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| « PARLA IL PASTORE | Omaggio a Domenico Cotta » |
Omaggio a Domenico CottaMorfina Il sonetto evidenzia il dolore, la morte, la desolazione che seminava, già fin d’allora (1919) la “fatal droga” ritenuta, fin dai tempi più antichi, estratta dagli dei dai fiori di crisantemi (fiore dei morti). La droga è paragonata ad un essere mostruoso che scava nel cuore degli uomini per estirparne la vita. Nalla II^ parte del sonetto, l’autore con fare epico (cfr. la 3^ ottava de “La Gerusalemme liberata” Ic.) invoca gli dei perché lo ispirino tal che la triste verità che lui racconta appaia un po’ meno amara, crudele, dal momento che intravede, nel futuro, nuove larve di morte a causa della “fatal droga”.
MORFINA
Droga fatal, te certo un Nume stesso Con alambicchi d’oro distillava Da fior di crisantemi e di cipresso Nel pio recinto che la Morte scava.
Non privilegio ai Numi è de l’oppresso Sciorre l’ambascia, e disferrar l’ignava Tanaglia del dolor, che troppo spesso Si dentro al cuore con sue branche scava?
A me versate, o Dei, l’elisia droga Entro le vene, tal che’l tristo vero Di dorati color dipinto appaia.
Nove larve s’accendono di gaia Parvenza allora e naufraga il pensiero Dolce nel sonno, pur se a morte vaga.
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Inviato da: dueoreper1Nick
il 27/04/2012 alle 01:27
Inviato da: ormalibera
il 27/02/2012 alle 21:23
Inviato da: Giuseppe_Cotta
il 11/02/2012 alle 23:15
Inviato da: emilefrancesca
il 10/02/2012 alle 19:50
Inviato da: ormalibera
il 05/03/2011 alle 09:37