Post n°3362 pubblicato il
05 Febbraio 2010 da
Ladridicinema
Morgan, miracolo a casa Vespa
di Roberto Brunellitutti gli articoli dell'autore
Ancora una volta il miracolo s’è compiuto nello studio di Porta a Porta , il peccatore è stato mondato dei suoi peccati - come si conviene in questi casi - davanti a milioni di spettatori. Officiante il Bruno Vespa, esperto in materia di santi, padripii e madonne di Lourdes. Con sussiego curiale, costui si volta verso il figliol prodigo - oramai completamente ravveduto - e pronunzia la sua assoluzione: «Ho avuto modo di parlare con il direttore generale Mauro Masi che avrebbe deciso di riammetterti al festival pur senza partecipare alla gara...». E il ragazzo, contrito, ha gli occhi lucidi quando il direttore artistico del grande festival della somma italianità, Gianmarco Mazzi, sorridendo dice «sono molto colpito dalla sua vicenda umana. Oggi lui ci dice di avere sbagliato, ammette le difficoltà e ci chiede aiuto. Ora il problema è umano. Chi chiede aiuto merita di avere una mano tesa».
Ebbene sì, il caso-Morgan, la bufera Morgan, il ciclone-Morgan - che in un’intervista anticipata via agenzia di stampa aveva dichiarato «sono strafatto quotidianamente» e si riferiva al crack, versione killer della cocaina - si è tramutato di colpo nella tripudiante favola del perdono urbi et orbi , festeggiata ieri sera (ma la puntata era registrata, in modo da permettere la necessaria copertura mediatica), negli studi del Vespa Bruno dopo due giorni di passione, di indignati commenti di mezzo mondo politico, culminati sull’onda della riprovazione globale nella radiazione del cantante dal festival di Sanremo. E così, ça va sans dire , mentre la Rai sin dai suoi più alti vertici dichiara (per ora) l’irrevocabilità della dura sanzione, in rete subito si scatena il grido al complotto, alla truffa mediatica per tenere Sanremo saldamente in prima pagina. Non è mica detto: è stata una specie di bolla esplosiva, una gioiosa rincorsa alla dichiarazione, al commento sapido, un crescendo colto con orgasmica gioia dal Vespa suddetto proprio come i miracolati dalle stimmate sanguinanti e il contratto in diretta di Re Silvio, cavalcato da decine di insigni protagonisti della vita pubblica. Non per niente a raccogliere lo sfacciato pentimento di Morgan c’era un parterre da grandi occasioni: il ministro Giorgia Meloni, quella che gli aveva dato del «cattivo maestro» («si è reso conto della gravità delle sue affermazioni»), il prete per tutte le occasioni Don Mazzi, qui nelle vesti di esorcista («ora devi dire che di Sanremo non te ne frega niente - urla - e non ci vai»), la parlamentare del Pd Livia Turco («sii forte, continua questo percorso»), e poi - a mo’ di coro parrocchiale - il filosofo Stefano Bonaga e la moglie del molleggiato Claudia Mori («è Sanremo che non ti merita»). Ma è Pupo, il cantante, a cantare i vespri: «All’ultimo Morgan sarà sul palco e farà anche bene, gli italiani, che sono molto comprensivi, lo voteranno e rischierà anche di vincere il festival».
IL LAVACRO PUBBLICO Il Morgan medesimo, certamente più celebre come giurato del talent show X Factor nonché come ex marito di Asia Argento piuttosto che come insigne musicista, ha degnamente interpretato il ruolo del dolorante figlio redento. Sotto il megatitolo «A un passo dal baratro», il cantante ha messo in scena il proprio lavacro pubblico: «Sono vittima delle mie puttanate e dei miei errori. A questo punto, chi se ne frega di Sanremo. Mi interessa molto di più questo dibattito sull’uso delle droghe, di fronte al quale l’argomento Sanremo cade». Poi narra, il figliol prodigo, di sua figlia («non voglio che subisca la presenza di un padre depresso»), cerca il proprio stretto viatico al perdono («non dico di non aver detto quelle cose, ma ne è stato frainteso lo spirito»), declama la sua via crucis della disintossicazione («ma questo è il modo sbagliato di risolvere il problema. Non si passa da una sostanza a un’altra sostanza tossica. Lì ti facevano dormire una settimana pieno di psicofarmaci...»), fino al proprio auto da fé finale («sono una persona pulita e onesta nell’anima»). Miracolo. Tutto il paese ne parla. Ne parla Bersani («ha sbagliato, ma non possiamo massacrarlo: dobbiamo dargli un’altra possibilità»), ne parla Andrea Muccioli da San Patrignano («bisogna fare l’antidoping a tutti i personaggi del mondo dello spettacolo, a tutti i protagonisti di Sanremo»), ne riparla Gasparri, che proprio non riesce a rinunciare al ghigno della gogna («la Rai abbia il coraggio di mantenere la posizione assunta»), le agenzie intervistano sul tema un gruppo di scienziati, i radicali provocatoriamente chiedono che la Rai sottoponga tutti gli ospiti di qualsiasi trasmissione a «severi test antidroga», Nino D’Angelo lancia un appello per riammettere Morgan al festival, con tanto di spot anti-droga annesso. Che dire? Amen, il festival è salvo.
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