Creato da Loralee il 21/05/2006 |
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Post n°320 pubblicato il 15 Aprile 2013 da Loralee
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Post n°318 pubblicato il 07 Marzo 2013 da Loralee
Ciao, come stai? Che bello rivederti! La felicità di rivedere un'amica oltre che collega era sincera,vera. Fu pertanto naturale stringerla in un forte abbraccio. Non era sola, Elli. Era in compagnia della sua addetta stampa. Che era stata anche la mia addetta stampa e che non avevo alcuna voglia nè di rivedere nè di salutare!... |
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Post n°317 pubblicato il 11 Febbraio 2013 da Loralee
«Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede - spiega il Pontefice - per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato». «Per questo - aggiunge -, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro».
Al di là di qualsiasi giudizio, oggi sento di aver toccato la Storia.
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Post n°316 pubblicato il 27 Gennaio 2013 da Loralee
Prima di tutto vennero a prendere gli Zingari. E fui contento, perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli Ebrei. E stetti zitto, perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli Omosessuali e fui sollevato, perchè mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i Comunisti, e io non dissi niente, perchè non erano comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare. Bertolt Brecht |
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I vulcani da sempre mi inquietano e affascinano al tempo stesso. Questo è Iddu, Sua Maestà l'Etna, mentre parla sotto la neve. Fonte foto: Corriere.it |
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Maria De Filippi mi è simpatica quanto le formiche ad un pic-nic, un pugno nello stomaco, la sabbia nelle mutande, la mancanza di segnale nel digitale terrestre durante il film Bastardi senza gloria, la voce di Ilaria D'Amico, le gag di Silvio Berlusconi, il finale di Lost, il salotto di Bruno Vespa, ecc ecc. Oggi visitando il sito del Corriere della sera mi è quasi venuto un colpo quando ho letto il titolo dell'articolo odierno della rubrica "A fil di rete" di Aldo Grasso, Il volto umano di Maria De Filippi. Ma come, anche Aldo Grasso, il più strenue avversario della signora Costanzo, si è arreso alla potentissima, trovandole addirittura ciò che non può avere ovvero sia anche solo una parvenza di umanità? Abbattuta dall'idea che la comunità degli antipatizzanti della sciura Maria avesse perso il suo più autorevole membro, mi son fatta coraggio e ho letto l'articolo. Qui la sorpresa. L'articolo è in realtà una critica impietosa alla trasmissione Italia's got talent. Queste le parole direi più dolci dedicate da Grasso alla trasmissione del sabato sera di Canale 5.."«Italia's got talent» non è altro, in fondo, che una «baracconata», una fiera delle attrazioni, la vera declinazione generalista e popolare di un genere (il talent show) che in altri casi si è esercitato con ben altra complessità (vedi il superbo «Masterchef»)". Alla De Filippi, che insieme a Gerry Scotti e Rudi Zerbi formano la giuria che decide le sorti dei concorrenti del programma, Grasso rivolge queste soavi parole.."La cosa interessante è che «Italia's» prova a mostrarci il «volto umano» di Maria De Filippi, che prova a fare la simpatica, ride, accenna un balletto, ma il meglio (come sempre) lo dà in quei momenti in cui sviscera il privato e le «sfighe» dei concorrenti. Ed è subito «C'è posta per te»". Sono sollevata, la comunità degli antipatizzanti della De Filippi e della sua tv ha ancora il suo più illustre membro! Per chi fosse interessato alla lettura dell'articolo completo di Aldo Grasso, ecco il link...A fil di rete |
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Filippo, vittima per caso a 19 anni. Una fine dimenticata da tutti. A Soriano, in Calabria. Solo i tifosi della juve gli hanno dedicato uno striscione. Filippo, vittima per caso a 19 anni
Chiedi chi era Filippo Ceravolo. Aveva diciannove anni appena, un ragazzo. Viveva a Soriano, un paesino di duemila abitanti in provincia di Vibo Valentia, adagiato sul granito della Serra e della Sila, uno dei luoghi dimenticati di una regione dimenticata come la Calabria. Era un commerciante, nel senso che dava una mano a papà, titolare di una bancarella ambulante di dolciumi. Aveva un diploma di terza media, giocava a pallone nelle giovanili della squadra locale, lo raccontano come un tifoso sfegatato della Juventus. La sua vita si divideva tra il lavoro, prima o poi avrebbe ereditato il ruolo del padre, la sua famiglia ha una tradizione quasi secolare nel settore, e la fidanzata. Come tanti, come tutti. Una vita e una storia normale, in una terra che tanto normale ancora non è, purtroppo. La sera di giovedì 25 ottobre Filippo deve tornare a casa presto. Lo attende una sveglia all'alba, per andare con il padre al mercato di Reggio Calabria. È in ritardo. Chiede un passaggio all'amico con il quale ha appena preso l'aperitivo, in compagnia delle rispettive ragazze. Così sale sulla Punto di Domenico Tassone. E tanto basta per far finire tutto. I sogni, i progetti, il futuro. A pochi chilometri di distanza, in una zona che si chiama Calvario, qualcuno sta aspettando proprio quell'auto. Quando la vede, spara con un fucile caricato a pallettoni. Filippo viaggia sul sedile del passeggero, ma viene investito da due scariche. Lo ritrovano riverso sull'asfalto, sul ciglio della scarpata dove è caduta la Punto. Domenico, che era al volante, se la cava con una ferita al braccio. Nelle intenzioni degli assassini, doveva essere lui a morire. Come si legge sempre nei mattinali di questura, risulta noto alle forze dell'ordine, reati di poco conto, ma soprattutto è parente del boss Bruno Emanuele, protagonista della faida di 'ndrangheta che da anni insanguina il vibonese. Quest'estate hanno ammazzato una persona sulla spiaggia, rincorrendola tra gli ombrelloni. Sai quanto gliene importa, a gente così, di un errore di mira, di uno scambio di persona. Inconvenienti del mestiere.
L'agonia di Filippo dura poche ore. Si spegne nella notte, tra le scene di disperazione dei suoi genitori. Quello che succede dopo è un classico delle storie provenienti dalla Calabria, e riguarda tutti noi, compresi i nostri pregiudizi. Perché lo sappiamo bene, anche gli omicidi si pesano. Il loro valore di notizia cambia a seconda delle geografia, dell'importanza dei luoghi, e del contesto. Filippo non muore nel profondo e talvolta ricco Nord, non muore neppure nella terra di Gomorra come Pasquale Romano, ammazzato per errore sotto gli occhi della fidanzata e giustamente diventato simbolo dell'assurdo, della precarietà del vivere in posti dove lo Stato non si vede, «non ci risulta». Ci arrivano prima i tifosi della Juventus, che gli dedicano uno striscione, ci arriva prima l'indignazione di qualche giornalista calabrese. Come Nicola Mirenzi, che su Gli Altri scrive di ingiustizia elevata al cubo dal silenzio generale, e cita il genius loci Corrado Alvaro: la disperazione più grande di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile. Solo allora, fugato ogni sospetto, per carità, si sono fatte avanti la politica e le istituzioni. La prima interrogazione parlamentare è stata depositata ieri da Franco Laratta, deputato del Pd. «Si intende sapere se il ministro dell'Interno sia a conoscenza dell'agguato sopra descritto». Intanto si sono già svolti i funerali. L'unica corona di fiori sul feretro era quella degli ambulanti, i colleghi del padre. Chiedi chi era Filippo Ceravolo, e ti risponderanno che della Calabria non importa niente a nessuno. Marco Imarisio
Fonte: Corriere.it
Non so che dire, come commentare. E' tutto così ingiusto. Sono triste.
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