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cathy63
   
Creato da cathy63 il 02/12/2005

Kairos & Kronos

Girando sempre su se stessi, vedendo e facendo sempre le stesse cose, si perde l'abitudine di esercitare la propria intelligenza e lentamente tutto si chiude, si indurisce, si atrofizza come un muscolo.

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In treatment

Post n°969 pubblicato il 06 Maggio 2013 da cathy63

Come siamo fragili nel nostro costrutto!
Viviamo imparando dalle nostre esperienze ed ogni esperienza è un mattone del nostro edificio. Se uno solo di quei mattoni è diverso, mal posto, di mescola diverso dal resto dei mattoni, nel tempo l'edificio ne risente e rischia il danno. L'amore, il sesso, la relazione tra individui, per come vengono imparati e metabolizzati possono formare elementi difformi e pregiudicare la struttura della persona che saremo, che siamo. Dopo difficile è riconoscere dove sta il punto debole che sgretola il nostro essere, difficile è ristrutturare per risanare. Bisognerebbe imparare ad amare chi siamo perché l'edificio che andiamo costruendo piaccia a noi per prima.

 
 
 

"se ti abbraccio, non avere paura"- Una Storia Vera di un padre e di un figlio autistico

Post n°968 pubblicato il 16 Marzo 2013 da cathy63

Il verdetto di un medico ha ribaltato il mondo.
La malattia di Andrea è un uragano, sette tifoni.
L'autismo l'ha fatto prigioniero e Franco è diventato un cavaliere che combatte per suo figlio.
Un cavaliere che non si arrende e continua a sognare.
Per anni hanno viaggiato inseguendo terapie: tradizionali, sperimentali, spirituali.
Adesso partono per un viaggio diverso, senza bussola e senza meta. Insieme, padre e figlio, uniti nel tempo sospeso della strada. Tagliano l'America in moto, si perdono nelle foreste del Guatemala. Per tre mesi la normalità è abolita, e non si sa più chi è diverso. Per tre mesi è Andrea a insegnare a suo padre ad abbandonarsi alla vita.
Andrea che accarezza coccodrilli, abbraccia cameriere e sciamani.
E semina pezzetti di carta lungo il tragitto, tenero Pollicino che prepara il ritorno mentre suo padre vorrebbe rimanere in viaggio per sempre.
Se ti abbraccio non aver paura è un'avventura grandiosa, difficile, imprevedibile.
Come Andrea. Una storia vera.


Un mattino senza scuola, Fulvio Ervas guarda scorrere il mondo dal tavolino di un bar.
"Ehi, tu scrittore"
lo apostrofa un tipo con occhi da Richard Gere
"ho una storia per te. Sei uno scrittore, vero? Mi han detto che sei uno scrittore, e di quelli bravi".
"Sì" risponde Fulvio incerto "scrivo storie di fantasia".
"Allora ascoltami" dice l'uomo, che nel frattempo ha detto di chiamarsi Franco e ha ordinato uno spritz, "perché la storia che voglio raccontarti ha la forza della vita vera e la bellezza di un sogno".
Comincia così un dialogo durato un anno intero, sotto la pergola dell'uva fragola, sul divano di casa Ervas. Franco racconta di Andrea, della loro avventura attraverso le Americhe.
Fulvio è incantato dalla sua energia, dal coraggio di quel padre che ama disperatamente suo figlio e vuole regalargli a ogni costo tutta la vita che può, tutta la bellezza che può: in barba a quell'autismo maledetto.
Un giorno anche Andrea entra in giardino, con i suoi delicati saltelli sulle punte, con la sua smania di abbracciarti, di toccarti la pancia, di dirti 'bella', 'bello'.
E la sua mano percepisce in un istante come stai veramente.
La mente di Fulvio parte, elabora immagini, corre con quell'Harley Davidson su strade a perdita d'occhio. Segue la danza di Andrea, che sembra sempre sul punto di spiccare il volo. Trasforma il racconto di Franco in un romanzo che affonda nel cuore e fa decollare le emozioni.

"Io e Andrea attraverseremo tutte le Americhe possibili e immaginabili: due o tre, quelle che incontreremo. Ce ne andremo a zonzo, come esploratori."
Il nuovo romanzo di Fulvio Ervas affronta un tema di grande impatto: la vita con un figlio 'diverso'. Lo fa con slancio e umorismo.
"Credo che il viaggio che vorrei fare con Andrea sia una sfida nella sfida, siamo in movimento, non aspettiamo che la vita ci scarichi a una fermata."
Narrando l'avventura di Franco e Andrea tra deserti, foreste e città, Se ti abbraccio non aver paura parla di alchimie amorose, trappole nascoste dietro uno sguardo, sogni degni di una vita intera. Della forza dirompente dell'abbraccio di Andrea.

 
 
 

groviglio

Post n°967 pubblicato il 02 Novembre 2012 da cathy63

Sfogliare a lungo un dizionario, cercare per ore intere le parole giuste da dire leggendo pagine e pagine di libri già scritti da altri, questo il mio unico interesse: perché ero convinta che se solo le avessi trovate, sarei riuscita a esprimere quello che sentivo e che ancora sento, a tradurre in un qualcosa di comprensibile quel groviglio di emozioni e pensieri che abita ormai da tempo in me e minaccia di soffocarmi. Se solo fossi riuscita a trovarle, quelle parole, ero convinta sarei stata subito meglio, ma...
Ma le parole che cercavo non esistono. Oppure le hanno già dette e scritte e quindi non mi appartengono, non possono rappresentarmi come vorrei.

 
 
 

sentirsi così...

Post n°966 pubblicato il 25 Ottobre 2012 da cathy63

"Sapete che succede quando non si è più abituati a ricevere amore? Succede che non ti fidi più, che preferisci stare solo. Succede che quando qualcuno ti dice "Ti voglio bene" rispondi con un sorriso e pensi "Come no". Succede questo, non sei amato per molto tempo e, quando trovi qualcuno che ti ama davvero, muori di paura"

F. Roversi

 
 
 

La mia solidarietà a Don Maurizio

Post n°965 pubblicato il 21 Ottobre 2012 da cathy63

 Padre Maurizio Patriciello rappresenta nella desolata terra di Parco Verde a Caivano un riferimento. Conforto aiuto legalità. Ho raccontato di lui in “Gomorra” (padre Mauro). Don Maurizio, in un territorio difficile, ferito dalla coca e dall'eroina, isolato dalla città, svolge un ruolo fondamentale. Il prefetto di Napoli avrebbe dovuto saperlo e nonostante questo, l''ha aggredito senza motivo. Don Maurizio aveva semplicemente usato il termine "signora" rivolgendosi al prefetto di Caserta Carmela Pagano. In nessun modo definire una donna “signora” è offensivo né sminuente. Nel gergo criminale, usare l'espressione "signore", riferito però a un uomo e non a una donna – chi vive al Sud questo lo sa –, sta per "signor nessuno" non a caso i capi vengono definiti "don". In quel mondo, e solo in quel mondo, l’appellativo “signore” al maschile può risultare offensivo, ma nella società civile non ha alcun significato ambiguo. Del resto padre Maurizio stava parlando di tutt'altro, di rifiuti tossici, amianto, roghi e si è riferito al prefetto Pagano come da sempre ci si riferisce con rispetto a una donna, chiamandola "signora". Questo è bastato al prefetto di Napoli per riprendere padre Maurizio (sbagliando tra l’altro un congiuntivo: "Se la chiamerei signore") e non rispondere a ciò che il parroco stava dicendo.
Il prefetto di Napoli Andrea De Martino si scusi con padre Maurizio Patriciello o bisognerà chiederne le dimissioni immediate. Da anni don Maurizio è presidio di legalità e umanità in terre difficilissime. Don Maurizio è lo Stato in quel territorio, non si può consentire in un consesso pubblico e istituzionale che sia aggredito verbalmente in quel modo e senza rispetto.
(Cit.: Roberto Saviano, Facebook)

Lettera di don Patriciello al prefetto:

«In mezzo a tanti problemi, mentre nei nostri paesi tanta gente scoraggiata non crede più a niente e a nessuno, mentre la camorra ancora ci fa sentire il suo fiato puzzolente sul collo, mentre i roghi tossici continuano a bruciare come se niente fosse, il signor Prefetto di Napoli mette alla berlina un prete perché anziché dire "signora prefetto" ha detto semplicemente "signora"»; è la conclusione della lettera che don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, ha inviato al prefetto di Napoli Andrea De Martino poche ore dopo l'audizione di mercoledì scorso in prefettura a Napoli aveva rimproverato aspramente il sacerdote.

Una vicenda che è stata filmata da un partecipante alla riunione, e che ha fatto rapidamente il giro del web. Nella lettera don Patriciello ammette di essere "mortificato" di fronte alla parole di De Martino, "gridate senza motivo". "Se a me, prete di periferia, è concesso ignorare che chiamare semplicemente “signora”, la signora Prefetto di Caserta fosse un’ offesa tanto grave, non penso che fosse concesso a lei, arrogarsi il diritto di umiliare un cittadino italiano colpevole di niente, presente in prefettura come volontario per dare il suo contributo alla lotta contro lo scempio dei rifiuti industriali interrati e bruciati nelle nostre campagne", continua il sacerdote nella sua lettera. Oltrettutto la "signora Prefetto di Caserta" non era per nulla sentita offesa.

"Se una cosa mi addolora è constatare che tante volte è proprio la miopia delle istituzioni, lapigrizia di tanti amministratori, il cattivo esempio di tanti politici che fanno man bassa di denaro pubblico a incrementare la sfiducia in tanti cittadini".

"Io alla mortificazioni sono avvezzo - scrive don Maurizio -. Spendo la mia vita di prete nella terra del Clan dei Casalesi. La mia diocesi, Aversa, è quella di Don Peppino Diana. Quante mortificazioni, signor Prefetto. Quante intimidazioni. Quanti soprusi. Quante minacce da parte dei nemici dello Stato o di semplici delinquenti. Ma io dei camorristi non ho paura. Lo so, potrebbero uccidermi e forse lo faranno. Io l’ho messo in conto dal primo momento che sono stato ordinato prete".

Poi si rivolge direttamente al Prefetto: "Ha voluto mortificare il prete o il volontario impegnato sul dramma dei roghi tossici? Ha voluto insegnarmi l’educazione – a 57 anni! – o mettermi a tacere perché già immaginava ciò avrei denunciato? Le nostre campagne languono, signor Prefetto. I giovani sono scoraggiati. I tumori sono aumentati a dismisura. La gente muore. Le amministrazioni locali non riescono a tutelare il loro territorio e la salute dei loro cittadini. E sarebbe proprio a costoro che viene ricordato il dovere di farlo. È una serpe che si morde la coda. Siamo prigionieri in questo “ Triangolo della morte”, in questa “ Terra dei veleni” dalla quale desideriamo uscire quanto prima, pur sapendo che per tanti di noi i danni alla salute sono ormai irreparabili.
Ci ripensi adesso".

 
 
 
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IL GIORNO IN PIÙ

"E ADESSO CERCHI L'UOMO PERFETTO?"
"Spero di no. Sai, credo che l'uomo perfetto giustamente cerchi la donna perfetta. Non avrei chance"
"Allora cosa cerchi?"
"Non lo so. Forse niente, forse tutto. Magari adesso, più che cercare, voglio vivere quello che mi capita, quello che la vita mi dà. Amo giocare. Essere libera.  Non devo discutere. Sono indipendente. Difenderei questa condizione con tutte le mie forze. Sempre. Eppure anch'io a volte avrei bisogno di un abbraccio, di arrendermi e perdermi tra le braccia di un uomo. Un abbraccio che mi faccia sentire protetta anche se so proteggermi da sola. Sono in grado di fare le cose di cui ho bisogno, ma a volte vorrei far finta di non esserlo per il piacere di farle fare a qualcun altro per me. Ma non voglio stare con un uomo per questo. Non posso scendere a compromessi, e non posso rinunciare a tutto quello che ho, alla mia libertà, per quell'abbraccio che poi spesso con gli anni non c'è nemmeno più. Vorrei un uomo con cui stare bene. Vorrei incontrare una persona con la quale condividere delle prospettive. Non voglio dire per forza un matrimonio, figli eccetera. Ma nemmeno uno di questi uomini che si spaventano quando chiedi una cosa più lontana di due giorni. Mi sono rotta degli uomini bambini. Sono vecchia per fare quella giovane e sono troppo giovane per fare la vecchia".


Il giorno in più - Fabio Volo