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NAJA TRIPUDIANS della Scrittrice Annie Vivanti

Post n°104 pubblicato il 07 Dicembre 2011 da ciapessoni.sandro
Foto di ciapessoni.sandro

NAJA TRIPUDIANS

Romanzo di Annie Vivanti
1921



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Ritratto dell’Autrice

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ANNIE VIVANTI: Sua Biografia.

 

Annie Vivanti nata a Londra il 7 aprile 1866,

Cresciuta fra l'Italia, l'Inghilterra, la Svizzera e gli Stati Uniti. Fu anche artista di teatro. Nel 1890 la Vivanti esordì nel mondo letterario con la raccolta poetica “Lirica” edita da Treves e con la prefazione di Carducci.

Del 1891 è la pubblicazione del primo romanzo:”Marion artista di caffè concerto” Nel 1892 si sposa in Inghilterra con John Chartres.

Gli anni dal 1892 fino al 1912 circa, la scrittrice li trascorre fra l'Inghilterra e gli Stati Uniti., scrivendo soltanto racconti in lingua inglese. In Italia presenta il dramma - mai pubblicato - "La rosa azzurra", tra il 1898 e il 1899; unico insuccesso della sua fortunata carriera.

Nel 1893 nasce la figlia Vivien; si affermerà più avanti come “enfant prodige” del violino ed in breve diviene acclamata celebrità internazionale.

Coi successi della figlia Vivien, Annie inizia un nuovo periodo dedicato alla letteratura col racconto "The true story of a Wunderkind" (1905) con opera sua più celebre, "The devourers", scritta e pubblicata in Inghilterra nel 1910 e poi riscritta in italiano col titolo "I divoratori" (1911) con cui, tornò a dominare il mercato editoriale italiano. Da questo momento in poi, fino alla fine degli anni trenta, Annie Vivanti conobbe un successo ininterrotto coi romanzi "Circe" (1912), "Vae Victis" (1917), "Naja tripudians" (1920), "Mea culpa" (1927); ed altre raccolte di novelle.

Stabilitasi definitivamente in Italia, Annie Vivanti è ormai una celebrata scrittrice quando nel 1941 gli eventi anglofobi del regime fascista la colpiscono come cittadine britannica, con un provvedimento di domicilio coatto ad Arezzo. Per diretta intercessione di Mussolini, poté ritornare a Torino dove risiedeva, ma l'aggravarsi delle sue condizioni fisiche e la notizia della morte di sua figlia Vivien, suicidatasi a Hove nell'autunno 1941 aggravarono la situazione e dopo essersi convertita al cattolicesimo morì, il 20 febbraio 1942. Riposa ora in pace nel Cimitero monumentale di Torino.

*** ***

NAJA TRIPUDIANS

Romanzo di Annie Vivanti

I

 

Se qualcuno, leggendo questo libro ne rimanesse turbato, vorrei potergli dire : « Non vi commovete. E tutta una fantasia ». Ma questo, pur troppo, non lo posso dire. Non io ho ideato questa storia : è la Realtà, terribile Romanziera, che la concepì e creò. Fu lei che mi cantò le chiare note del principio; fu lei che mi dettò le nere pagine della fine.

— La fine ? — dirà qualcuno. — Ma questo libro non ha fine ! Alla notte segue l alba, e all' alba il giorno.... Che accadde poi di Leslie?

Io rispondo : La vita non finisce soltanto colla morte. La storia di Leslie è finita.

.... « The rest is silence ».

***

— Lasciamo fare a Madre Natura, — disse Mr Williams, il medico di campagna, uscendo dalla camera della sofferente e chiudendo cautamente l'uscio dietro di sé. E batté sulla spalla del marito, accasciato su una seggiola nel corridoio col capo tra le mani : — Lasciamo fare a Madre Natura. Francis Harding alzò la fronte su cui cadevano scomposti i capelli già biancheggianti.

— Ma non c'è pericolo?... — e fissò gli occhi rossi dalle veglie e dal pianto sul suo vecchio amico e collega.

— Niente! Niente pericolo, — disse il dottor Williams allegro e bonario; — e voi, mio buon Frank, andate a passeggio.

— Quanto durerà ancora? — interrogò il marito.

— Quattro o cinque ore… o sei, — disse il medico.

Un lungo gemito e un altro e un altro ancora, crescente fino a un urlo stridulo e straziante, giunse a loro traverso quella porta chiusa. Il marito trasalì, pallido, battendo i denti, e un sudore gelido gli perlò sulla fronte. Fece per tornare indietro.

— No, no! — esclamò il dottore, prendendolo per un braccio. — Non fareste che disturbarla. C'è la buona Jessie che le bada. Fuori, fuori...

E trasse l'amico, che barcollava come un ubriaco, giù per la breve scalinata di Rose Cottage e fuori nel giardinetto mesto e sfrondato, dove le margherite viola e le ultime rose ottobrine sbattute dal vento si dolevano d'essere venute al mondo in autunno invece che in primavera.

— Via, via! Andate a passeggiare, — ripeté il dottore. — Io vado a fare tre visite e poi torno qui. Guai a voi, se vi ci ritrovo! E stringendo affettuosamente la mano dell' amico, il dottor Williams andò a slegare dallo steccato le redini del vecchio cavallo bianco che pascolava placidamente l'erba sull'orlo della strada campestre.

— Andrò a vedere la bambina, — sospirò il lardinig volgendo lo sguardo appannato nella direzione del villaggio, annidato nel verde a mezzo miglio di là.

— Bravo, bravo! Dove l'avete?

— L' ho mandata in casa della maestra, — disse Harding; — ha offerto lei di tenermela durante questi giorni.

— E una buona creatura quella Miss Smith, — osservò il dottore. E colle redini in mano salì nel baroccino. — Non offro di condurvici perché vado nella direzione opposta. E poi, vi farà bene il moto.

Harding fece mestamente cenno d'assenso, e il dottore, sbattendo le redini sul grasso collo del cavallo, partì, sballottato nel suo calessino giallo, per la strada di campagna lunga, dritta, spazzata dal vento autunnale. Francis Harding scese lentamente per la scorciatoia verso il villaggio di Wild-Forest, tremando di udire rinnovarsi, prima d'esserne fuori di portata, quel gemito, quell'urlo che ormai da dodici ore si rinnovava a intervalli sempre più brevi, e che diveniva sempre più angosciante e straziante.

— A che cosa serve, — rifletté egli amaramente, scendendo tra i prati umidi e smeraldini sotto gli alberi rosseggianti e in parte già sfrondati, — a che cosa serve eh! io sia dottore, se non posso assistere nell'ora del suo spasimo la creatura a me più cara? Se non posso lenire le sue sofferenze?

E pensò che se pure, come marito, non poteva assistere nel parto sua moglie, avrebbe pur potuto starle vicino, farle respirare un po' di cloroformio nelle crisi del massimo dolore… Ma poi si disse che il vecchio Williams era geloso delle sue pazienti e non avrebbe tollerato la menoma intromissione, neppure quella del marito. E continuando la sua strada, umiliato, pensava di sé : che razza di dottore era mai ? Che dottore inutile e grottesco! Specialista di malattie tropicali qui, in un paesello nordico dell' Inghilterra, dove il sole si vedeva un giorno su dieci! Che ironia saper curare i casi d' insolazione e di colera asiatico! Essersi specializzato negli studi dell'elefantiasi e della lebbra, nelle cure dei veleni ofìdici di vipere e di naie!... Ah! meglio se fosse rimasto laggiù nelle Indie, solitario naufrago della vita sulle torride e desolate coste del Malabar, tra i soldati e i negri; meglio se non fosse tornato qui nel suo paese nativo, a sposare la mite e timida creatura, di vent'anni più giovane di lui, che ora gli metteva al mondo, tra gli spasimi, dei figli — come lui miti e timidi, come lui inetti alla vita...

Veramente, pensò poi per consolarsi, sua figlia maggiore — l'unica fino ad oggi — la piccola Myosotis ch'egli andava ora a trovare, non era poi tanto timida, né tanto mite... Al pensiero di Myosotis il dottore Francis Harding affrettò il passo. Giunse alla casa della maestra e, battendo piano alla porticina verde, senza attender risposta girò la maniglia ed entrò. Subito dalla saletta a pianterreno gli corse incontro la sua bambinetta seguita con maggior compostezza da Miss Smith.

— Papà!... — e gli saltò tra le braccia. Poi, guardandosi intorno : — dov'è la mamma?

— Te l' ho già detto io, — interpose in fretta la maestrina, anima mistico-poetica, ammiccando cogli occhi al dottor Harding; — è andata nel giardino delle Esperidi a prenderti un fratellino.

— Poteva tralasciare; — disse la piccola Myosotis — potevamo mandare il giardiniere qualcun altro a prenderlo. E poi, — soggiunse con un piccolo broncio, — non c'era bisogno di fratellini; vero, Papà?

Il Papà arricciandosi nervosamente i baffi grigi si strinse nelle spalle con fare un po' compunto.

— Veramente.... — disse, quasi coll' aria di volersi scusare. La maestra s'interpose di nuovo :

— Bisogna accettare con gratitudine ciò che il buon Dio manda.

— Ma allora, — ribatté Myosotis con l'ostinazione propria all'infanzia — se Dio lo mandava non c'era bisogno che la mamma si disturbasse ad andarlo a prendere.

Suo padre ebbe un pallido sorriso; ma Miss Smith aggrottò le sopracciglia. — Zitta, — disse. — I bambini non devono parlare che quando si rivolge loro la parola.

Indi interrogò collo sguardo il dottor Harding.

— Mah!... — fece egli, e trasse un profondo sospiro. — Non ancora... Il dottore spera che tra qualche ora...

— Mah! — fece a sua volta Miss Smith. Ed entrambi fissarono Io sguardo un po' triste, un po' vacuo sulla bambina; e tacquero. Finalmente Miss Smith propose il rimedio inglese ad ogni più grave guaio.

— Prendiamo una tazza di the!

Frattanto il grasso cavallo bianco del dottor Williams saliva a passo lento le brevi colline e scendeva a trotto pesante le brevi vallate; e il dottor Williams fece con cura e coscienziosità le sue tre visite. Indi il grasso cavallo bianco riprese la via di Rose Cottage; a passo lento le salite, a trotto pesante le discese; e arrivò al cancelletto verde sul calar della sera.

Francis Harding passeggiava in su e in giù per il malinconico giardino crepuscolare ; e si stringeva la testa tra le mani.

— Dottore!... dottore!... — singhiozzò, — aiutatela, aiutatela per amor di Dio.

E il dottore, entrando nella buia anticamera e togliendosi il soprabito, ripeté bonario :

— Ma che, ma che!... Bisogna lasciar fare a Madre Natura.

Lasciarono fare a Madre Natura — vecchia Levatrice cieca, sorda, pazza e perfida — e quella condusse alla vita, su un fiotto di sangue, una fragile creatura novella; e spinse alla Morte, sulla stessa onda purpurea, l'altra e più preziosa esistenza.

— Dov'è la mamma?... Dov'è? — gridò Myosotis, entrando inattesa e sola a Rose Cottage il mattino seguente. La maestra vi si era recata all'alba mentre la bambina dormiva ancora; ma appena desta, Myosotis, sfuggendo alla vecchia serva di Miss Smith, era corsa fuori, e su per la collina a casa sua. Nel salotto erano radunati silenziosi suo padre, la maestra, il dottore e la vecchia Jessie; questa recava sulle ginocchia un involto di flanella bianca.

Myosotis ripeté la sua domanda : -

— La mamma dov' è ?

Nessuno — né suo padre, né il dottore, né la maestra, né Jessie — rispose. Forse non lo sapevano. L'unico che poteva saperlo era l' involto di flanella; e quello non' apri bocca.

— Quando torna?...

...nessuna risposta. Tutti piangevano sommessi.

— E rimasta in quel giardino?... — chiese la bimba avvicinandosi al padre che stava chino coi gomiti sulle ginocchia e il viso chiuso nelle mani. Il padre scoppiò in singhiozzi poggiando il capo grigio sul fragile omero della sua bambina. Allora pianse anche lei molto forte e a lungo, e tutti gli altri dovettero smettere di piangere per consolarla. Indi Miss Smith la ricondusse via.

II

Passarono i giorni, e a Myosotis nessuno disse nulla. Per lei, la mamma s'aggirava ancora nel giardino delle Esperidi, aprendo i calici dei fiori per vedere quale contenesse il bambino più bello. Ma una sera, girando solitaria nel giardino di Miss Smith, vide al cancello il piccolo Joe Sibthorpe che con un fucile di legno faceva finta di volerla uccidere. Ella lo chiamò e gli confidò che s'annoiava assai senza la mamma, e fu grande la sua gioia quando Joe esclamò:

— Ma dev'essere tornata. Ho sentito molti strilli in casa tua.

Myosotis partì subito, correndo per la scorciatoia che conduceva al Cottage; e Joe le trotterellò dietro, alzando il fucile ogni tanto per prendere di mira le fiere che senza dubbio stavano rintanate dietro le siepi.

Il cancelletto di Rose Cottage era chiuso, ma i bimbi girarono dietro la casa e trovarono aperta la porta della cucina. Dabbasso non c'era nessuno, e i due sgambettarono su per la piccola scala di legno.

Ecco che dalla camera di Myosotis, ch'era la prima sul pianerottolo, udirono uscire degli strilli acuti e brevi. Myosotis, spinse piano la porta ed entrò; Joe, col fucile a spall'arm, pronto ad ogni evenienza, la seguì.

Jessie in un grande grembiule bianco, stava dando il bagno a un piccolissimo essere umano, che piangeva, dibattendosi nell'acqua come un rospicciattolo. La donna, appena vide entrare Myosotis, riabbassò gli occhi, e Myosotis notò che anche lei, come la creaturina nell'acqua, piangeva; ma senza tanti strilli. Joe era rimasto di sasso accanto alla porta.

— Misericordia! Che orrore. Com' è rosso! — : disse. — E che bocca!...

Myosotis s'accostò, e dopo breve contemplazione chiese a Jessie : — È un bambino o una bambina?

Jessie non rispose. Joe corrugò le ciglia con aria saccente.

— Questo, — sentenziò, — non si può dire finché non sarà vestito!

Quando fu vestito si vide che era una bambina, poiché aveva sulla cuffia dei nastri rosa, e non quelli celesti già preparati in attesa di un fratellino.

— Bisognerebbe metterglieli neri, per la povera sua mamma, — disse cupamente Miss Smith. Ma Jessie, la fedele domestica, vi si oppose.

~ Inutile rattristare il papà e la sorellina, — dichiarò recisa.

E la neonata portò i suoi nastri rosa e fu battezzata coi nomi scelti dalla mamma pel fratellino e che potevano adattarsi anche a lei: Lesile Denys Harding.

III.

Le due bimbe crebbero in serena innocenza, candide, mansuete e semplici.

Rose Cottage, la casetta bianca e bassa del dottor Harding era lontana anche dal villaggio e nessuno si scomodava mai per andarvi a far visita. Il villaggio di Wild-Forest, sperduto nell’ angolo più remoto del Yorkshire, non offriva né attrattiva al viaggiatore né seduzione a villeggianti; le medesime antiche famiglie campagnuole vi abitavano da generazioni, ed i tumultuosi eventi di un mondo lontano non giungevano a scuotere i calmi silenzi di quei patriarcali focolari. Cosi la giovinezza delle due fanciulle scorreva fuori del mondo, lontana dalla vita, come un ruscello argenteo in un paesaggio lunare.

Poiché la scuola era lontana, Miss Smith veniva lei stessa due volte alla settimana ad impartire loro delle vaghe nozioni d'ogni genere. Di Storia ella impresse i punti secondo lei più importanti nelle chiare memorie delle due fanciulle : Re Canuth che aveva voluto fermare le onde del mare; i due principini assassinati nella Torre di Londra; il principe Clarence che volle affogarsi in una botte di Malvasia; i nomi delle sette mogli di Enrico VIII; la predilezione per il colore celeste dell'attuale regina Mary d'Inghilterra.

I loro studi di Geografia si limitarono ai nomi dei continenti, dei mari e delle 37 contee d'Inghilterra; tutto il resto, visto le condizioni incerte e tumultuarie dell'epoca presente, era inutile impararlo, perché le cose potevano cambiare ogni giorno. Impararono i nomi di tutti i fiori nel giardino di Rose Cottage, ed anche di tutti quelli nei boschi; studiarono a memoria le poesie di Mrs Hemans, e s'interessarono molto ai piccoli negri dell'Africa Centrale che hanno la sventura di non portare vestiti e di non leggere la Bibbia.

E così, avendo assolto il suo compito d'educatrice, Miss Smith le abbracciò, le benedisse, e andò a vivere a Leeds dove sposò un capomastro e fu mollo felice.

Alla scuola di Wild-Forest venne Miss Jones, una nuova maestra, una maestra di Londra, mollo risoluta e moderna. Arrivò a Rose Collage, non invitala, a fare un breve ma severo esame alle due ragazzine; per sfortuna non chiese né di Canulh né dei piccoli negri; per conseguenza trovò che le bimbe erano assai ignoranti e insistette presso il dottor Harding perché le mandasse a scuola. E a scuola andarono, ogni giorno, le due biondine, e impararono tutto ciò che ancora mancava alla loro perfetta educazione. Impararono che il mondo è rotondo e appartiene agli inglesi; che gli oceani sono vasti e appartengono agli inglesi; che gli inglesi permettono — generosamente — ad alcune altre nazioni di vivere nel mondo, e ad alcune altre navi — ma poche! — di navigare sui mari. Impararono che bisogna odiare i tedeschi, disprezzare i latini, e aver schifo dei negri. Impararono che il Dio inglese non riceve che la domenica, mentre il plebeo Dio cattolico (che del resto non serve che per gli straccioni, i forestieri e gli Irlandesi) lascia aperte le sue chiese lutti i giorni, ma non bisogna andarci. Impararono che il sentimento è una cosa volgare; che è ridicolo commuoversi, che è indecoroso entusiasmarsi; che la frutta si mangia col coltello e la forchetta, e che le unghie e la coscienza — ma sopratutto le unghie I — vanno tenute pulite.

Terminata così la loro educazione scolastica, le due fanciullette lasciarono la scuola e tornarono a casa, da loro padre. E da lui appresero altre cose ugualmente utili per affrontare l'esistenza. Appresero quali sono i mezzi che si adoperano a Rio Janeiro e nell'Isola di Sumatra per neutralizzare il veleno dei serpenti; impararono a distinguere la Naja Tripudians — la funesta e terribile cobra egiziana — da altri rettili, quale il Crotalus horridus e il Cerastes cornutus; impararono a conoscere i sintomi determinati dalla puntura degli scorpioni di Columbia e quelli dei ragni del Capo di Buona Speranza; e conobbero la distribuzione geografica, la eziologia e la patogenesi della lebbra e del beri-beri.

Così, preparate ed agguerrite alla vita, si affacciarono le due bionde sorelline alla soglia della giovinezza. Con gli occhi limpidi come il vento guardarono in faccia all'avvenire.

Seguirà prossimamente il IV°

 

 
 
 
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