CEREAAlessandria e non solo |

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E’ bello vivere la propria città, quando è ancora sonnecchiosa;
ascoltare il suo respiro quieto, mentre inizia a risvegliarsi; nelle prime ore del giorno, quando la luce argentata del mattino sostituisce la scura notte.
Camminare per le strade silenziose accompagnati dal suono dei propri passi.
Guardare, quasi con pudore, nei cortili ancora deserti dove la vita ricomincia a scorrere.
Sfiorare antiche mura, rassicuranti presenze di tutta la vita; accarezzare con lo sguardo una finestra socchiusa, un balcone fiorito, il morbido profilo di un tetto.
Camminare quasi senza meta, lentamente, assaporando ogni cosa, un placido gatto che sbadiglia sotto un portone, un cane che scodinzolafestoso reclamando le nostre carezze, il rapido sguardo scambiato conun passante, il volo veloce di un piccione.
Arrivare, quasi senza accorgersene, sino al cuore della città; respirare profondamente l’aria ancora fresca del mattino, fare un giro su se stessi per poterla abbracciare tutta con un solo sguardo, sorridere a se stessi e pensare:
“Buongiorno Alessandria! sei la mia città”
Alessandria_2009


AVVISO
Se vuoi prelevare del materiale dal mio blog, e trasferirlo sul tuo, puoi farlo tranquillamente; ma tutto quello firmato
ALESSANDRIA
è opera mia, quindi devi riportare il mio nick o la fonte da dove proviene grazie!!!!
Alessandria_2009
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Nickname: alessandria_2009
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AREA PERSONALE
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Post n°166 pubblicato il 30 Ottobre 2011 da sere1962
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Post n°165 pubblicato il 02 Febbraio 2011 da ilary197200
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Post n°164 pubblicato il 09 Dicembre 2010 da alessandria_2009
MONT BLANC 1° parte (dolce) . Ingredienti: 1 kg castagne 400 g panna freschissima 300 g zucchero a velo 100 g zucchero a velo vanigliato 100 g burro morbido 1 l latte 1 bustina vaniglina 1 bicchierino di grappa piemontese (ha il sapore più morbido di quella veneta) oppure brandy o rum 3 cucchiai cacao amaro 1 presa di sale. . Occorrente: Ciotola capiente calda Pentola capiente Pentola Coperchi Tagliere Incidi castagne Spelucchio Coltelli affilati Mestolame Schiacciapatate Scaldavivande Piatto da portata . PROSEGUE NEL POST SOTTOSTANTE |
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Post n°163 pubblicato il 09 Dicembre 2010 da alessandria_2009
MONT BLANC 2° parte (dolce) . Lavare le castagne Inciderne la buccia. Porle nella pentola coprendole con l’acqua fredda. Aggiungerle la presa di sale. Incoperchiare. Portarle ad ebollizione per circa 3 minuti. Portare a sub ebollizione il latte nella pentola grande. Scolarle poco per volta privandole della buccia e pellicine interne (se le castagne si raffreddano lo spellarle diventa difficile). Tuffandole nella pentola contenente il latte. E’ importante che le castagne siano completamente coperte dal latte. Se il latte non fosse sufficiente aggiungerne altro sempre in sub ebollizione. Incoperchiare. Cuocere il tutto a fuoco dolcissimo per circa 1 ora. Ridurre a piccoli fiocchi il burro. Ricordarsi che le castagne devono sempre rimanere coperte dal latte, se necessita aggiungere nuovamente del latte bollente. Scaldare la ciotola, se non è disponibile lo scaldavivande utilizzare dell’acqua bollente, ricordandosi di asciugare accuratamente la ciotola. Utilizzando lo schiacciapatate passare le castagne. Quando saranno state schiacciate tutte le castagne inserirvi il liquore o distillato preferito, la vaniglina, il cacao, lo zucchero ed il burro. Amalgamare accuratamente il tutto. Ripassare il composto nello schiacciapatate, utilizzando il piatto da portata Far formare dalle castagne passate una montagnetta. Sulla sommità della montagnetta formare una conca. Mettere il tutto in frigorifero affinché si raffreddi. Montare la panna con lo zucchero a velo vanigliato. Inserirla sulla sommità della montagnetta di castagne, in modo decorativo. Servire. . Buon appetito e cerea... alessandria |
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Post n°162 pubblicato il 28 Novembre 2010 da alessandria_2009
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Post n°161 pubblicato il 28 Novembre 2010 da alessandria_2009
il fascino della nebbia . CIAPILAIA (secondo piatto) .
Ingredienti: 500 g collo di manzo 50 g di burro oppure ana dose di lardo o strutto 1 bottiglia di Barbera 4 cucchiai olio extravergine d’oliva possibilmente ligure (ha un sapore meno intenso) 2 gambi di sedano 4 spicchi d’aglio 3 cipolle 1 carota 1 rametto di rosmarino 6 foglie di salvia 6 foglie d’alloro 4 chiodi di garofano 1 peperoncino piccante 2 cucchiai estratto di carne concentrato di pomodoro q.b. pepe in grani q.b. sale q.b. . Occorrente: Ciotola in ceramica Tegame possibilmente in coccio Coperchio a tenuta possibilmente ermetica Tagliere Coltello affilatissimo Canovaccio privo di profumazione e senza odore Mestolame Piatto da portata caldo Scaldavivande .
Preparazione: Pulire la carota 1 cipolla il sedano, e tritarli finemente. Pulire l’aglio. Spolverare con il canovaccio umido il rosmarino la salvia e l’alloro. La carne va preparata “in punta di coltello”; la si taglia inizialmente in striscioline, poi a cubetti, concludendo con una battitura (come si fa per preparare il soffritto); sconsiglio vivamente l’utilizzo della carne macinata che sfibra ed asciuga la carne. Nella ciotola mettere la carne, con il trito, l’aglio, le aromatiche, il peperoncino, i chiodi di garofano. Coprire con la Barbera e lasciare in infusione, in frigorifero, per 1 notte. Tagliare finemente le cipolle rimaste. Nel tegame mettere il burro (o il suo sostituto) e l’olio. Inserire la cipolla ed incoperchiare. Stufarle a fuoco dolcissimo per circa 1 ora. Sgocciolare la carne e privarla del trito ed aromatiche. Metterla nel tegame ed alzare la fiamma sino a quando non si sarà asciugata. Aggiungere una punta di cucchiaio di concentrato di pomodoro e l’estratto di carne. Salare. Inserire il vino d’infusione. Incoperchiare e cuocere a fuoco dolcissimo per almeno 3 ore. Impiattare e servire. Noi la serviamo con la polenta, oppure il purè di patate o come condimento per i tajarin freschi. . Esistono delle versioni rapide, ad esempio: Quella di Litta Parodi non prevede la presenza della marinatura in vino, e fa impastare la carne con il trito al quale viene aggiunto l’aglio (circa 5 spicchi) triturato. Come condimento s’utilizza il lardo e la cottura è ridotta a non più di 10 minuti . Annotazione: Questo piatto, come altri che ho riportato (Pollo alla Marengo, Rabaton, ecc) provengono da una zona del comune d’Alessandria, questa località è denominata “Fraschetta”, formata da diverse frazioni: Castelceriolo, Lobbi, San Giuliano Nuovo, San Giuliano Vecchio, Cascinagrossa, Litta Parodi, ed il suo capoluogo morale Spinetta Marengo. Il suo nome deriva dalla grande presenza, tantissimi anni fa di folti boschi ora completamente spariti per far posto alle coltivazioni ed aimè anche alle industrie. Ogni casa e cascinale della fraschetta ha la sua variante, quella che vi ho riportato è la mia che deriva da quella Spinettese La ricetta originale prevedeva l’utilizzo di carne di cavallo, sempre la parte del collo; ora sostituita da quella bovina. La preparazione in punta di coltello è utilizzata dai migliori insaccatori per preparare i nostri rinomati Salamini di Mandrogne, si tratta di salsicce di carne bovina con lardello di suino, saporitissimi e buoni in qualsiasi modo (arrosto, al sugo, alla brace) .
Buon appetito e cerea… alessandria |
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Post n°160 pubblicato il 25 Novembre 2010 da alessandria_2009
Cinaglio d'Asti (At) TORTA DI ZIA PALMINA (dolce) . Ingredienti: 200 g amaretti del tipo secco 80 g biscotti secchi 100 g nocciole 6 mele 4 uova 3 cucchiai di zucchero 1 cucchiai di cacao amaro 1 limone buccia 1 cucchiaino caffè in polvere 1 presa di noce moscata . Occorrente: Pentola Schiaccia patate oppure Frullatore Ciotola in ceramica Tortiera apribile imburrata Mestolame Forno a 160° . Preparazione: Tostare le nocciole. Lavare le mele. Metterle nella pentola. Riempirla con acqua fredda. Cuocere le mele. Frantumare, pestandoli a mano, gli amaretti ed i biscotti (la tradizione vuole che vengano chiusi un 1 canovaccio sul quale viene fatta rotolare una bottiglia); assolutamente non utilizzate il frullatore, risulterebbero troppo fini. Frullare le nocciole. Frullare le mele. Mettere tutti gli ingredienti nella ciotola ed amalgamarli, sino ad ottenere un impasto piuttosto morbido. Se l’impasto risultasse troppo liquido correggerlo aggiungendo dei biscotti pestati; mentre se fosse troppo densa inserire del latte. Infornare per non meno di 90 minuti. Lasciarla raffreddare. Si presenta con un aspetto che ricorda il castagnaccio. Servire. . Annotazioni: Questa torta me la preparava la cognata della mia nonna, era zia Palmina, abitava a Cinaglio d’Asti, il paese di nascita di mia nonna. Nel mio cuore la sento ancora la “magna” (zia) cantare allegramente mentre “rigovernava” la casa, sempre profumata di pane appena sfornato e torte Quella che condivido con voi è una ricetta dell’Astigiano (zona d’origine della mia parte Piemontese) ed è piuttosto spartana dettata dalla filosofia che non si butta via nulla, specialmente il cibo, infatti nella versione originale dei “vecc de vecc” (vecchi dei vecchi) che prevede l’utilizzo di qualsiasi tipo di mela (lei usava le mele da vigna) ed al posto dei biscotti ed amaretti pane secco grattugiato. Vi è la versione estiva, che sostituisce le mele con le zucchine (sentiste come è buona!!!); e s’utilizzavano le zucchine grosse, quelle da semenza; la saggezza contadina, lo ribadisco, non sciupa mai nulla. E'impossibile sbagliare nel fare questa torta, la quantità degli ingredientoi non è vincolante . Buon appetito e cerea… alessandria |
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Post n°159 pubblicato il 20 Novembre 2010 da alessandria_2009
RICETTA BASE DEI GAUFRES DEL BELGIO (cialde) . Ingredienti: 800 g farina 400 g burro 350 g zucchero semolato ½ l latte 80 g lievito fresco 4 uova fresche 2 bustine vaniglina sale q.b. burro per ungere la piastra, anche se il sapore cambia, potete utilizzare quello che preferite, alcune gofriere di recente costruzione sono antiaderenti ed anche elettriche. . Occorrente: Pentolino Setaccio per farina oppure Spargi farina Ciotola in ceramica Piatto Forchetta Canovaccio privo di profumazione umido Cucchiaio di legno Mestolo Gofriera (ne esistono anche di elettriche) . Preparazione: Lavare le uova. Nel piatto rompere le uova ed amalgamare albumi e tuorli. Setacciare la farina. Metterla nella ciotola. Aggiungere il sale, la vaniglina, lo zucchero, le uova. Mescolare il tutto. Fondere il burro senza farlo scaldare troppo. Intiepidire il latte e sciogliervi il lievito. Aggiungere al composto il burro ed il latte. Amalgamare accuratamente. Coprire con il canovaccio umido. Far riposare per circa 20 minuti in un luogo tiepido. Scaldare da entrambe le piastre la gofriera su fiamma viva. Se occorre ungerla su entrambe le piastre. Versare un mestolino d’impasto facendo attenzione che si sparga bene su tutta la piastra. Rigirare la piastra più volte. Il goufres è pronto quando si stacca dalla piastra. Servire caldo, con marmellate, creme, cioccolata spalmabile, ecc; guarnire a piacere con panna montata frutta secca, ecc. . Annotazione: Questa è la ricetta base, l’impasto può essere arricchito a piacere con frutta secca macinata polvere di cacao, e quant’altro vi suggerisce la fantasia. La ricetta non fa parte di quelle tipiche del Piemonte (come già illustrato noi facciamo i Gofri), ma sono così buoni e facili da fare che non ho resistito nel proporveli Buon appetito e cerea… alessandria |
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Post n°158 pubblicato il 18 Novembre 2010 da alessandria_2009
La superiorità sia in quantità, armamento, preparazione bellica, dei tedeschi e dei loro coesi è schiacciante; i partigiani che non sono morti sono catturati. Alcuni giovani si consegnarono spontaneamente, nella mal riposta illusione di avere salva la vita. Tutti quanti, catturati ed arresi, illesi e feriti, vengono rinchiusi nella vicina cappella. I giovani prigionieri sono costretti a scavare delle enormi fosse nel canale che conduce al vecchio mulino, ora comprendono che non ci sarà nessuna clemenza Poi, in varie riprese sono trucidati dai plotoni d’esecuzione e gettati (saranno realmente tutti già morti?) in quelle fosse che loro stessi hanno scavato…sono 98 a morire così. In totale queste giornate vissute alla Benedicta chiesero il sacrificio di 147 giovani vite; si salvò solo Giuseppe Ennio Odino perché ritenuto morto Altri 83 sono uccisi in luoghi e tempi diversi (Isoverde, Masone, Passo Mezzano, Passo del Turchino, Voltaggio). Ma anche la Benedicta è colpevole, lei ha dato rifugio ai partigiani, quindi va punita; la sentenza avviene immediatamente; le sue storiche mura vengono minate; poco dopo un sordo boato squassa i boschi…una fosca nube di polvere si solleva lentamente, la Benedicta è morta, distrutta. Nel rastrellamento sono catturati anche contadini, operai, ex militari; moltissimi di loro renitenti alla leva (sono 400) e la loro sorte è segnata; inizialmente sono ammassati nel cortile delle scuole di Voltaggio, poi portati a Novi Ligure esattamente a Villa Rosa, ex bordello; in 200 riescono a fuggire, ma per chi rimane… la destinazione è Mauthausen (per quasi tutti). E’ giunto il momento di ritornare ai giorni nostri; silenziosamente lasciamo queste cupe giornate del nostro “passato recente”, riprendiamo il Treno del Tempo Negli intenti dei nazifascisti il rastrellamento della Benedicta doveva servire a fare creare un clima d’ulteriore terrore nella popolazione locale; affinché questa abbandonasse la resistenza. Ma non fu affatto come fascisti e nazisti speravano!!!!!! Anzi, avvenne esattamente il contrario! A favorire la rabbia popolare fu anche l’efferatezza dei delitti e l’assoluto divieto d’avvicinarsi alle fosse comuni. Dopo un primo, comprensibile, attimo di sbandamento che consentì anche l’autoanalisi degli errori compiuti la resistenza si ricompattò nella divisione Mingo, che ebbe tra i suoi promotori proprio alcuni dei giovani scampati all’eccidio; mentre altri preferirono continuare la lotta in altre formazioni. Fu possibile solo a guerra finita, nell’estate del 1945, il recupero dei copri; di questo triste compito si occuparono dei partigiani della Valpolcevera, con l’aiuto dei Militi della Croce Verde di Pontedecimo. I poveri resti chiusi nelle bare furono trasportati a valle utilizzando delle slitte. I ruderi della Benedicta furono lasciati in colpevole abbandono per diversi anni; ora fortunatamente s’è provveduto a restaurarli; D'altronde queste non sono semplici pietre ma uno dei luoghi più importanti della Resistenza dell’Alessandrino, ed anche il perenne ricordo d’uno dei più efferati eccidi compiuto dai nazifascisti. In doveroso pellegrinaggio nei luoghi che videro la morte di così tanti giovani e giovanissimi “santi laici”, si sono recati vari Presidenti della Repubblica: fra questi ci tengo a ricordare l’indimenticabile Sandro Pertini, che conobbe sulla propria pelle cosa fu la lotta partigiana, inoltre lui conosceva benissimo le montagne che dividono il Piemonte dalla Liguria, essendo nato nel paese di Stella (Sv), si trova nella zona del Sassello. Fu nel 1996 che fu conferita alla Provincia di Alessandria, da parte dell’allora Presidente della Repubblica Scalfaro, la Medaglia d’Oro al Valore Militare; nella motivazione si fa espressamente riferimento, come emblematico evento della Resistenza del territorio, all’ Eccidio della Benedicta. A chi volesse, e potesse recarsi, a visitare questi luoghi che, voglio ricordarlo, si trovano nel cuore del Parco delle Capanne di Marcarolo; consiglierei d’effettuare la visita nel periodo tardo autunnale; la zona è sempre e comunque bellissima, ma i colori autunnali conferiscono, a mio modestissimo avviso, una dolce aria di suggestione che invita maggiormente alla rispettosa meditazione che deve sempre accompagnarci quando ci rechiamo in luoghi dove sono avvenuti atti di follia umana. Allego una piccola istruzione sulle strade da utilizzare per raggiungere le Capanne di Marcarolo: Tratta Torino - Alessandria A21/A7 - Uscita Serravalle Scrivia. Tratta Milano – Genova A7 - Uscita Serravalle Scrivia. Poi proseguire - SS n°35 - SP n°161 verso Gavi / Bosio - SP n°165 verso Capanne di Marcarolo . Qui termina il mio piccolo ricordo di quelle giornate che ho potuto vivere indirettamente, grazie a due coniugi, miei ex coinquilini, che ebbero entrambi un fratello caduto alla Benedicta e che, anche se non sono più con noi, ancora ringrazio. Per ulteriori e decisamente migliori spiegazioni, di quelle poche cose che vi ho potuto dare io, v’invito a contattare: L 'Associazione Memoria della Benedicta. 15121 Alessandria tel +39 0131-304017 fax +39 0131-444607 sito web: http://www.benedicta.org
alessandria
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Post n°157 pubblicato il 17 Novembre 2010 da alessandria_2009
. C’è uno scampolo di terra, dove il Piemonte sposa la Liguria; la fra boschi di castagni, c’è il Parco Naturale Capanne di Marcarolo. Oggi un oasi di serenità, dove le famiglie d’estate si rifugiano cercando refrigerio. Qui il canto dei grilli è interrotto dalle grida di bambini che giocano. Qui è bello camminare attraverso i sentieri che si celano nei boschi. Qui c’è un cuore che ancora sanguina, sono trascorsi solamente 66 anni!!! Sono i ruderi d’una cascina, costruita in un antica grangia cistercense (si tratta d’ un capannone in cui si conservavano i raccolti e tutti i monasteri ne avevano almeno una nelle vicinanze), monito a perenne ricordo della follia: La Benedicta. Ora amici, dobbiamo prendere il Treno del Tempo; con lui faremo il cammino a ritroso. Siamo arrivati, scendiamo nella stazione dell’anno 1944; Siamo sulle pendici del monte Tobbio, Appennino Ligure; qui sono operanti due distinte brigate partigiane: la Brigata Autonoma Alessandria e la 3° Brigata Garibaldi Liguria. Sono per lo più giovani, non addestrati al combattimento e male armati, ma decisamente non intenzionati ad assoggettarsi all’obbligo d’entrare nell’ esercito repubblichino, come vuole il “Bando Graziani” del 18 febbraio. I partigiani hanno stabilito la loro base nella cascina conosciuta come “la Benedicta”, ed il loro numero va via via aumentando, oramai sono diventati diverse centinaia. La Santa Pasqua è alle porte, l’aria è più mite e l’inverno stà diventando un ricordo; è giovedì 6 aprile; la morte stà salendo sulle pendici, la morte sale e porta con se: 1500 granatieri della 356° divisione di fanteria tedesca guidati dal colonnello Rohr, suddivisi in tre colonne, quatto compagnie di repubblichini delle GNR (Guardia Nazionale Repubblicana) provenienti da Alessandria e Genova, un reparto del reggimento di bersaglieri stanziato a Genova Bolzaneto. Arrivano dai comuni di: Busalla, Campo Ligure, Campomorone, Carrosio, Lerma, Masone, Mornese, Pontedecimo, Rossiglione, Voltaggio. Sono tanti, armati, ed addestrati al combattimento; circondano la Benedicta ed altri cascinali. Sono iniziati li scontri: la 3° Brigata Garibaldi Liguria cerca di rompere l'assedio, suddivide i suoi componenti in piccoli gruppi; mentre la Brigata Autonoma Alessandria stà cercando una disperata difesa alla Benedicta e a Pian degli Eremiti. Siamo a venerdi 7 aprile; Il rastrellamento dura circa 48 ore. I partigiani, che hanno una buona conoscenza del territorio, cercano di filtrare tra le maglie del rastrellamento, ed alcuni ci riescono (grazie anche alla complicità degli abitanti del luogo); ma per centinaia di loro compagni non c’è scampo. ................................................... Proseguirò il resoconto di questa pagina dolorosa della nostra storia nazionale, se avrai piacere continua a leggere
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