Community
 
cineforumbo...
Video
Sito
Foto
   
 

CINEFORUM BORGO

I film, i personaggi e i commenti della stagione 2011/2012

 

AREA PERSONALE

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Febbraio 2012 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29        
 
 

FACEBOOK

 
 

 

« Cineforum 2009/2010 - 19...Cineforum 2009/2010 - 2 ... »

Cineforum 2009/2010 - 26 gennaio 2010

Post n°78 pubblicato il 24 Gennaio 2010 da cineforumborgo
 
Foto di cineforumborgo

IL MIO VICINO TOTORO

Titolo originale: Tonari No Totoro
Regia
: Hayao Miyazaki
Soggetto
: Hayao Miyazaki, Kubo Tsugiko
Sceneggiatura
: Hayao Miyazaki
Fotografia
: Mark Henley
Musiche
: Joe Hisaishi
Montaggio
: Takeshi Seyama
Scenografia
: Kazuo Oga
Effetti
: Kaoru Tanifuji
Produzione
: Tohru Hara, Eiko Tanaka per Tokuma Japan Communications Co. Ltd./Studio Ghibli/ Walt Disney Animation
Distribuzione
: Lucky Red
Durata
: 86'
Origine
: USA, Giappone, 1988

Un tuffo nel tempo, un’immersione nel mondo ormai sommerso dei cartoni animati interamente realizzati a mano: questo è, prima di tutto, “Il mio vicino Totoro” (con l’accento sulla prima o). Un risultato certo non intenzionale, bensì frutto di una distribuzione all’estero difficile e particolarmente tortuosa per quel che riguarda il nostro Paese, dove la più celebre creatura di Hayao Miyazaki giunge a ben 21 anni dalla sua nascita. Allora fu una scommessa straordinaria, una sorta di lascia o raddoppia per l’ancora giovane Studio Ghibli: era infatti parte di un double feature, un doppio spettacolo, assieme allo struggente “Una tomba per le lucciole” di Isao Takahata. Il successo al botteghino non fu quello sperato e si annunciarono tempi durissimi, ma poi un testardo industriale del peluche ottenne l’autorizzazione per lanciare sul mercato un morbido Totoro. Due anni dopo l’uscita in sala, arrivò così un clamoroso trionfo e da allora Totoro è il logo dello Studio Ghibli, una sorta di spirito protettore come lo è nel film per la sua foresta. “Il mio vicino Totoro” racconta infatti di una creatura magica, che abita un albero sacro nel bel mezzo di un bosco, in un paese vicino a Tokyo negli anni ‘50. Qui si trasferiscono la giovane Satsuke e la piccola Mei, insieme al padre, mentre la madre è ricoverata in un ospedale non troppo distante. Le due dimostrano uno straordinario entusiasmo per il mondo della campagna e per il folclore popolare, una purezza che le porta a conoscere il grande Totoro, paffuto e peloso, altri “totori” più piccoli, i minuscoli “nerini” (simili agli spiriti della fuliggine de “La città incantata”) e l’imponente e veloce Gattobus. La convivenza di creature mitiche e vita rurale è di una magia semplice ma irresistibile, come la morbidezza del tratto di Miyazaki, dai colori caldi e accompagnato dalle memorabili melodie del fidato Joe Hisaishi. Un capitolo fondamentale della Storia del Cinema non solo d’animazione, incluso tra i 100 migliori film di tutti di tempi da Akira Kurosawa, e finora ignobilmente misconosciuto in Italia. Meglio tardi che mai.Andrea Fornasiero, Film TV

A volte c’è qualcosa che rimane trattenuto tra la pancia e la gola, un’emozione allo stato liquido che si ferma sulla superficie degli occhi e non è libera di fluire, per arrivare alle mani, alle dita, alla carta. E’ quella commossa afasia che produce una vertigine prossima all’incredulità. Ed è ciò che capita, ogni volta, davanti a Miyazaki: la percezione splendida di un’impotenza, dell’incapacità di raccontare l’illuminazione e di riprodurre la bellezza che si è mostrata. A ogni visione il maestro giapponese appare sempre più come un arcano stregone, un uomo di un altro pianeta sceso sul mondo per svelarne il cuore e il mistero, quelle profondità invisibili agli occhi dei più, troppo poco abituati alla luce tenue e semplice che promana dalle cose. E film dopo film, questa luce appare con sempre maggiore chiarezza. Come se dagli inizi di Conan, Lupin e Nausicaa sino agli ultimi incanti di “Ponyo sulla scogliera”, il nostro sguardo fosse diventato via via più sensibile allo spettro cromatico di un universo in cui a ogni cosa viene restituito il suo senso esatto e magico. Ecco: “Il mio vicino Totoro” arriva finalmente nelle sale italiane, ventuno anni dopo la sua realizzazione. E di fronte al secondo lungometraggio di Miyazaki per lo Studio Ghibli, si ha la conferma della sensazione che fosse tutto chiaro sin da subito. Perché nel cinema di Miyazaki non c’è mai rottura, una netta inversione di segno. Ci sono semmai variazioni sottili, cambi di prospettiva e di lunghezza focali, che permettono di inquadrare lo stesso orizzonte di senso da angolazioni e con profondità differenti. Ma comunque è un gioco di rimandi, ritorni e approfondimenti: da “Nausicaa” a “Il castello errante di Howl”, da Totoro a Ponyo. Tutto in funzione di un’unica semplice, spiazzante verità: “la vita è luce che splende in mezzo alle tenebre”. Qui, dopo le battaglie e le rinascite di “Nausicaa della valle del vento” (1984), dopo i voli fantastici di “Laputa” (1986), Miyazaki sceglie di raccontare una storia più intima, apparentemente più semplice e modesta. Due ragazzine, Mei e Satsuki, si trasferiscono, con il padre, nelle campagne nei dintorni di Tokyo. Nonostante vivano l’ansia per la malattia della madre, ricoverata in un ospedale nelle vicinanze, le bambine sono affascinate dal nuovo ambiente e, con il coraggio dell’innocenza, si lanciano alla scoperta dei segreti della loro casa infestata dagli spiriti. Finché faranno la conoscenza di Totoro, l’enorme e pacioso spirito della crescita. La metafora è scoperta, come nelle favole. Miyazaki torna al passato, agli anni ’50, per gettare un ponte verso la tradizione, i miti e la saggezza di un popolo. Ma, al tempo stesso, sembra guardare al cinema di una volta, riscoprendo l’inquieta serenità contemplativa di Ozu. Il vuoto e il pieno, genitori e figli, lo spettro della perdita e la vita che si rinnova ancora. Il miracolo di un germoglio che spunta e lo sgomento della malattia. La pace e la tragedia. Il (bi)sogno di una famiglia. Bambine che piangono, si perdono e corrono incontro a nonne tenere e apprensive, fantasmi che soccorrono gli umani, leggenda e realtà che si danno il cambio nell’immobilità apparente del quadro. Il mondo gira sempre intorno al proprio asse, testimone instancabile di un ciclo eterno di nascita e morte. E il cinema è come il mondo, proiezione infinita delle nostre vite e dei nostri destini. Signori, siamo di fronte a Miyazaki. E ancora una volta, accompagnati dalla dolce perfezione di quei tratti di matita, compiamo il nostro meraviglioso viaggio nell’amorevole creazione di un piccolo dio umano, fin troppo umano.
Aldo Spiniello, Sentieri Selvaggi

HAYAO MIYAZAKI
Filmografia:
Lupin III - Il castello di Cagliostro (1979), Nausicaä della valle del vento (1984), Laputa - Castello nel cielo (1986), Il mio vicino Totoro (1988), Kiki consegne a domicilio (1989), Porco Rosso (1992), On your mark (1995), Principessa Mononoke (1997), La città incantata (2001), Il castello errante di Howl (2004), I racconti di Terramare (2006), Ponyo sulla scogliera (2008)    

Martedì 2 febbraio 2010:
PRIDE AND GLORY - IL PREZZO DELL’ONORE di Gavin O’Connor, con Edward Norton, Colin Farrell, Jon Voight, Noah Emmerich, Jennifer Ehle     



 

 
 
 
Vai alla Home Page del blog
 
 

INFO


Un blog di: cineforumborgo
Data di creazione: 29/09/2007
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

patrizio.tasawij.1coccoildrillolucillagenovaCinderella017cineforumborgosohappytinafilipporepicciolistrong_passionlisaokkiblu3AMMELles_mots_de_sablewandabassanofatalmindsanti1955
 

ULTIMI COMMENTI

RSS (Really simple syndication) Feed Atom