Creato da Ladridicinema il 15/05/2007
Blog di cinema, cultura e comunicazione
 

 

Il colore nascosto delle cose

Post n°14003 pubblicato il 18 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

Proiettato fuori concorso al Festival di Venezia, Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini racconta con delicatezza l'intenso rapporto tra un pubblicitario in crisi e una osteopata non vedente piena di vita, interpretata da un'ottima Valeria Golino. "Un film - come dice il regista - di personaggi pacificati con la vita invece che consumati dalla rabbia, un film di individui normali e non pseudo supereroi dall’olfatto e/o udito sorprendenti, un film sulla capacità di ascoltare e sul coraggio di fare il passo più lungo della gamba".
Se l’impianto narrativo funziona, il merito è da attribuire alla sensibilità dell’autore, che non cade mai nel banale e nel facile buonismo, attraverso una storia semplice dove non può far a meno di trasformare un apologo drammatico in una favola dolce-amara

 
 
 

Dunkirk

Post n°14002 pubblicato il 15 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

Dunkirk è l’ultima fatica cinematografica del pluripremiato regista britannico Christopher Nolan. Il film narra le vicende accadute nei giorni che vanno dal 27 maggio al 4 giugno 1940, ovvero la complicata ritirata delle truppe britanniche e francesi a Dunkirk, tenute sotto scacco dall'avanzata delle truppe tedesche.
E' la storia di una sconfitta cocente che non fu disastro completo perchè Hitler "decise di risparmiare le munizioni". Un altro tipo di regista avrebbe raccontato di eroi che lottano per un bene superiore salvando vite, invece no qui l'unica vittoria alla sconfitta è la sopravvivenza con le sue spietate leggi. Tanti soldati che cercano di non morire senza problemi morali o presunti eroismi.
Un film originale per come è narrato, ovvero sotto tre punti di vista: dal molo, dal mare e dal cielo. Tre punti di vista che si legano nel finale in quanto non cambiano solo i luoghi e i personaggi, ma anche e soprattutto il tempo. Difficile non sottolineare la mano magistrale di Nolan.
Uno spettacolo a livello visivo (siamo nell'azione senza usare il 3d), nessun virtuosismo inutile, nessun abuso degli effetti, ogni elemento è al posto giusto e raccontato nel modo più reale possibile. Se a questo aggiungi la colonna sonora di Zimmer, la fotografia magistrale e un cast stellare in un film corale dove le parole sono poche ma contano le immagini e gli sguardi, capiamo di essere di fronte a l'ennesimo grande film, se non addirittura al migliore; del regista inglese.
Un film dove ha sicuramente usato un pò di propaganda (soprattutto nel finale), ma non siamo di fronte alla propaganda spicciola dei film di guerra americani, con le azioni eroistiche spiattellate e finto buonismo. Nolan è crudo nel raccontare i fatti sottolineando quella che è la natura dell'uomo senza alcuna censura come detto all'inizio.
Korda, autore di un libro sulla battaglia di Dunkerque in uscita a settembre, ha rivelato le sue impressioni sull'ultima fatica di Nolan, sottolineando come lo stile con cui il regista ha scelto di raccontare questo evento abbia permesso un film di guerra molto più accurato della maggior parte dei war movie, definendo ad esempio Salvate il soldato Ryan come docudramma abbastanza artificiale-
"Guardando il film - sostiene Korda - ottieni l'esperienza di Dunkerque senza quella artificialità teatrale di scene in cui vediamo Churchill parlare con il Generale Ismay! Non ci sono questi clichè narrativi tipici dei film di guerra."
Un capolavoro!!!
Voto finale: 5+/5

Dunkirk è un film drammatico di guerra del 2017 della durata di 107 minuti, diretto da Christopher Nolan, con Tom Hardy, Cillian Murphy, Mark Rylance e Kenneth Branagh, al cinema dal 31 agosto 2017, distribuito da Warner Bros. Pictures Italia. Il film, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, racconta la drammatica evacuazione verso la Gran Bretagna di centinaia di migliaia di soldati alleati dalla spiaggia di Dunkerque sotto la minaccia dell'esercito tedesco.

Poster

Con il suo nuovo film DunkirkChristopher Nolan accantona per un attimo le contorsioni psicologiche e fantascientifiche degli ultimi anni, per dirigere un colossal di guerra ispirato a fatti realmente accaduti: la nota Operazione Dynamo, effettuata tra il 27 maggio e il 4 giugno del 1940, fu uno degli  avvenimenti più significativi della Seconda Guerra Mondiale e contribuì a spostare le sorti del conflitto in favore degli Alleati.  
Dunkirk racconta dunque l'incredibile evacuazione verso la Gran Bretagna di migliaia di soldati belgi, francesi e britannici, bloccati sulle spiagge di Dunkerque dall'avanzata dell'esercito tedesco, durante la cosiddetta Battaglia di Francia. Le truppe britanniche e alleate si trovano circondate da un lato dalle forze nemiche, e dall'altra dal mare, con il Canale della Manica come unica via di fuga possibile. Le operazioni di imbarco richiedono più tempo del previsto, e vengono ulteriormente rallentate da un violento bombardamento nemico che getta i soldati nel panico e nella disperazione più totali. L'intera cittadina portuale viene coinvolta nei preparativi della spedizione di salvataggio e molti civili si mobilitano per partecipare. Così dopo giorni di attesa, gli uomini vengono tratti in salvo, ma da una flotta improvvisata di imbarcazioni di vario genere, navi da pesca, da diporto e addirittura scialuppe di salvataggio. Nel cast troviamo Tom Hardy, Mark Rylance, Kenneth Branagh, Cillian Murphy, Fionn Whitehead e al suo debutto cinematografico, il cantante degli One Direction Harry Styles.

 
 
 

Veleno

Post n°14001 pubblicato il 15 Settembre 2017 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Veleno

Post n°14000 pubblicato il 15 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

Veleno è un film di genere drammatico del 2017, diretto da Diego Olivares, con Luisa Ranieri e Massimiliano Gallo. Uscita al cinema il 14 settembre 2017. Distribuito da Altre Storie.

Poster

Veleno porta in scena il dramma di un territorio violato, contaminato dai veleni che criminali senza scrupoli hanno disseminato in buona parte del casertano. In un piccolo centro di quella provincia, un'umile famiglia di agricoltori rifiuta di lasciare che i suoi terreni diventino una discarica a cielo aperto. Cosimo Cardano (Massimiliano Gallo) e sua moglie Rosaria (Luisa Ranieri) lottano contro la piaga dei rifiuti tossici, senza lasciarsi piegare dalle minacce e ripercussioni da parte di alcuni esponenti della camorra, tra i quali il giovane avvocato Rino (Salvatore Esposito). Se la coppia non vuole staccarsi dalle proprie radici, né abbandonare la terra a un potere mafioso che corrompe e distrugge, Ezio, fratello di Cosimo, e sua moglie accettano di essere complici della devastazione dei loro territori, attratti da facili guadagni e spaventati dalle conseguenze di un'opposizione. A complicare ulteriormente le cose è la grave malattia di Cosimo causata dal veleno che contamina l’acqua, i raccolti, il bestiame. La storia di Cosimo diventa la sintesi delle piccole e grandi contraddizioni di una terra abbandonata a se stessa, dove l’unico potere riconosciuto è quello criminale.

 
 
 

Gatta cenerentola

Post n°13999 pubblicato il 15 Settembre 2017 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Gatta cenerentola

Post n°13998 pubblicato il 15 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

Gatta Cenerentola è un film di genere animazione del 2017, diretto da Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone, con Maria Pia Calzone e Alessandro Gassmann. Uscita al cinema il 14 settembre 2017. Distribuito da Videa.

Poster

Gatta Cenerentola è il crudele soprannome affibbiato alla piccola Mia dalle sorellastre nella rivisitazione moderna e partenopea della fiaba classica di Giambattista Basile. Figlia di don Vittorio Basile, uomo di grande ingegno che aveva il progetto di trasformare Napoli in una virtuosa città della scienza, Mia è rimasta orfana dopo che Salvatore Lo Giusto detto "'o Rre" (Massimiliano Gallo), capoclan del riciclaggio, ha ammazzato suo padre con l'aiuto della bella e letale Angelica Carannante (Maria Pia Calzone), promessa sposa di Basile. Da quel momento la ragazzina è costretta a vivere in una nave da crociera dismessa nel porto di Napoli, insieme con la perfida matrigna e i sei dispotici fratellastri, covando in silenzio la vendetta: uccidere Salvatore ‘o Rre e liberare per sempre se stessa e la sua città. Anche Primo Gemito (Alessandro Gassmann), ex uomo della scorta di Basile, porta avanti il progetto parallelo di riportare la legalità nel porto di Napoli e sottrarre Cenerentola dalle grinfie di Angelica.

 
 
 

Cars 3

Post n°13997 pubblicato il 15 Settembre 2017 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Fuori c'è un mondo

Post n°13996 pubblicato il 15 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

Poster

Gabriele (Emanuele Bosi), il protagonista di Fuori c'è un mondo, non ha motivi apparenti per essere depresso: il discreto successo come scrittore e la sicurezza economica che gli deriva dal ristorante di cui è proprietario gli garantiscono un'esistenza serena e un futuro raggiante. Ma il ragazzo, alla ricerca di un significato più profondo, resta colpito dalla storia del vecchio Lorenzo, un eccentrico clochard che lo ha soccorso in seguito a un calo di zuccheri sul lungotevere. L'uomo infatti possiede un quadro piuttosto raro, identico a quello che la madre di Gabriele ha perso durante la sua infanzia. Tanto basta per incuriosire il giovane scrittore, che si offre di assumere la figlia di Lorenzo, Valentina (Giulia Anchisi), come cameriera nel suo locale. I modi dolci e gentili della ragazza affascinano il novello datore di lavoro che ora vorrebbe passare sempre più tempo in sua compagnia. L'intesa non tarda ad arrivare, nonostante Valentina abbia una realtà difficile alle spalle: ospitata in una canonica della chiesa dove lavora Don Daniele, divide la piccola stanza con Arianna, una prostituta che il sacerdote ha tolto dalla strada e con cui ha una relazione. Intanto, nel tentativo di risolvere la precarietà della sua condizione e di quella della figlia, Lorenzo prenderà una decisione drastica e pericolosa che influenzerà la vita di tutti i personaggi coinvolti.

 
 
 

Cars 3

Post n°13995 pubblicato il 15 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

Cars 3 è un film di genere animazione, avventura, commedia, family del 2017, diretto da Brian Fee, con Marco Messeri e Marco Della Noce. Uscita al cinema il 14 settembre 2017. Durata 109 minuti. Distribuito da Walt Disney.

Cars 3 ora in programmazione in 860 Sale Trova Cinema
Poster

Terzo capitolo della saga dedicata alle auto senzienti targate Pixar. In Cars 3, tornato in pista da veterano, Saetta McQueen (Owen Wilson nella versione originale) viene soppiantato dall'ultimo modello di bolide da corsa in circolazione: in poco tempo lo scattante Jackson Storm taglia un traguardo dietro l'altro, conquista gli sponsor e infrange tutti i record possibili, gettando fango con le ruote posteriori sulla leggenda del numero 95. Saetta, che non ha paura di affrontare la nuova sfida, scende in campo con la voglia di vincere e quel pizzico di arroganza che lo contraddistingue. Ma un terribile incidente nell'ultima corsa rischia di tenerlo per sempre lontano dai circuiti. Cresciuto grazie agli insegnamenti del compianto mentore Hudson Hornet - solo Doc per l'indisciplinato allievo - McQueen rivendica il diritto di scegliere in autonomia quando ritirarsi, e si ostina a gareggiare nonostante i pronostici lo diano per sconfitto. Non a caso, l'esperienza di qualche anno prima nell'accogliente cittadina di Radiator Springs gli ha insegnato che i pronostici, come i pregiudizi, sono fatti per essere ribaltati. A raccogliere il testimone del vecchio Doc, si precipita la giovanissima Cruz Ramirez (Cristela Alonzo), fan di Saetta e allenatrice promettente, la quale grazie a un innovativo programma di addestramento riesce a riportare McQueen in pista e i tutti i suoi strampalati amici sugli spalti.

 
 
 

Barry Seal - Una storia americana

Post n°13994 pubblicato il 15 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

Titolo originale: American Made

Poster

Basato sulla storia vera dell'omonimo pilota truffaldino, Barry Seal - Una storia americana vede Tom Cruise nei panni dello scaltro aviatore prestato al contrabbando con l'America centrale. Licenziato dalla compagnia di volo per cui lavora, il talentuoso Barry Seal (Cruise) viene scoperto e reclutato dalla CIA per una delle operazioni sotto copertura più rischiose della storia degli USA. L'ex pilota di linea si reinventa trafficante d'armi per il governo, trafficante di cocaina per il cartello di Medellìn, guidato dal criminale colombiano Pablo Escobar, e informatore per la DEA. Il film segue le vicende realmente accadute, le incredibili peripezie di un uomo astuto e assetato di ricchezza, mentre sfugge, rifugge e inganna la legge americana.

 
 
 

Il Trono di Spade: pro e contro del season finale The Dragon and The Wolf da bestserial

Post n°13993 pubblicato il 11 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

di Giorgio Viaro - 29-08-2017
Qualcuno ha rotto il giocattolo. Qualcuno ci deve delle spiegazioni

Due volte.

Due volte Cersei Lannister, l’ultima vera infame di Westeros (e lasciamo perdere Euron, che più che fare battute sui nani e sperperare il suo patrimonio in mascara, non fa), ha l’occasione di far trucidare i suoi fratelli. E due volte si tira indietro, allo stesso modo.
Meno grave che lo faccia con Tyrion, che comunque può ancora involontariamente servire i suoi scopi. Molto grave che lo faccia con Jaime, che le ha appena comunicato che la tradirà.
Amore di sorella, si dirà, ma se perfino la regina sadica, quella che passa le notte in bianco a decidere se bollire o scorticare i nemici (o entrambe le cose), svela la sua umanità, perdona, allora davvero ci sono rimasti solo i Whitewalkers, il loro drago con le ali bucate e il loro sindaco che cavalca la bomba.

In quelle due rinunce il Trono di Spade, la HBO tutta, alza bandiera bianca rispetto a qualsiasi ambizione di portare avanti con immutata ferocia i drammi shakespeariani di raro sadismo intrecciati negli anni da George Martin. Quel che fa è, invece, puntare il dito verso il traguardo, contare i minuti rimasti in produzione, e chiedere ai fan di abbracciarsi felici davanti allo schermo, tra i cuscini del divano.
E magari di farlo durante il colpo di scena più telefonato della storia della tv, quello celebrato dal flashback con Rhaegar, Lyanna e Ned (telefonato non perché io sia particolarmente sveglio, ma perché voialtri, e soprattutto tu Quinn, non mi avete parlato d’altro negli ultimi due anni).

E così ora abbiamo eroi e mostri, fine della storia: gli eroi ognuno con il suo costume e il suo subplot di alleggerimento (ah, che risate Tormund che vuole coricare Brienne!), i mostri a fare carne da macello e guidati da una creatura giusto un po’ più sveglia, che sarà naturalmente l’ultima a cadere sotto i colpi degli eserciti di Westeros.
Insomma: il Trono di Spade, abbandonate le spoglie della tragedia elisabettiana e qualsiasi riflessione sui meccanismi del potere, messa in soffitta la sua vena anarchica, cassato l’erotismo esplicito e il sincero edonismo, è diventato un team-up della Marvel, con qualche sbuffo di romanticheria alla Twilight e gente che tromba in controluce tra le candele.

E qui, scusate, pianto un Voto 0, mi fermo un attimo e vado a vomitare.

(…)

Eccomi di nuovo.
Che dire, a questo punto, del finale di stagione?
Vi pare sia stata ben gestita lungo i sette episodi tutta la sottotrama a Winterfell, dove si sono tirati su intrighi da quattro soldi per suggerire uno scontro fratricida a cui nessuno ha mai minimamente creduto?
Dove Ditocorto, anima machiavellica della saga (e quindi, in un certo senso, anima tout court), viene messo nel sacco dalla “slow learner” (nonché ingrata) Sansa, che per di più - in barba agli insegnamenti di papà - emette la sentenza e lascia l’esecuzione alla sorella?
E insomma, ci siamo sorbiti un’intera stagione di sussurri e pizzini per far fuori Lord Baileys e poi vedere queste due sui torrioni a scambiarsi complimenti e smalti per le unghie?
Voto: 0.

Oppure. Vi pare sensato che Bran si svegli dal torpore solo ora che vede Sam e decida di botto che Jon va avvertito della sua paternità, quando poteva mandargli un corvo supersonico sei mesi fa?
Voto: 0.

E ancora: per quale ragione al mondo Dany si presenta a King’s Landing con due draghi? Giusto per rendere chiaro che uno se l’è fatto fregare?
Voto: 0.

E infine. Non provate almeno una fitta di nostalgia quando pensate che una volta Game of Thrones era una serie che si concedeva di passare un’intera stagione a umiliare e torturare a sangue uno dei suoi protagonisti (dio quanto ci manchi Ramsey), e ora quello stesso personaggio vince una rissa urlando “LOL!” mentre un tizio lo prende ripetutamente a calci nel cavallo dei pantaloni?
Voto: 2.

E allora cosa salvare, per conservare un po’ di curiosità in quest’anno e mezzo che ci separa dalla chiusura del cerchio?
Perché, scusate, ma davvero si può fremere di eccitazione al pensiero del drago buono che arrostisce il drago cattivo?
O di Jon “Non dico le bugie” Snow che prende atto delle sue origini, va all’anagrafe a cambiare cognome e sale sul Trono (doppio magari, uno grigio-rosa e uno grigio-blu) accanto a Dany?
È per questo che siamo arrivati fin qui, per farci dare una pacca sulle spalle?
Stavamo trattenendo il respiro in attesa di rimettere la testa fuori dall’acqua, per poi vedere una pianura tutta uguale che si allunga fino all’orizzonte?
Volevamo che la serie che ha sdoganato la parola “spoiler”, non avesse più niente da spoilerare?
Che le crepe nella timeline diventassero voragini?
Che le superficialità e le incongruenze narrative tracimassero?
Che un immaginario televisivamente rivoluzionario si convertisse a una restaurazione completa nel nome delle necessità industriali, cioè dei futuri spinoff?

Volevamo, per dirla in breve e davvero chiudere, che i bordelli innaffiati di vino, alla fine, diventassero letti da fotoromanzo?

Giusto una speranza mi resta.
Che dal nucleo pulsante del cuore marcio della casata dei Lannister, qualcosa di deforme ancora possa venire alla luce. Che il destino di Cersei non sia quello di riscattarsi pure lei, come un Theon qualsiasi, ma piuttosto di tradire e ammazzare, fino all’ultimo, senza compromesso, chiunque, fanculo il mondo, ci siamo solo io e il mio bambino. Che Jaime non passi semplicemente dalla parte dei buoni, ma da qualche parte nel mezzo, tra buio e luce, si perda e non ritrovi più la strada.

E che Bronn, caro vecchio Bronn, continui a ricordarci (e soprattutto a ricordare agli showrunner) che senza le palle, non ci sono motivi per guadagnarsi lo stipendio.

 
 
 

5 motivi per cui Narcos è sopravvissuta alla morte di Pablo Escobar

Post n°13992 pubblicato il 11 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

 

La terza stagione, orfana di Pablo Escobar, riesce comunque a mettere in scena una storia emozionante e trasformandosi in un racconto corale sulla lotta alla droga

Con la fine della seconda stagione e la morte di Pablo Escobar, in molti pensavano che Narcos si sarebbe conclusa, ma pensavano male, perché la storia del narcotraffico offre sempre nuovi e interessanti spunti per un drug drama ricco di tensione, scene splatter e qualche malparido urlato al momento giusto.

Tuttavia i dubbi per questa terza stagione di Narcos erano molti, la figura di Pablo Escobar, il suo fascino, il suo carisma e l’interpretazione dell’attore brasiliano Wagner Moura non sono proprio facilissime da rimpiazzare. Il rischio di una serie priva mordente era dietro l’angolo e nelle prime puntate si avverte una mancanza, come se la storia girasse a vuoto, alla ricerca di un’anima.

Poi per fortuna le cose si rimettono presto in carreggiata e il risultato finale è un ottimo show che pur indugiando nei cliché delle parabole criminali li ribalta, se prima la Dea era un’organizzazione ricca di contraddizioni ora queste si trovano all’interno di Cali, che si prepara a mettere in atto un’assurda quanto improbabile patteggiamento col Governo.

In questo modo la serie trova una sua forza e una sua identità, che possiamo riassumere in questi cinque punti cardine.

1. Pedro Pascalnarcos-3

Senza nulla togliere a Boyd Hollbrook, che con la sua faccia da biondino americano standard sembrava sempre un po’ fuori posto, la scelta di usare l’attore cileno Pedro Pascal come nuova voce narrante si è rivelata vincente. Dal punto di vista recitativo, come abbiamo scoperto in Game of Thrones, Pascal è bravo e il suo accento ispanico nelle parti narrative dona a tutto maggiore credibilità rispetto all’accento sudista e un po’ strascicato di Hollbrook.

Inoltre è senza dubbio molto convincente nel mettere in scena un agente ossessionato dalla cattura dei narcotrafficanti, sia dal punto di vista del personaggio. Peña vive nel mezzo tra i due mondi, tra gli Stati Uniti e il Sudamerica, tra la legalità e la necessità, incarna tutte le contraddizioni di una lotta alla droga che si è dovuta alleare con personaggi discutibili per detronizzare Escobar e adesso ne paga il prezzo.

2. Un protagonista che emerge sulla distanzaNARCOS

In questa terza stagione tutto sembra ruotare attorno all’agente Peña e al suo conflitto col cartello di Cali, ma dopo qualche puntata il vero centro della storia diventa Jorge Salcedo, responsabile della sicurezza del cartello, un uomo normale gettato in mezzo ai lupi che cerca di mantenere la sua umanità e che col tempo finirà per diventare l’arma più importante della Dea. In mezzo a trafficanti senza scrupoli, poliziotti corrotti e agenti ossessionati la figura di Salcedo emerge come qualcosa di nuovo all’interno della classica narrazione di genere e si rivela sostanzialmente come il vero protagonista di un racconto che in teoria dovrebbe ruotare attorno ai quattro di Cali. Non a caso il vero Salcedo, che oggi è vivo grazie al programma di protezione testimoni, è stato coinvolto come consulente per questa terza stagione.

3. Incertezza, sempreNARCOS

Fino a poco prima di morire, Escobar è sempre sembrato un personaggio col pieno controllo della situazione, niente poteva scalfirlo, tutti lo temevano e la sua mania di grandezza non sembrava avere fine. Nella terza stagione di Narcos invece nessuno è al sicuro, i quattro di Cali sono costantemente braccati dalla Dea, nonostante il loro incredibile apparato di sicurezza, tutti corrono il rischio di una retata, un colpo in testa o un licenziamento da parte dei proprio superiori, su entrambi i fronti della lotta alla droga. Questa continua incertezza rendere la storia molto più ricca di svolte e colpi di scena. Non siamo di fronte all’inarrestabile salita al potere di una forza che nessuno può contrastare, ma stiamo assistendo allo spettacolare crollo di un enorme ghiacciaio fatto di cocaina.

4. Un racconto coraleiuiaAx5wNlbDCAO0wiQy0RIlUt

Wagner Moura offriva senza dubbio una prova attoriale importante, ma tendeva a catalizzare su di sé tutta l’attenzione, il risultato è che ogni scena in cui non era presente perdeva subito interesse. Senza il suo fardello, Narcos è libera di dare spazio a personaggi di ogni tipo, arricchendone la caratterizzazione e offrendo allo spettatore un affresco più variegato e particolareggiato. I quattro membri del cartello di Cali incarnano quattro volti di Escobar: il calcolo, la violenza, la voglia di riscatto e il carisma, ma ognuno lo fa a modo suo, con una propria personalità, rendendo il tutto ancora più eterogeneo. Accanto a loro si sviluppano un sacco di altre storie che non offuscano il quadro generale, ma lo rendono più interessante, più vivo e reale.

5. L’azione

In media questa terza stagione sembra aver maggiormente bilanciato le sue componenti tra azione e riflessione, tra dialogo e gesto. Ogni puntata riesce dunque a offrire momenti in cui viene messa in mostra tutta la violenza del Cartello o la tensione per una retata che potrebbe finire malissimo, ma allo stesso tempo non vengono meno scambi di battute sul filo del rasoio in cui la posta in gioco è sempre altissima. Avere a che fare con un’associazione come quella di Cali voleva dire mettere ogni giorno la propria vita in mano a persone con un grandissimo potere, dotata di una incredibile rete di spie e che non ci avrebbe pensato neppure un secondo a farti a pezzi e ogni battuta e là per ricordarcelo.

 
 
 

I 5 motivi per i quali Zerovskij non è uno show ma un regalo: Renato Zero nella storia dopo l’Arena di Verona da optimalia.com

Post n°13991 pubblicato il 11 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

Renato Zero a Verona porta un'interpretazione di Padre Nostro da applausi: il cantautore romano convince l'Arena con uno spettacolo al top.

Non sono solita scrivere in prima persona. Amo le retrovie, osservare in silenzio e criticare costruttivamente. So riconoscere il momento nel quale è concesso fare uno strappo alla regola. In queste settimane ho scritto tanto di Renato Zero e di Zerovskij, lo spettacolo concepito per i suoi primi 50 anni di carriera. Ho analizzato canzoni, intenzioni e parlato di uno show che racchiude tutto ciò che l’artista capitolino ha voluto trasmetterci.

Non sono sorcina, né zerofolle e non ho nemmeno la pretesa di definirmi tale. Ho poco più della metà degli anni dell’intera carriera di Renato Zero, che ho conosciuto tardi grazie – anche, ma non solo – al mio lavoro. Ho consumato video, interviste e recensioni di queste settimane dedicate a Zerovskij. Vedere lo spettacolo, però, è un’altra cosa.

Ed è un’altra cosa far parte della grande famiglia di Renato Zero, che nelle due giornate di Verona mi ha accolta come se fossi sempre stata una di loro. Tra i regali di Renato, anche la possibilità di incontrare una mia conterranea che mai avrei immaginato di conoscere dal vivo, oltre a tutta la musica che, in tre ore, non ha mai perso una sola briciola dell’emozione iniziale inaugurata con La stazione.

 

Di Zerovskij si è detto tutto e il contrario di tutto. Si definisce concerto e non spettacolo, si ritrova un Renato Zero in perfetta forma vocale ma mancano le canzoni che in molti hanno reso parte della loro vita. Nello spettacolo dedicato ai suoi 50 anni di carriera c’è però tutto il suo essere e tutti gli insegnamenti che il pubblico zerofolle ha potuto metabolizzare in mezzo secolo di musica.

Ed è così che ho deciso di racchiudere, in 5 punti, i motivi principali per i quali Zerovskij è un regalo e non uno show. Un dono, per dirla con uno degli ultimi dischi di Renato, che è destinato a riscrivere un pezzo di storia della musica italiana. Che ci piaccia o no, Renato Zero sarà uno dei pochi a “rimanere”, per qualcosa di buono ma anche per molto di rivoluzionario. Eccoci pronti per un incredibile viaggio tra le pieghe di Zerovskij.

1. LA MUSICA. Questo elenco non poteva che iniziare con la grande protagonista, la musica. Nella due giorni all’Arena di Verona, mai ho avuto l’impressione che fosse stata messa da parte in nome di qualcos’altro. Ad arricchire il concetto centrale di tutta l’opera è l’Orchestra Filarmonica della Franciacorta, diretta da un sempre impeccabile Renato Serio. Tra i pezzi a suonare meglio nella eco storica dell’Arena di Verona vi è sicuramente Stalker, ma anche Ti do i voli miei e Un uomo da niente, con la quale Renato ha voluto toccare la drammatica tematica della violenza sulle donne. Accanto alla musica, da tenere in considerazione la voce di Renato, apparsa cristallina e precisa anche nei passaggi più complicati.
2. IL PUBBLICO. Zerofolli, Sorcini, accompagnatori e curiosi: la trama eterogenea del pubblico di Renato Zero è il vero valore aggiunto dello spettacolo. Più attento quello del venerdì, forse più coinvolto quello del sabato: i presenti hanno guidato lo spettacolo dalla prima fino all’ultima canzone, per poi esplodere nella chiusura quando Renato Zero ha regalato un bis alla vecchia maniera tornando sul palco e abbracciando idealmente la folla ancora inchiodata all’interno dell’anfiteatro scaligero.
3. IL CAST. Il cast affiatato e di grande talento ha fatto in modo che il filo narrativo di Zerovskij fosse rispettato alla lettera. Validissimi tutti gli elementi, sempre a fuoco sotto tutti gli aspetti. Il gradino superiore del livello emozionale è sicuramente occupato da una straordinaria Roberta Faccani, incaricata di interpretare la vita e la morte, che ha conquistato il pubblico con la performance in Danza Macabra nella quale ha dato sfogo alla sua grande vocalità, per la prima volta nel corso dello spettacolo, poi replicata in L’Ultimo Valzer.
4. L’INTERPRETAZIONE DI PADRE NOSTRO. Sul palco dell’Arena di Verona, tutte le tracce di Zerovskij. Tra i nuovi brani sono stati però inseriti alcuni grandi classici del repertorio zeriano, con una Padre Nostro che – venerdì 1° settembre – ha fatto letteralmente esplodere l’anfiteatro scaligero. Con la migliore performance di tutto il tour, Renato Zero rimane tra i pochi a potersi permettere di spingere tanto sulla voce e non perdere nemmeno una minima traccia della carica interpretativa che lo caratterizza da sempre. In Padre Nostro, assistiamo alla prima standing ovation della serata del venerdì.
5. LA SCALETTA. Che il pubblico non fosse pronto a questo genere di spettacolo è ormai uno scontato dato di fatto. Nota da tempo la scaletta, che Renato ha leggermente cambiato rispetto alle prime date, in molti hanno sperato in un cambio di rotta in corso d’opera che non è avvenuto perché non era giusto e nemmeno possibile. Renato Zero rimane uno dei pochi – se non l’unico – a potersi permettere di non portare nemmeno una hit in setlist, con cattivissima pace di chi cerca ancora di scambiarlo per un jukebox. Non mancano le tracce di Zerovskij, sulle quali si è basato l’intero spettacolo, ma anche alcuni dei brani più amati di Artide Antardine, disco che amo definire terribilmente zerofolle. Padre Nostro è una delle sue tracce, così come lo è Marciapiedi e La Stazione. Da Soggetti Smarriti, riportata in Zerovskij, Renato Zero ha portato Infiniti Treni, mentre da Trapezio porta Motel.

 
 
 

Gotham 4 – Bruce Wayne e Jim Gordon saranno nemici? da http://hallofseries.com/

Post n°13990 pubblicato il 11 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

Manca davvero poco al ritorno del detective Jim Gordon, come sempre impegnato a proteggere Gotham City. Forse questa volta avrà un nemico in più. E che nemico.

La quarta stagione di Gotham uscirà a fine settembre negli Stati Uniti.

In questa nuova quarta stagione qualcosa scombina i vecchi equilibri, Jim Gordon e Bruce Wayne potrebbero non trovarsi insieme dalla stessa parte contro gli avversari. Potrebbero loro stessi diventare nemici.

Gotham ha sempre visto Bruce Wayne come un bambino intelligente e ricco, ma anche solitario. Tutti sanno però che Bruce Wayne è Batman, prima o poi lo diventerà anche in Gotham.

Il solo fatto di essere Batman non potrà che portare ad un inevitabile conseguenza, quella di vedersi il mirino di Jim Gordon puntato contro.

La serie della Fox sarà composta di 22 episodi come le tre precedenti e si dividerà in due step distinti.

Una prima parte in cui Jim Gordon concentrerà la sua attenzione per tenere a bada Pinguino. Per contrastarlo, Gordon deciderà di accordarsi e collaborare con Sofia Falcone.

IL GIAPPONE IN UN FILM​

Dove la tradizione incontra il futuro.Le attrazioni del Giappone da una prospettiva unica​

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Un secondo momento fondamentale in cui Bruce si avvicina sempre di più al personaggio di Batman, iniziando a fare da vigilante in incognito a Gotham.

Questa è la dichiarazione del produttore esecutivo John Stephens:

“Nella prima metà della nuova stagione, Jim Gordon cercherà di allentare la stretta del Pinguino su Gotham. Stringerà un’alleanza con Sofia Falcone, interpretata da Crystal Reed, e lavoreranno insieme per cercare di destituire il Pinguino. Nel frattempo, Bruce Wayne indosserà una maschera ed inizierà la sua attività di vigilante. Jim Gordon scopre che questo vigilante sta operando in città e gli darà la caccia. Jim Gordon ed un Bruce Wayne in maschera si ritroveranno faccia a faccia.”

Bruce Wayne, purtoppo per Jim Gordon e per fortuna per Gotham, finalmente sboccia nel suo alter ego Batman…  e noi non vediamo l’ora di assistere!

 
 
 

In Dubious Battle - Il coraggio degli ultimi

Post n°13989 pubblicato il 11 Settembre 2017 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Il colore nascosto delle cose

Post n°13988 pubblicato il 11 Settembre 2017 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Festival di Venezia 2017: Tutti i vincitori

Post n°13987 pubblicato il 11 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

Leone d'Oro a The Shape of Water. Premiata Charlotte Rampling per Hannah

Ha vinto il migliore. Un Leone d’Oro da 110 chili! Quelli di Guillermo Del Toro che ha vinto #Venezia74 con il suo magico The Shape of Water… Davvero, come ha detto il regista messicano, un pieno di cinema…

Che tutto sarebbe andato più che bene lo si era intuito dal “discorso di chiusura” di Alessandro Borghi, madrino del Festival di Venezia 2017

 

In Gucci “illuminante”, l’attore romano ha raccontato il suo festival e insieme rivelato il segreto di un’edizione “speciale”, che ha davvero puntato sul cinema, le sue storie, i suoi personaggi, i suoi background… Un pieno di cinema…Alessandro Borghi ha ringraziato famiglia, fidanzata, Claudio Caligari (il regista che l’ha lanciato con Non essere cattivo) e tutti gli incontri/sogni/momenti della sua Venezia 2017.

Ha citato Jim Carrey visto di persona e sullo schermo, la colazione di Donald Sutherland, i divi incrociati… La sua vita privata (reale) e il mondo dei suoi sogni (coronati)…

 

Venezia 2017 è stato un mix di tutto. Di America, Italia, Giappone, Libano… Di tante nazionalità come quelle della giuria, come ha ricordato la presidenta Annette Bening. Di fantasy e di musical (partenopeo…). Un documentario lungo 3 ore sulla più grande biblioteca newyorchese e la storia di un ragazzo che attraversa gli States con un cavallo da corsa.

Un western australiano premiato a sorpresa (Sweet Country, con tanto di aborigeni) e un attore teatrale palestinese venuto dal Libano e dalla sua storia di guerre senza fine alla sua prima prova da professionista e premiato con la Coppa Volpi (per il piccolo bellissimo e bellico The Insult)…

#Venezia74 è stato Charlotte Rampling che è Hannah e che ha ritirato la sua Coppa Volpi con la stessa giacca Giorgio Armani Privé con cui si era presentata al photo call del film.

E ancora… Una cantante bellissima e famosissima in fuga dalla sua bellezza e dalla sua fama (il vincitore della sezione Orizzonti Nico, 1988: con una protagonista, Trine Dyrholm davvero speciale, e un film di due antropologi su un caso famosissimo di cannibalismo (Caniba, film scandalo annunciato e premiato nella sezioni Orizzonti)…

La realtà virtuale (new entry, con una sezione e tre premi tutti suoi) e la tv (Suburra, i Leoni d’Oro alla carriera a Jane Fonda e Robert Redford per Le nostre anime di notte, by Netflix)… e via così. Col mondo e i film riuniti al Lido di Venezia per 10 giorni e con pochissime delusioni…

Ecco tutti i vincitori del Festival del Cinema di Venezia 2017, compreso i tre neonati Venice Virtual Reality Awards

CONCORSO #VENEZIA74

LEONE D’ORO:
The Shape of Water di Guillermo Del Toro

 

LEONE D’ARGENTO GRAN PREMIO DELLA GIURIA:
Foxtrot 
di Samuel Maoz

 

MIGLIOR REGIA:
Xavier Legrand
 per Jusqu’à la garde

COPPA VOLPI ALLA MIGLIOR ATTRICE:
Charlotte Rampling 
per Hannah

 

COPPA VOLPI MIGLIOR ATTORE:
Khamel El Basha 
per The Insult

PRMMIO MIGLIOR SCENEGGIATURA:
Martin McDonagh 
per Three Billboards Outside Ebbing, Missouri

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA:
Sweet Country 
di Warwick Thornton

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI A UN GIOVANE ATTORE/ATTRICE EMERGENTE:
Charlie Plummer
 per Lean on Pete di Andrew Haigh

PREMI SEZIONE ORIZZONTI:
Miglior Film: Nico 1988 di Susanna Nicchiarelli
Miglior Regia: Vahid Jalilvand per No date, No Signature
Premio Speciale: Caniba di Verena Paravel e Lucien Castaing-Taylor
Miglior Attrice: Lyna Khoudri per Les Bienheureux
Miglior Attore: Navid Mohammadzadeh per No Date, No Signature
Miglior Sceneggiatura: Los versos de l’olvido di Alireza Khatami
Miglior cortometraggio: Gros Chagrin di Céline Devaux

LEONE DEL FUTURO VENEZIA OPERA PRIMA LUIGI DE LAURENTIIS:
Jusqu’à la garde di Xavier Legrand

PREMI VENEZIA CLASSICI:
Miglior documentario sul cinema: The Prince and the Dybbuk di Elwira Niewiera, Piotr Rosolowski
Miglior restauro: Idi i smotri (Va e vedi) di Elem Klimov

VENICE VIRTUAL REALITY AWARDSArden’s Wake (Expanded) di Eugene YK Chung, Bloodless di Gina Kim, La camera insabbiata di Laurie Anderson e Hsin-Chien Huang


 
 
 

L'ordine delle cose

Post n°13986 pubblicato il 11 Settembre 2017 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

La Fratellanza

Post n°13985 pubblicato il 11 Settembre 2017 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

I critici si schierano a fianco di Ziad Doueiri da cinecittànews

Post n°13984 pubblicato il 11 Settembre 2017 da Ladridicinema
 
Tag: news

Il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani condanna fermamente l’arresto del regista Ziad Doueiri, il cui film The Insult ha conquistato la Coppa Volpi attribuita a Kamel El Basha per la migliore interpretazione maschile alla Mostra di Venezia. Il regista, già autore di West Beirut, arrestato dalla polizia al suo arrivo in Libano, dovrà affrontare un processo pochi giorni prima del lancio del suo film nei cinema libanesi. Si tratta di un atto di intimidazione inaccettabile. Di un sopruso intollerabile. Sncci e Settimana Internazionale della Critica di Venezia si schierano al fianco di Ziad Doueiri e di tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di The Insult, ribadendo il proprio “NO!” inequivocabile a tutte le forme di censura e di intimidazione nei confronti dei registi, del cinema e dell’arte. Auspicando la liberazione immediata di Ziad Doueiri, il Sncci ribadisce che la libertà d’espressione e di parola è intoccabile. No alla censura. No alle minacce. No alla paura. 

 
 
 
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