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Messaggi del 08/09/2012

Anche i francesi amano Bellocchio da cinecittà news

Post n°8511 pubblicato il 08 Settembre 2012 da Ladridicinema
 

VENEZIA - Dopo gli apprezzamenti di Variety e The Hollywood Reporter, anche il francese Les Unrockuptibles elogia Bella addormentata di Marco Bellocchio per "la sua bellezza e intelligenza e per le scene d'indiscutibile potenza, nonché per le interpretazioni degli attori". A sua volta Le Monde parla di "un film di rara precisione, che conferma la statura del cineasta, uno tra i più lungimiranti osservatori delle convulsioni d'oltralpe".

 
 
 

Brava Giulia

Post n°8510 pubblicato il 08 Settembre 2012 da Ladridicinema
 

VENEZIA  - Esordiente e scoperta grazie a un casting online, Giulia Valentini è la sorpresa di Un giorno speciale di Francesca Comencini, in cui interpreta una ragazza che cede a un compromesso sessuale per far carriera nel mondo dello spettacolo. Lei, bella, brava e solare, compromessi per fortuna non ha dovuto farne: "Io a fare l'attrice proprio non ci pensavo - racconta con spontaneità e in simpatico accento romano - è stato mio cugino a mandarmi l'e-mail in cui si diceva che Francesca cercava attori. Ma io pensavo a un ruolo secondario, o una comparsata. E invece, senza chiedere niente in cambio, mi ha reso protagonista".


Nel film Giulia 'improvvisa' una scena particolare, non prevista nel copione iniziale, in cui racconta tutto ciò che accade a una ragazza attraente quando cerca lavoro. "Ripeto - dice - io non pensavo a fare l'attrice. Cercavo un posto da barista, da cameriera o da donna delle pulizie, per aiutarmi durante gli studi. Ho mandato in giro il mio curriculum con la foto. Beh, nessuno mi ha mai chiamata per quei posti. Mi hanno chiamata per foto porno, scatti di nudo o addirittura per andare a letto con qualcuno. E questo è successo proprio il giorno che stavo andando a fare il provino con Francesca, per cui le ho raccontato la storia e questo forse ci ha avvicinate. Iniziano sempre con lo stesso tono di voce, facendoti le stesse domande. Le misure, l'altezza. Ti piacerebbe fare l'attrice? Ti piacerebbe fare la modella? E tu, lì per lì, rispondi 'beh...sì'. Dopo averci girato un sacco intorno arriva la botta, secca: per fare queste cose devi andare a letto con..."

 
 
 

FRANCESCA COMENCINI: LA NORMALITÀ DISTORTA DELL'ITALIA DI IERI

Post n°8509 pubblicato il 08 Settembre 2012 da Ladridicinema
 

La regista presenta a Venezia 'Un giorno speciale', storia d'amore giovanile nei tempi della crisi e del bunga bunga[di Andrea Guglielmino]

VENEZIA - Al Lido è il giorno di Francesca Comencini, che con il suo Un giorno speciale, in concorso e in sala il 4 ottobre con Lucky Red, firma una storia d'amore giovanile ambientata nell'Italia di...'ieri'. L'Italia dell'apparire e del bunga bunga, l'Italia di una crisi che è tanto economica quanto culturale. L'Italia in cui la tv domina e confonde i pensieri con il suo alto volume e le sue illusioni di lustrini e successo facile, raggiungibile con compromessi che sembrano poter essere nascosti e dimenticati semplicemente evitando di farne parola. Perché, in fondo, si tratta dei cinque minuti che ti svoltano la vita, e cosa possono cambiare? Ma la verità non è come appare, e quando ci si schianta contro le cose come stanno realmente, specie se si è giovani e ingenui, nulla va come sarebbe dovuto andare.

 

Gina e Marco (l'esordiente Giulia Valentini e Filippo Scicchitano, già visto in Scialla!) sono giovanissimi e decisi a diventare "qualcuno". Si incontrano luna mattina in una periferia stralunata alle porte di Roma. Lei ha un appuntamento con un politico che potrebbe mettere una buona parola e aiutarla a entrare nel mondo dello spettacolo. Lui è l'autista che ha il compito di condurla all'appuntamento. E' l'occasione che entrambi aspettavano, il primo giorno di lavoro. L'entrata nel mondo dei grandi. Ma il politico, impegnato in una seduta parlamentare che si protrae all'infinito, rimanda di ora in ora l'appuntamento lasciando i due ragazzi in un limbo d'attesa che si trasforma ben presto in una giornata speciale. Ma il futuro immediato è sempre in agguato.


Potremmo definire il film una commedia amara...
Scrivendolo e lavorandoci, per la prima volta ho cercato di inserirmi dentro una tradizione di cinema italiano che in maniera del tutto modesta, riuscisse a far ridere e al contempo essere graffiante e cattivo.


Il film è tratto dal libro 'Il cielo con un dito' di Claudio Bigagli. Come ha lavorato nella trasposizione dalla carta alla pellicola. Ci sono stati dei cambiamenti?
Sì, soprattutto nella seconda parte e nel finale, che nel libro volgeva al 'giallo'. Abbiamo semplificato la trama per raccontare il primo giorno di due ragazzi nella vita 'da adulti'. Il simbolo della mia conclusione è una finestra aperta, con una voce che irrompe, facendosi più forte del volume della tv.


Chiaramente ci sono rimandi a fatti di cronaca recente: la politica, i festini privati...
Se non avessi letto di tutte queste cose probabilmente il film non esisterebbe, chiaro. C'è il nostro passato recente, fatti così vicini a noi ma così lontani, che ci riguardavano e ci riguardano ancora. Ho voluto raccontare qualcosa di molto pesante che è durato molto a lungo e ha portato l'Italia fuori dal tempo che non è il tempo di oggi. Ma abbiamo cercato di mantenere questa trama sullo sfondo. E' una piccola storia in una storia più grande. La mia protagonista è una ragazza normalissima, che ha aspirazioni normali e vive in una famiglia normale. Ma nella sua testa è entrata l'idea che se c'è una cosa di non normale, un compromesso, che in cinque minuti ti svolta la carriera, allora è una cosa che si può fare. Da qui derivano la leggerezza e la tranquillità narrativa della prima parte del film. Poi, lei, inavvertitamente, si va a schiantare sopra a qualcosa che ha potuto immaginare come 'normale', ma che normale non è, non le appartiene. E non è come si aspettava. Non dura affatto cinque minuti. Il politico rimanda l'appuntamento, poi sembra voler rinunciare, infine la richiama a sé. Forse perché è stanco, forse per giocare ancora di più col suo potere. Lei si trova spiazzata, è una situazione diversa da come l'aveva immaginate. Le cose non vanno come dovevano andare. L'idea centrale del film è proprio questo concetto di normalità distorta, di cui non conosciamo ancora gli effetti sulle prossime generazioni. Anche per questo, il finale è aperto.


Come in 'Bellissima' di Visconti, è la madre che prepara la figlia e la porta al 'massacro'...
Mi sono chiesta proprio questo, dato che io stessa sono madre. Noemi Letizia ha la stessa data di nascita di mia figlia, per dire. Eppure queste madri vogliono bene alle loro figlie, pensano di fare il loro bene. D'altro canto, presso altre culture ci sono madri che applicano pratiche alle proprie figlie che noi giudicheremmo orribili, e lo fanno perché, per loro, questo significa metterle nel mondo adulto. E quando avvii tua figlia nel mondo adulto, lo fai attraverso il viatico che le instrada nel mondo come tu pensi che sia. La scena iniziale, quando la madre trucca la figlia e i loro corpi quasi si fondono, è come un rituale d'iniziazione. La mamma è interpretata da una parrucchiera, non da un'attrice professionista. Già il suo corpo, e il suo modo di essere, raccontano molto. E' una donna bella, magrissima, sembra quasi la sorella di sua figlia. Un altro tema del film è la ricerca spasmodica della bellezza, con il suo collasso in qualcosa che è tutto il suo contrario. In un mondo in cui essere belli è quasi un imperativo, nel cercare di esserlo si rischia di diventare mostri. Il tema del rapporto con la bellezza l'ho cercato anche nei luoghi, nell'ambientazione, in questo quartiere di Ponte di Nona, fuori dal raccordo a Roma, con queste case colorate dal fascino fatuo, curato esteticamente eppure totalmente isolato, privo di servizi. Pensi che per riuscire a passare da un lato all'altro di una strada che è divisa da un ponte, hanno costruito con pochi mezzi una piccola via che poi hanno chiamato 'Via mejo de niente'. E c'è poi la bellezza di Roma, una bellezza ferita.


Fotografata dall'occhio esperto di Luca Bigazzi...
Assolutamente. Mi sono avvalsa della sua bravura, e anche della tecnologia. Abbiamo girato con la Red Epic, una telecamera piccolissima. Tanto che, quando abbiamo realizzato la scena della fuga, in via del corso, la gente pensava stessimo lavorando a un filmino di matrimoni, dato che i protagonisti erano molto ben vestiti. Il film fa naturalmente riferimento a un'idea televisiva d'immagine, esasperando gli effetti del digitale. Con un certo realismo di fondo. Nel ristorante, la folla attorno i ragazzi è la vera clientela, non comparse. Ci ha salvato, abbiamo lavorato in 6 settimane con 600mila euro.


Ma la bellezza si sporca. Sembra la negazione più totale della riflessione femminista...
E lo è. Non ho dipinto una ragazza costretta, o vittima. Quando si sente dire, in merito a queste cose, che 'sono le ragazze a volerci andare', è vero. Mi sono mossa su questo terreno. Non si tratta di prostituzione. Sono ragazze normali che, come piccole imprenditrici, utilizzano il proprio corpo pensando che sia uno strumento, separato dal loro essere. C'è una mente e poi c'è il corpo, che loro governano sia nella forma e nell'aspetto, che come mezzo per poter 'arrivare', considerando ciò nel terreno della propria libertà. Il femminismo invece piazzava proprio il corpo al centro della libertà femminile. Una libertà che esclude il corpo non è libertà.


Torniamo alla politica, l'ambienta in cui si svolge la scena 'clou' sembra proprio Palazzo Grazioli...
Ma non lo è. E' un edificio della Regione che ci è stato aperto da un portiere gentilissimo, che lo ha fatto semplicemente appena gli abbiamo detto che ci serviva per un film. Anche il mio politico, non è la caricatura di Berlusconi, e non rimanda a nessuno in particolare. Anzi, ho voluto evitare lo stereotipo del vecchio sgradevole e con la pancia. E' un tipo giovanile, aitante, volendo. Ma la verità è che, ovunque io avessi girato quella scena, allo spettatore sarebbe venuto in mente Palazzo Grazioli. E' inevitabile, le cronache sono entrate nelle nostre vite. E' più nella testa di chi guarda che nella mia. La denuncia, se denuncia c'è, riguarda non un politico in particolare ma il problema delle forme di potere maschile che ancora esistono, anche nel cinema.


E i suoi protagonisti, i ragazzi, politicamente come li ha immaginati?
Li ho immaginati esattamente come sono. Facendo i provini ho parlato con moltissimi giovani e la loro idea, quasi unanime, della politica è: 'non ce ne frega niente, si scannassero tra loro'. Una battuta che c'era anche nel copione, ma che poi ho tagliato.


Come li ha scelti?
Scicchitano era già nel giro, mentre Giulia Valentini è stata una sorpresa. Abbiamo organizzato dei casting nelle periferie, con un account Internet e dei volantini. Mi sono innamorata della sua risata e della sua capacità di improvvisazione. La scena del ristorante, dove lei racconta tutto quello che ti capita se cerchi lavoro e sei carina, l'ha inventata lei sulla base di esperienza che le sono capitate davvero.


Cosa si aspetta da questo film, e in particolare dalla sua presenza a Venezia?
Di uscirne viva, prima di tutto. E vorrei naturalmente che lo guardassero i giovani. Io penso che il problema dell'occupazione giovanile e della vita di una intera generazione sia il problema principale di questo paese, il paese che lasciamo in eredità ai giovani noi adulti. La colpa è come la neve, ci ricopre tutti. Al di là del problema Berlusconi, siamo tutti coinvolti e se non cambiamo noi, non cambieranno i giovani. La responsabilità è nostra. Loro possono fare la loro parte, forse smettendo di aspettarsi qualcosa dagli adulti, anzi, dando anche loro un bel calcio nel sedere e riprendendosi il proprio spazio. Ma non so se possono farlo da soli. Una democrazia è come un corpo in cui ogni organo ha la sua importanza. Se c'è uno squilibrio, tutto il corpo si ammala. L'Italia è un paese che rimuove fin troppo, mentre non rimuovere è la nostra responsabilità. Il film è un continuo rovesciamento: è Gina che per tutto il tempo è più forte, immagina, organizza, e Marco le va dietro. Ma alla fine, lei si schianta contro la realtà, e lui invece, proprio dall'aver conosciuto lei trae la forza per ribellarsi.

FRANCESCA COMENCINI: LA NORMALITÀ DISTORTA DELL'ITALIA DI IERI

 
 
 

Redford, la prima volta del divo al Lido "Lasceremo ai giovani un mondo marcio" da La repubblica

Post n°8508 pubblicato il 08 Settembre 2012 da Ladridicinema
 

FUORI CONCORSOL'attore-regista presenta The Company You Keep, con Shia LaBeouf. Una dramma, "che ricorda I Miserabili", partendo dall'attivismo anti Vietnam 30 anni dopo. E sull'oggi dice: "I padroni di Wall Street se la caveranno sempre". Ma sul red carpet viene fischiatodal nostro inviato CLAUDIA MORGOGLIONE

Redford, la prima volta del divo al Lido "Lasceremo ai giovani un mondo marcio"
VENEZIA - Indomito, coraggioso, eternamente giovane a dispetto delle rughe che gli segnano il volto. Accolto qui al Lido da una folla adorante, che però in serata lo fischia per la sua freddezza sul red carpet, Robert Redford mostra di essere rimasto, negli anni, fedele a se stesso. All'impegno civile, alla rilettura critica del passato recente, al tema delle libertà individuali. E lo dimostra con The Company You Keep, il film che ha diretto e interpretato, e che riporta alla luce il radicalismo politico della contestazione anti-Vietnam: "Sono affascinato dalla storia americana - racconta -  ma stavolta avevo anche una motivazione più personale: questo dramma mi ricorda I Miserabili, basato com'è su un uomo innocente perseguitato e inseguito da un inesorabile investigatore. E sull'amore per un figlio che è più forte di tutto".

Alla sua prima volta alla Mostra, il divo - occhiali, t-shirt nera e giacca bianca, accompagnato dal coprotagonista Shia LaBeouf - viene accolto con un'ovazione dai cronisti. Con cui intreccia un dialogo che mescola cinema e attualità. Campagna presidenziale compresa: "Obama - dichiara - rappresenta quella fetta del mio Paese che pensa che il cambiamento sia inevitabile, e cerca di assecondarlo; l'altra parte invece si sente minacciata, e fa di tutto per ostacolarlo. Cosa che mi fa tristezza. In ogni caso, qualsiasi cosa accada, i super-ricchi, i padroni di Wall Street, se la caveranno sempre: un meccanismo che non cambierà mai. Così come non è mutata la necessità di difendere i diritti civili, e di opporsi alla guerra. Abbiamo lasciato ai giovani un mondo che sta marcendo: ho fiducia che almeno loro faranno meglio".

Quanto al film, di scena oggi fuori concorso e applaudito alla proiezione stampa, è tratto dal romanzo di Neil Gordon. Tutto comincia dall'arresto nella città di Albany di un'attivista dell'epoca della contestazione al Vietnam (Susan Sarandon), ricercata da trent'anni per l'omicidio di una guardia giurata durante una rapina. Il caso, a cui l'Fbi tiene moltissimo per un sentimento quasi di vendetta verso un gruppetto di inafferrabili terroristi latitanti, viene seguito dal cronista di un giornale locale (Shia LaBeouf). E' lui che, cercando di ricostruire la vicenda, si imbatte in un avvocato (Redford), molto più coinvolto di quanto potrebbe apparire. Da qui una serie di rivelazioni, che portano sulle tracce di una donna ancora devota alla causa dell'estremismo che ha il volto di Julie Christie...

Un'opera tesa, lineare, che porta alla luce questioni interessanti. E interpretata da un grande cast, capace di incarnare personaggi controversi. "Le idee anti-sistema dell'epoca - sostiene il divo regista - erano giuste. Gli attivisti avevano buoni motivi per ribellarsi: ma già all'epoca sapevo che si sarebbero autodistrutti, a causa del loro ego e delle rivalità. Ho fatto il film non per scopi politici, ma per mostrare le conseguenze delle scelte fatte nelle loro vite. I loro sentimenti, le emozioni, trent'anni dopo". 

La pellicola, però, è anche una riflessione sul giornalismo: "Ai tempi di Tutti gli uomini del presidente - sostiene Redford - era diverso. Non c'erano né tecnologie né internet, tutto era più semplice, ora trovare la verità è più complicato. Comunque anche i due reporter al centro di quel film cercavano sì la verità, ma anche la gloria. Proprio come oggi". 

Questo l'incontro. Ma per lui, oltre a un incontro col pubblico, questo giovedì veneziano porta anche un impegno istituzionale: un pranzo col presidente Giorgio Napolitano. In serata, invece, la tradizionale passerella. Con una sorpresa: Robert viene fischiato dalla folla che lo acclama a bordo red carpet, delusa dal suo rifiuto di firma

 
 
 

50.000 firme per l'acqua e la democrazia

Post n°8507 pubblicato il 08 Settembre 2012 da Ladridicinema
 
Tag: ALTRO

 

INOLTRATE e DIFFONDETE A ROMA E NEL LAZIO


Abbiamo 10 giorni per raggiungere 50.000 firme a sostegno di una legge regionale per la tutela e la gestione pubblica dell'acqua che dia piena applicazione all'esito del referendum del 12 e 13 giugno 2011.


Ventisei milioni di Italiani hanno detto a chiare lettere che la gestione dell'acqua deve essere pubblica.
A più di un anno dal referendum, non solo la loro voce resta inascoltata, ma i tentativi di far avanzare le privatizzazioni sono quotidiani.


Possono firmare solo i residenti nel Lazio in tutti i municipi di Roma, negli uffici comunali di Viterbo e Rieti e negli altri punti di raccolta indicati sul sito  www.referendumacqualazio.it

Attivati anche tu per la raccolta firme contattando lo 0697615507 o scrivendo a  referendumacqualazio@gmail.com

http://www.referendumacqualazio.it/
https://www.facebook.com/pages/Referendum-Acqua-Lazio/231227303648308

 

 
 
 

Leone d'Oro, sono tre i film favoriti. Outsider l'Addormentata di Bellocchio da Il messaggero

Post n°8506 pubblicato il 08 Settembre 2012 da Ladridicinema
 

I più accreditati sono Anderson, Ki-duk e Assayas. Attori
e attrici: occhio a Phoenix, Hoffman, Servillo, Petri e Hofstätter

Una scena di

VENEZIA - Premessa: è il solito giochino di ogni anno per tentare di capire cosa hanno in testa i giurati (spesso capita non lo sappiano ancora bene nemmeno loro a un giorno dal verdetto).Ma la corsa all’azzardo su chi indovina più premi è lanciata ed è impossibile sottrarsi. È un esercizio più ludico, che professionale. Un po’ come giocare alle scommesse, anche se si è esperti di calcio.

Diciamo che ci sono 3 film che sembrano staccarsi dagli altri, forse anche 4 se vogliamo metterci, e a questo punto non farebbe brutta figura, il Bellocchio di "Bella addormentata", il cui impatto, comunque, non solo sullo schermo, resta forte. Non è il suo miglior film e nemmeno uno dei suoi più lucidamente rabbiosi, ma, con qualche riserva strutturale, è un film di grande dignità artistica.

I tre film sui quali dovrebbero (potrebbero) concentrarsi i premi più ambiti sono: "The master" di Paul Thomas Anderson (vale un po’ il discorso di Bellocchio, ma complessivamente è meglio); "Pieta" del coreano Kim Ki-duk, durissimo, crudele e violento ritratto di una società disumana fondata sul denaro; e "Après Mai" del francese Olivier Assayas, lettura oltre ogni ideologia e nostalgia del post ’68, che è il preferito di chi scrive. Voci danno interesse per il (quasi docu) "Sinapupunan" del filippino Brillante Mendoza (bello), storia di una coppia senza figli, dove l’uomo (musulmano) trova una seconda moglie per avere l’erede. Difficile pensare al Malick di "To the wonder".

Più complicato il gioco a incastri degli attori, premio che spesso si rileva di compensazione (l’Italia, negli anni passati, ne sa qualcosa), con risultati a volte imbarazzanti. Tra gli uomini i candidati sembrano essere soprattutto gli americani Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman per il film di Anderson (potrebbero anche spuntarla in coppia alla pari), ma occhio a Toni Servillo, in gara con due titoli, quello di Bellocchio e Ciprì. Ancora probabili vincitori: l’eroe per caso Kad Merad in "Superstar" e il Dennis Quaid di "At any price". Ma soprattutto James Franco, rapper rasta di "Spring breakers".

Capitolo donne: si parte dalla russa del primo giorno Franziska Petri in "Izmena", una specie di femme fatale in una storia di quadrilateri amorosi, fino alla fanatica devota Maria Hofstätter in "Paradise: Glaube"; dalla "mamma" Cho Min-soo di "Pieta" ala filippina Nora Aunor in "Sinapupunan".

Per il Leone d’oro opera prima potrebbe spuntarla il film di Leonardo Di Costanzo "L’intervallo", ma crescono le possibilità per il turco Küf di Ali Aydin.

Sabato 08 Settembre 2012 - 14:13
Ultimo aggiornamento: 15:56