in profondo mutamento, evitando gli scogli del centralismo istituzionale e di una sussidiarietà deresponsabilizzante. In questo non possiamo nasconderci dietro un dito: all'interno della comunità cristiana ci sono diffuse concezioni che, isolando qualche aspetto della dottrina sociale della Chiesa, portano ad un "fare la carità" incapace di riconoscere la difesa dei diritti di tutti e superbamente illuso di poter fare a meno dell'indispensabile ruolo delle istituzioni. Per questo il nostro modo di "fare la carità" è più difficile: ci chiede interdipendenza tra pensiero e azione, capacità organizzativa e interlocuzione leale e stimolante con le pubbliche amministrazioni. Liberi tanto da meschine strumentalizzazioni, quanto da relazioni poco chiare con l'assessore di turno.
Terzo. Una carità che assume un respiro internazionale, che risponde alle emergenze ma che si chiede come farsi prossimi ai popoli lontani, prima che siano i loro problemi a farsi a noi vicini. È la grande lezione che ci sta venendo dall'emergenza profughi nord africani. Dove i Paesi occidentali - compreso il nostro - sono stati velocissimi nel mettere in piedi un intervento militare, peraltro ancora molto confuso nei suoi obiettivi strategici, ma drammaticamente lenti nell'affrontare l'emergenza umanitaria. A dire che il nostro modo di "fare la carità" non può non fare i conti con la diffusione di una cultura di pace e di soluzione pacifica dei conflitti.
È su questi e altri argomenti che vorremmo ragionare assieme nel prossimo convegno di Triuggio e nell'anno pastorale che verrà. Certo, la nostra è una carità difficile, ma anche attuale ed evangelica. E questo la rende straordinariamente affascinante.
Post n°167 pubblicato il 15 Giugno 2011 da caritasuboldo
Comunità pastorali e Caritas
Il momento non è certo dei più facili per l’attività pastorale della nostra Diocesi. Non ci sono dubbi che la piccola grande rivoluzione che le comunità pastorali stanno portando con sé corra il rischio di scombussolare un modo di operare consolidato ormai da secoli. Così come non ci sono dubbi che non era più possibile ritardare la sperimentazione di un nuovo modo di rispondere all’esigenza di offrire il Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo, disposti a fare i conti con i cambiamenti che si sono prodotti nel tessuto ecclesiale in questi ultimi anni. Per fare qualche esempio pensiamo solo alla riduzione del clero e alla diminuzione della partecipazione giovanile alla vita delle nostre parrocchie. Altrettanto, è davanti agli occhi di tutti come questi cambiamenti comportino tutta una serie di incertezze che vanno ad appesantire il lavoro delle nostre Caritas territoriali: le Caritas parrocchiali si sciolgono e se ne costituisce una a livello di comunità pastorale? Oppure si mantengono, ma quale funzione si riconosce a quella della comunità pastorale? Non si rischia così di inventare una struttura in più, con riunioni in più? E il coordinamento Caritas a livello decanale da chi deve essere costituito: un rappresentante per parrocchia e uno per comunità pastorale? Non ho la pretesa di affrontare in questa sede tali legittime domande. Anzi, è mia intenzione di arrivare al più presto ad una proposta ufficiale come Caritas Ambrosiana, anche sulla base delle risposte che stanno pervenendo rispetto al questionario di questi mesi sulla fisionomia delle Caritas dopo l’entrata in vigore delle comunità pastorali. Di certo c’è che il modello organizzativo che ne scaturirà dovrà tenere presenti alcuni precisi elementi valoriali maturati negli anni e che sono parte inscindibile del nostro essere Caritas in Diocesi di Milano. Provo ad elencarli. Anzitutto l’idea di una Caritas che sia prioritariamente presidio di lettura e di ascolto dei bisogni presenti sul proprio territorio. E quando parliamo di territorio dobbiamo pensare al livello della parrocchia come ultima ramificazione del nostro essere chiesa. Attenzione: questa affermazione non è così scontata nel modo in cui le Caritas operano nelle nostre parrocchie, spesso preoccupate di un “fare” che genera ansia e che non riesce a svolgere una adeguata funzione animativa. Quelli della Caritas sono visti troppo spesso solo come dei generosi operatori del sociale e troppo poco come educatori di tutta la comunità cristiana al senso della carità evangelica. In seconda battuta una Caritas capace di lavorare con le Caritas delle parrocchie vicine e con le spesso innumerevoli organizzazioni di volontariato. La seconda cosa da fare per una Caritas è quella di cercare delle alleanze a partire dalla consapevolezza della propria fragilità, dell’incapacità ad arrivare a tutti i bisogni. Ma anche a questo livello non siamo esenti da limiti e inadempienze. Sia per la chiusura a riccio che spesso ci caratterizza, sia per l’impressione di volere fare tutto noi, se non addirittura di voler fagocitare altre espressioni della carità nella Chiesa. Il terzo livello è quello della decisione sul che fare, cioè sul quali servizi, interventi fare nascere. Questo significa che non ogni parrocchia dovrà necessariamente avere un Centro di Ascolto, un guardaroba, una mensa per i poveri, una comunità di accoglienza, … Se saremo stati attenti a ciò che succede in un certo territorio e se ci si sarà impegnati a parlarsi e a collaborare, ecco che il discernimento, la decisione operativa avrà una sua maggiore efficacia. C’è poi un quarto livello che ad oggi è rappresentato dal coordinamento decanale e zonale. E’ mia convinzione che questi livelli vadano assolutamente preservati dalla tentazione di considerarli un di più, illudendosi di poter essere Caritas da soli. Guai a rinunciare alla fatica di capire ciò che succede su un territorio più ampio. Guai privarsi delle occasioni per guardare con maggiore distanza ai problemi formidabili che ci capita di affrontare. Vi propongo un gioco. Se vi accorgete che nei vostri incontri il tono delle discussioni si appiattisce sulla lamentazione rispetto all’incapacità di far fronte ai problemi, allora significa che è venuto il tempo di sollevarci dal nostro quotidiano. Quando non so più che pesci pigliare, allora significa che devo allargare il giro dei miei contatti. Dunque, accettiamo la fatica di questo tempo di incertezza causata dal passaggio alle comunità pastorali. Ma insieme non perdiamo assolutamente di vista il modo di operare che Caritas Ambrosiana ha costruito in tutti questi anni. Più siamo confusi, più non ci è lecito venire meno ai diversi momenti di coordinamento e di formazione. Specie a livello decanale e zonale.
Post n°156 pubblicato il 14 Marzo 2011 da caritasuboldo
Terremoto in Giappone, la Caritas si mobilita Primi 50mila euro da Caritas Ambrosiana. Parte la raccolta fondi. Sostieni ora i nostri interventi.
La rete Caritas è mobilitata per portare i primi soccorsi alla popolazione sconvolta dal violentissimo terremoto che venerdì 11 marzo ha colpito il nord del Giappone.
Il presidente di Caritas Giappone, S.E. Mons. Isao Kikuchi, vescovo di Niigata, ha assicurato l’impegno di Caritas Giappone, il cui direttore, padre Daisuke Narui si sta attivando per far fronte ai bisogni più urgenti.
Caritas Ambrosiana esprime il proprio dolore e solidarietà per le vittime del terremoto e in collaborazione con Caritas Italiana e il network di Caritas Internationalis intende sostenere il proprio impegno di solidarietà per questi primi interventi e aiuti d’emergenza di Caritas Giappone inviando una prima somma di 50 mila euro.
La Caritas in Giappone, nonostante sia un organismo di ridotte dimensioni, ogni anno riesce a sostenere un centinaio di progetti nel Paese, dove i cattolici sono una piccola ma molto attiva minoranza (0,35% della popolazione, 450mila persone in tutto sparse in 16 diocesi).
Oltre ad affrontare i problemi sociali interni, Caritas Giappone si è attivata in passato per grandi emergenze in Asia, come lo tsunami del 2004, il terremoto in Pakistan del 2005 e quello a Yogyakarta nel 2006.
Allarmanti le notizie che giungono dal Paese. L’epicentro del sisma, di magnitudo 8.9, avvenuto alle 14,26 ore locali in mare aperto è stato sentito anche a Tokyo a oltre 300 km di distanza. In seguito al terremoto si è creato uno tsunami spaventoso con onde alte dieci metri che hanno spazzato l’intera costa nord est del Paese. Migliaia i morti e i dispersi. Oltre alla distruzione di migliaia di case, scuole, ospedali, si teme per i danni subiti da alcune centrali atomiche in particolare al reattore numero due di Fukuschima. Decine di migliaia di persone vengono evacuate dalle zone a rischio contaminazione. Da ieri l’acqua e l’energia elettrica sono razionate in tutto il Paese.
Per sostenere gli interventi d’emergenza in corso: -dona ora con la tua carta di credito (transazione sicura) -donazione diretta presso l'Ufficio Raccolta Fondi in via S.Bernardino, 4 a Milano (orari: dal lunedì al giovedì dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30 e il venerdì dalle ore 9.30 alle ore 12.30) -conto corrente postale n. 13576228 intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS -conto corrente bancario presso l'ag. 1 di Milano del Credito Artigiano e intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS IBAN IT16 P 03512 01602 000000000578 -Tramite carte di credito donazione telefonica: chiamando il numero 02.76.037.324 in orari di ufficio (vedi sopra)
CAUSALE: TERREMOTO GIAPPONE 2011 L’offerta è detraibile/deducibile fiscalmente
Inviato da: caritasuboldo
il 02/02/2008 alle 21:50
Inviato da: Fratelli_Stazione
il 01/02/2008 alle 18:05
Inviato da: caritasuboldo
il 28/01/2008 alle 16:34
Inviato da: missxenya
il 28/01/2008 alle 15:06