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Cineforum 10 novembre

Post n°70 pubblicato il 04 Novembre 2009 da cineforumborgo
 
Foto di cineforumborgo

BURN AFTER READING - A PROVA DI SPIA

 

Titolo originale: Burn after reading
Regia
: Joel Coen, Ethan Coen
Soggetto e sceneggiatura
: Joel Coen, Ethan Coen
Fotografia
: Emmanuel Lubezki
Musiche
: Carter Burwell
Montaggio
: Roderick Jaynes (Joel e Ethan Coen)
Scenografia
: Jess Gonchor
Arredamento
: Nancy Haigh
Costumi
: Mary Zophres
Effetti
: Big Film Design
Interpreti
: Brad Pitt (Chad Feldheimer), George Clooney (Harry Pfarrer), Tilda Swinton (Katie Cox), John Malkovich (Osbourne Cox), Frances McDormand (Linda Litzke), Richard Jenkins (Ted Treffon), Matt Walton (Del)
Produzione
: Joel Coen, Ethan Coen, Tim Bevan, Eric Fellner per Working Title Films/Mike Zoss Productions
Distribuzione
: Medusa
Durata
: 95’
Origine
: USA, Gran Bretagna, Francia, 2008

Se si considera che il mondo moderno ha sopportato i disastri del nazifascismo, l'Olocausto, la bomba atomica e i gulag staliniani, non possiamo certo dire di star attraversando il momento peggiore della storia contemporanea: ma il più stupido, sì. E suona proprio così il desolato messaggio che spunta tra le matte risate di “Burn after reading - A prova di spia” dei fratelli Joel e Ethan Coen. Anche se loro parlano degli Usa è come se parlassero di noi. L’intero occidente vive in una società, di cui lo schermo si offre qui come specchio, dove regnano l’individualismo, l’ignoranza, il populismo d’affari, la smania di arricchirsi, la cancellazione inconsapevole o meno di ogni principio e delle conseguenti norme di comportamento. Brutalmente licenziato per alcolismo dalla Cia, l’analista Osborne Cox (John Malkovich) si sfoga scrivendo le sue memorie, ma perde il computer disc in palestra. Lo ritrovano l’impiegata Liza (Frances McDormand), che sogna di sottoporre il suo corpo sgraziato a ogni tipo di intervento migliorativo, in compagnia dell'allenatore Chad (Brad Pitt), zuzzurellone e inconsistente. Insieme i due tentano ingenuamente di vendere i segreti di Cox ai russi, ma si capisce subito che non andranno lontano; e dei guai in cui sta incappando Liza è sempre più preoccupato il maturo boss del «gym», Ted (Richard Jenkins), innamorato di lei. Un flirt con la stessa donna lo imbastisce anche il vagheggino Harry (George Clooney), un agente federale amante di Katie moglie di Cox (un’arcigna Tilda Swinton), sposato tuttavia con una scrittrice di libri per bambini (Elizabeth Marvel) che sembra l’unica persona normale del branco. Su ciò che succede riflettono, con la pretesa di gestire la situazione e senza peraltro capirci niente, due alti papaveri della Cia (impietosamente raffigurati nella loro improntitudine da David Rasche e J.K. Simmons) definiti da David Ansen su Newsweek «la parodia del coro greco». In precipitosa discesa sul piano inclinato della scemenza universale ci attende una conclusione in cui non resterà che fare il conto dei morti ammazzati. Sono d'accordo con Ansen, che ben lontano dai giudizi «mixed» di buona parte dei suoi colleghi critici si compromette confessando che di un film in genere considerato minore ha assaporato ogni minuto.

Basterebbe a farne un piccolo classico la miracolosa perfezione della fattura, che riesce a tirare i molteplici fili del racconto sottolineando la fatalità del loro intrecciarsi fino a diventare dei nodi scorsoi. Questo saggio impeccabile di arte della commedia non starebbe comunque in piedi senza la partecipazione di attori addestrati a un tipo di gioco lieve e arrischiato, che dalla farsa arriva a sfiorare la tragedia. Impossibile dare la palma a questo o a quell'interprete, ma la sorpresa è soprattutto la coraggiosa spregiudicatezza del divo Brad Pitt nell’affrontare un personaggio di imbecillotto. E'd’obbligo tuttavia osservare che nella composizione del folto cast non c'è una figura che risulti scialba o indifferente, come nei leggendari incunaboli di Frank Capra. Vedi, cito un esempio per tutti, l’avvocato divorzista incarnato da J.R. Horne, un mostro di ipocrita ambiguità. Se vogliamo cogliere le motivazioni profonde di “A prova di spia”, niente di più perspicuo che citare i fin troppo frequentati versi del Tasso: «Così all’egro fanciul porgiamo aspersi - di soave licor gli orli del vaso - succhi amari ingannato intanto ei beve - e dall’inganno suo vita riceve». A conferma che la commedia lascia lo spettatore con l’amaro in bocca, più che mai sconfortato sul presente e con scarse speranze per l’avvenire.

Tullio Kezich, Il Corriere della Sera

 
 
 
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Un blog di: cineforumborgo
Data di creazione: 29/09/2007
 

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