
dell'inviata Alessandra Magliaro
Il post Gomorra è per Matteo Garrone uno sguardo tragico sul degrado culturale italiano e il protagonista del suo Reality, oggi in concorso al festival di Cannes, unico italiano, "é un Pinocchio moderno, candido, ingenuo che insegue il sogno del successo facile nella tv, il nuovo eldorado che fa sentire l'olimpo in terra, un nuovo paese dei balocchi". Il regista che torna sulla Croisette dopo gli allori del 2008, Gran premio della Giuria, con il film dal best seller di Roberto Saviano, ostenta prudenza anche se a parlare è il suo film: "non mi sento di dire che è rappresentativo di tutto il paese", dice ribadendo però che è un un film "su un uomo comune, perché desidera quello che tanti desiderano", l'ossessione della fama, i soldi senza fatica. Luciano, l'attore-detenuto Aniello Arena che mette un'ipoteca sulla Palma d'oro per l'interpretazione, è un pescivendolo di Napoli, famiglia numerosa, moglie e tre figli, ha grande comunicativa e ad un matrimonio fa la conoscenza con un ex Gf, tale Enzo. Da lì, sollecitato dai figli, parte all'inseguimento di un sogno di notorietà e di svolta sociale, che lo porterà alla delusione e alla follia cercando invano di partecipare al reality ("uno qualunque - dice Garrone - ma nel film è proprio il Grande Fratello).
Con Fellini, Pasolini, Totò, il teatro di Eduardo a fargli compagnia in questo nuovo viaggio, Garrone non voleva "avere intenti di denuncia sociale" ma certo, confessa uno degli sceneggiatori Ugo Chiti, "se il pubblico li ritrova noi siamo contenti". L'affresco contemporaneo di Reality è disarmante : "c'é la fiaba, l'aspetto illusorio del sogno che mi interessava molto, ma non si perde mai la verosimiglianza", per questo - e non solo perché c'é Ciro Petrone, il ragazzino con le armi in pugno diventato il 'manifesto' di Gomorra - Reality può dirsi uno spin off di quel film mostrando la povertà culturale e sociale in cui la camorra prolifica.
"Dopo Gomorra cercavo un soggetto che fosse all'altezza come potenza o forse ancora più sorprendente - ha detto il regista che qualche giorno fa è stato ascoltato dalla Procura di Napoli per tangenti alla malavita organizzata che sarebbero state pagate durante la lavorazione di quel film - poi mi sono reso conto che stavo andando incontro alla catastrofe. Alla fine mi sono imbattuto in una storia piccola, realmente accaduta a Napoli, una vicenda semplice, popolare, senza pretese, magari metafora di qualcosa altro e così con Chiti, Massimo Gaudioso, Maurizio Braucci è cominciata la sceneggiatura". Garrone, che ha trovato il palazzo del '700 dove alloggia il famiglione del protagonista a Barra e lo ha messo in scena come una quinta teatrale, dichiara ''l'omaggio ai grandi maestri della commedia", ma anche "al primo Fellini dello Sceicco Bianco", mentre un riferimento letterario sin dall'inizio "é stato Pinocchio di Collodi".
Il gioco del vero e del falso è stato uno dei divertissment dell'incontro con la stampa, ad esempio il film - che deve un contributo di fascino alle belle musiche di Alexandre Desplat - ha un inizio da fiaba di Cenerentola, un matrimonio con la carrozza trainata dai cavalli "tutto vero, esiste la location e quei matrimoni lì". Il finale, con il protagonista ormai impazzito che riesce entrare nella casa del Gf "é stato inventato sul set. Io giro tutto in sequenza e quando si è trattato di chiudere la storia ci è sembrato il modo più semplice". Oltre ad Aniello Arena, il resto del cast tutto napoletano(a parte la breve apparizione di Claudia Gerini-Alessia Marcuzzi) e di estrazione teatrale è da applausi a cominciare dalla moglie del protagonista, Loredana Simioli per proseguire con Nando Paone, Nunzia Schiano, Rosaria D'Urso. Prodotto dallo stesso Garrone (Archimede) con Fandango e Rai Cinema sarà in sala dal 28 settembre.
Inviato da: Fenice_A
il 03/05/2012 alle 15:20
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il 28/04/2012 alle 13:31
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il 26/04/2012 alle 00:27
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