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Creato da Ladridicinema il 15/05/2007
 

CINEMA PARADISO

Blog di cinema,cultura e comunicazione

 

Messaggi di Agosto 2012

El Campo

Post n°8478 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 

(El Campo)
El Campo - visualizza locandina ingrandita

 

TRAMA DEL FILM EL CAMPO: 
Santiago ed Elisa sono una giovane coppia che decide di trasferirsi con la loro piccola figlia Matilda in una casa in campagna, per vivere un periodo lontano dalla frenesia della città e del lavoro. Di notte, al loro arrivo, il luogo si presenta con il decadente fascino di una casa da lungo tempo disabitata. Santiago ne è entusiasta mentre Elisa avverte, senza riuscire a spiegarselo, uno strano senso di inquietudine. Nel cuore della notte Elisa si desta improvvisamente dal sonno. Sente dei rumori provenire dall'interno della casa, il vento battere alla finestra che si affaccia sulla vasta ed oscura campagna circostante. Corre d'istinto in camera della figlia per rassicurarsi che stia bene. Nei giorni seguenti la vaga inquietudine di Elisa si acuisce; l'incontro con dei vicini molto strani, la calma e la desolazione del luogo, il comportamento del marito – che le appare mutato, come se si trattasse di una persona diversa da quella che le sta accanto da anni...

USCITA CINEMA: 31/08/2012
GENERE: Drammatico
REGIA: Hernán Belón
SCENEGGIATURA: Hernán BelónValeria Radivo
ATTORI: 
Leonardo SbaragliaDolores FonziPochi DucasseMatilda ManzanoJuan Villegas
FOTOGRAFIA: Guillermo Nieto
MONTAGGIO: Natalie Cristiani
MUSICHE: Antonio FresaLuigi Scialdone
PRODUZIONE: Skydancers, Cine-Sud Promotion, Cinecittà Luce, Zona Audiovisual
DISTRIBUZIONE: Cinecittà Luce
PAESE: Argentina 2011
DURATA: 85 Min
FORMATO: Colore

CRITICA: 
La vicenda di Santiago ed Elisa arretra velocemente sullo sfondo e protagonista del racconto diventa lo spazio. El Campo, per l'appunto. Uno spazio che è quello, claustrofobico e spettrale, della casa che li ospita, ma anche il luogo intimo e profondissimo di un disagio esistenziale. Più che un thriller ambientato tra quattro camere e una cucina, di cui conserva alcune dinamiche precise senza riuscire ad integrarle con il dramma dei personaggi, El Campo è la storia dell’attraversamento di uno spazio. (Aurelia Salvatori)

 
 
 

La faida

Post n°8477 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 

La Faida - visualizza locandina ingrandita

 

TRAMA DEL FILM LA FAIDA: 
Il film racconta di un 17enne alle prese con l'ultimo anno di liceo in una cittadina del nord dell'Albania, tra una relazione con una compagna di classe e il sogno di aprire un internet café terminati gli studi superiori; di sua sorella 15enne che aspira ad andare all'Università; della spirale di sangue e violenza che li vede coinvolti loro malgrado quando il padre viene accusato d'omicidio.

USCITA CINEMA: 29/08/2012
GENERE: Drammatico
REGIA: Joshua Marston
SCENEGGIATURA: Joshua MarstonAndamion Murataj
ATTORI: 
Tristan HalilajSindi LaçejRefet AbaziIlire Vinca ÇelajÇun Lajçi
FOTOGRAFIA: Rob Hardy
MONTAGGIO: Malcolm Jamieson
MUSICHE: Jacobo LiebermanLeonardo Heiblum
PRODUZIONE: Journeyman Pictures
DISTRIBUZIONE: Fandango
PAESE: USA 2011
DURATA: 109 Min
FORMATO: Colore

 
 
 

Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno

Post n°8476 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 

(The Dark Knight Rises)
Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno - visualizza locandina ingrandita

 

TRAMA DEL FILM IL CAVALIERE OSCURO - IL RITORNO: 
Sono passati otto anni da quando Batman è svanito nella notte, trasformandosi in quell'istante da eroe a fuggiasco. Prendendosi la colpa della morte del procuratore distrettuale Harvey Dent, il Cavaliere oscuro ha sacrificato tutto per ciò che lui e il Commissario Gordon speravano fosse un bene superiore. Per un po' di tempo la bugia ha funzionato, in quanto l'attività criminale a Gotham City è stata schiacciata dal peso del Dent Act, una legge anti crimine. Ma tutto cambierà con l'arrivo di una astuta ladra con uno strano piano in mente. Molto più pericoloso, comunque, è l'arrivo di Bane, un terrorista mascherato i cui spietati piani per Gotham portano Bruce a uscire dal suo esilio auto-imposto. Ma anche se indossa nuovamente il mantello e il cappuccio, Batman potrebbe non essere abbastanza forte per fermare Bane.

USCITA CINEMA: 29/08/2012
GENERE: Azione, Thriller, Fantasy
REGIA: Christopher Nolan
SCENEGGIATURA: Christopher NolanJonathan Nolan
ATTORI: 
Christian BaleGary OldmanMorgan FreemanMichael CaineTom HardyAnne HathawayJuno Temple,Joseph Gordon-LevittMarion CotillardMatthew ModineTom ContiAlon AboutboulBen Mendelsohn,Burn GormanDaniel SunjataAidan GillenSam KennardNestor CarbonellBrett CullenReggie Lee
FOTOGRAFIA: Wally Pfister
MONTAGGIO: Lee Smith
MUSICHE: Hans Zimmer
PRODUZIONE: DC Entertainment, Legendary Pictures, Syncopy, Warner Bros. Pictures
DISTRIBUZIONE: Warner Bros
PAESE: USA 2012
DURATA: 165 Min
FORMATO: Colore

CRITICA: 
Come concludere la trilogia su Batman in maniera degna dopo un film nel suo genere difficilmente superabile come Il Cavaliere Oscuro?
La risposta di Christopher Nolan, forse, non poteva che essere quella offerta ne Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno.
Un film magniloquente ed elegiaco dedicato al personaggio che dà il titolo al film, un monumento da erigere per poi abbattere affinché il Simbolo possa continuare a esistere. 
Spettacolare e avvincente nella sequenza d'apertura, il film è più turgido e rigido di quello che l’ha preceduto, complice anche il cambio di villain: dall’anarchico e imprevedibile Joker al massiccio, inarrestabile rivoluzionario Bane. 
Ma, proprio per questo, è esattamente funzionale a ciò che il suo regista voleva che fosse. (federico gironi)

 
 
 

Monsieur Lazhar

Post n°8475 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 

(Monsieur Lazhar)
Monsieur Lazhar - visualizza locandina ingrandita

 

TRAMA DEL FILM MONSIEUR LAZHAR: 
In una scuola elementare di Montreal un'insegnante muore tragicamente. Avendo letto la notizia sul giornale, Bachir Lazhar, un immigrato algerino di 55 anni, si presenta nella scuola per offrirsi come supplente. Immediatamente assunto per sostituire la maestra scomparsa, si ritrova in una scuola in crisi mentre è costretto ad affrontare un dramma personale. Poco a poco Bachir impara a conoscere il suo gruppo di bambini scossi ma attenti. Mentre la classe inizia il processo di guarigione, nessuno nella scuola è a conoscenza del passato doloroso di Bachir; nessuno sospetta che è a rischio espulsione dal paese in qualsiasi momento...

USCITA CINEMA: 31/08/2012
GENERE: Drammatico
REGIA: Philippe Falardeau
SCENEGGIATURA: Philippe Falardeau
ATTORI: 
Mohamed FellagSophie NélisseÉmilien NéronBrigitte PoupartDanielle ProulxLouis Champagne,Francine RuelJules PhilipSophie SanscartierSeddik Benslimane
FOTOGRAFIA: Ronald Plante
MONTAGGIO: Stéphane Lafleur
MUSICHE: Martin Léon
DISTRIBUZIONE: Officine UBU
PAESE: Canada 2011
DURATA: 94 Min
FORMATO: Colore

CRITICA: 
Il cinema canadese è vivo e sta bene. Dopo La donna che canta arriva dal Québec un'altra sorpresa, magari più piccola, intima, ma comunque molto interessante. Un film che mescola sapientemente temi drammatici con un tono garbato e leggero. Grazie ad un protagonista convincente, così come il resto del cast, specie i bambini, Monsieur Lazhar è un racconto di crescita anche duro, ma di grande delicatezza, senza buonismi e facili scorciatoie che commuove e colpisce. (Mauro Donzelli)

 
 
 

Eutanasia e politica, il film shock di Bellocchio da tgcom

Post n°8474 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 
Tag: news

Su Tgcom24 la clip esclusiva di "Bella Addormentata" in gara alla 69esima Mostra di Venezia
19:36 - E' uno dei film più attesi alla 69esima Mostra del Cinema di Venezia. Ed è destinato a dividere critici e opinione pubblica. "Bella addormentata" diMarco Bellocchio è infatti una delle pellicole italiane in gara e affronta una riflessione su eutanasia, vita e speranza, prendendo spunto dal caso diEluana Englaro. Nel cast, tra gli altri, Toni ServilloAlba Rohrwacher,Michele Riondino e Maya SansaTgcom24 offre la clip in esclusiva.
Tutto si svolge, in vari luoghi d'Italia, in sei giorni, gli ultimi di Eluana Englaro, la cui vicenda resta sullo sfondo. Personaggi di fantasia dalle diverse fedi e ideologie le cui storie si collegano emotivamente a quella vicenda, in una riflessione esistenziale sul perché della vita e della speranza malgrado tutto. 

Un senatore (Servillo) deve scegliere se votare per una legge che va contro la sua coscienza o non votarla, disobbedendo alla disciplina del partito, mentre sua figlia Maria (Rohrwacher), attivista del movimento per la vita, manifesta davanti alla clinica dove è ricoverata Eluana. Roberto (Riondino), con il fratello, è schierato nell'opposto fronte laico. 

Un "nemico" di cui Maria si innamora. Altrove, una grande attrice cerca nella fede e nel miracolo la guarigione della figlia, da anni in coma irreversibile, sacrificando così il rapporto con il figlio. Infine la disperata Rossa che vuole morire, ma un giovane medico di nome Pallido si oppone con tutte le forze al suo suicidio. E contro ogni aspettativa, alla fine del film, un risveglio alla vita.

 
 
 

Clip esclusiva del film Bella Addormenta di Marco Bellocchio da fanpage.it

Post n°8473 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 
Tag: news

Fresco del Leone d’Oro alla Carriera ricevuto l’anno scorso, Marco Bellocchio si appresta a tornare al Lido per la 69esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, questa volta con un film in Concorso dal titolo Bella Addormentata.
Clip esclusiva del film Bella Addormenta di Marco Bellocchio.

Tutto si svolge, in vari luoghi d’Italia, in sei giorni, gli ultimi di Eluana Englaro, la cui vicenda resta sullo sfondo. Personaggi di fantasia dalle diverse fedi e ideologie le cui storie si collegano emotivamente a quella vicenda, in una riflessione esistenziale sul perché della vita e della speranza malgrado tutto. Un senatore deve scegliere se votare per una legge che va contro la sua coscienza o non votarla, disubbidendo alla disciplina del partito, mentre sua figlia Maria, attivista del movimento per la vita, manifesta davanti alla clinica dove è ricoverata Eluana. Roberto, con il fratello, è schierato nell’opposto fronte laico.

Un “nemico” di cui Maria si innamora. Altrove, una grande attrice cerca nella fede e nel miracolo la guarigione della figlia, da anni in coma irreversibile, sacrificando così il rapporto con il figlio. Infine la disperata Rossa che vuole morire, ma un giovane medico di nome Pallido si oppone con tutte le forze al suo suicidio. E contro ogni aspettativa, alla fine del film, un risveglio alla vita.

Un film di certo non facile, che restituisce la giusta luce a una vicenda di cronaca tristemente famosa, lasciando comunque sullo sfondo la storia realmente accaduta per affidare la riflessione di fondo a cast d’eccezione composto da Toni Servillo, Isabelle Huppert, Alba Rohrwacher, Maya Sansa, Pier Giorgio Bellocchio, Michele Riondino, Brenno Placido, Fabrizio Falco, Gian Marco Tognazzi e con la partecipazione di Roberto Herlitzka.



continua su: http://www.fanpage.it/clip-esclusiva-del-film-bella-addormenta-di-marco-bellocchio/#ixzz24yAnMTpF 
http://www.fanpage.it

 
 
 

"Bella addormentata": le vite attorno a quella di Eluana da spettacoli.tiscali

Post n°8472 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 
Tag: news

Vite incrociate. Attorno ad una ragazza in stato vegetativo che, anni prima, ha chiesto al padre che, se mai fosse accaduto ciò che è poi accaduto, non la lasciasse sopravvivere. Si intitola Bella addormentata il nuovo film di Marco Bellocchio. Il regista di I pugni in tasca e L'ora di religione non ha perso il gusto per la provocazione e per le tematiche sociali scottanti. Interpretato da Toni Servillo, Alba Rohrwacher, Michele Riondino, Maya Sansa, Isabelle Huppert, sarà nelle sale a partire dal 6 settembre.
Un caso di coscienza, anzi, di molte - Bella addormentata ripercorre e trasfigura con diverse licenze di racconto cinematografico la vicenda di Eluana Englaro e del padre Beppino, in una battaglia per il diritto all'autodeterminazione del proprio destino terapeutico da parte di un paziente, se le sue condizioni cliniche dovessero dimostrarsi irreversibili. Gettata in coma da un incidente d'auto a 20 anni, Eluana ha vissuto per 17 anni in quello stato, finché la magistratura ha accolto la richiesta dei familiari di interromperne l'alimentazione e l'idratazione artificiali. Un caso che ha acceso un grande dibattito in Italia, fra i sostenitori della via sempre e comunque e coloro che non ritengono più una vita, quando ridotta al solo stato vegetativo garantito da macchinari medici, degna di essere vissuta.
Clip in esclusiva
Tre storie attorno a quel corpo - In Bella addormentata, Marco Bellocchio ricostruisce gli ultimi sei giorni di una ragazza in coma attraverso tre episodi che mettono in risalto differenti punti di vista, appartenenti a una madre attrice (Isabelle Huppert) che rinuncia a tutto a causa della disperazione di vedere la figlia ridotta a un vegetale, a un medico (Pier Giorgio Bellocchio) che fa di tutto per salvare una ragazza (Maya Sansa) dal suicidio fisico e a Maria (Alba Rohrwacher), attivista ultracattolica e figlia di un deputato del Pdl (Peppe Servillo) - in disaccordo con le linee del suo partito per il voto al provvedimento Sacconi - che protesta davanti alla clinica dov'è ospitata Eluana. Durante le manifestazioni di dissenso, Maria viene in contatto con Roberto (Michele Riondino), un contro manifestante laico di cui si innamora.
09 agosto 2012

 
 
 

Servillo, senatore con crisi di coscienza da Il corriere della sera

Post n°8471 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 
Tag: news

L'attore è il protagonista del film di Bellocchio «Bella addormenta» in gara a Venezia. Qui una scena in esclusiva

La clip in esclusiva per Corriere.it
Coriere tv

Isabelle Huppert nel film
IN GARA - Il film di Bellocchio è in gara a Veneziasotto posto al giudizio della giuria diretta da Michael Mann insieme ad altri due titoli italiani (Ciprì e Francesco Comencini). Ma, com'è noto, ha rischiato di perdere il finanziamento della Regione Friuli. Sul caso Englaro (a cui il film è solo ispirato) il paese si divise come fosse una crociata. Si spera che la pellicola di Bellocchio non sconti gli stessi preconcetti. E a giudicare dal dialogo Servillo-Herlitzka nella sauna, con Bellocchio nulla può essere dato per scontato. A cominciare dal ritratto che lo psichiatra fa dei politici: «Sono degli infelici, sembrano dei ricercati, vagano per il centro. La televisione non li chiama».

 

Stefania Ulivi

 

 
 
 

Vasco Rossi, in arrivo il mashup con Pink Floyd e Doors da rockit.it

Post n°8470 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 
Tag: news

29/08/2012

Da oltre un anno Vasco Rossi non si esibisce dal vivo, per una serie di problemi mai completamente chiariti, compreso un lungo ricovero che lo interessò lo scorso anno.

Tra poco più di una settimana, l'8 settembre, Vasco dovrebbe tornare a suonare chitarra e voce nel corso di una serata alla discoteca Cromie, a Castellaneta Marina (TA). Non si tratta di una serata normale, ma di quello che viene presentato come un vero e proprio evento, il "Vasco Rossi Dj Project".

Di cosa si tratta? Ecco come viene presentato dallo stesso Vasco su Facebook:
«Si tratta di una serata dedicata a me e alle mie canzoni attraverso la partecipazione dei DJ più famosi del mondo che per l’occasione hanno remixato (in esclusiva mondiale per la serata) pezzi di Lenny Kravitz dei Doors addirittura dei Pink Floyd mesciappando (incastonando all’interno le parole delle mie canzoni e la mia voce in un connubio straordinariamente efficace e spettacolare . Cosi sentirete tra le tante “Non sei quella che eri” sulla musica di “Are you gonna go my way” di Lenny Kravitz. Il “manifesto futurista” su una canzone dei Doors. “Gli spari sopra” addirittura su una musica dei Pink Floyd!!!».

Chi credeva che non si potesse andare oltre la cover di "Creep" deiRadiohead, si prepari a cambiare parere.

 
 
 

Mira Nair: "Un film per guarire dal fondamentalismo" da cinecittànews

Post n°8469 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 

[di Cristiana Paternò]

VENEZIA - "Mio padre è nato a Lahore prima della divisione tra l'India e il Pakistan e anche se ci sono stata per la prima volta solo sei anni fa quella terra è parte di me, sui giornali se ne parla sempre come base del terrorismo, luogo di criminalità e corruzione, ma questo libro mi ha aperto una finestra". Il libro è The Reluctant FundamentalistMira Nair si è sentita la persona giusta per portare sullo schermo questo romanzo già tradotto in 25 lingue (in Italia lo pubblica Einaudi). Bestseller in parte autobiografico, perché l'autore, Mohsin Hamid, nato a Lahore, studente a Princeton e Harvard, per anni consulente a New York, si rispecchia quasi alla lettera nel personaggio di Changez (l'attore e rapper anglopakistano Riz Ahmed), un giovane intelligente e sensibile diviso tra due mondi che esplodono all'indomani dell'attacco alle Torri Gemelle. "La religione non è la chiave di lettura di questi conflitti, che riguardano piuttosto la politica e l'identità", riflette lo scrittore, che ha portato sulla pagina il conflitto interiore di un uomo che non vuole aderire a nessuno dei fondamentalismi, né a quello occidentale del profitto né al terrorismo islamico.

 

Il film che inaugura questa Mostra di Venezia ne fa quasi una spy story, certo piuttosto farcita di luoghi comuni ma che ha sicuramente il giusto tasso di spettacolarità, senza contare che la 55enne regista indiana è una delle glorie di questo festival dove ha ricevuto dalla giuria presieduta da Nanni Morettiun Leone d'oro per Monsoon Wedding. E proprio nel fatidico 2001. "Il 9 settembre avevo vinto il premio a Venezia, l'11 mi trovavo al Festival di Toronto, felice e contenta. La notizia dell'attacco è stata uno shock per me che vivo a New York e che amo l'America. Per una settimana non sono riuscita a entrare in contatto con mio marito e con mio figlio né a tornare a casa. In quei momenti pensavo soprattutto alle persone che amo, ma anche al fatto che stava succedendo dietro casa quello che ero abituata a vedere in Asia". L'11 settembre ha cambiato profondamente la sua prospettiva come quella di molti altri: "New York è una città multietnica, dove nessuno è straniero, ma improvvisamente alcune persone potevano essere il nemico", dice ancora la regista. E' quello che capita a Changez, analista finanziario in carriera a Wall Street e innamorato di un'artista di strada bella e sofisticata (Kate Hudson in versione mora e con qualche chilo in più). Ma da quel momento il sospetto si accende su di lui. La sua pelle, la barba e il suo passaporto lo espongono a perquisizioni degradanti e insulti, persino la fidanzata lo bolla come "pakistano" in un'istallazione. Fino all'incontro con un raffinato editore turco, la cui azienda, per nulla redditizia secondo i parametri del capitalismo aggressivo, Changez è chiamato a liquidare. E invece da quella conversazione - e dalla storia dei giannizzeri, quei bambini cristiani che venivano adottati dagli ottomani e allevati a uccidere i propri cari - nasce la decisione di tornare in Pakistan, alle proprie origini. Ma è una seconda conversazione con un giornalista americano che lavora per la Cia (Liev Schreiber) l'ossatura della storia. "Il loro è un dialogo tra Est e Ovest, tra due persone che sarebbero in relazione se non fosse per il clima politico che le separa", dice ancora Mira Nair.

 

Di argomenti simili parlava My name is Khan, con la star di Bollywood Shah Ruhk Khan, grandissimo successo nel subcontinente indiano. Ma The Reluctant Fundamentalist si rivolge specialmente al pubblico americano e lì farà discutere. "Spero che sia accolto con la consapevolezza che è stato realizzato da persone che amano l'America, dove hanno studiato e dove vivono, persone che viaggiano tra due mondi. Bush diceva 'o con noi o contro di noi', ma c'è una terza via per chi supera i pregiudizi e rifiuta l'escalation di violenza che nasce dall'ignoranza dell'altro, anche molti americani sono stufi di questa escalation. Questo film è l'antidoto, la possibilità di guarigione".  

 
 
 

I lavoratori di Cinecittà portano la protesta al Lido

Post n°8468 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 

VENEZIA - Corteo al Lido nella serata dell'inaugurazione e neve finta sul Palazzo del cinema. Un drappello di circa sessanta persone, composto da lavoratori di Cinecittà insieme a quelli del Teatro Valle di Roma e del Teatro Marinoni dell'Ospedale al Mare del Lido, ha percorso il lungomare per fermarsi davanti all'ingresso del Village, alla Mostra del cinema. Con striscioni e slogan all'insegna di "Fermiamo il cemento di Abete altrimenti questo sarà l'ultimo ciak". E non mancava la bara già usata per fare il funerale al cinema.

 

Ingenti forze di polizia hanno presidiato la protesta temendo un'azione di disturbo della cerimonia di apertura, ma dopo una trattativa i manifestanti hanno ottenuto l'autorizzazione ad avvicinarsi al red carpet per poter essere ripresi dai fotografi e dalle telecamere. Nel volantino diffuso dai lavoratori del Teatro Valle si legge: "Perché mai un festival importante come quello di Venezia ignora la questione di Cinecittà? Non sono due luoghi diversi che parlano della stessa cosa, che si ciba(va)no delle stesse prelibatezze? C'è ancora tempo per cambiare e dimostrare che nel nostro paese ci sono le intelligenze, le capacità, i saperi per invertire la rotta. Per questo oggi siamo qui a sostenere la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici di Cinecittà e invitiamo tutti gli artisti, gli attori, i registi, i produttori, i lavoratori/trici dello spettacolo a prendersi cura di Cinecittà e trovare forme alternative di gestione degli studios, con una progettualità cooperativa e orizzontale per la difesa ed il rilancio dei beni comuni che ci stanno sottraendo". I lavoratori di Cinecittà occupano l'ingresso degli stabilimenti dal 4 luglio scorso "contro i licenziamenti, l'affitto e la vendita dei lavoratori perché questo posto magico perderà le idee, le competenze, lasciando spazio a un ritrovo turistico".

 
 
 

La guerra dei vulcani

Post n°8467 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 

[di Stefano Stefanutto Rosa]

Roberto Rossellini è il famoso tombeur de femmes, Anna Magnani la compagna tradita, Ingrid Bergman la nuova fiamma. Il loro melodramma d'amore, alla fine degli anni '40, è un famoso e popolare scandalo cinematografico-sentimentale, nel quale finzione e realtà si mescolano come racconta La guerra dei vulcani, il documentario di Francesco Patierno, nella sezione Venezia Classici (Documentari), ben costruito con materiali di repertorio e sequenze di film. Lo accompagna sempre in Venezia Classici (Lungometraggi restaurati)Stromboli-Terra di Dio di Rossellini presentato in concorso a Venezia nel 1950, film che, dopo la trilogia della guerra, apre la trilogia della solitudine, che con Europa 51 e Viaggio in Italia, vede il regista attento ai drammi interiori e psicologici, con protagonista di tutti e tre i titoli la sua nuova musa ispiratrice: Ingrid Bergman. ConStromboli prosegue il viaggio di Progetto Rossellini, voluto e realizzato da Istituto Luce-Cinecittà , Cineteca di Bologna, CSC-Cineteca Nazionale e Coproduction Office, per riscoprire l'opera di un grande autore attraverso il restauro digitale di 10 famosi titoli.

 

"La guerra dei vulcani", come titolavano i giornali  dell'epoca, ha inizio con una lettera indirizzata a Rossellini dalla star hollywoodiana di Notorius,Casablanca e Intermezzo, e recapitata al regista nel giorno del suo compleanno, l'8 maggio 1948, dalla casa di produzione Minerva: "Caro Signor Rossellini, ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo 'ti amo', sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei". Una lettera che colpisce il cuore di Rossellini, lusingato da un messaggio così appassionato, e che scardina in breve tempo il rapporto sentimentale, forse già logorato, e il sodalizio artistico tra Anna Magnani e il cineasta. Intanto Rossellini, dopo aver fatto 'tesoro' di un soggetto propostogli dal cugino siciliano Renzo Avanzo ambientato nelle isole Eolie, decide di lavorare alla sceneggiatura di Stromboli con Federico Fellini e Sergio Amidei. A fine settembre a Parigi incontra l'attrice svedese e decide che sarà lei, e non più la Magnani come progettato inizialmente, la protagonista del film. Dunque una star hollywoodiana capace di attirare i finanziamenti dell'industria cinematografica americana. E di lì a poco il sostegno finanziario viene dalla RKO nella persona del miliardario Howard Hughes, ammiratore della Bergman.

La Magnani furiosa non perdona il tradimento del suo ormai ex e la risposta è a mezzo cinema, approfittando del fatto che il cugino di Rossellini, a sua volta tradito, ha deciso comunque di chiedere aiuto agli americani per vedere il realizzato il suo soggetto originale. A Stromboli, che sancisce la collaborazione artistica e sentimentale tra Rossellini e la Bergman, la Magnani contrapponeVulcano di William Dieterle , film da lei voluto e interpretato insieme a Rossano Brazzi, girato in contemporanea in un'altra delle isole Eolie, Salina.
"Non faceva mistero con nessuno della sua rabbia e ogni sera, alla fine delle riprese del film - racconta Brazzi - si metteva sulla punta dell'isola, quella da cui si scorgono in lontananza le altre isole del gruppo delle Eolie, e mandava colorite maledizioni in direzione di Stromboli, dove l'idillio tra il suo uomo e la Bergman aveva avuto il suo momento magico".
Intanto la storia tra il regista del neorealismo e la diva di Hollywood, sposata con un dentista svedese e madre di una figlia, fa il giro del mondo, e l'America perbenista non perdona all'attrice l'abbandono della famiglia. A farne le spese è la lavorazione di Stromboli, le settimane di riprese da 6 passano a 11. La Bergman è sotto pressione psicologica, fatica ad adattarsi allo stile di lavoro del regista italiano, che non prevede una sceneggiatura precisa, e inoltre è in attesa di un figlio. In più ci si mette il marito che da Hollywood la tempesta di telefonate e lettere, per poi raggiungerla in Italia dove la incontra in un albergo di Messina, presidiato dalla troupe su richiesta di Rossellini.

Procede invece senza intoppi, tranne qualche litigata della Magnani con il regista, la lavorazione di Vulcano. In entrambi i film protagoniste sono due donne: Karin una profuga lituana e Maddalena un'ex prostituta. Entrambe, sbarcate sull'isola in fuga da un pesante passato, si scontrano con l'ostilità della gente locale e le difficili condizioni di vita del posto. Se Karin trova dentro di sé l'energia e la forza di ricominciare, Maddalena più che a rifarsi una vita, pensa con altruismo al futuro della sorella più piccola, e muore durante un'eruzione del vulcano.


All'anteprima romana Il vulcano riceve una tiepida accoglienza e viene presto oscurato il giorno stesso da un lancio Ansa che comunica che Ingrid Bergman ha dato alla luce Robertino Rossellini, primogenito del regista. Non va meglio per Stromboli che si rivela un insuccesso commerciale mentre la critica che un tempo elogiava Rossellini, parla di 'grave involuzione'. Inoltre quest'ultimo film conosce tre versioni: una americana con numerosi tagli, una internazionale presentata al Lido e in Francia, la più lunga e la più vicina a un'ipotesi di versione integrale, anche rispetto alla successiva italiana.


''Il lavoro d'archivio è stato accuratissimo e la scoperta più bella - spiega Francesco Patierno, autore de La guerra dei vulcani - è la suggestione pazzesca che comunicano gli attori che in realtà in quel momento non interpretano, ma sono loro stessi. Non è un documentario classico perché gli spezzoni, le scene che ho recuperato non sono quelle di attori ma di persone che in quel momento vivevano un pezzo di vita intensa. Il montaggio - conclude il regista - è costruito alternando spezzoni di Anna e di Ingrid, in un dialogo a distanza con Rossellini nel mezzo".

La guerra dei vulcani è prodotto da Todos Contentos y yo tambien in collaborazione con Cinecittà Luce, Wide House, Centro Studi Eoliano, distribuito daIstituto Luce Cinecittà . Dopo Venezia sarà ai festival di Toronto, Londra, New York, ed è stato già venduto in 12 paesi.

 
 
 

La Sacher acquista il film turco della Sic

Post n°8466 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 
Tag: news

La Sacher Film di Nanni Moretti ha acquisito Kuf di Ali Aydin, la pellicola turco-tedesca in concorso alla Settimana della critica. Il film, opera prima del regista nato ad Istanbul nel 1981, sarà proiettato a Venezia il 2 settembre in Sala Darsena. Al centro della pellicola drammatica il personaggio di Basri, un uomo di 55 anni che lavora duramente come guardiano delle ferrovie, il cui pensiero fisso è ritrovare il figlio scomparso misteriosamente diciotto anni prima, quando studiava all'università di Istanbul e venne fermato dalla polizia per attività antigovernative.  Protagonisti del film Ercan Kesal e Muhammet Uzuner già apprezzati in C'era una volta in Anatolia di Nuri Bilge Ceylan.

 
 
 

"Diaz" in dvd con CGHV

Post n°8465 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 

Germania anno zero, Diaz, Cul de sac sono tra le novità di CG Home Video tra fine agosto e inizio settembre. Sarà disponibile dal prossimo 25 settembre in dvd e in alta definizione Blu Ray Disc Fandango Home Entertainment Diaz di Daniele Vicari sul G8 di Genova e le violenze nella scuola e nella caserma di Bolzaneto, considerate la più grave sospensione dei diritti civili della storia italiana recente. Tra le altre novità in uscita anche il commovente A simple lifedi Ann Hui e la commedia francese 17 ragazze di Delphine e Muriel Coulin, ispirata a un fatto realmente accaduto, un gruppo di adolescenti che decidono di restare incinte tutte insieme. La nuova etichetta Eye Divsion propone un film raro come L'uomo di Londra di Bèla Tarr e Agnes Hranitzky e Il vergine di Jerzy Skolimowski (per la prima volta in Italia).

Tra i titoli proposti in alta definizione Blu Ray Disc per i cinefili Cul de sac di Roman Polanski e Il barone rosso di Roger Corman (entrambe Pulp Video), e ancora Underground di Emir Kusturica (Lucky Red), Zatoichi di Takeshi Kitano e Connected di Benny Chun (Far East Film), che vanno ad aggiungersi all'attesissimo recupero del capolavoro di Roberto Rossellini Germania anno zero. Tra le novità Fandango anche Gli sfiorati di Matteo Rovere in alta definizione. Tutti i film in BRD saranno disponibili anche in Dvd.

 
 
 

Al via il Festival di Venezia 2012: si alza il sipario sulla 69ma Mostra del Cinema da comingsoon

Post n°8464 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 




La madrina Kasia Smutniak inaugura la 69ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. L'apertura dell'edizione di quest'anno, alla cui direzione è tornato Alberto Barbera, è affidata al film, fuori concorso, The Reluctant Fundamentalist diretto da Mira Nair (già Leone d'Oro a Venezia nel 2001 conMonsoon Wedding) con protagonisti Riz Ahmed, Kate Hudson, Kiefer Sutherland e Liev Schreiber. Il film racconta la storia di un giovane pakistano che lavora a Wall Street la cui vita viene sconvolta dall'attacco dell’11 settembre. Finirà per rimanere coinvolto in un conflitto tra il suo personale sogno americano, una crisi internazionale e il richiamo perenne della patria e della sua famiglia. 
Il secondo film della serata di apertura, alle ore 22.30, sarà Enzo Avitabile Music Life del premio OscarJonathan Demme. Il film, fuori concorso, è un omaggio al noto musicista e alla sua città, Napoli. 
Sempre oggi è prevista la presentazione del primo film italiano in programma. Alle 17h30 sarà infatti proiettato Medici con L'Africa il film documentario di Carlo Mazzacurati

Per il concorso Venezia 69, dovremo aspettare domani quando saranno presentati il franco-belga Superstardi Xavier Giannoli e Izmena (Betrayal) del russo Kirill Serebrennikov. 

 
 
 

USCITE DEL 31/08/2012

Post n°8463 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 

Locandina: Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno
Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno(The Dark Knight Rises)GENERE: Azione, Thriller, Fantasy
ANNO: 2012  DATA: 29/08/2012
NAZIONALITA': USA
REGIA: Christopher Nolan
CAST: Christian Bale, Gary Oldman, Morgan Freeman, Michael Caine, Tom Hardy, Anne Hathaway
Locandina: La Faida
La Faida(The Forgiveness of Blood)GENERE: Drammatico
ANNO: 2011  DATA: 29/08/2012
NAZIONALITA': USA
REGIA: Joshua Marston
CAST: Tristan Halilaj, Sindi Laçej, Refet Abazi, Ilire Vinca Çelaj, Çun Lajçi
Locandina: El Campo
El Campo(El Campo)GENERE: Drammatico
ANNO: 2011  DATA: 31/08/2012
NAZIONALITA': Argentina
REGIA: Hernán Belón
CAST: Leonardo Sbaraglia, Dolores Fonzi, Pochi Ducasse, Matilda Manzano, Juan Villegas
Locandina: Eva
Eva(Eva)GENERE: Drammatico, Fantasy
ANNO: 2011  DATA: 31/08/2012
NAZIONALITA': Spagna
REGIA: Kike Maíllo
CAST: Claudia Vega, Daniel Brühl, Marta Etura, Alberto Ammann
Locandina: Monsieur Lazhar
Monsieur Lazhar(Monsieur Lazhar)GENERE: Drammatico
ANNO: 2011  DATA: 31/08/2012
NAZIONALITA': Canada
REGIA: Philippe Falardeau
CAST: Mohamed Fellag, Sophie Nélisse, Émilien Néron, Brigitte Poupart, Danielle Proulx, Francine Ruel
Locandina: Womb
Womb(Womb)GENERE: Drammatico
ANNO: 2010  DATA: 31/08/2012
NAZIONALITA': Germania, Francia, Ungheria
REGIA: Benedek Fliegauf
CAST: Eva Green, Matt Smith, Lesley Manville, Peter Wight, István Lénárt, Hannah Murray

 
 
 

La BBC e l’insabbiamento di un crimine di guerra da megachip.info

Post n°8462 pubblicato il 29 Agosto 2012 da Ladridicinema
 

syriatechniquedi Paul Joseph Watson - Prison Planet

La BBC ha cucito una toppa peggiore del buco nei postumi della polemica su una censura che ha visto l'emittente ritirare un video sui ribelli siriani che costringevano un prigioniero a diventare un attentatore suicida inconsapevole. La BBC sostiene infatti che il reporter non ha mai definito l'episodio come un "crimine di guerra" quando in realtà è vero il contrario. 

Come abbiamo già sottolineato, un videoclip che mostrava un prigioniero costretto dai ribelli siriani a guidare un camion carico di esplosivo fino a un posto di blocco militare di Aleppo è stato ritirato sia dal sito web della BBC sia dal canale ufficiale su YouTube della BBC poche ore dopo la sua pubblicazione.

I blogger sono stati in grado di registrare e caricare una copia del video che può essere visto qui di seguito. 

 

 

(Link: http://www.youtube.com/watch?v=Fbxz6THXsf4).

Il redattore di «BBC World News» John Williams ha risposto alle polemiche in un blog del sito della BBC News, ammettendo che «la storia ha generato molto interesse in tutto il mondo arabo e oltre».

Sebbene Williams non riesca a spiegare perché la BBC abbia destinato la storia al dimenticatoio, tenta nondimeno di minimizzare il fatto che gli avvenimenti raffigurati nel filmato rappresentano palesemente un crimine di guerra, rilevando che a definire in tal modo il tentato omicidio di un prigioniero è Amnesty International.

«Alcune agenzie di stampa filogovernative in Siria hanno suggerito che la BBC e il New York Timeshanno definito l'atto come un "crimine di guerra". Questo non è vero», afferma Williams.

Eppure è vero.

Al minuto 2’13” del videoclip incorporato poco sopra, il reporter della BBC Gordon Corera afferma chiaramente: «L’uso di prigionieri come attentatori suicidi sarebbe certamente considerato un crimine di guerra».

Quindi, in realtà è proprio così, la BBC ha definito l'atto come un "crimine di guerra", ed è John Williams ad essere sfacciatamente disonesto.

Perché la BBC mente nel sostenere di non aver definito l'atto come un crimine di guerra? Forse perché la sua rimozione della storia costituisce un insabbiamento di un crimine di guerra. Forse il fatto ha reso nervosi gli avvocati e i redattori più anziani.

Ricordiamo che questa non è la prima volta che la BBC è stata colta in flagrante mentre manipolava i reportage sugli eventi in Siria per dare una spinta a un piano di cambiamento di regime in chiave filo-Nato. Lo scorso maggio mostrammo il modo in cui la BBC aveva usato una foto di diversi anni prima di bambini iracheni morti per raffigurare le vittime di un presunto attacco delle forze governative nella città di Houla.

Il fotografo che aveva scattato la foto originale, Marco Di Lauro, pubblicò un post sulla sua pagina Facebook: «Qualcuno sta usando le mie immagini come strumento di propaganda contro il governo siriano per dimostrare il massacro.» Di Lauro dichiarò al Telegraph di Londra di essere "sconcertato" dal fatto che la BBC non fosse riuscita a verificare l'autenticità dell'immagine.

La scusa usata dalla BBC per rimuovere la sconvolgente storia di come i ribelli siriani sostenuti dall'Occidente utilizzano prigionieri tenuti all'oscuro per compiere attacchi terroristici è zoppicanteper non dire altro.

«Secondo i termini dell'accordo con il New York Times abbiamo solo avuto il diritto di utilizzare il materiale su certi canali di trasmissione. Tuttavia il materiale è stato utilizzato online per errore. Non appena ci siamo resi conto dell'errore abbiamo immediatamente provveduto a rimuovere il materiale online», ha risposto la BBC.

Così ci viene chiesto di credere che la più grande organizzazione al mondo nel campo dell’informazione non disponga di una procedura con cui fare delle verifiche assieme alle altre importanti organizzazioni del mondo delle news prima di utilizzare il loro materiale.

Anche se decidessimo di accettare questa controversa spiegazione, il fatto che la BBC stia ora dicendo il falso apertamente al suo pubblico nel pretendere che il suo inviato non abbia mai qualificato l'episodio come un "crimine di guerra" (quando è vero il contrario) sottolinea ancora una volta come i media allineati con la Nato siano ansiosi di giustificare l'immagine delle forze di opposizione siriane come quella di gloriosi combattenti per la libertà, quando in realtà essi sono guidati da terroristi di Al-Qa'ida, intanto che si misurano atti di brutalità che stanno alla pari con qualsiasi atto di cui le forze di Assad siano state accusate.

 

Traduzione per Megachip a cura di Fanny Milazzo.

Fonte: http://www.prisonplanet.com/bbc-in-war-crime-cover-up-controversy.html.

 
 
 

Il paradosso della crisi di Cinecittà da opinione.it

Post n°8461 pubblicato il 23 Agosto 2012 da Ladridicinema
 
Tag: news

di Giuseppe Mele

22 agosto 2012POLITICA

 

Cinecittà è da più di un mese occupata dai suoi 230 lavoratori in sciopero. In un paese che perde mille posti di lavoro al giorno, è la solita protesta contro l’esternalizzazione, la divisione delle maestranze in piccoli gruppi passati in varie società, preludio alla chiusura delle attività. I trasferimenti di rami d’impresa, per i più sono ordinaria amministrazione che non contempla licenziamenti. In Wind però una grossa esternalizzazione è stata bloccata anche con l’intervento di questo governo. Le polemiche sulle reali intenzioni abbondano nella strutturale sfiducia tra le parti. E qui c’è di mezzo Cinecittà, il marchio degli storici 22 teatri di posa romani sorti nel 1937, la storia del Cinema italiano di Fellini e Visconti, di 3000 film da Francis Ford Coppola a Scorsese, di 47 Oscar e 90 candidati. Cinecittà, e non Roma, è il cinema italiano nel mondo. Negli Usa è il set di Ben-Hur, Cleopatra e Gangs of New York. Le sue sorti sono in mano al “grande ufficiale” Luigi Abete, figlio di editori beneventani. Più che imprenditore, un rappresentante corporativo: presidente dei giovani industriali, di Confindustria, della Luiss e dell’Uir, degli Industriali romani. Onnipresente, dalla grande farmaceutica all’Abi, allo sport, la famiglia Abete, in politica senza essere coinvolta in partiti, è sopravvissuta a qualunque tempesta. Non è un produttore, Luigi, ma un grande mediatore. Un problem solver come quando, erede di Nesi, ha venduto Bnl, rimanendone presidente, a Parisbas. Vero membro dell’Aspen Istitute, non ha nemici né a destra né a sinistra, braccio a braccio fino alla fine con Geronzi per dividersi giusto in tempo per l’assoluzione per sé e la condanna per l’altro. Stava quasi raccogliendo la candidatura a futuro sindaco di Roma, quando gli è arrivata tra capo e collo la pietra di Cinecittà. Fu Ciampi ad affidargliela. 

Lo stato, che già ha in carico l’industria culturale alla Rai, voleva solo liberarsi di un brand così ingombrante. Malgrado gli sforzi, il 100% di 10 ettari di terreni, piscina all’aperto da 7000 m², studi e teatri di posa sono ancora del ministero dello Sviluppo mentre il ministeri dei Beni artistici e culturali detiene il 20% degli Studios. Giolittianamente, il timido Ornaghi e Passera si sono trincerati dietro la richiesta di cessare l’occupazione, lasciando il prefetto a pretendere i tavoli di colloquio. Forse l’occupazione non aiuterà le sue maestranze, ma certamente ha salvato enti a latere come il Centro sperimentale di cinematografia, l’Istituto centrale per i beni audio e la Cineteca nazionale, che dovevano essere chiusi dalla spending review e sono stati salvati dal clima di mobilitazione. Nel ’97 i Cinecittà Studios vennero affidati al gruppo Ieg - Italian Entertainment - di Abete, partecipato da Della Valle, De Laurentiis, Haggiag e per il 20% dal MiBac. Abete in realtà affittò ciò che non poteva comprare, con una spesa da locatario di 30 milioni in 15 anni. Per l’impegno che sgravava di costi il Fus (Fondo unico per lo spettacolo), Abete ottenne di essere liberato dall’Istituto Luce (Cinecittà Luce Spa) e dai suoi 120 dipendenti. L’archivio (150 film, documentari e 200 contenuti Tv) è finito su tre canali Iptv Telecom Italia, il resto fuso nel ministero che si è accolltato la mission della promozione. Scrive il Washington Post: «Cinecittà, da assoluto monolite statale del cinema, è divenuto un gruppo di piccole società specializzate più agili» che doveva, con le abilità dei lavoratori, richiamare i registi stranieri, «dopo che il cinema italiano era stato moribondo per lungo tempo». Ora però questo cinema non sta così male, anzi; nel 2011 ha toccato il record di 155 film. Ad agonizzare è solo Cinecittà dove sono stati prodotti solo 8 film e 6 show tv. 

Per il suo piano d’edilizia, Abete contava sulla confusione dei flash d’agenzia su Cinecittà: Cinecittà sull’Iptv Telecom; Cinecittà e gli accordi con Google; Cinecittà museo ed ora parco. Malgrado gli sforzi delle addette pr istituzionali, Carole André (l’interprete Rai della Perla di Labuan) e la 35enne Désirée Colapietro Petrini, sono stati gli americani (Benjamin Gottlieb Washington Post, «Cinecitta workers resist plans for hotel, theme park at acclaimed Rome film studio») a fare un quadro impietoso del management: giri interni di fatturazioni, risultato operativo basso, sotto i 20 milioni, 4 milioni di debiti corrispondenti quasi del tutto all’affitto degli stabilimenti, film sulla Toscana fatti in Argentina, prezzi alle stelle di camerini e servizi base, fuga dei produttori in Bulgaria, Romania e Serbia, ed infine «l’oltraggio di trasformare gli studi di Cinecittà in sfarzosi hotel» e la «reazione di alcuni dei più abili artisan, scenografi e costumisti del cinema italiano». A Roma l’occupazione sulla Tuscolana può perdersi in una ridda di sit-in permanenti, vecchi e nuovi tra cui quelli dell’Istat e del cinema Maestoso. 

Il brutto edificio sulla Tuscolana tra asfalto bollente, centri commerciali, call center e raccordo autostradale che all’interno racchiude i sogni di Roma antica, western, Colosso di Rodi e America anni ‘30 è un parte del venerabile cinema europeo. L’occupazione, lo stato di abbandono, anche l’incendio del famoso Studio 5 di Fellini, non avrebbero toccato Abete più di tanto se non avessero  prodotto le critiche Usa dove la lotta è stata accostata all’Occupy Wall Street. 

Si può ben dubitare dell’efficacia di un investimento da 600 milioni per il “Cinecittà World” a Castel Romano (con 52 lavoratori passati alla nuova Cinecittà Allestimenti e Tematizzazioni) dal punto di vista di Hollywood dove l’analogo parco a tema viene sempre rinviato a data da destinarsi ed il Theatre della cerimonia degli Oscar ha cambiato nome da Kodak a teatro Dolby per il fallimento della casa fotografica. Il grande mediatore non si è potuto nascondere dietro il grande mercato globale del divertimento. Ha manifestato nervosismo in paginate giustificatorie a pagamento da 25mila euro l’una di fine luglio su Repubblica, Corriere e Messaggero ed è infine esploso in una apposita conferenza stampa, minacciando di cacciare 50 persone: «Andate a vedere come funzionano gli impianti internazionali». Secondo il Nostro, che rilevò la ruota del ParkEur per chiuderla per sempre, funzionano soprattutto con accomodation che soddisfino le troupe straniere, per esempio con un grande albergo con parcheggio e centro fitness presso il teatro 9. Il rilancio ed il risparmio di $200 milioni il presidente di Cinecittà Studios li immagina nel taglio, più che del lavoro, delle attività: a parte quella del Cat, la post-produzione con 90 lavoratori (Cinecittà Digital Factory) passata alla multinazionale inglese Deluxe ed il settore mezzi tecnici tv con 6 alla Panalight. 

Abete, costretto dagli eventi, ha difeso il 1° agosto alla Commissione Cultura del Senato con energia il cambiamento strutturale di Cinecittà. Solo il fatto di avere vantato 60 milioni di investimenti in 3 lustri sarebbero stati sufficienti per dimostrare che non è un imprenditore. Pian piano è partito il pellegrinaggio in difesa del brand per lo storico sito di via Tuscolana: sono venuti i segretari sindacali, prima Angeletti, poi Camusso, persone di Polverini, Alemanno e Zingaretti, poi studenti, centri sociali, anche le Botteghe Storiche di Roma a esprimere solidarietà. il presidente del municipio ha spronato i lavoratori a fondare una cooperativa. 

Sel, Idv, pezzi del Pd, Fabio Rampelli e Marco Scurria (Pdl) delle commissioni Cultura dei parlamenti italiano ed europeo hanno cercato di mettere il cappello politico sulla vicenda. Tutti concordi con Angeletti: «Cinecittà è come Fiat e Finmeccanica: segna il livello produttivo italiano. Non può essere abbandonata perché ci rappresenta nel mondo come la Ferrari». 

Buone volontà ed auspici per cose diverse, produzione, tutela e formazione, fatte da soggetti diversi che spesso con i lavoratori a rischio non c’entrano. Non si risponde al paradosso di un cinema come quello italiano, che fattura più di 4 miliardi (solo nel Lazio 2,8) e vive insieme  le occupazioni di sale e teatri per paura che tutto si riduca a edilizia e centri commerciali. 4 miliardi non sono male rispetto agli 11 dei 5 colossi (Paramount, Universal, Disney, Sony Pictures e Warner Bros) di Hollywood o dei 12 di Bollywood (Gimmicks Productions, Cinedreams Adlabs, BR Films, Mukta Arts, Rajshri Pictures, Yashraj), della Cina che cresce alla media del 35% o dei 500 milioni del nigeriano Nollywood. 

Nel mondo globalizzato tutti fanno cinema e lo vendono a tutti. Tra rete veloce, satellite e digitale terrestre mai si è avuta un’epoca di così grande fruizione di fiction ed audiovisivo. Il film settimanale di famiglia si è trasformato nelle decine di prodotti visualizzabili e consumati da adulti e bambini alla settimana se non quotidianamente. Il consumo avviene più in tv che al cinema; ma anche la tv viene ora sorpassata dal digitale: il computer per ora, poi toccherà a tablet e smartphone. Le produzioni Usa, indiana, cinese trasbordano dovunque ed in tutte le forme, il grande cult movie, il racconto territoriale, storico, il serial fino a tutte le varianti miste tra realismo spicciolo e intrattenimento pomeridiano. Il cinema mondiale è ovunque finanziato dal sostegno pubblico, che in Europa vale 2 miliardi, in Francia tramite lo storico Cnc 750 milioni. Il nostro Fus eroga 76 milioni, ma bisogna tenere conto della scoperta italiana della dimensione piccolissima regionale. Ogni territorio ha una Film Commission per attrarre produzioni; solo il Lazio, dotatosi a marzo di una nuova legge sul cinema, spende 50 milioni  in un contesto che, si dice “non avrebbe bisogno di incentivi” e nel quale a detta dell’assessore alla cultura Fabiana Santini comunque «Cinecittà non è di competenza della Regione». Un altro milione se ne va per mille minirassegne dei comunelli dell’entroterra. 22 Cnc regionali, oltre i rispettivi Filas e Unionfidi, pesano centinaia di milioni, sono costosissimi oltre che controproducenti, finanziando localmente film magari girati nell’estero limitrofo. L’aiuto locale, poi, confonde produzione con gli innumerevoli festival, una partita di giro che distrugge e non costruisce. Finanzia pubblicamente la pubblica RaiCinema che diventa spietata concorrente e non partner strategico. Le tlc francesi con 40, le sale con 130 e gli operatori tv con 530 milioni restituiscono al Cnc quasi tutto l’aiuto. Non che tv, tlc e sale italiane non paghino tasse; semplicemente i soldi non tornano nel circuito (così alle 1744 sale italiane con 3817 schermi tornano solo 8 milioni). C’è poi il tabù della sala: il cinema di qualità, viene detto, è solo in sala ed all’uopo sta avvenendo la megatrasformazione degli schermi in 3D. Nel mondo 2011 (Motion Picture Association) le sale incassano $32,6 miliardi e l’anno scorso negli Usa si è registrato il peggior risultato dal ’95, solo 10,2 miliardi (-5%) per 1,28 miliardi di biglietti. La sala è piena di divieti e di etiquette, con biglietti che costano l’80% rispetto a vent’anni fa e che costeranno di più per la digitalizzazione. Risultato: l’occidentale i film li guarda a casa sul pc, spesso scaricandoli gratis. Quello della sala è un mito inutile difeso fino all’ultimo, come fino all’ultimo è stata tenuta la trincea della pellicola finchè non ha chiuso anche Technicolor. Un mito difeso anche male quando l’europarlamento rifiutando, per la prima volta nella sua storia, un trattato internazionale, quello sui diritti d’autore (Acta), nei fatti dà via libera al free download. D’altronde solo ora l’editoria si accorge che con i Dmr – i software di sicurezza - si avvantaggiano solo i grandi monopolisti, Apple e Amazon. Gli incassi delle sale italiane superano i 100 milioni, una quota piccola del fatturato di settore. Il cinema mondiale non si ferma alle 7400 sale del globo ma vive del giro industriale dei diritti tv, web, marketing, delle sponsorizzazioni dirette, dei gadget, dei dvd e ogni altro supporto, e della pubblicità che solo in Italia vale 60 miliardi. Nei giorni della morte di Renato Nicolini, re dell’effimero, ancora si misura quanto sia sbagliata la sua ricetta, vera nemica dei lavoratori di Cinecittà: localismo spinto all’estremo, finanziamento del consumo, non della produzione, esaltazione delle caste familiari culturali, rifiuto del trend tecnologico in favore del pane et circenses dei festival. 

Frutto di quel mondo è anche l’insopportabile unidirezionalità ideologica degli autori italiani che malgrado i flop al botteghino trattano sempre di complotti, povertà e caimani e non sanno trovare un solo spunto positivo in un paese leader in tanti campi. In un mondo che va verso i 50 miliardi di cineproduzione mondiale, nella copiatura e distribuzione libera digitale, quanto serve è finanziare solo ciò che leghi tutta la filiera digitale e del cinema, offrire a tutti risorse digitali di produzione e di postproduzione per invogliare i talenti, intervenire a livello nazionale e continentale. Esattamente l’opposto di quanto avviene, mentre ci si bea della visita guidata con  navette al museo vivente di Cinecittà. È la Rai che dovrebbe usare le competenze di Cinecittà, non come un peso ma per crescere in una produzione ora chiusa nel suo provinciale. Il governo, da Ciampi a Passera, non dovrebbe disfarsi dai problemi ma affrontarli. Né ci sarebbe niente di male nell’ammettere che un grande mediatore non sia all’altezza delle difficoltà imprenditoriali. Qui interessa fino ad un certo punto la questione occupazionale, poiché di mezzo ci va una questione più grande: quella della capacità e della volontà produttiva. Il cinema prodotto sostiene la cultura dell’intrattenimento e non il contrario.

 
 
 

Titoli di coda a Cinecittà? da direzioneitalia.com

Post n°8460 pubblicato il 23 Agosto 2012 da Ladridicinema
 
Tag: news

È sempre stata una fabbrica di sogni, ma da tempo ha perso l’antico smalto. Da anni Cinecittà sta vivendo una fase delicata. Al suo interno potrebbe essere costruito un hotel con centro benessere, togliendo spazio a studi e set. Così numerosi tecnici e operai di uno dei simboli del made in Italy rischiano il posto di lavoro.

La loro storia ci dice che nel 2008 da dipendenti di Cinecittà Studios furono separati in due gruppi ciascuno facente capo a una ditta differente, da una parte la post produzione, dall’altra il resto degli addetti. Ora la situazione e nuovamente mutata. Tra i progetti che coinvolgono Cinecittà, si parla anche della nascita di un parco a tema lontano dagli storici studios della via Tuscolana. Una specie di Gardaland del cinema sulla via Pontina. Per molti di dipendenti il futuro sarà da precari all’interno del nuovo parco. Altri saranno assunti a tempo determinato da una società satellite degli Studios . Una nutrita rappresentanza di questi nuovi precari sta protestando in maniera pacifica, semplicemente chiedendo una firma per una petizione e occupando una piccola striscia di terra accanto agli ingressi degli stabilimenti cinematografici. «Dal 4 luglio siamo in sciopero e praticamente viviamo qui» dice un operaio indicando gli studi. È lontano dalla famiglia, ma sembra sentirsi davvero a casa nei cinestudi. Così come tutti gli altri scioperanti. «Il nuovo piano industriale? è semplicemente un piano cementificazione che prevede di smantellare strutture per il cinema per fare posto a parcheggi, alberghi e spa, noi restiamo a presidiare in attesa di un tavolo per le trattative». Dall’altro lato, Abete – presidente degli Studios – afferma di avere intenzione solo di migliorare alcuni aspetti degli stabilimenti, creando – è vero – posti auto e strutture ricettive, ma soltanto per le troupe che opereranno negli studi romani.

Passeggiando tra i set all’aperto si ha l’impressione di una struttura tutto sommato operativa, sebbene non come ai tempi in cui lo Studio 5 era chiamato Studio Fellini. Sono comunque d’effetto i set all’aperto come quello di Gangs of New York che sono ancora utilizzati, anche con sostanziali modifiche, e che trasformano gli States in Francia o Italia, per non parlare di uno dei più grandi come quello della fiction televisiva Roma. «Speriamo che gli studios tornino a fare cinema – è la voce di uno degli occupanti – perché il cinema non è davvero in crisi». ©Diego Funaro

 
 
 

Studios: Favino, vicino ai lavoratori, porta come esempio Los Angeles da romatoday

Post n°8459 pubblicato il 23 Agosto 2012 da Ladridicinema
 
Tag: news

Studios: Favino, vicino ai lavoratori, porta come esempio Los Angeles

L'attore de 'L'ultimo bacio' e 'Posti in piedi in paradiso' prende le difese degli Studios di Cinecittà, spiegando che "a Los Angeles in ogni studio un cartello ricorda quali film sono stati girati"

di Marco Guercini 21/08/2012

"A Los Angeles in ogni studio un cartello ricorda quali film sono stati girati: dal Mago di Oz a Guerre Stellari. Non è un modo di tirarsela, ma di onorare quel luogo". Con queste parole, l'attore Pierfrancesco Favino, ha voluto evidenziare la tendenza americana di custodire il loro passato come un tesoro. Il cinema del passato, poi, è scuola per quello del futuro. L'uno è prolungamento dell'altro, e attentare alla sua base - in Italia senza dubbio costituita dagli Studios di Cinecittà - è "come cancellare la nostra memoria" ha concluso Favino. "Sono vicino ai lavoratori, Cinecittà - ha concluso l'attore romano nell'intervista, pubblicata da La Repubblica - un simbolo di cui andare fieri, fa parte della nostra storia".


Potrebbe interessarti:http://tuscolano.romatoday.it/cinecitta/favino-studios-cinecitta-21-agosto-2012.html
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