Creato da Ladridicinema il 15/05/2007
Blog di cinema, cultura e comunicazione
 

Messaggi di Ottobre 2017

IT, è secondo ma le sue performance sono sempre incredibili

Post n°14076 pubblicato il 30 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

Grazie ad una domenica da oltre 1 milione di euro Thor: Ragnarok vince il weekend staccando IT (guarda la video recensione) quel tanto che basta per ottenere la prima posizione. Entrambi i film però possono essere soddisfatti. In casa Marvel, dopo un inizio buono ma non eccezionale, si chiude a 3,5 milioni, un dato che permette a Thor: Ragnarok di ottenere la sesta posizione assoluta nella classifica stagionale. Il superamento dei 10 milioni, che rappresenterebbe per il film un traguardo storico, visto che il franchise Thor è sempre stato uno dei più deboli in Italia lato-Marvel potrebbe anche essere possibile. 
Sempre incredibili invece le performance di IT, che vola a 11 milioni complessivi e che potrebbe riuscire a passare i 15 milioni totali a fine corsa. Il calo domenicale potrebbe essere dovuto al fatto che molti spettatori potenziali del film stessero guardando la seconda stagione di Stranger Things, ma è una pura speculazione. In ogni caso IT conferma di essere l'horror di maggior successo dai tempi de L'Esorcista
La Ragazza nella nebbia sfiora ma non supera il milione di euro. Resta tuttavia sulla buona strada per diventare il primo film italiano ad entrare nella top ten assoluta di stagione. Buoni dati per Vittoria e Abdul, con oltre 800mila euro e discreti per Terapia di coppia per amanti, che chiude a 660mila euro il suo primo weekend. 
La domenica riporta alla luce i film animati con Monster FamilyVampiretto e persino Emoji - Accendi le emozioni che entrano nella top ten giornaliera ma non ottengono dati eclatanti. Ultimi botti per Blade Runner 2049 (guarda la video recensione) e L'uomo di neve che chiudono rispettivamente a più di 5 e più di 2 milioni di euro. In settimana è previsto l'arrivo di più di 10 tra film e documentari vari, nessuno dei quali però particolarmente "forte". Tra i tanti, potrebbero entrare in classifica gli italiani Non c'è campo e Finchè c'è Prosecco c'è speranza, l'animato su Mazinga ZMistero a Crooked HouseSaw LegacyGeostorm e Capitan MutandaThor e IT però dovrebbero continuare a dominare il boxoffice, salvo sorprese... 

 
 
 

Terapia di coppia per amanti

Post n°14075 pubblicato il 30 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

Terapia di coppia per amanti è un film di genere commedia del 2017, diretto da Alessio Maria Federici, con Ambra Angiolini e Pietro Sermonti. Uscita al cinema il 26 ottobre 2017. Durata 97 minuti. Distribuito da Warner Bros. Italia.a

Poster

Scaricata la passione incontrollabile dei primi tempi, Modesto e Viviana bussano alla porta di un analista per sottoporsi alla terapia di coppia. C'è solo un problema: loro non sono una coppia. Non una ufficiale, almeno. I due amanti, entrambi ingabbiati in matrimoni infelici, non sanno come reagire di fronte al dilemma che rischia di allontanarli: tuffarsi a capofitto nella relazione extraconiugale e investire in una nuova vita, come vorrebbe l'intrigante Viviana(Ambra Angiolini); oppure seguire il suggerimento dello sboccato Modesto(Pietro Sermonti) e proseguire con l'ingarbugliata doppia esistenza. Dopo l'ennesima schermaglia, l'uomo, che si nasconde dietro battutine spavalde per mascherare la vigliaccheria che lo affligge, accontenta l'esigente amante e finisce in terapia. L'aiuto di un esperto potrà davvero aiutare la coppia, libera da vincoli matrimoniali e familiari, a superare la crisi?

Tratto dall'omonimo romanzo di Diego De Silva.

  • PRODUZIONE: Cinemaundici

 
 
 

La ragazza nella nebbia

Post n°14074 pubblicato il 30 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

La ragazza nella nebbia è un film di genere giallo del 2017, diretto da Donato Carrisi, con Toni Servillo e Alessio Boni. Uscita al cinema il 26 ottobre 2017. Durata 127 minuti. Distribuito da Medusa Film.

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La ragazza nella nebbia, thriller firmato Donato Carrisi, vanta un cast stellare capitanato da Toni Servillo, al fianco di Jean Reno e Alessio Boni.
Un banco di nebbia fitta avvolge il paese di Avechot, nella piccola valle incuneata tra le Alpi. La nebbia che ha inghiottito le case e le strade si abbatte anche sull'auto dell'agente Vogel: la vettura finisce in un fosso e l'uomo, pur essendo uscito incolume dall'incidente, ha i vestiti ricoperti di sangue. Smarrito, senza ricordi delle ultime ore, Vogel viene seguito da uno psichiatra insieme al quale ripercorre gli ultimi turbolenti mesi della sua vita. Bisogna tornare indietro alla scomparsa della sedicenne Anna Lou, capelli rossi, lentiggini sulle guance: la pista della fuga volontaria si incrocia con quella del rapimento, e la risonanza mediatica assunta dal caso richiede l'intervento dell'agente speciale. Abile nel pilotare l'attenzione di Tv e giornali, il modus operandi di Vogel prevede la "santificazione" della vittima e al contempo la creazione del fantomatico mostro che ne ha spezzato l'esistenza. Il profilo del pacifico professor Martini è perfettamente calzante con la descrizione dell'uomo che Vogel cerca, il colpevole ideale da dare in pasto all'audience. Eppure, ancora troppi interrogativi restano aperti: perché, dopo gli eventi di alcuni mesi prima, Vogel si trova ad Avechot? Qual è la causa dell'incidente? E a chi appartiene il sangue sui suoi vestiti?


Il film La ragazza nella nebbia è la trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Donato Carrisi pubblicato da Longanesi nel 2015 e che, insieme a "La donna dei fiori di carta", non fa parte né del ciclo di Mila Vasquez né di quello di Marcus e Sandra, anche se, come questi, indaga e approfondisce il tema del male con la "M" maiuscola. 
Sulle prime il libro era stato concepito come una sceneggiatura (il che ne spiega lo stile scorrevole e fortemente cinematografico) e la sceneggiatura è stata effettivamente scritta, alleggerendo e sveltendo il lavoro di Carrisi nel momento in cui ha deciso di portarlo al cinema diventando per la prima volta regista. 
Anche se avesse dovuto buttare giù un intero copione prima di cominciare le riprese, lo scrittore nato a Martina Franca il 25 marzo del 1973 non si sarebbe comunque perso d'animo né avrebbe impiegato mesi e mesi a completare l'opera, e questo perché, nel momento in cui ha preso per la prima volta la penna in mano per lavoro, lo ha fatto in qualità di autore di serie televisive (fra cui Squadra antimafia - Palermo oggi e Moana) e quindi in funzione di immagini in movimento. 
Quando "La ragazza nella nebbia" era ancora solamente scene e dialoghi, i volti degli attori che avrebbero dato corpo ai personaggi già si agitavano nella fantasia di Donato Carrisi, a partire da Toni Servillo, che è stato rapito dal testo e ha accettato la parte di Vogel dopo che il regista gli ha detto con decisione: "Questo film, o si fa con te, o non si fa, perché il personaggio è talmente tagliato su di te, che non è possibile affidarlo ad altri". 
Insieme a Vogel - investigatore "scorretto" che si serve dei media e che dice: "La giustizia non fa ascolti, la giustizia non interessa a nessuno" - i protagonisti della storia sono lo psichiatra Augusto Flores e il professore di letteratura Loris Martini. A interpretare quest'ultimo è Alessio Boni, che dei personaggi del libro e del film ha amato la contraddittorietà e il bisogno di nascondere sempre qualcosa, a cominciare da un che di marcio che è impossibile cancellare. Il regista lo ha scelto perché per lui "è una specie di Hugh Jackman italiano". Quanto a Flores, lo impersona Jean Reno, che lo definisce un uomo incredibilmente cupo e oscuro, e che si muove in uno scenario nel quale, più che esserci violenza (per Carrisi la violenza è pornografia), domina la suspence. 
Come il romanzo, che inizia il 23 dicembre con la sparizione di una ragazzina di 16 anni di nome Anna Lou, anche il film è ambientato in Alto Adige nell'immaginaria cittadina di Avechot, un luogo inquietante e sospeso nel tempo. La troupe ha girato fra Nova Levante, il Lago di Carezza, Bolzano, Sarentino, San Lorenzo di Sebato, Vipiteno e Bressanone, e anche la lavorazione è stata avvolta da un'aura di mistero. Una notte, verso le tre, Carrisi è rientrato in hotel e ha trovato un gatto maculato rosso e marrone dietro a una poltrona, cosa che lo ha inquietato, ricordandogli che stava girando un thriller carico di mistero, un thriller non esattamente classico ma una rivisitazione del genere, che poi è l'obiettivo che lo scrittore si è prefissato fondando la casa di produzione Gavila, nata dalla partnership con la Colorado Film. 
Distribuito da Medusa Film e in uscita al cinema il 26 ottobre 2017, La ragazza nella nebbia avrà forse qualcosa di "sorrentiniano". Sembra infatti che il regista de La grande bellezza abbia dato qualche consiglio a Carrisi su come muoversi sul set, anche se mai e poi mai sapremo cosa i due si siano detti.

Film tratto dal romanzo di Donato Carrisi che firma sia la regia che la sceneggiatura.

SCENEGGIATURA: Donato Carrisi

 
 
 

Così parlò De Crescenzo

Post n°14073 pubblicato il 30 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

Così parlò De Crescenzo è un film di genere documentario, biografico, commedia del 2016, diretto da Antonio Napoli. Uscita al cinema il 26 ottobre 2017. Durata 76 minuti. Distribuito da Bunker Hill.

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TRAMA COSÌ PARLÒ DE CRESCENZO:

Nato a Napoli, Luciano De Crescenzo dopo aver studiato e lavorato 20 anni come ingegnere presso la IBM ha iniziato la sua carriera come scrittore e divulgatore di successo della filosofia e mitologia greca. Luciano è stato anche disegnatore, fotografo, sceneggiatore, regista, attore, presentatore televisivo e poeta. Tra il presente e il passato, il film ci trasporta lungo un viaggio alla scoperta di un grande uomo contemporaneo, storico compagno di avventure di Renzo Arbore, amico di Federico Fellini, spesso chiacchierato per i suoi flirt con bellissime donne tra cui l’amica di sempre Isabella Rossellini. Attraverso la sua vita, i suoi libri e i suoi film, Luciano De Crescenzo ci trasmette con emozione tutta la potenza delle preziose qualità che più lo contraddistinguono: semplicità, ironia e un’infinita gioia di vivere. Ingegnere, scrittore, sceneggiatore, attore e regista Luciano De Crescenzo ha pubblicato 43 libri tradotti in 19 lingue e diffusi in 25 paesi per un totale di oltre 20 milioni di copie vendute. Ha realizzato 4 film come regista, 7 come sceneggiatore, 8 come attore e ha condotto 7 programmi televisivi, ha collaborato con varie testate giornalistiche e nel 1994 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Atene.


 
 
 

Thor Ragnarok

Post n°14072 pubblicato il 30 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

Thor Ragnarok è un film di genere azione, fantasy, avventura, commedia del 2017, diretto da Taika Waititi, con Chris Hemsworth e Tom Hiddleston. Uscita al cinema il 25 ottobre 2017. Durata 130 minuti. Distribuito da Walt Disney Studios Motion Pictures Italia.

Poster

Thor Ragnarok trae ispirazione dalla mitologia norrena. Il sottotitolo stesso della terza avventura del supereroe Marvel rimanda alla leggendaria battaglia tra le forze delle tenebre e quelle della luce. 
Per intervenire a difesa del pianeta Terra e dei suoi abitanti, il vanaglorioso principe di Asgard Thor (Chris Hemsworth) ha messo da parte i nobili natali, la discendenza aliena e i conflitti familiari con Loki (Tom Hiddleston), atterrando puntualmente con un tonfo al fianco dei colleghi Avengers tutte le volte che ce n'è stato bisogno. Dopo averlo visto sfidare i componenti più forti della squadra a sollevare il leggendario Mjöllnir, e gongolare nella consapevolezza di essere il solo degno di brandirlo, un potente nemico in gonnella si fa avanti per raccogliere la sfida e disintegra il martello sotto gli increduli occhi del proprietario. La perfida Hela (Cate Blanchett), tornata in libertà dopo millenni di prigionia, minaccia di scatenare la sua ira sul regno di Odino (Anthony Hopkins), e l'unico guerriero in grado di fermarla e scongiurare il Ragnarok è disarmato e imprigionato dall'altra parte dell'universo. Indebolito dallo scontro con Hela, Thor è finito nelle mani del Gran Maestro (Jeff Goldblum), un avido burattinaio il cui passatempo preferito è far duellare forme di vita inferiori dentro un'arena intergalattica. Ma l'avversario che la sorte riserva al dio del tuono è una vecchia conoscenza, lo scienziato Bruce Banner (Mark Ruffalo), nella versione più grossa e arrabbiata. Dopo qualche scaramuccia ai fini dello spettacolo, il "collega di lavoro" Hulk si rivelerà un alleato prezioso per salvare dalla distruzione l'intera civiltà asgardiana.

Parte della Fase 3 del Marvel Cinematic Universe, Thor: Ragnarok si colloca temporalmente dopo gli eventi narrati in Avengers: Age of Ultron. 
Tutto calcolato dal zelante boss Marvel, Kevin Fiege: Thor alias Chris Hemsworthera infatti assente da Captain America: Civil War, e al termine di Age of Ultron tornava in quel di Asgard, dissociandosi momentaneamente dagli altri supereroi. O quasi, visto che questo terzo capitolo della saga thoriana vede come coprotagonista il buon Bruce Banner alias Hulk, ancora una volta interpretato da Mark Ruffalo
Dopo i toni "shakesperiani" dei precedenti lungometraggi dedicati a Thor, lo stesso Hemsworth aveva chiesto alla produzione di cercare un tono più scanzonato e leggero: secondo quanto si legge, gli sceneggiatori Craig Kyle e Graham Yost avrebbero concepito così una sorta di "road movie" sostenuto, facendosi forte della volontà del regista Taika Waititi, che ha ottenuto il progetto dopo aver presentato un montato che comprendeva persino scene di Grosso guaio a Chinatown. 
Non tutti i fan lo sanno, ma anche la scena post-credits di Doctor Strange, durante la quale il mago eroe interpretato da Benedict Cumberbatch incontra Thor, è stata girata e ideata proprio da Waititi, usando al volo le scenografie di Doctor Strange, in corso di smantellamento. 
Le riprese di Thor: Ragnarok (la cui uscita nei cinema in Italia è prevista per il 25 ottobre 2017) si sono svolte in Australia, con una troupe composta in larga parte da neozelandesi, per volontà di Waititi, un fiero maori. Pur abituato a un tipo di cinema più autoriale e in scala più ridotta, Taika ha colto l'occasione per mettersi alla prova con un grande spettacolo, che gli ha pure consentito una sensibile libertà tecnica. Sempre secondo il regista, per il registro adottotato e per l'equilibrio degli eventi (che si collegheranno ad Avengers: Infinity War), questo terzo Thor spiazzerà le aspettative di chi attende un film Marvel classico, ridefinendo la saga al punto che questo "sembrerà il primo film dedicato a Thor". 
Naturalmente il primo lungometraggio dedicato al figlio di Odino è stato invece il Thor (2011) diretto da Kenneth Branagh, seguito poi da Thor: The Dark World (2013) di Alan Taylor. 
In entrambi i film la figura del fratello-villain di Thor, il fascinoso Loki portato sullo schermo da Tom Hiddleston, ha finito per rubare la scena a Hemsworth e agli altri attori, fino al punto da rendere Loki il principale cattivo di The Avengers (2012) di Joss Whedon. 
La serie di Thor si è sempre trascinata turbolenze in sede di regia: dopo il primo episodio, Branagh si è infatti chiamato fuori dal sequel, che sulle prime doveva essere diretto da Patty Jenkins. Qualcosa però è andato storto in serie di negoziazioni creative durante la preproduzione, così The Dark World è finito rapidamente nelle mani di Alan Taylor. Come mai nemmeno Taylor ha voluto ripetere l'esperienza? Stando alle sue parole, pur avendo avuto la massima libertà creativa durante le riprese, "in post-produzione il film si è trasformato in un'altra cosa". Patty Jenkins, dal canto suo, si è egregiamente consolata col solido Wonder Woman, realizzato per la concorrenza DC / Warner. Chi non è però mai venuto meno ai suoi obblighi morali è stato Chris Hemsworth, che riapparirà di sicuro in Avengers: Infinity War (2018) e nel relativo sequel previsto per il 2019. 
Storicamente, il primo adattamento del personaggio nato nel 1962 sulle pagine di Journey Into Mystery, a firma Stan Lee - Larry Lieber - Jack Kirby, risale nel 1966, nella quarta stagione della serie animata per la tv The Marvel Super Heroes.

CURIOSITÀ SU THOR RAGNAROK:

 

Thor Ragnarok è il 17esimo film dell'Universo cinematografico Marvel, iniziato nel 2008 con il primo Iron Man e il quinto della Fase 3, inziata nel 2016 con Captain America: Civil War. I due film precedenti, dedicati al dio con il martello interoretato da Chris Hemsworth, Thor e Thor: The Dark World, sono stati rispettivamente il quarto della Fase 1 e il secondo della Fase 2. 
I due precedenti successi cinematografici della franchise, hanno incassato più di 1.1 miliardi di dollari al box office mondiale.

Thor: Ragnarok introduce nuovi personaggi. Incontreremo infatti per la prima volta Hela, prima antagonista protagonista dell'Universo Cinematografico Marvel, il cui ruolo è affidato all'attrice premio Oscar Cate Blanchett, mentre Karl Urbanveste i panni del suo braccio destro SkurgeJeff Goldblum è l'esuberante Gran Maestro, sovrano del pianeta Sakaar dove Thor diventa prigioniero di Valchiria, una cacciatrice di taglie interpretata da Tessa Thompson.

 

FRASI CELEBRI:

 

Dal Trailer Ufficiale in italiano del film Thor Ragnarok:

Thor a Hulk: ne sono successe dall'ultimo volta che ti ho visto. Ho perso il martello tipo ieri, perciò è abbastanza recente. E ho iniziato un viaggio in cerca di me stesso, dove ho incontrato te. 

Thor (Chris Hemsworth): Hela, la dea della morte, ha invaso Asgard... E io e te abbiamo combattuto 
Bruce Banner (Mark Ruffalo): Ho vinto io? 
Thor: No, ho vinto io, facile 
Bruce Banner: mi sembra strano... 
Thor: beh, è la verità 

Hela (Cate Blanchett): Asgard è morta... e rinascerà a mia immagine! Non sei contento di vedermi? 

Thor: dobbiamo fermarla qui ed ora, per evitare Ragnarok, la fine di tutto... metto insieme una squadra, come ai vecchi tempi 

Hela (Cate Blanchett): non sono una regina, né un mostro... sono la dea della morte!

 

FOCUS SU THOR RAGNAROK:

 

Thor nei fumetti

Si chiamava Journey into Mystery il comic magazine della Marvel in cui Thor fece la sua comparsa nel lontano 1962, precisamente sul numero 83. Ideato da Stan Lee, sceneggiato da Larry Lieber e ideato graficamente dal sommo Jack Kirby, Thor risollevò le sorti della suddetta rivista, anzi: Lee ammise di averlo creato apposta per salvare una situazione di vendite non ottimali. Il personaggio divenne così popolare da diventare protagonista del periodico a partire dal 1964, dal numero 101, finché Journey into Mystery non si tramutò in "Thor" nel 1966, dal numero 126. 
Il processo mentale che portò Stan Lee a elaborare Thor partiva dal presupposto che l'unico essere più potente di un supereroe non poteva che essere un dio: gli dei greci e romani erano ben noti, ma non si poteva dire altrettanto di quelli norreni. Ecco quindi che prese rapidamente vita il Dio del Tuono asgardiano, con arma mitologica ma degna di un comic book hero, il mistico martello Mjolnir. Lee si occupò direttamente di elaborare le vicende del personaggio fino al 1970. Nel frattempo comunque Thor si era guadagnato già il suo posto tra i membri fondatori degli Avengers, sin dal primo numero dell'omonimo comic book datato settembre 1963. 
Figlio di Odino e della dea Gaea, Thor è immortale grazie ai frutti della dea Idunn: grazie ad essi, esiste da millenni. Può resistere ad alcune magie ed è totalmente immune a qualsiasi malattia terrestre. Dotato di una forza sovrumana, Thor è praticamente invulnerabile, ha sensi acuiti come Superman, può rigenerarsi e anche schivare proiettili. Essere figlio della dea Gaea gli permette di controllare i fenomeni atmosferici come vento, pioggia e neve, di cui si serve all'occorrenza in alcune missioni. Questo controllo viene esercitato tramite il Mjolnir, ovviamente utile anche come arma pura e semplice in battaglia, accoppiato alla Cintura della Forza, che raddoppia potenza e resistenza dell'eroe. Thor si sposta su una biga trainata da due capre magiche, Tanngnjóstr e Tanngrisnir. Nel 2002 Thor ha avuto, come tutti gli altri personaggi Marvel, una versione "Ultimate", con un trascorso e una continuity differenti, ad opera di Mark Millar e Bryan Hitch: in questo caso è un infermiere di nome Thorlief Golmen a essere la reincarnazione del dio, dopo la fine di Asgard durante il Ragnarok, la battaglia definitiva tra la luce e l'oscurità. 
La vita editoriale di Thor in Italia è affine a quella di tutti gli altri supereroi marveliani e si lega inizialmente a quella dell'Editoriale Corno, che lo porta nelle nostre edicole in una sua testata dal 1971 al 1980, prima di interrompere la pubblicazione, avviandosi verso il fallimento che giungerà nel 1984. Seguirà il lungo periodo di silenzio marveliano in Italia, fino alla ripartenza di Thor dal 1989 al 1994 nel periodo Play Press. Dal 1994, come storia insegna, l'apertura della Marvel Italia ha riportato un minimo di ordine e continuità all'universo dei supereroi di Stan Lee qui nel Belpaese.

SCENEGGIATURA: Craig KyleChristopher Yost

 
 
 

My Name Is Adil

Post n°14071 pubblicato il 30 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

My Name Is Adil è un film di genere biografico del 2016, diretto da Adil Azzab, Rezene Magda, Andrea Pellizzer, con Hamid Azzab e Husam Azzab. Uscita al cinema il 24 ottobre 2017. Durata 75 minuti. Distribuito da Unisona Live Cinema.

Poster
TRAMA MY NAME IS ADIL:

Il film racconta la vera storia di Adil, un bambino che ha vissuto i primi 13 anni della sua vita nella più arretrata campagna marocchina. Adil sa che restare nel suo paese significa avere un destino segnato, e stanco delle angherie dello zio che lo ha requisito come pastore, decide di partire e di raggiungere il padre emigrato in Italia per lavorare e mantenere la famiglia. Il cerchio si chiude quando Adil, ormai adulto, dopo dieci anni di assenza dal Marocco, ritorna nel suo paese di origine alla riscoperta delle proprie radici: il viaggio lo aiuta a intrecciare i fili della sua storia e della sua identità, perché "solo se conosci da dove vieni, puoi sapere chi sei". Adil attualmente vive e lavora a Milano.


 
 
 

Manifesto

Post n°14070 pubblicato il 30 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

Manifesto è un film di genere drammatico del 2015, diretto da Julian Rosefeldt, con Cate Blanchett. Uscita al cinema il 23 ottobre 2017. Distribuito da I Wonder.

Poster

Omaggio alla tradizione e alla bellezza letteraria dei manifesti artistici, in cui Cate Blanchett interpreta ben 13 personaggi diversi: ogni personaggio uno scenario, ogni scenario un movimento letterario o politico celebrato attraverso intensi monologhi e splendide immagini.

  • PRODUZIONE: Bayerischer Rundfunk (BR), Ruhr Triennale, Schiwago Film

 
 
 

Vittoria e Abdul

Post n°14069 pubblicato il 30 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

Titolo originale: Victoria and Abdul

 

Vittoria e Abdul è un film di genere drammatico del 2017, diretto da Stephen Frears, con Judi Dench e Eddie Izzard. Uscita al cinema il 26 ottobre 2017. Durata 112 minuti. Distribuito da Universal Pictures.

Poster

Victoria e Abdul è ispirato alla storia vera dell'improbabile amicizia tra il commesso indiano Abdul e la regina Vittoria, durante gli ultimi anni del suo regno. Abdul Karim (Ali Fazal) ha solo 24 anni quando sbarca in Inghilterra per servire a tavola durante il Giubileo d'oro della Regina (Judi Dench). Lo sguardo curioso e l'animo incline alla ribellione del ragazzo fanno breccia nel cuore dell'anziana monarca, stanca di protocolli e rituali di corte e di notizie funeste dalle colonie britanniche. Affascinata dai racconti esotici e spensierati di Abdul, la Regina comincia a preferire la compagnia del domestico alla cerchia di barbosi e petulanti consiglieri reali. Tanto che il giovane e inesperto commesso si ritrova d'un tratto assistente personale dell'imperatrice d'India in persona. E l'anno dopo addirittura insegnante, incaricato di istruirla sulle questioni indiane. Ma la relazione sempre più intensa e controversa tra i due scatena una rivolta ai vertici della casa reale, che neanche la dispotica Vittoria, ormai alla soglia degli 82 anni, riuscirà a sedare tanto facilmente.

PANORAMICA SU VITTORIA E ABDUL:

L'esotismo delle propaggini asiatiche del grande Impero britannico ha sedotto milioni di appassionati, fin dai primi anni della storia del cinema, con storie ambientate soprattutto durante il lunghissimo regno della regina Vittoria. Si parla di ben 64 anni, dal 1837 alla sua morte, all'alba del nuovo secolo, nel 1901. Dal 1876 è stata anche imperatrice d'India, e in queste vesti è al centro di Vittoria e Abdul, la curiosa e fino a pochi anni fa dimenticata amicizia fra la sovrana e un giovane servitore indiano, portata al cinema da Stephen Frears. Il film fa parte di un filone recente del cinema britannico dedicato a un pubblico non più giovane, che si giova dell'interminabile fucina di grandi attori che può vantare ancora oggi il Regno Unito. Pensiamo a titoli come Marigold Hotel (e Ritorno). Parlando di interpreti di grande scuola provenienti da oltremanica, anche qui troviamo giganti del livello di Michael Gambon e Tim Pigott-Smith Il piacere di assaggiare per la prima volta il mango intriga nel film la sovrana. Questo frutto esotico, appartenente all famiglia delle Anacardiacee, è originario effettivamente dell'India ed è coltivato in tutte le zone tropicali. La parola deriva dal Tamil maangai, attraverso il portoghese manga. Ancora oggi è considerato sacro dagli Indù e usato come ornamento per i loro templi. Il film è tratto dal libro omonimo di Shrabani Basu, documentato racconto del vero rapporto fra Vittoria e il servo musulmano Abdul Karim. Il giorno dell’inizio delle riprese, Judi Dench era un mese più anziana rispetto all'età della regina quando morì. Non è la prima volta, parlando di curiosità, che la grande attrice interpreta la grande donna: era già accaduto nel 1997 per La mia regina di John Madden, con un’altra storia di intimità con un servo, questa volta britannico. 
Vittoria e Abdul è stato presentato in anteprima mondiale, fuori concorso, alla 74° edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

 

Presentato Fuori Concorso al Festival di Venezia 2017.

  • MUSICHEThomas Newman
  • PRODUZIONE: BBC Films, Cross Street Films, Working Title Films

 
 
 

Film nelle sale da giovedi scorso

Post n°14068 pubblicato il 30 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

 
 
 

Tra sangue e microchip, Dan Brown ci porta nel mistero della vita da lastampa

Post n°14067 pubblicato il 22 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

Esce dopodomani Origin, l’ultimo fanta-thriller dello scrittore americano

Dan Brown, 53 anni è nato nel New Hampshire I suoi libri sono stati tradotti in 52 lingue

PAOLO BERTINETTI

Il nuovo libro di Dan Brown, Origin, che si appresta a rinnovare lo stupefacente successo commerciale del Codice Da Vinci, uscirà dopodomani contemporaneamente nella versione originale e in traduzione nelle librerie di mezzo mondo. È facile prevedere che i suoi fan non rimarranno delusi.  

I codici cari a Brown si sposano con la tecnologia più avanzata e avveniristica; e dopo che verrà svelato il primo mistero, quello scientifico che è l’oggetto del romanzo, nelle ultime pagine ci sarà ancora spazio per due altre rivelazioni, una legata al tema principale (a proposito dell’intelligenza artificiale) e l’altra di natura invece del tutto privata - e davvero inaspettata. Di queste ultime due sorprese nulla è lecito dire; ma della prima, almeno fino a un certo punto, molto si può anticipare.  

 La vicenda si svolge in Spagna ai giorni nostri, spaziando in alcuni dei suoi luoghi più rappresentativi: il monastero di Montserrat (il cui legame con la leggenda del Sacro Graal non poteva non piacere a Dan Brown), il museo Guggenheim di Bilbao, il Palazzo Reale di Madrid, l’Escurial e le perle di Gaudì a Barcellona, la Sagrada Familia e la Pedrera. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o scomparse, sta doverosamente scritto all’inizio del libro, è assolutamente casuale. In un paio di casi, per la verità, non proprio casuale. 

 Nel Prologo l’ipertecnologico futurologo Edmund Kirsch, nella biblioteca del monastero di Montserrat, rivela al vescovo Valdespino, al rabbino Köves e all’allamah Syed al Fadl che di lì a poco, nel corso di una sua conferenza, rivelerà al mondo il frutto della sua scoperta scientifica, che darà la risposta alle due questioni fondamentali dell’esperienza umana: da dove veniamo, cioè l’origine della vita, e dove andiamo, il futuro che ci aspetta (anche Harrison Ford, nel finale di Blade Runner, poneva le due domande). Kirsch dichiara ai tre religiosi che la risposta farà crollare le fondamenta di tutte le religioni del mondo; e posa sul tavolo il suo grosso smartphone, quasi un piccolo televisore, mostrando il video che illustra la sua scoperta. 

 La conferenza, arricchita da un apparato tecnologico e mediatico stupefacente, ha luogo tre giorni dopo nel museo Guggenheim di Bilbao. Il rabbino e lo studioso islamico non potranno vederla: sono stati ammazzati prima. E nel corso della conferenza viene ammazzato lo stesso Kirsch: prima di avere rivelato i risultati della sua indagine scientifica. 

 Kirsch, da qualche parte, doveva aver nascosto il video che aveva mostrato ai tre religiosi. Dov’è? E chi lo ha ucciso? Chi l’ha ucciso il lettore lo saprà subito.  

 Scoprire dov’è il video è il compito che si prefiggono Langdon, professore di Harvard di cui Kirsch era stato allievo, e Ambra Vidal, direttrice del Guggenheim e fidanzata dell’erede al trono di Spagna. Inseguiti dal sicario e dai poliziotti che considerano Langdon colpevole, i due giungono a Barcellona per recuperare la password criptata che sbloccherà il video. Prima riescono a entrare nell’attico della casa più famosa di Barcellona, la Pedrera (dove Brown immagina si trovi la base di Kirsch) e poi nel’immaginario laboratorio di Kirsch presso il vero Centro Nacional de Supercomputación di Barcellona. Qui, al primo piano, c’è il «supercomputer Mare Nostrum, 4896 Intel Core che comunicano su una rete InfiniBand FDR 10»; e al piano di sopra c’è una versione perfezionata del D-Wave, il primo computer quantico della Nasa, versione circondata da un cubo metallico di osmio, il durissimo elemento chimico che gli fornisce una maggiore schermatura magnetica e termica. Lì, finalmente, Ambra e Langdon vedranno il video che contemporaneamente verrà mandato in streaming (utenti collegati: 227 milioni e mezzo). 

 A organizzare il tutto e a dare preziosi consigli a Langdon e Ambra è stato Winston, una macchina dall’intelligenza bionica (a cui però sono dovute anche scelte inquietanti), che, a fugare timori come quelli suscitati dal supercomputer Hal 9000 di Odissea nello spazio, è stato programmato per autodistruggersi tredici ore dopo la morte di Kirsch. Dan Brown non è catastrofistico, il suo è un messaggio ottimistico a favore degli sviluppi ipertecnologici e delle supermacchine informatiche che sempre più modificheranno la nostra vita. Sta all’uomo trovare il giusto equilibrio.  

 Infatti sull’uso che facciamo di quelle ben più «elementari» ora a disposizione una significativa stoccata la troviamo a pagina 88 del romanzo. Nel deserto, poco a Est di Dubai, dei ragazzi, scesi dai loro quad e dune buggy, guardano il cadavere del religioso islamico. «Che cosa facciamo?», si chiedono. Rimangono lì in cerchio, a fissare il cadavere. «Poi fanno quello che avrebbero fatto i teenager di tutto il mondo. Tirano fuori i cellulari e cominciano a scattare foto da mandare agli amici». 

 
 
 

Origin, il nuovo romanzo di Dan Brown sui grandi quesiti dell’esistenza da wired

Post n°14066 pubblicato il 22 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 


È sempre Robert Langdon, il professore di simbologia religiosa incontrato negli altri libri, a indagare. Questa volta, il mistero ha a che fare niente meno che con le origini – e il destino – di noi uomini

Il successo di Dan Brown non ha segreti. È sotto gli occhi di tutti. Simbologia e complottismo, la storia affrontata come un enigma da decifrare attraverso l’arte per risalire all’origine delle bugie su cui spesso si basano le istituzioni religiose e chi ha il potere. È una ricetta che ha attirato sul suo cuoco una marea di detrattori colti e di lettori affamati di  nuove storie: 200 milioni di copie vendute in 56 paesi. Origin, l’ultimo romanzo, è approdato da qualche giorno sugli scaffali reali e virtuali. La trama si apre con il grande mistero che il lettore rincorrerà per tutte e 500 e passa le pagine.

Edmond Kirsch è un giovane e brillante visionario, un guru dell’innovazione tecnologica che ricorda, per certi versi, Elon Musk per altri Steve Jobs. Nel prologo alla vicenda lo vediamo raggiungere il monastero di Montserrat in Catalogna per incontrare tre eminenti rappresentanti religiosi. Egli ha chiesto di essere ascoltato perché ha un’importante scoperta da mostrare, una scoperta che farà crollare la loro fede e cambierà per sempre il mondo.

Vediamo Kirsch estrarre un cellulare (non un iPhone ma uno che ha fabbricato lui stesso) per mostrare la sconvolgente novità sulla genesi. Qui Dan Brown ha una delle sue cadute non dico di credibilità, ma di stile. Un tizio ha la verità in mano e come la annncia? Con un video sul cellulare. Sa u po’ di presentazione in Power Point a una riunione azienale qualunque. Comunque…

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Prima che i lettori vedano (conoscano) la verità o che il video s’impalli per problemi di buffering (si sa, in un monastero a 720 metri sul livello del mare la connessione non è una certezza), la scena cambia.

Siamo al Guggenheim Museum di Bilbao, a un evento organizzato dallo stesso Kirsch per annunciare, su scala globale, la sconvolgente scoperta. Tra gli invitati, Robert Langdon, il professore in simbologia religiosa che tutti abbiamo conosciuto nel Codice da Vinci, ed ex insegnante dell’enfant prodige Kirsch. Qui, Langdon riceva un’audioguida avanzatissima che tramite la percussione ossea gli fa sentire la voce dell’IA Winston come fosse nel suo cervello. Poi, incontra quella che sarà la sua partner in questa nuova avventura, Ambra Vidal (personaggio che sembra ideato pensando a Penelope Cruz), direttrice del museo nonché fidanzata del Principe di Spagna. Piccolo spoiler: Kirsch viene ammazzato e Langdon e Vidal si prenderanno carico di decifrare la sconvolgente verità che stava per annunciare al pubblico, decrittando enigmi e sfuggendo a cattivi di turno.

La verità? Ho letto Origin una pagina dopo l’altra. Dan Brown ha giocato molto basso, quasta volta: ha solleticato fin dalle prime pagine la curiosità dei lettori facendogli sapere che nel suo romanzo avrebbero trovato la risposta ai questiti fondamentali: “da dove veniamo” e “dove andiamo“. E così facendo ha anche insinuato il sospetto che questo romanzo sarà l’ultimo servito affidandosi alla ricetta di cui sopra che lo ha reso uno chef stellato (almeno dal punto di vista delle vendite) con Il codice da Vinci. Forse, a differenza degli altri romanzi, in questo Dan Brown infila meno enigmi e azione e si concentra più sulle idee, ma i suoi lettori affezionati non si sentiranno certo traditi. Malgrado i tanti difetti che gli si può imputare – o forse grazie ad essi – anche in questo libro Dan Brown è riuscito a mescolare bene gli ingredienti e a confezionare una storia che si legge dall’inizio alla fine. I suoi romanzi forse non ci cambiano la vita, ma forniscono spunti che uno è libero o meno di apprfondire in autonomia e, come si conviene a una storia di evasione, ci aiutano a rilassarci un po’.

 
 
 

Il colore nascosto delle cose

Post n°14065 pubblicato il 22 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

Il colore nascosto delle cose: recensione del film con Valeria Golino e Adriano Giannini

Emma è la protagonista femminile de Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini, che i non vedenti li aveva già raccontati nel documentario Per altri occhi e che ha voluto fare "il film su ciechi che non c’era", un film di personaggi pacificati con la vita invece che consumati dalla rabbia, un film di individui normali e non pseudo supereroi dall’olfatto e/o udito sorprendenti, un film sulla capacità di ascoltare e sul coraggio di "fare il passo più lungo della gamba". Un film in cui si ride, anche, ma diverso, dalle precedenti opere del regista - da Il comandante e la cicogna, per esempio, o da Pane e tulipani - perché più radicato nella realtà, e più incollato alle anime non così in pena che racconta e soprattutto ai corpi: filmati da vicino, per intero o nei dettagli, alla luce oppure al buio, come in una scena iniziale in cui si sentono soltanto parole, le parole di Emma e di Teo.

 
 
 

Cattivissimo Me 3

Post n°14064 pubblicato il 22 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

Cattivissimo Me 3 - la recensione del ritorno di Gru e dei Minions

Con questo Cattivissimo Me 3, la saga dell'Illumination Entertainment ha raggiunto quell'equilibrio che potrebbe consentirle di procedere quasi all'infinito, interesse del pubblico permettendo. Pierre Coffin dirige per la terza volta le peripezie del suo buffo ex-villain, coadiuvato dal Kyle Balda che due anni fa aveva diretto i virali Minions in un lungometraggio tutto per loro. Con incassi crescenti (540 milioni per Cattivissimo Me, 970 per Cattivissimo Me 2), ogni nuovo incontro con la famiglia allargata di Gru e dei Minions è diventato una rimpatriata, prima ancora di essere un film.



Questa fidelizzazione del pubblico comporta, in questo terzo capitolo più del solito, una simulazione di evoluzione che in realtà produce una vicenda non troppo significativa, piuttosto statica nei rapporti interpersonali tra i protagonisti e anche piuttosto slegata: a meno di non cercare in una generica "ricerca della felicità" un tema comune, il rapporto tra Gru e Dru, Agnes alla ricerca di un unicorno e le peripezie dei Minions sembrano procedere per binari paralleli che convergono alla fine solo per esigenze di copione. Lo stesso sdoppiamento del protagonista sembra più un modo di sbloccare la caratterizzazione di Gru, diventata troppo buonista, con il personaggio di Dru che si propone quasi come un suo "reboot", ancora legato alla malvagità innocua e più divertente.

Non si possono in definitiva imputare a Cattivissimo Me 3 molti difetti intrinseci, ma bisognerebbe ammettere che la sua inattaccabilità dipende da un muoversi in territori sicuri e stracollaudati, al di là dei quali s'intravede un timore di spiazzare. E quindi di entusiasmare sul serio.

 
 
 

Veleni

Post n°14063 pubblicato il 20 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Brutti e cattivi

Post n°14062 pubblicato il 20 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Veleni

Post n°14061 pubblicato il 20 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

Veleni è un film di genere drammatico del 2017, diretto da Nadia Baldi, con Vincenzo Amato e Lello Arena. Uscita al cinema il 19 ottobre 2017. Durata 90 minuti. Distribuito da Draka Cinema.

Poster

1951. Un piccolo paesino dell'Italia meridionale popolato da sole donne. Antonio, professore di lettere presso un collegio di Gesuiti, torna nel suo paese per assistere al funerale di suo padre, il dottor Bonadies, medico condotto e psichiatra del villaggio, morto il giorno prima in circostanze misteriose. Il professore è deciso a conoscere le ombre che incombono sul passato di suo padre e sfida l’atmosfera surreale di cui la madre e la zia si circondano nella loro vita. Un film che vive di atmosfere noir e sensuali.

 
 
 

Brutti e cattivi

Post n°14060 pubblicato il 20 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

Brutti e Cattivi è un film di genere commedia del 2017, diretto da Cosimo Gomez, con Claudio Santamaria e Marco D'Amore. Uscita al cinema il 19 ottobre 2017. Durata 87 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

Poster

Quattro outsider senza arte né parte, mutilati nell'aspetto e nella dignità da una società che li vede Brutti e Cattivi, si improvvisano rapinatori per il colpo che cambierà la loro vita. Il Papero (Claudio Santamaria) non ha le gambe, sua moglie Ballerina (Sara Serraiocco) è senza braccia, Il Merda (Marco D'Amore) è un rasta tossico e Plissé (Simoncino Martucci) un irascibile nano rapper. Gli evidenti ostacoli fisici non sono che un alibi per la sgangherata banda criminale, unita e compatta per realizzare l'improbabile sogno comune. Dopo il colpo però le cose si complicano: ciascuno dei componenti pretende di tenere per sé il malloppo, e tutti sembrano avere un piano per riuscirci. La caccia al tesoro si trasforma in una girandola di inseguimenti, cruente vendette, esecuzioni sanguinose e tradimenti incrociati.

Presentato al Festival di Venezia 2017 nella sezione Orizzonti.

  • MUSICHEPaolo Vivaldi
  • PRODUZIONE: Casanova Multimedia, Panache Productions, Mille et Une Productions

 
 
 

Film nelle sale da giovedi

Post n°14059 pubblicato il 17 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

 
 
 

Repubblica e le Fake news. Nuovo incredibile capitolo sul Venezuela da antidiplomatico

Post n°14058 pubblicato il 17 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

Repubblica e le Fake news. Nuovo incredibile capitolo sul Venezuela
 

Dopo avervi mentito per mesi e essere stati umiliati per l'ennesima volta dalla storia, il giornale megafono del neo-liberalismo e dell'imperialismo in Italia dimostra che davvero al peggio non c'è mai fine. Libia, Siria, Ucraina e ora Venezuela. La storia pochi mesi dopo ha travolto tutti i castelli di menzogne che il giornale di De Bendetti ha costruito. 

Domenica in Venezuela si è votato per eleggere i governatori degli stati del paese, un po' come le elezioni regionali qui in Italia. Con oltre il 61% di affluenza, il blocco della Patria che sostiene il Presidente Maduro ha ottenuto il 55% dei voti e conquistato 18 stati su 23. Un trionfo. Dopo la straordinaria affermazione del 31 luglio scorso quando 8 milioni di venezuelani sfidarono il terrorismo della Cia, delle multinazionali e delle destre fasciste del paese con l'elezione dell'Assemblea Nazionale costituente, domenica una nuova vittoria che consolida il percorso di dialogo e pace intrapreso nel paese.


Il binomio pace e dialogo non va giù a Trump, assetato di guerra non solo in Venezuela, e a quanto pare neppure a Repubblica, che presenta questo tragicomico articolo per dare dopo un lungo silenzio notizia del trionfo di Maduro nelle elezioni.



Riprende la solita strategia della destra venezuelana che denuncia brogli quando perde ma accetta l'esito quando vince. E' singolare soprattutto che quest'opposizione contraddice quanto afferma un potere autonomo, il CNE, organo attraverso il quale le stesse opposizioni fanno controllare le loro primarie. Siamo al ridicolo. E a tal proposito torniamo a  bomba su Repubblica, che addirittura compie l'incredibile operazione di mettere tra i leader dell'opposizione che grida al broglio.... Jorge Rodriguez (come vedete nella foto), uno dei leader di punta del chavismo. Questo è il livello di conoscenza di Repubblica dei fatti dell'America Latina. 

Anche se con una fake news, ma almeno Repubblica si è espressa sul voto libero e democratico. Aspettiamo ancora i vari Mentana, Saviano, TG vari della Rai e corpo mediatico di puro contorno tipo Fatto Quotidiano che per mesi hanno soffiato sul vento del terrorismo e delle violenze con la loro propaganda mediatica. Dove sono finiti tutti oggi? 


Alessandro Bianchi

 
 
 

Donbass una guerra nel cuore d'Europa

Post n°14057 pubblicato il 17 Ottobre 2017 da Ladridicinema
 

E' uscito in questi giorni il libro "#Donbass. Una guerra nel cuore dell'#Europa". Edito da "Passaggio al bosco", il volume racchiude interventi di diversi autori, tra cui anche quello del Presidente di #LombardiaRussia, Gianluca #Savoini. La postfazione del libro è stata scritta dallo studioso russo di geopolitica Aleksandr #Dugin. Consigliamo ai nostri sostenitori e amici di leggere questo interessante volume, che verrà presentato in diverse città, per poter approfondire l'argomento di una guerra che si combatte nel cuore dell'Europa e non voluta nè dal popolo ucraino nè da quello russo, vittime entrambi di un disegno globalista che vuole dividere la #Russia dall'Europa nel nome di interessi esclusivamente economici e geopolitici.

L'immagine può contenere: una o più persone, cielo, spazio all'aperto e sMS

 
 
 

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