Kairos & KronosGirando sempre su se stessi, vedendo e facendo sempre le stesse cose, si perde l'abitudine di esercitare la propria intelligenza e lentamente tutto si chiude, si indurisce, si atrofizza come un muscolo. |

F.VOLO
"...a un certo punto ho sentito una sensazione a cui non sono mai riuscito a dare un nome. È un misto di malinconia, tristezza, insoddisfazione, ansia, felicità. Quando la sento mi commuovo. Mi succedeva spesso in passato. Era qualcosa che mi sfuggiva e che provavo soprattutto quando restavo solo o mi fermavo un po' a pensare. Sentivo che saliva come il dolore dopo che hai preso una botta."
"Leggere mette in moto tutto dentro te: fantasia, emozioni, sentimenti. È un'apertura dei sensi verso il mondo, è un vedere e riconoscere le cose che ti appartengono e che rischiano di non essere viste, fà scoprire l'anima delle cose. Leggere significa trovare le parole giuste, quelle perfette per esprimere ciò a cui non riuscivi a dare forma. Trovare una descrizione a ciò che tu facevi fatica a riassumere. Nei libri le parole degli altri risuonano come un'eco dentro di noi, perché c'erano già."
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Post n°954 pubblicato il 29 Dicembre 2011 da cathy63
=vivere la vita= Vivere la vita è una cosa veramente grossa C’è tutto il mondo tra la culla e la fossa Sei partito da un piccolo porto Dove la sete era tanta e il fiasco era corto E adesso vivi... Perché non avrai niente di meglio da fare finchè non sarai morto La vita è la più grande ubriacatura Mentre stai bevendo intorno a te tutto gira E incontri un sacco di gente Ma quando passerà non ti ricorderai più nienteMa non avere paura, qualcun' altro si ricorderà di te Ma la questione è... Perché???Perché ha qualcosa che gli hai regalato Oppure avevi un debito e non l’hai pagato???Non c’è cosa peggiore del talento sprecato Non c’è cosa più triste di un padre che non ha amato... Vivere la vita è come fare un grosso girotondo C’è il momento di stare su e quello di cadere giù nel fondo E allora avrai pauraPerché a quella notte non eri prontoAl mattino ti rialzerai sulle tue gambe E sarai l’uomo più forte del mondo Lei si truccava forte per nascondere un dolore Lui si infilava le dita in gola ... per vedere se veramente aveva un cuore Poi quello che non aveva fatto la società l’ha fatto l’amore... Guardali adesso come camminano leggeri senza un cognome ... Puoi cambiare camicia se ne hai voglia E se hai fiducia puoi cambiare scarpe Se hai scarpe nuove puoi cambiare strada E cambiando strada puoi cambiare idee E con le idee puoi cambiare il mondo Ma il mondo non cambia spesso Allora la tua vera Rivoluzione sarà cambiare te stesso Eccoti sulla tua barchetta di giornale che sfidi le onde della radiotelevisioneEccoti lungo la statale ... che dai un bel pugno a uno sfruttatoreEccoti nel tuo monolocale ... che scrivi una canzoneEccoti in guerra nel deserto che stai per disertareE ora ... eccoti sul letto che non ti vuoi più alzareE ti lamenti dei Governi e della crisi generale ... Posso dirti una cosa da bambino??? Esci di casa! Sorridi!! Respira forte!!! Sei vivo!!! ...cretino ... __##########*________________________ __*##############______________________ __################_____________________ _##################_________**##*______ __##################_____*##########___ __##################___*#############__ ___#################*_###############*_ ____#################################*_ ______###############################__ _______#############################=__ ________=##########################____ __________########################_____ ___________*####################=______ ____________*##################________ _____________*###############__________ _______________#############___________ ________________##########_____________ ________________=#######*______________ _________________######________________ __________________####_________________ __________________###__________________ ___________________#___________________ |
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Post n°953 pubblicato il 28 Dicembre 2011 da cathy63
Una donna forte è quella che tira la corda. Una donna forte è una donna che sta in punta di piedi a sollevare pesi mentre cerca di intonare il Boris Godunov. Una donna forte è una donna intenta a svuotare il pozzo nero degli anni e mentre spala racconta di come non le importa di piangere, il pianto stura i dotti lacrimali e vomitare sviluppa gli addominali, e continua a spalare tirando su dal naso. Una donna forte è una donna nella cui mente una voce ripete: te l'avevo detto, brutta, cattiva, puttana, musona, strillona, strega, rompipalle, nessuno ricambierà mai il tuo amore, perchè non sei femminile, perchè non sei dolce, perchè non stai zitta, perchè non sei morta? Una donna forte è una donna determinata a fare qualcosa che altri sono determinati a non farle fare. Cerca di sollevare il coperchio di piombo di una cassa da morto. Cerca di alzare con la testa un tombino. Prova a sfondare a testate una parete d'acciaio. La testa le fa male. Chi aspetta che il buco sia fatto dice: più in fretta, sei così forte. Una donna forte è una donna che sanguina dentro. Una donna forte è una donna che si fa forte ogni mattina, mentre i denti s'allentano e la schiena duole. Ogni bambino, un dente, sentenziavano le levatrici, ed ora ogni battaglia una ferita. Una donna forte è un mucchio di cicatrici che fanno male quando piove e di ferite che sanguinano quando le urti e di memorie che si svegliano di notte e marciano avanti e indietro. Una donna forte è una donna che ha bisogno assoluto d'amore come d'ossigeno oppure diventa cianotica. Una donna forte è una donna che ama fortemente e piange fortemente e fortemente è terrorizzata e ha forti desideri. Una donna forte è forte in parole, opere, relazioni, sentimenti, non è forte come una roccia ma come una lupa che allatta i suoi piccoli. La forza non è in lei, ma lei la mette in moto come il vento che gonfia una vela. Ciò che le dà sollievo è che gli altri la amino ugualmente per la sua forza e la debolezza da cui sgorga, lampo da una nuvola. Il lampo abbaglia. Nella pioggia, si sciolgono le nuvole. Solo l'acqua delle relazioni rimane e ci attraversa. Forti ci facciamo l'una con l'altra. Finché non saremo forti tutte assieme: una donna forte è una donna fortemente spaventata. Marge Piercy |
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Post n°952 pubblicato il 03 Novembre 2011 da cathy63
Dov'è? Dove è il tempo della spensierata gioventù? Il tempo mi ha piegata, ammansita, addomesticata, spenta. Restano giorni da sommare e danni da addizionare. Dov'è la me che ero? smarrita, liquefatta nella nebbia di questi anni forieri di soli eventi distruttori: ladri di amore, malattie mortificanti, ladri di effetti cari profanatori di mura domestiche. Un giorno, quando avrò compiuto i miei doveri, quelli obbligati e quelli assunti per libera scelta, quando potrò deporre la determinata capacità di cadere e rialzarmi per combattere, quel giorno compirò il senso della mia vita che comincia in solitudine e finirà in un ritiro dalle umane e terrene battaglie. Sola, come ero e sono, anelo di vivere l'ultimo tempo in sola comunione con Madre Natura. Oggi, mio fratello ha detto a mio figlio che nonostante ciò che nella vita accade di complicato, lui ricomincia sempre perché vuole vivere. |
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Post n°951 pubblicato il 12 Ottobre 2011 da cathy63
Distante è il vento, lontano il tramonto. Camminando scalzi ci accorgiamo dei granelli che segnano le nostre orme che non vogliono essere cancellate. Può il destino essere un orma? può un orma essere il destino? Perchè la nostra anima vuole sempre ritornare indietro per recuperare cose perdute, oggetti smarriti, sensazioni vissute e ormai andate? Perchè i nostri occhi guardano dietro alle nostre spalle e cercano vecchie novità? Vorrei che le mie orme fossero argilla, scolpite nel tempo solo per la presunzione di esistere e di lasciare un segno di me, dietro di me, che gli altri possano guardare e mirare. Se lenta è la processione di tutti i miei sensi, qualcuno voglio che segua per me quel dolce andare verso l'etereo come un sogno a pel di acqua che mai si tuffa per intero aspettando che qualcuno lo catturi con lo sguardo.
Scalza ancora cammino, importa poco per quanto, importa poco per dove,davanti un tramonto che diventerà alba. Intanto mi aspetta il mio buio, la notte sorella o la notte nemica, quella di sogni soavi o maldestri pensieri, di lacrime amare o sorrisi mielosi. Vorrei accogliere tutti i profumi del mondo intorno a me per sentirmi meno sola, per annusare nel mio girotondo gli odori ancestrali, il mare, il cielo, le stelle, la luna... profumi inventati ma mai così eterni, profumi di terra che si sbriciola nelle mie mani, che si alza maestosa e diventa polvere senza colore, senza rumore. Solo dolore che si genera in me che soffre e si avventa con denti taglienti su una vita sfuggente.... Pongo al desiderio domande: “cosa ci fai tu qui? cosa ti ha spinto a tornare? cosa ti aspetti da me?” Vorresti forse essere il primo a giungere alla mia anima... Vorresti essere la risposta ai miei tanti perché; bendandomi mi rendi cieca dalla realtà perché pensi che io non possa vedere il tuo effimero fuoco, la tua maledetta fiamma... Forse abbandonandomi pensi di avermi? Perchè non mi cerchi in altri frangenti... perchè parli di me in parole sentite e consumate. Posso essere io la prescelta e volerti in un unica parvenza? |
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Post n°950 pubblicato il 27 Settembre 2011 da cathy63
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Post n°949 pubblicato il 02 Luglio 2011 da cathy63
Ci sono tipi e tipi di guerriglia urbana. Nella società occidentale, quale è la nostra, opulenta ma ferita dalla crisi non solo economica ma anche e soprattutto morale, quella che nel piccolo colpisce la maggior parte di noi è la decadenza deteriorata dei rapporti interpersonali. Siamo pronti all'aggressione, e, se aggrediti, alla reazione di intensità uguale e contraria: liti condominiali che nascono dall'intolleranza più che dalla reale presenza di problemi di non rispetto delle regole della convivenza civile; rapporti lavorativi logorati da gelosie, da carenza di mezzi, da tanto lavoro e poche risorse, per chi è fortunato ad averlo un lavoro, ma anche dalla mortificazione che subisce chi il lavoro non lo ha, lo ha perso oppure è sottopagato e sovraimpiegato. Insomma basta poco che si scatena la LITE, una scintilla banale fa si che ogni giorno sia inizio seguito da una apparente tregua di una guerra di "poveri", che credono di essere lesi nella loro superiorità di intoccabili. Thomas Hobbes, filosofo padre della filosofia politica moderna, aveva tratto bene il profilo dell'Uomo, sia nella sua nautura animale che in quella sociale. L'uomo, secondo la riflessione hobbesiana, è un animale pre-politico, che vive in uno stato di natura, dove sussiste una sostanziale eguaglianza e libertà, ma che, pone di fronte la questione della giustizia e del diritto in questa società: se gli uomini dello stato di natura sono tutti uguali, ci fa presente Hobbes, allora è conseguente il fatto che abbiano tutti gli stessi diritti, e nella stessa misura, il dovere del rispetto di tutte le cose che sono presenti nella natura. Dunque, a questo punto Aristotele avrebbe risposto che naturalmente la società si sarebbe organizzata in governanti ed obbedienti, mentre l'evidenza dei fatti, ci dice Hobbes, a partire dalla componente competitiva della natura umana prima sottolineata, e dalla possibilità giuridicamente giustificata di poter accedere a qualunque cosa con qualsiasi mezzo, dimostra come lo stato di natura sia una "guerra di tutti contro tutti", e la vita divenga solitudine, brutalità, violenza e miseria. La domanda che sorge immediata è questa: come si può uscire da questo brutale stato di natura, stato di guerra intestina permanente? Hobbes sottolinea come lo stato di natura abbia queste caratteristiche, perché manchevole di un potere comune, e poiché è l'istinto di autoconservazione che regola l'agire umano in questo frangente, la ragione prescrive (soprattutto, verrebbe da pensare, a chi non sarebbe in grado di autoconservarsi perché più debole) di ricercare la pace e di conseguirla. La società, che prima era governata da miseria, paura e pleonettica prevaricazione, può divenire regolata e sicura, tramite il controllo di quelle che Hobbes chiama "leggi di natura". Ma un dubbio ci mette in guardia: chi stabilirà le regole, e soprattutto, chi garantirà il loro rispetto? È in questa questione che Hobbes inaugura il metodo contrattualista: gli uomini troveranno regole comuni, sacrificheranno parte della loro libertà in cambio della tutela e del rispetto delle regole stabilite, stilate nero su bianco su un contratto sottoscritto, e faranno riferimento ad un unico grande rappresentante istituzionale, il Leviatano, che altro non rappresenta per Hobbes, che la forza gigantesca di tutti coloro che hanno sottoscritto il contratto e che formano lo Stato, l'unità corporale di questo. I diritti totali che si avevano nello stato di natura devono essere completamente affidati ad un unico grande sovrano, lo Stato, sotto il cui potere tutti potranno vivere sicuri; le leggi di natura sono quindi i precetti di un'etica razionale della reciprocità, ed il contratto rappresenta la garanzia del loro rispetto. Quindi l'Uomo, animale sociale deve imparare, anche in periodi di povertà, carenza, stress e sollecitazioni negative, a RISPETTARE la libertà dell'altro se vuole e pretende che la propria venga riconosciuta e rispettata. Ma, mi domando, Il LEVIATANO, cioè il controllore, l'autorità competente, lo Stato (e trovate voi un altro sostantivo che lo qualifichi), chi lo controlla? chi o cosa si fa garante quando questa autorità è screditata e di conseguenza perde la sua autorevolezza? e come si può fare in modo che possa essere mantenuto il rispetto delle regole e della libertà reciproca quando questo accade? Tutto ciò può spiegare quel che accade nel condominio, per strada e nella gestione della Res Publica: che il Leviatano ha perso autorevolezza... |
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Post n°948 pubblicato il 25 Giugno 2011 da cathy63
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Post n°947 pubblicato il 25 Giugno 2011 da cathy63
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Post n°946 pubblicato il 25 Giugno 2011 da cathy63
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Post n°945 pubblicato il 25 Giugno 2011 da cathy63
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IL GIORNO IN PIù
"E ADESSO CERCHI L'UOMO PERFETTO?"
"Spero di no. Sai, credo che l'uomo perfetto giustamente cerchi la donna perfetta. Non avrei chance"
"Allora cosa cerchi?"
"Non lo so. Forse niente, forse tutto. Magari adesso, più che cercare, voglio vivere quello che mi capita, quello che la vita mi dà. Amo giocare. Essere libera. Non devo discutere. Sono indipendente. Difenderei questa condizione con tutte le mie forze. Sempre. Eppure anch'io a volte avrei bisogno di un abbraccio, di arrendermi e perdermi tra le braccia di un uomo. Un abbraccio che mi faccia sentire protetta anche se so proteggermi da sola. Sono in grado di fare le cose di cui ho bisogno, ma a volte vorrei far finta di non esserlo per il piacere di farle fare a qualcun altro per me. Ma non voglio stare con un uomo per questo. Non posso scendere a compromessi, e non posso rinunciare a tutto quello che ho, alla mia libertà, per quell'abbraccio che poi spesso con gli anni non c'è nemmeno più. Vorrei un uomo con cui stare bene. Vorrei incontrare una persona con la quale condividere delle prospettive. Non voglio dire per forza un matrimonio, figli eccetera. Ma nemmeno uno di questi uomini che si spaventano quando chiedi una cosa più lontana di due giorni. Mi sono rotta degli uomini bambini. Sono vecchia per fare quella giovane e sono troppo giovane per fare la vecchia".
Il giorno in più - Fabio Volo












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