Creato da cathy63 il 02/12/2005

Kairos & Kronos

C'è un tempo che scorre inesorabile (KRONOS) e un istante che cambia la vita (KAIROS). Un momento in cui qualcosa accade e nulla sarà più come era.

 

sulla violenza di genere: un racconto di fantasia ma non troppo

Post n°1003 pubblicato il 29 Novembre 2014 da cathy63

Lavoro per concorso:

Mai più violenza sulle donne

         Questa è la storia di Anna, una ragazza di sedici anni, timida, molto carina e gentile dal carattere buono e altruista. Lei ha sempre un gesto o una parola per chiunque abbia bisogno, è sempre a disposizione per i suoi nonni, per esempio, per un’ora di compagnia o per la spesa oppure resta ad ascoltare la sua amica delle ore mentre le racconta i suoi guai.
Appunto le sue amiche: quel sabato sera avevano organizzato una uscita per andare a mangiare una pizza tutte insieme in gruppo poiché sapevano che uscire da sole era pericoloso. Si sentivano tante storie al telegiornale di donne violentate, picchiate, fuori casa, per strada ma alcune anche dentro casa e loro cercavano di non restare mai sole, anche quando uscivano, anche quando tornavano da scuola: facevano in modo Anna e le sue amiche di stare sempre in un gruppo di almeno tre ragazze.
Si proteggevano così, da sole per come potevano e sapevano fare.
Quel sabato sera avevano organizzato di andare in pizzeria: appuntamento alle 20.00  in piazza e poi sarebbero andate insieme al locale; entro le 23.00 le sarebbe andate a prendere il papà di Anna e riaccompagnate ognuna a casa loro. Quindi Anna e le sue amiche, quattro ragazze in tutto, belle,allegre e piene di aspettativa per quella serata, si preparavano vestendosi e truccandosi che sembravano delle piccole modelle. Erano veramente belle e piene di vita!
Anna non sapeva che quella serata avrebbe cambiato la sua vita e quella delle persone che le volevano bene, che le erano legate.
Quella sera in pizzeria, le ragazze erano allegre, mangiavano con gusto le loro pizze e ridevano, ridevano tanto da attirare l’attenzione di un gruppetto di ragazzi. Fu normale quindi che si scambiassero sguardi e paroline: erano ragazzi della loro stessa età, pieni di euforia e gioia di vivere. In particolare furono Anna e Diego che di più si scambiarono sguardi  per tutto il tempo e così accadde che Diego andò al tavolo delle ragazze, cominciò a parlare e finì col chiedere ad Anna il suo nome ed il suo numero di telefono. Giusto in tempo perché arrivò il papà di Anna e le ragazze dovettero andare via. La serata era finita, ma cominciava la storia di Diego e Anna. Nei giorni che seguirono si scambiarono tanti sms, tante telefonate e Diego qualche volta era andato fuori la scuola di Anna per vederla mentre usciva dopo le lezioni. Lui la corteggiò. Lei era affascinata da lui. Così accadde la cosa più semplice e naturale tra loro, quello che avevano desiderato entrambi: si misero insieme. Anna era innamorata: Diego si era mostrato gentile, educato, rispettoso di lei e del modo in cui lei era stata educata dai genitori. Era un ragazzo a posto: le portava qualche fiorellino, qualche cioccolatino, la accompagnava a casa rispettando l’orario che i genitori di lei avevano imposto come ora di rientro. Insomma era il fidanzatino perfetto e lei se ne era innamorata perdutamente! A Diego piaceva molto Anna, non pensava di fare sul serio con lei, ma la sua gentilezza, quella bontà che gli occhi della ragazza esprimevano gli davano l’idea di una ragazza da proteggere, da possedere come una cosa solo sua. Così giorno dopo giorno quel loro frequentarsi da innamora tini diventò un fidanzamento vero e proprio, con festa ed anello, con le famiglie che si conobbero e qualche volta si frequentavano, durante le festività comandate. Anna pensava di essere stata fortunata ad avere trovato un ragazzo a posto, anche se talvolta si mostrava nervoso, irritabile con lei. Pensava che le difficoltà a trovare lavoro, dopo il diploma, lo facessero stare agitato e che fosse anche normale che lui si sfogasse con lei. Del resto una fidanzata, una moglie ha anche questo compito, no? Lei anche aveva preso il diploma, ora lavorava come segretaria in uno studio medico e guadagnava il necessario per pensare al matrimonio. Erano già cinque anni che erano fidanzati e tra loro le cose funzionavano abbastanza bene. Ogni tanto le prendeva una strana sensazione come un’ansia quando Diego la trattava non più come fosse la cosa più preziosa del mondo ma come se fosse un fastidio, un peso, ma erano tempi duri, la crisi era forte, i soldi non bastavano mai per comprare tutto quello che occorreva a mettere su casa. Infatti i due ragazzi stavano organizzando il loro matrimonio che doveva essere come la tradizione vuole: in chiesa e con un ricevimento nuziale che tutti i parenti dovevano rimanere contenti e senza parole. Una sera, Diego andò a cena a casa dei suoceri, come faceva tutte le sere, ma era stanco e nervoso. Lavorava tanto e guadagnava poco, secondo il suo modo di pensare e questa cosa lo faceva innervosire tanto. Anna anche lei era stanca per il lavoro: non era mica facile stare in uno studio medico affollato di persone anziane che quasi tutti i giorni vengono a farsi scrivere qualche medicina e che si arrabbiano pure se il medico non gliele segna! Però a casa cercava di essere sempre gentile con Diego, non gli faceva pesare la sua stanchezza, aveva imparato a trattenere le sue lamentele per non far arrabbiare ancora di più il suo fidanzato. Quella sera accadde qualcosa che fece molto male ad Anna e che le aprì gli occhi sul suo fidanzamento.
A tavola, Diego, Anna, i genitori della ragazza ed il suo fratellino minore stavano consumando la cena quando il discorso cadde sull’imminente matrimonio.

-“Diego - disse il suocero- ma quando hai intenzione di finire imbiancatura delle pareti di casa vostra? I giorni passano, il matrimonio si avvicina e ancora dobbiamo mettere le porte delle stanze, i mobili … allora?”

-Papà, ‘o saccio! Sto in ritardo, ma il lavoro mi sta uccidendo e tutto pe’ quatt’ sord!” e batté il pugno sul tavolo.

-“Diego! E che modi!” disse infastidita la suocera.

-“Va bene, cercherò di finire quanto prima. Mo’ vi saluto. Buonasera.”
e rivolto ad Anna –“mi accompagni?”
La ragazza si alzò e gli andò incontro, lui la tirò verso la porta e uscirono. Sul pianerottolo le fece una partaccia, urlandole a denti stretti che non ce la faceva più, che aveva fatto un guaio a mettersi con lei e quei rompiscatole dei suoi genitori. Appena Anna osò rispondere
-“Ma Diego …” le arrivò uno schiaffo col dorso della mano che andò a sbattere con la testa contro il battente della porta di ingresso della casa. Il labbro cominciò a sanguinare e in testa emerse un bernoccolo. Ma più del dolore fisico Anna impazzì di dolore per l’aggressione inutile e cattiva di Diego.
Lui scappò via e lei rientrò in casa e si nascose subito nel bagno.
Che cosa era accaduto? Perché lo aveva fatto? Perché l’aveva picchiata?Non aveva fatto nulla Anna da meritare quello schiaffo … ma se anche avesse fatto qualcosa, mai avrebbe dovuto alzare le mani su di lei. Neppure suo padre le aveva mai dato un schiaffo ed ora Diego osava tanto?Che doveva fare ora? Perdonare, dirlo a qualcuno, magari alla sua mamma, oppure tacere, forse tacere e perdonare … è solo un momento di nervosismo. Il matrimonio,  la casa, le spese, il lavoro … si,  avrebbe taciuto, tra marito e moglie le cose si risolvono in casa, tra di loro.

Da quella sera Diego non si vide per tre giorni: era andato fuori per lavoro, aveva accettato un incarico per guadagnare un extra dallo stipendio. Anna non sapeva cosa pensare, non era abituata, non aveva mai visto suo padre dare uno schiaffo alla mamma, ma sapeva che a qualcuna capitava. Non parlò con nessuno, ma si informò su internet. Scrisse su Google “violenza donne matrimonio” e lesse quel che trovò.

“In Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa da un marito, un fidanzato, spesso compagni o ex compagni di anni di vita, padri di figli cresciuti insieme. C’è una domanda che non trova risposta:
«Come si fa ad ammazzare una ragazza per un litigio?».
E c’è una seconda domanda che ci disorienta:
 «Perché una donna — adulta, libera — al primo spintone, o anche alle prime parole selvagge, non allontana da sé per sempre l’uomo che la sta minacciando? » 
Gli resta invece accanto, preferisce ripetersi «non sta succedendo a me» e prepararsi il giorno dopo a dire ai figli — poi ai colleghi, agli amici — che non è niente, che ha di nuovo sbattuto contro la porta. La verità è che qualcosa esplode nella coppia e brucia l’amore. Rivela che quella relazione non era fondata sull’amore e sulla cura l’uno dell’altra ma sulla pretesa di possesso da parte dell’uomo sulla donna. Il potere maschile è condizionato da un sentimento sociale e popolare, squilibra i rapporti e i ruoli, va oltre la cultura e il linguaggio. La «violenza domestica» — quella inflitta dagli uomini di casa, anche padri o fratelli — è la prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 16 e i 44 anni: più degli incidenti stradali, più delle malattie. Non esiste l’idea del mostro, o di tanti mostri, è una cosa che riguarda tutti gli uomini e tutte le donne.”

Anna rimase meravigliata. Accadeva troppo spesso e quante donne uccise, picchiate, abusate proprio da quegli uomini che avrebbero dovuto proteggerle, difenderle: padri, mariti, fratelli. Mio Dio! Faceva fatica a credere che stesse accadendo a lei, e con Diego, poi che era sempre stato un buono … però, ripensandoci, in questi cinque anni c’erano stati episodi, momenti in cui aveva avuto paura di Diego, qualche spintone, una voce grossa per nulla, momenti di rabbia contenuta a malapena. E quando si arrabbiava perché usciva con le sue amiche di sempre senza di lui? Ecco! Anche questo, una gelosia senza motivo … Anna si rese conto che da quando stava con Diego si era allontanata dagli amici e stava solo con lui e la famiglia.
Perché a Diego faceva piacere così.
Si rese conto che non poteva più andare avanti, che non voleva un matrimonio con un uomo che l’avrebbe picchiata ogni volta che qualcosa andava storta.
Raccontò tutto alla sua mamma ed insieme decisero cosa fare.

 

 
 
 

in cerca di un sogno

Post n°1002 pubblicato il 24 Novembre 2014 da cathy63

“Lo ami ancora allora?
No, veramente no.
Il fatto è che se mi ritorna in mente, le volte in cui accade, ha ancora il potere di trasformare una giornata tranquilla come tante altre in una giornata di merda.
Tutto qui. Non è amore, non è malinconia, non è tristezza, non è mancanza.
E’ la reazione naturale di una che amava e poi, per forza di cose, ha imparato a non amare più.”

...

Susanna Casciani

 
 
 
 
 

25 novembre giornata internazionale contro la violenza di genere

Post n°1000 pubblicato il 24 Novembre 2014 da cathy63

 
 
 

H.M.

Post n°998 pubblicato il 16 Luglio 2014 da cathy63

«...Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato... »
(Haruki Murakami)

 
 
 
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